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Amore Finto (odio vero?) - Le origini dell'identità

Post n°11 pubblicato il 11 Marzo 2007 da Pursuiter
 

La finzione nei rapporti umani. Mi è venuto in mente un episodio molto famoso, adatto al discorso sulla finzione e sull'apparenza. Un episodio tragico, che indubbiamente fa molto effetto.

La storia di OJ Simpson e Nicole Brown.

Immaginate una star del rugby, ricca e famosa, entrare in un bar e conoscere una cameriera dolce e bella che rimane inevitabilmente affascinata. Era il 1977. Per lei lascia la moglie, con cui aveva due figli. La sposa nel 1985. Erano il sogno americano: la star dello sport nazionale americano, bella e vincente, con accanto una donna bellissima. Lei aveva 18 anni, lui 30, quando si conobbero in quel bar. 

Provenivano da famiglie molto diverse: lei lavorava come cameriera per pagarsi gli studi ma in realtà aveva una famiglia benestante alle spalle. Lui invece era cresciuto nei quartieri malfamati di San Francisco ed era riuscito a trovare una via d'uscita solo emergendo nello sport. L'America li guardava e sognava. Erano la coppia perfetta.

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Durante il periodo del loro matrimonio, ebbero due bambini. Sembravano felici. Sembravano. Lui poi si rivelò essere un uomo violento che picchiava Nicole svariate volte e non era mai contento di nulla. Nicole non diceva nulla, fin quando chiese e ottenne il divorzio. Ecco la prima piccola crepa nel sistema: quella che sembrava essere la coppia perfetta, in realtà era composta da due persone che in fondo avevano i problemi di una coppia qualsiasi.

La crepa, però, continuò a farsi strada lungo la parete... Si dirigeva lentamente verso le fondamenta della "casa": OJ non ci sta, non sopporta l'idea del divorzio e inizia a minacciarla. Il 23 ottobre 1993 la Polizia riceve una chiamata da parte di Nicole "Aiuto, mi vuole uccidere", grida disperata tra un singhiozzo e l'altro.

Brentwood, Los Angeles. La sera del 13 giugno 1994, OJ Simpson entra nella casa della ex moglie, la massacra di botte, la uccide a coltellate e poi la sgozza. La donna uore a soli 35 anni. Con lei c'è anche Ronald Lyle Goldman, cameriere del ristorante italiano "Mezza Luna" dove Nicole aveva passato la serata in compagnia della madre e dei suoi due figli. La madre di lei aveva dimenticato gli occhiali al ristorante e Ronald, amico di Nicole, era andato lì per restituirli. Verrà ucciso anche lui a coltellate.

Un'immagine del corpo della donna riverso sui gradini d'accesso della casa.

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Alla fine del processo, OJ Simpson è stato assolto. Condannato solo a pagare milioni di dollari di risarcimento alle famiglie di entrambe le vittime. Non entro nel dettaglio della circostanza, dico solo che il processo è stato strumentalizzato a livello politico perché in quegli anni si verificavano delle lotte tra le comunità nere di Los Angeles e una Polizia considerata razzista a priori. Vi invito comunque a documentarvi perché è una storia molto interessante.

Quello su cui vorrei spostare l'attenzione è... credete che fingessero quando apparivano in pubblico? Credete che fosse tutta una recita quella che mettevano in atto? Erano solo attori? Oppure, forse... c'erano due verità. La verità pubblica, che implicava perfezione, e la verità privata, che sottointendeva abusi, degrado e sottomissione. Possono esistere due verità parallele?

Può l'uomo perfetto essere anche il peggiore uomo del mondo? Può la donna bella e felice essere anche la persona più fragile, insicura e sottomessa che si possa immaginare?

Lui non ha mai confessato nulla. Si è sempre dichiarato innocente... nonostante le tracce del suo sangue trovate sulla scena del delitto, insieme ai suoi capelli e a tracce della sua pelle sulle mani del giovane coinvolto nell'omicidio. Nonostante il ritrovamento di un guanto spaiato nel giardino della vittima, pieno di sangue. L'altro guanto, per completare la coppia, era "stranamente" in casa di OJ.

Qui lo possiamo vedere mentre insiste dicendo che il guanto non è suo, non può averlo indossato lui, perché quel guanto non è della sua taglia. Ma forse è stato il sangue a far contrarre il materiale.

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Questa è un'immagine che lo vede alla fine del processo. E' stato assolto. Esulta.

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Quest'uomo contento di essere stato scagionato dall'accusa di omicidio della propria moglie, contento nonostante il terribile evento della morte violenta della moglie, di cosa è contento? Di aver fatto ciò che voleva senza dover pagare nulla che non fosse una manciata di denaro (quando ne hai tanto non vale neanche più quello)? E' contento di aver convinto tutti? E' contento di aver saputo fingere bene.

Quest'uomo violento e senza scrupoli... è lo stesso uomo perfetto, star invincibile, padre affettuoso, marito amabile che tutti credevano fosse? Il problema era negli occhi di chi guardandolo pensava in lui la perfezione? O era lui il vero maestro della finzione, appoggiato da una donna che trovava l'unica gioia nel fingere di avere una vita perfetta? La finzione come placebo? O come droga?

Chissà se un giorno OJ Simpson confesserà... Chissà cosa vede quando si guarda allo specchio. Chissà quale uomo vede. Chissà se riesce a distinguere tra il vero e il finto. Chissà se nell'ammasso delle apparenze che ha creato, riesce ancora a vedere la sua apparizione, la sua vera essenza. Forse non ha una vera essenza, forse è solo costruzioni, anche contraddittorie tra loro. Oppure, più probabile, è proprio la sua vera essenza ad aver causato tutto: le proprie origini, il proprio contesto di provenienza che si infila sotto pelle giorno dopo giorno durante l'infanzia e poi ancora dopo e "piega" il modo di vedere il mondo, il modo di rapportarsi con il mondo.

Cito una frase, tratta dalla sua autobiografia del 1970, che racchiude molto di tutto questo: "Il ghetto ti obbliga a mascherare la tua vera identità: ai poliziotti, ai professori, persino a te stesso. E ti spinge a costruirtene una irreale".

E poi ancora, qualche riga di una lettera scritta il 15 giugno 1995: "Non dispiacetevi per me. Io ho avuto una grande vita e grandi amici. Per piacere, pensate al vero O.J., non a questa persona perduta."

Il vero OJ?

 
 
 
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