Creato da legrillonnoirdestael il 01/02/2014

IL GRILLO NERO

DI MADAME DE STAEL

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IL MANIERISMO: TRA INTENZIONI IMITATIVE E SVILUPPO DEL RINASCIMENTO

 

 

La varietà di tante bizzarrie, la vaghezza de' colori, la università de' casamenti,

e la lontananza e varietà ne' paesi,

poi:

"una invenzione copiosa di tutte le cose".

-Giorgio Vasari-

 


 

Giorgio Vasari, La Fucina di Vulcano (1564 circa).

 

 

ll termine Manierismo, fa riferimento al movimento, soprattutto pittorico, nato nella seconda metà del Cinquecento, e non è altro che una derivazione dal sostantivo "maniera".

Il termine, coniato dal gesuita e storico dell’arte Luigi Lanzi, si può intendere sia come stile riferito ad un periodo storico, sia ad una collocazione geografica (ad esempio fiamminga) o come un preciso stile di un artista.

Generalmente, però, la parola indica una esasperazione dei canoni espressivi dei grandi maestri e gli artisti appartenenti a quella corrente vengono ricordati come coloro che s'ispiravano esclusivamente alla tecnica - ed appunto alla "maniera stilistica" - dei loro predecessori, appartenenti all'ultimo cinquantennio del secolo antecedente, abdicando ad una qualsiasi ricerca di se stessi.

Il Vasari, dal canto suo, riprendendo l'ideale raffaellesco, ed in pieno accordo con la cultura neo-platonica fiorentina, identificò la "maniera" con la capacità di "ritrarre le cose più belle e di quel più bello o mani o teste o corpi o gambe aggiungerle insieme e fare una figura di tutte quelle bellezze che più si poteva"; congiungendola totalmente, quindi, al concetto classico dell'arte.

"Manierismo" divenne, così, anche sinonimo di una vuota e sterile imitazione tout court, ed i manieristi vennero considerati come coloro che si dedicavano ad espressioni pittoriche già intraprese, già ricercate ed approfondite da altri, senza imporre un proprio linguaggio individuale ed ancora inaudito, pertanto non particolarmente rilevante.

 

Ci ricorda qualcosa?

A me sì. Tante.

 

Se il manierismo fosse stato, però, solo questo, lo si potrebbe pensare senza rimorsi come una corrente stilistica senza peso, accanto a tutto il già visto a cui siamo abituati, tanto che si parli di spazzatura di costume quanto di talenti.

Tanti simili, o comunque troppo e facilmente, riconducibili gli uni agli altri.

Così, in realtà non era; ma in questo modo venne visto e considerato, durante tutto il Neoclassismo, tanto che anche in seguito - nell'Ottocento - il manierismo rappresentò ancora una sorta di onta nella storia dell'arte ed un semplice ponte, da osservare con sdegno, fra il Rinascimento ed il Barocco.

Le cose, però, non stanno proprio in questo modo e come talvolta accade, divenne più innovativa del voluto ed una sorta di riforma del Rinascimento stesso.

E' senz'altro vero che il vertice raggiunto da Raffaello e da Michelangelo gli artisti successivi si trovarono in difficoltà.

Diventava, in effetti, piuttosto difficile imitare il loro grado di approssimazione alla perfezione e d'altro canto non erano in grado di raggiungerla autonomamente.

Di conseguenza è normale che questa costante imitazione di stili artistici, considerata norma e dovere di ogni scultore o pittore, non può che averli penalizzati, mostrando senza pietà i loro limiti artistici rispetto ai giganti precedenti.

Ma va considerato anche qualcos'altro...

Il Pontormo rappresenta figure sospese in uno spazio senza prospettiva, con colori chiari e innaturali, Rosso Fiorentino e Parmigianino deformano i corpi e i volti.

La luce è invece protagonista della pittura chiara e luminosa del Veronese e di quella del Tintoretto, che rappresenta scene drammatiche con colori caldi.

 

L'allegoria dell'Amore - quattro dipinti -

di Paolo Veronese, del 1570 circa,

National Gallery di Londra.

Allegoria I: Infedeltà

 

Allegoria II: Disprezzo

 

Allegoria III: Rispetto

 

 

Allegoria IV: Unione felice.

 

Jacopo Robusti detto il Tintoretto

Trafugamento del corpo di san Marco, 1562 circa,

Gallerie dell'Accademia.

 

TintorettoLa Crocifissione, 1565,

Scuola Grande di San Rocco, Venezia.

 

Alcuni artisti iniziano a rielaborare lo stile dei maestri.

In queste opere si abbandona lo spazio prospettico e la proporzionalità delle figure tipiche del Rinascimento; nei colori non si cerca più la verosimiglianza con la natura ma l’effetto drammatico e nella seconda metà del ‘500, il Manierismo va verso una ricerca dell’insolito e del fantastico che sfocia spesso in curiose bizzarrie. 

Proprio il loro limite, infatti, che li ha spinti ad un'esagerazione dei modelli presi in considerazione, anche nell'aggiungere sovrabbondanza di personaggi nelle scene, e che venne considerato anche l'onta che li caratterizzava in senso dispregiativo, portò ad alcuni di loro la grazia di essere toccati e baciati da un'innovazione involontaria.

Pensiamo al Pontorno, al Parmigianino e al Rosso Fiorentino, ma non solo.

Guardando le loro opere  si rimane confusi, ma è una confusione che sorprende e non disturba: impariamo che stranezza, estremizzazioni del colore, accostamenti arditi e forme irregolari diventano valori e stregano, affascinando.

Lo spazio diventa strano, le figure si allungano e si contorcono come impegnate in uno sforzo misterioso, i colori sono brillanti e violenti, i volti assumono espressioni di non facile comprensione.

In sintesi: l'armonia di linearità regolare e limpida, fatta di forme razionali e chiare all'interno di una geometria di luce, propria dell’arte rinascimentale, nel periodo manierista venne meno.

 

Jacopo Carrucci detto Pontorno, Deposizione di Cristo (1526-28).

 

Parmigianino, La Madonna col collo lungo - 1534-1540 -

Galleria degli Uffizi, Firenze.

 

 

Giovanni Battista di Jacopo dé Rossi, detto Rosso Fiorentino,

Pietà, Parigi, Museo del Louvre (1530-40).

 

 

Un altro pittore manierista, conosciuto soprattutto per le sue "Teste Composte", fu l'Arcimboldo. Queste sue opere sono tanto grottesche quanto eccellenti rappresentanti di una bizzaria davero geniale.

I ritratti burleschi di Arcimboldo sono, infatti, frutto

- per restare nel tema anche con le parole -

di più combinazioni, date da elementi ortofrutticoli piuttosto che da oggetti inanimati o animali, in una sorta di trompe-l'œil di nature morte e vive, collegate metaforicamente al soggetto rappresentato.

E le parole del critico letterario e saggista Roland Barthes dicono già tutto:

«Le teste di Arcimboldo sono mostruose perché rimandano tutte, quale che sia la grazia del soggetto allegorico, [...] ad un malessere sostanziale: il brulichio. La mischia delle cose viventi [...] disposte in un disordine stipato (prima di giungere alla intelligibilità della figura finale) evoca una vita tutta larvale, un pullulìo di esseri vegetativi, vermi, feti, visceri al limite della vita, non ancora nati eppure già putrescenti».

Giuseppe Arcimboldo, L'imperatore Rodolfo II in veste di Vertumno (1591), Skoklosters slott di Stoccolma

 

Se, inizialmente, quindi, il Manierismo venne giudicato poco originale, successivamente gli storici lo riabilitarono considerandolo l'ultimo sviluppo del Rinascimento; ma ai nostri occhi è stata una vera e propria rivincita sugli intoccabili mostri sacri.

Anzi, parafrasando l'opera di Giulio Romano,

una inaspettata sconfitta dei Giganti.

Giulio Romano, Gigantomachia -1532-1535-

Palazzo Te, Mantova.

 

«Non si pensi alcuno di vedere mai opera di pennello più orribile e spaventosa, né più naturale di questa. E chi entra in quella stanza, non può non temere che ogni cosa non gli rovini addosso.» 

- Giorgio Vasari -

 

 


 
 
 

QUATTROCENTO E CINQUECENTO ARTISTICO: l'uomo entra in scena

 

 

Abbandonati i discorsi novembrini sulle lande desolate...

Ecco l'uomo. La figura umana.  

Protagonista indiscussa, almeno nell'arte rinascimentale.

 

Leonardo da Vinci, Monna Lisa.

 

 Come sappiamo, gli artisti nel Quattrocento lo studiano con particolare minuziosità e, con l'uomo, studiano anche l’ambiente che lo circonda.

Si abbandonano i fondali dorati che sfumavano verso un divino ancora decontestualizzato ed i soggetti vengono collocati in ambienti sempre più naturali.

Con lo studio dell'uomo, necessariamente avanzano anche le ricerche di regole che permettano di dare vita ad una realtà tridimensionale rappresantata su di un piano bidimensionale.

La necessità impellente è quella di creare nei dipinti una prodigiosa ilusione ottica chiamata profondità e le figure vengono rese osservando scrupolosamente le regole della proporzione attraverso la tempera, l'olio su tela e la tecnica dell'affresco.

 

Michelangelo Buonarroti, Creazione di Adamo,

particolare della volta della Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano

 

Abbiamo, quindi, abbandonato le lande desolate e l'atmosfera

da "The walking dead" più in linea con Halloween,

ma al di là della desolazione che ancora si respira sul Portale,

per il mese di dicembre ci affacciamo all'epoca definita dal Vasari come

RINASCIMENTO.


Raffaello, La Madonna Sistina, particolare

 

Il 1400 si chiama primo Rinascimento e si sviluppa soprattutto a Firenze. 

E' il periodo in cui si diffonde un interesse sempre maggiore per l'arte, tra l'altro sempre più frequentemente richiesta e commissionata tanto dalla nobiltà quanto dal clero. Lorenzo de' Medici, detto anche il magnifico, e capo della signoria di Firenze, fu un esempio eclatante di mecenate, promotore e finanziatore di artisti, oltre ad essere esso stesso un artista particolarmente attivo in ambito letterario.

Ed è questo il periodo in cui nascono anche le prime botteghe d'arte, dove i giovani artisti imparano dai maestri.

Il periodo in cui si forma una triade di valore insetimabile nel mondo dell'arte:

 Raffaello, Donatello e Michelangelo.

Raffaello Sanzio, La Scuola di Atene,

Stanza della Segnatura,Palazzi Apostolici.

 

Donatello, Madonna Pazzi

 

Michelangelo, La Pietà,

Basilica di San Pietro in Vaticano

 

Anche se ognuno di essi lavora con il proprio stile, inneggiando un forte individualismo, il filo conduttore che unisce tutti i protagonisti sul palcoscenico artistico rinascimentale è, però, sempre l'uomo che, a diffenza delle produzioni dei secoli bui, non è più lo spettatore fragile, impotente ed inevitabilmente vinto; ma diverrà forte, dinamico e si muoverà all'interno del suo spazio, diventando il padrone di una tridimensionalità sempre più imponente ed accentuata da effetti chiaroscurali.

 

Masaccio, Pagamento del Tributo,

affresco, Cappella Brancacci, Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze

 

Ed è il perido in cui c'è lui - Leonardo - che utilizza la prospettiva cromatica per distinguere gli aspetti della profondità e che richiama Vitruvio ed il canone di Policleto, inserendo il suo uomo vitruviano all'interno di un quadrato.

 

 

Leonardo, L'Uomo vitruviano,

 disegno a penna e inchiostro su carta, Gallerie dell'Accademia di Venezia

 

Filippo Brunelleschi, anch'esso fiorentino - ingegnere, architetto e scultore - è anch'esso un artista preminente del primo Rinascimento italiano e fu l'uomo che rivoluzionò letteralmente i canoni architettonici dell'epoca. È a lui che dobbiamo l'invenzione della prospettiva caratterizzata dall'utilizzo di un unico punto di fuga. La cupola della chiesa di Santa Maria del Fiore fu costruita senza l'utilizzo di tecniche arcaiche. Date le sue dimensioni,  infatti, risultava d'impossibile realizzazione con tecniche come quella della centina. Pertanto, egli progettò una doppia cupola a base ottagonale, realizzando otto vele in muratura unite sui lati da costoloni che vanno a collegare la cupola interna con quella esterna e lasciando nel mezzo delle due un'intercapedine con la funzione di unire le vele lungo i lati dell'ottagono.

Filippo Brunelleschi, struttura della cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze

 

Un discorso a parte va fatto per il Botticelli. Con i suoi dipinti l'artista divenne una vera e propria icona rinascimentale; ma in realtà rimase per tutta la sua vita una figura un po’ particolare dal punto di vista stilistico ed anche se i suoi lavori anticiparono sui tempi  molte esperienze successive, preferì comunque mantenere sempre uno stile autonomo e distante dagli esiti dello stesso Rinascimento, non prestando attenzione nè alle proporzioni anatomiche nè alla prospettiva. I suoi dipinti più celebri sono conservati agli Uffizi ma i lavori grazie ai quali Botticelli ricevette un'indiscussa celebrità furono di carattere mitologico e realizzati quand’era al servizio dei Medici. 

Sandro Botticelli, La nascita di Venere

 

Durante il Rinascimento gli artisti iniziano anche ad utilizzare la tecnica ad olio, invenzione dovuta agli artisti fiamminghi e olandesi ed ottenuta mischiando le tempere con l'olio di lino e decisamente più appropriata per conferire una maggiore luminosità ai dipinti. Inoltre, a differenza delle tempere, con la pittura ad olio il colore poteva essere sfumato anche in un tempo successivo alla prima stesura, dal momento che i tempi di asciugatura sono molto più lunghi.

 

TECNICA AD OLIO

SCIENZA

RINASCITA

-UOMO-

DINAMISMO

ARTE

MECENATISMO 

 

Ecco le parole chiave.

E tutte collegate tra loro dalla ricerca e dalla curiosità.

L'uomo, considerato copula mundi, diviene davero il centro del mondo ed ha ormai raggiunto la consapevolezza che non può conoscere ciò che lo circonda se prima non conosce se stesso; ma per fare questo richiama in suo soccorso la ragione.

E con tutto il Cinquecento la ricerca intrapresa nel periodo precedente continua, le rappresentazioni diventano sempre più armoniosamente equilibrate ed il concetto di bello ideale impone un obbligato e costante sguardo all'indietro, verso l’arte antica.

 

Michelangelo, David, marmo -particolare della statua -

Galleria dell'Accademia a Firenze

 

La figura umana acquista un'importanza sempre più assoluta, tanto da occupare totalmente lo spazio della rappresentazione. Tutti gli altri elementi e lo stesso paesaggio diventano secondari ed irrilevanti, sostanzialmente marginali o addirittura inutili e l’uomo può essere anche l’unico soggetto del dipinto; ma oltre all'aspetto, nella riproduzione dei tratti si tentano di carpire anche le caratteristiche spirituali dei soggetti, in una sorta di unione tra estetica e anima.

 

Tiziano, La Maddalena penitente,

olio su tavola di Tiziano, Galleria Palatina di Firenze

 

 

Ed ora il mio migliore augurio. Per le feste ancora da arrivare e per un nuovo anno ancora lontano, ma neanche tanto. L'augurio è che ci sia questa rinascita, anche qui da noi, da quel medioevo e dal gotico che si respirano da un po' di tempo nell'aria.

Facciamo che non sia più un periodo di stili bui.

 

Buon tutto, 

Niccolò.

 

 

 
 
 

PRIMA DEL RINASCIMENTO

Post n°47 pubblicato il 03 Novembre 2018 da legrillonnoirdestael
 

 

PRIMA DI RIPRENDERE CON IL RACCONTO DELL'ARTE

E TORNARE SUL PEZZO CON IL RINASCIMETO ARTISTICO,


DOPO AVER LASCIATO DEFINITIVAMENTE OGNI RESTO DELL'ESTATE


VOGLIO DIRE SOLO 2 PAROLE CON UN BREVISSIMO POST

CHE SI ADDICE ALLA STAGIONE

E AL CLIMA DI QUESTA PIATTAFORMA FANTASMA.


L' Amica Misti scrive 

e si chiede "Cosa punge tra le ossa",

pubblicando "semi di Novembre" con il suo tocco esplosivo.

"Tra olii e vini nuovi"

spatola colori sopra ogni "Passo di nebbia",

   addolcendoli.

Lei ci serve "corone di frutti" digitali con una pazienza euforica,

nonostante questa terra costellata di assenze

e ci mette un po' di primavera

ogni giorno.

Se un modo c'è di celebrare questo posto,

lei lo fa.

BRAVA  mIS^

(TRIBUTO VIVISSIMO AD UNA VIVISSIMA E VITALISSIMA AMICA)

 

 

CRACO VECCHIA, CITTA' FANTASMA: SEMBRA DI ESSERE A CASA

SUI BLOG DI LIBERO

...


 
 
 

INTERMEZZO LUDICO D'ESTATE

 

 

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.

(Oscar Wilde)

 


 

Prima di riprendere, in autunno, e come sempre molto lentamente - perché la natura stessa non ha fretta, eppure tutto realizza in ogni caso - a parlare delle varie tappe nei percorsi sulla via dell’arte, mi concedo e concedo ai lettori di passaggio un intervallo vacanziero.

Sempre estetico, per carità, ma più in assonanza con atmosfere attrattive di leggerezza estiva.

 

E cosa c’è di più vicino all’atmosfera attrattiva dell’estate dell’estetica femminile?

 

Ho chiesto in prestito ad un’affascinante rappresentante di estetica femminile oltre che cara amica - la nostra Ele dei labirinti - una parte del suo ultimo post, per farne una premessa introduttiva al mio, e lei generosamente disponibile come sempre ha subito acconsentito.

 

 

 

Dunque, iniziamo…

Si parlerà di bellezza, di forme e di lineamenti e poi di quell’altra bellezza - quella dei pensieri, del movimento e delle allusioni - che si chiama fascino. Ed il fascino si sa, è screziato di difetti. La bellezza è fatta per essere guardata e necessita di quei requisiti che la fanno essere all’altezza con i parametri di riferimento che la storia umana ha cercato di individuare di volta in volta per ogni epoca, nei secoli. E’ rispettosa e devota alle regole auree e soddisfa il suo fruitore solo per il fatto stesso d’essere presente. Alla bellezza, fondamentalmente, non si chiede altro.

Ma la bellezza è una cosa, mentre il fascino è tutt’altra.

La bellezza la si guarda e la si ammira, attrae ed allontana, disegnando distanze; il fascino non si vede ma impone, si percepisce indovinandolo, ma non si misura e non rispetta le regole. Anzi, il più delle volte le sovverte. 

Ed allora restiamo nell’ambito del fascino e, chiedendo scusa al particolare, volutamente scorretti, generalizziamo.

Ma nel generalizzare tracciamo una netta distanza tra il fascino, tradotto in elementi fisici - in questo post verranno elencati quelli esclusivamente femminili - apprezzato dalle donne e, quello, invece, più amato dagli uomini.

Sono piuttosto numerose quelle creature femminili non propriamente classificabili come belle e, a dire il vero, neppure paragonabili, per bellezza, ad altre donne che, guarda caso però, surclassano abbondantemente in consensi le più classicamente avvenenti rivali, grazie all’invincibilità del loro fascino.

Un fascino, sia chiaro, che se attrae gli uomini, frequentemente lascia invece inebetite le donne, sdegnate ed impossibilitate a rendersi conto di un tale incomprensibile potere che sembra agire soltanto sul genere maschile.

La ragione c’è, e per spiegarla chiamo in appello la metafora utilizzata da Alphonse Karr.

Accade, infatti, per una donna puramente bella a confronto con una esclusivamente affascinante, esattamente quanto accade fra due bottiglie di vino delle stesse dimensioni e magari provenienti dallo stesso vigneto, quando una delle due, inspiegabilmente, sembra ai nostri sensi contenere più aroma ed essenza rispetto all’altra.

Facciamo però una serie di generalizzanti e ludici esempi concreti, così, forse, molte creature femminili risentite di livido stupore non dovranno più avvizzire le loro menti di domande chiedendosi perplesse

“perché mai quella?”

e capiranno, invece, anche il perchéed in che sensose la bellezza la si guarda volentieri e la s’incensa, il fascino lo si desideri proprio spogliare…

 

Notiamo, ora, i punti di vista:

Da una parte si trova quella notevole preponderanza di creature femminili che, in se stessa, ma anche nelle sue simili, ricerca nonché apprezza quella compostezza nelle capigliature definita con i tagli elaborati, alla moda ed estremamente curati, un trucco particolarmente preciso con labbra enfatizzate da spessi rossetti evidenti, un ampio e marcato utilizzo di fondotinta, unghie costruite o comunque laccate in tinta unita o variopinte, marchi famosi e riconoscibili nell’abbigliamento, utilizzo di zeppe e profumi fruttati o floreali a profusione.

 

Bene, nulla però di tutto questo materiale sopra elencato attrae la prevalenza dei rappresentanti dell’altro sesso.


E sappiate che ogni indicazione differente promulgata in tal senso da effimere quanto acclarate riviste cartacee o digitali sono inattendibili artifici scritti da donne, anche quando vengono travestite da opinioni maschili.

 

Gli appartenenti ad un genere maschile eterosessuale che per comodità chiameremo di tipo A - e definiremo come il più conservatore e classico, incline al modello muliebre più atavico, tanto rassicurante quanto voluttuoso – per quanto apprezzino una “donna-donna con la gonna” considerano “pettinati” tutti i capelli che siano puliti, vaporosi e presumibilmente sani ma non di certo le “messe in piega” con i capelli composti da brava “sciura milanese” o le acconciature da passerella di serie inferiore che se già non vengono particolarmente lodate sulle teste delle modelle professioniste da sfilata, sono, credetemi, ancor meno ammirate in un confronto penalizzante di vita quotidiana.

Per quanto graziose possiate essere, mie gentili signore e mie acerbe fanciulle, partite, difatti, già in svantaggio perché non siete supportate né dall’atmosfera, né dall’ambient in qualche modo, insieme al palco, alle luci e allo spettacolo, aiutarvi a giustificare i vostri intrecci barocchi con estensioni bioniche.

Stesso effetto lo danno i volti spennellati dal trucco.

Per le unghie colorate o, peggio posticce, c’è pure l’aggravante di prosaicità triviale ed il che non è affatto da poco.

Riguardo ai marchi ostentati di abiti e di borse, all’utilizzo di zeppe o di ogni rivisitazione meno elegante dei pantaloni in stile Capri, l’effetto è lo stesso citato per i capelli ma con l'aggiunta a quello che si è detto per il trucco: vale a dire non solo risultato da “sciura milanese” ma anche “sciura aggravata da prosaicità triviale”.

Dimenticavo: il profumo fruttato, dolciastro o floreale è poi un repellente naturale.

 

Per gli appartenenti al genere maschile eterosessuale che definiremo appartenente a un’ipotetica “tipologia B”, meno tradizionalista, più irrequieto, insofferente e mentalmente più vivace del primo esemplare rappresentato, nonché maggiormente incline ad una tipologia femminile meno consueta, più stimolante ed imprevedibile, tutti gli elementi sopracitati che potevano essere rimandati o bocciati, seppur con una certa clemenza ed una semplice insufficienza dal più accomodante appartenente alla “tipologia A”, vengono invece respinti con un disgusto categorico dalla “tipologia B”.

 

Ma cosa non sanno le creature dell’altra metà della terra - qualcuna - e dell’altra metà del cielo - qualcun’altra - riguardo al fascino di alcuni difetti appartenenti ad alcune “bruttine” che, invece, attraggono gli uomini?

 

Non sanno, scommetto molte cose…

 

Ad esempio:

 Non sospettano che le gambe storte possano essere attraenti e questo perché incutono protezione e richiamano alla mente una certa insicurezza infantile tipica dell’adolescenza che, pertanto, fa istintivamente tenerezza. Possono essere imperfette, quindi, ma risultano delicatamente fragili e simpatiche oltre che fortemente caratterizzanti.

E poi… Non sanno che le labbra gonfiate a canotto sono grottesche, sformate e grandemente invadenti e che oltre ad essere rozzamente deformate sono state anche private della linea demarcata dell’arco di cupido che manda fuori di testa un uomo.

Procediamo? Non sanno nemmeno che la bocca a deretano di gallina da selfie è ridicola, ma che il broncio di Brigitte Bardot e l’aria scontrosa, invece, sono non poco seducenti, almeno quanto il sorriso aperto di una bocca irregolarmente larga alla Julia Roberts ed uno imbarazzato e soltanto accennato di Claire Forlaine. Quindi proporzioni non classiche e rossori imbarazzati sono molto interessanti.

Sicuramente non sanno che detestiamo il rossetto. La consistenza e colore che lascia pesantemente tracce sui bicchieri ma anche sulla pelle ed è realmente ed estremamente fastidioso.

Non sanno che i capelli raccolti -

ma senza nessuna piega che ricorda la zia per bene,

e solo lasciati asciugare come vengono, per cortesia -

gli occhiali da vista,

le sopracciglia folte,

un trucco inesistente o veramente invisibile

vincono di minimo mille punti tacchi a spillo e compagnia.

(Feticisti del genere esclusi).

 

Non sanno che un naso lungo

- come quello di Penelope Cruz -

e

le lentiggini

- come quelle di Vanessa Incontrada -

i dentini irregolari

- lievemente sovrapposti o separati tra loro come quelli di Vanessa Paradis -

o, ancora,

lo strabismo di Venere

sono soltanto una marcia in più.

 

Non sanno che una tuta

portata con sicurezza e disinvoltura

può essere più seducente di completini modaioli e attillati

e, probabilmente, ignorano che un’atleta vera

è più attraente di una vip che fa palestra.

 

E poi – purtroppo – molte non sanno o fa loro comodo dimenticare che

l’intelligenza

e la convinzione,

l’autostima,

la creatività

ed il coraggio

 

sono doti apprezzate anche più (no, forse al pari…) dei glutei brasiliani.

 

 

 

 

Buone vacanze,

 

vostro Niccolò, le grillon noir.

 

 

 
 
 

DAL ROMANICO AL GOTICO: SOPRATTUTTO ALLEGGERIRE

 

La mia ragione d'esistere in questo luogo più o meno virtuale è già stata esposta più volte e per diversi motivi e, di fatto, continua ad essere la stessa che mi muove ancor oggi e giustifica la mia volontà di scrivere ogni singolo post.

Leggo, ad esempio, e con una certa frequenza, gli articoli che misteropagano ha ancora la vitalità di condividere in questi spazi piuttosto desolati e vagamente negletti nella comunità di Libero

(e che, tra l'altro, potrebbero essere ben rappresantati dall'ultimo scritto pubblicato dell'amico woodenship).

E li leggo con piacere; ma anche con un inevitabile rammarico dal momento che constato come la nostra misti nazionale sia rimasta

- all'interno di un coro abulicamente appiattito  -

se non la sola voce, sicuramente una delle più forti e acute a cantare sulla musica del confronto e della condivisione di una qualsivoglia conoscenza

(e personalmente mi auguro che continui).

Mi è venuta in mente lei

aprendomi al discorso sul passaggio dall'arte romanica al gotico

per un semplice motivo.

Come ben sappiamo i soggetti rappresentati nella pittura romanica erano quasi esclusivamente di carattere sacro, e questo accadeva perchè la pittura a soggetto religioso aveva una funzione essenzialmente didattica.

 Il suo compito era, infatti, quello d'insegnare la storia religiosa

ad un popolo non solo privo di cultura,

ma anche nella quasi totalità del tutto analfabeta.

 

 

La logica dell'intento in tutto questo era piuttosto semplice:

trasmettere  messaggi di matrice sacra con immagini che risultassero al contempo lineari, dirette, semplici e suggestive.

 

Si ritrovano, così, figure che cominciano a liberarsi della precedente e statica - oltre che schematica - rigidità:

i volti cominciano ad animarsi, sui lineamenti affiorano espressioni caratterizzanti emotività e sentimenti ed inoltre si alterano le proporzioni per rendere più evidentemente efficace il racconto della storia.

La linea stessa, poi, diventa non solo un contorno ma anche l'elemento descrittivo per suggerire drammaticità.

Detto questo, l'analogia con l'intento di misti qui in Libero diventa abbastanza chiara. 

Leggendo i suoi post - soprattutto quelli dove cerca di trasmettere un filo per comprendere un oggetto o un significato particolare nell'arte, anche attraverso strade ancora non asfaltate e non immediatamente riconoscibili - ci si accorge di come l'associazione con quest'arte composta di mosaici, affreschi e pittura a tempera su tavola, abbia una sua pertinenza. 

Ma se l'arte romanica mi ha fatto pensare al suo intento, il parallelismo con lei è proseguito anche per la pittura gotica.

Perché è con il gotico che i personaggi acquistano atteggiamenti più realistici, più “umani” e questo avveniva per un solo fine, perchè l’osservatore li potesse sentire più vicini a sé.

Le parole chiave: condivisione, comunicazione, rimandi, partecipazione, aggregazione, semplificazione e umanizzazione da lei usate direttamente o indirettamente,

vi ricordano qualcosa?

Inoltre, nelle composizioni gotiche la linea inizia ad assumere una sempre più grande importanza, diventando elaborata ed elegante dal momento che viene utilizzata sia come mezzo espressivo sia come decorazione.

Il gotico è il periodo in cui le dimensioni delle figure trovano un maggiore equilibrio.

 

 

Ma il gioco delle similitudini prosegue.

A livello architettonico, infatti, la maggiore differenza tra l'arte romanica e l'arte gotica fu il progressivo alleggerimento delle masse murarie.

Nel gotico lo spessore delle strutture si snellisce sviluppandosi verso l’alto e – sempre a livello puramente ideologico – anche in alcuni di noi, una fra tutte la sopracitata amica, persiste questo slancio tutto teso a raggiungere un altrove.

Nell'architettura gotica la tensione verso l'altezza - e quindi verso Dio - si evidenzia attraverso l'utilizzo magistrale di pilastri, archi rampanti e contrafforti sui quali veniva distribuito il peso delle costruzioni.

Alleggerite e divenute più sottili, le pareti poterono, così, accogliere maggiore luminosità.

E nelle vetrate dell'arte gotica vedo la stessa tenace volontà che anima alcune persone nel fare entrare la luce in struttura buia.

 

Ricordiamoci come va a finire questo perseguimento del divino:

Alleggerite le masse murarie, le costruzioni si svilupparono in altezza, raggiungendo dimensioni non indifferenti.

La cattedrale di Beauvais, con più di 48 metri d'altezza, è probabilmente la più alta fra quelle costruite.

Non tutti gli intenti altamente ambiziosi, infatti, crollano sotto il peso di eccessive aspettative come la Torre dei Tarocchi quando rappresenta la caduta.

In ogni caso, puntare in alto non è mai un male, il consiglio al limite è quello di sapersi fermare prima di perdere l'equilibrio.

Ma l'arte gotica resta un buon esempio anche in questo senso: 

 l’uso sistematico dell’arco a sesto acuto invece di quello a tutto sesto, da un lato e l’introduzione della volta ogivale o a costoloni dall'altro e la preferenza della volta a crociera oltre che il ricorso agli archi rampanti innestati su contrafforti esterni per sostenere le volte della navata centrale, ci dovrebbero insegnare qualcosa.

 

Anche nella scultura ci fu un recupero del volume nella rappresentazione delle figure umane con le prime statue a tutto tondo visibili nelle decorazioni delle costruzioni architettoniche. 

Nicola Pisano è senz'altro un riferimento per la scultura italiana nel periodo gotico

ma restando in tema di cambiamenti e innovazioni, 

la grande svolta nella pittura di questo periodo si realizza

con l’opera di Giotto

che diventerà un modello di ispirazione per gli artisti del periodo rinascimentale.

Le sue opere si differenziano dalla pittura gotica tradizionale perchè gli sfondi da lui adottati non sono più i classici fondali piatti e dorati, ma sono più realistici scenari comprensivi di strade, contesti bucolici, figure disposte su differenti angolazioni e piani e soprattutto a Giotto dobbiamo l'utilizzo delle linee oblique, il contrasto fra luci e ombre e l'utilizzo di una differente dimensione per i personaggi rappresentati, rapportata alla loro importanza.

 

L’arte gotica, però, non trovò affatto un'accoglienza calorosa come accadde invece in Francia; ma ricevette una diffusa e sospettosa resistenza. 

Così, dal momento che lo sviluppo in verticale delle masse murarie trovò ben poca approvazione all'interno dei confini italiani, si realizzarono costruzioni dallo stile del tutto differente, molto più imponenti e massicce, come il duomo di Firenze o la chiesa di San Francesco a Bologna, nelle quali aggiunto solo qualche elemento specifico di rimando all’arte gotica, come gli archi a sesto acuto e le volte a crociera.

 

 

Da un punto di vista esclusivamente architettonico, quindi, se vogliamo individuare esempi italiani con un più deciso ed evidente influsso gotico, li dobbiamo andare a cercare cercare solo in quei tre celebri riferimenti conosciuti al mondo come il Duomo di Milano, il Duomo di Siena e il Duomo di Orvieto

 

 

 

COME DIRE...POCHI, MA BUONI.

 

 
 
 
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