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Col Prof tutti più poveri: addio al 30% di stipendio

Post n°148 pubblicato il 08 Febbraio 2007 da theriddle
 


È l’eredità dell’ingresso nell’euro

MASSIMO GARAVAGLIA *
 
immagineNon si sente più parlare della crisi della terza settimana, ma il problema c’è. Anzi, si è fatto ancora più grave. I dati della grande distribuzione confermano il fenomeno, mentre crescono in maniera impressionante l’uso della carta di credito per spostare il pagamento di qualche giorno, dopo il 27, e gli acquisti a rate.
Peccato che le rate arrivano puntuali, e così anche l’estratto conto della carta di credito. Risultato: a metà del mese tante, troppe famiglie sono più in rosso del mese prima.

A niente è servita la modifica dell’Irpef promessa da Prodi. Promessa da marinaio. Come avevamo previsto (onestamente non era poi così difficile), i piccoli incrementi per i redditi più bassi sono stati più che compensati ma negativamente (dalle addizionali regionali e dai tanti aumenti: canone Rai, bollo auto, gasolio…). Il peggio deve ancora venire, con i bilanci dei Comuni costretti ad aumentare Ici e Irpef per far fronte ai tagli del governo: ce ne accorgeremo a maggio.

Nel frattempo i tassi di interesse crescono, quasi un punto in più in soli sei mesi, e così sale anche la rata del mutuo… Ma al di là delle vecchie e nuove tasse, perché non si arriva più a fine mese? Qual è la vera ragione di questa diffusa sensazione di non starci dentro, di avere molta meno disponibilità rispetto a qualche anno fa? Il problema di fondo è l’euro, o meglio il valore che Prodi gli ha dato.
Cerchiamo di spiegarlo in modo semplice. Prima dell’euro uno stipendio da 2 milioni era più che dignitoso, con 3 si stava bene, con 4 si scialava.

Peccato che Prodi ha fissato il cambio a 1.936,27 lire per un euro, facciamo 2.000 per fare i conti facili. Così lo stipendio di 2 milioni è diventato di 1.000 euro, quello di 3 milioni di 1.500 eccetera. Secondo molto economisti, ed io condivido questa tesi, il cambio giusto era di 1400/1500 lire per un euro.

Facciamo finta per semplicità che il cambio sia di 1.500 lire. Con questo cambio, lo stipendio di 2 milioni sarebbe di 1.333 euro (333 in più rispetto al cambio fissato da Prodi), quello di 3 milioni sarebbe di 2.000 euro (500 in più), la pensione di 1 milione sarebbe di 667 euro (167 in più). In altre parole, fissando il cambio a 2.000 lire per 1 euro anziché a 1.500, Prodi ci ha tolto il 33% di stipendio, o di pensione. Ma perché lo ha fatto? Semplice: per entrare subito nell’euro.

L’Italia non aveva i numeri per entrare subito, avrebbe dovuto aspettare, come ha fatto la Grecia, e prima ridurre l’enorme debito pubblico. Prodi invece ha scelto la scorciatoia: sopravvalutando la lira il debito pubblico si è ridotto anch’esso del 30%, come i nostri salari e le nostre pensioni, e ciò ha permesso l’immediato ingresso nell’euro. E anche il successo politico per Prodi, un successo che però paghiamo tutti, con quel taglio del 30% delle nostre pensioni e dei nostri stipendi. Taglio che ci porteremo dietro per sempre. Quando arriva l’estratto conto della banca ricordiamocelo.

* Parlamentare Lega Nord
 
[La Padania: 08/02/2007]

 
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IL VOSTRO CANCRO E' PIU' GRAVE DEL MIO. Un cancro ben più tragico, ben più irrimediabile del mio. Un cancro per il quale non esistono chirurgie, chemioterapie, radioterapie. Il cancro del nuovo nazifascismo, del nuovo bolscevismo, del collaborazionismo nutrito dal falso pacifismo, dal falso buonismo, dall'ignoranza, dall'indifferenza, dall'inerzia di chi non ragiona o ha paura. Il cancro dell'Occidente, dell'Europa e in particolare dell'Italia. (Oriana Fallaci)

Penso ad un popolo multirazziale
ad uno stato molto solidale
che stanzi fondi in abbondanza
perché il mio motto è l'accoglienza,
penso al problema degli albanesi,
dei marocchini, dei senegalesi
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....
penso che è bello sentirsi buoni
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Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l'emisfero sud per irrompere nell'emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo. E lo conquisteranno popolandolo  coi loro figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria.”  Houari Boumedienne - Presidente algerino -  1974 - dinanzi all'Assemblea delle Nazioni Unite





 

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