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Le omertà della politica

Post n°235 pubblicato il 05 Novembre 2006 da Antalb
 
Tag: Napoli

I casi luttuosi e drammatici di Napoli, sono giustamente sulle prime pagine di tutti i giornali. Davvero non si può cercare una responsabilità della politica e dei suoi aspetti materiali e personali? La politica c'entra e come, non necessariamente come un fare, ma un non fare, un guardare altrove, un disinteressarsi, un distrarsi, un sottovalutare tutte le responsabilità direttamente o indirettamente, un favoreggiamento se non concreto, certamente ideologico. I politici attuali della Campania, i ceti dirigenti compresi quelli delle classi medie, gli intellettuali, sono coinvolti e colpevoli per omissione, silenzio protratto, oblio.

Non significa che fra di essi alberghi una serie di complicità oppure una certa dose di disattenzione, ma invece esiste una tolleranza incapace di agire positivamente su tutto il popolo, che subisce una politica a favore di un modo festaiolo di concerti di piazza invece che una condotta civile di rigore e impegno.

Fra i maggiori esponenti di Napoli, cito due nomi che vanno per la maggiore e sono gli esponenti di due classi molto contrapposte e perennemente apparentemente in lotta: Gava e Bassolino. Il secondo gode da più di dieci anni di un assenso elettorale e di un consenso silente e inopportuno, di una copertura sbagliata, inetta per superficialità e inerzia. Bassolino è stato ripetutamente denunziato e rinviato a giudizio dalla magistratura per reati inerenti alla sua attività di pubblico amministratore: non se ne è fatto niente sinora. Antonio Gava ha subito invece un processo lungo tredici anni ed è stato poi assolto in appello con formula piena. Egli ha finito con l'accettare le vicende paterne nel bene e nel male e l'esempio di chi segue opportunamente le parole del Signore:"Non lasciarmi nelle mani dei miei nemici, Signore, contro di me sono sorti falsi testimoni e calunniatori violenti". E il suo denuziatore? Luciano Violante, deputato comunista, è stato il regista di questa persecuzione infondata, l'accusatore stalinista, come lo ha definito Francesco Cossiga. I "pentiti" creduti da certi giudici non sono stati incriminati per calunnia e si godono i miliardi guadagnati col crimine e i castelli e le ville con piscina. Più che un'accusa giudiziaria, quella contro Gava è un falso teorema-giustizialista tipico dsei punitori del Pci. Gava ci ha guadagnato un infarto e due ictus in un orizzonte complessivo di una città in cui si sono confusi tutti i punti di riferimento positivi e non è chiara la coscienza costruttiva e culturale della Regione. Napoli ha bisogno di una vera e propria rivolta culturale pacifica e ideale. Senza di essa e non con i presidi permanenti dell'esercito, non potrà essere salvata e risarcita dalle vicende attuali.

 
 
 
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