La sensibilità 1/2

Uno dei segni più impressionanti della marcia spietata della modernità attraverso i nostri cuori e le nostre menti, in nome di uno scientismo disumano e di un efficientismo fine a se stesso, è la progressiva scomparsa della sensibilità dal bagaglio spirituale delle persone.

Intendiamoci: la sensibilità è un dono, un dono raro; le persone che la possiedono, sono portatrici di un bene prezioso che non si acquisisce con lo studio, anche se lo si può affinare con l’esperienza: e, in questo senso, sono sempre esistite nel corso della storia e, forse, continueranno ad esistere, anche se alquanto ridotte di numero.

Tuttavia, mentre essa veniva apprezzata o, almeno, trovava spazio per manifestarsi in una società ancora a misura d’uomo, come era quella pre-industriale (pur con tutti i suoi limiti innegabili), si direbbe che, oggi, essa sia diventata superflua e che nessuno, o molti pochi, si dolgano della sua progressiva scomparsa, come il mondo potesse benissimo farne a meno.

Le virtù dell’animo che oggi vengono maggiormente apprezzate e lodate sono l’intelligenza pratica (anche se disgiunta da una valutazione complessiva dei problemi), la determinazione nel perseguire i propri obiettivi (senza farsi troppi scrupoli), la sicurezza di sé (indipendentemente dall’esatta valutazione del proprio valore), la flessibilità mentale (spinta fino ad accettare i peggiori compromessi), la disinvoltura in qualsiasi circostanza (fino alle forme più discutibili di esibizionismo e narcisismo).

La sensibilità è fra le doti non indispensabili. Che cosa se ne farebbe il cittadino del terzo millennio, tutto proteso a conquistarsi il proprio spazio sociale, a ritagliarsi la propria fettina di visibilità, di successo (anche economico), di gratificazione esteriore? In un mondo che si disinteressa di fini e di valori, ma che punta quasi esclusivamente alla soluzione di problemi pratici, a che cosa può servire la sensibilità, una dote non spendibile in termini quantitativi?

Si dimentica che la sensibilità è alla base sia della creazione artistica, sia dell’intuizione dei grandi problemi scientifici; e, soprattutto, che costituisce un fattore indispensabile per l’armoniosa convivenza degli individui all’interno della società: perché, una volta spogliato di essa, qualunque gruppo umano finisce per generare continuamente attriti e tensioni che, una volta instaurati, è difficilissimo controllare e disinnescare.

La sensibilità è quella dote che spinge l’amico a farsi avanti non appena intuisce l’esistenza di una difficoltà, prima che si trovi il coraggio di chiamarlo; che risolve amichevolmente i malintesi, prima che degenerino in astiosi e prolungati rancori; che mette gli altri a proprio agio, nelle situazioni in cui si sentono esposti e indifesi; che scioglie in un sorriso tensioni vecchie e nuove, portando una nota gentile di freschezza e leggerezza; che apre gli occhi avanti allo spettacolo incantevole del mondo e sa renderne partecipi anche i cuori più distratti.

La sensibilità è la mano soave di una donna che orna con un vaso di fiori una stanza nuda e spoglia, portandovi una nota di colore e di calore.

La sensibilità è, anche, la parola giusta pronunciata al momento giusto, così come il silenzio affettuoso e partecipe, quando non vi sono parole adeguate alla situazione.

La sensibilità è saper godere delle piccole cose, delle piccole gioie, e trasmetterne il segreto anche agli altri, addolcendone le asprezze e medicandone le ferite.

La sensibilità è l’atteggiamento di delicatezza e di profondo rispetto con cui l’io si rapporta al tu, vedendo sempre in esso un soggetto di pari dignità e mai un semplice mezzo.

La persona dotata di sensibilità possiede una ricchezza in più, che la mette in grado di cogliere aspetti del reale i quali sfuggono ad altri, alimentando così incessantemente la propria profonda umanità.

Al tempo stesso, è indubbio che la persona sensibile soffre più delle altre, perché si trova esposta a quegli strali che individui dalla pelle più spessa non avvertono neppure e perché vede con maggiore chiarezza la grande distanza che separa il reale dall’ideale.

Un bambino sensibile, ad esempio, soffrirà in modo più intenso e tormentoso della mancanza di affetto dei genitori, della cattiveria dei compagni o di una crudele malattia che ha colpito una persona a lui cara; tuttavia, anche le sue risorse sono in proporzione alla sua sensibilità, per cui difficilmente egli si troverà del tutto indifeso davanti ai colpi della vita.

Il fatto che la persona sensibile sia, per un certo aspetto, più esposta, non significa che la sensibilità sia un dono avvelenato per coloro che lo ricevono, perché le possibilità positive che essa conferisce superano immensamente gli svantaggi, al punto che non è nemmeno possibile istituire un raffronto tra questi e quelle.

Per quanto maggiormente esposta ad essere ferita da taluni circostanze della vita, la persona sensibile possiede, non di rado, una visione del reale così profonda e radicata, così matura e consapevole, da poter elaborare anche gli strumenti per riflettere sulla propria condizione e per apprestare nuove risposte alle sfide che le vengono incontro, spostandole, al tempo stesso, su di un livello sempre più alto e spirituale.

Nulla di quanto accade alla persona sensibile si perde nei rigagnoli e nella palude stagnante del tirare a campare; su tutto ella medita con profonda serietà, cercando in ogni cosa il significato riposto, l’occasione di una evoluzione e di una elevazione. È ricettiva nel miglior senso dell’espressione: tutto il suo essere è spalancato sul mistero della vita.

Ecco perché l’impressione di fragilità, che talvolta le persone sensibili possono dare ad uno sguardo un po’ superficiale, molte volte non corrisponde alla realtà dei fatti. È vero che, in certe situazioni, esse rimangono come disarmate, là dove altre persone non incontrano che lievi difficoltà o anche nessuna; ma è altrettanto vero che ciò vale specialmente per gli ostacoli di ordine inferiore, per quelli che coinvolgono l’essere solo superficialmente.

In moltissimi casi nei quali la posta in gioco è molto più alta; casi nei quali, ad esempio, non si tratta di normali contrattempi della vita, ma di grossi ostacoli e di grosse prove, ebbene le persone sensibili sanno tirare fuori, al momento opportuno, una grinta e una determinazione invidiabili, che gli altri non si sognano nemmeno di possedere. La loro è una forza che emerge nelle situazioni più ardue, là dove è in gioco l’anima stessa di una creatura umana.

……

La sensibilità 1/2ultima modifica: 2019-09-11T03:09:23+02:00da Terzo_Blog.Gius

79 pensieri riguardo “La sensibilità 1/2”

  1. Sono estremamente sensibile, ma certe volte è una condanna, non hai idea dei pianti che faccio per questa mia sensibilità, che comunque grazie a Dio ho e che non rinnego. Buona giornata stellino caro. 🙂

  2. “Non dite mai che la sensibilità fa soffrire.
    Perché non è così.
    La sensibilità è compassione,
    percezione, intuizione, empatia.
    E’ una dote innata che ci fa aprire
    il cuore agli altri,
    che ci fa vedere le mille sfumature
    colorate dell’ anima.
    Quello che fa soffrire
    non è la sensibilità.
    E’ il cinismo, l’egoismo,
    la cattiveria delle persone
    che si approfittano
    delle persone sensibili.”
    -Agostino Degas-

  3. C’è una strada che ti può portare ovunque… si chiama sensibilità e non prevede alcuna area di sosta.

    Rossella Di Venti 🙂

    Buongiorno tigrotto, Buon lavoro. e buona giornata *_* Kissssssssssss

  4. Gius buongiorno e buona giornata 🙂 ; tutto bene grazie 🙂 ; innanzitutto complimenti per il post completo, dettagliato ed esaustivo. In pratica hai detto e descritto tutto tu 🙂 ; posso permettere di aggiungere che la sensibilita’ e’ un’attitudine, una capacità che taluni soggetti hanno più sviluppata di altri/e, di immedesimarsi e/o, di entrare in empatia con il prossimo. Altresi’ in gergo medico la sensibilita’ indica invece un punto o dei punti dove il fisico puo’ o potrebbe avvertire maggiore dolore. Definiamolo un po’ come: “punto debole”. Da qui mi ricollego ai miti di Sansone e Achille i quali rispettivamente vennero sconfitti il primo tagliandogli i capelli e il secondo colpito al tallone.Facendo un sunto la sensibilita’ e’ una dote se vista come concetto empatico , ma anche punto debole dove persone più scaltre se ne approfittano per colpire laddove sanno che feriscono e fanno più male. Buon giovedi’ b@ci Myla 🙂

  5. Buon pomeriggio tigrotto.
    Ditemi di tutto ma no che sono insensibile e qualcuna qua dentro lo sa.
    La vita non mi ha resa disumana per fortuna.
    Fiera di non aver perso questo valore.
    Un abbraccio…..Leonessa.

  6. Beato chi possiede uno sguardo buono perché non è tentato di giudicare gli altri,
    sa cogliere negli altri anche poche briciole di bontà e non è mai paralizzato dal male che vede:
    ma chi possiede un occhio cattivo anche solo con lo sguardo ferisce, divide, esclude,condanna!   

    Beato l’uomo che guarda con rispetto. Dal latino re-spicere, guardare di nuovo, con occhi nuovi, senza giudizio.
    Con ri-guardo. È lo sguardo che accarezza.

  7. E più facile riconoscere la bontà che definirla. Quando volte succede di incontrare una persona per la prima volta e riconoscerla subito come “buona”, quasi ci fosse in essa una luminosità invisibile che solo la nostra anima riesce a percepire.

  8. Ciao tesorino. Innanzi tutto volevo ringraziarti per essere l’uomo meraviglioso che sei. Non cambiare mai per nessuna e nessuno. E poi volevo ringraziarti per i commenti, le belle parole che hai usato nei miei confronti. Ma anche tu non hai di che d’esser da meno. Una carezza, visto che io adoro le carezze e carezzare, al mio tigrotto.

  9. Non mi pento di essere sensibile,riesco ad arrivare ad altezze che molti manco si sognano nel bene e nel male.
    Buon pomeriggio tigrotto.
    La sensibilità mi stramazza a terra ma torno sempre su.
    Leonessa.

  10. La mitezza e l’umiltà del cuore ci aiutano non solo a farci carico del peso degli altri, ma anche a non pesare su di loro con le nostre vedute personali, i nostri giudizi, le nostre critiche o la nostra indifferenza.

    Papa Francesco

  11. Gesù è tutto misericordia, Gesù è tutto amore: è Dio fatto uomo. Ognuno di noi, ognuno di noi, è quella pecora smarrita, quella moneta perduta; ognuno di noi è quel figlio che ha sciupato la propria libertà seguendo idoli falsi, miraggi di felicità, e ha perso tutto. Ma Dio non ci dimentica, il Padre non ci abbandona mai.

  12. Gius buongiorno e buona domenica 🙂 ; gr@zie dei saluti e delle parole espresse in Imp3rf3tta , mi rende felice che apprezzi i miei “Mylapensieri” e “Mylaconcetti” 🙂 ; anche io apprezzo i tuoi componimenti sempre ben dettagliati ed esaustivi oltre che avere una buona impressione su te 🙂 ; sai per quanto riguarda la mia personale sensibilita’ posso dire che essa e’ stata messa a dura prova da persone che hanno nei miei riguardi, avuto la tendenza a dire bugie 🙁 ; inevitabilmente questo ora, mi fa stare molto di più attenta e accorta. In merito volevo lasciarti due scritti.
    “se qualcuno ti fa del male una volta la colpa e’ sua, ma se te lo fa due volte la colpa e’ tua” N.Sparks ; “la verita’ fa male una sola volta, la bugia fa male sempre” cit. ; buona giornata un forte @bbraccio e un b@cio, Myla 🙂

  13. L’umiltà é una virtù che si acquista difficilmente:
    non basta voler essere umili,
    ed é possibile farsi umili per orgoglio.
    Solo vivendo le umiliazioni inflitte dalla vita o dagli altri
    si può imparare l’umiltà!
    (Enzio Bianchi)

  14. Grazie tigrotto della tua presenza, e sento il tuo cuore sincero, nei miei confronti, vedrai tornerò in forma, Gesù e Padre Pio mi tengono fra le braccia. La prossima settimana sarà San Pio da Pietralcina il
    23. Ti penso anch’io, tanto e ti voglio bene… stellino

  15. Ciao tigrotto. Ho buone notizie, oggi pomeriggio son stata un po’ meglio. Sono svenuta una sola volta. E’ da record. Sono sicura che le preghiere sono arrivate al cielo. Un abbraccio più affettuoso che di più non si può, e buona serata 🙂

  16. Lavare i piedi è: “io sono al tuo servizio”. E anche noi, fra noi, non è che dobbiamo lavare i piedi tutti i giorni l’uno all’altro, ma che cosa significa questo? Che dobbiamo aiutarci, l’un l’altro.

  17. Proteggi i più deboli
    ……….
    Hai una naturale tendenza a ergerti a difensore e paladino nei confronti dei più deboli e dei più indifesi: sei maggiormente in grado di empatizzare con loro e senti con sincerità il loro dolore. Non ti pesa spenderti in questo genere di cause.

  18. L’Albero triste
    C’era una volta un bellissimo giardino, con alberi e fiori di ogni tipo, meli, aranci e rose. Tutti
    felici e soddisfatti. C’era solo felicità in quel giardino, tranne che per un albero che era molto
    triste. Il povero albero aveva un problema: non sapeva chi fosse!
    “Ti manca la concentrazione” gli disse il melo “se davvero ti impegni, puoi fare mele deliziose.
    Guarda com’è facile”.
    “Non ascoltarlo” intervenne il cespuglio di rose “e guarda quanto siamo belle noi!”.
    L’albero disperato provò a seguire ogni consiglio. Cercò di produrre mele e far sbocciare rose
    ma, non riuscendo, a ogni tentativo si sentiva sempre più frustrato.
    Un giorno un gufo arrivò nel giardino.
    Era il più saggio di tutti gli uccelli e vedendo la disperazione dell’albero esclamò: “Non ti
    preoccupare. Il tuo problema non è così serio. È lo stesso di tanti esseri umani! Ti darò io la
    soluzione: non passare la tua vita ad essere ciò che gli altri vogliono che tu sia. Sii te stesso.
    Conosci te stesso e per far ciò ascolta la tua voce interiore”. Poi il gufo scomparve.
    “La mia voce interiore? Essere me stesso? Conoscere me stesso?” l’albero disperato pensava
    tra sé e sé alle parole del gufo quando all’improvviso comprese. Si tappò le orecchie e aprì il
    suo cuore e sentì la sua voce interiore che gli stava dicendo “Non darai mai mele perché non
    sei un melo, e non fiorirai ogni primavera perché non sei un cespuglio di rose. Tu sei una
    Sequoia, e il tuo destino è crescere alto e maestoso. Sei qui per offrire riparo agli uccelli,
    ombra ai viaggiatori, bellezza al paesaggio! Tu hai questa missione! Seguila!”.
    A queste parole l’albero si sentì forte e sicuro di sé e cessò ogni tentativo di diventare qualcun
    altro ed esattamente quello che gli altri si aspettavano da lui. In breve tempo riempì il suo
    spazio e divenne ammirato e rispettato da tutti. Solo da quel momento il giardino divenne
    completamente felice.

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