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Post n°1328 pubblicato il 28 Maggio 2012 da non.sono.io
Quando Giuda morì impiccandosi ad un albero, un poco per i rimorsi un poco per la paura di quello che avrebbero potuto fargli i suoi ex compagni per vendetta, aveva due figli rispettivamente di due e tre anni. Il primo, tutto il padre, magro, riccio con gli occhi esageratamente grandi rispetto al viso, si chiamava Ficio; l’altro, il maggiore, quello che assomigliava alla madre, grassoccio con il naso aquilino e le labbra paffute, era Curzio. I primi tempi dopo la morte del capofamiglia, i due fratelli e la madre faticarono a trovare perfino alloggio, tanto era l’astio che gli era ricaduto come maledizione per una colpa che nessuno di loro aveva compiuto. La moglie di Giuda morì poco dopo di malaria, così che i due bambini furono costretti ad affidarsi alle cure del nonno materno, un vecchio falegname zoppo che li accettò solo per usarli come manodopera a basso costo. Ficio e Curzio passarono la loro infanzia a raccogliere trucioli e spazzare da terra la segatura in una bottega piccola e umida alla periferia di Betlemme, e tentando di tenere a bada la nostalgia del padre. |
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Post n°1327 pubblicato il 25 Maggio 2012 da non.sono.io
Potrà sembrare un vezzo assurdo il mio, quello di godere ogni qual volta vengo smentito dai fatti o dalle parole riguardo le mie convinzioni più consolidate. E’ una ricerca sottaciuta perfino a me stesso, ma intimamente mi compiaccio ogni qual volta mi mettono al tappeto a causa una specie di masochismo intellettuale, di perversione psichica, che mi fa provare piacere nelle occasioni dove qualcuno o qualcosa mi fa sentire stupido. Così finisco sempre per mettere il naso dove già so che sentirò puzza di merda, per non darmela vinta, per costringermi a rimettermi in discussione e verificare se quello che penso non sia solo il frutto di un accumulo di esperienze sfigate, preconcetti teorici o pregiudizi stupidi. Ed è per questo che ho accettato l’invito di una mia amica a partecipare ad una seduta di cineterapia. |
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Post n°1326 pubblicato il 23 Maggio 2012 da non.sono.io
La vita, osservata dal botteghino di una stazione della metropolitana, assomiglia ad una pioggia costante di coriandoli. O almeno così racconta sempre Chiara, che da quando è stata assegnata ad essere rinchiusa dentro quattro mura di lamiera e plastica, non ha nient’altro da fare che osservare le persone passare. L’unica differenza che c’è tra i coriandoli e le persone, pensa che consiste solamente nel fatto che dopo un po’ la gente perde i propri colori e finisce per diventare un fiume costante marrone, di cui è impossibile distinguerne i particolari. Tra tutte quelle masse rapide che non lasciano il tempo alla memoria di imprimere i loro volti, succede spesso che qualcuno tra i viaggiatori un poco più originali, si ferma a domandargli le cose più assurde. Chiara ride con gli amici quando racconta di quel turista che cercava informazioni per il Duomo di Milano, a Roma e di quella ragazza che pretendeva di ritrovare una borsa lasciata in un vagone qualche settimana prima. Ed è per questo che quella mattina, quando il signor Franco si avvicinò alla sua cabina con un’aria timida, guardandosi intorno come dovesse vergognarsi di qualcosa, pensò si trattasse dell’ennesimo pazzo, uno di quelli che abitano quotidianamente le strade delle città, e che sono sconosciuti al servizio sanitario nazionale. Una persona normale, e appunto strana come qualsiasi di quei coriandoli che quotidianamente attraversano il tornello per poi sparire nel buio dei tunnel metropolitani. |
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Post n°1325 pubblicato il 22 Maggio 2012 da non.sono.io
Nel mentre un faggiottino grillava in fronte a lo sole colante teso a niscondersi indietro de la collina, un marmocchietto da l’occhio faino lesto appropinquatomi cenno di saluto a meco volge. “Felice giornata, Maestro”, volle appellarmi il frugolo alla quale gentiltà un regal inchino rivolsi, “Qual bona aire spira oggi in questi lochi, nevvero?”, continuò il giovin forestiero. Alché, resomi conto che di favellar mi proponeva, tenni a riguardo l’opportunità di contestare como lo modo urbano impone: “Buon giorno a lei o frugolo camminatore. Qual meta spinge i tuoi passi?”, e così dicendo sorriso da anfitrione porsi lui che rapace ebbe la grazia di rispondermi: “Oh, gentil Maestro che dell’incrocio pari a faro pe li viaggiatori mimi, a trovar la herba bona mi vede il dì affaccendarmi. Saprebbe, o Saggio, indicarmi per caso il sentiero più veloce?”. Di fiera magnanimità il capo mossi ad assentire, e sollevato l’indice al sol calante rivolto, indicai pintando ne la aria vespra la via maestra dove, se il fato assiste, rastri de herba finissima trovar si pole. Il ciufachello errante al ver che a conoscenza mi dimostravo della questione, insistette ardendo già di domandare ancora: “Oh, Maestro, come di tanto saper lo spirito suo s’alletta, sarebbe così cavaliere di pronunciare puro il nome di colui che la herba bona il privilegio di vender professa?”. Tornai a mirar lo sole a imitar candela spengnersi, sperando nell’ispirazione adatta a rimembrar lo nome chiesto, che quando Anfrione, di tutti li dei antichi il più frescone, nella mente mia pose l’agoniato responso, diqqui a lo pulzello con tono grave: “Ah! Viaggiatore nano! Colui che cerchi vien da lontano e la pelle sua dal carbone paresce generata. Porta lo pelo riccio in testa e di crateri di luna la natura le gote sue ha adornato. Il volgo lo suol chiamar Mirketto detto “Vetro”, ma in verità ti dico: nessun sa il suo nome, nemmeno la questura”. A la novella lieta il pargolo solitario di gaudio tinse lo sguardo, con parole di grazia mi rivolse il saluto imboccando il sentier che a gioia certa porta. Ma proprio quando lo scuro per ingoiare stava la minuta figura trotterallante, con un ultimo avviso volli agevolar la missione del viandante: “Ah! Camminatore che la felicità va' cercando, abbi cura di citare al mercante di herba il mio vessillo se non vuoi che per lanzichenetto ti scambi! E poni attenzione al secondo incrocio donde la guardia real suol fermarsi a vessar lo popolo tutto con quisquiglie da beoti. Bada a te figliuolo!” |
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Post n°1324 pubblicato il 21 Maggio 2012 da non.sono.io
Oggi sono molto contento perché finalmente è finita la crisi. Ah! Era ora, non ce la facevo più, anche per il fatto che un argomento noiosissimo. E invece questa mattina apro il giornale e al posto del solito titolo a otto colonne sopra un tema finanziario a caso tra la Grecia che esce dall’Euro, l’ennesima riunione a cazzo dei potenti del mondo, un grafico che illustra quanto è cresciuto lo spread, con mia grande gioia e sollievo che ti leggo? Terremoto al nord. Non ci volevo credere. Allora ho sfogliato il giornale sbigottito, ma a pagina due ci ho trovato la notizia di una ragazza morta in un attentato senza senso in una scuola. Che sarà mai, ho pensato. Un morto solo in una scuola? E che notizia è? Negli Stati Uniti la causa principale di decesso tra i giovani è l’ora di ricreazione! Loro se non sono stati assassinati almeno una quindicina di adolescenti nemmeno riportano la notizia. Noi, al contrario, provinciali come sempre, gli dedichiamo addirittura uno speciale di quattro pagine. |
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