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IL LIBRO MARRONE DELL'ACCUSA

“ASSOCIATI” a GIU’leMANIdallaJUVE class action
Basta un clik : http://www.giulemanidallajuve.com/associati.asp
TELEFONATE MORATTI - BERGAMO
Oggi, sulla gazzetta dell'Antisport, ho letto che Moratti ha ringraziato i PM di Napoli per aver distinto "chi telefonava a chi e chi non lo faceva"... ma il povero Facchetti?
Massimo Moratti - Corsera Magazine
(Pubblicata il 31/08/2006)
Moggi dice che con Bergamo ci parlava anche Facchetti…
«Non c’è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza sta nelle cose che si dicono».
Meno rapporti si hanno con i designatori e meglio è.
«Sono loro che chiamano per sapere se tutto va bene».
Lei ha mai telefonato a un designatore?
«No. Ma posso aver ricevuto da loro qualche telefonata in cui mi chiedevano delle opinioni.
Quindi non è da escludere che un giorno vengano fuori delle telefonate in cui c’è anche lei…
«Solo telefonate “normali” senza alcun interesse».
Moggi dice che se avessero intercettato anche gli altri si sarebbero scoperte le stesse cose.
«Ma mica intercettavano Moggi. Intercettavano Bergamo. Evidentemente la Juve c’entrava e l’Inter no».
IL RESTO DELL'INTERVISTA,SE VOLETE VOMITARE, POTETE LEGGERLA QUI: http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=202
IL GIOCO DELLE TRE CARTE
Ecco la richiesta di archiviazione
della Procura di Torino sulle intercettazioni che hanno riguardato la Juve e Moggi
L'AGENDA PERSONALE DEL GIUDICE BORSELLINO MORTO NEL 1992 UCCISO DALLA MAFIA SPARISCE MISTERIOSAMENTE. VIENE INCOLPATO IL CARABINIERE ARCANGIOLI, CHE IN ALCUNE FOTO VIENE RITRATTO CON IN MANO LA VALIGETTA CONTENENTE L'AGENDA.
ARCANGIOLI, INSIEME AD AURICCHIO(CHE NEL PASSATO E' STATO ACCUSATO DI AVER MANIPOLATO DELLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE), SONO I DUE CARABINIERI CHE TRASCRIVONO LE TELEFONATE DI MOGGI E DELLA PRESUNTA CUPOLA.
TELEFONATE CHE MOLTI ACCUSATI NON RICONOSCONO O CHE DICONO SIANO STATE MANOMESSE.
ECCO COME.
CORIANDOLI BIANCONERI DI
RICCARDO GAMBELLI
Gambelli è uno di noi. Uno di quei tifosi viscerali, che somatizza le sconfitte e gioisce talmente per le vittorie juventine da non riuscire, a volte, nemmeno ad esternare completamente la propria gioia. Gambelli (co-fondatore tra l'altro del club Siena Ghibellina) è un contradaiolo con un senso dell'appartenenza che ai non senesi appare sconosciuto per non dire esagerato, un tifoso che, come molti di noi, riservano alla Juve l'ultimo pensiero giornaliero ed il primo mattutino.
Coriandoli bianconeri è il diario di una vita, scritto in un momento nel quale una sufficiente maturità fa rivivere i ricordi con il giusto distacco ed in un momento in cui si possono già tracciare le prime somme. E' un libro che descrive la nascita e la crescita della passione juventina (ed il piacere di coltivarla) con sullo sfondo la vita e tutto ciò che comporta: gioie e lutti, scelte e casualità.
Ma la vita sta dietro o di trequarti, perché in primo piano c'è Lei, la Juventus, l'esperienza per antonomasia. Amici, viaggi, le prime "cotte", sono esperienze comuni a tutti noi, basta cambiare nomi e luoghi per sovrapporre i propri ricordi a quelli dell'autore che a sua volta sovrappone tutto alle partite della Juve, viste dal vivo o con il decoder poco importa perché l'emozione è la stessa, la Juve che detta i ritmi di vita, la Juve, la cui passione fa precipitare in una lucida irrazionalità; il tutto citando ora Günter Grass ora Byron perché il tifoso, quello vero, non vive solo di pane e calcio (che si mettano il cuore in pace i Candidi nazional-popolari).
Un amore per la Juve che diventa una malattia per la quale nessun farmaco potrà mai porvi rimedio, perché chi contrae la juventinite non vorrà mai farsi curare; un amore che se chi ne ha ereditato la sorte della società ne provasse soltanto la metà di quello che provano i suoi tifosi, allora nel 2006 la storia si sarebbe indirizzata su altri binari e non avremmo vissuto quelle tragiche nefandezze.
Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino, non rappresentato dall'attuale proprietà.
lo potete acquistare nelle migliori librerie o su internet
http://www.pascaleditrice.it/books-index-req-view_book_details-bkid-41.html
IL NUOVO CAPOLAVORO DI RICCARDO GAMBELLI

Un uomo in fuga. In fuga dalla sua casa, dal suo paese, dalla vita... folgorato da una scoperta che gli provoca un dolore devastante.
Tre incontri muteranno il corso del suo destino, una giovane donna, un misterioso vecchio, lo sguardo ipnotico e penetrante di una maestosa aquila reale...
Il racconto è bellissimo, con un finale stupendo.
Un grande Riccardo Gambelli ci regala una storia di vita appassionante, intensa.
CARRARO DICE NO A INTER IN SERIE "B" PER IL PASSAPORTO DI RECOBA!!!
In seguito a quanto dichiarato dal giornalista Franco Ordine l'associazione GiulemanidallaJuve deposita un esposto presso la Procura della Repubblica
In data 24/09/2007 il giornalista Franco Ordine, nel corso della trasmissione televisiva "Lunedì di Rigore" andata in onda sul canale Antenna 3 , dichiarava testualmente : "i guai del passato sono attribuibili al fatto che non funzionavano i controlli; i rolex d'oro, alla roma non succedeva niente. il passaporto falso di Recoba, all'Inter non succedeva niente" ed ancora "con Recoba perché non fu rispettato il regolamento. perché CARRARO (presidente FIGC) disse, apertamente in un consiglio federale, io non mando in B Moratti perché ha cacciato seicento miliardi per l'INTER. Lo disse CARRARO lo disse CARRARO...". A seguito di tali sconcertanti dichiarazioni ed in virtù dell'incomprensibile decisione del Procuratore Federale Palazzi di non procedere nei confronti di quella società di calcio coinvolta in pedinamenti ed intercettazioni illegali, nella giornata di domani, la nostra Associazione depositerà un esposto presso la Procura della Repubblica. I soci contribuenti potranno leggere il documento nella sezione "atti legali" del sito internet.
RIFLESSIONE AD ALTA VOCE
La Juventus ha vinto il mondiale di calcio in Germania.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
Questi, signori, sono i FATTI.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
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Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
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Processo Calciopoli: T. DE CILLIS
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Farsopoli di E. LOFFREDO del 03/07/2009 7.16.05
Processo Calciopoli: T. DE CILLIS
Fonte: www.giulemanidallajuve.com
Tribunale di Napoli - Udienza del 30 giugno 2009
Si rivede Moggi e si riparla delle sim svizzere.
Svizzero…?
Il primo testimone di giornata è Teodosio De Cillis, il titolare del negozio di Chiasso in Svizzera dove avrebbe venduto decine di sim straniere a Moggi, ai suoi incaricati e non solo…
Narducci: «Per ragioni commerciali, ha mai intrattenuto rapporti diretti o indiretti con Luciano Moggi?»
De Cillis: «L’ho visto qualche volta, ma rapporti diretti no, non ne ho intrattenuti. Io parlavo col signor Bertolini». Bertolini è? Lo scopriremo tra venti minuti…
Narducci: «Mi scusi, nel senso che? Che vuol dire parlavo con Bertolini».
De Cillis: «Mi son state chieste delle schede che io consegnavo al sig. Bertolini. Moggi l’avrò visto due o tre volte, ma contatti non ne avevo».
Narducci: «Sì, d’accordo…» Per una volta voglio essere fazioso: mi sa che il pm ha già capito che sarà una malaparata, «…allora restiamo un attimo al rapporto che lei ha evidentemente intrattenuto con Bertolini, come è nato e cosa ha riguardato questo rapporto».
Il teste racconta che Bertolini «si è presentato in negozio e ha chiesto se era possibile avere delle schede svizzere non intestate». Siccome ciò non era possibile, il buon De Cillis ha intestato al padre le schede del gestore svizzero Sun Rise che avrebbe venduto a Bertolini.
Narducci: «E Bertolini le ha mai detto se queste schede erano per sue personali necessità o di “altri”?»
De Cillis: «No, no, no. Non mi ha detto niente il sig. Bertolini».
Al pm che chiede a quando risale questa prima vendita di sim svizzere, De Cillis risponde che non ricorda, gli sembra che si tratti del 2004.Per ottenere un periodo preciso, giugno 2004, il pm deve attingere al “verbale di sommarie informazioni” rese dal testimone in fase istruttoria.
De Cillis spiega che la scelta di intestare al padre le sim è stata una sua iniziativa, dovendole intestare a qualcuno, ha scelto un familiare. Nessuna richiesta in merito alla scelta dell’intestatario gli fu rivolta da Bertolini, che era unicamente interessato a schede non intestate
In seguito vi fu la vendita di schede di un operatore del Lichtenstein, Ring Mobile. Schede che non avevano bisogno di intestazione immediata, il cliente le poteva intestare dopo quattordici giorni dall’acquisto. Ma se non si intestano funzionano lo stesso.
A domanda del pm il testimone dichiara che non è certo della vendita di altre sim svizzere, ma pensa di averne “date” ancora oltre alle tre iniziali schede.
Narducci attinge al verbale delle dichiarazioni rese dal De Cillis il 7 giugno 2006: «dopo quella prima iniziale occasione il Bertolini è venuto a compare le carte sim all’incirca altre dieci o undici volte», in particolare in due occasioni tra gennaio e febbraio 2005 gli avrebbe venduto dodici sim del gestore Sun Rise. De Cillis chiarisce che quelle vendite furono ricostruite grazie agli appunti di un quaderno.
Il pm mostra una ricevuta recante il timbro del negozio del De Cillis, da cui si risale alla vendita di nove schede sim del gestore Sun Rise. Il teste “pensa” che le schede siano state intestate al padre, ma non ne è sicuro. Però ricorda che le ha vendute a Bertolini…
Narducci, stante il limite al numero di schede intestabili ad una sola persona, chiede se altre schede sono state intestate ad altre persone. De Cillis: «No, io le ho intestate tutte a mio padre». Il pm forse è deluso.
In merito alle schede del Lichtenstein, la pubblica accusa cerca di definire il periodo di vendita, ma il teste non ricorda. Narducci ricorrendo al verbale delle dichiarazioni del De Cillis, riporta il periodo: giugno 2005- aprile 2006 . In particolare Bertolini nel periodo in questione avrebbe comprato 45 schede (10+6+8+5+10+6) del gestore Ring Mobile e 324 ricariche (20+120+74+10+60+40).
Dopo più di venti minuti di interrogatorio il pm si ricorda di chiedere al teste “ma chi è Bertolini?”. Ecco, forse pure i giudici se lo chiedono.
Narducci: «Lei ha avuto modo di apprendere quale attività lavorativa svolgesse Bertolini?»
De Cillis «So che lavorava per la Juventus. Mi aveva regalato una maglia per mio figlio e una volta mi ha invitato a Milano per una partita. In quell’occasione ho visto in albergo il signor Moggi»
Narducci: «Lei ha detto che in una circostanza ha avuto modo di incontrare, di avere un rapporto con Moggi…».
De Cillis: «personalmente “l’ho visto” due volte a Milano, una volta a Torino prima di una partita e una volta in negozio»
Narducci: «Quando e per quali ragioni è venuto (Moggi ndr) nel suo negozio?»
De Cillis: «Non ricordo quando sia venuto. So che quando sono venuti erano Bertolini, Moggi e non ricordo se c’era una o due persone. Sono passati in negozio per vedere com’era il negozio e chi gli dava le schede. Ho fatto due chiacchiere con loro circa il funzionamento delle schede, basta nulla di più».
A Narducci che chiede di ricordare chi fossero le altre due persone, De Cillis dichiara che una delle due era Fabiani. De Cillis lo ha riconosciuto solo perché era una persona famosa, era il ds del Messina, ma non ne ricorda neanche il nome!
L’altra persona, da quanto risulta dal verbale del giugno 2006. sarebbe Ceravolo. De Cillis non può confermare, ma da perfetto Sherlock Holmes, sa come scoprirlo: alla dogana Moggi fu fermato da un finanziere desideroso di farsi una foto col dg della Juve. In quelle foto ci sono tutte le persone che erano state in negozio.
Bertolini pagava in contanti, consegnando i soldi in una busta chiusa priva di intestazioni. Narducci: «non tirava fuori i soldi dal portafogli insomma…».
Inizia il controesame, la parola a Maurilio Prioreschi.
Prioreschi chiede a De Cillis quante schede ha venduto a Bertolini nel giugno 2004. Le amnesie del teste permangono. Soccorre ancora il verbale del giugno 2005, le schede erano tre.
Prioreschi: «Lei ha intestato le schede Sun Rise date a Bertolini a suo padre. Le capitava che venissero clienti e le chiedessero di acquistare schede e di intestarle ad altre persone?»
De Cillis: «No».
Prioreschi : «Lei però ha dichiarato di aver intestato le schede a suo padre perché non poteva più intestarne a sé stesso visto che già ne aveva intestato diverse».
De Cillis: «Se ho dichiarato quello a suo tempo, avrò intestato qualche scheda a me che poi ho dato in uso a qualche cliente».
Prioreschi: «Quindi capitava? Non era un fatto così… –insolito ndr-»; «Proprio perché aveva esaurito la possibilità di intestarsene, magari ha intestato a suo padre anche schede per altri clienti…»
De Cillis: «No».
Prioreschi : «Ma prima il pm le ha mostrato una ricevuta per nove schede tutte intestate a suo padre, e lei ha dichiarato ai carabinieri che a Bertolini in quel periodo ne ha venduto solo tre al massimo quattro…»
Su questo punto il teste è molto lacunoso. Si dice sicuro che le nove schede sono state tutte vendute a Bertolini, è una certezza che ricava dall’elenco delle sim vendute in una determinata giornata. Lo stesso elenco fornito ai carabinieri di Roma che l’avevano interrogato e poi contattato telefonicamente.
Prioreschi: «Sono mai venuti a trovarla in Svizzera i carabinieri di Roma?»
De Cillis: «No».
Prioreschi: « Sicuro?»
De Cillis: «Sì»
Prioreschi: «Neanche il 7 giugno 2005 dopo l’esame sono venuti a Chiasso con lei?»
De Cillis: «No»
Prioreschi: «Tornando alle schede Ring…»
De Cillis interrompe. «Quelle è una cosa molto difficile da ricostruire»
Prioreschi: «Lei ha fornito un elenco delle schede Ring ai carabinieri?»
De Cillis: «No»
Prioreschi: «Cioè, lei non ha fornito un elenco di 385 sim Ring ai carabinieri?!»
De Cillis: «No, no»
Prioreschi: «Sicuro?»
De Cillis: «Sì»
Prioreschi: «Non sono venuti da lei i carabinieri a prendere questo elenco? Ci pensi bene…»
Il testimone resta per qualche istante in silenzio, solo dopo che l’avvocato ricorda un’informativa dai carabinieri che riporta quell’elenco, il teste ipotizza che forse ha mandato un fax con l’elenco.
Prioreschi: «Senta, dall’Italia venivano altre persone a comprare schede svizzere da lei?»
De Cillis: «Vengono, vengono continuamente»
Prioreschi: «Anche magari calciatori, personaggi famosi, attori…»
De Cillis: «Io ho tanti, tanti clienti calciatori»
Prioreschi: «Eh! Magari se ci dice»
De Cillis: «schede a calciatori non ne ho mai vendute. Ho venduto telefonini»
Prioreschi: «Quante schede Sun Rise vende all’anno?»
De Cillis: «tra tutti i gestori svizzeri, una cinquantina alla settimana»
Prioreschi: «Tremila l’anno. E di tutte le tremila, lei appunta regolarmente a chi le vende?»
De Cillis: «No»
Prioreschi: «Solo di queste?»
Interviene il Presidente Casoria: «Avvocato tutte queste domande non sono pertinenti. Usare le schede svizzere di per sé non è reato. Nessuno dice che se uno usa una scheda svizzera commette reato».
La palla passa all’avvocato Trofino
Il presidente: «Allora diamo atto che è presente l’imputato Moggi? Revochiamo la contumacia di Moggi Luciano»
Oooolé!
Trofino chiede a De Cillis se oltre ai due interrogatori del maggio e del giugno 2006 ha mai più incontrato i carabinieri. Il teste ribadisce che ha avuto solo colloqui telefonici.
Prende la parola l’avvocato Messeri (difesa Bertini) che chiede quali erano i rapporti con Bertolini e quando lo ha conosciuto.
L’avvocato Messeri poi chiede: «Conosce o ha conosciuto dal 2004 dirigenti di altre società sportive di serie A?»
De Cillis: «Sì ne conosco»
Messeri: «Mi può dire chi?»
De Cillis: «Che importanza ha dire che dirigenti conosco?» Eccolo!
Teodosio, tu di quale parrocchia fai parte? Sotto quale cupola ti ripari?
Messeri:«Io le ho fatto una domanda, se il presidente la ammette»
Teresa Casoria: «Non importa effettivamente, ma risponda»
De Cillis: «non so, io conosco calciatori…»
Messeri: «Io le ho chiesto di dirigenti»
De Cillis: «Non so…, non so nemmeno se Marco Branca è un dirigente. Lo conosco, viene a cambiare telefonino da me, ma non so che importanza…»
Interviene il Presidente Casoria: «Abbiamo acclarato che il suo negozio era frequentato dall’ambiente del calcio»
Messeri: «A me interessava sapere se dal 2004 ad oggi ha conosciuto dirigenti di squadre di serie A e chi»
Teresa Casoria: «Collega persone che frequentano il suo negozio con la dirigenza di squadre?»
De Cillis: «Molto prima che succedesse questa storia era venuto da me anche il fratello di Moratti. Però non conosco dirigenti con cui ho rapporti di lavoro»
Messeri: «Qual è stata l’utilità economica per il suo negozio dalla vendita delle schede telefoniche»
De Cillis: «Guadagnavo 13 euro per ogni scheda e 2/3 euro per ogni ricarica»
Messeri: «Al Signor Bertolini ha praticato prezzi di favore, prezzi maggiorati o prezzi normali?»
De Cillis: «I normali prezzi».
Interviene l’avvocato Silvia Morescanti, difesa Fabiani.
L’avvocato Morescanti chiede conto di due sim Sun Rise e, visto che non sono nell’elenco fornito ai carabinieri, se il teste può dare certezza (anche leggendo i suoi appunti) a chi e quando sono state date. De Cillis non offre risposte certe.
Morescanti:«Lei prima parlava di un certo Marco Branca. Chi è il signor Marco Branca?»
De Cillis: «Senta una cosa, io non voglio tirare in ballo altre persone…»
Morescanti: «Senta io le ho fatto una domanda su una risposta che lei ha già dato al tribunale!»
De Cillis: «Io abito a Como e conosco un sacco di persone. Quindi, l’inter è lì, è ad Appiano. Vicino casa mia abitano tantissimi calciatori dell’inter»
Morescanti: «Non ho capito che c’entra l’inter?»
‘A Morescà, nun crederai anche tu alla favola dell’onestà nerazzurra?
Teresa Casoria: «Branca sarà un dirigente dell’inter»
De Cillis: «è un dirigente dell’inter»
Casoria: «Avvocato abbiamo acclarato già, non le consento più queste domande! Nessuno dirà mai che usare schede svizzere sia reato»
Morescanti: «Io volevo solo sapere chi è Marco Branca»
De Cillis: «Io conosco molti dirigenti. Ho fatto il nome di Branca così, come un nome a caso»
Interviene Trofino:«Ma perché è così preoccupato?». Già, chissà perché…
Casoria: «Vabbè però queste domande suggestive, ad colorandum…»
Morescanti: «Queste non sono domande suggestive signor presidente. Queste sono domande fondamentali visto che ha detto che lui non sa a chi poi ha effettivamente venduto queste schede che poi sono state attribuite o meno»
Dopo le ultime domande dell’avvocato di Fabiani, che De Cillis conosce perché è molto famoso, (chi scrive non sa che faccia abbia Fabiani ndr), il teste viene congedato.
Tereasa Casoria: «Ci sono altre domande? No. Allora il teste può andare, arrivederci e grazie»
Non so che impressione abbiano tratto i miei colleghi di redazione dalle altre testimonianze, ma da questa udienza l’atteggiamento del Presidente mi sembra molto più “guardingo”. L’attenzione di Teresa Casoria pare mirata a non concedere nulla al folklore dialettico.
Questo, da ascoltatore del processo, mi dispiace molto. Comunque mi importa poco, quel che conta è avere un giudice imparziale, quale credo Teresa Casoria possa essere.
Non vorrei però che le prime bordate mediatiche abbiano prodotto un qualche effetto sulla impermeabilità del giudice.
Si rivede Moggi e si riparla delle sim svizzere.
Svizzero…?
Il primo testimone di giornata è Teodosio De Cillis, il titolare del negozio di Chiasso in Svizzera dove avrebbe venduto decine di sim straniere a Moggi, ai suoi incaricati e non solo…
Narducci: «Per ragioni commerciali, ha mai intrattenuto rapporti diretti o indiretti con Luciano Moggi?»
De Cillis: «L’ho visto qualche volta, ma rapporti diretti no, non ne ho intrattenuti. Io parlavo col signor Bertolini». Bertolini è? Lo scopriremo tra venti minuti…
Narducci: «Mi scusi, nel senso che? Che vuol dire parlavo con Bertolini».
De Cillis: «Mi son state chieste delle schede che io consegnavo al sig. Bertolini. Moggi l’avrò visto due o tre volte, ma contatti non ne avevo».
Narducci: «Sì, d’accordo…» Per una volta voglio essere fazioso: mi sa che il pm ha già capito che sarà una malaparata, «…allora restiamo un attimo al rapporto che lei ha evidentemente intrattenuto con Bertolini, come è nato e cosa ha riguardato questo rapporto».
Il teste racconta che Bertolini «si è presentato in negozio e ha chiesto se era possibile avere delle schede svizzere non intestate». Siccome ciò non era possibile, il buon De Cillis ha intestato al padre le schede del gestore svizzero Sun Rise che avrebbe venduto a Bertolini.
Narducci: «E Bertolini le ha mai detto se queste schede erano per sue personali necessità o di “altri”?»
De Cillis: «No, no, no. Non mi ha detto niente il sig. Bertolini».
Al pm che chiede a quando risale questa prima vendita di sim svizzere, De Cillis risponde che non ricorda, gli sembra che si tratti del 2004.Per ottenere un periodo preciso, giugno 2004, il pm deve attingere al “verbale di sommarie informazioni” rese dal testimone in fase istruttoria.
De Cillis spiega che la scelta di intestare al padre le sim è stata una sua iniziativa, dovendole intestare a qualcuno, ha scelto un familiare. Nessuna richiesta in merito alla scelta dell’intestatario gli fu rivolta da Bertolini, che era unicamente interessato a schede non intestate
In seguito vi fu la vendita di schede di un operatore del Lichtenstein, Ring Mobile. Schede che non avevano bisogno di intestazione immediata, il cliente le poteva intestare dopo quattordici giorni dall’acquisto. Ma se non si intestano funzionano lo stesso.
A domanda del pm il testimone dichiara che non è certo della vendita di altre sim svizzere, ma pensa di averne “date” ancora oltre alle tre iniziali schede.
Narducci attinge al verbale delle dichiarazioni rese dal De Cillis il 7 giugno 2006: «dopo quella prima iniziale occasione il Bertolini è venuto a compare le carte sim all’incirca altre dieci o undici volte», in particolare in due occasioni tra gennaio e febbraio 2005 gli avrebbe venduto dodici sim del gestore Sun Rise. De Cillis chiarisce che quelle vendite furono ricostruite grazie agli appunti di un quaderno.
Il pm mostra una ricevuta recante il timbro del negozio del De Cillis, da cui si risale alla vendita di nove schede sim del gestore Sun Rise. Il teste “pensa” che le schede siano state intestate al padre, ma non ne è sicuro. Però ricorda che le ha vendute a Bertolini…
Narducci, stante il limite al numero di schede intestabili ad una sola persona, chiede se altre schede sono state intestate ad altre persone. De Cillis: «No, io le ho intestate tutte a mio padre». Il pm forse è deluso.
In merito alle schede del Lichtenstein, la pubblica accusa cerca di definire il periodo di vendita, ma il teste non ricorda. Narducci ricorrendo al verbale delle dichiarazioni del De Cillis, riporta il periodo: giugno 2005- aprile 2006 . In particolare Bertolini nel periodo in questione avrebbe comprato 45 schede (10+6+8+5+10+6) del gestore Ring Mobile e 324 ricariche (20+120+74+10+60+40).
Dopo più di venti minuti di interrogatorio il pm si ricorda di chiedere al teste “ma chi è Bertolini?”. Ecco, forse pure i giudici se lo chiedono.
Narducci: «Lei ha avuto modo di apprendere quale attività lavorativa svolgesse Bertolini?»
De Cillis «So che lavorava per la Juventus. Mi aveva regalato una maglia per mio figlio e una volta mi ha invitato a Milano per una partita. In quell’occasione ho visto in albergo il signor Moggi»
Narducci: «Lei ha detto che in una circostanza ha avuto modo di incontrare, di avere un rapporto con Moggi…».
De Cillis: «personalmente “l’ho visto” due volte a Milano, una volta a Torino prima di una partita e una volta in negozio»
Narducci: «Quando e per quali ragioni è venuto (Moggi ndr) nel suo negozio?»
De Cillis: «Non ricordo quando sia venuto. So che quando sono venuti erano Bertolini, Moggi e non ricordo se c’era una o due persone. Sono passati in negozio per vedere com’era il negozio e chi gli dava le schede. Ho fatto due chiacchiere con loro circa il funzionamento delle schede, basta nulla di più».
A Narducci che chiede di ricordare chi fossero le altre due persone, De Cillis dichiara che una delle due era Fabiani. De Cillis lo ha riconosciuto solo perché era una persona famosa, era il ds del Messina, ma non ne ricorda neanche il nome!
L’altra persona, da quanto risulta dal verbale del giugno 2006. sarebbe Ceravolo. De Cillis non può confermare, ma da perfetto Sherlock Holmes, sa come scoprirlo: alla dogana Moggi fu fermato da un finanziere desideroso di farsi una foto col dg della Juve. In quelle foto ci sono tutte le persone che erano state in negozio.
Bertolini pagava in contanti, consegnando i soldi in una busta chiusa priva di intestazioni. Narducci: «non tirava fuori i soldi dal portafogli insomma…».
Inizia il controesame, la parola a Maurilio Prioreschi.
Prioreschi chiede a De Cillis quante schede ha venduto a Bertolini nel giugno 2004. Le amnesie del teste permangono. Soccorre ancora il verbale del giugno 2005, le schede erano tre.
Prioreschi: «Lei ha intestato le schede Sun Rise date a Bertolini a suo padre. Le capitava che venissero clienti e le chiedessero di acquistare schede e di intestarle ad altre persone?»
De Cillis: «No».
Prioreschi : «Lei però ha dichiarato di aver intestato le schede a suo padre perché non poteva più intestarne a sé stesso visto che già ne aveva intestato diverse».
De Cillis: «Se ho dichiarato quello a suo tempo, avrò intestato qualche scheda a me che poi ho dato in uso a qualche cliente».
Prioreschi: «Quindi capitava? Non era un fatto così… –insolito ndr-»; «Proprio perché aveva esaurito la possibilità di intestarsene, magari ha intestato a suo padre anche schede per altri clienti…»
De Cillis: «No».
Prioreschi : «Ma prima il pm le ha mostrato una ricevuta per nove schede tutte intestate a suo padre, e lei ha dichiarato ai carabinieri che a Bertolini in quel periodo ne ha venduto solo tre al massimo quattro…»
Su questo punto il teste è molto lacunoso. Si dice sicuro che le nove schede sono state tutte vendute a Bertolini, è una certezza che ricava dall’elenco delle sim vendute in una determinata giornata. Lo stesso elenco fornito ai carabinieri di Roma che l’avevano interrogato e poi contattato telefonicamente.
Prioreschi: «Sono mai venuti a trovarla in Svizzera i carabinieri di Roma?»
De Cillis: «No».
Prioreschi: « Sicuro?»
De Cillis: «Sì»
Prioreschi: «Neanche il 7 giugno 2005 dopo l’esame sono venuti a Chiasso con lei?»
De Cillis: «No»
Prioreschi: «Tornando alle schede Ring…»
De Cillis interrompe. «Quelle è una cosa molto difficile da ricostruire»
Prioreschi: «Lei ha fornito un elenco delle schede Ring ai carabinieri?»
De Cillis: «No»
Prioreschi: «Cioè, lei non ha fornito un elenco di 385 sim Ring ai carabinieri?!»
De Cillis: «No, no»
Prioreschi: «Sicuro?»
De Cillis: «Sì»
Prioreschi: «Non sono venuti da lei i carabinieri a prendere questo elenco? Ci pensi bene…»
Il testimone resta per qualche istante in silenzio, solo dopo che l’avvocato ricorda un’informativa dai carabinieri che riporta quell’elenco, il teste ipotizza che forse ha mandato un fax con l’elenco.
Prioreschi: «Senta, dall’Italia venivano altre persone a comprare schede svizzere da lei?»
De Cillis: «Vengono, vengono continuamente»
Prioreschi: «Anche magari calciatori, personaggi famosi, attori…»
De Cillis: «Io ho tanti, tanti clienti calciatori»
Prioreschi: «Eh! Magari se ci dice»
De Cillis: «schede a calciatori non ne ho mai vendute. Ho venduto telefonini»
Prioreschi: «Quante schede Sun Rise vende all’anno?»
De Cillis: «tra tutti i gestori svizzeri, una cinquantina alla settimana»
Prioreschi: «Tremila l’anno. E di tutte le tremila, lei appunta regolarmente a chi le vende?»
De Cillis: «No»
Prioreschi: «Solo di queste?»
Interviene il Presidente Casoria: «Avvocato tutte queste domande non sono pertinenti. Usare le schede svizzere di per sé non è reato. Nessuno dice che se uno usa una scheda svizzera commette reato».
La palla passa all’avvocato Trofino
Il presidente: «Allora diamo atto che è presente l’imputato Moggi? Revochiamo la contumacia di Moggi Luciano»
Oooolé!
Trofino chiede a De Cillis se oltre ai due interrogatori del maggio e del giugno 2006 ha mai più incontrato i carabinieri. Il teste ribadisce che ha avuto solo colloqui telefonici.
Prende la parola l’avvocato Messeri (difesa Bertini) che chiede quali erano i rapporti con Bertolini e quando lo ha conosciuto.
L’avvocato Messeri poi chiede: «Conosce o ha conosciuto dal 2004 dirigenti di altre società sportive di serie A?»
De Cillis: «Sì ne conosco»
Messeri: «Mi può dire chi?»
De Cillis: «Che importanza ha dire che dirigenti conosco?» Eccolo!
Teodosio, tu di quale parrocchia fai parte? Sotto quale cupola ti ripari?
Messeri:«Io le ho fatto una domanda, se il presidente la ammette»
Teresa Casoria: «Non importa effettivamente, ma risponda»
De Cillis: «non so, io conosco calciatori…»
Messeri: «Io le ho chiesto di dirigenti»
De Cillis: «Non so…, non so nemmeno se Marco Branca è un dirigente. Lo conosco, viene a cambiare telefonino da me, ma non so che importanza…»
Interviene il Presidente Casoria: «Abbiamo acclarato che il suo negozio era frequentato dall’ambiente del calcio»
Messeri: «A me interessava sapere se dal 2004 ad oggi ha conosciuto dirigenti di squadre di serie A e chi»
Teresa Casoria: «Collega persone che frequentano il suo negozio con la dirigenza di squadre?»
De Cillis: «Molto prima che succedesse questa storia era venuto da me anche il fratello di Moratti. Però non conosco dirigenti con cui ho rapporti di lavoro»
Messeri: «Qual è stata l’utilità economica per il suo negozio dalla vendita delle schede telefoniche»
De Cillis: «Guadagnavo 13 euro per ogni scheda e 2/3 euro per ogni ricarica»
Messeri: «Al Signor Bertolini ha praticato prezzi di favore, prezzi maggiorati o prezzi normali?»
De Cillis: «I normali prezzi».
Interviene l’avvocato Silvia Morescanti, difesa Fabiani.
L’avvocato Morescanti chiede conto di due sim Sun Rise e, visto che non sono nell’elenco fornito ai carabinieri, se il teste può dare certezza (anche leggendo i suoi appunti) a chi e quando sono state date. De Cillis non offre risposte certe.
Morescanti:«Lei prima parlava di un certo Marco Branca. Chi è il signor Marco Branca?»
De Cillis: «Senta una cosa, io non voglio tirare in ballo altre persone…»
Morescanti: «Senta io le ho fatto una domanda su una risposta che lei ha già dato al tribunale!»
De Cillis: «Io abito a Como e conosco un sacco di persone. Quindi, l’inter è lì, è ad Appiano. Vicino casa mia abitano tantissimi calciatori dell’inter»
Morescanti: «Non ho capito che c’entra l’inter?»
‘A Morescà, nun crederai anche tu alla favola dell’onestà nerazzurra?
Teresa Casoria: «Branca sarà un dirigente dell’inter»
De Cillis: «è un dirigente dell’inter»
Casoria: «Avvocato abbiamo acclarato già, non le consento più queste domande! Nessuno dirà mai che usare schede svizzere sia reato»
Morescanti: «Io volevo solo sapere chi è Marco Branca»
De Cillis: «Io conosco molti dirigenti. Ho fatto il nome di Branca così, come un nome a caso»
Interviene Trofino:«Ma perché è così preoccupato?». Già, chissà perché…
Casoria: «Vabbè però queste domande suggestive, ad colorandum…»
Morescanti: «Queste non sono domande suggestive signor presidente. Queste sono domande fondamentali visto che ha detto che lui non sa a chi poi ha effettivamente venduto queste schede che poi sono state attribuite o meno»
Dopo le ultime domande dell’avvocato di Fabiani, che De Cillis conosce perché è molto famoso, (chi scrive non sa che faccia abbia Fabiani ndr), il teste viene congedato.
Tereasa Casoria: «Ci sono altre domande? No. Allora il teste può andare, arrivederci e grazie»
Non so che impressione abbiano tratto i miei colleghi di redazione dalle altre testimonianze, ma da questa udienza l’atteggiamento del Presidente mi sembra molto più “guardingo”. L’attenzione di Teresa Casoria pare mirata a non concedere nulla al folklore dialettico.
Questo, da ascoltatore del processo, mi dispiace molto. Comunque mi importa poco, quel che conta è avere un giudice imparziale, quale credo Teresa Casoria possa essere.
Non vorrei però che le prime bordate mediatiche abbiano prodotto un qualche effetto sulla impermeabilità del giudice.
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