Un fiume..

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Un fiume di sensazioni gli attraversò la mente in quella fredda mattina di primavera.

Era l’inizio di aprile …

Aveva appena aperto gli occhi, non senza difficoltà, e appoggiandosi al cuscino si lasciò trasportare dalla vista di un’alba che nasceva davanti a lui come se lo salutasse. La luce usciva timida, come “zampillante” da qualche nuvola che dipingeva di grigio l’orizzonte. Un grigio che gli ricordava come si sentiva.

Il giorno prima era stato un disastro. Il suo mondo si stava sgretolando intorno a lui, come sabbia, così fine che le scivolò tra le dita senza che lui potesse farci niente. Si sentiva impotente, solo nella lotta, in una battaglia interiore che gli graffiava l’anima, facendo “a brandelli” le sue convinzioni, i suoi desideri … le sue speranze.

Adesso il caffè lo chiamava. Silenzioso.

Poi balzò in piedi e scese le scale come un sonnambulo pensando solo alla sua tazza, al suo profumo. La sua solitudine lo accompagnava, come sempre “compagno”; conducendolo per mano come si guida un bambino smarrito.

Sentì il calore di quel primo sorso in gola e fu confortato.

Come un automa, prese in mano il suo “smartphone” e digitò pigramente i numeri che lo sbloccavano 8… 5… 3… in modo che la luce apparisse all’improvviso come un lampo che illumina lo schermo. Era acceso. È iniziato un nuovo giorno.

Ha poi ricordato come il suo amico Marco aveva abilitato il suo account “Twitter” pochi giorni fa …

Era più che un amico, che un “compagno di vagabondaggi”. Era la sua anima gemella, una di quelle poche persone che lo conoscevano davvero, che si era tuffato dentro per scoprire la sua vera essenza. Un vero compagno di vita, che ora era molto preoccupato per lui …

Twitter, io?, Aveva chiesto sorpreso, quando tra le “battute” ha commentato “devi essere l’unico umano che non ce l’ha!” …

Tra risate e vino piatto, chiavi e mani giocavano con quel nuovo divertimento che si apriva davanti ai loro occhi. Un mondo tutto sconosciuto che gli produceva indifferenza, ma in cui si immergeva immerso nei vapori di quella ricca “sponda” che assaporavano …

“Avatar”, “Nick”, “Retuit” … tutti quei termini suonavano così strani … ma si lasciò trasportare come un bambino con scarpe nuove, per navigare in quel sorprendente “pianeta immaginario” con nomi che sembravano presi da antiche leggende celtiche …

Apparvero davanti ai suoi occhi immagini, nomi, biografie che racchiudevano una vita in pochi personaggi. Sconosciuto … forse come il tuo.

E a poco a poco cedette al suo incantesimo. Il “Twitter-incantesimo”.

E per ore che sembravano minuti, la sua tristezza si dissolveva tra blog e appuntamenti, le sue paure scomparivano leggendo storie meravigliose nascoste dietro insoliti “avatar” che tenevano le persone, che come lui, battevano al ritmo di ogni “tweet”. Donne e uomini, pensò, che si sentivano più liberi, meno lontani, più vicini al mondo, annaspando la sua vita in 140 caratteri …

Ormai erano passati due giorni … e decise di premere di nuovo quel “uccellino azzurro” che lo aveva incantato solo poche ore prima.

Ricordava a malapena nomi e storie, ma determinato, fece scorrere il dito sullo schermo in cerca di un “balsamo” calmante.

E poi è successo tutto all’improvviso. Come in un sogno

Piccoli uccellini grigi iniziarono a svolazzare intorno al suo cellulare, segnalandole risposte, interazioni, accenni a messaggi che la sua mente e le sue dita avevano mostrato al mondo ore prima da quella piccola taverna. E ora tornavano, inaspettatamente, come messaggi in bottiglie “cibernetiche”.

E il suo viso finalmente sorrise dopo giorni. Si sentiva sostenuto, accompagnato, ascoltato da decine di persone dall’altra parte di quel pianeta che gli era sembrato immaginario, e che ora appariva in tutto il suo splendore.

E ha condiviso con @ i suoi litigi con “@” la donna delle pulizie, la sua risata contagiosa, la sua enorme tenerezza mascherata da ironia … la sua speranza nel mondo che si è diffusa a tutti coloro che la seguivano.

E ha scoperto un cattivo poeta, @, una luce oscura, la migliore delle cattive influenze, che trae sorrisi da un immaginario “inferno”. Sempre pronto a chattare con te. Di tutto e per tutto.

Immergersi con @ nell’illusione condivisa. E sognare torte alla crema, con verdure “biologiche” che sembravano disegnate in ogni anello, un’anima grande, serena, che ricambiava affetto in ogni “tweet” … e con cui, senza saperlo, faceva colazione tutti i giorni.

E poi la solitudine, come per “@”, è scesa nella gattaiola.

Per scoprire che c’era una luce “blu” dall’altra parte della strada. Quella speranza rinasceva avvolta tra messaggi e “preferiti”.

Che se potesse essere sognato … potrebbe essere fatto..

 

 

 

 

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