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ALLARME DEMOGRAFICO

Post n°156 pubblicato il 31 Dicembre 2012 da giginosco

La devono smettere di parlare sempre di allarme demografico, in televisione.
Rischiano di rovinarmi il cenone di Capodanno, pancia mia fatti capanno.
Già, proprio così: io dovrei abboffarmi a casa di una zia di mia moglie, dove già siamo stati ospiti per la vigilia di Natale, ma sto seriamente pensando di mandare il certificato medico.
Sono care persone, per carità, ospitalissime, e la zia è una cuoca sopraffina. C'è un problema, però: uno dei cugini ha avuto un bimbo, qualche mese fa.
Voi direte: "e allora?"
E allora, come ho appena detto, la devono smettere di parlare sempre di allarme demografico, in televisione.
Perché si faranno meno figli di un tempo, va bene, ma di bambini ne nascono ancora tanti. Chiedete al mio amico neonatologo, se non ci credete: quasi non riescono a prendere le ferie, in ospedale, con tutto il lavoro che hanno. Se uno dei medici si ammala, rischiano di saltare le vacanze di tutti gli altri.
E, invece, allarme demografico di qua, allarme demografico di là, ad ogni fiocco azzurro o rosa sembra che sia arrivato l'eletto, il salvatore, il designato dagli dei a far sì che la razza umana non si estingua.
Intendiamoci: anche io, quando è nata mia figlia, ho avuto una fase in cui le mie maggiori preoccupazioni erano legate al volume, alla consistenza e al colore della sua cacca, ma non per questo ho mai pensato di emettere bollettini medici ad ogni cambio di pannolino.
Anche io ho passato ore a guardarla dormire, anche io ho ascoltato emozionatissimo le sue prime parole, anche io ho avuto segnali inconfondibili di infarto alle sue prime cadute di capoccia, ma non per questo ho raccontato tutto a tutti per filo e per segno. Credo, sinceramente, di aver sempre avuto la lucidità di distinguere un "come sta tua figlia?" da un "fammelo a fettine per benino e non dimenticare neanche una pappina, mi raccomando".
Finché sono solo i novelli genitori a picchiar duro sugli altrui zebedei, con un po' di scaltrezza ed esperienza riesci ancora a cavartela: uno dei due è sempre a bada del pupo e, quindi, ti basta dire le cinque paroline magiche "mi sembra di sentir piangere" per liberarti dell'altro.
Non sempre, però, questi vecchi trucchi bastano, e il caso del nuovo cuginetto di mia moglie è uno di questi. Perché lì quelli che vanno assolutamente evitati non sono tanto i genitori, tutto sommato sopportabili, bensì i nonni e, soprattutto, gli zii (un maschio e una femmina) del pupo, ormai pazzi scatenati.
Tu chiedi, distrattamente, quale sia il giorno esatto della nascita del nipote e loro, dopo aver fatto apparire dal nulla un portatile (già acceso e con la batteria carica al 100%, non si sa mai dovesse andare via luce), ti aprono una cartella con le ottomila fotografie scattategli nella prima settimana di vita. Tutte, pure quelle mosse o sfuocate, che nessuno ha avuto il coraggio di cancellare.
Dici, tanto per fare conversazione, "che carino con questo vestitino"? Voilà, book fotografico di seimila pose, che manco Cindy Crawford dei bei tempi.
Ti scappa una domanda di pura cortesia sull'alimentazione del bimbo? Reportage di guerra dal primo allattamento al seno all'ultima vomitata.
Se pure riesci a defilarti, lasciando qualcun altro in ostaggio, ovunque ti giri vedi sempre il pupo: ingrandimenti sulle pareti, foto di varie dimensioni su tutti i tavoli e tavolini, dentro le vetrine, sui televisori, persino attaccate con i magneti sulla porta del frigo, casomai ti scordassi di lui quando vai a prendere una coca-cola. Uno schieramento di un'unica faccia secondo solo a quello di nonmale43 sui profili di libero, insomma.
Ma volete che quei due pazzi onorino il nipote solo con qualche foto? Giammai!
La sera del 24, poco prima di mezzanotte, dopo aver parlottato un po' con la sorella, lo zio del pupo è sparito per ritornare da lì a qualche minuto, ovviamente vestito da Babbo Natale. Ha mollato un po' di "YO YOOOOOOOO" di rara intensità e si è accomodato vicino al camino. Poi, però, appena mia figlia gli si è avvicinata con aria sospettosa dicendo "manca Francesco, non è che è lui travestito?" e ha cominciato a guardarlo fisso sull'inconfondibile nasone, si è dato alla fuga, dicendo di avere altre consegne urgenti da fare.
Ha lasciato per terra i sacchi con i regali e, cambiandosi d'abito ad una velocità degna di Fregoli, è tornato per distribuirli lui stesso, assieme alla sorella.
Dopo qualche minuto di "questo è per la nonna, questo per il nonno, questo per la zia", a me sembrava che i presenti (tutti immancabilmente indicati col grado di parentela vantato con il piccolo principe) avessero avuto quello che spettava loro.
E invece no, perché gli zii si sono scambiati un cenno di intesa, indicando altri due sacchi che continuavano a giacere per terra. In quel momento mi si è gelato il sangue nelle vene, ho intuito la sciagura imminente.
"Ma guarda, Babbo Natale ha lasciato anche altri regali!"
Non fatelo, vi prego.
"Chissà cosa ci sarà mai, in questi altri sacchi!"
Ditemi che non è quello che sto pensando, per favore.
"Guarda guarda guarda, ci sono ancora regali per tutti!"
E, così, hanno messo contemporaneamente le mani dentro ai sacchi, portando alla luce orribili reperti: lui dei cuscini a forma di stella, con stampata su la faccia del nipotino, e lei delle piccole scatole di cartone, contenenti ognuna una palla in similvetro plexigassato, di quelle che fanno la neve se le capovolgi, con dentro la foto del pupo. Istintivamente, mi sono coperto gli occhi con la mano per il raccapriccio e ho fatto un passo indietro, pestando l'alluce a mia suocera che, invece, avanzava per avere anche lei il suo cuscino e la sua palla.
Grazie alla mia forte fibra, mi sono ripreso dopo qualche minuto e, mentre i due mentecatti si godevano il loro momento di gloria (perché, giuro, tutti i consanguinei continuavano a dire "che carino", spero riferendosi solo al bimbo), ho subito pensato a come dare la giusta collocazione ai simpatici oggetti.
Per il cuscino, essendo rosso e a forma di stella, posso aprire una trattativa con mia moglie per tenerlo solo fino all'Epifania. Lo porto nel cantinato assieme agli altri addobbi natalizi e poi, a dicembre prossimo, ne denuncio la sparizione con la faccia costernata. Addolorata, tiè, crepi l'avarizia.
Per la palla nevicante in similvetro, invece, la mia speranza è la signora che viene a fare le pulizie a casa, spia dei servizi segreti rumeni, nome in codice "mani di saponetta". Se entro qualche settimana non provvede lei autonomamente, un giorno prendo un permesso in ufficio, torno a pranzo prima di mia moglie e butto la palla per terra. Per sicurezza, ci faccio pure retromarcia sopra col comodino di mia figlia, che ha le rotelle.
Minchia che stress, mi sento già in colpa per mani di saponetta, che sarà costretta a cercarsi un altro posto da demolire, ma mors sua vita mea.
Mah!
Voglio proprio vedere quando la smettono di parlare di sto cazzo di allarme demografico, in televisione.

 
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