AVATAR Ogni Laddove

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Avatar

Avatar e “individuo”, “universo naturale” e “meta universo”, “arte classica” ed “arte senza arte” oppure, forse, avatar come individuo, metaverso come universo ed essenza ideale come arte sensibile?

Tutto sta nell’interpretazione dei termini. Tutto sta nell’assunzione o meno di un postulato che affonda le sue radici nell’origine stessa di quello che noi tutti chiamiamo universo tangibile o realtà fenomenica. E non è neppure un gran segreto. Non a caso Schopenhauer ricorse ai testi sacri del vedismo per introdurre il concetto dell’illusione, utilizzando l’immagine di quel velo di Maya che ci presenta un mondo “simile al sogno, allo scintillio della luce solare sulla sabbia che il viaggiatore scambia da lontano per acqua” (e di cui non si può, di fatto, né accertare l’esistenza né affermarne l’inesistenza). Ma anche lo stesso Kant ci parlò di una realtà in sé inconoscibile per l’intelletto umano e, molto prima, Platone individuò il fondamento di questa nostra realtà ben oltre gli elementi di un’esperienza sensibile, attraverso la filosofia delle idee.

Come giustamente fa notare il filosofo e docente di Storia del pensiero teologico Giovanni Salmeri, in realtà il meta-universo più che rappresentare una inquietante analogia con il mito platonico della caverna (dove gli uomini rinchiusi, non conoscendo nulla al di fuori di essa, sono convinti che l’esistenza all’interno della grotta sia la sola realtà possibile) è forse una semplice, nonché altrettanto inautentica, forma di realtà immaginaria. Tanto che si tratti di avatar o di individui tangibili in corpi fisici, di esistenze vissute in un contesto naturale o di esperienze di un’arte nuda, indossabile senz’arte, non c’è differenza alcuna. D’altro canto, non è neppure questa una grande novità. Non è forse innegabile quel processo identificativo con un personaggio di un libro o di un film che, da sempre, ci permette di adeguare il nostro stato emotivo in un ente o in un altrove distanti dalla nostra identità presente, riconducendolo in essi?

Sicuramente, quindi – almeno in termini teologici e in un certo ambito filosofici – il mondo fisico e il metaverso hanno pari (illusoria) dignità perché il vero mondo è comunque e ancora altrove; ma è davvero soltanto questo o, forse, a ben vedere il meta-universo è addirittura un po’ meno illusorio del mondo illusorio?

Se lo si considera come un’opportunità di concretizzare il socratico “conosci te stesso” per diventare ciò che si è, proiettando indefinitamente quel “farsi se stesso” (tanto per richiamare l’incitazione che Nietzsche riprese da Pindaro per invitarci ad una creazione di noi stessi soggetta a continua metamorfosi) allora, forse, il nostro doppio virtuale – emule dell’arte fiamminga e olandese – può realmente diventare più vero del vero. Perché la descrizione del nostro essere potrà, finalmente, coincidere con la potenzialità del voler essere.

Se l’avatar, dunque, lungi dall’essere copia (o, meglio, copia di una copia dell’individuo) fosse proprio ciò che maggiormente si avvicina all’idea platonica?

In fondo, a ben guardare, la parola deriva dall’etimologia sanscrita “colui che discende da una dimensione superiore” alludendo alle incarnazioni divine. Potremmo, in definitiva, accorgerci che “diventa ciò che sei” e “diventa ciò che vuoi” sono sinonimi o che potrebbero diventarlo.

Può costare davvero molto essere autentici, anche in termini di denaro, se vogliamo mantenere l’egemonia dell’impero della fisica sulla metafisica (come chiariva Agrado, nel suo monologo in Tutto su mia madre di Almodovar) ma se vogliamo dare una possibilità all’immagine (tanto come espressione di vita, quanto di arte) permettendoci di “fare noi stessi in ogni laddove” e di sperimentare l’arte senza l’arte, allora stiamo desiderando la stessa eternità di Gibran, avendo piena coscienza che lì soltanto potremmo trovare tutti i nostri quadri non dipinti e le poesie non scritte. E a quel punto potremmo facilmente scoprire che si può fare a meno di (quasi) tutto, persino dell’artista come individuo, se di lui viene mantenuto l’essenziale invisibile: il “calco dell’anima” o, se vogliamo, la voce del noumeno.

Barbara Augenti  Ricercatrice in Filosofia ed Estetica

AinT

COVER: Angeli di Oreste Casalini Castello di Rivara (2014);

Cloning Ogni Laddove  XVIII giornata del contemporaneo Amaci

AVATAR Ogni Laddoveultima modifica: 2022-10-08T01:55:07+02:00da Artisti_in_Transito
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