Creato da amazzoneperforza il 01/06/2008

APF

La verità nuda e cruda.

 

(h)OME

Post n°1492 pubblicato il 14 Febbraio 2013 da amazzoneperforza
Foto di amazzoneperforza

(H)OME11 febbraio 2013 La primavera scorsa, il regista Luca Cerlini insieme al team di Secretwood, collettivo artistico con base in Talent Garden, ha realizzato “(h)Ome”, un documentario sul paese di Ome, nato senza scopo di lucro con un piccolo budget, al quale ha contribuito anche il Comune. Il cortometraggio è stato creato con una specifica funzione di risveglio sociale: attraverso la riflessione sulle radici e sulla memoria del paese di Ome, Luca ha cercato di trasmettere un diverso approccio al territorio che si può sintetizzare nella massima “guardati attorno perché il meraviglioso è ovunque, anche sotto casa”.In autunno il corto è stato presentato nel cinema del paese della Franciacorta e per l'occasione è stato organizzato anche un dibattito, dove chi ha partecipato alla produzione - nel video compaiono più di quaranta persone, per lo più abitanti del paese - ha potuto raccontare la sua esperienza; a seguire si sono esibiti gli artisti del coro di canto antico dell'accademia di Ome, anche loro protagonisti della pellicola. Dopo questo primo incontro “(h)Ome” è stato proiettato in una serie di occasioni sia a Brescia sia a Milano. Le reazioni iniziali sono state le più disparate: dall'incredulità di fronte alla bellezza del territorio al forte senso di appartenenza, tanto che anziani e meno anziani del paese ormai si riferiscono al prodotto come “al nostro film”, fino alla positiva risposta non solo da parte del pubblico più maturo, certamente più allettato dalle tematiche della memoria e della storia territoriale, ma anche da parte dei più giovani. Proprio loro ne hanno parlato tramite social network e blog creando un sentimento di curiosità rispetto a questa pellicola che è giunta fino Oltreoceano. Per dare modo anche a chi è fisicamente e culturalmente distante dalla nostra provincia oggi “(h)Ome” è disponibile anche online e sottotitolato in inglese, lavoro che si è dimostrato per nulla facile in quanto è stato necessario trasmettere anche i concetti espressi in dialetto bresciano. Un intervento che si è reso necessario proprio per raggiungere anche gli stranieri, in particolare gli americani, che hanno dimostrato tanto interesse. “La pubblicazione online per noi è la vera e propria prima perché finora è stato visto solo da addetti ai lavori e dagli abitanti del paese che sono giustamente di parte” ha commentato il regista Luca Cerlini. “Questo sarà il primo vero confronto con il pubblico”.Il documentario è visionabile all'indirizzo http://vimeo.com/59389314.http://www.giornaledibrescia.it/cultura-e-spettacoli/h-ome-il-documentario-sbarca-sul-web-1.1545145

 
 
 

Mozziconi di sigaretta: rifiuti tossici per l’ambiente e la salute

Post n°1491 pubblicato il 01 Settembre 2012 da amazzoneperforza

INQUINAMENTO. Mozziconi di sigaretta: rifiuti tossici per l’ambiente e la salute

granchio

I mozziconi di sigaretta, gettati via dagli 1,5 miliardi di fumatori nel mondo, sono tanto inquinanti e pericolosi per l’ambiente e per la salute quanto i rifiuti industriali.
Purtroppo, a giudicare soltanto dalla quantità che vediamo dispersa nelle nostre strade, sembrano essere molto rari quei fumatori che si preoccupano di gettare la cicca della sigaretta nei cestini. C’è addirittura chi non si fa scrupoli a gettarla nel mare: nel Mediterraneo, per esempio, rappresentano il 40% dei rifiuti (il 9,5% sono bottiglie di plastica, l’8,5% sacchetti di plastica, il 7,6% lattine di alluminio).

Di questo argomento si è discusso lo scorso 21 Gennaio presso la sede ENEA di Roma, durante la giornata di studio “L’impatto ambientale del fumo di tabacco. Le cicche di sigaretta: un rifiuto tossico dimenticato”.

Accendere una sigaretta significa immettere in ambiente più di 4000 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e cancerogena. Una parte di queste sostanze chimiche resta nel filtro e va a contaminare quella parte di sigaretta non fumata che comunemente chiamiamo cicca o mozzicone. Nelle cicche, quindi, è possibile trovare moltissimi inquinanti: nicotina, benzene, gas tossici quali ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, la materia plastica di cui è costituito il filtro.

Lo studio ENEA – AUSL di Bologna mette proprio in evidenza il potenziale nocivo delle cicche di sigarette. Il lavoro valuta il carico inquinante delle cicche di sigaretta sul territorio italiano, argomento sul quale esiste un vuoto culturale e normativo. Sebbene il carico nocivo di ogni cicca sia basso (dell’ordine di milligrammi), il fattore che amplifica il problema è l’elevato numero di cicche prodotte.

La valutazione si basa su: il numero di fumatori (13 milioni), il numero medio di sigarette fumate da ciascuno (15 sigarette al giorno), i quantitativi di alcuni agenti chimici presenti in ogni cicca e il numero complessivo di cicche immesse in ambiente ogni anno (72 miliardi di cicche/anno).

Tenuto conto del potere filtrante dell’acetato di cellulosa (filtro) è comunque possibile affermare che il carico nocivo immesso in ambiente con i mozziconi di sigaretta è alquanto rilevante.

Nicotina324 tonnellate
Polonio-2101872 milioni di Bq
Composti organici volatili1800 tonnellate
Gas tossici21,6 tonnellate
Catrame e condensato1440 tonnellate
Acetato di cellulosa12240 tonnellate


Lo studio sottolinea inoltre che non esistendo normative nazionali che ne limitino la dispersione in ambiente, ma solo singole iniziative da parte di alcuni comuni più attenti, la maggior parte delle cicche imbrattano il suolo o finiscono nelle fogne e nelle acque superficiali contaminandole. Da tutti questi fattori emerge la necessità di classificare le cicche come un rifiuto tossico per l’ambiente e trattarle come tale.

I comuni, gli amministratori locali, i datori di lavoro dovrebbero non solo emanare norme di comportamento, ma anche installare, come accade per altre tipologie di rifiuti, appositi raccoglitori per i mozziconi di sigaretta.

Il problema, è evidente, va affrontato da vari punti di vista, coinvolgendo diversi attori e notevoli risorse finanziarie. La sua risoluzione resta comunque legata intimamente al modo di agire dei fumatori: non basta ridurre il consumo di sigarette ma è necessaria l’adozione di comportamenti responsabili e rispettosi della propria e altrui salute.

Inoltre, è utile ricordare che l’Agenzia per la protezione dell’ambiente della California ha classificato il fumo di tabacco come un inquinante tossico dell’aria.

Non dimentichiamo, poi, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il fumo come la principale causa mondiale di malattia e di morte prevenibile.

http://www.plef.org/mozziconi-di-sigaretta-rifiuti-tossici-per-lambiente-e-la-salute/

 
 
 

L'Islanda guida la classifica delle nazioni più "verdi" del pianeta

Post n°1490 pubblicato il 01 Settembre 2012 da amazzoneperforza

L'Islanda guida la classifica delle nazioni più "verdi" del pianeta. Italia 18esima

di Chiara Beghelli

La zona più "verde" del mondo? È compresa fra l'Islanda e la Svezia. Con un'appendice tropicale nella Costa Rica. A definire quali sono le nazioni più ecologicamente sostenibili del Pianeta è l'ultima edizione dell'Environmental Performance Index, un indice messo a punto dalle università statunitensi di Yale e Columbia che, misurandole attraverso 25 parametri e incrociando dati della Banca Mondiale e di varie agenzie Onu, classifica 163 nazioni in base al loro impegno ecologico.

Questa è la terza edizione dell'Epi, pubblicato con cadenza biennale dal 2006, ed è stata presentata in questi giorni al World Economic Forum di Davos. La salute dell'aria, del terreno e delle acque, il management delle risorse naturali, la protezione della biodiversità e dell'habitat, le politiche forestali, agricole, ittiche e quelle per limitare gli effetti del cambiamento climatico: sono questi alcuni dei parametri che hanno fatto vincere l'Islanda con un punteggio di 93,5 su 100. Un primo posto che l'isola ha meritato soprattutto grazie alle sue politiche di riduzione dei gas serra e ai progetti per la riforestazione del territorio. Al secondo posto troviamo la Svizzera, poi la Costa Rica, la Svezia e la Norvegia, nazioni che hanno tutte investito nel controllo dell'inquinamento e in politiche di sostenibilità di lungo periodo.
Se l'area nord europea è la più virtuosa del pianeta, le ultime cinque posizioni appartengono tutte a paesi africani: Togo, Angola, Mautitania, Repubblica Centrale Africana e Sierra Leone, non riescono ancora a concentrarsi sulla tutela dell'ambiente. Non ci riescono, però, neppure due giganti dell'economia mondiale come la Cina e l'India, che si fermano molto in basso nella classifica, rispettivamente al 121 e al 123posto. Al contrario, è piuttosto confortante la situazione dei paesi occidentali più sviluppati, soprattutto quelli europei, per lo più collocati con un Epi compreso fra 85 e 70: la Norvegia è al quinto posto, seguita dalla Francia al settimo, dall'Austria all'ottavo, poi da Finlandia, Slovacchia e Regno Unito. L'Italia è al 18esimo posto, preceduta dalla Germania e seguita dal Portogallo. Per trovare gli Stati Uniti, però, bisogna scorrere la classifica fino al 61esimo posto, compresi fra Paraguay e Brasile e a una certa distanza dall'Europa e dal Giappone (che si trova al 20esimo posto). Ma, dicono gli esperti che hanno creato l'Epi, il ranking degli Usa non comprende gli ultimi provvedimenti dell'amministrazione Obama in tema di ambiente, visto che i dati raccolti si fermano all'inizio del 2009.

Tornando all'Italia, l'esame del posizionamento nei vari parametri mette a fuoco un paese con difficoltà ed eccellenze: se siamo ancora molto indietro per quanto riguarda le emissioni di gas serra (a dire il vero come la grande maggioranza dei paesi più ricchi del pianeta), l'Italia riceve la sufficienza per la tutela della qualità dell'aria e delle acque, ma è decisamente all'avanguardia (e qui ci meritiamo un primo posto assoluto) per la protezione delle specie a rischio. Ma ora che in Parlamento si discute la possibilità di estendere e "liberalizzare" la stagione della caccia, chissà se il prossimo Epi sarà ancora così generoso con noi.

29 gennaio 2010

 
 
 
 

LONTRA MARINA

Post n°1489 pubblicato il 01 Settembre 2012 da amazzoneperforza

Lontre, animali più intelligenti di quanto si crede

Avreste mai detto che una lontra marina è davvero intelligente e che è in grado di risolvere problemi?
Ebbene, adesso è tutto verificato e visionabile… i responsabili dello Zoo e Acquario Point Defiance hanno avuto la brillante idea di insegnare alla lontra Nellie come risolvere da sola alcuni piccoli problemi. In un video su YouTube si vede come lo staff dello zoo di Washington ha insegnato alla creatura a impilare delle coppette, una dentro l’altra.
Stando sulla schiena, l’animale ha preso le tre coppette completamente da sola e ne ha messa una dentro l’altra aiutandosi con il muso e le zampe.
L’addestratore incita la lontra quando sta facendo bene l’esercizio, impilando una tazzina nell’altra. Capita anche che la lontra metta la tazzina più piccola in quella più grande, ma facilmente si rende conto dell’errore e così riparte da capo per avere la sequenza giusta.
Questo giochino insegnato alla lontra è parte di una serie di esercizi volta a sviluppare e testare le capacità intellettive di questi animali.
Il video postato su YouTube ha raggiunto oltre 485.000 visite e ogni volta che la lontra finisce l’esercizio, guarda la telecamera, mostrando il suo risultato.
Le lontre sono molto veloci nel risolvere problemi e riescono sempre, con diversi trucchetti, a prendere cibo quando vivono allo stato brado.

http://www.noncipossocredere.com/2012/08/23/lontre-animali-piu-intelligenti-di-quanto-si-crede/

 
 
 

MICI E CANE

Post n°1488 pubblicato il 01 Settembre 2012 da amazzoneperforza

MICI E CANE. Adorabili!

 
 
 

Adorabile micio

Post n°1487 pubblicato il 01 Settembre 2012 da amazzoneperforza

Adorabile micio

 
 
 

ANTISTUPRATORI

Post n°1486 pubblicato il 01 Settembre 2012 da amazzoneperforza

 
 
 

CARDINAL MARTINI

Post n°1485 pubblicato il 01 Settembre 2012 da amazzoneperforza

Il Cardinal Martini è morto.

 
 
 

Jasper Maskeline

Post n°1484 pubblicato il 28 Agosto 2012 da amazzoneperforza

Jasper Maskeline

Ha cambiato il corso della storia, durante la seconda guerra mondiale.

 
 
 

TORINO, CASTELLO DEL VALENTINO

Post n°1483 pubblicato il 06 Agosto 2012 da amazzoneperforza

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Castello del Valentino
Residences of the Royal House of Savoy

Clicca sull'immagine per vederla ingrandita

Il Castello del Valentino è un edificio storico di Torino, situato nell'omonimo Parco del Valentino sulle rive del fiume Po. Oggi è sede distaccata del Politecnico di Torino, ed ospita la Facoltà di Architettura.

L'antico castello fu acquistato da Emanuele Filiberto di Savoia, il duca Testa di Ferro, su consiglio di Andrea Palladio. Questa struttura ospitò nobili famiglie come i Saintmerane, i Cicogna, i Pacelli ed i Calvi, che comprarono sei stanze nel castello.

Il Castello nel 1938

L'origine del suo nome è incerta. Il primo documento in cui compare il nome Valentinium è del 1275; qualcuno fa risalire il suo nome a san Valentino perché le reliquie di questo santo, martire giovinetto del '200, sono conservate dal 1700 in una teca di cristallo nella chiesa di san Vito (sulla collina prospiciente al Parco del Valentino) qui trasferite in seguito alla distruzione di una chiesetta vicina all'attuale parco. Alcuni studiosi affermano che, in un singolare intreccio di memoria religiosa e mondanità, si soleva un tempo celebrare nel parco fluviale torinese, proprio il 14 febbraio (ora festa degli innamorati) una festa galante in cui ogni dama chiamava Valentino il proprio cavaliere.

 

Il castello deve la sua forma attuale ad una Madama Reale, la giovanissima Maria Cristina di Borbone (sposa di Vittorio Amedeo I di Savoia e figlia di Enrico IV, primo re di Francia di ramo borbonico). Proprio alla Francia guarda lo stile di questo splendido palazzo: quattro torri angolari cingono l'edificio a forma di ferro di cavallo, con un'ampia corte a pavimento marmoreo. I tetti con due piani mansardati (solo dei falsi piani) sono tipicamente transalpini e tutto lo stile architettonico riflette i gusti della giovane principessa. I lavori durarono quasi 30 anni, dal 1633 al 1660 su progetti di Carlo e Amedeo di Castellamonte: la duchessa Maria Cristina vi abitò fin dal 1630 ammirando gli affreschi di Isidoro Bianchi di Campione d'Italia e gli stucchi dei suoi figli Pompeo e Francesco. E proprio a lei si deve lo scenico arco di ingresso sulla facciata con lo stemma sabaudo.

 

Sulla figura della nobildonna francese circolavano voci maligne, che narravano di un Castello del Valentino luogo di incontri amorosi con gentiluomini e servitù che finivano in fondo ad un pozzo gettati dalla nobile amante, la quale sembra che si fece costruire anche un passaggio sotterraneo, vera e propria galleria che attraversava anche il letto del Po, per collegare il Castello alla Vigna Reale, teatro d'incontri amorosi tra lei e il suo consigliere Filippo d'Agliè.

Nel XIX secolo il castello subì piccoli cambiamenti architettonici e di connessione nel tessuto urbano cittadino, ma venne anche depredato del suo splendido arredo secentesco dai soldati francesi napoleonici.


Seguirono anni di abbandono e di degrado, quando nel 1860 venne scelto per la facoltà di Ingegneria torinese. L'abbandono del castello, però, ne è stato paradossalmente la sua fortuna: alcune infiltrazioni d'acqua hanno rovinato alcuni affreschi ma nel complesso il disinteresse per il palazzo ne ha conservato intatto il patrimonio di fregi e affreschi delle sale, tutti originali del '600. Oggetto di restauri in questi ultimi anni, il Castello sta ritrovando l'antico splendore. Le sale del primo piano vengono riaperte una ad una e ospitano uffici di rappresentanza della Facoltà di Architettura. Il 12 maggio 2007 ha riaperto la splendida sala dello Zodiaco, col suo affresco centrale che raffigura mitologicamente il Fiume Po con le fattezze di Poseidone.

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Torino_2006_casa_Italia.jpg

Nel 2006 è stato scelto come sede di Casa Italia alle Olimpiadi di Torino.

 
 
 

UNIVERSITA' DI BRESCIA, FACOLTA' DI ECONOMIA

Post n°1482 pubblicato il 06 Agosto 2012 da amazzoneperforza

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EDUCAZIONE SESSUALE con Bruno Bozzetto

Post n°1481 pubblicato il 24 Luglio 2012 da amazzoneperforza

Video di Bruno Bozzetto
"Non per caso, ma per scelta"
 
 
 

WEBCAM SU NIDO DI FALCO PESCATORE

Post n°1480 pubblicato il 21 Luglio 2012 da amazzoneperforza

FALCO PESCATORE

WebCam

http://pontu.eenet.ee/player/kalakotkas.html


Io ne sono incantata!

 
 
 

TUTTO E' POSSIBILE NELLA VITA (?)

Post n°1479 pubblicato il 21 Luglio 2012 da amazzoneperforza

 
 
 

PASSWORD ERRATA

Post n°1478 pubblicato il 21 Luglio 2012 da amazzoneperforza

 
 
 

LA STANZA DURANTE UNA VIDEOCHIAMATA CON SKYPE

Post n°1477 pubblicato il 21 Luglio 2012 da amazzoneperforza

 
 
 

LA STRADA ALLA FELICITA'

Post n°1476 pubblicato il 21 Luglio 2012 da amazzoneperforza

 
 
 

NON SI GIOCA CON LA VITA

Post n°1475 pubblicato il 21 Luglio 2012 da amazzoneperforza

 
 
 

INVASIONE ANIMALE IN ITALIA, LA VESPA VELUTINA

Post n°1474 pubblicato il 08 Luglio 2012 da amazzoneperforza

INVASIONE ANIMALE IN ITALIA
LA VESPA VELUTINA

Nel nostro paese le specie alloctone sono in aumento. E l'ambiente e l'economia ne pagano il prezzo.

Dal calabrone asiatico al giacinto d'acqua, gli animali e le piante alloctone che più mettono a rischio la nostra salute e quella dell'ambiente


Vespa velutina (Vespa velutina nigrithorax)
Fotografia di Jean Haxaire

 

Origine: Proviene dal sud-est asiatico: Cina, India, Indocina e Giava. Nel 2004 è stata scoperta in Francia e da poche settimane anche in Spagna.

Effetti: La vespa velutina, anche detta calabrone asiatico per la sua somiglianza con quest'insetto, è piuttosto aggressiva nei confronti dell'uomo e può far male con il suo lungo pungiglione. Il problema principale, però, è un altro: questa vespa si nutre di molti insetti tra cui le api, fondamentali per l'ecosistema. Le api asiatiche hanno imparato a difendersi mentre quelle europee, prese alla sprovvista, sono vulnerabili.

Dove si trova in Italia: Per il momento non è ancora arrivata, ma sembra solo questione di tempo. Piero Genovesi dell'Ispra sottolinea che nel nostro paese manca un adeguato sistema di allerta. E quando ci accorgeremo che la vespa asiatica è arrivata, sarà forse già troppo tardi.

http://www.nationalgeographic.it/natura/2011/02/16/foto/specie_invasive_italia-182378/4/

 

L'Italia invasa dagli alieni

Nel nostro paese le specie alloctone sono in aumento. E l'ambiente e l'economia ne pagano il prezzo.

 

Api, visoni, scoiattoli e gamberi europei: tremate. I cugini americani e asiatici sono arrivati a casa vostra per farvi scomparire per sempre. È l'invasione delle specie aliene, o meglio, alloctone. Animali e vegetali di importazione che mettono in pericolo la biodiversità dei paesi che raggiungono. Hanno sempre vissuto in terre lontane ma oggi, a causa nostra, sono piombati in ecosistemi impreparati al loro arrivo. Grazie all'uomo hanno superato barriere naturali che non sarebbero mai stati in grado di varcare, come gli oceani. A bordo di navi container, aerei e automobili. Sono figli della globalizzazione. Ma se per il genere umano la conoscenza reciproca è un valore, gli effetti di questa globalizzazione silenziosa sono tutt'altro che innocui.

Negli ultimi 400 anni, oltre la metà delle estinzioni – il 54 per cento - vede coinvolta una specie invasiva. Un'estinzione su cinque è dovuta esclusivamente a questo fattore. I numeri danno una mano a capire la gravità di un problema che preoccupa moltissimo biologi ed esperti di tutto il mondo. 

La missione di questi scienziati è tutt'altro che semplice. Quando si parla di progetti per eradicare colonie di nutrie, visoni,

scoiattoli grigi, gamberi blu, piccoli insetti colorati e piante dai fiori meravigliosi, è difficile essere popolari. Eppure queste specie, più altre migliaia, costano ogni anno 12 miliardi di euro in tutta Europa. Nella stima, quasi sicuramente al ribasso, sono inclusi i costi di eradicazione ma anche i danni all'agricoltura, alla pesca, alle foreste e alle infrastrutture.

La Commissione Europea ha finanziato il programma Daisie per censire le specie invasive di tutto il continente e sperimentare un sistema di allerta rapido ed efficiente. “È questo il grande problema che stiamo tentando di risolvere: troppo spesso interveniamo per arginare una specie alloctona quando è ormai troppo tardi”, spiega Piero Genovesi, biologo dell'Ispra e presidente di Issg, una rete globale di scienziati ed esperti in specie invasive. “Se presa in tempo”, continua Genovesi, “un'invasione può essere affrontata e risolta con spese minime, anche solo mille euro. Altrimenti i costi possono aumentare anche di 40 volte. È per questo che dico che oggi, in Italia, abbiamo diverse bombe a orologeria che esploderanno fra 10-15 anni provocando ingenti danni economici”. Un allarme da non sottovalutare.

A preoccupare non è il fenomeno in sé, che esiste da sempre (in fondo anche il pomodoro e la patata in Europa, così come il cipresso in Toscana, sono specie vegetali aliene), ma le proporzioni che ha assunto. Negli ultimi 30 anni le specie alloctone sono aumentate del 76 per cento. A volte biologi e naturalisti faticano a intervenire anche per un ostacolo culturale. Succede quando un animale o una pianta è ormai talmente diffusa che gran parte delle persone la considera parte integrante dell'ecosistema. Su molte cartoline della Sardegna domina Carpobrotus, una bella pianta perenne dai fiori colorati, diffusissima in Italia soprattutto sulle isole. Peccato che venga dal Sudafrica, non abbia nulla a che vedere con la flora della Sardegna e stia mettendo a rischio la sopravvivenza di molte piante autoctone.

Spesso le invasioni sono una conseguenza degli scambi commerciali. In molti paesi del mondo la zanzara tigre si è diffusa attraverso navi container che trasportavano il celebre “tronchetto della felicità”. Altrettanto spesso, però, è l'amore per gli animali più esotici a mettere in pericolo interi ecosistemi. Gli esempi si contano a centinaia: dai pappagalli alle tartarughe guance rosse, dagli scoiattoli alle piante ornamentali di ogni tipo. C'è chi li porta con sé da luoghi lontani per poi lasciarli liberi in natura. “Dobbiamo far passare un messaggio molto chiaro: non bisogna mai rilasciare in natura una specie aliena e non ha alcuna importanza che lo si faccia in buona fede”, afferma Andrea Monaco, naturalista dell'Agenzia Regionale Parchi del Lazio, “perché ogni ecosistema è il frutto di un'evoluzione lunga milioni di anni. Basta un fattore esterno a sconvolgere l'equilibrio e a provocare, nel peggiore dei casi, l'estinzione di intere specie”. 

Insieme ai suoi colleghi, Monaco sta curando un progetto molto ambizioso: il Pasal, un atlante di tutte le specie invasive segnalate nel Lazio nel corso degli ultimi anni. Una immensa banca dati che comprende anche un monitoraggio scientifico dei luoghi più a rischio. Uno studio sugli aeroporti di Fiumicino e Ciampino e il porto di Civitavecchia – realizzato da un team dall'Università di Firenze guidato da Francesca Gherardi – ha dimostrato quello che fino ad oggi era solo un sospetto: oltre ad essere il punto di arrivo di donne, uomini e merci, questi grandi snodi sono una porta aperta per animali e piante totalmente estranei al nostro continente. Grazie ad una speciale trappola, i ricercatori sono riusciti a scoprire che nel porto di Civitavecchia era arrivato anche un esemplare di scarabeo Ataenius, probabilmente dagli Stati Uniti. Era il primo in Europa.

Il povero scarabeo non ha fatto a tempo a riprendersi dal jet-lag che è stato catturato. Tanti altri animali e piante invasive però godono di ottima salute. E lentamente, mettono in pericolo la fauna e la flora del nostro paese.

 

Mix invasivo

 
 
 

Babe e mamma

Post n°1473 pubblicato il 08 Luglio 2012 da amazzoneperforza

Babe e mamma
Fotografia di Craig W. Walsh/iStockphoto.com

Una femmina di maiale dominante in genere mette al mondo più piccoli di sesso maschile che femminile.

Le immagini di questa galleria sono tratte dal libro Mother's Love, che racconta l'amore materno nel mondo animale attraverso una serie di ritratti di piccoli con le loro madri apparsi su National Geographic.

 
 
 
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