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Attaccato al muro insieme all'ombra XLII

Post n°273 pubblicato il 07 Dicembre 2016 da deteriora_sequor







Ma nessuno si affacciava dal fondo della sala e il rumore dei passi
era solo quello degli addetti. Qualcosa mi faceva agitare dentro e
dalla fissa passività ero trascorso ai più cupi pensieri, non restavo
lì seduto simile ad un automa ma diventavo preda di un'irrequietezza
feroce chi mi portò ben presto ad alzarmi e a passeggiare nervoso
per il vasto locale. Ad un tratto udì un lievissimo cigolio nella porta
e la famigliola uscì fuori con il suo miserevole carico di ricordi e di
dolore. Era il mio turno. Ma la porta si richiuse. Tic burocratici, pensai,
e tornai a solcare il pavimento seguendo una linea invisibile. "Ma
perché non arriva?" Riflettei "Ci vuole così tanto per andare al cesso?
Si sarà perso in qualche meandro oscuro? Avrà avuto una crisi di
rigetto e ora sto vomitando nei bagni?" Tutto era possibile ma nulla
era facile. Quello che sentivo a livello epidermico era il bisogno folle
di quel disgraziato fratello, la sua presenza al mio fianco mentre
andavamo insieme a riconoscere nostro padre. E invece non appariva.
Guardavo demente le lancette dell'orologio che trascorrevano
implacabili, e alla fine venne il momento che mi convocarono
nell'obitorio propriamente detto. Tremai lievemente e i piedi si
incollarono al terreno per qualche istante, poi con uno sforzo supremo
mi misi in movimento ed entrai sbattendo vorticosamente le ciglia. Lì,
in quel gelido ed enorme stanzone ritrovai mio padre e lo salutai con
un bacio sulla fronte. Ero meravigliato di me stesso. Presi i suoi
effetti, salutai cortesemente e mi ritirai. Ora cosa mi restava da fare?
Ero stato tradito nel momento supremo dal mio fratellastro, nel quale
avevo riposto tante speranze, e ora ero davvero solo. Ma non poteva
finire così! più trascorrevano i secondi più si accelerava la mia camminata
verso i bagni dell'ospedale. Entrai ma non lo vidi in giro. Guardai sotto le
porte girevoli e vidi gambe divaricate di uomini impegnati a pisciare.
Solo sotto al cesso 14 vidi un fagotto con dei capelli riconoscibilissimi
e un braccio teso verso l'uscita. Mi misi a urlare e diedi un calcio
talmente forte da scheggiare il legno intorno alla serratura. Subito
accorse una marea di persone e di infermieri, arrivò subito anche un
energumeno con il necessario per scassinare la porta. Così fecero
molto rapidamente e apparve il corpo di mio fratello disteso al suolo
con ancora la siringa piantata nel braccio, e il cucchiaio annerito
dento al lavandino. Capii che stavo per svenire ma qualcosa di più
forte mi fece restare saldo mentre venivano portati i primi soccorsi.
Era una luce intensissima che rimbalzava dall'esterno sulle piastrelle
e mi diceva che il figliol prodigo era definitivamente tornato a casa.
Lì in quel cesso di ospedale ebbi la visione che Danilo si sarebbe
salvato anche a sé stesso e che saremmo tornati nel nostro nido.
Mentre osservavo da vicino i primi soccorsi sentivo le parole di
scandalo della gente, ma non mi toccavano. Ciò che contava era
che nella feccia stava avvenendo un miracolo e che, mentre correvo
dietro alla barella verso la sala rianimazione, un sorriso di conforto
si allargava da un orecchio all'altro. Invece della paura vivevo nel
sollievo. Con uno scatto poderoso superai tutta la squadra di
emergenza e sfiorai con le dita la mano bianconera di Danilo.
Poi venni travolto e caddi al suolo. Quando mi riebbi stavo su una
sedia a rotelle e i medici mi parlavano. Io avevo perso i sensi ma
mio fratello ce l'avrebbe fatta. Così, mi dicevano battendomi sulle
spalle: mio fratello l'avrebbe scampata. E Io con lui, pensai. Io con
Lui.






(Fine)








 
 
 
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Un blog di: deteriora_sequor
Data di creazione: 13/05/2013