Creato da nina.monamour il 11/06/2010
 

Il Diavolo in Corpo

Di tutto e di piu'.....

 

 

Fili di seta..

Post n°8424 pubblicato il 14 Giugno 2018 da nina.monamour

 

 

Non sono una macchina

che scrive solo poesie,

sono una fragile donna con tanti fili di seta,

sono una donna lieta coperta di mille rossori,
troppo fragile
e nuda perché

possa chiamarmi l’amore..


Alda Merini


 
 
 

Gli anni ruggenti..

Post n°8423 pubblicato il 13 Giugno 2018 da nina.monamour

 

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Un tot di anni fa, sopra la scrivania, avevo un quadretto su cui appiccicavo con lo scotch foto di uomini che mi piacevano, alcuni anche (o solo)  fisicamente e altri che facevano le cose che avrei voluto fare io, come avrei voluto farle io. L'insieme risultava alquanto eterogeneo e perciò divertente. 

Questi sono gli uomini di allora, stiamo parlando degli anni '80 e '90 e ne mancherà di sicuro qualcuno, per tutti quelli che sono venuti dopo ci sarà senz'altro una seconda puntata. E' un elenco, con tanto di motivazioni, e non una classifica, abbastanza rappresentativo e assolutamente autobiografico e leggero, su cui  qualcuna sarà d'accordo e altre avranno da ridere o da ridire, si accettano commenti e suggerimenti.

Obelix – perchè sono assolutamente convinta di essere caduta nel paiolo della pozione magica da piccola e credo da sempre di riuscire a portare sulle spalle menhir di qualsiasi dimensione

Giuàn Trapattoni – perchè ho sempre adorato la filosofia surreale del “Non dire gatto se non l’hai nel sacco”

Umberto Eco – perchè l’autore di Diario Minimo e La vertigine della lista sta di diritto nel pantheon di una che scrive un blog come questo

Michel Platini – quando era un mito della Juve, non un fiacco dirigente anche un po' antipatico.

Holden Caulfield (e per la proprietà transitiva, Alessandro Baricco) – Perchè odio i periodi lunghi. Non so se mi spiego. E le anatre di Central Park sono una immagine indimenticabile. E se non sapete cosa è Barnum non avete mai letto veramente Baricco.

Giovanni Minoli –  perchè la TV fatta bene come Mixer e La storia siamo noi è qualcosa di bello e utile. E anche perchè è stato l’inventore di Un Posto al Sole (ma questo è venuto molto dopo).

Marco Tardelli – perchè a Torino invidiavamo molto quella che l’ha sposato, della serie "che cosa ha lei che noi non abbiamo ?"

Hug Grant – perchè erano gli anni di Quattro matrimoni e un funerale, voi chi avreste appiccicato al muro?

Woody Allen – per qualunque film fino alla fine degli anni ’90, poi solo per qualcuno. Ho portato per un intero inverno la cesta africana con il cappotto, come Barbara Hershey in Hanna e le sue sorelle fino a quando non mi hanno fatto notare che sull'autobus ero ad altissimo rischio borseggio.

Alessandro Manzoni – vi siete accorti che mi piace la fiction?

JFK – senza se e senza ma, con tutto il bagaglio di famigliona americana, Jackie icona di stile, Hyannis Port ecc.. ecc.. La politica non c’entra nulla. L’ideale di famigliona americana negli anni mi avrebbe fatto fare qualche cazzata, ma non lo potevo ancora sapere.

Antonio Di Pietro – se non avete mai visto una registrazione dei suoi interrogatori ai processi di Tangentopoli non potete capire. Quello era il suo mestiere, solo quello avrebbe dovuto fare. L’ho messo apposta tra JFK e Michael Douglas, amo i contrasti.

Michael Douglas – figo era figo,  e poi c'era anche quella storia della dipendenza da sesso che lo rendeva intrigante. Adesso mi capita la sua foto sulla scrivania dell'ufficio solo perchè è testimonial della campagna di prevenzione per il cancro alla gola che si è preso a forza di tutto quel sesso orale.

Bruce Springsteen –  il mio idolo di sempre




 
 
 

Abilità sociale..

Post n°8422 pubblicato il 12 Giugno 2018 da nina.monamour

 

 

Il pettegolezzo è un'arma utilizzata (spesso e volentieri) da parte delle donne per sfidare le potenziali rivali nelle competizioni per ottenere l’attenzione di un uomo.

Il pettegolezzo stesso risulterebbe un'abilità sociale altamente evoluta nonché una tattica di concorrenza intrasessuale essenziale per i rapporti interpersonali. Le donne sono caratterizzate da una maggiore tendenza al pettegolezzo rispetto agli uomini e che godono molto di più dei risultati di questa "arte" rispetto ai maschi.

Inoltre spettegolare risulta anche essere un'attività costruttiva nel senso che più si spettegola più la capacità di creare e diffondere pettegolezzi aumenta. Il pettegolezzo si rivela dunque un'abilità sociale essenziale per i rapporti interpersonali e non tanto un difetto del carattere.


 
 
 

I "no" che aiutano a crescere..

Post n°8420 pubblicato il 11 Giugno 2018 da nina.monamour


In questo anno che ci costringe a non frequentare troppo i locali pubblici per non trasportare il contagio a destra e a manca, ci dobbiamo destreggiare tra i palinsesti TV alla ricerca di qualche programma meritevole.

Scartati i talk show da fare schifo che, se accumulati con il virus potrebbero risultare letali anche alle più forti fra noi, consiglio di fare un giro su Le ragazze del ’68, la domenica alle 20,35. Tanto con l’influenza il week end lo si passa a casa.

È una TV che parla della storia dell’altroieri, per intenderci quella di cui ci ricordiamo qualcosa per averla letta sui giornali di papà o vista al telegiornale che in famiglia si guardava in religioso silenzio all’ora di cena. Chi si è persa le prime puntate può recuperare con Rai Play.

Ogni puntata racconta la storia di due donne che nel fatidico ‘68 avevano all’incirca vent’anni, ogni puntata una donna normale e una donna "famosa",  Lidia Ravera e la miss, Annamaria Bernardini De Pace e l'operaia, la figlia di Enzo Biagi e la fotografa.

È un '68 senza retorica e senza rimpianti, raccontato semplicemente, le signore ormai tra i sessanta e i settanta, nei loro salotti perbene, con i capelli in ordine e un filo di trucco come si confà a delle nonne (lo sono quasi tutte) tirano fuori le foto, ordinate nelle scatole a fiori e negli album con la spirale di plastica colorata e raccontano di gonne a pieghe buttate alle ortiche, di scelte di vita lontano dalla famiglia per seguire la politica, un lavoro "da maschi", la voglia di indipendenza, il sogno del successo, il tipo carino ma "maledetto".

 


Pioniere con o senza la consapevolezza di esserlo, ma di sicuro donne che ci hanno aperto la strada. Attraverso i loro ricordi e i filmati d’epoca, con la musica di allora in sottofondo ci raccontano cosa succedeva alle ragazze quando decidevano di dire di no a un cliché, a un ruolo, a un padre.

In questo tempo in cui si discute tanto dei no da dire, di come dirli, di "quando" e "se" dirli, perché dirli o non dirli, sentir affermare dalla generazione che ci ha preceduto che i no si possono e si devono dire dovrebbe farci pensare.

Dietro queste placide signore c’è la storia di un anno che ha cambiato il destino del mondo, la ribellione di un’intera generazione a cui tutte siamo debitrici, sono loro in fondo che ci hanno insegnato che esiste la possibilità di scegliere, la possibilità di non aver paura a dimostrare carattere e tenacia ma soprattutto il diritto a non lasciarsi intrappolare, roba così..

Proviamo a ricordarla, questa nostra storia dell'altro ieri, proviamo a spiegarla alla generazione delle nostre figlie e ormai quasi a quella delle nipoti, che leggono le storie delle bambine ribelli famose e non sanno che la ribellione delle donne, quell'anno, era dietro ogni porta di casa che veniva sbattuta alle spalle.

Le ragazze del ’68 possono essere un buon punto di partenza per smetterla di ragionare guardando solo al proprio ombelico.


 
 
 

La seduzione inizia dalla sottoveste ..

Post n°8419 pubblicato il 10 Giugno 2018 da nina.monamour

 

 

La sottoveste negli anni '50 rappresentò la ritrovata sensualità della donna dopo il periodo della guerra. Questo capo di lingerie femminile è diventato nel tempo un oggetto di culto tanto da essere più volte stato al centro di memorabili scene cinematografiche. Ogni tipologia di donna indossa la sottoveste a lei più appropriata e si riconosce in certe attrici piuttosto che altre.

Semplice e nera la sottoveste indossata dalla popolana Anna Magnani nel film Bellissima di Visconti, nera ma con il pizzo quella della Lollobrigida nel film La Romana.

Liz Taylor sedusse tutto il pubblico dell'epoca con la sua sottoveste bianca rifinita in pizzo nel film "La gatta sul tetto che scotta".

 

 

Negli anni '60 cambia la donna e quindi anche la lingerie che diventa di pizzo, sinuosa sul corpo femminile e di colore bianco o nero. Icona di questa femminilità borghese è la Claudia Cardinale del film Gli indifferenti.

 

 

Dovremmo arrivare agli anni ’80 per trovare una sottoveste molto chiacchierata e che è entrata nell’immaginario erotico di tutti.


 

Nonostante questo capo abbia subito una battuta d'arresto negli anni '70, un decennio dopo torna a nuovo splendore anche grazie ad una sensualissima Kim Basinger che la rilancia nel film "9 settimane e 1/2".

Il pigiama finisce nel dimenticatoio, in nome della seduzione.

La sottoveste è tornata non solo simbolo di sensualità nascosta ma elemento di un’eleganza da indossare in molteplici occasioni.

Direi che è arrivato il momento di comprarsi una bella sottoveste sexy se ancora non è presente nel nostro armadio!

"La brevità è l'anima della lingerie"
Dorothy Parker

Buona Domenica

 
 
 

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