Creato da nina.monamour il 11/06/2010
 

Il Diavolo in Corpo

Di tutto e di piu'.....

 

 

Matrimonio indissolubile..

Post n°8398 pubblicato il 11 Maggio 2018 da nina.monamour

 

 Matrimonio indissolubile?

 

Questo post è dedicato a tutte coloro che hanno scelto un uomo impegnato, vale a dire un uomo sposato, convivente o fidanzato con un’altra.

La domanda è... lui non lascia lei ma neanche te, perché?

Ormai è passato del tempo da quando vi siete messi insieme, avete passato insieme tutte le fasi dell’amantato. Quella ludica dove c’era tanto sesso e divertimento. Poi siete passati a quella romantica, a furia di stare insieme avete iniziato a chiedervi se c’era qualcosa di più del sesso.

Sicuramente lui avrà detto che la vita con l’altra non è più soddisfacente, magari addirittura giurato di essere ormai separato in casa, e comunque da quando conosce voi le cose sono cambiate.

Avete passato anche il periodo delle promesse, avrete fantasticato insieme di una vita futura, di costruire qualcosa, insomma lui deve lasciare lei per mettersi con voi.

Qui le coppie di amanti si dividono in due categorie, quelli che fanno quello che dicono e quelli che non lo faranno mai.

Quelli che fanno quello che dicono sono una minoranza e, spesso, decidono molto in ritardo e con grandissima difficoltà. Anzi, il più delle volte decidete voi mettendo l’uomo di fronte a una scelta irrevocabile, o me o addio.

Moltissimi non decidono, o meglio dentro di loro hanno già deciso perché non lasceranno mai la moglie e i figli ma in realtà non lasceranno mai neanche voi, aspettano che decidiate voi.

Perché questo?

Innanzitutto perché l’uomo medio è un vigliacco.

Lasciare non solo significa prendere una decisione e una responsabilità.

Anche se ho tirato la corda per anni, anche se ti ho detto che non posso lasciare i figli perché sono troppo piccoli, anche se ti ho detto che non posso lasciare la moglie malata, anche se ti ho detto che non posso lasciarla perché mi rovinerebbe economicamente, quando tu mi chiederai ma allora lasci me lui non risponderà o ti dirà di no.

In realtà è una farsa, è lui che ha già lasciato te, è lui che ha già preso una decisione, e lui che non riesce a staccarsi dalla moglie o dalla fidanzata per quanto tu sia importante (anzi ti ha detto la cosa più importante della sua vita).

Il problema che la cosa più importante della sua vita è l’altra, forse anche per questioni economiche o altro. O i figli, che però c’erano già prima (a meno che non vi avesse detto fin dall’inizio “io non lascerò mai i miei figli”, non barate con voi stesse, e quello che si dice a letto va confermato lontano dal letto).

L’uomo medio è anche un essere egoista e utilitaristico, è difficile lasciare una donna che ti piace molto fisicamente e con cui scopi benissimo facendo dei numeri che sono decenni che non fai con la moglie.

Lui lo sa che è brutto “approfittare” di te da questo punto di vista ma trascende ogni suo controllo. Al punto che arriva a pensare che in fondo anche tu hai goduto del piacere comune e quindi siete pari. È vero, in parte, ma se sei un uomo e sai che è finita non la scxxxi più. O no?

Quindi, a prescindere dalla tempesta mentale che ti ha scatenato col fatto che ti ama ma non verrà mai a stare con te, la cosa è semplice, lui ti ha lasciato. Però glielo devi dire tu, anzi devi lasciarlo tu.

Perché? Non potrai mai rinfacciargli di essere stata lasciata da lui. Non potrai neanche arrabbiarti, ma come, dopo tutti i film che ci siamo fatti insieme tu mi lasci?

Ricorda, l’uomo medio non vuole neanche sentirsi in colpa nei tuoi confronti. Quindi, se sarai tu a lasciarlo, sarà una decisione tua, una responsabilità tua, non importa se è lui che ti ha tirato per il collo fino ad arrivare a questo punto. Quello che conta è chi ha deciso, chi ha comunicato all’altro ufficialmente adesso basta.

Tutto ciò è una finzione, è pura ipocrisia, ma tranquillizza tanto il nostro uomo che è così legato alla forma. In fondo sta con la moglie spesso per forma, per consuetudine, perché è giusto così nella società e nella sua economia di scala.


prima parte..

 
 
 

La Snake girl..

Post n°8397 pubblicato il 10 Maggio 2018 da nina.monamour

 

 

 

L'hanno soprannominata la ragazza serpente perché la sua pelle assomiglia a quella di un rettile, ma lei, una ragazza di 13 anni è in realtà affetta da una strana malattia.

Una ragazza indiana di 13 anni è stata crudelmente soprannominata dai coetanei "snake girl" o ragazza serpente, questo perché la sua pelle sembra quella di un rettile. Lei, che si chiama Vedika Gupta, in realtà soffre di una strana malattia dermatologica che si chiama ittiosi. Questa condizione le impedisce di uscire di casa, poiché quando la pelle viene esposta alla luce solare inizia a sanguinare e poi cicatrizzare a squame, che assumono la forma di chiazze simili a quelle di un serpente.

L’ittiosi è una malattia rara, pare di origine genetica o ereditaria e congenita, che coinvolge tutto il corpo; allo stato attuale se ne conoscono 20 tipi, di cui non esiste una cura reale. Con il termine ittiosi si descrive un gruppo di condizioni che rendono la pelle secca e squamosa; si ritiene manifestarsi quando le cellule della pelle si formano più velocemente del necessario, causandone un accumulo, con conseguente ispessimento della cute.

L’ittiosi è differente da altre condizioni dermatologiche come per esempio l’eczema, che di solito è localizzato e spesso sporadico. Questa infatti in genere resta permanente e colpisce l'intero corpo. Le uniche "cure" sono a livello sintomatico, per ridurre la secchezza e il disagio causato dalla condizione. Per esempio, si utilizzano rimedi idratanti diverse volte al giorno.

La giovane Vedika ha dovuto fare i conti con la sua invalidante condizione sin dalla nascita, una malattia che l'ha costretta a restare praticamente reclusa in casa sua, dato che quando esce alla luce ne ricava soltanto sofferenza, sia fisica per le ulcere che si formano sulla pelle, sia psicologica per lo stigma che l'accompagna e la derisione dei coetanei. Tutto quello che posso fare è guardare i bambini della sua età giocare e godersi la loro vita e spesso si chiede perché è stata sottoposta a questo tipo di punizione da Dio, che peccato ha commesso per soffrire così?

Anche se la famiglia di Vedika l’ha portata più volte da diversi medici, nessuno è stato in grado di aiutarla; al momento, infatti, lei fa affidamento su una semplice lozione per il corpo per aiutare a prevenire l'essiccazione della pelle. Tuttavia, durante le ricerche per trovare una soluzione, i familiari sono venuti a conoscenza che esiste un trattamento sviluppato in Spagna che pare abbia risolto l’ittiosi in una ragazza malata.

Il problema maggiore per accedere a questo possibile trattamento, come spesso accade, è però la mancanza del denaro necessario da parte della modesta famiglia. A motivo di ciò, hanno dato avvio ad una raccolta fondi  per consentire a Vedika di accedere al trattamento. La madre di Vedika, ha detto che tutto ciò che desidera è che la figlia abbia un futuro felice.  Aggiungendo che non c'è nulla che lei possa fare per fermare la sua angoscia.

Anche la luce solare a Vedika fa male, come racconta lei stessa, non puo' uscire al sole, ogni volta che esce, prova una sensazione di bruciore sulla sua pelle che si stacca e, a volte, sanguina. Per questo motivo la maggior parte del tempo lei lo passa chiusa in casa o in altro luogo riparato. A farle per così dire compagnia c’è anche la sorella di 20 anni, che pare soffrire anche lei dello stesso disturbo ed è diventata una reclusa emarginata dalla società, e ha sempre dovuto rinunciare a feste ed eventi fuori casa per la paura di ciò che gli altri potrebbero dire.

Una vita davvero dura per una giovane ragazza che vorrebbe fare quello che fanno tutti gli altri alla sua età. Anche lei ha provato diversi trattamenti, senza ottenere benefici. Una volta ha persino provato con l’omeopatia, ma come lei stessa ha dichiarato, ha aggravato la condizione. La madre ha detto che l'omeopatia ha causato alle due sorelle un aggravamento tale che avevano prurito continuo e molti episodi di sanguinamento.

Per le due sorelle la speranza arriva dunque dalla Spagna, pare che l'azienda farmaceutica che ha prodotto il rimedio abbia venduto il brevetto in India, per cui la famiglia spera che presto il farmaco sia disponibile anche se sarà a caro prezzo. Le due sorelle sperano che le persone prendano a cuore la loro causa e si possa raccogliere il denaro necessario. Se anche la cura rimediasse al 50% la condizione, potrebbero già condurre una vita dignitosa.

 

 
 
 

Stare dalla parte dell'onestà..

Post n°8396 pubblicato il 09 Maggio 2018 da nina.monamour

 

 

La Rai ha deciso di omaggiarne la memoria con una fiction che è andata in onda ieri sera; la messa in onda  è stata preceduta da "55 giorni, l’Italia senza Aldo Moro" per la regia di Luca Zingaretti che è stato registrato ieri sera proprio in via Caetani, dove venne trovato il corpo di Aldo Moro.

La pièce è tratta dall'omonimo libro di Stefano Massini, il drammaturgo autore della celebre “Lehman Trilogy”. “55 giorni” vuole raccontare il contesto sociale e culturale in cui avvenne il sequestro Moro, proponendo alcune tesi di sapore provocatorio.



In ogni cosa che Aldo Moro ha detto, o scritto, risalta il rispetto della libertà dell’uomo, il riconoscimento della sua dignità, la condivisione di una precisa responsabilità. Insomma, la democrazia che si concretizza quando la politica permette alla libertà di coniugarsi in ogni dimensione umana.

La politica, quindi, che ha un senso solo quando parte dall'uomo ed arriva all'uomo, ogni violazione della democrazia rappresenta un’azione contro la libertà che si ritorce non solo contro l’uomo, ma anche contro lo Stato.

Una serata per ricordare e per riflettere, una grande occasione in cui la Rai davvero stacca il biglietto di autentico servizio pubblico.


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Il 9 maggio è la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, sono passati 40 anni da quando nello stesso giorno, il 9 maggio 1978, sono stati trovati morti Aldo Moro e Peppino Impastato. Il primo ucciso dai terroristi che volevano abbattere lo Stato e l’altro dalla mafia che si presentava come Stato alternativo. 


 
 
 

Sofferenze d’amore paragonabili al dolore fisico..

Post n°8395 pubblicato il 08 Maggio 2018 da nina.monamour

 

 

Altro che stupide paranoie da ragazzine liquidate spesso con un "…vedrai che tutto passa.."
Le sofferenze d'amore, da un punta di vista scientifico, possono essere paragonate al peggiore dolore fisico. Questa teoria è dimostrata anche da una ricerca, pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences, condotta dalla Psicologa californiana Naomi Eisenberger su 122 volontari.

In laboratorio sono state ricreate le famose pene d’amore con un partecipante a turno che veniva escluso dagli altri, la simulazione di rifiuto sociale stimolava l’area della corteccia cingolata anteriore e dell’insula anteriore sinistra, in poche parole le aree dove si trova la componente affettiva del dolore fisico.

I pazienti con una lesione in queste aree sentono fisicamente il dolore, ma lo vivono in modo distacccato.

Non mi meraviglia che la base biologica per il dolore fisico e psicologico sia la stessa, non usiamo infiniti sistemi per le nostre funzioni; per situazioni simili adattiamo e attiviamo un circuito unico. Del resto il valore profondo del dolore, reale o psicologico, è uno, ci segnala che dobbiamo evitare qualcosa che può nuocerci.

Una caduta rovinosa o una relazione sbagliata, vengono lette e interpretate nello stesso modo dal nostro cervello.

Ma allora un dubbio sorge spontaneo, se le due cose sono così legate perché non curare le pene d’amore con gli antidolorifici? Sarebbe mostruoso, star male per amore serve per imparare a scegliere la persona giusta; solo se la sofferenza diventa depressione è doveroso intervenire, l’amore non deve essere manipolato.

 


 
 
 

Ce lo svela un esame del sangue..

Post n°8394 pubblicato il 07 Maggio 2018 da nina.monamour

Per sapere quanto si vivrà non serve una cartomante, ma un esame del sangue


Quanto a lungo vivremo? Non ce lo svela una cartomante ma un esame del sangue. Quanto lunga sarà la nostra vita?
 Una domanda a cui molti vorrebbero dare risposta, ma per saperlo non bisogna rivolgersi a una cartomante, basta infatti un semplice esame del sangue.
Gli scienziati statunitensi non si sono messi a fare le carte o a leggere la mano, ma sono comunque convinti di poter "predire" quanto a lungo vivrà una persona. E tutto questo per mezzo di un semplice esame del sangue.

Lo studio pubblicato soltanto venerdì scorso sulla rivista scientifica Aging Cell, riporta la scoperta dei ricercatori della Boston University, i quali sostengono di aver scoperto un esame del sangue che può aiutare a prevedere la durata della vita.

L’idea viene dall’esame dei dati raccolti utilizzando i biomarcatori (o biomarker) di 5.000 campioni di sangue umano. Con questi, i ricercatori hanno analizzato la salute dei donatori nel corso degli otto anni successivi al prelievo, scoprendo che i campiono potevano "predire il futuro’"delle persone.

La prof.ssa Sebastiani, insieme al Dottor Perls, hanno identificato dei modelli predittivi che indicavano la possibilità di essere in salute o, al contrario, di sviluppare nel corso del tempo malattie come cancro, malattie cardiache e diabete. Nel totale, i ricercatori hanno identificato 26 diversi biomarker predittivi. Conoscere dunque prima del tempo a quali rischi per la salute e a quali malattie si potrà andare incontro in futuro, potrà significare intervenire prima che questi si manifestino, intervenendo per esempio sullo stile di vita, la dieta e altri fattori di rischio.

I ricercatori ritengono che la loro scoperta sia un passo in avanti nella prevenzione delle malattie e nel poter offrire maggiori speranze di vivere in salute e più a lungo. Esistono molti punteggi utilizzati per la previsione e il rischio di specifiche malattie come per esempio quelle cardiache. Qui, però, stiamo compiendo un altro passo avanti, mostrando che particolari modelli di gruppi di biomarcatori possono indicare quanto bene una persona sta invecchiando e il suo rischio di sindromi e malattie specifici legati all’età. I ricercatori, infine, concludono che sono tuttavia necessari ulteriori studi su grandi gruppi di persone al fine di confermare ulteriormente i risultati.

 

 

 
 
 

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