Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi del 10/10/2008

Maccome se fa'?

Post n°298 pubblicato il 10 Ottobre 2008 da middlemarch_g
 

Celebro in letizia l’ultimo bimestre di abbonamento con Sky guardando quello che passa il convento. Lo faccio in preda a un istinto lievemente masochista. Oggi ho acceso dopo pranzo pensando: prima di andare a fare la spesa, vediamo se c’è qualcosa di interessante da guardare mentre faccio i piatti. Sapendo in anticipo che su Sky non c’è quasi mai niente di interessante da guardare. Infatti è toccato a Ho voglia di te.

Ho voglia di te è composto essenzialmente da queste sequenze: 

  1. Ponte Milvio da tutte le angolazioni

  2. step che si infila fra le cosce di gin

  3. step che si infila fra le cosce di bebi

  4. una sequenza con step che passeggia sotto la pioggia e il Colosseo sullo sfondo

  5. 30 o 40 lunghe carrellate sul lungotevere tra ponte rotto e ponte palatino

  6. una gara notturna di moto dalle parti di ponte Salario

  7. un paio di scene di interno di famiglia altoborghese

  8. un party di fighettame pariolino sparso

Di musica non m'intendo, ma credo di aver riconosciuto Tiziano Ferro.

Per cui mi immagino il brain storming degli sceneggiatori, ecco. Chissà se qualcuno è sopravvissuto allo sforzo creativo.

Adesso vado a fare la spesa.

 
 
 

When Harry met Sally

Post n°297 pubblicato il 10 Ottobre 2008 da middlemarch_g

Ok, lo conosciamo a memoria, specie noi nati fra il '60 e il '75. Quindi ormai siamo tutti maturi tanto per la versione originale che per la critica filologica.

Secondo me la cosa più sensazionale di questi 2 minuti e 50 che fanno meritevolmente parte della storia del cinema, è l'espressione di lei che nell'istante successivo al raggiungimento del picco di orgasmo simulato, si mette in bocca una foglia di insalata e fa il sorrisetto alla Meg Ryan. Vabbè, è Meg Ryan. Ma come fa qui il sorrisetto alla Meg Ryan, non le ricapiterà più in tutta la sua carriera.

Per inciso. C'è una personcina - anche lui con inclinazione alla filologia sessuale - che sostiene sia molto raro per le donne invocare Dio in queste circostanze. Dice anche che, quando lo fanno, questo è indizio inequivocabile di una sotterranea predisposizione agli atti di pietà devozionale. La personcina in questione conosce l'inglese. Se ascolta il dialogo verificherà con le sue orecchie che almeno a Hollywood si invoca. Si invoca eccome. Amen!

 
 
 

CVPV: 5

Post n°296 pubblicato il 10 Ottobre 2008 da middlemarch_g
 
Tag: CVPV

Mi sveglio alle cinque e quaranta, mi lavo, mi vesto e scendo in cortile col buio pesto come la pece. Faccio un lungo respiro, salgo e avvio la macchina. Mi ritrovo a pensare: esisterà un altro posto al mondo dove sia possibile esperire la perfetta unità di spazio e tempo di tutta la malinconia del mondo come la pianura padana prima dell'alba in inverno? Non è inverno, d'accordo, ma tanto non esistono più le mezze stagioni, e l'autunno a cosa me lo volete accorpare, all'estate? Vi piacerebbe. Ma non si può. Comunque. La fortuna è che prendono subito il sopravvento altri dubbi meno speculativi, ansie più prosaiche. Non ho fatto colazione porca paletta. Muoviamoci, che ho fame. Accendo la radio e parto.

Poi, vai a sapere perchè, meno di un'ora dopo, ormai seduta al mio posto sul treno partito perfettamente in orario, senza che avvenga niente di speciale o significativo, qualcosa dentro di me cambia. Possibile che non ci sia nessun motivo? In realtà non lo so. So solo che percepisco un'impercettibile rotazione di qualche grado del mio orizzonte interiore. E quella che doveva essere una brutta giornata da passare per metà sui treni e per metà in una città che non amo e che non è famosa nel mondo per metterti allegria, si trasforma in qualcos'altro. Di ancora indefinito. Ma di sicuro meno spiacevole. Poi come spesso accade, le modifiche interiori cominciano a trasudare come miele da tutti i pori, e anche all'esterno i contorni delle cose sfumano, e poi si riassemblano in modo diverso.

Quando arrivo a Milano il miracolo si è compiuto. C'è un sole talmente bello, un cielo così sfacciatamente azzurro, un traffico così inverosimile nella sua quieta scorrevolezza non sincopata, una fila in attesa dei taxi in effetti lunghetta, ma così frizzante, così vivace, così pronta a saltare al volo su ogni mezzo disponibile senza perdere tempo, che si azzera in dieci minuti senza spargimenti di sangue. E dopo mezz'ora dal mio sbarco in città ormai non ci sono più dubbi. Non so cosa sia successo ma una cosa è sicura: il mondo ha preso a girare a ritmo di samba!

E non fa effetto solo a me! C'è in giro un'energia che non vi dico. Sarà l'effetto di quel sole incredibile e inaspettato, ma si vede che nessuno ha intenzione di perdersi lo spettacolo. Come me tanti magari s'erano alzati malinconici. Ma con una giornata così, cosa ci vuole a mandare a farsi fottere la malinconia? Tutti portano stampato sulla faccia quel sorrisetto sghembo e quello sguardo ridotto a fessura che ti vengono solo quando ti concentri sull'intenso godimento che sa provocare una sorpresa che non ti aspettavi.

E va avanti così per ore! Balla il tassita che mi porta alla Bicocca! Ballano i docenti che mi accolgono in ritardo alla riunione in piazza dell'Ateneo Nuovo! Balla il barista che si occupa di noi in pausa caffè! Balla l'autista del bus che prendo per tornare alla stazione alle 5! E balla perfino il capotreno prima che salga salutando la città con la manina e sventolando il fazzoletto, perchè, va bene, lo ammetto, sarà anche un gesto esageratamente carducciano, ma cazzo Milano, se tu fossi un uomo oggi avremmo fatto sesso. E il Signore mi è testimone che sarebbe stata una cosa da ricordare!

Mentre il treno riparte sbuffando lentamente, io mi sento completa e pacificata col mondo perchè ho passato una giornata stupenda senza motivo. Non so voi, ma a me lascia sempre abbacinata l'implicazione di  potenza che si porta dietro l'espressione felice senza motivo. Sento ancora l'eco della musica in lontananza, e quando il treno prende velocità mi piace immaginare che alle mie spalle vada in scena all'incirca una cosa così:

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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