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Indagine al buio (14)

Post n°3077 pubblicato il 31 Maggio 2023 da paperino61to

Riassunto: Con tutte le problematiche del caso il commissario Berardi e i suoi uomini sono giunti all'epilogo. Gli assassini del corpo ritrovato sotto il ponte Balbis hanno un nome e cognome: Vettini e Ciardi, ex militari nella disfatta di Adua e disertori. Risalire a loro non è stato facile, come non è stato facile condurre una battaglia interiore per il commissario: riposarsi e avere possibilità di guarire dalla cecità(dopo un conflitto a fuoco) o rischiare di rimanere ciechi per sempre ma consegnare alla giustizia i due assassini?. Come ultimo atto Berardi concepisce un piano molto pericoloso, consegnarsi ai due uomini chiedendo dei soldi per non dire nulla alla polizia di cià che sa. I due uomini non riconoscono il commissario e cadono nella sua rete. I due accettano e conducono Berardi nei sotterranei dell'ospedale con la scusante di andare a prendere i soldi. 

 

Il silenzio è pesante in certi momenti, ammetto di non sentirmi a mio agio, poi uno scalpitio giunge alle mie spalle.

“Tenente, guardi chi ci fa compagnia?”.

Spero che i miei timori siano infondati e invece…

“Che ci fa questa donna? Chi è?”.

“Non la riconosci? E’ la moglie del Rista…te lo ricordi vero?”.

“Si, lo ricordo quel gran pezzo di carogna. Voleva denunciarci al sergente!”.

La donna urla qualcosa contro di loro, ma viene zittita immediatamente con uno schiaffo da parte di Ciardi.

“Qui la cosa cambia, che dobbiamo fare di questi due?”.

“Io non so chi sia questa donna, a me basta che mi diate i solti pattuiti e poi sparisco…di lei fatene quello che volete”.

“Vedi caro cieco, un proverbio dice che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Chi mi dice che tu una volta uscito non vada alla polizia?”.

“Avete la mia parola!”.

Ciardi interviene dicendo che sarebbe meglio ucciderci.

“In effetti il mio amico non ha tutti i torti, voi che ne dite?”.

“Bastardi, non vi appaga ciò che avete fatto a mio marito, ai suoi commilitoni e a quella persona che vi ha riconosciuti? Volete ancora uccidere…siete solo dei miserabili assassini”.

Vettini ride al sentire queste parole:” Vedi cara vedova se tuo marito si fosse fatto gli affari suoi sarebbe ancora vivo…forse…o almeno non si sarebbe beccato un paio di pallottole nella schiena da parte nostra. Aveva capito che io e Ciardi volevamo approfittare della battaglia che ci sarebbe stata all’indomani per scappare, mica potevamo lasciarlo parlare. In quanto al paziente che era ricoverato qui in ospedale, era uno dei sopravvissuti del nono battaglione aggregato al nostro plotone. Ha avuto la pessima idea di riconoscerci e di minacciare di denunciarci”.

“Scommetto, che avete ucciso anche chi vi ha falsificato i documenti in quella regione?”.

“Per essere cieco sei perspicace. Si, lo abbiamo ucciso prima di imbarcarci per l’Italia. Qui non siamo riusciti, la polizia avrebbe svolto delle indagini e non era certo il caso di suscitare un vespaio”.

“Presumo anche abbiate ucciso l’uomo ritrovato sotto un ponte oltre che ad aver avuto un complice per portarlo via dall’ospedale o sbaglio? ’”.

“Esatto…”.

“Non dire nulla Vettini!”.

“Perché non dirlo Ciardi? Tanto sanno che devono morire. Si, abbiamo avuto un complice, la mia donna e scommetto anche che sai il suo nome?”.

“Credo proprio di si, Patriza Garbagna!”.

“E bravo il nostro amico, ti sei dato da fare, ma non è servito a nulla, lo sai vero? Per la tua curiosità l’uomo che hanno ritrovato si chiamava Alfio Civini.”.

“C’è una cosa che non capisco, come siete riusciti a sfuggire al massacro di Adua?”.

“Ciardi spiegalo tu al nostro amico”,

“Sapevamo che gli indigeni ci avrebbero attaccato, il nostro plotone assieme era aggregato alla Brigata Dobormida, ovviamente il plotone era comandato da Vettini, eravamo dislocati nel vallone di Mariam Sciauitù. Vicino c’era un guado quasi in secca, l’attacco delle truppe del Negus non si fece attendere Vettini diede ordine al plotone di andare all’attacco, lasciando libero il guado per poter scappare, nella confusione nessuno ci avrebbe visto. Purtroppo Rista mangiò la foglia e mentre stava andando a parlare al sergente di cosa volevamo fare, io ne approfittai subito per sparargli, nessuno notò la scena e nella totale confusione non fecero caso da dove venissero i colpi. Vicino a noi furono colpiti due soldati, decidemmo di sfigurarli il volto e di cambiare la loro casacca con la nostra, a uno dei dure mettemmo anche l’anello che portava il tenente così nessuno avrebbe avuto dubbi che non eravamo noi, poi lentamente io e il tenente facemmo finta di essere stati colpiti e rotolammo lungo il guado per poi allontanarci strisciando. Nella battaglia nessuno fece a caso a noi, né i nostri commilitoni né gli indigeni. Diverse miglia dopo vedemmo una carovana transitare, chiedemmo un passaggio al paese più vicino, da lì arrivammo al porto libico per imbarcarci”.

“Come mai siete venuti a Torino?”.

“Abbiamo girato un po’ per l’Italia ma sentivo nostalgia di casa. Eravamo a Genova quando qualcuno ci disse che qui alle Molinette cercavano personale e abbiamo deciso di venire qui. Più giravamo e più le nostre tracce sarebbero svanite nel nulla nel caso che qualcuno venisse in mente di indagare su di noi…e invece ci siamo sbagliati, ma ora si risolverà tutto non è vero Ciardi?”.

“Si tenente”.

Uno sparo rimbomba nei corridoi dell’ospedale, sento della gente che sta arrivando di corsa.

“Polizia, in alto le mani!”.

“Ciao ragazzi, era ora che arrivaste”.

“Commissario come sta? Signora Rista che ci fa qui?”.

La donna è sotto shock: “Fatela portare in infermeria, poi fate medicare questo delinquente, non vorrei che si lamentasse che non lo trattiamo bene”.

“Un commissario? Ecco perché sapevi troppe cose…hai avuto fortuna cieco…solo una dannata fortuna!”.

“Tu credi Vettini?”.

Un altro sparo echeggiò nei corridoi accompagnato da un urlo. La pallottola sfiora l’orecchio del disertore.

“Che dici ora? Fortuna anche questa? Forza portateli via!”.

Rientriamo nei corridoi dell’ospedale e ci viene incontro il dottor Sommi.

“Allora Berardi, come è andata? La mia bugia le è stata di aiuto?”.

“Si dottore, lei ha contribuito a fare arrestare due assassini, mi spiace che è andato contro la sua deontologia ma non potevo fare diversamente”.

Tirdi domanda di quale bugia si trattasse e Perino perplesso domanda come ho fatto a sparare colpendo Ciardi e sfiorando il Vettini.

“Voi che dite ragazzi?  Mica crederete che un cieco possa fare quello che ho fatto io, cioè sparare quei colpi di pistola così’precisi!’”.

“Commissario, ma allora ci vede di nuovo?”.

“Si, e mi spiace non avervelo detto, ma era l’unico modo per fare uscire allo scoperto e fare confessare gli assassini…se potete perdonatemi”.

“Perdonato commissario, però c’è una persona che la sta aspettando in quella stanza e non vorrei essere nei suoi panni”.

Entro nella stanza e vedo Maria. Mi viene incontro, e in un attimo sento il suo schiaffo sul viso e poi un bacio.

“La prossima volta giuro che ti ammazzo commissario!”.

“Da quando lo sapevi Maria?”.

“Dall’altro ieri, avevo notato che in strada schivavi le persone quando ti venivano incontro e attraversavi la strada non tenendomi a me”.

“Perché non mi hai detto nulla? Io non…”.

“Perché immaginavo che avevi i tuoi motivi legati all’indagine…in fondo sei uno sbirro”.

“Vieni qui”.

Mentre la bacio le sussurro all’orecchio.

“Sei sicuro Marco Berardi?”.

“Si! Lo sono!”.

 “Allora andiamo a dirlo a Tirdi e Perino poi andiamo da mamma Gina, bisogna anche avvertire Ettore e Lidia…e il parroco, le partecipazioni…il questore…”.

 “Calmati Maria, ora usciamo solo da questo ospedale, non vedo l’ora di lasciarmi alle spalle questo posto e il buio che ha rappresentato”. 

 

                                                   Fine

Come sempre il mio grazie va a tutti voi che hanno seguito questo nuovo racconto del commissario. Ho cercato e spero di esserci riuscito a renderlo ancora più umano con la sua lotta interiore contro l’avversità che ha dovuto affrontare.

Come sempre i personaggi sono di fantasia, l’unica cosa vera è la battaglia o disfatta di Adua nel 1896 contro gli uomini del Negus Menelik II. La Brigata Dobormida è esistita come il generale da cui ha preso il nome. Stessa cosa il nome del Vallone di Mariam Sciauitù.

 
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Indagine al buio (13)

Post n°3076 pubblicato il 30 Maggio 2023 da paperino61to

Riassunto: Nonostante l'handicap del commissario Berardi dopo uno scontro a fuoco, con i suoi colleghi riesce a dipanare una matassa intricata. Un omicidio di una persona di cui non si sa nulla. Unico segno eventuale di riconoscimento un tatuaggio con su inciso il nome Adua. Grazie anche a dei biglietti anonimi Berardi capisce che l'uomo è stato ucciso perchè ha visto qualcosa che non doveva vedere. Tirdi e Perino riescono a risalire all'autrice dei biglietti è Clara Rista moglie di un soldato morto ad Adua e infermiera all'ospedale dove era ricoverato il commissario. Con molte difficoltà riescono a risalire agli autori dell'omicidio: il tenente Vettini e l'attendente Ciardi, creduti morti nella battaglia contro gli uomini del Negus. La vedova Rista riconosce nelle fotografie il Vettini che ora si fa chiamare Lodigiani. I due "disertori" hanno anche una complice, la donna lavora anch'essa come infermiera ed è lei che ha cancellato le prove della presenza della vittima. Beradi combatte anche un'altra battaglia, quella per recuperare la vista e nonostante le pressioni di Maria a non intraprendere nessuna indagine ma stare a riposo come consigliato, capisce che il commissario ha una sua etica morale e professionale che non lo può esimere dall'andare avanti. 

 

Forse un modo ci sarebbe di farli uscire allo scoperto, piuttosto rischioso lo ammetto, specialmente nella mia condizione attuale.

“Perino prendi carta e penna e scrivi…”.

“Ai signori Vettini e Ciardi, appuntamento sabato alle 15 nel cortile lato via Genova, il silenzio va pagato. Decidete in fretta! Mettilo in una busta e sopra scrivi il nome di Lodigiani”.

“Gliela consegneremo oggi stesso”.

“Bisogna sperare che i pesci abbocchino, ma mi domando tra me e Tirdi chi farà da esca?”.

“Nessuno dei due, l’esca sarò io!”.

I due rispondono all’unisono un forte NO!

“Non se ne parla commissario è troppo rischioso”.

“Riflettete un attimo, chi avrebbe paura di un cieco? Quale pericolo potrei rappresentare per quei due? Nessuno”.

“Mettiamo che ci caschino, noi dovremmo essere nascosti nei paraggi per intervenire”.

“Sicuramente, potreste prendere un paio di colleghi, ovviamente vestiti in abiti civili e mescolarvi alla gente che vi sarà in ospedale per non dare troppo nell’occhio”.

“Potrebbe anche funzionare, ma se qualcosa andasse storto, lei rischierebbe la vita”.

“Lo so, ma conto su di voi perché questo non accada”.

Ora bisogna solo attendere che arrivi sabato, ma il tempo seppur sembra trascorrere lentamente di fatto non lo è, basta osservare come invecchiamo da un anno all’altro.

Alla visita mi accompagna Maria, mentre Tirdi e Perino sono nascosti da qualche parte senza farsi vedere da lei.

“Buongiorno commissario, ci si rivede, si ricorda di me?”.

“Come non potrei ricordarmi di lei cara Luisa”.

 

 

 

 “Venga il dottor Sommi la sta aspettando”.

E prima di entrare nella stanza mi sussurra: “In bocca al lupo”.

“Si accomodi signor Berardi, innanzitutto come si sente?”.

“Bene, ma i miei occhi…”.

“Ora vediamo...”.

La visita dura parecchio, e quando esco dalla stanza:” Mi raccomando dottore, mi fido di lei”.

“Stia tranquillo commissario e…a dopo allora, mi faccia sapere”.

Quest’ultima frase è appena sussurrata.

Sento Maria alzarsi e venirmi incontro, mi abbraccia e domanda al dottore come sto.

“Adesso lo mandiamo a fare degli accertamenti, chiedo all’infermiera di accompagnarlo, lei signora se vuole può aspettarlo nella sala d’attesa, le posso solo dire che sono esami lunghi”.

“Mio Dio…allora Marco…”.

“Non è detto signora, si fidi di me, venga l’accompagno io nella sala”.

Sento prendermi sottobraccio, dalla voce riconosco la signora Rista, rimango stupefatto.

“Non ce l’ho fatta commissario, mi perdoni ma non riesco ad ubbidirle, lei rischia la vita e io dovrei stare solo a guardare?”.

Niente da fare con le donne non la si spunta, oramai dovrei averlo capito da tempo.

“D’accordo però mi accompagni alla panchina ammesso che ve ne sia una e se ne vada, almeno questo me lo promette? Non sono solo, ci sono i miei colleghi con me”.

“Io non vedo nessuno!”.

“Ovvio che non si fanno vedere, ma si fidi, non sono stupido a non prendere le mie precauzioni”.

La donna mi fa accomodare sulla panchina e poi se ne va, prima di andarsene le chiedo l’ora.

“Manca mezz’ora alle tre”.

 

Ora devo solo aspettare, non sento molta gente passare da quel cortile. Un signore mi domanda se ho bisogno di aiuto e rispondo di no.

Una mano mi tocca la spalla, capisco che i due sono arrivati.

“Vettini e Ciardi suppongo?”.

Posso immaginare i loro volti nel vedere un cieco.

“Chi sei?”.

“Chi sono io non ha importanza, quello che conta è che voi abbiate i soldi per il mio silenzio”.

“Perché dovremmo pagarti? Per cosa poi’”.

“Lo sapete perché: diserzione, mandato al massacro il suo plotone, assassino di un testimone che vi ha riconosciuto. C’è n’è abbastanza per finire davanti alla corte marziale o sbaglio?”.

“Senti…”.

“Calmati Ciardi, il nostro amico ha ragione, meglio pagare. I soldi però non gli abbiamo con noi. Tu aspettaci qui che torniamo, Mille cinquecento lire ti vanno bene?”.

“Facciamo il doppio e non mi vedrete più ne sentirete parlare del sottoscritto”.

“Potresti anche mentire”.

“Non mento mai…tremila o non se ne fa nulla…e vengo con voi!”.

Sento i due confabulare poi uno dei due mi aiuta ad alzarmi.

“D’accordo vieni con noi, però cerca di non fare scherzi o sei morto”.

Rientriamo in ospedale, spero solo che Tirdi e Perino non siano lontani e che ci seguano.

Camminiamo lungo i corridoi, sento aprirsi diverse porte.

“Ora scendiamo nei sotterranei, non aver timore, non abbiamo intenzione di ucciderti”.

Non dico nulla, che continuino a credimi uno stupido cieco.

Il fresco e il silenzio mi fa capire che siamo arrivati.

“Bene, ora aspetta qui, arriviamo subito con i soldi”.

 (Continua)

 

 

 
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Indagine al buio (12)

Post n°3075 pubblicato il 29 Maggio 2023 da paperino61to

Riassunto: Un uomo scompare dall'ospedale dove è ricoverato il commissario Berardi. A distanza di giorni un uomo completamente sfigurato viene ritrovato sotto un ponte a poca distanza dall'ospedale. Il commissario immagina che sia la stessa persona, e nonostante la sua condizione di cecità(dovuta a un conflitto a fuoco) inizia l'indagine nonostante il parere contrario del medico, di Maria e del questore, che auspicano solo riposo e fare le cure per riprendere successivamente la vista. Le indagini hanno una svolta quando Berardi capisce il significato del tatuaggio sul cadavere: Adua. La famosa battaglia dove il Regio Esercito subì una cocente disgatta ad opera degli uomini del Negus. Una incongruenza colpisce il poliziotto, solo due soldati sono stati fatti scempio dal nemico in modo tale da renderli irriconoscibili, i due sono il tenente Vettini e il suo attendente Ciardi. Una mano misteriosa fa pervenire a Berardi due foglietti dove dice chiaramente che quell'uomo ritrovato è stato ucciso e di vendicare i morti di Adua. Dopo varie indagini si capisce che la scrittura è femminile, la donna che gli ha scritti è Clara Rista moglie di un soldato morto ad Adua e dipendente dell'ospedale dove è stato ricoverato Berardi. La donna confessa di essere stata lei, inoltre dice anche di avere visto Vettini nel turno di notte. Ha tentato di risalire a lui ma i responsabile delle pulizie si è insospettito e la Rista ha lasciato perdere. Con Perino assieme a ques'utlima mette in atto un piano per entrare di nascosto nell'ospedale e vedere di prendere tutti i nomi dei dipendenti dell'impresa di pulizia. Maria capisce benissimo di questa indagine nascosta a lei e domanda di venire informata del proseguno, con buona pace del commissario Berardi. 

 

 

“Allora, che novità mi portate?”.

“Tutto è filato liscio, nessun problema, ho con me la lista dei nomi del personale”.

“Immagino che i nomi di Vettini e Ciardi non vi siano”.

“Infatti. Dimenticavo di dirvi che ieri sera abbiamo arrestato il nostro amico falsario”.

“Benissimo, ha parlato?”.

“Messo di fronte al fatto di finire alle Nuove ha fatto di meglio, ci ha consegnato la lista degli ultimi clienti con documenti falsi”.

“Perfetto, i nostri due amici ci sono nella lista?”.

“L’unica cosa che ricorda bene dei due sono i soldi che gli hanno dato per i documenti:500 lire!”.

Una cifra niente male, chissà dove li avranno presi, ma questo è un problema marginale.

“Ricorda i nomi sui documenti?”.

“Purtroppo no commissario, e neanche minacciandolo è servito a qualcosa. Credo che dica la verità, la lista delle persone che ci ha consegnato è lunga e abbraccia sei mesi solo nell’ultimo anno”.

“Immagino tu abbia confrontato le due liste’”.

“Si, ma i nomi non corrispondono”.

“Maledizione! Ero convinto avessimo trovato il modo per poterli smascherare. Hai guardato con attenzione? Certo che sì, scusami Perino”.

“Di nulla commissario, anche noi siamo rimasti male, l’unica ipotesi plausibile è che i due si siano fatti fare dei documenti falsi da un’altra persona”.

“Ipotizzi quindi che abbiano due identità false? ’”.

“Si!”.

In città il migliore falsario è quello che conosciamo, deduco che i due avessero già in tasca dei documenti falsi fin dall’imbarco”.

“Sarà difficile risalire a chi gli ha fornito le carte di identità, di sicuro erano già false alla partenza”.

“Quindi siamo di nuovo al punto di prima, come facciamo ad arrestarli?”.

“Bella domanda, avessimo dei dati in più…aspetta un attimo Tirdi…dati…ma certo, possiamo tentare, guarda le date di nascita se coincidono con le due liste che hai in mano”.

Qualche minuto dopo Tirdi esulta dicendo che ci sono due persone con la stessa data di nascita in entrambe le liste:” 13 luglio 1867 e l’altra 26 marzo 1866. I nomi sono Carlo Battistini e Priamo Lodigiani nella lista dell’ospedale mentre su quella del falsario sono: Gianfranco Finotta e Elio Sanga”.

“Ovviamente non è una prova certa, quante persone possono essere nate in quei due giorni, ma potrebbe anche darsi che siano i nostri amici”.

“Ammettiamo che siano loro, che facciamo commissario?”.

“Portami il nostro amico Gagliardi, e cercate di scattare una fotografia a Lodigiani e al suo amico, poi le confrontiamo con quella che ha la signora Rista dove vi è il marito con il tenente Vettini, eventualmente se è la stessa persona vedete di risalire a dove abitano”.

Bene, finalmente uno spiraglio molto flebile lo ammetto, il guaio è che non basta solo la testimonianza della donna per accusarli di diserzione e omicidio, ci vogliono prove certe che li incastrino.

Alla sera Maria non chiede nulla, sa che dovrò essere io ad iniziare a parlare.

Cerco di essere sintetico e le racconto delle difficoltà delle indagini.

“Quindi il questore non sa che ci sei te a dare le direttive?”.

“No e mi raccomando se viene a trovarmi tu non sai nulla”.

“Io spero solo che tu non ti debba pentire per questa tua testardaggine. Capisco che la giustizia debba prevalere ma tu rischi di rimanere cieco per sempre, lo sai questo?”.

 

 “Lo so Maria ma ho un dovere verso i morti di Adua e di quel battaglione non solo della vittima sotto il ponte. Tu sai che non amo i militari né gli alti papaveri, ma amo ancora meno i disertori e a maggior modo se sono anche assassini”.

Il nuovo giorno indirizza le indagini nella strada che speravo, Tirdi porta le fotografie delle due persone che lavorano all’ospedale e la signora Rista riconosce Vettini nella persona di Lodigiani.

“Si è lui, non mi ero sbagliata, si è fatto crescere la barba e porta gli occhiali, ma non ho dubbi che sia il tenente Vettini…guardi…mi scusi commissario, perdoni la mia gaffe, non volevo mancarle di rispetto”.

“Nessun problema signora accetto le sue scuse, la faccia vedere al mio collega”.

Dopo averla esaminata per bene Tirdi non esclude che sia la stessa persona.

“Tagliando la barba e togliendo gli occhiali, che possono essere di finzione, direi che la somiglianza è alquanto incredibile”.

“Benissimo Tirdi, bravi ad entrambi. Ora abbiamo il problema di farli uscire allo scoperto. Chiaramente signora Rista, lei e sottolineo lei non deve prendere iniziative!”.

“Ma commissario…”

“Non transigo signora, se costoro hanno già ucciso una volta possono rifarlo, lo capisce vero? Lei è l’unica testimone che abbiamo nel riconoscere il tenente e il suo amico”.

“Va bene commissario farò la brava e mi atterrò ai suoi ordini”.

“Tirdi, quando torni in questura chiedi a Perino di tenere d’occhio i due con discrezione. L’indirizzo di dove abitano immagino che lo abbiate, di Gagliardi quando me lo porti?”.

“Provvederò immediatamente commissario, purtroppo il falsario è scappato di casa, ieri alcuni testimoni lo hanno visto andare via di corsa con una borsa a tracolla, secondo me ha capito cosa stava succedendo ed ha avuto paura di Lodigiani”.

“Commissario c’è la sua medicina, a proposito si ricorda che sabato mattina ha la visita di controllo?”.

Candidamente rispondo che me lo ero scordato.

“Questi uomini tutti uguali, hanno sempre la testa tra le nuvole. Ha appuntamento sabato alle dieci e un quarto”.

Vorrei dirle che i miei pensieri stanno escogitando un piano per incastrare due assassini disertori, ma evito altrimenti rischio una ramanzina da parte della Desio.

“Ha perfettamente ragione, grazie per avermelo ricordato”.

Un’altra visita, un’altra falsa speranza, oramai mi devo abituare a essere cieco per sempre. Vorrei gridare, urlare la mia disperazione ma a che servirebbe? A nulla è la risposta. Mi alzo e lentamente mi avvio nella camera da letto, devo distendermi e cercare di dormire, solo nel sonno trovo la pace.

I giorni seguenti non portano novità, i due sono sotto sorveglianza, fanno una vita tranquilla tra ospedale e casa. Come supponevo abitano nello stesso alloggio in via Del Carmine, e guarda caso al piano di sotto abita la Erbi, colei che si sospetta di falsa testimonianza nei riguardi della vittima trovata sotto il ponte Balbis”.

 (Continua)

 

 

 

 

 

 
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Serata Will Sexton

Post n°3074 pubblicato il 27 Maggio 2023 da paperino61to

Bentornati al rockcafè, ultimo sabato di maggio, un augurio di buon fine settimana e sperando che vi piaccia questo artista che vi propongo: Will Sexton.

 

 

        

 

 

 

 

         

 

 

 

 

 

         

 

 

 

 

         

 

 

 

 

 

       

 
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Indagine al buio (11)

Post n°3073 pubblicato il 26 Maggio 2023 da paperino61to

Riassunto: L'indagine sul cadavere ritrovato sotto un ponte incomincia a delinearsi, tutto ruota intorno alla battaglia di Adua e alla sconfitta del Regio Esercito. Il commissario Berardi nonostante la sua infermità si è buttato con tutto il corpo per risolvere il mistero. La vittima è stata uccisa perchè ha riconosciuto o visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere. Grazie alla collaborazione dei suoi colleghi riesce a risalire alla persona che ha messo all'insaputa del commissario dei biglietti in cui chiedeva di vendicare i morti di Adua e che l'uomo ritrovato era stato ucciso. La persona misteriosa è una donna: Clara Rista vedova di un soldato morto in quella battaglia, inoltre lavora come infermiera all'ospedale dove il commissario era ricoverato. Berardi decide di convocarla a casa sua per interrogarla. Il tutto mentre Maria continua a ripetergli che deve stare a riposo altrimenti il rischio che la sua cecità diventi definitiva. 

 

 

 

“Che Vettini o Ciardi erano presenti quando l’uomo ha detto quelle frasi e che gli abbia riconosciuti, quindi è stato portato via e ucciso, ma non ho le prove”.

“E nessuno dell’ospedale ha indagato su che fine avesse fatto quell’uomo?”.

“Da quello che so è che hanno indagato ma ci sono stati alcuni testimoni che dicono di averlo visto uscire...da solo!”.

“Sa per caso i nomi di questi testimoni?”.

“Uno è Patrizia Garbagna, fa l’infermiera, gli altri non lo so, ma non mi stupirei che fossero Vettini e Ciardi”.

“Quello che non capisco è perché sul registro dell’accettazione dei pazienti il nome della vittima non compare!”.

“Non compare?”.

Dal tono della donna capivo che anche lei era rimasta basita.

“Commissario crede che qualcuno abbia cancellato il nome?”.

“Si! Bisognerebbe scoprire la persona che possa avere avuto accesso al registro”.

“Posso farlo io, stanotte sono di turno proprio all’accettazione. Guardo il foglio di presenze di quel periodo”.

“Sarebbe un ottima cosa. Appena può poi contatti il mio collega…mi raccomando non metta a repentaglio la sua vita e se nota che qualche cosa di strano ci avverti”.

Un passo avanti non da poco è stato fatto. Se la Rista è di turno all’accettazione perché non potrebbe esserci stata anche la Garbagna? Ammesso che c’entri questa donna, che rapporti ha con i due disertori? Se si riesce a rispondere a queste domande abbiamo il bandolo della matassa e l’arresto per i due non è lontano.

“Ciao Marco come è andata la giornata? Spero tu sia stato tranquillo”, Maria calca sull’ultima parola come se sapesse o avesse intuito della visita di Tirdi.

“Certo tutto tranquillo, cosa vuoi che faccia un povero cieco?”.

Maria non risponde ma immagino che lo avrebbe fatto molto volentieri e non sarebbero state parole gentili.

 

“Commissario, ma non converrebbe andare noi dal capo del personale notturno per avere l’elenco dei suoi dipendenti?”.

La domanda di Perino non è campata in aria e rifletto con calma poi: “Sarebbe una cosa logica ma ho timore che i due se vengono avvertiti o che vengono a sapere che stiamo indagando se la svignino un’altra volta”.

“Non ho pensato a questa eventualità…però potremmo…”.

“Vai avanti anche se immagino che quello che proponi sarebbe meglio che non lo sentissi”.

Perino intuisce dove voglio andare a parare:” Certo non sarebbe molto legale quello che propongo”.

“Intrufolarsi per prendere la lista immagino? Corriamo, anzi corri un bel rischio lo sai vero?”.

“Lo so commissario, però possiamo domandare aiuto alla signora Rista per farmi entrare di nascosto in ospedale”.

“D’accordo, chiama la donna e mettiti d’accordo con lei se è disposta ad aiutarti poi fammi sapere e metteremo giù un piano”.

Non sempre si può agire legalmente senza mettere sull’avviso i furfanti, per fortuna il questore non sa nulla di questa iniziativa altrimenti bloccherebbe tutto.

Perino torna con Tirdi nel pomeriggio con la notizia che la Rista accetta di dare una mano.

“La signora mi farà entrare dall’entrata di via Genova, è poco illuminata e la portina di ingresso serve solo ai dipendenti notturni. Di notte ha detto che non sono poi tanti nell’ospedale e ancora meno ai servizi di pulizia”.

“Però puoi correre il rischio di incontrare i due senza che tu sappi chi siano”.

“Vero ma anche loro non saprebbero chi sono io. La signora ha detto che oltre a farmi entrare mi accompagna nell’ufficio del personale, a quell’ora il responsabile è a casa. Io faccio la fotografia al registro e poi torno sui miei passi”.

“Non abbiamo scelta, anche se speravo di fare le cose alla luce del sole”.

Buffo usare queste parole per uno che è cieco.

“Inoltre la Rista rimarrà con me a coprirmi le spalle…”.

“No! Non se ne parla per niente! Rischierebbe non solo il licenziamento ma anche la vita!”.

“Glielo ho detto pure io, ha risposto che allora non se ne fa nulla!”.

Non ha torto, lei è l’unica che li conosce.

“D’accordo, tu Tirdi stai assieme alla donna mentre Perino entra nell’ufficio”.

“Agli ordini commissario”.

“Per che ora è l’appuntamento?”.

“Per l’una dobbiamo essere davanti alla portina, la troveremo socchiusa, noi entriamo poi ci dirigiamo verso la scalinata, la Rista ci aspetta nel corridoio”.

“In bocca al lupo ragazzi e mi raccomando fate attenzione”.

La notte trascorre nell’agitazione più completa, non sono credente almeno non nel senso letterale della parola, ma dentro di me pregavo che tutto andasse per il meglio per i miei colleghi.

Sento il profumo del caffè avvolgere la stanza da letto, è Maria che me lo porta.

“Ciao Marco ho fatto il caffè, credo che tu ne abbia bisogno, non hai chiuso occhio, ti sentivo girare nel letto”.

“Mi spiace Maria, in effetti ho dormito male”.

Il campanello suona facendoci trasalire.

“Ciao ragazzi, entrate ho appena fatto il caffè ne volete?”.

“Buongiorno signora, volentieri se non è di disturbo. Il commissario dorme ancora?”.

“No è sveglio e credo che vi stava aspettando”

Colgo una lieve ironia.

“Marco, ci sono Perino e Tirdi”.

Finalmente la notizia che attendevo è arrivata.

 “Bene ragazzi vi saluto, io vado al lavoro, Marco mi raccomando…dimenticavo, spero che stasera mi metterai al corrente della tua indagine, a volte in due si ragiona meglio”,

Un silenzio gelido cala nella stanza.

“Signora che indagine?” domanda Tirdi.

“Tirdi, non dimenticare che sono la compagna di un commissario di polizia che di cognome fa Berardi, vuoi che in tutti questi anni non abbia imparato nulla da lui? Ora vi lascio signori e tu caro amore mio, stasera mi metti al corrente delle ultime notizie!”.

Non dico nulla ma il sorriso che compare sul mio volto la dice lunga.

 (Continua)

 

 
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