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IL LIBRO MARRONE DELL'ACCUSA

“ASSOCIATI” a GIU’leMANIdallaJUVE class action
Basta un clik : http://www.giulemanidallajuve.com/associati.asp
TELEFONATE MORATTI - BERGAMO
Oggi, sulla gazzetta dell'Antisport, ho letto che Moratti ha ringraziato i PM di Napoli per aver distinto "chi telefonava a chi e chi non lo faceva"... ma il povero Facchetti?
Massimo Moratti - Corsera Magazine
(Pubblicata il 31/08/2006)
Moggi dice che con Bergamo ci parlava anche Facchetti…
«Non c’è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza sta nelle cose che si dicono».
Meno rapporti si hanno con i designatori e meglio è.
«Sono loro che chiamano per sapere se tutto va bene».
Lei ha mai telefonato a un designatore?
«No. Ma posso aver ricevuto da loro qualche telefonata in cui mi chiedevano delle opinioni.
Quindi non è da escludere che un giorno vengano fuori delle telefonate in cui c’è anche lei…
«Solo telefonate “normali” senza alcun interesse».
Moggi dice che se avessero intercettato anche gli altri si sarebbero scoperte le stesse cose.
«Ma mica intercettavano Moggi. Intercettavano Bergamo. Evidentemente la Juve c’entrava e l’Inter no».
IL RESTO DELL'INTERVISTA,SE VOLETE VOMITARE, POTETE LEGGERLA QUI: http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=202
IL GIOCO DELLE TRE CARTE
Ecco la richiesta di archiviazione
della Procura di Torino sulle intercettazioni che hanno riguardato la Juve e Moggi
L'AGENDA PERSONALE DEL GIUDICE BORSELLINO MORTO NEL 1992 UCCISO DALLA MAFIA SPARISCE MISTERIOSAMENTE. VIENE INCOLPATO IL CARABINIERE ARCANGIOLI, CHE IN ALCUNE FOTO VIENE RITRATTO CON IN MANO LA VALIGETTA CONTENENTE L'AGENDA.
ARCANGIOLI, INSIEME AD AURICCHIO(CHE NEL PASSATO E' STATO ACCUSATO DI AVER MANIPOLATO DELLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE), SONO I DUE CARABINIERI CHE TRASCRIVONO LE TELEFONATE DI MOGGI E DELLA PRESUNTA CUPOLA.
TELEFONATE CHE MOLTI ACCUSATI NON RICONOSCONO O CHE DICONO SIANO STATE MANOMESSE.
ECCO COME.
CORIANDOLI BIANCONERI DI
RICCARDO GAMBELLI
Gambelli è uno di noi. Uno di quei tifosi viscerali, che somatizza le sconfitte e gioisce talmente per le vittorie juventine da non riuscire, a volte, nemmeno ad esternare completamente la propria gioia. Gambelli (co-fondatore tra l'altro del club Siena Ghibellina) è un contradaiolo con un senso dell'appartenenza che ai non senesi appare sconosciuto per non dire esagerato, un tifoso che, come molti di noi, riservano alla Juve l'ultimo pensiero giornaliero ed il primo mattutino.
Coriandoli bianconeri è il diario di una vita, scritto in un momento nel quale una sufficiente maturità fa rivivere i ricordi con il giusto distacco ed in un momento in cui si possono già tracciare le prime somme. E' un libro che descrive la nascita e la crescita della passione juventina (ed il piacere di coltivarla) con sullo sfondo la vita e tutto ciò che comporta: gioie e lutti, scelte e casualità.
Ma la vita sta dietro o di trequarti, perché in primo piano c'è Lei, la Juventus, l'esperienza per antonomasia. Amici, viaggi, le prime "cotte", sono esperienze comuni a tutti noi, basta cambiare nomi e luoghi per sovrapporre i propri ricordi a quelli dell'autore che a sua volta sovrappone tutto alle partite della Juve, viste dal vivo o con il decoder poco importa perché l'emozione è la stessa, la Juve che detta i ritmi di vita, la Juve, la cui passione fa precipitare in una lucida irrazionalità; il tutto citando ora Günter Grass ora Byron perché il tifoso, quello vero, non vive solo di pane e calcio (che si mettano il cuore in pace i Candidi nazional-popolari).
Un amore per la Juve che diventa una malattia per la quale nessun farmaco potrà mai porvi rimedio, perché chi contrae la juventinite non vorrà mai farsi curare; un amore che se chi ne ha ereditato la sorte della società ne provasse soltanto la metà di quello che provano i suoi tifosi, allora nel 2006 la storia si sarebbe indirizzata su altri binari e non avremmo vissuto quelle tragiche nefandezze.
Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino, non rappresentato dall'attuale proprietà.
lo potete acquistare nelle migliori librerie o su internet
http://www.pascaleditrice.it/books-index-req-view_book_details-bkid-41.html
IL NUOVO CAPOLAVORO DI RICCARDO GAMBELLI

Un uomo in fuga. In fuga dalla sua casa, dal suo paese, dalla vita... folgorato da una scoperta che gli provoca un dolore devastante.
Tre incontri muteranno il corso del suo destino, una giovane donna, un misterioso vecchio, lo sguardo ipnotico e penetrante di una maestosa aquila reale...
Il racconto è bellissimo, con un finale stupendo.
Un grande Riccardo Gambelli ci regala una storia di vita appassionante, intensa.
CARRARO DICE NO A INTER IN SERIE "B" PER IL PASSAPORTO DI RECOBA!!!
In seguito a quanto dichiarato dal giornalista Franco Ordine l'associazione GiulemanidallaJuve deposita un esposto presso la Procura della Repubblica
In data 24/09/2007 il giornalista Franco Ordine, nel corso della trasmissione televisiva "Lunedì di Rigore" andata in onda sul canale Antenna 3 , dichiarava testualmente : "i guai del passato sono attribuibili al fatto che non funzionavano i controlli; i rolex d'oro, alla roma non succedeva niente. il passaporto falso di Recoba, all'Inter non succedeva niente" ed ancora "con Recoba perché non fu rispettato il regolamento. perché CARRARO (presidente FIGC) disse, apertamente in un consiglio federale, io non mando in B Moratti perché ha cacciato seicento miliardi per l'INTER. Lo disse CARRARO lo disse CARRARO...". A seguito di tali sconcertanti dichiarazioni ed in virtù dell'incomprensibile decisione del Procuratore Federale Palazzi di non procedere nei confronti di quella società di calcio coinvolta in pedinamenti ed intercettazioni illegali, nella giornata di domani, la nostra Associazione depositerà un esposto presso la Procura della Repubblica. I soci contribuenti potranno leggere il documento nella sezione "atti legali" del sito internet.
RIFLESSIONE AD ALTA VOCE
La Juventus ha vinto il mondiale di calcio in Germania.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
Questi, signori, sono i FATTI.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
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Bergamo: « Voglio controbattere punto per punto »
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Farsopoli di P. CICCONOFRI del 09/07/2009 14.07.48
« Voglio controbattere punto per punto »
Fonte: www.giulemanidallajuve.com
L'ex designatore, Paolo Bergamo, è intervenuto alla presentazione del libro “Er Go de Turone” di M. Zampini
Un Paolo Bergamo tranquillo, sicuro e molto motivato, quello che è intervenuto alla presentazione del libro di M. Zampini “Er Go de Turone”. Un intervento che ha toccato molti punti a noi noti, dal famoso gol annullato a Turone fino ad arrivare a calciopoli, perché «ci ha rovinato la vita», chiosa l'ex designatore.
Bergamo ripercorre la sua carriera e la maledetta estate del 2006, vuole parlare di calciopoli perché «non vi immaginate cosa vuol dire quando come arbitro sei giudicato, come assicuratore sei giudicato, ma soprattutto come persona. Ti ritrovi da un giorno all’altro sui giornali con giornalisti e fotografi sotto casa. Per l’opinione pubblica sei un imbroglione e disonesto».
Si mette in dubbio l’uomo e non solo il professionista, una costante che ha accompagnato tutta la farsa del 2006.
Ancora incredulo per quanto gli piovve addosso tre anni fa, ricorda come il suo primo campionato da designatore venne vinto dalla Lazio, il secondo dalla Roma e a seguire da Milan e Juventus, che oltre a dominare il campionato fino all’ultima giornata, si giocarono la finale di Coppa Campioni: «sfido chiunque a dire che c’era un’anomalia. Squadre costruite bene, forti, in quel momento dettavano legge nel campionato e vincevano».
E l’Inter? «Dico la verità: me ne fece tante Facchetti!» . Di cosa? Di telefonate naturalmente!
Il defunto Facchetti non riusciva a digerire i 13 pareggi su 19 partite dell’Inter. Situazione che cambiò nel girone di ritorno, durante il quale Inter e Juventus raccolsero gli stessi punti: a Torino vinsero i nerazzurri, con Ibra squalificato dalla prova TV e arbitro De Santis; a Palermo, sempre con De Santis, non venne concesso ai bianconeri un rigore al limite dell’area; a Firenze, la partita precedente lo scontro con la Juventus, il Milan vinse e nessuno dei diffidati venne ammonito.
«Un imbroglio costruito», lo definisce Paolo Bergamo, così come è evidentemente costruita l’accusa sulle palline del sorteggio, tirata di recente in ballo da Pirrone a Napoli. Un sorteggio che il primo anno veniva effettuato dai designatori, ma che successivamente, su indicazione di Carraro, fu presieduto da un notaio e a seguire, per renderlo ancora più trasparente, coinvolse anche un giornalista, che pescava la pallina all’interno dall’urna.
Le telefonate le facevano tutti, le lamentele del lunedì erano una prassi. Tutti avevano il numero dei designatori, proprio perché la stessa Lega li aveva forniti. «Tutti quelli che avevano necessità mi hanno chiamato: non era vietato, anzi mi dicevano di uscire dalla campana di vetro», incitando una maggiore sinergia, intraprendendo una strada nuova, quella che Bergamo definisce «umanizzazione dell’arbitraggio». Bergamo sa bene quello che dice. Indica il proprio cellulare e commenta: «Vi faccio vedere questo, c’è il numero di Facchetti che ho conservato, voglio vedere quale giudice mi dirà che l’ho inventato».
Si ricorda il rimprovero di Carraro all’indomani di Roma-Juventus. Un Carraro spazientito, disturbato dal fatto che non furono seguite le sue indicazioni. Bergamo si difende: «Io l’arbitro lo preparavo!». Racconta che passò molti minuti al telefono con Racalbuto, spronandolo a farsi vedere tranquillo senza farsi intimorire, incitandolo a seguire il più possibile la palla e raccomandandosi di non sbagliare, «non una parola per dire in un senso o nell’altro». Purtroppo, Racalbuto non era l’arbitro adatto per quella partita - ammette l’ex designatore - ma il «sorteggio era questo, non truccato, ma un sorteggio normale», due gli internazionali disponibili in griglia, ma ad uscire fu proprio Racalbuto!
Dagli episodi alla rabbia, il passo è veloce: «Io voglio controbattere punto per punto le accuse, quando finirà esco a testa alta da questo problema!».
Ci sono episodio inquietanti che hanno lasciato «noi con il cerino in mano, l’agenzia che avevo tolta da un minuto all’altro. Ma noi che responsabilità avevamo?», si chiede Bergamo. Non si può fare un processo in 20 giorni. Ricorda come Ruperto gli disse che non sarebbero stati ammessi testimoni perché si doveva chiudere tutto in fretta. Allora, non volendo subire l’onta di una squalifica, Bergamo si dimise: «Altri non hanno avuto il coraggio», hanno finito per scontare una squalifica. «Squalifica per cosa?», si domanda ancora l’ex designatore: non hanno trovato denaro, donne, regali…
L’unica partita ancora in dubbio per illecito è Lecce-Parma. Prima dell'incontro, Bergamo fu chiamato da De Santis - «come sempre accade» - che gli raccontò di un clima «incredibile», una partita che entrambe le squadre volevano vincere. Bergamo lo rassicurò, invitandolo a mettersi in mezzo: «Vincila tu la partita!». Proprio questo «mettiti in mezzo» è finito per essere il capo d’accusa per l’ex designatore, perché sostengono che «nel gergo dei clandestini, mettiti in mezzo significa il pareggio e vincila tu il rafforzativo». Scuote la testa.
Le assicurazioni. Bergamo chiarisce anche questo aspetto che lo ha visto coinvolto in due diversi episodi, quello con i Sensi e quello con Giraudo.
Situazione «malintesa volutamente» - dice Bergamo, parlando della polizza dei Sensi - tanto che, finita anch’essa sul tavolo del PM Palamara, fu archiviata in tre mesi dopo aver verificato che i Sensi sottoscrissero quell’assicurazione con il loro abituale assicuratore, che non conosceva Bergamo, e dopo che si appurò che dai libri contabili nessuna provvigione era uscita.
Con Giraudo, il problema proprio «non esiste», perché – precisa Bergamo – «non poteva nemmeno fare polizze, la Juventus si serviva di un broker», che aveva trovato nella INA Assitalia di Roma l’offerta migliore.
La polizza venne emessa da Roma e successivamente appoggiata alla sua agenzia: «E' un fatto tecnico, non una trattativa – ci spiega l’ex designatore – con Giraudo non ho mai assolutamente trattato nessun tipo di polizza. Quando toccherà il mio turno a Napoli, porterò le polizze che sono state emesse a Roma, porterò il documento originale e voglio vedere chi può dire il contrario! ».
Le 42 telefonate di Moggi a Bertini: si ritorna su un episodio senza logica, presunto e da dimostrare. Ci pensa Bergamo a precisare: «Ancora non è mica dimostrato che le schede le avesse Bertini o gli altri. Io devo credere a Bertini, non hanno trovato niente e dice che la scheda telefonica non ce l’aveva». Come dargli torto?
L’ex designatore ricorda una recente causa vinta con l’Espresso, che «non poteva pubblicare» le intercettazioni: un PM, a Roma, «ha accertato che i documenti che sono arrivati ai giornali sono partiti dallo stesso computer di quello che faceva le indagini, un servitore fedele dello Stato ha passato alla stampa i faldoni… lo dice un PM e credo che siano cose inquietanti».»
Inquietanti come la difesa che la Juventus ha messo in piedi per calciopoli: lo stesso Bergamo ci tiene a precisare, a tre anni di distanza, che questa linea lo lascia ancora perplesso.
Si sorride ricordando il gol di Turone, perché arbitro di quella partita fu proprio Bergamo. Ieri come oggi, i media misero in dubbio tutto, non per ultimo l’onore dell’assistente: episodio che pochi ricordano – precisa Bergamo – tanto che non riuscì a sopportare il clima di polemiche in cui era finito e diede le dimissioni. In quel momento «era più facile dire che l’arbitro e l’assistente permisero alla Juve di vincere il campionato», nonostante Bergamo ottenne un bel voto per quell’arbitraggio. Un episodio che ne richiama molti altri, tristemente noti, che sono finiti ad alimentare quel sentimento popolare diventato col tempo causa principale della nostra condanna.
Non poteva mancare un ricordo della partita disputata a Perugia, quella che costò alla Juventus uno scudetto. Arbitrava Collina e l’intervallo tra il primo e il secondo tempo durò un’ora e un quarto: un episodio eccezionale, ma che «il regolamento non impediva», precisa l’ex designatore. Bergamo era in tribuna: «Dietro avevo i dirigenti della Juventus e davanti Gaucci», il prefetto lo sollecitava a chiamare Collina per dirgli che da lì a poco il campo sarebbe ritornato agibile grazie al buon drenaggio testato anche in altre partita, la Federazione lo cercava al cellulare, ma «i regolamenti sono chiari»: l’arbitro nell’intervallo non può parlare con nessuno e «in campo è l’unico giudice». Curiosa anche la precisazione che l’ex designatore tiene a sottolineare: «Non ho ricevuto nessuna telefonata di protesta della Juventus, ve lo giuro, non è successo!».
In chiusura, vale la pena soffermarsi su questa affermazione, spero ben augurante, di Bergamo: «Vediamo quando è finita di cosa possono accusarmi». Voglia di giustizia quella dell'ex designatore: la stessa giustizia che tutti noi speriamo di vedere trionfare.
Il video dell’intervento lo trovate qui!
Un Paolo Bergamo tranquillo, sicuro e molto motivato, quello che è intervenuto alla presentazione del libro di M. Zampini “Er Go de Turone”. Un intervento che ha toccato molti punti a noi noti, dal famoso gol annullato a Turone fino ad arrivare a calciopoli, perché «ci ha rovinato la vita», chiosa l'ex designatore.
Bergamo ripercorre la sua carriera e la maledetta estate del 2006, vuole parlare di calciopoli perché «non vi immaginate cosa vuol dire quando come arbitro sei giudicato, come assicuratore sei giudicato, ma soprattutto come persona. Ti ritrovi da un giorno all’altro sui giornali con giornalisti e fotografi sotto casa. Per l’opinione pubblica sei un imbroglione e disonesto».
Si mette in dubbio l’uomo e non solo il professionista, una costante che ha accompagnato tutta la farsa del 2006.
Ancora incredulo per quanto gli piovve addosso tre anni fa, ricorda come il suo primo campionato da designatore venne vinto dalla Lazio, il secondo dalla Roma e a seguire da Milan e Juventus, che oltre a dominare il campionato fino all’ultima giornata, si giocarono la finale di Coppa Campioni: «sfido chiunque a dire che c’era un’anomalia. Squadre costruite bene, forti, in quel momento dettavano legge nel campionato e vincevano».
E l’Inter? «Dico la verità: me ne fece tante Facchetti!» . Di cosa? Di telefonate naturalmente!
Il defunto Facchetti non riusciva a digerire i 13 pareggi su 19 partite dell’Inter. Situazione che cambiò nel girone di ritorno, durante il quale Inter e Juventus raccolsero gli stessi punti: a Torino vinsero i nerazzurri, con Ibra squalificato dalla prova TV e arbitro De Santis; a Palermo, sempre con De Santis, non venne concesso ai bianconeri un rigore al limite dell’area; a Firenze, la partita precedente lo scontro con la Juventus, il Milan vinse e nessuno dei diffidati venne ammonito.
«Un imbroglio costruito», lo definisce Paolo Bergamo, così come è evidentemente costruita l’accusa sulle palline del sorteggio, tirata di recente in ballo da Pirrone a Napoli. Un sorteggio che il primo anno veniva effettuato dai designatori, ma che successivamente, su indicazione di Carraro, fu presieduto da un notaio e a seguire, per renderlo ancora più trasparente, coinvolse anche un giornalista, che pescava la pallina all’interno dall’urna.
Le telefonate le facevano tutti, le lamentele del lunedì erano una prassi. Tutti avevano il numero dei designatori, proprio perché la stessa Lega li aveva forniti. «Tutti quelli che avevano necessità mi hanno chiamato: non era vietato, anzi mi dicevano di uscire dalla campana di vetro», incitando una maggiore sinergia, intraprendendo una strada nuova, quella che Bergamo definisce «umanizzazione dell’arbitraggio». Bergamo sa bene quello che dice. Indica il proprio cellulare e commenta: «Vi faccio vedere questo, c’è il numero di Facchetti che ho conservato, voglio vedere quale giudice mi dirà che l’ho inventato».
Si ricorda il rimprovero di Carraro all’indomani di Roma-Juventus. Un Carraro spazientito, disturbato dal fatto che non furono seguite le sue indicazioni. Bergamo si difende: «Io l’arbitro lo preparavo!». Racconta che passò molti minuti al telefono con Racalbuto, spronandolo a farsi vedere tranquillo senza farsi intimorire, incitandolo a seguire il più possibile la palla e raccomandandosi di non sbagliare, «non una parola per dire in un senso o nell’altro». Purtroppo, Racalbuto non era l’arbitro adatto per quella partita - ammette l’ex designatore - ma il «sorteggio era questo, non truccato, ma un sorteggio normale», due gli internazionali disponibili in griglia, ma ad uscire fu proprio Racalbuto!
Dagli episodi alla rabbia, il passo è veloce: «Io voglio controbattere punto per punto le accuse, quando finirà esco a testa alta da questo problema!».
Ci sono episodio inquietanti che hanno lasciato «noi con il cerino in mano, l’agenzia che avevo tolta da un minuto all’altro. Ma noi che responsabilità avevamo?», si chiede Bergamo. Non si può fare un processo in 20 giorni. Ricorda come Ruperto gli disse che non sarebbero stati ammessi testimoni perché si doveva chiudere tutto in fretta. Allora, non volendo subire l’onta di una squalifica, Bergamo si dimise: «Altri non hanno avuto il coraggio», hanno finito per scontare una squalifica. «Squalifica per cosa?», si domanda ancora l’ex designatore: non hanno trovato denaro, donne, regali…
L’unica partita ancora in dubbio per illecito è Lecce-Parma. Prima dell'incontro, Bergamo fu chiamato da De Santis - «come sempre accade» - che gli raccontò di un clima «incredibile», una partita che entrambe le squadre volevano vincere. Bergamo lo rassicurò, invitandolo a mettersi in mezzo: «Vincila tu la partita!». Proprio questo «mettiti in mezzo» è finito per essere il capo d’accusa per l’ex designatore, perché sostengono che «nel gergo dei clandestini, mettiti in mezzo significa il pareggio e vincila tu il rafforzativo». Scuote la testa.
Le assicurazioni. Bergamo chiarisce anche questo aspetto che lo ha visto coinvolto in due diversi episodi, quello con i Sensi e quello con Giraudo.
Situazione «malintesa volutamente» - dice Bergamo, parlando della polizza dei Sensi - tanto che, finita anch’essa sul tavolo del PM Palamara, fu archiviata in tre mesi dopo aver verificato che i Sensi sottoscrissero quell’assicurazione con il loro abituale assicuratore, che non conosceva Bergamo, e dopo che si appurò che dai libri contabili nessuna provvigione era uscita.
Con Giraudo, il problema proprio «non esiste», perché – precisa Bergamo – «non poteva nemmeno fare polizze, la Juventus si serviva di un broker», che aveva trovato nella INA Assitalia di Roma l’offerta migliore.
La polizza venne emessa da Roma e successivamente appoggiata alla sua agenzia: «E' un fatto tecnico, non una trattativa – ci spiega l’ex designatore – con Giraudo non ho mai assolutamente trattato nessun tipo di polizza. Quando toccherà il mio turno a Napoli, porterò le polizze che sono state emesse a Roma, porterò il documento originale e voglio vedere chi può dire il contrario! ».
Le 42 telefonate di Moggi a Bertini: si ritorna su un episodio senza logica, presunto e da dimostrare. Ci pensa Bergamo a precisare: «Ancora non è mica dimostrato che le schede le avesse Bertini o gli altri. Io devo credere a Bertini, non hanno trovato niente e dice che la scheda telefonica non ce l’aveva». Come dargli torto?
L’ex designatore ricorda una recente causa vinta con l’Espresso, che «non poteva pubblicare» le intercettazioni: un PM, a Roma, «ha accertato che i documenti che sono arrivati ai giornali sono partiti dallo stesso computer di quello che faceva le indagini, un servitore fedele dello Stato ha passato alla stampa i faldoni… lo dice un PM e credo che siano cose inquietanti».»
Inquietanti come la difesa che la Juventus ha messo in piedi per calciopoli: lo stesso Bergamo ci tiene a precisare, a tre anni di distanza, che questa linea lo lascia ancora perplesso.
Si sorride ricordando il gol di Turone, perché arbitro di quella partita fu proprio Bergamo. Ieri come oggi, i media misero in dubbio tutto, non per ultimo l’onore dell’assistente: episodio che pochi ricordano – precisa Bergamo – tanto che non riuscì a sopportare il clima di polemiche in cui era finito e diede le dimissioni. In quel momento «era più facile dire che l’arbitro e l’assistente permisero alla Juve di vincere il campionato», nonostante Bergamo ottenne un bel voto per quell’arbitraggio. Un episodio che ne richiama molti altri, tristemente noti, che sono finiti ad alimentare quel sentimento popolare diventato col tempo causa principale della nostra condanna.
Non poteva mancare un ricordo della partita disputata a Perugia, quella che costò alla Juventus uno scudetto. Arbitrava Collina e l’intervallo tra il primo e il secondo tempo durò un’ora e un quarto: un episodio eccezionale, ma che «il regolamento non impediva», precisa l’ex designatore. Bergamo era in tribuna: «Dietro avevo i dirigenti della Juventus e davanti Gaucci», il prefetto lo sollecitava a chiamare Collina per dirgli che da lì a poco il campo sarebbe ritornato agibile grazie al buon drenaggio testato anche in altre partita, la Federazione lo cercava al cellulare, ma «i regolamenti sono chiari»: l’arbitro nell’intervallo non può parlare con nessuno e «in campo è l’unico giudice». Curiosa anche la precisazione che l’ex designatore tiene a sottolineare: «Non ho ricevuto nessuna telefonata di protesta della Juventus, ve lo giuro, non è successo!».
In chiusura, vale la pena soffermarsi su questa affermazione, spero ben augurante, di Bergamo: «Vediamo quando è finita di cosa possono accusarmi». Voglia di giustizia quella dell'ex designatore: la stessa giustizia che tutti noi speriamo di vedere trionfare.
Il video dell’intervento lo trovate qui!
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