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IL LIBRO MARRONE DELL'ACCUSA

“ASSOCIATI” a GIU’leMANIdallaJUVE class action
Basta un clik : http://www.giulemanidallajuve.com/associati.asp
TELEFONATE MORATTI - BERGAMO
Oggi, sulla gazzetta dell'Antisport, ho letto che Moratti ha ringraziato i PM di Napoli per aver distinto "chi telefonava a chi e chi non lo faceva"... ma il povero Facchetti?
Massimo Moratti - Corsera Magazine
(Pubblicata il 31/08/2006)
Moggi dice che con Bergamo ci parlava anche Facchetti…
«Non c’è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza sta nelle cose che si dicono».
Meno rapporti si hanno con i designatori e meglio è.
«Sono loro che chiamano per sapere se tutto va bene».
Lei ha mai telefonato a un designatore?
«No. Ma posso aver ricevuto da loro qualche telefonata in cui mi chiedevano delle opinioni.
Quindi non è da escludere che un giorno vengano fuori delle telefonate in cui c’è anche lei…
«Solo telefonate “normali” senza alcun interesse».
Moggi dice che se avessero intercettato anche gli altri si sarebbero scoperte le stesse cose.
«Ma mica intercettavano Moggi. Intercettavano Bergamo. Evidentemente la Juve c’entrava e l’Inter no».
IL RESTO DELL'INTERVISTA,SE VOLETE VOMITARE, POTETE LEGGERLA QUI: http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=202
IL GIOCO DELLE TRE CARTE
Ecco la richiesta di archiviazione
della Procura di Torino sulle intercettazioni che hanno riguardato la Juve e Moggi
L'AGENDA PERSONALE DEL GIUDICE BORSELLINO MORTO NEL 1992 UCCISO DALLA MAFIA SPARISCE MISTERIOSAMENTE. VIENE INCOLPATO IL CARABINIERE ARCANGIOLI, CHE IN ALCUNE FOTO VIENE RITRATTO CON IN MANO LA VALIGETTA CONTENENTE L'AGENDA.
ARCANGIOLI, INSIEME AD AURICCHIO(CHE NEL PASSATO E' STATO ACCUSATO DI AVER MANIPOLATO DELLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE), SONO I DUE CARABINIERI CHE TRASCRIVONO LE TELEFONATE DI MOGGI E DELLA PRESUNTA CUPOLA.
TELEFONATE CHE MOLTI ACCUSATI NON RICONOSCONO O CHE DICONO SIANO STATE MANOMESSE.
ECCO COME.
CORIANDOLI BIANCONERI DI
RICCARDO GAMBELLI
Gambelli è uno di noi. Uno di quei tifosi viscerali, che somatizza le sconfitte e gioisce talmente per le vittorie juventine da non riuscire, a volte, nemmeno ad esternare completamente la propria gioia. Gambelli (co-fondatore tra l'altro del club Siena Ghibellina) è un contradaiolo con un senso dell'appartenenza che ai non senesi appare sconosciuto per non dire esagerato, un tifoso che, come molti di noi, riservano alla Juve l'ultimo pensiero giornaliero ed il primo mattutino.
Coriandoli bianconeri è il diario di una vita, scritto in un momento nel quale una sufficiente maturità fa rivivere i ricordi con il giusto distacco ed in un momento in cui si possono già tracciare le prime somme. E' un libro che descrive la nascita e la crescita della passione juventina (ed il piacere di coltivarla) con sullo sfondo la vita e tutto ciò che comporta: gioie e lutti, scelte e casualità.
Ma la vita sta dietro o di trequarti, perché in primo piano c'è Lei, la Juventus, l'esperienza per antonomasia. Amici, viaggi, le prime "cotte", sono esperienze comuni a tutti noi, basta cambiare nomi e luoghi per sovrapporre i propri ricordi a quelli dell'autore che a sua volta sovrappone tutto alle partite della Juve, viste dal vivo o con il decoder poco importa perché l'emozione è la stessa, la Juve che detta i ritmi di vita, la Juve, la cui passione fa precipitare in una lucida irrazionalità; il tutto citando ora Günter Grass ora Byron perché il tifoso, quello vero, non vive solo di pane e calcio (che si mettano il cuore in pace i Candidi nazional-popolari).
Un amore per la Juve che diventa una malattia per la quale nessun farmaco potrà mai porvi rimedio, perché chi contrae la juventinite non vorrà mai farsi curare; un amore che se chi ne ha ereditato la sorte della società ne provasse soltanto la metà di quello che provano i suoi tifosi, allora nel 2006 la storia si sarebbe indirizzata su altri binari e non avremmo vissuto quelle tragiche nefandezze.
Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino, non rappresentato dall'attuale proprietà.
lo potete acquistare nelle migliori librerie o su internet
http://www.pascaleditrice.it/books-index-req-view_book_details-bkid-41.html
IL NUOVO CAPOLAVORO DI RICCARDO GAMBELLI

Un uomo in fuga. In fuga dalla sua casa, dal suo paese, dalla vita... folgorato da una scoperta che gli provoca un dolore devastante.
Tre incontri muteranno il corso del suo destino, una giovane donna, un misterioso vecchio, lo sguardo ipnotico e penetrante di una maestosa aquila reale...
Il racconto è bellissimo, con un finale stupendo.
Un grande Riccardo Gambelli ci regala una storia di vita appassionante, intensa.
CARRARO DICE NO A INTER IN SERIE "B" PER IL PASSAPORTO DI RECOBA!!!
In seguito a quanto dichiarato dal giornalista Franco Ordine l'associazione GiulemanidallaJuve deposita un esposto presso la Procura della Repubblica
In data 24/09/2007 il giornalista Franco Ordine, nel corso della trasmissione televisiva "Lunedì di Rigore" andata in onda sul canale Antenna 3 , dichiarava testualmente : "i guai del passato sono attribuibili al fatto che non funzionavano i controlli; i rolex d'oro, alla roma non succedeva niente. il passaporto falso di Recoba, all'Inter non succedeva niente" ed ancora "con Recoba perché non fu rispettato il regolamento. perché CARRARO (presidente FIGC) disse, apertamente in un consiglio federale, io non mando in B Moratti perché ha cacciato seicento miliardi per l'INTER. Lo disse CARRARO lo disse CARRARO...". A seguito di tali sconcertanti dichiarazioni ed in virtù dell'incomprensibile decisione del Procuratore Federale Palazzi di non procedere nei confronti di quella società di calcio coinvolta in pedinamenti ed intercettazioni illegali, nella giornata di domani, la nostra Associazione depositerà un esposto presso la Procura della Repubblica. I soci contribuenti potranno leggere il documento nella sezione "atti legali" del sito internet.
RIFLESSIONE AD ALTA VOCE
La Juventus ha vinto il mondiale di calcio in Germania.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
Questi, signori, sono i FATTI.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
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Va' dove ti porta il cuore
M. VIGHI
Quando il presidente di GiulemanidallaJuve si è risolto a fondare questa associazione, è andato dove lo portava il cuore.
Certo, nessuno dubita che prima di compiere il primo passo il suo cuore abbia interrogato il cervello per l’autorizzazione a procedere. Una volta ottenuto il consenso, tuttavia, ci sentiamo autorizzati a conti fatti a ritenere la sua decisione come una scelta del cuore.
E tutti noi associati, nel momento in cui abbiamo abbracciato il suo lavoro, e nel quotidiano, quando ci sosteniamo l’un l’altro e ci impegniamo verso la meta che ci siamo prefissati, seguiamo il ritmo imposto dal nostro battito.
Ogni iniziativa, per poter riuscire, ha bisogno della fortunata concomitanza di tanti elementi positivi, tra i quali certamente va annoverata anche la sorte. Nondimeno, la coordinata sinergia di cuore e cervello sappiamo perfettamente essere la testata d’angolo sulla quale edificare la riuscita di ogni progetto.
Ma cosa è giusto seguire, invece, quando ogni giorno siamo impegnati nel proprio lavoro?
La risposta scontata, per chi insegue l’eccellenza, è l’ostinata ricerca della professionalità.
E in cosa consiste la professionalità, se il mestiere che si esercita è quello del giornalista?
Tra le altre cose, non c’è dubbio che massima rilevanza assumano la documentazione della verità, l’accuratezza ed il gusto nella ricerca della parola, la capacità di coinvolgere il lettore e condurlo per mano ad identificare l’essenza dell’articolo.
E’ con questa attenzione che ci accostiamo a considerare a titolo esemplificativo alcune espressioni della stampa italiana nei confronti del processo Gea.
Pochi giorni prima della sentenza, Oliviero Beha prende le distanze dall’atteggiamento dei media nei confronti del processo e lo fa dal suo spazio settimanale all'interno del TG3: «Del processo GEA non si è saputo niente. I mezzi di informazione hanno taciuto su tutto. Nessuno ci ha detto cosa è risultato dalle carte. Al contrario di quanto è avvenuto per il processo della strage di Erba, dove i giornalisti hanno contato anche i peli delle sopracciglia degli imputati». E aggiunge: «Mi piacerebbe sapere su quali basi il PM ha chiesto ben 6 anni per Luciano Moggi, visto che i testi hanno ritrattato tutto».
Parole condivisibili, anche alla luce di quanto poi decretato dai giudici. Eppure lo stesso Beha, nel pieno della bufera farsopoliana, nel giugno del 2006 non aveva esitato dalle pagine del quotidiano "L’Unità" a rilasciare parole al veleno sulla Juventus dell’epoca della triade, avanzando peraltro infamanti allusioni su Pessotto e sulla questione doping, dalla quale ricordiamo che la nostra squadra, atteggiamento mediatico a parte, sotto il profilo penale ne era uscita in maniera pulita: «lo stesso Moggi in un’intercettazione dedicata a una sua telefonata con il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi, stupendamente ancora in carica, sembra sistemare una faccenda di doping che riguarda un giocatore della Juventus. Nello stesso pasticcio di Arbitropoli. Toh, è vero, non c’è stato solo lo scandalo degli arbitri, in questo lungo periodo della Triade juventina prima a giudizio sportivo e poi penale, ma anche un enorme bubbone chiamato “doping”, scoppiato grazie a Zeman, il magistrato Guariniello, pochissimi addetti ai lavori, e in fretta coperto» ... «ma di essa si parla poco, di certo non abbastanza» ... «Pensare - e qui veniamo al povero Pessotto e alle cose che forse si possono o debbono dire, e non wittgensteiniamente tacere - che ben 10 sono le pagine di Guariniello dedicate al capitolo del “caso Pessotto”, ai farmaci e alle cure e agli esami, all’epo, al sangue ecc. cui veniva sottoposto il giocatore negli incriminati anni ’90, appunto alla campagna del Coni di cui sopra ridicolmente contraddetta (alla lettera, secondo il ricorso) dalle scelte di Agricola imposte ai giocatori e “in particolare” a Pessotto».
L’attesa della sentenza sulla Gea porta invece Roberto Beccantini a dichiarare dalle colonne de La Stampa che «Moggi è tutt’altro che un santo o un martire, ma neppure quel mostro spietato che la pubblica accusa ha tratteggiato.
Nell’ambito del processo Gea, non credo "all’associazione a delinquere finalizzata all’illecita concorrenza con minacce e violenza" che Luciano Moggi avrebbe organizzato per schiavizzare il calcio italiano. O mi sono perso qualche passaggio o gli undici anni chiesti per la famiglia Moggi (sei al padre, cinque al figlio Alessandro) non stanno in piedi».
Ma in quella maledetta estate, quando si era sbilanciato a criticare l’esito della pronunciazione della Corte Federale, lo stesso giornalista aveva contemporaneamente sostenuto la credibilità della sentenza della Caf: «Nessun dubbio che Giraudo e Moggi giustificassero una sanzione adeguata e, dunque, salata - per essere chiari: la più adeguata e la più salata» ... «Ciò non toglie che il comportamento di Giraudo e Moggi collochi la Juventus al comando della classifica. Ordinavano le "scorte", magari le tenevano in garage, ma sapevano di poterci contare. Bergamo era il fornitore. Dalle carte, non risultano partite truccate. Il trucco era a monte, nella facoltà, preventiva e invasiva, di governare il campionato. Ci sono alcuni che continuano a chiamare "lobbying" robacce del genere. L’arroganza della coppia, che non è un delitto ma aiuta a capire il clima, e spesso a orientarlo, ha fatto il resto».
Non poteva mancare all’appuntamento di celebrare l’esito della sentenza Gea l’attuale direttore di Tuttosport De Paola, che chiosa: «Sorpresa, la cupola non c’è più, o s’è incrinata di brutto. Oggi la sentenza di primo grado del processo Gea spazza via il vertice dell’impianto accusatorio» ... «E’ l’ennesimo colpo di scena in aggiunta ai tanti pasticci di questa pazzesca vicenda
Insomma un vero labirinto che completa un quadro già fosco che ha lasciato tanti dubbi e autentiche ferite nell’animo di molti tifosi. Dopo Andrea Agnelli anche Cobolli Gigli, a proposito di calciopoli, ha parlato di un giudizio affrettato. Che però, aggiungiamo noi, ha lasciato conseguenze indelebili. E non giriamo attorno a un dito sostenendo che se il processo Gea avrà ripercussioni sul processo di Napoli appare innegabile che il giudizio finale del procedimento in mano a Narducci e Beatrice avrà ulteriori ripercussioni su quanto deliberato a suo tempo dalla giustizia sportiva.» ... «Certo, i soliti puristi della materia, diranno che non si possono mettere sullo stesso piano la giustizia sportiva e quella ordinaria» ... «Non vogliamo fare del facile populismo, ma se decadono le accuse ai dirigenti, se viene sbriciolata la tesi della organizzazione perdelinquere e se infine dovesse crollare anche l’ultimo baluardo dell’accusa (la corruzione arbitrale), beh allora si dovrà riparlare di tutto. Eccome se ne dovrà riparlare».
Le parole di De Paola non ci fanno tuttavia dimenticare che trattasi dello stesso giornalista che nell’estate del 2006 scriveva per il quotidiano sportivo rosa, gruppo RCS, che senza remore aveva cavalcato l’onda giustizialista nei confronti di Moggi e della Juventus, non risparmiando accuse e bassezze di ogni sorta, dal dossieraggio alla pubblicazione delle intercettazioni, violando contemporaneamente costituzione e codice deontologico.
Cosa ha spinto a questo radicale mutamento di posizione i giornalisti sopra citati?
A noi che tanto abbiamo sofferto e fin dal primo momento sostenuto l’illegittimità delle pene subite, verrebbe spontaneo giudicarli severamente ed accusarli senza esitazione di seguire il vento.
Peccheremmo tuttavia di arroganza e supponenza se volessimo con certezza asserire questa riflessione come verità insindacabile.
La revisione delle proprie idee può essere sinonimo di umiltà e di intelligenza.
Come disse una volta Indro Montanelli: “solo i fanatici e le mummie non ondeggiano mai”.
E del resto, come dichiarato da Italo Cucci, che va aggiunto agli “oscillatori”, «forse, parlando della giustizia sportiva, si è penalizzata troppo la juventus» ... «il tempo ha aggiunto molti dettagli rispetto all'inizio» , terminando sulla Gea che «si è distrutta un'azienda che faceva solamente il suo lavoro».
Nemmeno la sentenza è invece sufficiente a far mutare l’atteggiamento giustizialista dei quotidiani di punta del gruppo RCS nei confronti di Moggi e di farsopoli.
Marco Imarisio, dalle pagine del Corriere, sceglie di dar voce all’accusa. Punta l’indice contro l’omertà, e riporta le considerazione del pm (oggi anche presidente dell’ANM) Luca Palamara sulla presunta assenza di collaborazione dei calciatori e sulla possibile falsa testimonianza di alcuni di essi.
Ma ancora più in là si spinge Repubblica, che per pugno del giornalista Bocca pubblica un articolo nel quale vi è più spazio al tentativo di ristabilire la bontà della presunta esistenza di una Moggiopoli che non alla sentenza del processo Bea. «Si fa troppo presto soprattutto a dimenticare che questa sentenza è solo un piccolo pezzo di questa sporca storia. Prima - due anni e mezzo fa - c'è stata una sentenza sportiva che ha condannato Moggi a 5 anni di squalifica e richiesta di radiazione. Varie sentenze amministrative che hanno respinto la riabilitazione. E siamo in attesa del processo di Napoli, dove c'è il grosso del marcio di Calciopoli. Sempre con Moggi al centro, ma stavolta insieme ad arbitri, designatori, presidenti e compagnia bella».
Non lascia scampo all’interpretazione il pezzo di Bocca, come testimonia l’insistenza della terminologia giustizialista: si passa da “sistema Moggi” a “il grande intrallazzatore Moggi” e “questo lo sport lo ha già condannato ,fortunatamente”, passando da un “avere una frequentazione tale con i designatori Bergamo e Pairetto da ordinare gli arbitri come una pizza al tavolo”, passaggio peraltro palesemente falso, smentito dalla stessa giustizia sportiva, dove persino la scemenza del “pilotare le griglie” (ben diverso da chiedere gli arbitri) è caduta.
GiùlemanidallaJuve, che dal primo momento ha denunciato l’illegittimità di farsopoli, va’ dove la porta il cuore.
La stragrande maggioranza della stampa, passata improvvisamente da un atteggiamento giustizialista ad uno garantista, non ci permettiamo di giudicarla: va’ dove la porta il vento o dove la porta la riflessione e la scoperta di nuovi elementi o alla ricerca della condivisione o chissà dove altro... che andrebbe valutato caso per caso.
Il gruppo RCS, che dal primo momento ha sostenuto un atteggiamento giustizialista nei confronti della Juventus e dei suoi ex dirigenti, sembra invece non voler mutare la propria linea di pensiero nemmeno di fronte all’esito della sentenza Gea.
Va’ dove lo porta... cosa? O chi?
Certo, nessuno dubita che prima di compiere il primo passo il suo cuore abbia interrogato il cervello per l’autorizzazione a procedere. Una volta ottenuto il consenso, tuttavia, ci sentiamo autorizzati a conti fatti a ritenere la sua decisione come una scelta del cuore.
E tutti noi associati, nel momento in cui abbiamo abbracciato il suo lavoro, e nel quotidiano, quando ci sosteniamo l’un l’altro e ci impegniamo verso la meta che ci siamo prefissati, seguiamo il ritmo imposto dal nostro battito.
Ogni iniziativa, per poter riuscire, ha bisogno della fortunata concomitanza di tanti elementi positivi, tra i quali certamente va annoverata anche la sorte. Nondimeno, la coordinata sinergia di cuore e cervello sappiamo perfettamente essere la testata d’angolo sulla quale edificare la riuscita di ogni progetto.
Ma cosa è giusto seguire, invece, quando ogni giorno siamo impegnati nel proprio lavoro?
La risposta scontata, per chi insegue l’eccellenza, è l’ostinata ricerca della professionalità.
E in cosa consiste la professionalità, se il mestiere che si esercita è quello del giornalista?
Tra le altre cose, non c’è dubbio che massima rilevanza assumano la documentazione della verità, l’accuratezza ed il gusto nella ricerca della parola, la capacità di coinvolgere il lettore e condurlo per mano ad identificare l’essenza dell’articolo.
E’ con questa attenzione che ci accostiamo a considerare a titolo esemplificativo alcune espressioni della stampa italiana nei confronti del processo Gea.
Pochi giorni prima della sentenza, Oliviero Beha prende le distanze dall’atteggiamento dei media nei confronti del processo e lo fa dal suo spazio settimanale all'interno del TG3: «Del processo GEA non si è saputo niente. I mezzi di informazione hanno taciuto su tutto. Nessuno ci ha detto cosa è risultato dalle carte. Al contrario di quanto è avvenuto per il processo della strage di Erba, dove i giornalisti hanno contato anche i peli delle sopracciglia degli imputati». E aggiunge: «Mi piacerebbe sapere su quali basi il PM ha chiesto ben 6 anni per Luciano Moggi, visto che i testi hanno ritrattato tutto».
Parole condivisibili, anche alla luce di quanto poi decretato dai giudici. Eppure lo stesso Beha, nel pieno della bufera farsopoliana, nel giugno del 2006 non aveva esitato dalle pagine del quotidiano "L’Unità" a rilasciare parole al veleno sulla Juventus dell’epoca della triade, avanzando peraltro infamanti allusioni su Pessotto e sulla questione doping, dalla quale ricordiamo che la nostra squadra, atteggiamento mediatico a parte, sotto il profilo penale ne era uscita in maniera pulita: «lo stesso Moggi in un’intercettazione dedicata a una sua telefonata con il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi, stupendamente ancora in carica, sembra sistemare una faccenda di doping che riguarda un giocatore della Juventus. Nello stesso pasticcio di Arbitropoli. Toh, è vero, non c’è stato solo lo scandalo degli arbitri, in questo lungo periodo della Triade juventina prima a giudizio sportivo e poi penale, ma anche un enorme bubbone chiamato “doping”, scoppiato grazie a Zeman, il magistrato Guariniello, pochissimi addetti ai lavori, e in fretta coperto» ... «ma di essa si parla poco, di certo non abbastanza» ... «Pensare - e qui veniamo al povero Pessotto e alle cose che forse si possono o debbono dire, e non wittgensteiniamente tacere - che ben 10 sono le pagine di Guariniello dedicate al capitolo del “caso Pessotto”, ai farmaci e alle cure e agli esami, all’epo, al sangue ecc. cui veniva sottoposto il giocatore negli incriminati anni ’90, appunto alla campagna del Coni di cui sopra ridicolmente contraddetta (alla lettera, secondo il ricorso) dalle scelte di Agricola imposte ai giocatori e “in particolare” a Pessotto».
L’attesa della sentenza sulla Gea porta invece Roberto Beccantini a dichiarare dalle colonne de La Stampa che «Moggi è tutt’altro che un santo o un martire, ma neppure quel mostro spietato che la pubblica accusa ha tratteggiato.
Nell’ambito del processo Gea, non credo "all’associazione a delinquere finalizzata all’illecita concorrenza con minacce e violenza" che Luciano Moggi avrebbe organizzato per schiavizzare il calcio italiano. O mi sono perso qualche passaggio o gli undici anni chiesti per la famiglia Moggi (sei al padre, cinque al figlio Alessandro) non stanno in piedi».
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Non poteva mancare all’appuntamento di celebrare l’esito della sentenza Gea l’attuale direttore di Tuttosport De Paola, che chiosa: «Sorpresa, la cupola non c’è più, o s’è incrinata di brutto. Oggi la sentenza di primo grado del processo Gea spazza via il vertice dell’impianto accusatorio» ... «E’ l’ennesimo colpo di scena in aggiunta ai tanti pasticci di questa pazzesca vicenda
Insomma un vero labirinto che completa un quadro già fosco che ha lasciato tanti dubbi e autentiche ferite nell’animo di molti tifosi. Dopo Andrea Agnelli anche Cobolli Gigli, a proposito di calciopoli, ha parlato di un giudizio affrettato. Che però, aggiungiamo noi, ha lasciato conseguenze indelebili. E non giriamo attorno a un dito sostenendo che se il processo Gea avrà ripercussioni sul processo di Napoli appare innegabile che il giudizio finale del procedimento in mano a Narducci e Beatrice avrà ulteriori ripercussioni su quanto deliberato a suo tempo dalla giustizia sportiva.» ... «Certo, i soliti puristi della materia, diranno che non si possono mettere sullo stesso piano la giustizia sportiva e quella ordinaria» ... «Non vogliamo fare del facile populismo, ma se decadono le accuse ai dirigenti, se viene sbriciolata la tesi della organizzazione perdelinquere e se infine dovesse crollare anche l’ultimo baluardo dell’accusa (la corruzione arbitrale), beh allora si dovrà riparlare di tutto. Eccome se ne dovrà riparlare».
Le parole di De Paola non ci fanno tuttavia dimenticare che trattasi dello stesso giornalista che nell’estate del 2006 scriveva per il quotidiano sportivo rosa, gruppo RCS, che senza remore aveva cavalcato l’onda giustizialista nei confronti di Moggi e della Juventus, non risparmiando accuse e bassezze di ogni sorta, dal dossieraggio alla pubblicazione delle intercettazioni, violando contemporaneamente costituzione e codice deontologico.
Cosa ha spinto a questo radicale mutamento di posizione i giornalisti sopra citati?
A noi che tanto abbiamo sofferto e fin dal primo momento sostenuto l’illegittimità delle pene subite, verrebbe spontaneo giudicarli severamente ed accusarli senza esitazione di seguire il vento.
Peccheremmo tuttavia di arroganza e supponenza se volessimo con certezza asserire questa riflessione come verità insindacabile.
La revisione delle proprie idee può essere sinonimo di umiltà e di intelligenza.
Come disse una volta Indro Montanelli: “solo i fanatici e le mummie non ondeggiano mai”.
E del resto, come dichiarato da Italo Cucci, che va aggiunto agli “oscillatori”, «forse, parlando della giustizia sportiva, si è penalizzata troppo la juventus» ... «il tempo ha aggiunto molti dettagli rispetto all'inizio» , terminando sulla Gea che «si è distrutta un'azienda che faceva solamente il suo lavoro».
Nemmeno la sentenza è invece sufficiente a far mutare l’atteggiamento giustizialista dei quotidiani di punta del gruppo RCS nei confronti di Moggi e di farsopoli.
Marco Imarisio, dalle pagine del Corriere, sceglie di dar voce all’accusa. Punta l’indice contro l’omertà, e riporta le considerazione del pm (oggi anche presidente dell’ANM) Luca Palamara sulla presunta assenza di collaborazione dei calciatori e sulla possibile falsa testimonianza di alcuni di essi.
Ma ancora più in là si spinge Repubblica, che per pugno del giornalista Bocca pubblica un articolo nel quale vi è più spazio al tentativo di ristabilire la bontà della presunta esistenza di una Moggiopoli che non alla sentenza del processo Bea. «Si fa troppo presto soprattutto a dimenticare che questa sentenza è solo un piccolo pezzo di questa sporca storia. Prima - due anni e mezzo fa - c'è stata una sentenza sportiva che ha condannato Moggi a 5 anni di squalifica e richiesta di radiazione. Varie sentenze amministrative che hanno respinto la riabilitazione. E siamo in attesa del processo di Napoli, dove c'è il grosso del marcio di Calciopoli. Sempre con Moggi al centro, ma stavolta insieme ad arbitri, designatori, presidenti e compagnia bella».
Non lascia scampo all’interpretazione il pezzo di Bocca, come testimonia l’insistenza della terminologia giustizialista: si passa da “sistema Moggi” a “il grande intrallazzatore Moggi” e “questo lo sport lo ha già condannato ,fortunatamente”, passando da un “avere una frequentazione tale con i designatori Bergamo e Pairetto da ordinare gli arbitri come una pizza al tavolo”, passaggio peraltro palesemente falso, smentito dalla stessa giustizia sportiva, dove persino la scemenza del “pilotare le griglie” (ben diverso da chiedere gli arbitri) è caduta.
GiùlemanidallaJuve, che dal primo momento ha denunciato l’illegittimità di farsopoli, va’ dove la porta il cuore.
La stragrande maggioranza della stampa, passata improvvisamente da un atteggiamento giustizialista ad uno garantista, non ci permettiamo di giudicarla: va’ dove la porta il vento o dove la porta la riflessione e la scoperta di nuovi elementi o alla ricerca della condivisione o chissà dove altro... che andrebbe valutato caso per caso.
Il gruppo RCS, che dal primo momento ha sostenuto un atteggiamento giustizialista nei confronti della Juventus e dei suoi ex dirigenti, sembra invece non voler mutare la propria linea di pensiero nemmeno di fronte all’esito della sentenza Gea.
Va’ dove lo porta... cosa? O chi?
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Inviato da: winx club giochi
il 03/02/2012 alle 19:31
Inviato da: pietrojuventus
il 09/09/2011 alle 12:08
Inviato da: goblins76
il 11/11/2009 alle 09:08
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il 13/09/2009 alle 12:23
Inviato da: RedR77
il 26/08/2009 alle 17:48