Pop corn compulsivi Preludio d’una eruzione. La geniale performance di Adele Cammarata per Cloning

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E non resta che procurarsi pop corn. ZYGMUNT BAUMAN (e nella Società liquida assemblata e disassemblata) asseriva Consumo, dunque sono. E sul consumo, la compulsione al consumo tra incredulità e imperfezioni della personalità, Adele Cammarata,  in Il ritorno dell’Avatara, interpreta al contempo Eva la credulona e L’annunciatrice che sponsorizza il nuovo frutto della passione – l’effimero pop corn. 

Il ritorno dell’Avatara di Adele Cammarata è la cronaca di un’assuefazione che si fa carne nel corpo, materializzando l’individuo, la sua proiezione, il frutto del suo peccato, dei suoi tic, delle manie. È lo specchio del paradigma della fruizione d’una visione, di una doppia visione.

Eva la credulona in uno spazio circoscritto, ipotetico, troneggia davanti una proiezione pubblicitaria con un biberon colmo di pop corn in grembo. L’annunciatrice sponsorizza il nuovo frutto della passione – il pop corn – simbolo del consumo passivo, quasi  coercitivo, che riduce il reale al riflesso di se stesso. Due figure che si completano a vicenda, due cloni, che insieme danno vita all’Avatara, creatura genitrice del divenire del mondo nella sua potenzialità – l’archetipo di Eva, la prima ‘stronza’ dell’umanità.

Il pop corn esplode nel preludio d’una eruzione.

Il grande paradigma della visione induce a mescolare le prospettive di mittente e destinatario che – confondendosi e poi fondendosi  –  danno voce a un’unità, una cella comunicativa ad alta interazione, in cui non si distingue più chi osserva e chi è osservato. Cosa induce in tentazione? Cosa la differenzia dall’intenzione? Cosa rappresenta la visione in un mondo di proiezioni? Il principio de Il ritorno dell’Avatara si situa sulla soglia tra il percepito e l’immaginato, indagando la polimorfia dell’immagine del sé, che sfuma continuamente dietro lo stereotipo, la posa, l’attitudine. Il processo avviene tramite un meccanismo di rispecchiamento, l’agnizione del sé che si riconosce nel suo clone.

Eva la credulona, infatti, assiste alla proiezione davanti agli spettatori; l’annunciatrice, testimone e fautrice del ‘peccato’ –  a sua volta osservata dal pubblico –  ammicca agli spettatori e al contempo scruta Eva nel tentativo di vendita.  Nella dimensione opensource, che intercetta trasparenze, segnali evanescenti e istantanei, il linguaggio pubblicitario si inframezza nel quotidiano spontaneamente, divenendo la mediazione più immediata, compresente, contingente tra il consumatore e il prodotto.

Un nutrimento passivo, indotto è il meccanismo di cui – neanche troppo inconsapevolmente – il potenziale acquirente piomba, divenendo un contenitore trasparente di concetti e merce. Il consumo si trasforma in alimento, divenendo dono e condanna, il mezzo per raggiungere l’appagamento dei sensi e la transazione immediata al peccato originale. Il convivio tra le due figure presto sfocia in un solo, in una dimensione con infinite proiezioni che l’io può assumere. Il singolo diventa un timbro di clonazione.

Il ritorno dell’Avatara è basato sull’interpretazione di Cammarata su Eroine 12 racconti di Claude Cahun,  una lucida e bizzarra indagine sui ruoli ancestrali incarnati dalle più disparate inconografie femminili della storia del mondo, figure iconiche che col loro passaggio nella memoria umana, hanno impresso il timbro di un simbolo all’immagine della donna.

Donne esemplari di cui ricostruire vite immaginate (assetate nell’eros, nella follia, nell’istinto di ribellione e autolesionismo, a compimento di una percorso che implode al suo apice). Eroine imperfette. La poetica del mascheramento ha un riflesso tangibile nella pratica dell’autoritratto fotografico, tecnica ampiamente approfondita da Claude Cahun nel corso della sua ricerca artistica e espressiva; del self-love che  assume le caratteristiche di un mezzo di realizzazione dell’umano nel non più umano, con un procedimento  “pervertito” della falsificazione, strategia lungamente maturata per raggiungere la verità. 

Così la performance di Adele Cammarata giovane attrice, vincitrice tra l’altro del Young Blood 2022, entra in sintonia con ‘Cloning‘ il progetto di Artisti in Transito.  Progetto che è  una ricerca Linguistica e dell’Estetica, un esperimento di Arte e Video Performance legate al concetto di Avatar, Clone e all’Intelligenza Artificiale. Sulla natura dell’animato e inanimato, dell’opera concreta e digitale. La video performance inedita sarà pubblicata durante la  XVIII giornata del Contemporaneo indetta da AMACI.

Non resta che procurarsi pop corn.

AinT

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Pop corn compulsivi Preludio d’una eruzione. La geniale performance di Adele Cammarata per Cloningultima modifica: 2022-10-08T00:28:10+02:00da Artisti_in_Transito
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