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Post n°178 pubblicato il 01 Novembre 2009 da lanzarda
Nun di' ch'è papa si nun l'hai tastato Una leggenda vuole che le sedie gestatorie, con relativo foro, servissero a controllare il sesso del nuovo pontefice prima di consacrarlo come tale, precauzione considerata indispensabile dopo l'ascesa al soglio pontificio di una donna, la papessa Giovanna.
Giovanna era una bella fanciulla inglese che aveva studiato alla scuola di Magonza e che aveva vestit segretamente lìabito benedettino per amore di un monaco, assieme al quale girò, facendosi passare per frate, tute le scuole d'Europa, laureandosiin teologiae frequentando la corte pontifica, dove venne accolta per la fama della sua dottrina.
Alla morte di Leone X i cardinali la chiamarano a succedergli col nome di Giovvani VII. Ma la papessa si innamorò di un proprio cameriere segreto e un giorno, nel corso di una processione diretta al Laterano, sorpresa delle doglie sullo stradone di S. Giovane, fra il Colosseo e la chiesa di S. Clemente, partori un inatteso bambino. I cardinali e i popolani, inferociti per la scandalosa rivelazione, uccisero la puerpera e l'innocente neonato. Oggi questa leggenda, che venne collocata verso la metà del secolo XIII, è stata decisamente sfatata dagli storici, ma è sopravissuta a lungo nella tradizione orale ed ebbe tanto credito che persino nella cattedrale di Siena, fra i busti dei pontifici, rimase esposto, fino al tempo di Clemente VIII, anche quello della papessa Giovanna.
I colossali stemmi dei Barberini, i quali, oltre alle api araldiche, contengono la rappresentazione simbolica del concetto della Mater Ecclesia, mediante una serie di sei volti di donna (dal secondo, al settimo pilastro), nelle varie fasi del travaglio del parto.
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Post n°177 pubblicato il 27 Settembre 2009 da lanzarda
Ghetanaccio Gaetano Santangelo, buratinaio romano(1782 - 1832), dette il nome a quella che poi diventò la maschera di Ghetanaccio, che non si immagina senza il casotto di legno portato sulle spalle e col quale venivano dati spettacoli nelle piezze. Ghetanaccio teneva i burattini raccolti in un sacco. Non aveva pelli sulla lingua e attaccava coraggiosamente, attraverso i suoi pupazzi( tra qui spiccava il linguaccciuto Rugantino), il potere, rappresentato allora dal pontifice Leone XII; e finiva spesso in prigione. Era un imitatore delle voci umane, e degli animali. Recitava in qualsiasi dialetto, parodiva tutti i linguaggi, sapeva trovare in ogni aspetto della vita il lato ridicolo, anche nelle sue stesse vicende, invero tutt'altro che fortunate. Un bel quadro di questo personaggio dà Augusto Jandolo nel'atto unico ( che porta il nome della maschera) ambientato a Roma papale ed entrato nel repertorio petroliano. L'atto di Jandolo si svolgeva nella piazza delle Gensole in Trastevere. Sfogandosi con Benedetto Santacroce, maestro di casa Poniatowsky, Ghetanaccio racconta come una volta la sua rappresentazione venne sospesa per ordine di Monsignore Governatore:
"Me fa chiamà da un sbiro e m'ordina de sospenne la reppresentazione de li burattini durante tutta la Settimana Santa perchè dice quella lì è la settimana de li spettacoli sacri e no de li spettacoli profani. E io che magno?, dimannai a Monsignore... me magno er sacro? Quello m' arispose: sono cose che nun m'ariguardeno... arangiatevi... Io? Me so'arangiato! Me so piantato da lunedi santo a sabbito santo su li sacalini de San Carlo ar Corso, me so' messo intorno tutti burattini e chiedevol'elemosina: " Fate La carità a'sta povera compagna drammatica aridota in mezzo a la strada!" . E quarche baiocco, tanto arimediai...."
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Da quanno esiste er monno ce sta l'amore
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« Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. » (Seconda lettera a Timoteo)
Complesso dell'Abbazia delle Tre Fontane a Roma, lungo la via Ostiense, costruita nel luogo dove secondo la tradizione venne decapitato Paolo. Un primo edificio di culto fu costruito nel V secolo, nella sua forma attuale risale al 1599. La lapide all'ingresso recita "S.PAULI APOSTOLI MARTYRII LOCUS UBI TRES FONTES MIRABILITER ERUPERUNT", "luogo del martirio di san Paolo apostolo dove tre fonti sgorgarono miracolosamente" (la testa di Paolo, cadendo, avrebbe fatto tre rimbalzi dove sarebbero sgorgate le tre fontane, presenti all'interno della chiesa). http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_di_Tarso |
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Carlo Alberto Salustri, detto Trilussa(1873 - 1951), ci ha lasciato un bel numero di favole scritte in dialetto romanesco, nelle quali spesso riprende e sviluppa a modo suo temi tradizionali e a volte, invece, svolge con altrettanto spirito temi di vita attuale. Ecco come egli ci rapresenta L'AMICIZIA... La tartaruga aveva chiesto a Giove - Vojo una casa piccola, in maniera che c'entri solo quarche amica vera che sia sincera e me ne dia le prove. Te lo prometto e basta la parola; - rispose Giove - ma sarai costretta a vivere in una casa cosi stretta che c'entrerai tu sola. Il Crudeli, nel settecento, commentava cosi: Ognun si chiama amico, ma balordo è chi sopra un tal nome si riposa; il bel nome d'amico è a ognun comune ma la vera amicizia è un'altra cosa. Ed ecco un altra favola antica che nel ESOPO appare cosi: Socrate si stava fabbricando una casetta. Un passante si stupi che fosse cosi piccola. - Come? - gli chiese - Un uomo della tua fatta si costruisce una casa cosi piccina? - Voglia il cielo - rispose Socrate - ch'io possa riempirla di veri amici! Forse Socrate stava fabbricando... un computer?
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Aldo Fabrizi - Lulu' (1971) Qundo l'ironia sposa l'amore esce sempre una stronzata ma ... bella bella bella ! LULU' TU NON M'AMI PIU', COME MAI NON CAPISCO Lulù
amor |
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Nelli notti che precedono e seguono la festività di S. Lorenzo (10 augusto), si possono osservare in cielo le stelle cadenti. Il proverbio fa referimento alla morte del martiro che venne arso sulla graticola, anche se più recenti indagini storiografiche fanno piuttosto ritenere che egli sia morto decapitato. Comunque sia, Lorenzo è uno dei martiri più cari alla tradizione cristiana del popolo romano. Nato in Spagna, divenne diacono della Chiesa di Roma, dove subi il martirio nel corso della persecuzione di Valeriano. Questi i fatti che precedettero il martirio, riferti dalla Passio Poycronii. Mentre il papa Sisto II veniva condotto al supplizio, Lorenzo ebbe un fugace colloquio con lui, in seguito al quale ricevette l'ordine dal prefetto Cornelio Secolare di consegnargli il tesoro della comunità cristiana, appetito dai romani. Lorenzo rifiutò di ubbidire e vendette il tesoro, distribuendo il ricevato ai poveri. Poi presentò al prefetto i diseredati, esclamando:" Questi sono i veri tesori della Chiesa di Cristo". Di qui la condanna a morte. Dalla storia del martire si capisce quindi anche perche assurse a cosi alta considerazione presso la povera gente, che lo elevò a simbolo della eterna lotta contro le prepotenze dei grassatori politici. Dedico questo post ad un caro amico solonelcielo... un Lorenzo contemporaneo |
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LA FESTA
C’è n’aria de rimpianto de stà festa De quanno pe’ l’orterie se strimpellava. Le Nine e le Marie senghirlendavano, Li cari, le lumache, eppoi li botti Che tutto rintronavano.
Mo... già... ma che se rimpiagnemo La miseria, li stracci, li sorci, le cimici (e le cimicette) i bagarozzi quelli neri neri....
Ma la volemo smette co’sti piagnisdei Guardamose un po’ attorno.... Ma che cercamo??
Le Nine mò se chiamano Nelly, e le Marie Mery... Però quanto so belle quanno Te passeno co certe minigonne!!!
Ale lumache storcemo un po’ la bocca E preferimo sufflè e sartimbocca. Se semo raffinati e che voi fà!!
Solo na’ cosa dovemo rimpiagne e riapri le porta Ar “VOLEMOSE BENE” de na vorta.
A cura dei centri anziani S. GIOVANNI e VILLA LAZZARONI |
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Post n°170 pubblicato il 21 Giugno 2009 da lanzarda
Tradotto in spiccioli, il proverbio consiglia: se proprio devi sfogarti, sfogati.Se insomma avverti un desiderio irresistibile, cerca di soddisfarlo. Il motto e' di stampo epicureo, filosofia assai cara al romano. L'aneddoto che forse ha dato origine al proverbio risale alla fine del Settecento e narra di un confessore della chiesa di S. prassede, che dopo aver fatto mille domande indiscrete ad una giovane penitente, le chiese dove tenesse le mani durante la notte. La popolana rispose: << PADRE, INDOVE ME RODE ME GRATTO>>.
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Post n°169 pubblicato il 26 Maggio 2009 da lanzarda
Canzone de 'sto còre appassionato Questa bella canzone mi ha fatto ricordare una poesia di un poeta romeno, Eminescu: VELENO E FASCINO Veleno e fascino porto nell'animo Con il tuo sorriso triste... mi pierdi, Che fascinato sono del tuo sorriso E velenato degli tuoi occhi verdi E non capisci che nell mio animo Dolori di morte tu ci hai messo Quanto sei bella... posso dire, Quanto ti amo... non c'è da dire! |
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Il Colosseo per Marziale (De spetaculis,1) riassume e supera tutte le meraviglie del mondo: Taccia la barbara Menfi il prodigio delle piramidi, né sforzo assiro Babilonia vanti, gli effeminati Joni non esaltino il tempio di Diana, nasconda Delo l'altare totto adorno di corna, e il Cario con lodi smodate non innalzi la tomba di Mausolo che sembra sospesa nel vuoto. Cede ogni umana fatica di fronte al Teatro di Cesare: un' opera sola al mondo griderà la gloria di tutte. |
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Post n°167 pubblicato il 11 Maggio 2009 da lanzarda
Strofe cantate sull'aria del " Sor Capanna" nel periodo della guerra 1915 - 1918: Chi pija moje in oggi, poveretto, pe' dorci ha da magnà' li mostaccioli, pe' Roma nun se trova più un confetto, se deve contentà de li facioli. Si la sposa, poverella, se ne magna 'na scudella; sai che cagnara, la sera va a dormi' co' la fanfara. |
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Da ACQUARELLI - Poesie romanesche, di Checco Durante |
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(1720-1778)
Un veneziano innamorato di Roma: “vedendo che i resti degli antichi edifici di Roma, sparsi in gran parte negli orti e in altri luoghi coltivati, diminuiscono giorno per giorno o per l’ingiuria del tempo o per l’avarizia dei proprietari che con barbara licenza li distruggono clandestinamente e ne vendono i pezzi per costruire edifici moderni, ho deciso di fissarli nelle mie stampe”.
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GIUSEPPE GIACCHINO BELLI Il terribile terremoto che funestò Foligno il 13 gennaio 1832 inspirò al Belli 4 sonetti(qui, il più interessante) Io stavo in piede avanti der cammino Posanno la marmitta sur fornello, Quanno sento uno scrocchio ar tavolino, E dà du' o tre tocchetti er campanello!
M'arivorto e te vedo er credenzino, Tu - tu -tu - tù, tremaje lo sportello. Arzo l'occhi ar solaro, e pare infinito Fà de questo(1) la gabbia de l'ucello.
Tratanto er gatto, fsc, zompa tant'arto(2), Er campanello ricomincia er sono, Euna lucerna me va giù de quarto(3).
Io mo dunque te dico, e nun cojono, che 'sti tocchi, 'sto trittico(4) e 'sto sarto Vònno di terremoto bell' e bono.
1 - Accompagnando le parole col moto di un bracco a pendolo. 2 - Misurando colla mano stesa un'altezza da terra 3 - Annà o cascà giù de quarto, dicesi propriamente del cavallo, quando, cadendo di fianco, va tutto in terra 4 - Tremolo.
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QUANTO SEI BELLA ROMA...
:))
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