Community
 
non.sono.io
Video
Sito
   
 
Creato da non.sono.io il 10/11/2005

NON E' UN BLOG

Un blog per maiali di razza

 

 

UNA BIBBIA (Parte III)

Post n°761 pubblicato il 20 Novembre 2009 da non.sono.io
Foto di non.sono.io

Cosa c’è da fare oggi? Niente. Come sempre.
Poi un suono, lontano.
Penso subito a quel brandello di carne finita di qualche tempo fa, ma non può essere lei visto che ho assistito personalmente al suo termine. Mi avvicinai calmo a quel pezzo di terra rotolante dove mi ricordavo udii per la prima volta in vita mia un rumore. Qualcosa era cambiato. Crescevano qui e lì piccoli assemblamenti di “qualcosa” che correvano veloci in traiettorie sparse. Sembravano vivere anche loro, proprio come quell’essere finito di qualche tempo fa. I loro moti mi sembravano agitati di un sentimento di cui non riuscivo a ricordarne di simili. Mi accercai con il viso, per osservare meglio. Una massa di carni vive, mosse da sentimenti uguali e contrari a quelli che già avevo avuto modo di analizzare, si contorcevano una contro l’altra. Mi colse un senso di curiosità sconosciuta e irresistibile e, trasgredendo alla prima legge, scesi laggiù.
Atterrai con un tonfo, come se fossi caduto da un’altezza immensa. Ero molto più alto di loro, e forse ubbidendo a quel presentimento di panico che coglie questi “qualcosa” quando si sentono vicini a terminare o nel dubbio che esso possa accadere, tutti si fermarono ad osservarmi muti. Ci guardammo per un po’, io e la massa informe, sorpresi della nostra reciproca esistenza. Pensai subito di fare “qualcosa” ma non seppi cosa esattamente, e come sempre in questi casi feci l’unica cosa che sapevo fare: alzai un braccio.
La massa rifluì indietro come una marea trattenuta dall’attrazione lunare. La paura della fine è più grande anche di qualsiasi curiosità. A vederli da così vicino questa moltitudine di esistenza, almeno apparentemente, sembrava somigliarmi, sembrava si fosse sviluppata seguendo il binario estetico della causa che ha scatenato la reazione che li ha generati. Così come una valanga è formata da mille pietre che rotolano, quelle creature erano solo un ammasso di cellule provenienti da me. E se anche era vero che io ero la causa, il punto iniziale da dove tutte quelle carni vive si erano generate, mi resi subito conto che si erano sviluppate senza nessun mio intervento, indipendenti dalla mia volontà e da qualsiasi mio presunto potere nei loro confronti. Giunsi all’elaborazione della seconda legge: le cose accadono anche senza la mia presenza, quindi non occorre io faccia niente che io non ritenga indispensabile, anche per rispetto della prima legge. 
Alzai anche il secondo braccio. La folla respirante si chinò in un segno di prostrazione, che io interpretai come di rispetto. Mi temevano. Cioè non temevano me, ma la loro potenziale fine a cui in qualche maniera mi associavano. Mi ricordai allora di quel sogno in cui muovevo le gambe avanzando. Ci provai ed iniziai a camminare verso di loro che ancora restavano silenziosi proni a terra. Avanzai di qualche metro poi fui colto dalla stanchezza, pensai alla prima legge e soprattutto alla seconda e, assecondando l’ispirazione al sonno, decisi di andarmene.
Quella volta mi lasciai cullare dai dolci suoni che provenivano dal quella materia abitata da corpi vivi. E mi fu in qualche modo più dolce il riposo.



ALLE PRESE CON UNA VERDE MILONGA

Alle prese con una verde milonga 
Il musicista si diverte e si estenua… 
e mi avrai, verde milonga che sei stata scritta per me, 
per la mia sensibilità, per le mie scarpe lucidate… 
per il mio tempo e per il mio gusto 
mi avrai, verde milonga inquieta 
che mi strappi un sorriso di tregua ad ogni accordo, 
mentre fai dannare le mie dita… 
…io sono qui, sono venuto a suonare, 
sono venuto ad amare, e di nascosto a danzare… 
e ammesso che la milonga fosse una canzone, 
ebbene io l’ho svegliata e l’ho guidata ad un ritmo più lento… 
così la milonga rivelava di sé molto più di quanto apparisse… 
la sua origine d’Africa, la sua eleganza di zebra, 
il suo essere di frontiera, una verde frontiera… 
una verde frontiera tra il suonare e l’amare, 
verde spettacolo in corsa da inseguire… 
da inseguiere sempre, da inseguire ancora, fino ai laghi biancchi del silenzio 
fin che Atahualpa o qualque altro dio 
non ti dica: descansate niño, che continuo io… 
…io sono qui, sono venuto a suonare, 
sono vinuto a danzare, e di nascosto ad amare…

(PAOLO CONTE)

 
 
 

UNA BIBBIA (Parte II)

Post n°760 pubblicato il 19 Novembre 2009 da non.sono.io
Foto di non.sono.io

Caddi esausto. Muovere tutte e due le braccia in un lasso relativamente breve di tempo, mi lasciò senza forze. Imparai subito la lezione: fare “qualcosa” stanca. Decisi, quindi, che bisognava fare “qualcosa” solo quando era necessario e inprocrastibabile. Fu la mia prima legge. Chiusi gli occhi nell’intento di recuperarmi un poco, ma mi addormentai consegnandomi inerme ad un sogno  che mi sembrò durare millenni.
Camminavo. Camminavo con le gambe poggiando i piedi su qualcosa di solido ed insolitamente morbido. Non era il solito nulla, era qualcosa di duro e blando allo stesso tempo; in qualche modo sosteneva un peso che non sapevo possedere, ed ogni volta che spingevo una gamba avanti mi muovevo nella stessa direzione. Nel sogno sapevo dove andare, ma era come non lo ricordassi più. Passai tutto il mio sonno a camminare verso un punto indefinito anche se conosciuto. Ogni passo mi stancavo sempre di più, ma non mi fermavo perché semplicemente non potevo.
Aprii gli occhi di scatto, per nulla riposato. Intorno a me il solito silenzio luminoso. I pezzi di terra mi rotolavano a fianco, muti anche loro. Dovunque guardassi c’erano sfere colorate che giravano lente e costanti. Apparentemente non era cambiato nulla da quando mi ero addormentato.
Poi però, passò proprio davanti al mio sguardo uno di questi brandelli di materia rotolanti e la mia attenzione fu colpita da un piccolo, labile suono che pareva giungesse proprio da lì. Era la prima volta che ascoltavo “qualcosa”. Mi avvicinai dunque incuriosito verso la sfera ma non vidi nulla. Mi avvicinai di più. C’era “qualcosa” laggiù. “Qualcosa” si muoveva, veloce tanto che mi costò fatica seguire la sua traiettoria con gli occhi. Poi si fermò di scatto. La sua carne tremava e mentre agitava disordinatamente la testa, sembrava emettere un suono. Sudava mentre il suo petto si gonfiava e sgonfiava come se stesse per esplodere. Capì in quel momento che stava provando una sensazione a me sconosciuta. Mi avvicinai ancora di più. Avvertii il dolore nei pensieri di quell’essere: mi arrivavano come piccoli aghi a solleticarmi il cervello… Aveva paura di terminare, o così mi sembrava di capire… Cosa vuol dire terminare? Cosa è la fine? In quel momento si avvicinò un’altra creatura, veloce, senza fare rumore, aprì una bocca enorme che rapida come la brezza staccò di netto la testa a quell’altra. 
Gli aghi cessarono di pungermi. Un piccolo ammasso di carne giaceva ora immobile per terra. Feci per raccogliere quel brandello di fine, ma mi fermai. Non mi piaceva la “fine”, non ne capivo il senso. E poi c’era la legge: fare “qualcosa” solo se indispensabile, e a giudicare da quel che vedevo non c’era più niente di indispensabile da fare.
La stanchezza non ancora esaurita prese per mano le domande e i miei nuovi dubbi. Li portò lontano, fino a dove non potevo più udirli. Chiusi di nuovo gli occhi.
E stavolta nessun sogno venne a disturbarmi.



BOMBA O NON BOMBA

Partirono in due ed erano abbastanza
un pianoforte una chitarra e molta fantasia

e fu a Bologna che scoppiò la prima bomba
tra una festa e una piadina di periferia

e bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi

A Sasso Marconi incontrammo una ragazza
che viveva sdraiata sull'orlo di una piazza

noi le dicemmo vieni dolce sarà la strada
lei sfogliò il fiore e poi ci disse no

ma bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi
A Roncobilaccio ci venne incontro un vecchio
lo sguardo profondo e un fazzoletto al collo

ci disse ragazzi in campana qui non vi lasceranno andare

hanno chiamato la polizia a cavallo

ma bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi

A Firenze dormimmo da un intellettuale
la faccia giusta e tutto quanto il resto

ci disse no, compagni, amici, io disapprovo il passo

manca l'analisi e poi non c' ho l'elmetto
ma bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado te
A Orvieto poi ci fu l'apoteosi

il sindaco, la banda e le bandiere in mano
ci dissero l'autostrada è bloccata e non vi lasceranno passare
ma sia ben chiaro che noi, noi siamo tutti con voi

e bomba o non bomba voi arriverete a Roma, malgrado noi

Parlamentammo a lungo e poi ci fu un discorso
il capitano disse va bene e così sia
e la fanfara poi intonò le prime note

e ci trovammo proprio in faccia a Porta Pia
e bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi

La gente ci amava, e questo è l'importante
regalammo cioccolata e sigarette vere

bevemmo poi del vino rosso dalle mani unite
e finalmente ci fecero suonare

e bomba o non bomba noi siamo arrivati a Roma, insieme a voi.

(ANTONELLO VENDITTI)

 
 
 

UNA BIBBIA (Parte I)

Post n°759 pubblicato il 18 Novembre 2009 da non.sono.io
Foto di non.sono.io

All’inizio fu il silenzio. Non un suono proveniva da nessun posto, perché nessun posto ancora esisteva. Mi rimbombava in testa tutto quel vuoto che riempiva la mia non occupazione in attesa dell’eterno svolgersi del nulla. I pensieri, lasciati a galleggiare in un buio senza fine, iniziavano a ritorcersi su loro stessi nel tentativo di incontrare un “qualcosa” qualsiasi su cui impiegarsi. Invece finivano per perdersi nelle vie impervie della logica per poi anelare un poco d’aria nelle risposte che le domande non potevano dargli. A quei tempi pensavo ancora di esistere, ma se esistere è il complesso delle nostre reazioni all’esterno, in uno stato di assenza di esterno ci si può considerare vivi? Mi trovai costretto a fare “qualcosa”, anche se il concetto di “qualcosa” mi era sconosciuto.
Iniziai dai colori. Mi bastò muovere il braccio in una direzione qualsiasi, visto che non c’erano direzioni. Successe “qualcosa” che io chiamai luce. Era bellissima o così mi apparve come appare bellissima qualsiasi cosa nuova. Rimasi ad osservarla per un tempo incalcolabile in tutte le sue dimostrazioni di vita, in tutto il suo spettro cromatico e provai a seguirla, per po’. Presto capii che non andava da nessuna parte; seguiva se stessa verso l’infinito, ma l’infinito già lo conoscevo, e mi ritrovai un’altra volta nel silenzio, anche se in compagnia della luce. Fui costretto a fare “qualcos’altro”, e non mi venne in mente altro che muovere l’altro braccio.
Successe un esplosione che in sé conteneva tutta la potenza della luce appena creata. Esplose in un’onda enorme di colore che mi mosse i capelli scaldandomi la pelle fredda di solitudine. Durò un’altra fetta di eternità, poi cessò rifugiandosi veloce nell’antico silenzio del tutto, e lasciando briciole di terra sparse nel nulla e in attesa del niente.
Ora avevo la luce e la materia, ma ancora non bastava a far tacere il silenzio.



UNA GIORNATA UGGIOSA

Sogno un cimitero di campagna e io là
all'ombra di un ciliegio in fiore senza età
per riposare un poco 2 o 300 anni
giusto per capir di più e placar gli affanni
Sogno al mio risveglio di trovarti accanto
intatta con le stesse mutandine rosa
non più bandiera di un vivissimo tormento
ma solo l'ornamento di una bella sposa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Sogno di abbracciare un amico vero
che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro
e gente giusta che rifiuti d'esser preda
di facili entusiasmi e ideologie alla moda
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Sogno il mio paese infine dignitoso
e un fiume con i pesci vivi a un'ora dalla casa
di non sognare la Nuovissima Zelanda
Per fuggire via da te Brianza velenosa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa

(LUCIO BATTISTI)

 
 
 

L'ODORE DELLA FINE

Post n°758 pubblicato il 17 Novembre 2009 da non.sono.io
Foto di non.sono.io

Più acre della fine, c’è solo il suo odore. Da una finestra chiusa male, esposta al latrato di un cane e al ticchettio di un orologio, si muove lento tra selve di sensazioni che nulla hanno a che vedere con i sensi. Non è il tatto che la tocca, né gli occhi riescono a vederla, non ha sapore, ma il suo miasma giunge calmo come messaggero di un vassallo senza più terre. Sfugge all’olfatto ma non allo stomaco.  Si potrebbe chiamare panico la pergamena che porta in dono, ma assomiglia più al grido muto di una preda braccata senza via di fuga, alla confusione dell’esercito sconfitto che cerca una direzione solo per fuggire e non per arrivare.
Più pungente della fine, c’è solo il suo tanfo. Il tempo, che a dispetto delle credenze popolari è carne viva e come tale muore, cadendo putrefà sommerso da un alone fetido. Si chiamano rimpianti i vermi che lo divorano e paura la terra che lo seppellisce. L’assenza di speranza è il vento che sparge il lezzo e che gela le anime fino a renderle immobili e prone, incapaci di vendersi al giusto prezzo. Si abbandonano così gli uomini a questa elemosina che non basta ma si fa bastare, nel vile intento di vivere per tapparsi il naso.



PENSIERI E PAROLE

Che ne sai di un bambino che rubava
e soltanto nel buio giocava
e del sole che trafigge i solai, che ne sai
e di un mondo tutto chiuso in una via
e di un cinema di periferia
che ne sai della nostra ferrovia, che ne sai.
Conosci me la mia lealtà
tu sai che oggi morirei per onestà.
Conosci me il nome mio
tu sola sai se è vero o no che credo in Dio.
Che ne sai tu di un campo di grano
poesia di un amore profano
la paura d'esser preso per mano, che ne sai
l'amore mio
che ne sai di un ragazzo perbene
è roccia ormai
che mostrava tutte quante le sue pene:
e sfida il tempo e sfida il vento e tu lo sai
la mia sincerità per rubare la sua verginità,
sì tu lo sai
che ne sai.
Davanti a me c'è un'altra vita
la nostra è già finita
e nuove notti e nuovi giorni
cara vai o torni con me.
Davanti a te ci sono io
dammi forza mio Dio
o un altro uomo
chiedo adesso perdono
e nuove notti e nuovi giorni
cara non odiarmi se puoi.
Conosci me
che ne sai di un viaggio in Inghilterra
quel che darei
che ne sai di un amore israelita
perché negli altri ritrovassi gli occhi miei
di due occhi sbarrati che mi han detto bugiardo è finita.
Che ne sai di un ragazzo che ti amava
che parlava e niente sapeva
eppur quel che diceva chissà perché chissà
si tu lo sai
adesso è verità.
Davanti a me c'è un'altra vita
la nostra è già finita
e nuove notti e nuovi giorni
cara vai o torni con me.
Davanti a te ci sono io
dammi forza mio Dio
o un altro uomo
chiedo adesso perdono
e nuove notti e nuovi giorni
cara non odiarmi se puoi.

(LUCIO BATTISTI)

 

 

 

 
 
 

IO, LO SPETTROMETRO E IL LUNEDI', NEL TENTATIVO DI MODIFICARE I COLORI A MIO PIACIMENTO

Post n°757 pubblicato il 16 Novembre 2009 da non.sono.io
Foto di non.sono.io

Punto il misuratore ottico sul punto di schiacciamento massimo indicato dalla tabella A.
Confronto il risultato della misurazione dello spettrometro con la relativa tabella ISO 1274.
Inserisco i dati nella Curva Current e modifico quelli della Curva Target.
Attendo la generazione della Curva Calibration.
Attendo.
Attendo.

Niente. Non c’è verso di aggiustare il tono isometrico delle mie palle.



MANDACI UNA CARTOLINA

Tra tutti i giorni in cui potevi partire 
Perché hai pensato proprio al lunedì. 
Gli uccelli cantano, l'estate è alle porte 
tempo di mare e di granite al limone. 
Chissà quale fine sarcasmo d'autore 
Avresti sfoderato senza giri di parole. 

Viva l'Italia, il calcio, il testosterone, 
gli inciuci e le buttane in preda all'ormone 
a noi ci piace assai la televisione 
proprio l'oggetto – dico – esposto in salone 
chissà quale amara considerazione 
avresti concepito in virtù del pudore. 

Mandaci una cartolina e una ridente foto di te 
Che prendi il sole sulla spiaggia 
Con la solita camicia bianca 
Ed il giornale aperto sulla pagina sportiva 
Mentre stai sul bagnasciuga 
Beato tra le braccia di un tramonto. 

Tra tutti i giorni in cui potevi morire 
Perché hai pensato proprio al lunedì 
Strade caotiche e litigi agli incroci 
Quanti cafoni su veicoli osceni 
Chissà quale fine sarcasmo d'autore 
Avresti sfoderato in questa triste occasione. 

Mandaci una cartolina e una ridente foto di te 
Che prendi il sole sulla spiaggia 
Con la solita camicia bianca 
Ed il giornale aperto sulla pagina sportiva 
Mentre stai sul bagnasciuga canticchiando una canzone romantica. 

Mandaci una cartolina e una ridente foto di te 
Che prendi il sole sulla spiaggia 
Con la solita camicia bianca. 

Mandaci una cartolina e una ridente foto di te 
Mentre stai sul bagnasciuga 
E cogli con stupore il nuovo giorno.

(CARMEN CONSOLI)

 

 

 
 
 
Successivi »
 

AREA PERSONALE

 

NO SOY YO TAMPOCO EN ESPAÑA....

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Novembre 2009 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30            
 
 

I MIEI BLOG AMICI

- BLOG FOR SALE
- CINEMA & CO.
- MORRIGAN
- LACRIME DI LUNA
- NIDO DI CORVA
- AISTHESIS
- L'AMICIZIA
- PEZZI D'ARIA
- AMORE X LA CUCINA
- IN ESISTENTE
- NIENTE DA DIRE DISSI
- AUTOESTINGUENTE
- DUBBI
- GOCCIAGOCCIA
- FATTERELLI-SECRETI
- LIKE A STORM AGAIN
- LA TORRE
- CUORICIONE DECEDUTO
- L'ACUME DI UN AGRUME
- SARO' RICCA E FAMOSA
- RACCONTI DI ROMA
- MUSTEEK HUTZEE
- MUSICA & CINEMA
- RIZOMA
- LETA IN PROGRESS
- IL CARDIOPATICO
- LA MIA DIREZIONE
- IKAROS
- LAUREANDA
- VOLARE.. ESSERE VERI
- CLAUDIA'S WORLD
- COME LE NUVOLE
- SONO VIVO
- GIRA SE LA VOI GIRA'
- SOFISMI RIDICOLI
- LOLITA A 360°
- VOMITO SUBITO
- IL MONDO DI PANDINA
- LO SGUARDO ALTROVE
- COME TI VORREI
- BAUHAUS
- ESTINZIONE
- MOCAMBO
- PENSO QUELLO CHE DICO
- I'M LAZY
- PUNTO SUL ROSSO
- PAROLE VOLANTI
- IGNORANTE CONSAPEVOLE
- SOTTO ZERO
- TE LO DO IO GRILLO
- NATURA E L'ISLANDESE
- RADIO BLOG AUSTRALIA
- WHAT'S HAPPEN?
- PENSIERO LIBERO
- LA NERA SIGNORA
- ANTISTATICA
- ABBEH!
- OROLOGY
- IL RIFONDINO
- GRAFFITI GUERRIERI
- SPIEGATEMI QUESTO
- MILIONI DI EURO
- ALLEGRI BEDUINI
- LA VITA IN SPAGNA
- CIELO!
- (SOTTO) VETRO
- GAME OVER
- W I NEMICI
- EVA CAMPANA E DORY
- UN PIZZICO DI SCRUZ
- ESPERIMENTI
- EL PUEBLO UNIDO
- NAKED CAFE'
- DIO E' UN VIOLENTO
- MONDO PUFFO
- DACIA
- MUSICA SPAGNOLA
- ANCORA PEZZETTINI
- FALLO
- ARABESQUE
- LA MORBIDA PARATA
- COUNTRY FEEDBACK
- DASEIN
- OMBRE ET LUMIERE
- RAZIONE KAPPA
- L'ECO DELLE PAROLE
- S_CAROGNE
- LA FATA IGNORANTE
- UMBILICUS POP
- LA GIUSTIZIA
- PREPARIAMOCI
- AREJAR
- UOMINI
- IL SOGNO DI ORFEO
- GOZERDAMMERUNG 2
- MEDIASETFREE
- JAZZANDO
- VIAGGIANDO... (MENO)
- NON SO CHE CAZZO
 

ULTIME VISITE AL BLOG

elbirahpearl2008cleopatrasluxliqui0morganaelcoccoildrilloverdesperanza2008quellochesembrasonoilrickyanna0772readytostayamariaelunakleocoppersmithmarcello.stalinPisola61
 
Citazioni nei Blog Amici: 175
 

ULTIMI COMMENTI

PERO' PUO' FARLO PER UN SACCO DI TEMPO...

 

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: non.sono.io
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 37
Prov: RM
 

QUANTO MANCA ALLA FINE DEL MONDO

Get the Official 2012 Countdown Timer widget and many other great free widgets at Widgetbox!
 
 

TESTAMENTO

Io erro lungo le rotte delle stelle, la gente mi chiama Capitan Harlock. Nell'oscuro mare stellare, nello spazio infinito e senza domani, finché ci sarà anche un unico sole che arde nel cosmo, io vivrò il libertà sotto il mio vessillo. Io vago per i confini dello spazio il blackjak é issato sulla mia nave, e con questa bandiera che sventola tra le stelle, io vivrò in libertà. L'universo é la mia casa. La voce sommessa di questo mare infinito mi invoca, e mi invita a vivere senza catene. La mia bandiera é un simblo di libertà. (Leiji Matsumoto, "Capitan Harlock", Planet Manga, 2001)
 

Get the NeoCounter widget and many other great free widgets at Widgetbox!

 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova