Creato da nina.monamour il 11/06/2010
 

Il Diavolo in Corpo

Di tutto e di piu'.....

 

 

L'identikit del traditore...

Post n°8509 pubblicato il 14 Settembre 2018 da nina.monamour

 

 

Italiani popolo di santi, navigatori e...traditori. Almeno stando all'ultimo sondaggio fatto da un portale di incontri extraconiugali che conferma il primato dello scorso anno, i cittadini del Bel Paese sono i più fedifraghi d'Europa, davanti a spagnoli e francesi che si aggiudicano il secondo e terzo posto del podio.

Indipendentemente dal sesso, oltre la metà della popolazione italiana (67%) ha ammesso di aver ceduto ad una scappatella, almeno una volta all'interno della stessa relazione. C'è anche una "sottoclassifica" dove, tra le città con i tradimenti più frequenti, in testa a tutte c'è Roma, seguita da Milano, Napoli, Genova e Palermo.

Ecco l'identikit 2018 del traditore tipo profilo socioeconomico tendenzialmente medio alto, con una sensibile presenza di liberi professionisti (15%), imprenditori (12%) e dirigenti (9%). La maggior parte organizza il tradimento al mattino (47%) o durante la pausa pranzo (30%). Uno su tre possiede un animale. Perché si tradisce? I motivi continuano ad essere più o meno gli stessi, uscire dalla routine e dalla noia (38%), scarsa attenzione dei partner ufficiali (33%), insoddisfazione per la propria vita sessuale (29%).

 
 
 

Penna o tastiera?

Post n°8508 pubblicato il 13 Settembre 2018 da nina.monamour

 

 

Forse in un futuro non troppo lontano la penna diventerà un oggetto da museo, sconosciuta dalle giovani generazioni; in quarant'anni il modo di scrivere ha fatto passi da gigante! Adesso vi faccio ridere, io in prima elementare ho imparato a scrivere con la penna dal pennino staccabile che si intingeva nell'inchiostro del calamaio; la mia è stata probabilmente l'ultima generazione ad averlo fatto.

 


E vi ricordate quando si usava la macchina per scrivere e se si sbagliava altro non si poteva fare che cestinare il foglio e rassegnarsi a cominciare da capo? Poi è arrivata la macchina elettronica, aveva un piccolo display dove si poteva vedere la parola che era stata digitata e, nel caso, correggerla prima che venisse stampata.



E con l'avvento del computer la scrittura ha subìto un'altra accelerazione in termini di rapidità e per la possibilità di vedere gli errori immediatamente e automaticamente. Ma l'ultima frontiera della scrittura è senz'altro la dettatura vocale, che oggi ci permette di srivere un testo anche se siamo alla guida della macchina. E così, al'Università come al Liceo, chi si sogna più di prendere appunti con carta e penna?

Eppure sembra proprio che la penna sia lo strumento più utile all'apprendimento, proviamo a rifletterci. Quando si prendono appunti a mano, non potendo trascrivere tutto, si è costretti a prestare attenzione al concetto, e dunque già un po' ad impararlo, per poi fare una rapida sintesi scritta. In pratica a questo punto la fatica di apprendere è già ridotta della metà, perchè il concetto, già compreso e sintetizzato, necessità solo di essere ripetuto e memorizzato.
Se invece si prendono appunti al computer le opzioni diventano due; se si è molto veloci a digitare, si finirà per trascrivere tutto quello che si sente in maniera meccanica, senza la partecipazione selettiva del cervello.
In caso contrario tutta l'attenzione sarà posta sulla digitazione e la comprensione finirà così in secondo piano. In entrambi i casi alla fine avremmo delle note che andranno imparate cominciando da zero.

Ciò detto, al di là di queste riflessioni di buon senso, sono proprio le neuroscienze a dimostrare che annotare a mano è un'attività che si lega strettamente a quella creativa e di comprensione del nostro cervello.
D'altra parte, se carta e penna hanno avuto vita così lunga, ci sarà pure un perché, no? A proposito anche questo pezzo l'ho scritto a mano e solo successivamente l'ho passato sul pc!

 
 
 

Come sei vanitosa Mary ...

Post n°8507 pubblicato il 11 Settembre 2018 da nina.monamour

 

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Mio as-so-lu-to idolo femminile dai quattro anni in poi è stata Mary Poppins oltre ad avere obbligato tutti i componenti della mia famiglia ad accompagnarmi per ben 5 (cinque) volte a rivedere il film, mi ero fatta regalare il disco con la colonna sonora che cantavo a squarciagola e desiderare di avere un camino per poter ospitare in salotto Bert, lo spazzacamino filosofo che ballava nero di fuliggine.




Chi, se non la tata, poteva estrarre da una borsa nell’ordine, un attaccapanni a piantana, uno specchio da muro, una lampada con paralume a frange, scarpe lilla con tacco a rocchetto, uno specchio con manico (2 specchi .. come sei vanitosa, Mary!), vestiti vari e un metro a nastro per misurare i bambini?


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Al suo confronto chiunque è una dilettante, anche se nelle nostre borse non si sa mai cosa ci possa finire e soprattutto cosa ne possa uscire e quando.

Secondo Pascal se il naso di Cleopatra fosse stato più corto sarebbe cambiata la faccia della terra, ma cosa sarebbe successo se la borsa di Mary Poppins fosse stata più piccola?

In una pochette ci può stare giusto qualce zolletta di zucchero ma intere generazioni di bambine destinate a lasciare il cuore davanti a una borsa in vetrina sarebbero state private della lezione che la fantasia di Pamela L.Travers e  Walt Disney ci hanno regalato in una borsa ci può stare di tutto, anche pezzi di arredamento piuttosto ingombranti, volendo.

Pensateci, saremmo cresciute credendo che nella borsa ci debbano stare soltanto il portafoglio, le chiavi di casa e il cellulare, che siano sufficienti una borsa da sera e una da giorno, che la borsa non possa avere nomi di fantasia o addirittura nomi di donna, che una borsa scura in inverno e una chiara in estate possano bastare, che si possa avere una borsa a tracolla o una da portare al braccio,che quando qualcuno ti regala una borsa è perché quella che hai si è rotta e deve essere sostituita…insomma, il peggior incubo che potremmo immaginare.


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Per fortuna invece Mary Poppins e la sua borsa hanno regalato a noi bambine degli anni Sessanta (e di tutti i tempi, credo) un sogno supercalifracgilisticespiralidoso rendendoci definitivamente quelle Prada (o Gucci, o Hermès, o Vuitton…).


 
 
 

Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco...

Post n°8506 pubblicato il 10 Settembre 2018 da nina.monamour



Questi curiosi rilievi si sono formati grazie al continuo deposito di corallo, all’intervento dell’acqua piovana, degli agenti atmosferici e del tempo e per questo oggi mostrano un profilo arrotondato e particolare. In più al loro interno presentano grotte e sorgenti. Ricoperte del tutto da verde e vegetazione fitta, le colline devono il loro nome alla conformazione.

Nella stagione calda, in particolare, il colore dei prati cambia fino a diventare marrone, regalando l’idea che ci si trovi di fronte a gigantesche forme del delizioso alimento che deriva dalla lavorazione dei semi dell’albero di cacao. La loro altitudine varia tra i 30 e i 50 metri mentre del numero effettivo si perde letteralmente il conto, si sa che sono almeno 1200. I turisti che vogliono fotografarle, devono raggiungere i territori di Carmen, Batuang e Sagbayan. Il territorio che da sempre incuriosisce gli esperti, vanta anche diverse leggende che aggiungono mito alla bellezza.

Una delle storie più famose racconta della loro nascita dovuta al litigio di due giganti che si lanciavano a vicenda pietre e sabbia creando le colline. Ancora, si dice che il gigante  si sia innamorato di Aloya e quando lei morì pianse così tanto che si formarono le colline di cioccolato come segno di lutto perenne. E poi, la loro nascita potrebbe essere legata invece al Carabao che era un ladro di raccolti. Gli abitanti del villaggio che più colpiva decisero di lasciare solo cibo avariato. Dopo essersi nutrito iniziò a stare male e quell’evento rimase a ricordo di quanto accaduto.

Esistono simili manifestazioni della natura anche in Ausralia, in Indonesia ma con minore effetto scenografico. Il color cioccolato che regala l’immagine di un paesaggio fiabesco, è diventato talmente amato nella zona che la bandiera della provincia di Bohol riporta le colline come simbolo del territorio. Questo perché da tempo sono parte integrante della cultura e delle tradizioni locali e, in più, sono al centro del turismo del Paese. Chiunque vi arrivi sa, inoltre, che c’è un punto panoraico che proprio non deve perdersi per scattare foto indimenticabili.

Per immortalare al meglio quello che è un vero e proprio monumento di roccia calcarea rotondeggiante, bisogna affrontare però una salita di ben 214 scalini. La fatica è presto ripagata e ci si rende conto del perché dal 1998 siano diventate Monumento Geologico delle Filippine e anche Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Intorno spiagge candide, lidi di grande privacy e scorci suggestivi.

 
 
 

Birra, amore e allegria..

Post n°8505 pubblicato il 08 Settembre 2018 da nina.monamour

 

 

“Perché se si chiama festa di ottobre “Oktober-Fest”, se è organizzata a settembre?” La ragione è storica e organizzativa. L’origine dell’ Oktoberfest risale alla festa di nozze del principe ereditario Ludwig con la principessa Therese (a cui poi venne dedicata l’area di Theresienwiese) che si svolsero il 12 ottobre 1810. Il 17 dello stesso mese vennero organizzate delle corse di cavalli in una zona pianeggiante fiancheggiata da una collinetta che aveva la funzione di tribune, l’area che ancora oggi ospita la festa.

La corsa ebbe tanto successo da essere replicata l’anno successivo e quello dopo ancora; il vitto, offerto ai partecipanti, prevedeva anche vino e birra. La festa andò pian piano ampliandosi con giostre e divertimenti e nel 1880 iniziò ad avere l’aspetto moderno, vendita di birra, padiglioni chiusi e bande musicali. Nel frattempo, la durata si era allungata, facendo iniziare la festa sempre prima, fino ad arrivare a settembre, ma dobbiamo aspettare il 1950 per avere la prima spillatura di birra tradizionale, con cui, ancora oggi inizia la festa, ad opera del sindaco di Monaco.


 

Oggi l’Oktoberfest include tre fine settimana, gli ultimi due di settembre e il primo di ottobre, con la possibilità di essere collegata alla Festa della riunificazione tedesca (3 ottobre) quando la domenica di ottobre cada il 1 o il 2.

Ancora oggi l’Oktoberfest è aperta da sfilate di carri e persone in abiti tradizionali, in memoria della sfilata nuziale che anticipò la corsa finale di cavalli e a cui parteciparono 16 coppie di bambini in abiti tradizionali a rappresentare i distretti bavaresi e altre regioni.

Sebbene la festa sia aperta tutti i giorni (il martedì è la festa della famiglia e in tanti vi fanno la “pausa pranzo”), soni i fine settimana che raccolgono il maggior numero di presenze raggiungendo il tutto esaurito nei vari tendoni della birra, i quali possono raggiungere capienza fino a 10.000 persone.

 


In questi casi l’aver anticipato la festa a settembre è di grande aiuto, perché nel caso in cui non piova, molti tedeschi preferiscono fermarsi a bere presso i tavolini esterni dei vari tendoni, alleggerendo il carico interno.

 
 
 

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