Creato da legrillonnoirdestael il 01/02/2014

IL GRILLO NERO

DI MADAME DE STAEL

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UN VIRUS DECISAMENTE BAROCCO

 

DOPO 10 MESI DI ASSENZA,

LA MIA LONTANANZA DA QUESTO SPAZIO E' STATA PIU' LUNGA DI UNA GESTAZIONE E DIREI CHE IL MOMENTO DI RECLUSIONE SIA GIUSTO PER RIPRENDERE IN MANO L'ARTE LASCIATA ORFANA A GIUGNO SCORSO CON IL MANIERISMO.

ED OGGI, IN PIENO TEMPO E A TEMPO PIENO DI CORONE VIRULENTE, CREDO SIA UN BUON GIORNO PER PARLARE DI BAROCCO.

Iniziamo?

Il termine Baroque ha derivazione dal francese ‘bizzarro, irregolare’ e dal port. barroco, perla scaramazza o altra pietra preziosa irregolare. 


Esempio di Barocco catanese.

 

 Il 600 fu il secolo della controriforma cattolica, in tutta Europa si combatterono fin troppe guerre in nome della fede, sconvolgendo ogni assetto precedente, anche nell'arte.

Archiviato il manierismo, il nuovo secolo, per rispondere al protestantesimo riconducendo ì i fedeli verso la controriforma di matrice cattolica, abbraccia un'arte esagerata, particolarmente fuori dalla logica lineare ed impostata sulla bizzarria e l'intensità drammatica.

Nonostante il fine di toccare e smuovere gli animi, riattizzando sentimenti di fervida devozione e fede attraverso la seduzione della grandiosità, dell'esagerazione monumentale e della capacità di stupire, per lungo tempo l'arte barocca restò comunque legata ad un significato etimologico non propriamente lusinghiera.

 Il gusto barocco, tuttavia si diffuse ovunque. Anche nei paesi protestanti.

L'opera d'arte è alla ricerca di una "teatralità" utilizzando un connubbio di visionarietà, estasi mistica e realismo macabro oltre che sensuale.

Anche i giochi linguistici, le metafore, i paradossi come l'ambiguità testuale nascono dalla costola barocca.

L'arguzia è d'obbigo, e l'intelligenza è messa al servizio dello smascheramento. L'arte va messa a nudo nella sua natura di artificio e costruito. E l'arte barocca, drammaticamente spietata ed alimentata di contrasto, si mostra - in ogni sua forma - nelle sue antitesi.

Così, nello stile barocco troviamo, inevitabilmente:

la ricerca del movimento attraverso l'abbondanza di elementi decorativi

e

l'utilizzo di superfici curve ed il forte effetto drammatico ottenuto dalla contrapposizione di luce e ombra, ovviamente tanto nella scultura quanto nella pittura e nell'architettura.

 

Le chiese furono - così come i palazzi - decorate da affreschi sontuosamente immensi con rappresentazioni fedeli alla reatà di ogni personaggio mostrato, in modo da creare una vicinanza tra l'osservatore e la scena esposta e conferire una maggiore credibilità nelle scene sacre in modo tale da trascinare in un vortice di empatia i fedeli. Tutto questo viene reso possibile anche dall'eccellente utilizzo della prospettiva e dell'ampliamento visivo  con la creazione di spazi artificiali attraverso l'effetto trompe d'oeil.

UN ESEMPIO?

LA STUPEACENTE VOLTA DI SANT'IGNAZIO A ROMA, DIPINTA DA ANDREA POZZO:

 

Nel Seicento troviamo due correnti parallele:

La scuola classicista che si sviluppò intorno ai Carracci, impostata sulla ricerca di tutti quei pilastri tipici del Rinascimento, dalla chiarezza all'equilibrio, senza dimenticare la monumentalità. Il loro stile venne poi seguito anche  Questo stile classicheggiante venne adottato da artisti come Guido Reni e Domenichino.

 

Venere dormiente con amorini, Annibale Carracci. Museo Condè, Chantilly


Autoritratto con altre figure, Annibale Carracci, Brera


Santa Cecilia, Guido Reni, Olio su tela, Norton Simon Museum

(Pasadena, Stati Uniti)


Sibilla cumana, Domenichino, Musei Capitolini, Roma


Alternativa indiscutibilmente potente al classicismo fu la presenza artistica del Caravaggio che, oltre a riprodurre con la sua stessa esistenza il mito del genio maledetto

- fu responsabile di un omicidio compiuto durante una rissa e venne condannato a morte, pertanto dovette sempre fuggire per poter scampare alla pena capitale -

introdusse uno stile artistico capace di influenzare la pittura dei secoli successivi, introducendo la realtà quotidiana nell'arte in modo rigorosamente attento, documentando ogni sfumatura drammatica della percezione, esasperando volutamente le ombre nel gioco con la luce, ed insieme ad esse i sentimenti più bui dell'anima.

Nel Bacchino malato, ad esempio, un autoritratto del Caravaggio stesso, l'artista pone insistentemente l'accento sulla malattia del giovane Bacco, sottolineandone il pallore emaciato che contrasta ancor di più con la vitalità dionisiaca che avrebbe dovuto enfatizzare il volto del dio ed il colore livido delle labbra, anche qui non attenuando nessuna imperfezione del corpo.

Caravaggio, Bacchino malato, Galleria Borghese, Roma


Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, National Gallery, Londra


Nei suoi dipinti è sempre presente un'analisi complessiva di tutto lo stato umano, attraverso un utilizzzo particolarmente scenografico della luce. Lontanissimo dalla ricerca idealistica dei Carracci, Caravaggio dipingeva l'essere umano - troppo umano - sempre. Ed anche quando voleva ritrarre soggetti sacricercava di trasporre con i colori la verità di un modello che ricercava nelle persone comuni ed umili. Così la divinità, in lui, viene esaltata proprio attraverso un'umanità sempre più distante dall'incorruttibile perfezione.

Osò a tal punto da rappresentare gli aspetti della vita e della morte da ricreare la tragedia della dipartita della Madonna, rappresentandola come una donna comune ed a fianco al suo corpo morto, la disperazione e il pianto di una Maddalena curva su stessa che rivela anch'essa tutta la sua impotente e fragile umanità.

 

Caravaggio, Morte della Vergine, Museo del Louvre, Parigi


(Particolare della Maddalena)


Caravaggio, Madonna dei pellegrini, Sant'Agostino, Roma


Caravaggio, Sette Opere di Misericordia, Pio Monte di Misericordia, Napoli


Caravaggio, Maria Maddalena in estasi, Collezione privata, Roma


Caravaggio, San Girolamo in meditazione, Monastero di Santa Maria, Montserrat


La sua pittura naturalista fu la stessa che accolsero anche Orazio ed Artemisia Gentileschi, il Manfredi o il Caracciolo in Italia, ma anche il francese Valentin de Boulogne e lo spagnolo Jusepe de Ribera.


 

Artemisia Gentileschi, Conversione della Maddalena, Cattedrale di Siviglia


Bartolomeo Manfredi, Allegoria delle Quattro Stagioni, Museo di Belle Arti, Art Institute, Dayton


Battistello Caracciolo, Ecce Homo, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli


Per quanto riguarda la scultura barocca, l'interno e l'esterno di palazzi e chiese si arriscono notevolmente e vengono utilizzati più materiali differenti accostati tra oro,  diverse qualità di marmi, bronzo e stucco dorato in modo da ottenere effetti policromi.

Un esempio in questo senso è senz'altro dato da Gian Lorenzo Bernini, probabilmente il più importante scultore barocco, che ha offerto al mondo opere di tensione drammatica, pathos e teatralità assolute, ottenute attraverso i contrasti chiaroscuri e grazie all'illusione coloristica.

 

Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa d'Avila, Cappella Cornaro - Chiesa di Santa Maria della Vittoria, Roma

 

Estasi di santa Teresa, particolare del volto

 

Se gli edifici nobiliari sono enfatizzati da giardini decorati ad hoc dalla presenza di statue, cascate e giochi d'acqua e luce in grado di amplificarne la spettacolarità, per quanto riguarda le chiese, si prediligono la pianta centrale o a navata unica e grandiose cupole.

naturalmente, poi, anche la facciata rivestita di sculture aiuta, giocando un ruolo decisivo nell'impatto scenografico.

Oltre a Carlo Maderno che edificò il prolungamento della navata di San Pietro e completò la facciata cominciata dal Bramante, fra gli architetti barocchi di maggiore levatura troviamo il Borromini con l'andamento concavo e convesso della chiesa di San Carlo alle quattro fontane.

Francesco Borromini, San Carlo alle Quattro Fontane a Roma, interno

 


 Guarino Guarini, Cappella della Sacra Sindone, Torino

 

Santa Cristina e San Carlo, Torino

 

Gli architetti della chiesa di Santa Cristina sono Carlo e Amedeo di Castellamonte. Giacomo Casella terminò gi affreschi interni della volta, mentre la facciata è di Filippo Juvarra.

L'attribuzione del progetto per la chiesa di S. Carlo, invece, è incerta; probabilmente l'autore fu Carlo di Castellamonte, ma si parla anche di Andrea Costaguta, mentre di Maurizio Valperga è certa la conclusione dei cantieri. La primitiva struttura della chiesa, provvista anche di campanile, fu terminata nel 1625 ancora priva di facciata e venne ultimata più tardi, nel 1834, da Ferdinando Caronesi.

 

Guarino Guarini, Palazzo Carignano, Torino

Sempre del Guarini è anche Palazzo Carignano, sede del parlamento Subalpino e del primo Parlamento del Regno d'Italia ed uno degli esempi più importanti dell'architettura barocca piemontese.

 

 

ED IL ROCOCO'...?


Di questo parleremo, ma dopo il prossimo post e la pittura fiamminga e olandese. 


TANTO, DI TEMPO,

PARE CHE NE AVREMO...

 

 

 

 

 
 
 

IL MANIERISMO: TRA INTENZIONI IMITATIVE E SVILUPPO DEL RINASCIMENTO

 

 

La varietà di tante bizzarrie, la vaghezza de' colori, la università de' casamenti,

e la lontananza e varietà ne' paesi,

poi:

"una invenzione copiosa di tutte le cose".

-Giorgio Vasari-

 


 

Giorgio Vasari, La Fucina di Vulcano (1564 circa).

 

 

ll termine Manierismo, fa riferimento al movimento, soprattutto pittorico, nato nella seconda metà del Cinquecento, e non è altro che una derivazione dal sostantivo "maniera".

Il termine, coniato dal gesuita e storico dell’arte Luigi Lanzi, si può intendere sia come stile riferito ad un periodo storico, sia ad una collocazione geografica (ad esempio fiamminga) o come un preciso stile di un artista.

Generalmente, però, la parola indica una esasperazione dei canoni espressivi dei grandi maestri e gli artisti appartenenti a quella corrente vengono ricordati come coloro che s'ispiravano esclusivamente alla tecnica - ed appunto alla "maniera stilistica" - dei loro predecessori, appartenenti all'ultimo cinquantennio del secolo antecedente, abdicando ad una qualsiasi ricerca di se stessi.

Il Vasari, dal canto suo, riprendendo l'ideale raffaellesco, ed in pieno accordo con la cultura neo-platonica fiorentina, identificò la "maniera" con la capacità di "ritrarre le cose più belle e di quel più bello o mani o teste o corpi o gambe aggiungerle insieme e fare una figura di tutte quelle bellezze che più si poteva"; congiungendola totalmente, quindi, al concetto classico dell'arte.

"Manierismo" divenne, così, anche sinonimo di una vuota e sterile imitazione tout court, ed i manieristi vennero considerati come coloro che si dedicavano ad espressioni pittoriche già intraprese, già ricercate ed approfondite da altri, senza imporre un proprio linguaggio individuale ed ancora inaudito, pertanto non particolarmente rilevante.

 

Ci ricorda qualcosa?

A me sì. Tante.

 

Se il manierismo fosse stato, però, solo questo, lo si potrebbe pensare senza rimorsi come una corrente stilistica senza peso, accanto a tutto il già visto a cui siamo abituati, tanto che si parli di spazzatura di costume quanto di talenti.

Tanti simili, o comunque troppo e facilmente, riconducibili gli uni agli altri.

Così, in realtà non era; ma in questo modo venne visto e considerato, durante tutto il Neoclassismo, tanto che anche in seguito - nell'Ottocento - il manierismo rappresentò ancora una sorta di onta nella storia dell'arte ed un semplice ponte, da osservare con sdegno, fra il Rinascimento ed il Barocco.

Le cose, però, non stanno proprio in questo modo e come talvolta accade, divenne più innovativa del voluto ed una sorta di riforma del Rinascimento stesso.

E' senz'altro vero che il vertice raggiunto da Raffaello e da Michelangelo gli artisti successivi si trovarono in difficoltà.

Diventava, in effetti, piuttosto difficile imitare il loro grado di approssimazione alla perfezione e d'altro canto non erano in grado di raggiungerla autonomamente.

Di conseguenza è normale che questa costante imitazione di stili artistici, considerata norma e dovere di ogni scultore o pittore, non può che averli penalizzati, mostrando senza pietà i loro limiti artistici rispetto ai giganti precedenti.

Ma va considerato anche qualcos'altro...

Il Pontormo rappresenta figure sospese in uno spazio senza prospettiva, con colori chiari e innaturali, Rosso Fiorentino e Parmigianino deformano i corpi e i volti.

La luce è invece protagonista della pittura chiara e luminosa del Veronese e di quella del Tintoretto, che rappresenta scene drammatiche con colori caldi.

 

L'allegoria dell'Amore - quattro dipinti -

di Paolo Veronese, del 1570 circa,

National Gallery di Londra.

Allegoria I: Infedeltà

 

Allegoria II: Disprezzo

 

Allegoria III: Rispetto

 

 

Allegoria IV: Unione felice.

 

Jacopo Robusti detto il Tintoretto

Trafugamento del corpo di san Marco, 1562 circa,

Gallerie dell'Accademia.

 

TintorettoLa Crocifissione, 1565,

Scuola Grande di San Rocco, Venezia.

 

Alcuni artisti iniziano a rielaborare lo stile dei maestri.

In queste opere si abbandona lo spazio prospettico e la proporzionalità delle figure tipiche del Rinascimento; nei colori non si cerca più la verosimiglianza con la natura ma l’effetto drammatico e nella seconda metà del ‘500, il Manierismo va verso una ricerca dell’insolito e del fantastico che sfocia spesso in curiose bizzarrie. 

Proprio il loro limite, infatti, che li ha spinti ad un'esagerazione dei modelli presi in considerazione, anche nell'aggiungere sovrabbondanza di personaggi nelle scene, e che venne considerato anche l'onta che li caratterizzava in senso dispregiativo, portò ad alcuni di loro la grazia di essere toccati e baciati da un'innovazione involontaria.

Pensiamo al Pontorno, al Parmigianino e al Rosso Fiorentino, ma non solo.

Guardando le loro opere  si rimane confusi, ma è una confusione che sorprende e non disturba: impariamo che stranezza, estremizzazioni del colore, accostamenti arditi e forme irregolari diventano valori e stregano, affascinando.

Lo spazio diventa strano, le figure si allungano e si contorcono come impegnate in uno sforzo misterioso, i colori sono brillanti e violenti, i volti assumono espressioni di non facile comprensione.

In sintesi: l'armonia di linearità regolare e limpida, fatta di forme razionali e chiare all'interno di una geometria di luce, propria dell’arte rinascimentale, nel periodo manierista venne meno.

 

Jacopo Carrucci detto Pontorno, Deposizione di Cristo (1526-28).

 

Parmigianino, La Madonna col collo lungo - 1534-1540 -

Galleria degli Uffizi, Firenze.

 

 

Giovanni Battista di Jacopo dé Rossi, detto Rosso Fiorentino,

Pietà, Parigi, Museo del Louvre (1530-40).

 

 

Un altro pittore manierista, conosciuto soprattutto per le sue "Teste Composte", fu l'Arcimboldo. Queste sue opere sono tanto grottesche quanto eccellenti rappresentanti di una bizzaria davero geniale.

I ritratti burleschi di Arcimboldo sono, infatti, frutto

- per restare nel tema anche con le parole -

di più combinazioni, date da elementi ortofrutticoli piuttosto che da oggetti inanimati o animali, in una sorta di trompe-l'œil di nature morte e vive, collegate metaforicamente al soggetto rappresentato.

E le parole del critico letterario e saggista Roland Barthes dicono già tutto:

«Le teste di Arcimboldo sono mostruose perché rimandano tutte, quale che sia la grazia del soggetto allegorico, [...] ad un malessere sostanziale: il brulichio. La mischia delle cose viventi [...] disposte in un disordine stipato (prima di giungere alla intelligibilità della figura finale) evoca una vita tutta larvale, un pullulìo di esseri vegetativi, vermi, feti, visceri al limite della vita, non ancora nati eppure già putrescenti».

Giuseppe Arcimboldo, L'imperatore Rodolfo II in veste di Vertumno (1591), Skoklosters slott di Stoccolma

 

Se, inizialmente, quindi, il Manierismo venne giudicato poco originale, successivamente gli storici lo riabilitarono considerandolo l'ultimo sviluppo del Rinascimento; ma ai nostri occhi è stata una vera e propria rivincita sugli intoccabili mostri sacri.

Anzi, parafrasando l'opera di Giulio Romano,

una inaspettata sconfitta dei Giganti.

Giulio Romano, Gigantomachia -1532-1535-

Palazzo Te, Mantova.

 

«Non si pensi alcuno di vedere mai opera di pennello più orribile e spaventosa, né più naturale di questa. E chi entra in quella stanza, non può non temere che ogni cosa non gli rovini addosso.» 

- Giorgio Vasari -

 

 


 
 
 

QUATTROCENTO E CINQUECENTO ARTISTICO: l'uomo entra in scena

 

 

Abbandonati i discorsi novembrini sulle lande desolate...

Ecco l'uomo. La figura umana.  

Protagonista indiscussa, almeno nell'arte rinascimentale.

 

Leonardo da Vinci, Monna Lisa.

 

 Come sappiamo, gli artisti nel Quattrocento lo studiano con particolare minuziosità e, con l'uomo, studiano anche l’ambiente che lo circonda.

Si abbandonano i fondali dorati che sfumavano verso un divino ancora decontestualizzato ed i soggetti vengono collocati in ambienti sempre più naturali.

Con lo studio dell'uomo, necessariamente avanzano anche le ricerche di regole che permettano di dare vita ad una realtà tridimensionale rappresantata su di un piano bidimensionale.

La necessità impellente è quella di creare nei dipinti una prodigiosa ilusione ottica chiamata profondità e le figure vengono rese osservando scrupolosamente le regole della proporzione attraverso la tempera, l'olio su tela e la tecnica dell'affresco.

 

Michelangelo Buonarroti, Creazione di Adamo,

particolare della volta della Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano

 

Abbiamo, quindi, abbandonato le lande desolate e l'atmosfera

da "The walking dead" più in linea con Halloween,

ma al di là della desolazione che ancora si respira sul Portale,

per il mese di dicembre ci affacciamo all'epoca definita dal Vasari come

RINASCIMENTO.


Raffaello, La Madonna Sistina, particolare

 

Il 1400 si chiama primo Rinascimento e si sviluppa soprattutto a Firenze. 

E' il periodo in cui si diffonde un interesse sempre maggiore per l'arte, tra l'altro sempre più frequentemente richiesta e commissionata tanto dalla nobiltà quanto dal clero. Lorenzo de' Medici, detto anche il magnifico, e capo della signoria di Firenze, fu un esempio eclatante di mecenate, promotore e finanziatore di artisti, oltre ad essere esso stesso un artista particolarmente attivo in ambito letterario.

Ed è questo il periodo in cui nascono anche le prime botteghe d'arte, dove i giovani artisti imparano dai maestri.

Il periodo in cui si forma una triade di valore insetimabile nel mondo dell'arte:

 Raffaello, Donatello e Michelangelo.

Raffaello Sanzio, La Scuola di Atene,

Stanza della Segnatura,Palazzi Apostolici.

 

Donatello, Madonna Pazzi

 

Michelangelo, La Pietà,

Basilica di San Pietro in Vaticano

 

Anche se ognuno di essi lavora con il proprio stile, inneggiando un forte individualismo, il filo conduttore che unisce tutti i protagonisti sul palcoscenico artistico rinascimentale è, però, sempre l'uomo che, a diffenza delle produzioni dei secoli bui, non è più lo spettatore fragile, impotente ed inevitabilmente vinto; ma diverrà forte, dinamico e si muoverà all'interno del suo spazio, diventando il padrone di una tridimensionalità sempre più imponente ed accentuata da effetti chiaroscurali.

 

Masaccio, Pagamento del Tributo,

affresco, Cappella Brancacci, Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze

 

Ed è il perido in cui c'è lui - Leonardo - che utilizza la prospettiva cromatica per distinguere gli aspetti della profondità e che richiama Vitruvio ed il canone di Policleto, inserendo il suo uomo vitruviano all'interno di un quadrato.

 

 

Leonardo, L'Uomo vitruviano,

 disegno a penna e inchiostro su carta, Gallerie dell'Accademia di Venezia

 

Filippo Brunelleschi, anch'esso fiorentino - ingegnere, architetto e scultore - è anch'esso un artista preminente del primo Rinascimento italiano e fu l'uomo che rivoluzionò letteralmente i canoni architettonici dell'epoca. È a lui che dobbiamo l'invenzione della prospettiva caratterizzata dall'utilizzo di un unico punto di fuga. La cupola della chiesa di Santa Maria del Fiore fu costruita senza l'utilizzo di tecniche arcaiche. Date le sue dimensioni,  infatti, risultava d'impossibile realizzazione con tecniche come quella della centina. Pertanto, egli progettò una doppia cupola a base ottagonale, realizzando otto vele in muratura unite sui lati da costoloni che vanno a collegare la cupola interna con quella esterna e lasciando nel mezzo delle due un'intercapedine con la funzione di unire le vele lungo i lati dell'ottagono.

Filippo Brunelleschi, struttura della cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze

 

Un discorso a parte va fatto per il Botticelli. Con i suoi dipinti l'artista divenne una vera e propria icona rinascimentale; ma in realtà rimase per tutta la sua vita una figura un po’ particolare dal punto di vista stilistico ed anche se i suoi lavori anticiparono sui tempi  molte esperienze successive, preferì comunque mantenere sempre uno stile autonomo e distante dagli esiti dello stesso Rinascimento, non prestando attenzione nè alle proporzioni anatomiche nè alla prospettiva. I suoi dipinti più celebri sono conservati agli Uffizi ma i lavori grazie ai quali Botticelli ricevette un'indiscussa celebrità furono di carattere mitologico e realizzati quand’era al servizio dei Medici. 

Sandro Botticelli, La nascita di Venere

 

Durante il Rinascimento gli artisti iniziano anche ad utilizzare la tecnica ad olio, invenzione dovuta agli artisti fiamminghi e olandesi ed ottenuta mischiando le tempere con l'olio di lino e decisamente più appropriata per conferire una maggiore luminosità ai dipinti. Inoltre, a differenza delle tempere, con la pittura ad olio il colore poteva essere sfumato anche in un tempo successivo alla prima stesura, dal momento che i tempi di asciugatura sono molto più lunghi.

 

TECNICA AD OLIO

SCIENZA

RINASCITA

-UOMO-

DINAMISMO

ARTE

MECENATISMO 

 

Ecco le parole chiave.

E tutte collegate tra loro dalla ricerca e dalla curiosità.

L'uomo, considerato copula mundi, diviene davero il centro del mondo ed ha ormai raggiunto la consapevolezza che non può conoscere ciò che lo circonda se prima non conosce se stesso; ma per fare questo richiama in suo soccorso la ragione.

E con tutto il Cinquecento la ricerca intrapresa nel periodo precedente continua, le rappresentazioni diventano sempre più armoniosamente equilibrate ed il concetto di bello ideale impone un obbligato e costante sguardo all'indietro, verso l’arte antica.

 

Michelangelo, David, marmo -particolare della statua -

Galleria dell'Accademia a Firenze

 

La figura umana acquista un'importanza sempre più assoluta, tanto da occupare totalmente lo spazio della rappresentazione. Tutti gli altri elementi e lo stesso paesaggio diventano secondari ed irrilevanti, sostanzialmente marginali o addirittura inutili e l’uomo può essere anche l’unico soggetto del dipinto; ma oltre all'aspetto, nella riproduzione dei tratti si tentano di carpire anche le caratteristiche spirituali dei soggetti, in una sorta di unione tra estetica e anima.

 

Tiziano, La Maddalena penitente,

olio su tavola di Tiziano, Galleria Palatina di Firenze

 

 

Ed ora il mio migliore augurio. Per le feste ancora da arrivare e per un nuovo anno ancora lontano, ma neanche tanto. L'augurio è che ci sia questa rinascita, anche qui da noi, da quel medioevo e dal gotico che si respirano da un po' di tempo nell'aria.

Facciamo che non sia più un periodo di stili bui.

 

Buon tutto, 

Niccolò.

 

 

 
 
 

PRIMA DEL RINASCIMENTO

Post n°47 pubblicato il 03 Novembre 2018 da legrillonnoirdestael
 

 

PRIMA DI RIPRENDERE CON IL RACCONTO DELL'ARTE

E TORNARE SUL PEZZO CON IL RINASCIMETO ARTISTICO,


DOPO AVER LASCIATO DEFINITIVAMENTE OGNI RESTO DELL'ESTATE


VOGLIO DIRE SOLO 2 PAROLE CON UN BREVISSIMO POST

CHE SI ADDICE ALLA STAGIONE

E AL CLIMA DI QUESTA PIATTAFORMA FANTASMA.


L' Amica Misti scrive 

e si chiede "Cosa punge tra le ossa",

pubblicando "semi di Novembre" con il suo tocco esplosivo.

"Tra olii e vini nuovi"

spatola colori sopra ogni "Passo di nebbia",

   addolcendoli.

Lei ci serve "corone di frutti" digitali con una pazienza euforica,

nonostante questa terra costellata di assenze

e ci mette un po' di primavera

ogni giorno.

Se un modo c'è di celebrare questo posto,

lei lo fa.

BRAVA  mIS^

(TRIBUTO VIVISSIMO AD UNA VIVISSIMA E VITALISSIMA AMICA)

 

 

CRACO VECCHIA, CITTA' FANTASMA: SEMBRA DI ESSERE A CASA

SUI BLOG DI LIBERO

...


 
 
 

INTERMEZZO LUDICO D'ESTATE

 

 

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.

(Oscar Wilde)

 


 

Prima di riprendere, in autunno, e come sempre molto lentamente - perché la natura stessa non ha fretta, eppure tutto realizza in ogni caso - a parlare delle varie tappe nei percorsi sulla via dell’arte, mi concedo e concedo ai lettori di passaggio un intervallo vacanziero.

Sempre estetico, per carità, ma più in assonanza con atmosfere attrattive di leggerezza estiva.

 

E cosa c’è di più vicino all’atmosfera attrattiva dell’estate dell’estetica femminile?

 

Ho chiesto in prestito ad un’affascinante rappresentante di estetica femminile oltre che cara amica - la nostra Ele dei labirinti - una parte del suo ultimo post, per farne una premessa introduttiva al mio, e lei generosamente disponibile come sempre ha subito acconsentito.

 

 

 

Dunque, iniziamo…

Si parlerà di bellezza, di forme e di lineamenti e poi di quell’altra bellezza - quella dei pensieri, del movimento e delle allusioni - che si chiama fascino. Ed il fascino si sa, è screziato di difetti. La bellezza è fatta per essere guardata e necessita di quei requisiti che la fanno essere all’altezza con i parametri di riferimento che la storia umana ha cercato di individuare di volta in volta per ogni epoca, nei secoli. E’ rispettosa e devota alle regole auree e soddisfa il suo fruitore solo per il fatto stesso d’essere presente. Alla bellezza, fondamentalmente, non si chiede altro.

Ma la bellezza è una cosa, mentre il fascino è tutt’altra.

La bellezza la si guarda e la si ammira, attrae ed allontana, disegnando distanze; il fascino non si vede ma impone, si percepisce indovinandolo, ma non si misura e non rispetta le regole. Anzi, il più delle volte le sovverte. 

Ed allora restiamo nell’ambito del fascino e, chiedendo scusa al particolare, volutamente scorretti, generalizziamo.

Ma nel generalizzare tracciamo una netta distanza tra il fascino, tradotto in elementi fisici - in questo post verranno elencati quelli esclusivamente femminili - apprezzato dalle donne e, quello, invece, più amato dagli uomini.

Sono piuttosto numerose quelle creature femminili non propriamente classificabili come belle e, a dire il vero, neppure paragonabili, per bellezza, ad altre donne che, guarda caso però, surclassano abbondantemente in consensi le più classicamente avvenenti rivali, grazie all’invincibilità del loro fascino.

Un fascino, sia chiaro, che se attrae gli uomini, frequentemente lascia invece inebetite le donne, sdegnate ed impossibilitate a rendersi conto di un tale incomprensibile potere che sembra agire soltanto sul genere maschile.

La ragione c’è, e per spiegarla chiamo in appello la metafora utilizzata da Alphonse Karr.

Accade, infatti, per una donna puramente bella a confronto con una esclusivamente affascinante, esattamente quanto accade fra due bottiglie di vino delle stesse dimensioni e magari provenienti dallo stesso vigneto, quando una delle due, inspiegabilmente, sembra ai nostri sensi contenere più aroma ed essenza rispetto all’altra.

Facciamo però una serie di generalizzanti e ludici esempi concreti, così, forse, molte creature femminili risentite di livido stupore non dovranno più avvizzire le loro menti di domande chiedendosi perplesse

“perché mai quella?”

e capiranno, invece, anche il perchéed in che sensose la bellezza la si guarda volentieri e la s’incensa, il fascino lo si desideri proprio spogliare…

 

Notiamo, ora, i punti di vista:

Da una parte si trova quella notevole preponderanza di creature femminili che, in se stessa, ma anche nelle sue simili, ricerca nonché apprezza quella compostezza nelle capigliature definita con i tagli elaborati, alla moda ed estremamente curati, un trucco particolarmente preciso con labbra enfatizzate da spessi rossetti evidenti, un ampio e marcato utilizzo di fondotinta, unghie costruite o comunque laccate in tinta unita o variopinte, marchi famosi e riconoscibili nell’abbigliamento, utilizzo di zeppe e profumi fruttati o floreali a profusione.

 

Bene, nulla però di tutto questo materiale sopra elencato attrae la prevalenza dei rappresentanti dell’altro sesso.


E sappiate che ogni indicazione differente promulgata in tal senso da effimere quanto acclarate riviste cartacee o digitali sono inattendibili artifici scritti da donne, anche quando vengono travestite da opinioni maschili.

 

Gli appartenenti ad un genere maschile eterosessuale che per comodità chiameremo di tipo A - e definiremo come il più conservatore e classico, incline al modello muliebre più atavico, tanto rassicurante quanto voluttuoso – per quanto apprezzino una “donna-donna con la gonna” considerano “pettinati” tutti i capelli che siano puliti, vaporosi e presumibilmente sani ma non di certo le “messe in piega” con i capelli composti da brava “sciura milanese” o le acconciature da passerella di serie inferiore che se già non vengono particolarmente lodate sulle teste delle modelle professioniste da sfilata, sono, credetemi, ancor meno ammirate in un confronto penalizzante di vita quotidiana.

Per quanto graziose possiate essere, mie gentili signore e mie acerbe fanciulle, partite, difatti, già in svantaggio perché non siete supportate né dall’atmosfera, né dall’ambient in qualche modo, insieme al palco, alle luci e allo spettacolo, aiutarvi a giustificare i vostri intrecci barocchi con estensioni bioniche.

Stesso effetto lo danno i volti spennellati dal trucco.

Per le unghie colorate o, peggio posticce, c’è pure l’aggravante di prosaicità triviale ed il che non è affatto da poco.

Riguardo ai marchi ostentati di abiti e di borse, all’utilizzo di zeppe o di ogni rivisitazione meno elegante dei pantaloni in stile Capri, l’effetto è lo stesso citato per i capelli ma con l'aggiunta a quello che si è detto per il trucco: vale a dire non solo risultato da “sciura milanese” ma anche “sciura aggravata da prosaicità triviale”.

Dimenticavo: il profumo fruttato, dolciastro o floreale è poi un repellente naturale.

 

Per gli appartenenti al genere maschile eterosessuale che definiremo appartenente a un’ipotetica “tipologia B”, meno tradizionalista, più irrequieto, insofferente e mentalmente più vivace del primo esemplare rappresentato, nonché maggiormente incline ad una tipologia femminile meno consueta, più stimolante ed imprevedibile, tutti gli elementi sopracitati che potevano essere rimandati o bocciati, seppur con una certa clemenza ed una semplice insufficienza dal più accomodante appartenente alla “tipologia A”, vengono invece respinti con un disgusto categorico dalla “tipologia B”.

 

Ma cosa non sanno le creature dell’altra metà della terra - qualcuna - e dell’altra metà del cielo - qualcun’altra - riguardo al fascino di alcuni difetti appartenenti ad alcune “bruttine” che, invece, attraggono gli uomini?

 

Non sanno, scommetto molte cose…

 

Ad esempio:

 Non sospettano che le gambe storte possano essere attraenti e questo perché incutono protezione e richiamano alla mente una certa insicurezza infantile tipica dell’adolescenza che, pertanto, fa istintivamente tenerezza. Possono essere imperfette, quindi, ma risultano delicatamente fragili e simpatiche oltre che fortemente caratterizzanti.

E poi… Non sanno che le labbra gonfiate a canotto sono grottesche, sformate e grandemente invadenti e che oltre ad essere rozzamente deformate sono state anche private della linea demarcata dell’arco di cupido che manda fuori di testa un uomo.

Procediamo? Non sanno nemmeno che la bocca a deretano di gallina da selfie è ridicola, ma che il broncio di Brigitte Bardot e l’aria scontrosa, invece, sono non poco seducenti, almeno quanto il sorriso aperto di una bocca irregolarmente larga alla Julia Roberts ed uno imbarazzato e soltanto accennato di Claire Forlaine. Quindi proporzioni non classiche e rossori imbarazzati sono molto interessanti.

Sicuramente non sanno che detestiamo il rossetto. La consistenza e colore che lascia pesantemente tracce sui bicchieri ma anche sulla pelle ed è realmente ed estremamente fastidioso.

Non sanno che i capelli raccolti -

ma senza nessuna piega che ricorda la zia per bene,

e solo lasciati asciugare come vengono, per cortesia -

gli occhiali da vista,

le sopracciglia folte,

un trucco inesistente o veramente invisibile

vincono di minimo mille punti tacchi a spillo e compagnia.

(Feticisti del genere esclusi).

 

Non sanno che un naso lungo

- come quello di Penelope Cruz -

e

le lentiggini

- come quelle di Vanessa Incontrada -

i dentini irregolari

- lievemente sovrapposti o separati tra loro come quelli di Vanessa Paradis -

o, ancora,

lo strabismo di Venere

sono soltanto una marcia in più.

 

Non sanno che una tuta

portata con sicurezza e disinvoltura

può essere più seducente di completini modaioli e attillati

e, probabilmente, ignorano che un’atleta vera

è più attraente di una vip che fa palestra.

 

E poi – purtroppo – molte non sanno o fa loro comodo dimenticare che

l’intelligenza

e la convinzione,

l’autostima,

la creatività

ed il coraggio

 

sono doti apprezzate anche più (no, forse al pari…) dei glutei brasiliani.

 

 

 

 

Buone vacanze,

 

vostro Niccolò, le grillon noir.

 

 

 
 
 
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