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IL POSTINO VESTEUNIPOL

Post n°140 pubblicato il 10 Gennaio 2007 da theriddle
 


Il colosso dei compagni si aggiudica la gestione delTfr di 140mila dipendenti

 
STEFANIA PIAZZO
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Ci risiamo. Restava davvero da chiedersi su cosa potesse puntare ancora Unipol. Qualcosa, a dire il vero, era rimasto, di grosso. Il TFR. Il gruppo assicurativo delle grandi cooperative, dopo la scalatona bancaria fallita nell’estate 2005 e passata alla storia come bancopoli, questa volta ha messo a segno, in sordina, un grande colpo: il fondo di previdenza integrativa delle Poste spa.
Unipol, con le stelle evidentemente messe al posto giusto, si è aggiudicata la gara avviata dalla cassa previdenziale di tutti i postini d’Italia, qualcosa come 150mila dipendenti che oggi non fanno solo attività di gestione della corrispondenza ma, anche se questo non è a tutti noto, svolgono di fatto attività da veri e propri sportelli bancari, investendo i risparmi sul mercato.
Il Tfr delle “Poste bancarie” corre per di più su una corsia prioritaria: non solo perché alla cassa sono già iscritti 40mila dipendenti bensì perché, dovesse scattare il meccanismo del silenzio assenso del lavoratore, i nuovi accan- tonamenti della futura... ...liquidazione confluirebbero automaticamente nella gestione, seppure in quella della linea più prudente di amministrazione delle liquidità. Un primo affare nell’affare.
In altre parole, il Tfr andrà dritto dritto nella cassa del tesoro dalla remunerazione “moderata”, col vantaggio, per Unipol, di avere subito denaro fresco da investire nel circuito assicurativo.
Secondo affare nell’affare, al quale partecipano, al livello però “più alto”, Generali Asset Management, Monte Paschi di Siena, Abn Amro, che si divideranno la torta degli investimenti più “hard”, quelli insomma con una base di rischio elevata per il lavoratore.
Altri precedenti di Unipol? Numerosi: sedici su quarantatrè fondi collettivi. Poco meno del 30 per cento della torta della previdenza negoziale, quella che nasce dalla contrattazione tra azienda e sindacati. In Italia, da sola, Unipol è quinta nella classifica del “ci penso io al tuo Tfr” ma il salto di qualità operato con le Poste Italiane la spingerà oltre questo traguardo. Anche perché, per ammissione dello stesso direttore generale di Unipol, Carlo Cimbri, la compagnia sta studiano anche altro, ovvero “sinergie” «per pacchetti ad hoc,,, offrendo cioè possibilità di accesso al credito (in sostituzione dei flussi di Tfr che verranno a mancare) con i servizi tipici di un fondo aperto». È la torta nuziale che esce da quella prudente del fidanzamento attraverso i fondi negoziali: si tratta dei fondi aperti, che chiamano in causa i lavoratori con più di 50 dipendenti. E Poste Italiane ne ha 140mila.
La storia, già di per sè ricca, della nuova spiaggia dorata Unipol, potrebbe finire qui. Se non fosse che parlare del pacchetto Poste Italiane, quando si apre il capitolo banche, significa anche guardare alle partecipate, agli intrecci azionari, ai “gruppi”, come oggi si chiamano, che reggono le sorti dell’azienda postelegrafonici. Si legge infatti Poste, si pronuncia anche Cassa depositi e prestiti, che controlla il 35 per cento degli sportelli postali. È la banca che finanza gli enti locali, i comuni, il territorio. È la banca che riceve direttamente i depositi delle amministrazioni statali, che concede finanziamenti allo Stato, alle regioni, agli enti locali, che gestisce fondi e svolge attività per conto delle amministrazioni pubbliche.
Non tutti sanno che la Cassa depositi e prestiti si avvale di Poste Italiane per la raccolta del risparmio (articolo 2, legge 284/99), attraverso un’istituzione, una tradizione: i libretti di risparmio postale, i buoni postali fruttiferi e può avvalersi, altro elemento per nulla trascurabile per Unipol, di banche, intermediari finanziari vigilati e imprese di investimento per il collocamento di altri prodotti finanziari. Interessante.
E dal 2004, dopo le norme della Finanziaria del 2004, la Cassa è stata trasformata in “Cassa per lo sviluppo”: oltre alla raccolta fondi per gli enti locali, ha la mission di reperire fondi pe rle municipalizzate e i gestori privati e pubblico-privati dei servizi pubblici.
Cosa c’è nelle partecipate della Cassa per lo sviluppo, per noi sempre Cassa depositi e prestiti dei libretti postali...? Il 31,8 per cento di Europrogetti e Finanza spa (Epf), il 100 per cento di Infrastrutture spa (l’Ispa), una partecipazione al fondo di dotazione, congiuntamente con altre istituzioni finanziarie italiane e al Coni all’Istituto per il credito sportivo; la Cassa ha il 20 per cento del Sistema iniziative locali spa (Sinloc), il 33,3 per cento del Tunnel di Genova spa, niente meno che il 10,3 per cento di Enel, il 10 per cento di Eni e, per finire, appunto, il 35 per cento di Poste Italiane.
Una ramificazione finanziaria colossale che può farne una delle più grandi banche italiane, con sportelli dal limitato costo, presenti in tutti i Comuni del Paese, e i cui dipendenti sono legati, sino alla pensione, con Unipol. Un giro d’affari che vede intrecciarsi i rami di grandi querce finanziarie. Affari sempreverdi.

[La Padania: 10/01/2007] 

 
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IL VOSTRO CANCRO E' PIU' GRAVE DEL MIO. Un cancro ben più tragico, ben più irrimediabile del mio. Un cancro per il quale non esistono chirurgie, chemioterapie, radioterapie. Il cancro del nuovo nazifascismo, del nuovo bolscevismo, del collaborazionismo nutrito dal falso pacifismo, dal falso buonismo, dall'ignoranza, dall'indifferenza, dall'inerzia di chi non ragiona o ha paura. Il cancro dell'Occidente, dell'Europa e in particolare dell'Italia. (Oriana Fallaci)

Penso ad un popolo multirazziale
ad uno stato molto solidale
che stanzi fondi in abbondanza
perché il mio motto è l'accoglienza,
penso al problema degli albanesi,
dei marocchini, dei senegalesi
bisogna dare appartamenti
ai clandestini e anche ai parenti
e per gli zingari degli albergoni
coi frigobar e le televisioni.
....
penso che è bello sentirsi buoni
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Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l'emisfero sud per irrompere nell'emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo. E lo conquisteranno popolandolo  coi loro figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria.”  Houari Boumedienne - Presidente algerino -  1974 - dinanzi all'Assemblea delle Nazioni Unite





 

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