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Confronto tra i giovani e la politica

TRIONFO E FESTA AL SENATO

 
 

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« Strategia del centrodest...Le omertà della politica »

Tredici anni a precipizio

Post n°234 pubblicato il 05 Novembre 2006 da Antalb
 

Giunto a Napoli giovedì mattina Romano Prodi per prima cosa ha incontrato il cardinale Crescenzo Sepe quasi per testimoniare la battaglia solitaria che la Chiesa napoletana fa nel contrastare il degrado in cui è precipitata la città.

Quanti nel passato si sono distinti nel servo encomio di un insistente rinascimento napoletano, oggi spiegano che il male sta tutto nel dna criminogeno dei cittadini napoletani, unici responsabili del loro disastro. Una vergogna. Se negli anni '50 le responsabilità del caotico sviluppo urbanistico della città erano di Achille Lauro, se nel 1973 l'arrivo del vibrione del colera fu messo politicamente sulle spalle di Antonio Gava, oggi, nello sfascio sociale, economico e civile di Napoli Bassolino, secondo questi opinionisti, non avrebbe alcuna responsabilità. Eppure governa da tredici anni. Ha creato 35 società regionali in cui ha messo centinaia di consiglieri amici ad amministrarle, causando perdite per decine di milioni di euro. Ha pagato svariate centinaia di milioni di euro per traferire i rifiuti di Napoli e della Campania in Germania ed in altre regioni, piuttosto che realizzare, con i poteri straordinari che aveva, quei termovalorizzatori che in altri comuni rappresentano una fonte di energia e di ricchezza. Da dodici anni tenta inutilmente di risanare l'area siderurgica di Bagnoli, avendo messo in piedi solo una società che ha elargito posti di consigliere di amministrazione, assunzioni e ricche consulenze bruciando quasi 500 miliardi di vecchie lire. Ha lasciato che interi fabbricati fossero occupati abusivamente e fossero trasformati in veri fortini della camorra che ha occupato così parte rilevante del territorio dei quartieri periferici. Ha sommerso la sanità campana con quasi 5 miliardi di euro di debiti, innescando un degrado strutturale crescente e forse senza ritorno. Gli ultimi dati sul turismo regionale dimostrano che, in pochi anni, in termini di valore economico, sono più i campani che vanno in vacanza fuori regione, che non i turisti che vengono nella "Campania felix".

Nei suoi tredici anni di potere assoluto Bassolino ha impedito qualunque progetto di risanamento di quel miserabile urbanesimo napoletano che produce miseria e criminalità, ed ha cavalcato solo bolle mediatiche per alimentare l'idea di un rinascimento di una città che intanto moriva. Dalle dispendiose feste in piazza del Plebiscito, all'arrivo di una delegazione di imprenditori emiliani guidati da Luca Cordero di Montezemolo, che avrebbe dovuto portare investimenti e sviluppo. Ha mantenuto per cinque anni un comitato scientifico regionale, dando svariate migliaia di euro al mese ad alcuni opinionisti di grandi quotidiani nazionali e del maggiore quotidiano locale, convinto com'era che la sua forza politica dovesse essere sostenuta da un filo di potere invisibili che tenesse insieme gli organi di informazione e un gruppo di sostituti procuratori della Repubblica. I primi elogiavano, i secondi terrorizzavano. La sua arroganza stalinista lo spinse financo a fare pressioni su Cesare Romiti perché sostituisse l'attuale direttore dell'inserto napoletano del Corriere della Sera, Marco De Marco, reo di aver fatto alcune critiche e dell'aver dato voce a chi non era del coro.

Questo ed altro, dunque, è stato Bassolino in tredici anni di governo assoluto durante i quali, tra le altre cose, ha steso al suolo chiunque nel suo partito si opponesse alla sua gestione e ai suoi interessi, facendo eleggere financo la propria moglie al Senato della Repubblica. E' tempo, dunque, di voltar pagina se si vuole salvare Napoli. Lo si può fare ancora a patto che i partiti del centrosinistra decidano di commissariare Bassolino e la Iervolino. Chi governa il Paese deve istituire un comitato di alte personalità nazionali politiche ed istituzionali in grado di imprimere un nuovo corso alla politica locale. La camorra si combatte con le forze dell'ordine ma anche, e forse principalmente, contrastando la miseria, il degrado urbano, prosciugando così il terreno melmoso sul quale nasce e cresce il reclutamento malavitoso.

 
 
 
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