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il nuovo welfare ministeriale

Post n°18 pubblicato il 23 Giugno 2007 da amicofragile2006
 
Tag: welfare
Foto di amicofragile2006

Parla il Ministro della Solidarierà Sociale Ferrero
Il Ministero della Solidarietà Sociale non è esattamente né la riproposizione della situazione precedente, né una pura divisione del Ministero della scorsa legislatura, si tratta di una nuova realtà.
La prima priorità affrontata è stata quella di costruire e ricostruire le varie forme di competenza del Ministero attraverso consulte e osservatori, in modo che vi partecipino tutte le realtà presenti sul territorio. Questo discorso va collegato al tipo di welfare a cui guardare e interpretare, in una situazione in cui il grado di disgregazione sociale è assolutamente significativo.
Una politica di welfare che si ponga il problema di rispondere a questa situazione di disgregazione sociale, infatti, o riesce ad integrare elementi di welfare in senso stretto con una capacità di valorizzare gli elementi di tessitura sociale che la società autonomamente produce, oppure fallirà tale obiettivo, qualora le risorse per realizzare un welfare che sia in grado di riconnettere quanto viene disperso dal grado di disgregazione della società attuale siano insufficienti. Da questo punto di vista una ricostruzione della consulta e degli osservatori come elementi in cui siano rappresentate tutte le realtà è un punto strategico su un'idea di welfare da costruire. Non si tratta della riproposizione di un welfare statalista, in cui lo Stato fa tutto, né dell'idea di un workfare per cui, attraverso la precarizzazione di chi lavora nei servizi, le condizioni di precarietà e di povertà si producono, addirittura, nello stesso circuito dei servizi. Occorre tendere ad un sistema il cui punto centrale sia la costruzione di una rete di servizi. Un sistema in cui lo Stato, nella sua relazione con le regioni e gli enti locali, sia in grado di individuare dei livelli di assistenza che valgano su tutto il territorio nazionale e che costituiscano un bagaglio di diritti esigibili per tutti i cittadini, mentre le forme di gestione dei servizi possono essere variegate a seconda dei bisogni effettivi. Ciò deve avvenire in un quadro in cui sia distinto il lavoro dal volontariato.
È necessario evitare che una non chiara distinzione tra il lavoro e il volontariato riproduca, nell'ambito dei servizi sociali, situazioni di disagio. Il principale obiettivo, da questo punto di vista, è quello di definire e formalizzare i livelli essenziali di assistenza sociale, che devono essere scritti e approvati. Ciò al fine di introdurre un elemento chiaro cosicché i servizi socio-assistenziali non siano la variabile dipendente delle disponibilità di bilancio: occorre fissare una quota di diritti esigibili per i cittadini, affinché le necessità di bilancio siano commisurate a quei diritti che si vogliono garantire. Il secondo elemento legato a questo discorso è la costruzione del fondo sulle non autosufficienze per evitare che il problema delle non autosufficienze continui ad essere scaricato sulle famiglie, definendo, anche in questo caso, il livello essenziale delle prestazioni. La terza questione riguarda la disabilità. Su questo tema il Ministero deve assumere nuovamente un ruolo di coordinamento rispetto al complesso delle politiche della disabilità., come stabilisce la legge disapplicata in questi ultimi anni. La questione povertà-casa costituisce un altro filone di riflessione, vista la grande disparità sociale che caratterizza l'Italia, con un un livello di pressione fiscale simile a quello dei paesi della media europea ed un livello di diseguaglianze sociali simile a quello degli Stati Uniti, caratterizzati da un livello di pressione fiscale di molti punti inferiore. L'idea è di agire, sia sul versante delle entrate che sul versante delle uscite, dentro la spesa sociale, in modo da tentare di bilanciare un sistema che, così com'è, non funziona, con l'obiettivo di intervenire sulle deficienze strutturali."


Paolo Ferrero, Ministro della Solidarietà sociale

 
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