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Creato da zoeal il 05/02/2008

RASNA

semplice passione

 

LA MUSICA PERDUTA DEGLI ETRUSCHI: APPUNTI SPARSI

Post n°316 pubblicato il 15 Dicembre 2011 da zoeal
 

Gli autori greci e latini dissero che la musica accompagnava ogni gesto quotidiano degli Etruschi: suonavano i pastori pascolando il gregge, suonavano nelle gare sportive, ai banchetti, durante le battute di caccia, mentre si cucinava, durante i riti funebri e secondo qualcuno, (greco, ma và?) anche mentre si “frustavano i servi” trovando nella cosa anche una certa connotazione sadica. Di fatto, che la musica avesse assunto un ruolo importante nella vita anche quotidiana degli Etruschi, è certo: sono molte infatti le rappresentazioni di musicisti (specie flautisti e suonatori di lira) nelle bellissime pitture delle tombe tarquiniesi, chiusine e orvietane e nei vasi di ispirazione greca a figure rosse. Purtroppo a parte queste testimonianze, della musica etrusca praticamente non si sa nulla. Possiamo dedurre che si ispirasse a quella greca di cui sappiamo un po’ di più ma, se analizziamo attentamente le testimonianze grafiche, ci accorgiamo anche che gli Etruschi forse avevano saputo cambiarla o personalizzarla. Per esempio i Greci avevano il doppio flauto, anche i nostri Rasna lo avevano ma  era diverso e probabilmente emetteva un suono differente, non chiedetemi i dettagli tecnici sul perché (il musicista Stefano “Cocco” Cantini, durante l’incontro museale su “La musica perduta degli Etruschi” lo ha saputo spiegare benissimo ma io purtroppo non so fare altrettanto) credo che si trattasse di un discorso di “ancia”. Come doveva essere quel suono? Con precisione non lo sapremo mai tuttavia avrebbe potuto assomigliare a quello del doppio flauto sardo; d’altronde gli studiosi stanno approfondendo i legami tra la civiltà nuragica e quella etrusca e non si esclude che entrambe siano state correlate cosicché alcune reminiscenze del passato, perdute nell’Etruria di oggi,  siano state invece tramandate nella cultura sarda. Non è tutto, alcuni strumenti infatti sono stati inventati proprio dagli Etruschi, per esempio il grande corno che veniva portato a spalla e la tromba con l’estremità ricurva detta, per questa particolarità “lituo”. Dalle scene riportate su parecchi vasi, sembra che corni e trombe fossero privilegiati durante le attività di guerra e di caccia (ed il pensiero va alla caccia alla volpe in Inghilterra scandita dal suono dei corni), le trombe a lituo ed il grande corno a spalla (se ne trovano i resti a Villa Giulia) scandivano l’incedere dei cortei di magistrati mentre per sacrifici, banchetti e giochi si preferivano flauti e lire (di cui quella grande detta a “culla” pare essere tipicamente etrusca). I musicisti sono quasi sempre raffigurati vestiti riccamente per cui probabilmente non erano schiavi o servi ma professionisti prezzolati anche lautamente così come d’altronde avveniva in Grecia. Uno dei primi re di Roma, Numa, che organizzò i suoi cittadini in corporazioni di arti e mestieri, mise al primo posto proprio quella dei musici per cui, questi dovevano essere tenuti in grande considerazione nell’antichità. Un discorso a parte riguarda la musica nei sacrifici: sappiamo infatti che presso i Greci un sacrificio non era valido e la divinità veniva offesa se l’animale, nell’atto di essere immolato, emetteva dei gemiti; la musica serviva per coprire questi rumori indesiderati in modo che non arrivassero alla divinità che ci si voleva ingraziare.  Da tutta quest’analisi possiamo dedurre inoltre che gli Etruschi non amassero gli strumenti a percussione, conosciuti e utilizzati dai Greci ma mai raffigurati invece dai nostri progenitori che prediligevano quindi gli strumenti a fiato. Pare che questa predilezione si sia trasferita nel dna degli italici, visto che l’Italia è uno dei primi paesi al mondo a sfornare virtuosi degli strumenti a fiato.

Grazie alle dottoresse Rafanelli e Celuzza e al musicista Stefano “Cocco” Cantini per la bella ed istruttiva conferenza sul tema della musica etrusca.

 
 
 

La musica degli Etruschi

Post n°315 pubblicato il 12 Dicembre 2011 da zoeal
 

Una serie di iniziative nei musei della provincia di Grosseto:

LA MUSICA DEGLI ETRUSCHI

se passate da queste parti....

 

 
 
 

30 ottobre 2011

Post n°314 pubblicato il 30 Ottobre 2011 da zoeal

E' passato un anno da quando nella nursery dell'ospedale sembravi un fagottino rosa. Ora hai appena imparato a muovere qualche passetto e sei una simpatica e terribile "casinista". Ti voglio bene luce della vita di mamma e papà. Buon compleanno amore mio!

 
 
 

Girovagando per le colline maremmane

Post n°313 pubblicato il 31 Luglio 2011 da zoeal
 

azienda vitivinicola a "vocazione" etrusca. Scuriosando su internet ho trovato che hanno denominato i loro vini con nomi e simboli etruschi. Molto, molto, molto bene!

 Ricordo che la parola "tular" significa "confine".

 
 
 

Torna "Il Frontone di Talamonaccio"

Post n°312 pubblicato il 26 Marzo 2011 da zoeal
 

Il frontone del tempio di Talamone rappresentante i "sette contro Tebe" ritorna visibile al pubblico dopo lungo itinerare per mostre in tutto il mondo, al museo di Orbetello (ex polveriera Guzman):

Orari e giorni di apertura al pubblico

Per rinfrescarci le idee:

 Il tempio (III secolo a.C) si innalzava sulla pendice sud-est di Talamonaccio; la fronte era rivolta verso il mare e costituiva un punto di riferimento per le navi provenienti da sud, mentre il monumento non era visibile dalla baia sottostante. Il frontone presenta al centro Edipo cieco e inginocchiato, ai lati i suoi due figli morenti Eteocle e Polinice; a sinistra è Adrasto che fugge su una biga, mentre a destra è Anfiarao che sprofonda negli Inferi con il suo carro. Il frontone presenta alcune peculiarità che lo rendono unico nel panorama di analoghe creazioni nell’intera Etruria. Innanzi tutto il fatto che gli scultori si siano preoccupati di creare le figure inclinate in avanti, in modo che dal basso si potesse avere una visione migliore. L’altra particolarità non trascurabile è data dalla ricchezza dei personaggi e dalla complessità del "racconto" scultoreo.

(da Canino Info) 

 
 
 

STRACCI, CENCI & COMPANY

Post n°311 pubblicato il 22 Febbraio 2011 da zoeal
 

Etruschi anche questi noti dolci fritti di carnevale che prendono nomi diversi a seconda delle diverse zone ma che nella sostanza sono tutti uguali: sfoglie di pasta fritta dolcificati con zucchero o miele.

La notizia l'ho sentita da uno storico di gastronomia in una nota trasmissione televisiva pomeridiana. Tipici dolci da strada, venivano venduti e consumati per le vie dell'antica Roma durante i Saturnali (che non erano altro che una sorta di carnevale antico) ma i Romani stessi avevano ereditato la tradizione dagli Etruschi.

Rispetto ai dolci di oggi venivano fritti nello strutto e dolcificati ovviamente solo con miele.

Allora la domanda sorge spontanea: ma che mondo sarebbe stato senza gli Etruschi?

E dominiamooooooooo!!!!

buon appetito e attenti alle calorie!

 
 
 

DOMUS ETRUSCA DI VETULONIA: NUOVI SCAVI

Post n°310 pubblicato il 20 Gennaio 2011 da zoeal

Dopo sette mesi di pausa, sono ripresi a dicembre gli scavi archeologici a Vetulonia, che hanno permesso di riportare alla luce una intera domus etrusca, unica in Italia, risalente a 2400 anni fa. La casa aristocratica, che venne scoperta a maggio 2010 nel quartiere di Poggiarello-Renzetti, uno dei quartieri della città etrusco-romana di Vetulonia, è emersa in tutto il suo splendore riportando in vita aspetti della vita quotidiana degli etruschi, prima mai conosciuti agli storici. La nuova campagna di scavi ha permesso di scoprire due nuovi ambienti e altri vani continuano a svilupparsi sotto terra in direzione nord-ovest e nord-est. Dovrebbe trattarsi di una casa ad atrio, impostata su un atrio centrale a cielo aperto, con tetto a quattro falde displuviate e vasca centrale dell'impluvio a terra per raccogliere le acque piovane e l'ingresso, ancora da scavare, doveva aprirsi verosimilmente verso la via dei Ciclopi, una strada minore che si inerpicava sulla collina dove è disteso il quartiere parallelamente alla via Ripida sulla quale si apre la casa di Medea. I due nuovi ambienti della casa scavati facevano parte della zona residenziale della casa. Nella scorsa campagna erano stati messi in luce il settore della dispensa, dei magazzini, con gli orci e le anfore per contenere e conservare gli alimenti, l'olio e il vino; la nuova campagna di scavo ha proseguito verso la sala da pranzo, il triclinio, dove i signori della domus si ritrovavano a consumare i pasti distesi sui loro letti conviviali. La stanza da pranzo era in origine intonacata e sull'intonaco si estendeva la decorazione pittorica a colori vivaci ed i resti di questo intonaco dipinto si sono conservati su uno dei muri del vano. Nella stanza sono rimasti alcuni arredi di marmo, come sostegni a forma di colonnino e basette, che forse sorreggevano piccole tavole dove appoggiare i vasi e gli alimenti del banchetto; una vaschetta di marmo ornata da una testina di animale, ecc. Ma soprattutto questa stanza ha conservato uno splendido pavimento intero in cocciopesto, impreziosito

FONTE:Virgilio Notizie

 
 
 

Iniziative più o meno "etrusche"

Post n°309 pubblicato il 10 Gennaio 2011 da zoeal
 

Clicca su:

IL SIMPOSIO VINO & C.

 
 
 
 
 

Tesori etruschi

Post n°307 pubblicato il 27 Ottobre 2010 da zoeal

Siccome alla data e all'ora attuale sono sempre "intera" mi sono dilettata a passare il tempo creando questo video...

 
 
 

E FINALMENTE....

Post n°306 pubblicato il 13 Settembre 2010 da zoeal
 

L'abbiamo fregata, presa alla sprovvista in un momento di distrazione! Alla trentatreesima settimana, o meglio dire a otto mesi ed una settimana circa... l'ecografia ha rivelato che si tratta di una Femminuccia! Vista l'attesa (tanto per dire, al corso pre parto fino ad una settimana fa c'ero solo io che ancora non aveva individuato il sesso del nascituro...) quasi non ci credo e mi sento ancora molto prudente ad approvvigionarmi di cosette rosa per lei. La birbona così amante della sua privacy si chiamerà

Elisa

da Elisheba: in ebraico significa "la perfezione di Dio"

 

 

 

 

 
 
 

Scoperta eccezionale a Tarquinia!

Post n°305 pubblicato il 05 Agosto 2010 da zoeal
 

Siamo nella necropoli della Doganaccia, dove si pensa riposi la créme de la crème della nobiltà etrusca. Si tratta di tombe di principi e di lucumoni, tra le quali è stata scoperta forse una delle più antiche tombe dipinte. Gli scavi sono stati condotti dall'Università di Torino e dalla Sovrintendenza archeologica dell'Etruria meridionale.

Le foto e l'articolo integrale dell'eccezionale ritrovamento QUI

 

 
 
 

Conclusi gli scavi della Domus Etrusca meglio conservata d'Italia.

Post n°304 pubblicato il 26 Maggio 2010 da zoeal
 

VETULONIA

Riportata alla luce la più antica "domus" etrusca completa d'Italia. La residenza signorile, abitata dal III a.C fino al I a.C, aveva un magazzino per le granaglie ed un annesso per la produzione dell'olio. Il tesoretto ritrovato è costituito da monete etrusche e romane, le ultime sono databili con certezza nel 79 a.C, per cui si presume che questa sia la data dell'ultima occupazione della stessa da parte del proprietario. La domus, che aveva anche un piano superiore con pavimento in legno, crollò a causa di un incendio forse in conseguenza delle ritorsioni sillane dopo la fine della guerra civile con Mario. Il pavimentio a piano terra era in cocciopesto ed i muri costruiti con mattoni di argilla essiccata al sole. Anche l'intonaco interno era costituito da argilla. Interessante il repertorio di vasellame a vernice nera ritrovato.

per le foto e per saperne di più CLICCA QUI

 

 
 
 

Il museo archeologico di Orbetello

Post n°303 pubblicato il 19 Maggio 2010 da zoeal
 

Situato nella struttura imponente della ex polveriera Guzman costruita dagli Spagnoli nel 1692, è molto piccolo contando un solo stanzone (ma ci assicurano che sarà presto inaugurata un'altra sala che accoglierà i reperti romani) ma è molto suggestivo. Raccoglie reperti etruschi ritrovati nei dintorni della città (che come sappiamo possiede ancora larghi tratti dell'originaria cinta muraria ciclopica), a Talamone (Tlamu) e presso il tempio di Talamonaccio il cui frontone di terracotta che raffigura "I sette contro Tebe", è conservato in altra sede. Oltre ai vasi attici, ai buccheri, ai vasi etruschi a figure nere, sono esposti i particolarissimi reperti del ripostiglio del tempio: una vera specialità. Possiamo ammirare una collezione di candelabri in bronzo di mirabile manifattura che recano decorazioni floreali ed animali, particolarissimo quello in cui è raffigurato un gatto che si arrampica lungo lo stelo per cercare di raggiungere un galletto all'estremità, una grande patera bronzea decorata con soggetti orientali ed alcuni oggettini che non ho visto in nessun altro museo. Generalmente si ritrovano miniature di oggetti in terracotta come piccoli bacili o brocchette, invece nella stipe votiva di Talamonaccio sono state ritrovate vere e proprie miniature in metallo di armi (asce bipenne, spade, lance) e di oggetti agricoli (badili, aratri falcetti) di ottima fattura e curati nei particolari se pensiamo che misurano solo pochi centimetri. Mirabili anche i due elmi del tipo Montefortini con paraguance, la collezione di monete romane tardo repubblicane e imperiali, i resti in ferro miracolosamente conservati di attrezzi agricoli, piedini e decorazioni di mobili. Interessante la collezione di armi, ritrovata sempre nel deposito vostivo di Talamonaccio composta da diversi tipi di lance e lunghi coltelli simili al "pugio" romano. Sembra che non siano mai state utilizzate, forse erano ex voto o più probabilmente vi erano state nascoste per essere reperite all'occorrenza oppure per sottrarle alle aggressioni galliche. La necropoli ormai perduta di Orbetello, scavata nell'800, ha restituito una reticella d'oro per capelli, alcune lamine d'oro, dei bottoni e degli orecchini in lamina d'oro di fattura tipicamente etrusca la cui lavorazione non era stata portata a termine, un paio di bulle, bottoni ed un anello nuziale di ottima fattura ricavato riciclando un preesistente orecchino.
Un  grazie alla bravissima guida di domenica scorsa e speriamo che iniziatice come quella di "Amico museo" si ripetano spesso.

 
 
 

I PORTI E LE INFRASTRUTTURE PORTUALI NELL’ETRURIA MARITTIMA

Post n°302 pubblicato il 23 Aprile 2010 da zoeal
 

"appunti sparsi da una conferenza del Professor Giovannangelo Camporeale, Grosseto 22 Aprile 2010"

In una società come quella che si affacciava nel Mediterraneo qualche millennio fa, il valore commerciale di un prodotto aumentava in modo direttamente proporzionale alla distanza tra il luogo di produzione e quello di smistamento. Dato che il commercio si svolgeva prevalentemente via mare, si deduce che i luoghi in cui si concentravano la maggior parte degli scambi e in cui circolava ricchezza, erano i porti che assumevano quindi un valore strategico rilevante. Di porti l’Etruria tirrenica, ma anche adriatica, ne era ricca. Inizialmente però, parlare di porto nel senso stretto della parola è errato, occorre riferisci propriamente a “punti di approdo” almeno fino al VII secolo a.C. Solo quando nasce una città da cui lo scalo dipende, allora possiamo parlare di “porti”. In Etruria si attraversano diverse fasi di organizzazione sociale. Prima del VII secolo, infatti, esistono classi aristocratiche di stampo agricolo, dominanti ciascuna sul proprio territorio, chiuse e propense a creare servizi solo per il proprio benessere privato. Nelle zone di ingerenza, non sorge tanto una città, ma nuclei abitativi sparsi in cui vivono le maestranze e i contadini che lavorano per il clan dominante. Una città si ha quando un abitato viene dotato di servizi che servono per la collettività, quindi una rete stradale urbana lastricata, fognature, acquedotti, piazze, negozi, luoghi di aggregazione e di culto, mura difensive, luoghi di sepoltura organizzati. Tutto ciò avviene quando la classe aristocratica decade e viene creato il ceto medio. E il ceto medio, cosa è altro, se non il ceto mercantile che si affermò a partire dalla seconda metà del VII secolo? E’ per questo che le prime città etrusche organizzate sorgono nelle vicinanze delle zone costiere, Cerveteri, Tarquinia, Vulci, Vetulonia, Roselle; tutte secondo lo stesso criterio, vale a dire su un’altura distante circa quindici chilometri dal mare al di sopra di una valle formata da un fiume (Fiora, Marta, Alma e Ombrone), alla foce del quale c’è un punto di approdo che viene dotato anch’esso di infrastrutture, come moli, magazzini, ormeggi e templi, diventando un porto a tutti gli effetti. Soprattutto i luoghi sacri che sorgono nei porti ci affascinano per la loro maestosità, basti pensare al complesso di templi di Pyrgi forse dedicati a Giunone visto il ritrovamento di ceramiche votive recanti l’inscrizione “UNIAL” cioè “a Uni”, al tempio di Gravisca dedicato a Turan o Afrodite, frequentato sia da marinai etruschi che greci. Se ci pensiamo bene, anche le nostre città marinare hanno tutte imponenti cattedrali con la facciata rivolta verso il mare, curiosamente quasi tutte dedicate alla Madonna, così come gli antichi templi marittimi erano dedicati a divinità femminili. Forse per richiamare un contesto familiare di protezione materna nei confronti dei marinai che rischiavano la vita nei loro viaggi per mare? Chissà? Sappiamo che nel momento migliore, gli Etruschi possedevano scali anche nella Francia meridionale e furono, dopo la cacciata dei Greci dalla Corsica, i signori indiscussi del mar Tirreno. Almeno fino al 480 a.C. quando accaddero due fatti importanti: Atene vince contro i Persiani e la greca Siracusa sconfigge i Cartaginesi. Sorgono quindi due superpotenze e si sa, che le città greche non sono mai state unite e Siracusa comincia a pensare di fa le scarpe ad Atene. Ma in che modo? La città attica è potente e possiede un esercito molto più forte di quello dei Siracusani. Non rimane che giocare di astuzia. Da dove arriva la ricchezza degli ateniesi? La risposta è dal commercio. Chi sono i maggiori acquirenti dei prodotti ateniesi? La risposta è: gli Etruschi. Quindi i Siracusani colpirono questi ultimi impartendo loro una sonora sconfitta nelle acque intorno all’attuale isola d’Ischia nel 474 a.C. Gli Etruschi persero in un sol colpo tutti i loro porti dell’attuale Campania ed iniziò un declino dal quale non si sollevarono mai più. Nel 453 persero anche l’Isola D’Elba. Gli artigiani ed i mercanti ateniesi in poco tempo persero i loro lauti guadagni, infatti in questo periodo non approdano più in Etruria i ricchissimi vasi di manifattura Greca, Atene cade in una rovinosa crisi economica a tutto favore dei Siracusani. In Etruria si salvano solo i porti di Baratti, che faceva comodo perché il commercio era improntato essenzialmente sui metalli e quello di Spina sull’Adriatico, dove continuano ad arrivare i vasi attici. I mercanti etruschi e la classe marinara tirrenica, si trasformano in pirati e mercenari al servizio di terzi ed è proprio con la scusa di debellare la pirateria, che Siracusa infligge il colpo definitivo, devastando e depredando il santuario di Pyrgi. In realtà la pirateria con quest’attacco poco entrava: il tempio di Pyrgi, oltre a raccogliere offerte votive di valore, fungeva anche da banca… i Siracusani parlarono dell’immenso bottino in oro e altri metalli preziosi per anni.

cratere di Aristhonotos, reca il disegno di una battaglia tra due navi e nella parte opposta il mito dell'accecamento di Polifemo da parte di Ulisse.

 
 
 

LIETISSIMO ANNUNCIO!

Post n°301 pubblicato il 08 Aprile 2010 da zoeal

Dunque rompo finalmente gli indugi (perchè non resisto più e devo raccontarlo per forza) per dire a tutti che quest'anno non ho avuto bisogno dell'uovo di Pasqua perchè sono io un uovo di Pasqua vivente ivi inclusa una dolcissima e tanto attesa sorpresa! Tra circa sei mesi, la Tuscia della costa maremmana avrà un piccolo etrusco o una piccola etrusca in più! Mamma Ale e babbo Lambe sono felicissimi!

 
 
 

BUONA PASQUA!

Post n°300 pubblicato il 03 Aprile 2010 da zoeal
 

Auguri a tutti di una serena Pasqua!

 
 
 

Ai bei tempi in cui Larthia filava...

Post n°299 pubblicato il 03 Marzo 2010 da zoeal
 

L'attività tessile in Etruria, come d'altronde in qualsiasi altra parte del mondo, era riservata alle donne. In ambito domestico il lavoro di tessitura non era portato avanti solo dalle serve ma anche e soprattutto dalle nobildonne: sono stati ritrovati oggetti in cui questa attività è stata documentata.

Ho trovato QUI una bella ricostruzione di un telaio etrusco.

 
 
 

Anche io li ho!

Post n°298 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da zoeal
 

CALCEI REPANDI

Vi avevo raccontato di quanto gli Etruschi fossero famosi per le loro calzature, considerate particolari ed alla moda dagli altri popoli anche alla loro epoca. Colorate, curate nei particolari, alte basse, a punta e non ma soprattutto a punta. Un artigiano di Perugia "La Bottega del Cuoio di Pazzaglia" oltre alla normale attività di calzolaio, produce a mano scarpe per rievocatori e cortei storici, di tutte le epoche compresa quella etrusca e dal risultato sembra proprio che abbia quest'arte nel suo Dna.

che sono uguali agli originali:

 
 
 

Castro: la Cartagine della Maremma

Post n°297 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da zoeal
 

A circa metà strada tra Pitigliano (GR) e Farnese (VT), sull’omonima provinciale, c’è il bivio per Manciano (sulla destra se si proviene da Pitigliano, sulla sinistra se invece proveniamo da Farnese). Dopo poche centinaia di metri giriamo a sinistra per una strada poderale seguendo le indicazioni del Santuario del SS Crocifisso. Arriviamo nel parcheggio del luogo sacro e ci accorgiamo già da lì che ci stiamo trovando in un posto dove la vita è scorsa ininterrotta per migliaia di anni. Ci accoglie, proprio davanti al santuario, l’etrusca “Ara del Tufo”, un sepolcro del VI secolo a.C. con tre camere funerarie avente le caratteristiche di un altare, ornato da cornici di nenfro e di tufo che terminano agli angoli con protomi di leone e di ariete che per imponenza non doveva essere da meno della più famosa Tomba Ildebranda di Sovana. Proseguendo per una stradina scavata nel tufo raggiungiamo la vicina necropoli dove, tra varie tombe anonime spicca la Tomba della Biga, in cui un potente personaggio del luogo, era stato deposto insieme al suo carro da guerra in quercia con le sponde in bronzo finemente decorate con figure di giovinetti nudi e ai suoi due cavalli (attualmente la biga si trova al Palazzo Albornoz di Viterbo). L’ipogeo, dotato di dromos, ha una lunghezza frontale di circa sette metri e consta di tre porte, una delle quali è finta ed ha solo la funzione di mantenere la simmetria. Tornando verso il santuario ci si addentra in un sentiero ben delimitato percorrendo il quale ci si va a trovare nel luogo, dove fino al 20 settembre 1649, si trovava la capitale del ducato farnesiano: Castro. Fa impressione pensare che lì esisteva sino a quella data una cittadina rinascimentale (seppur impiantata su un sito che fu villanoviano, poi etrusco e poi ancora romano) completamente rasa al suolo dalla cattiveria degli uomini. Fu Papa Innocenzo X a ordinarne la cancellazione dalla faccia della terra a seguito dell’odio mortale che legava il papato con la casa Farnese. Vedendo le poche rovine che emergono dal bosco sembra in realtà di essere in una città di qualche millennio fa, etrusca o romana, i cui sassi emergono oltre il lavorio incessante del tempo, delle intemperie e della natura. In realtà laggiù, l’opera più grossa di distruzione la fece l’uomo. Oltre ai sassi, ai pozzi, alle cantine, ai resti di quello che doveva essere un Duomo monumentale, la Piazza Maggiore lastricata a lisca di pesce, a ciò che rimane degli affreschi della Chiesa di Santa Maria, dei quattro sassi del Palazzo Ducale, dei torrioni distrutti, del Palazzo dell’Hostaria su disegno del Sangallo, della zecca, purtroppo possiamo avere la dimensione della catastrofica faida anche da qualche resto umano che appare alla vista dopo recenti scavi. Le truppe papaline impiegarono sino al 3 dicembre 1649 per compiere lo scempio. Il motivo di tutto? Cerca di spiegarcelo Alfio Cavoli nel suo libricino “Castro la Cartagine della Maremma”, Cartagine perché Papa Innocenzo X decise per lei lo stesso destino che nel 146 a.C subì la città fenicia ad opera di Publio Cornelio Scipione.
Un omicidio alla base di tutto o forse anche molto di più: le numerose croci templari che risaltano ancora incuranti del tempo e della distruzione, sugli affreschi di quella che fu la Chiesa più antica di Castro, quella di Santa Maria, forse nascondono la volontà di distruggere un caposaldo di coloro che da servitori del papato, ad un certo punto della storia, furono bollati da eretici e perseguitati dall’inquisizione. Forse però fa troppo "Giacobbo"
Suggestiva anche l’ipotesi che sotto le rovine di Castro, dorma l’etrusca Statonia.
Il tutto sarà oggetto di altri post.
A voi le foto:

QUI

 

 
 
 
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GIOCO LETTERARIO

Ho partecipato al gioco letterario promosso da Writer

INCIPIT

 clicca su IL FOLLE se vuoi leggere il mio racconto

ho scritto anche:

 LA FINE E L'INIZIO

e per la serie RACCONTI BREVI:

HIRUMINA IL PERUGINO

DEUXIPPO (prima parte)

DEUXIPPO (seconda parte)

DEUXIPPO (terza parte)

DEUXIPPO (ultima parte)

L'INFAME (prima parte)

L'INFAME (ultima parte)


 

E SFOTTIAMIOLI UN PO' STI RUMACH!

 

MAGIA DEL PHOTOPAINT

 

CONTATTA L'AUTORE

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VI TENGO D'OCCHIO!

 
 

ENIGMATICO APOLLO DI VEIO:IL SORRISO CHE AMMALIA

CIAO BELLOCCIO!

 

LA LETTURA NOBILITA LA MENTE

"CHIMAIRA" di Valerio Massimo Manfredi (giallo-storico)

"MITI, SEGNI E SIMBOLI ETRUSCHI" di Giovanni Feo (Etruschi, da dove venivano e a quali leggende sono collegati)

"GEOGRAFIA SACRA" di Giovanni Feo (la "magia" e l'"astronomia" dalla preistoria agli Etruschi)

"UNA GIORNATA NELL'ANTICA ROMA" di Alberto Angela (immaginiamo di fare un viaggio nel tempo e di ritrovarsi nella Roma del I secolo dopo Cristo)

"IL SEGRETO DEI GEROGLIFICI" di Christian Jacq (guida semplice e simpatica sull'interpretazione dei geroglifici egizi)

" IL FARAONE DELLE SABBIE" di Valerio Massimo Manfredi, azione e suspence ambientate nel clima dei conflitti attuali che affliggono il Medio Oriente.

"L'ULTIMA LEGIONE":di Valerio Massimo Manfredi, una vicenda avvincente ambientata nel periodo del declino dell'Impero Romano, tra leggenda e realtà, si legge tutto d'un fiato

 

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POETA ESTEMPORANEO

In ricordo di Morbello Vergari, ultimo poeta Etrusco

Il reperto archeologico

Riuniti insieme, un gruppo di signori

stavano discutendo di un oggetto

un giorno appartenuto ai padri etruschi.

Il dottor Tizio disse ai suoi colleghi:

-La mia giovane eta', non mi consente

di pronunciarmi il primo e francamente

ammetto che non ci capisco molto.

Il dottor Caio esprime il suo parere

dicendo-Per me, questo è un utensile

che usavano gli etruschi,

per servire vivande sulla mensa

D'altro parere il professor Sempronio

e in questo modo dice il suo giudizio:

Questo per me, è un vaso da ornamento

che serviva su un mobile di lusso

a contenere fiori profumati.

Infine il professor Tal dei Tali:

Con questo afferma usavano gli antichi

nelle grandi e solenni cerimonie

offrire a gli dei superi d'Olimpo

e il loro sacerdote in pompa magna,

libava e alzava questo vaso al cielo;

quindi spruzzava santamente l'ara,

del vin pregiato in esso contenuto.

-Giusto-dicono tutti gli altri in coro-

la Sua tesi convince, professore.

Due etruschi ch'iabitaroni in quei luoghi

in permesso quassu' dai Campi Elisi.

Si fermarono ad osservar la scena.

-Tarcone-Aule chiese-cosa fanno

quelle persone riunite insieme?

-Non so',non saprei dirti veramente;

non riesco a comprendere il dialetto,ma

quel che sembra un tantinello strano

è, che stan discutendo con passione,

tenendo un nostro orinalaccio in mano.

 

 
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