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“ Con il consenso della gente si può fare di tutto: cambiare il governo, sostituire la bandiera, unirsi a un altro paese, formarne uno nuovo”. Gianfranco Miglio
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Post N° 46
BOSSI: «IL NO PUÒ SPACCARE IL PAESE»
tratto da "Famiglia Cristiana
Nella "tana" milanese della Lega Nord, in via Bellerio, Umberto Bossi ci accoglie mimando il saluto militare: nonostante il calvario dei suoi problemi di salute, la tempra battagliera è quella di sempre. Sulla sua scrivania una scatola di toscani e un pugno di spille con il "sì" al Referendum, come quella che ha appuntata al bavero della giacca. «La gente del Nord paga come prima. Io vado in giro nei comizi e la sento: è stufa, arcistufa, s’è accorta che dopo anni di lotta non cambia niente, che continua a pagare tasse non per i servizi dei suoi Comuni e della sua Regione, ma per mantenere lo Stato».
La scorsa settimana lei ha detto che «se il Paese non cambia democraticamente, facendo vincere i sì, bisognerà trovare altre vie». Quali sarebbero le altre vie?
«Quella roba lì che ho detto ha fatto effetto. Dovevo dirla. Il sì al referendum è un sì al federalismo. E il federalismo è tutto. Se passa la parola magica "federalismo" nella Costituzione tutto il resto è conseguente... A quel punto lì è fatta, si può fare qualunque cosa, compresa una magistratura eletta dal popolo».
Ma le altre vie quali sono?
«La gente del Nord è brava gente, non prenderebbe mai il fucile, ma io la sento: è scontenta. Spero che anche il Sud voti per il sì, altrimenti il Nord vede il Sud come antagonista politico, io temo sempre quelle cose lì. L’altro giorno, a Brescia, durante un comizio uno ha gridato: "Si stava meglio sotto l’Austria, sotto il Lombardo-Veneto". Temo che il no aumenterà la frattura tra Nord e Sud. Per questo mi auguro che vinca il sì e che vinca con un buon risultato: bisognerà mettere tranquilla anche la gente.Vuol dire che chi voleva fermamente la via democratica è stato premiato. Altrimenti, con i matti che ci sono in giro, quelli ti dicono: ecco, lo vedi? Se percorri le vie democratiche, quelli ti fregano».
Ma cosa intende per altre vie?
«Io penso di più a dei disegni di legge popolari, a colpi di mezzo milione di firme. Poi vediamo se è così facile non fare le riforme. In quel caso può sempre incidere il Parlamento. Però resto fiducioso sul referendum, fino alla fine. E poi è mica detto che il Sud debba votare contro il Nord. In fondo il Nord l’ha così tanto aiutato questo Sud, il Nord non si è mai tirato indietro, non ha mai lasciato nessuno morire di fame».
Pensa che l’andamento della Nazionale di calcio ai Mondiali possa influire sul referendum?
«Tutto influisce. Ma secondo me una vittoria della Nazionale può fare sentire italiano chi si sente già italiano. Chi non si sente tale non è che può cambiare idea per una partita di calcio. Noi leghisti ci sentiamo italiani, ma non di questa Italia, di un Paese diverso, ci sentiamo figli e nipoti di quelli che hanno fatto l’Italia andando a morire sul Piave, combattendo per il tricolore ma parlando in dialetto».
Se vince il no, la Lega potrebbe percorrere strade diverse da quelle dei suoi alleati della Casa delle libertà?
«No, perché dovrebbe? I miei alleati stanno dandosi da fare per il sì, concretamente. Anche Casini ha messo i suoi manifesti».
C’è differenza di vedute tra i "suoi", i dirigenti della Lega e "il popolo", vale a dire i suoi elettori?
«A volte sì. Il popolo è più rabbioso. Ma da Roma le cose non le vedono. Qui c’è un sacco di gente che rompe le scatole. Il fatto che non ci siano magistrati del Nord, per esempio, è molto grave».
Quando parla dei magistrati si riferisce anche al fatto che a ottobre i dirigenti della Lega Nord devono difendersi dalle accuse di aver creato con le camicie verdi un’organizzazione paramilitare, formulate dal procuratore capo di Verona, il siciliano Papalia?
«La magistratura ha sempre perseguito la Lega, fin dall’inizio. Non passava una settimana che la magistratura non mi chiamasse. Volevano spaventarci e farci fermare. Ma noi non ci fermavamo».
Che cosa sono le camicie verdi?
«Le camicie verdi sono sempre state un corpo di protezione civile. Noi anche qui in via Bellerio abbiamo un magazzino di farmaci che inviamo a chiunque ne abbia bisogno, dagli ospedali alle missioni del Terzo Mondo. Quintali di farmaci. Abbiamo uomini disposti a servire volontariamente ovunque ve ne sia il bisogno. Sono andati anche al Sud, dopo le alluvioni, dopo i terremoti, nelle cantine allagate, hanno cucinato pasti caldi. Le camicie verdi erano questo. Non erano guerrieri».
Nel documentario dal titolo Camicie Verdi, girato dal giornalista Claudio Lazzaro, l’ex capo delle camicie verdi Corinto Marchini sostiene che una notte lei gli abbia telefonato per chiedergli di sparare ai carabinieri e di bruciare in pubblico il tricolore...
«Me l’hanno detto, non vale la pena nemmeno rispondere. Figuriamoci se dico cose del genere a uno per telefono. Glielo dico a quattr’occhi, al limite... Son mica scemo. Poi queste affermazioni dette proprio da uno che ha tradito...».
Perché, secondo lei, ha tradito?
«Tutto è cominciato quando Papalia ci ha mandato la polizia qui in via Bellerio a perquisire e a sfondare il cordone di sicurezza dei militanti. Maroni è stato scaraventato giù dalla rampa delle scale. Marchini era lì e non ha mosso un dito, non lo ha nemmeno aiutato. Eppure quando uno sta male lo si aiuta. Allora abbiam capito che era uno di cui non fidarsi troppo. Del resto agli attacchi della magistratura siamo abituati. Mi ricordo quando la polizia stazionava fuori da casa mia. Avevo paura che mia moglie si spaventasse. Invece non si spaventava. Lei è stata sempre così. A un certo punto della mia vita io volevo tornare agli studi di Medicina e fare il medico, ma lei non ha voluto: devi creare un mondo migliore legato alla tradizione per i figli, mi diceva. Mia moglie è figlia di un siciliano, che aveva avuto quattro figlie, tutte insegnanti. Aveva seminato nella loro testa il fatto che bisogna ancorarsi alla tradizione, alle certezze del passato, per evitare che andasse come poi è andata, con le famiglie omosessuali, i Pacs, tutte quelle robe lì. Era una famiglia cattolica, come quella dei miei. Mio padre lavorava in una fabbrica di Gallarate, aveva anche un po’ di terra, ma gli piaceva più lavorare la terra che andare in fabbrica».
Anche la famiglia di Umberto Bossi è una famiglia cattolica?
«Certo che siam cattolici. Siamo mica dei mostri...».
Francesco Anfossi
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Nickname: theriddle
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Età: 51 Prov: BS |
Ipse dixit
Il coraggio nessuno lo può regalare, bisogna che ogni uomo lo trovi nella propria anima. (Umberto Bossi)
"Chi controlla il passato, controlla il futuro; chi controlla il presente, controlla il passato" George Orwell
“E tutti si scandalizzano quando sentono dire: quel tale tipo di mammifero o di uccello ormai è sparito dalla faccia della terra, non lo vedremo più; è una grave perdita. Certo, si tratta di gravissime perdite. Ma non sarebbe forse più grave se sparisse una comunità umana?” (Bruno Salvadori)
"I molteplici consigli legislativi, e i loro consensi e dissensi, e i poteri amministrativi di molte e varie origini, sono condizioni necessarie di libertà. La libertà è una pianta di molte radici. (...) Quando ingenti forze e ingenti ricchezze e onoranze stanno raccolte in pugno d'un'autorità centrale, è troppo facile costruire o acquistare la maggioranza d'un unico parlamento. La libertà non è più che un nome: tutto si fa come tra padroni e servi." (Carlo Cattaneo)
IL VOSTRO CANCRO E' PIU' GRAVE DEL MIO. Un cancro ben più tragico, ben più irrimediabile del mio. Un cancro per il quale non esistono chirurgie, chemioterapie, radioterapie. Il cancro del nuovo nazifascismo, del nuovo bolscevismo, del collaborazionismo nutrito dal falso pacifismo, dal falso buonismo, dall'ignoranza, dall'indifferenza, dall'inerzia di chi non ragiona o ha paura. Il cancro dell'Occidente, dell'Europa e in particolare dell'Italia. (Oriana Fallaci)
Penso ad un popolo multirazziale
ad uno stato molto solidale
che stanzi fondi in abbondanza
perché il mio motto è l'accoglienza,
penso al problema degli albanesi,
dei marocchini, dei senegalesi
bisogna dare appartamenti
ai clandestini e anche ai parenti
e per gli zingari degli albergoni
coi frigobar e le televisioni.
....
penso che è bello sentirsi buoni
usando i soldi degli italiani. (G.Gaber)
“Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l'emisfero sud per irrompere nell'emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo. E lo conquisteranno popolandolo coi loro figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria.” Houari Boumedienne - Presidente algerino - 1974 - dinanzi all'Assemblea delle Nazioni Unite





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