TRIONFO E FESTA AL SENATO
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Il pasticcio dell'Onu: perché non voterei questa missione
Post n°53 pubblicato il 16 Agosto 2006 da Antalb
Parliamoci chiaro: se un'operazione militare piace tanto ad Oliviero Diliberto da fargli dire "mandiamo i nostri soldati senza neanche chiedere l'autorizzazione delle Camere", vuol dire che quell'operazione non si deve fare e che bisogna opporvisi puntando i piedi. Di conseguenza, se fossi senatore non voterei la missione in Libano né in Commissione Difesa né in aula. Il perché è ovvio: la risoluzione così come era stata concepita impegnava l'Onu a fare, in modo legale, lo sporco lavoro che Israele è stato costretto a fare per autodifesa. E cioè: visto che da molti anni gli hezbollah occupano la fascia di confine del Libano con Israele e che di lì bombardano impunemente Israele con armi sempre più sofisticate che gli arrivano dall'Iran, via Siria; visto che il Libano se ne è infischiato di una precedente risoluzione dell'Onu che lo obbligava a schierare il proprio esercito lungo la frontiera per impedire ad hezbollah di fare quel che fa; visto ancora che gli hezbollah sono così vigliacchi da piazzare le loro rampe di lancio nell'interno dei palazzi abitati impedendo agli abitanti di andarsene per poterli usare come scudi umani e per poi accusare Israele di volere la strage degli innocenti; viste tutte queste cose si decide quanto segue. Primo, Israele ha ragione e gli hezbollah hanno torto, come ha torto il Libano. Secondo: resta una questione insignificante stabilire se Israele abbia reagito in maniera sproporzionata o abbia piuttosto usato il diritto internazionale nel difendere la propria sicurezza. Terzo, si decide di mandare una forza armata dell'Onu, con una regola d'ingaggio che prevede esplicitamente il combattimento per fare in Libano ciò che stava facendo Israele e cioè disarmare gli hezbollah, attaccandoli e distruggendoli se e dove costoro lanciassero altri missili su Israele, intimare infine alle forze armate del Libano di fare il loro dovere sotto la supervisione dell'Onu. A questo modello di risoluzione Israele aveva detto di sì: per noi va bene, confermò Gerusalemme, purché l'Onu faccia quel che dice di voler fare noi siamo pronti a ritirarci lasciando ai caschi blu (armati e in posizione "combat") il compito di proseguire nella pulizia dei nidi di hezbollah. Questa era la partenza. Poi è avvenuto il pasticcio: la Siria, gli stessi hezbollah e il Libano hanno imposto e ottenuto tante e tali modifiche al testo originario da cambiare il ruolo del corpo di spedizione che diventa di fatto un ruolo di interposizione e cioè un pesce in barile con casco blu sulla testa che si mette in mezzo fra due generici contendenti, fra i quali fin da subito rinuncia a stabilire chi ha torto e chi ha ragione, ma con l'intenzione di sparare su chiunque violi frammenti di tregua. In altre parole, pronti a sparare anche sugli israeliani che eventualmente reagissero ad attacchi missilistici sfuggiti al controllo dell'Onu. E' questo che ha procurato un profondo orgasmo pacifista all'onorevole Oliviero Diliberto il quale si è messo l'elmetto, ha imbracciato il mitra e non vede l'ora che si vada a sparare su Tzahal, annunciando che lui del Parlamento se ne infischia, sapendo infatti che in Senato può saltare tutto. E' dunque vero che all'inizio l'impresa sembrava onesta, ed è vero che è diventata disonesta. E' vero che prima suscitava l'approvazione di chi ha a cuore la pace perché difendeva gli aggrediti, ed è vero che oggi suscita sospetto perché il trucco è ormai chiaro: l'Italia si sta facendo promotrice di un'azione armata contro Israele, cosa che anche dal punto di vista militare appare demenziale, perché sfidare uno degli eserciti più motivati, armati e sostenuti dall'opinione pubblica dei veri democratici di tutto il mondo, significa far rischiare in modo irresponsabile la vita dei nostri soldati e per una causa sbagliata, anzi sciagurata. |


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