Motocicletta, 10 HP

Motocicletta

Voglio dedicare questo post ad una riflessione su un particolare della mia vita, una piccola cosa. Uso per la maggior parte dei miei spostamenti uno scooter, da sempre direi. Fin da bambino, con mio padre che guidava una vecchia vespa, e poi con i vari motorini che ho avuto fin dai tempi dell’università. Lavoro, da molti anni, in centro e sarebbe difficile farne a meno, ma è capitato che, per qualche motivo, sono dovuto andare a lavorare con i mezzi pubblici. Non voglio entrare nella polemica del disastroso stato dei mezzi pubblici a Roma, ma voglio condividere la mia esperienza. La diversità che ho sentito nel viaggiare con i mezzi pubblici o con uno scooter. Non mi interessa qui del risparmio di tempo o di praticità o di soldi, ma delle sensazioni che mi dà il viaggiare nei due modi diversi. Come dicevo, sono abituato a muovermi su due ruote. Quando mi infilo il casco, è come se mi chiudessi in una bolla. Il casco, soprattutto quello integrale, mi lascia solo con me stesso. Mi distacca dal mondo circostante e mi permette di riflettere su di me stesso, sulla mia vita, su ciò che mi accade, sul mondo in generale. È un bel momento il viaggiare cosi. La mattina, chiuso nella mia bolla, penso a ciò che dovrò fare durante la giornata, sia al lavoro che dopo. Il pomeriggio, di ritorno dal lavoro (ma è stato spesso anche di sera se non di notte), ripercorro i miei passi e fra valutazioni di ciò che ho fatto e di ciò che devo ancora fare, ripercorro la strada del mattino, spesso con spirito diverso: a volte più stanco, più preoccupato, più contento, più pensieroso.

Nei periodi in cui sono stato costretto, gioco forza, a prendere i mezzi pubblici, mi sono trovato a convivere con una umanità a me quasi sconosciuta. Stavo stretto stretto al fianco di uomini e donne a me sconosciuti ma che andavano verso una loro metà con lo stesso mio mezzo di trasporto. La vicinanza, spesso eccessiva a cui i disastrati mezzi costringono, crea una specie di strana relazione. Sono un buon osservatore e ho riconosciuto quei volti che mi accompagnavano regolarmente. Lo stesso orario la mattina o, più raramente, per il ritorno. Le stesse facce, le stesse borse. Immaginavo le loro vite: dove andavano? Quali lavori, quali visi avrebbero incontrato? Quali crucci nelle loro vite, quali le loro gioie? I ragazzi con i primi amori, i pensieri della scuola; quante storie su quei volti, quanti pensieri, quante gioie. Questo un po’ mi manca. Sono tornato allo scooter, mille volte più comodo, ma mi manca quel contatto, quello stare immerso in una umanità cosi diversa, non scelta ma casuale… casuale ma … vicina, stretta…

Motocicletta, 10 HPultima modifica: 2019-10-17T16:08:55+02:00da viaggiatorenotturno

12 pensieri riguardo “Motocicletta, 10 HP”

    1. E’ bello strusciarsi le vite, sentirle, anche se per un solo secondo, un solo minuto, vicine… la vita sempre più frenetica ci porta a essere sempre più distratti e soprattutto “lontani”, nel corpo e nella mente, dagli altri. Chiusi nelle nostre bolle, siano esse un casco, una automobile, una casa; ma anche il nostro ossessivo tentativo di mascherare quella che va di moda chiamare privacy.
      Sempre più soli, più distanti. Questa piccola condivisione assomiglia un pochino a quella di questi blog. Mentre sull’autobus è casuale e estemporanea, qui è un po meno casuale: ci troviamo e ci seguiamo, ci leggiamo, entriamo un pochino nelle vite degli altri, le sfioriamo, le accarezziamo. A volte approfondiamo, a volte rimaniamo in superfice. L’importante, secondo me, è uscire dalla nostra bolla, lasciare entrare gli altri e avvicinarci, per quanto ci permettono, nelle bolle degli gli altri….

  1. Molto bello il tuo post con questa contrapposizione tra il singolo e la moltitudine. Bene io ti diro’ che sono per il “single” nel senso che preferisco l’automobile o, addirittura andare a piedi da sola, piuttosto che mescolarmi alla folla. Poi le esperienze giovanili a Roma con i mezzi sempre pieni ed essendo ragazza ero spesso incastonata da uomini subdoli e perversi che non avevano altro da dare che disturbare le giovani ragazze. Per cui rifiuto l’esperienza dell’autobus completamente affolato, magari aspetto il prossimo se proprio sono costretta a prenderlo. Pero’ in generale sono una persona riservata che non le piace vivere tra la folla, preferisce la solitudine come sua amica. Inoltre, ti diro piu’ invecchio piu’ divento selettiva nei contatti, nelle amicizie, non sopporto piu’, non tollero piu’, non subisco piu’. Ho detto basta, e ora mi circondo di poche persone con le quali sto bene e che mi fanno star bene. Un sorriso.

    1. Grazie cara Acquasalata, per il commento. Capico il tuo diventare selettiva, anche a me capita, con l’età. A dire il vero lo ero gia da giovane e credo che con l’età questo carattere aumenti, si faccia più presente. Certo da “maschietto” non ho avuto le attenzioni morbose che lamenti tu giustamente, sugli autobus affollati, quindi posso capire certe cose solo ragionandoci.
      Quello che volevo mettere in evidenza è che nel nostro essere selettivi, quiasi scegliamo i nostri incontri e tendiamo a circondarci di persone a noi simili. Non è un male: è rassicurante, ci semplifica la vita. Ma esperienze come questa del blog mi fanno capire che c’è una umanità varia, diversa, “altra da me” e dal mio contesto sociale/umano. Come quella sull’autobus che incontro e che “struscio”, come dice Daunfiore in un suo bel commento. Questa umanità “altra” mi mette in discussione, mi mette in crisi nella sua diversità, ma mi fa interrogare su di me stesso, tiene viva la mia attenzone anche su cose che, magari, non avrei affrontato da solo. E’ vero che è giusto di circondarci da persone simili a noi, ma l’avvicinarci a “diversi” è sempre un arrichimento

      1. Si capisco il tuo punto di vista carissimo amico ma vedi c’e’ una diversita’. Partendo dal presupposto che siamo tutte e due selettivi, tu pero’ tendevi a circondarti di persone “simili” a te, mentre ora avverti, per il tuo carattere, il bisogno di entrare in contatto con persone “diverse” da te. Ecco che nasce in te la curiosita’ di conoscere modi di vita alternativi ai tuoi e percepisci il bisogno di “strusciarti” su questa umanità “altra” …” perche’ ti “mette in discussione, mi mette in crisi nella sua diversità, ma mi fa interrogare su di me stesso,..” Insomma per te questa umanita’ e’ un grande stimolo per te. Nel mio caso specifico io non ho bisogno di questa umanita’, di questa folla, io ho bisogno di poche persone, che non necessariamente siano simili a me, ma di persone ma che mi fanno star bene e che con le quali io sto bene. Per cui per concludere tu sei attratto da persone che vivono mondi e vite totalmente diversi dai tuoi (e questo l’ho sempre saputo!! sorrido) io sono attratta invece da persone, non necessariamente simili a me, spesso diverse da me, ma che mi fanno star bene e io sto bene con loro. Un sorriso.

        1. Si ha ragione carissima amica. Ho un bisogno di confrontarmi e di crescere. L’incontro con l’umanità “altra”, diversa, mi aiuta a confrontami con me stesso, a tenere d’occhio le mie scelte per capire dove sto andando e dove vogliao andare. Certo questo confronto, per essere produttivo realmente, deve approfondirsi, diventare personale, diretto, “vicino”. Sorvolare a volo d’uccello le diversità è sempre bello e importante ma non porta a veri miglioramenti: solo il contatto diretto riesce poi a farci crescere davvero.
          Detto questo, lo scopo di stare bene è natuale per tutti, ma presenta il rischio dell’immobilismo. Una volta trovata e configurata la nostra comfort zone, come dice giustament bluaquilegia, rischiamo di chiuderci dentro. So che non è il tuo caso e che tu comunque cerchi il miglioramento continuo di te stessa, quello che i giapponesi chiamano, in un certo senso “Kaizen”. I rapporti piu profondi sono comunque quelli, come dici tu, che ci fanno stare bene, non c’è dubbio… ma qualche volta anche essere messi in crisi, confrontarci con qualcosa di diverso da noi, ci può aiutare a fare un passo in avanti e magari ad apprezzare di più e meglio ciò che abbiamo
          Grazie sempre per le belle rilfessioni

    1. Il contatto umano e i piccoli gesti della vita quotidiana: è il paradosso del mondo della comunicazione. Comunichiamo sempre tanto ma ci manca il contatto umano.
      Sai riflettevo Nina su una cosa: ci sono persone che ho “conosciuto” qui intensamente, profondamente. Ne ho conosciuto aspetti del cuore che molto non si sono sognati nemmeno di sfiorare, ma non conoscevo i loro gesti quotidiani più semplici. E’ strano conoscere una persona solo dal di dentro e non dal di fuori. E’ il processo inverso di conoscenza, rispetto al consueto….
      Si… mi mancava il contatto umano, i gesti quotidiani…

  2. Motocicletta..10hp…tutta cromata…è tua se dici siiiii….mi costa una vita , per niente la darei ma ho il cuore malato e so che guarirei….
    Sorrido, l’ho cantata molte volte, mi piace ricordare quei momenti intensi e adolescenti. Altro modo di vivere. Allora erano in pochi ad avere la motocicletta e a scuola ci andavamo tutti con i mezzi e anche a lavorare ci andavano in molti con i mezzi.Hai voglia quanta umanità e che bella, oltretutto senza cellulare. Allora ci passavamo le Prinz ……:-))))
    Prendo i mezzi spesso e sono circondata da gente di tutti i colori, l’umanità siamo noi , sono io e mi piace averla intorno. Mi piace la gente che va a lavorare come me …e qualche volta quelli in scooter sono anche un po’ molesti, ti arrivano da tutte le parti….sorrido, sto scherzando, anche gli scooteristi sono umanità.
    …..motocicletta 10hp……

    1. Siamo umanità:l’umanità siamo noi, colorati, diversi, allegri, tristi, scemi…. diversi ma sorprendentemente simili, anche dove non crediamo. La scoperta degli altri è il viaggio che più mi affascina: le cose che abbiamo in comune, che fanno la nostra storia. Le cose speciali che contraddistinguono ciascuno di noi, che ci rendono unici.
      Stare vicino, strusciarmi come un gatto a qualcosa che vedo e magari nn capisco, ma mi affascina. Segno il mondo, il mondo lascia il suo segno di me. Il suo odore, la forza delle spinte, le parole dette, sussurrate, ascoltate.
      L’umanità siamo noi, siamo io e te…

    1. Caro diario.. cara bluaquilegia che ricordi…. non immagini quanto quella storia, quelle sceme mi rappresentano…. gli attici dove immagino di abitare, io mi trovo d’accordo con una minoranza… il mio sogno è quello di saper ballare bene….
      La comfort zone è la gabbia in cui sento sempre più che la società ci vuole chiudere… per questo cerco la minoranza…

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