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SpaceJam

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desolazione, stato di

Post n°55 pubblicato il 11 Giugno 2008 da Pursuiter
 

Se mi chiedessero di darmi un nome, ora, sceglierei la parola desolazione. Desolazione.

E' incredibile come gli stati d'animo si susseguino di giorno in giorno, di settimana in settimana, sempre diversi. Come si passa da uno stato d'animo all'altro. Sarà che il carattere "di passaggio" è insito nel nome stesso. Dire "stato" è come dire "livello", "tappa", "stadio"... Lo stato è un momento di una successione. Ma è anche qualcosa implicitamente al passato. Stato: passato di stare. Come a parlare di qualcosa di assodato, che è così perché è come se fosse già stato, quindi qualcosa di definitivo.

Alla fine non è chiaro se lo/gli stato/i sia/no qualcosa di passaggio o qualcosa di definitivo. Ma su certe cose non si può disquisire più di tanto. Certe cose sono peggio di un labirinto progettato senza uscita, magari anche senza entrata. Questo certo non impedisce di creare un buco nel muro e uscirne fuori comunque.

Ma dicevo... desolazione. Il vocabolario di Google mi dà due alternative:

1. afflizione, profonda tristezza

2. [detto di un luogo] abbandono, trascuratezza

Può darsi anche che io mi senta afflitta, e forse pure triste... a tratti trascurata. Sicuramente abbandonata. Ma non è questo che intendo quando dico di sentirmi in uno stato di desolazione. Deve essere tutto racchiuso in quel "de-" iniziale. Se fosse solo "solazione" non darebbe quell'idea. Come "depredato", "depravato", "deportato", "depositato". Questi sono tutti al passato. "Desolazione" invece, finisce con azione. Allora questo stato non è immobile, è attivo, è in atto. E allora non è più stato ma è.

Qualche mese fa, a dicembre credo, mi ero iscritta ad una di quei siti di annunci lavorativi. Due settimane fa mi sono iscritta ad un'offerta, cercavano una commessa nel negozio di abbigliamento della mia città. Avevo pensato di lavorare a sufficienza da avere soldi per iscrivermi ad una scuola di fotografia e per pagarmi la rata del primo anno fuori corso all'università. Volevo qualcosa che mi desse l'impressione di stare facendo la cosa giusta, ora. Mi chiamano, fisso il colloquio. Vado. Niente, non fanno orario continuato e accettare lo spezzato avrebbe significato mandare al culo università, progetti artistici e quant'altro. Sono costretta a dire di no. Peccato. Avevo mandato altri 4 curriculum ad altri 4 annunci, ma nessuna risposta.

Sono una modella mancata.
Sono una studentessa modello mancata.
Sono un'atleta mancata.
Sono una fidanzata mancata.
Sono una commessa mancata.
Sono una puttana mancata.


Mancata.

Sono desolata.

[Di cosa sa la tua figa?]
[[...di paradiso...]]

- da: Closer, un film di Mike Nichols -

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