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IL LIBRO MARRONE DELL'ACCUSA

“ASSOCIATI” a GIU’leMANIdallaJUVE class action
Basta un clik : http://www.giulemanidallajuve.com/associati.asp
TELEFONATE MORATTI - BERGAMO
Oggi, sulla gazzetta dell'Antisport, ho letto che Moratti ha ringraziato i PM di Napoli per aver distinto "chi telefonava a chi e chi non lo faceva"... ma il povero Facchetti?
Massimo Moratti - Corsera Magazine
(Pubblicata il 31/08/2006)
Moggi dice che con Bergamo ci parlava anche Facchetti…
«Non c’è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza sta nelle cose che si dicono».
Meno rapporti si hanno con i designatori e meglio è.
«Sono loro che chiamano per sapere se tutto va bene».
Lei ha mai telefonato a un designatore?
«No. Ma posso aver ricevuto da loro qualche telefonata in cui mi chiedevano delle opinioni.
Quindi non è da escludere che un giorno vengano fuori delle telefonate in cui c’è anche lei…
«Solo telefonate “normali” senza alcun interesse».
Moggi dice che se avessero intercettato anche gli altri si sarebbero scoperte le stesse cose.
«Ma mica intercettavano Moggi. Intercettavano Bergamo. Evidentemente la Juve c’entrava e l’Inter no».
IL RESTO DELL'INTERVISTA,SE VOLETE VOMITARE, POTETE LEGGERLA QUI: http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=202
IL GIOCO DELLE TRE CARTE
Ecco la richiesta di archiviazione
della Procura di Torino sulle intercettazioni che hanno riguardato la Juve e Moggi
L'AGENDA PERSONALE DEL GIUDICE BORSELLINO MORTO NEL 1992 UCCISO DALLA MAFIA SPARISCE MISTERIOSAMENTE. VIENE INCOLPATO IL CARABINIERE ARCANGIOLI, CHE IN ALCUNE FOTO VIENE RITRATTO CON IN MANO LA VALIGETTA CONTENENTE L'AGENDA.
ARCANGIOLI, INSIEME AD AURICCHIO(CHE NEL PASSATO E' STATO ACCUSATO DI AVER MANIPOLATO DELLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE), SONO I DUE CARABINIERI CHE TRASCRIVONO LE TELEFONATE DI MOGGI E DELLA PRESUNTA CUPOLA.
TELEFONATE CHE MOLTI ACCUSATI NON RICONOSCONO O CHE DICONO SIANO STATE MANOMESSE.
ECCO COME.
CORIANDOLI BIANCONERI DI
RICCARDO GAMBELLI
Gambelli è uno di noi. Uno di quei tifosi viscerali, che somatizza le sconfitte e gioisce talmente per le vittorie juventine da non riuscire, a volte, nemmeno ad esternare completamente la propria gioia. Gambelli (co-fondatore tra l'altro del club Siena Ghibellina) è un contradaiolo con un senso dell'appartenenza che ai non senesi appare sconosciuto per non dire esagerato, un tifoso che, come molti di noi, riservano alla Juve l'ultimo pensiero giornaliero ed il primo mattutino.
Coriandoli bianconeri è il diario di una vita, scritto in un momento nel quale una sufficiente maturità fa rivivere i ricordi con il giusto distacco ed in un momento in cui si possono già tracciare le prime somme. E' un libro che descrive la nascita e la crescita della passione juventina (ed il piacere di coltivarla) con sullo sfondo la vita e tutto ciò che comporta: gioie e lutti, scelte e casualità.
Ma la vita sta dietro o di trequarti, perché in primo piano c'è Lei, la Juventus, l'esperienza per antonomasia. Amici, viaggi, le prime "cotte", sono esperienze comuni a tutti noi, basta cambiare nomi e luoghi per sovrapporre i propri ricordi a quelli dell'autore che a sua volta sovrappone tutto alle partite della Juve, viste dal vivo o con il decoder poco importa perché l'emozione è la stessa, la Juve che detta i ritmi di vita, la Juve, la cui passione fa precipitare in una lucida irrazionalità; il tutto citando ora Günter Grass ora Byron perché il tifoso, quello vero, non vive solo di pane e calcio (che si mettano il cuore in pace i Candidi nazional-popolari).
Un amore per la Juve che diventa una malattia per la quale nessun farmaco potrà mai porvi rimedio, perché chi contrae la juventinite non vorrà mai farsi curare; un amore che se chi ne ha ereditato la sorte della società ne provasse soltanto la metà di quello che provano i suoi tifosi, allora nel 2006 la storia si sarebbe indirizzata su altri binari e non avremmo vissuto quelle tragiche nefandezze.
Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino, non rappresentato dall'attuale proprietà.
lo potete acquistare nelle migliori librerie o su internet
http://www.pascaleditrice.it/books-index-req-view_book_details-bkid-41.html
IL NUOVO CAPOLAVORO DI RICCARDO GAMBELLI

Un uomo in fuga. In fuga dalla sua casa, dal suo paese, dalla vita... folgorato da una scoperta che gli provoca un dolore devastante.
Tre incontri muteranno il corso del suo destino, una giovane donna, un misterioso vecchio, lo sguardo ipnotico e penetrante di una maestosa aquila reale...
Il racconto è bellissimo, con un finale stupendo.
Un grande Riccardo Gambelli ci regala una storia di vita appassionante, intensa.
CARRARO DICE NO A INTER IN SERIE "B" PER IL PASSAPORTO DI RECOBA!!!
In seguito a quanto dichiarato dal giornalista Franco Ordine l'associazione GiulemanidallaJuve deposita un esposto presso la Procura della Repubblica
In data 24/09/2007 il giornalista Franco Ordine, nel corso della trasmissione televisiva "Lunedì di Rigore" andata in onda sul canale Antenna 3 , dichiarava testualmente : "i guai del passato sono attribuibili al fatto che non funzionavano i controlli; i rolex d'oro, alla roma non succedeva niente. il passaporto falso di Recoba, all'Inter non succedeva niente" ed ancora "con Recoba perché non fu rispettato il regolamento. perché CARRARO (presidente FIGC) disse, apertamente in un consiglio federale, io non mando in B Moratti perché ha cacciato seicento miliardi per l'INTER. Lo disse CARRARO lo disse CARRARO...". A seguito di tali sconcertanti dichiarazioni ed in virtù dell'incomprensibile decisione del Procuratore Federale Palazzi di non procedere nei confronti di quella società di calcio coinvolta in pedinamenti ed intercettazioni illegali, nella giornata di domani, la nostra Associazione depositerà un esposto presso la Procura della Repubblica. I soci contribuenti potranno leggere il documento nella sezione "atti legali" del sito internet.
RIFLESSIONE AD ALTA VOCE
La Juventus ha vinto il mondiale di calcio in Germania.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
Questi, signori, sono i FATTI.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
Questi, signori, sono i FATTI.
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Cobolli, guardiamo avanti!
Post n°526 pubblicato il 02 Ottobre 2009 da Topkapy1973
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Editoriale di P. CICCONOFRI del 02/10/2009 8.01.35
Cobolli, guardiamo avanti!
Fonte www.giulemanidallajuve.com
Cobolli Gigli prende la guida della Juventus nel 2006. Le sue prime apparizioni e dichiarazioni sono su calciopoli: «Un dovere verso i tifosi. La serie A ci spetta». Si presenta così al popolo bianconero, il battagliero neopresidente, accompagnando le parole ai fatti: i legali della Signora depositano il ricorso al Tar, per ottenere giustizia. Peccato che lo stesso sia successivamente ritirato. Persona posata, mai avvicinata al mondo dello sport fino a quel momento, diventa colui che presta la sua figura per diventare espressione della nuova dirigenza “più simpatica”, così come da subito hanno amato definirsi i nuovi vertici bianconeri: un modo chiaro, anche questo, per differenziarsi dalla precedente gestione spesso accusata di essere troppo seria e di sorridere poco. Appare, a più riprese, davanti alle telecamere a commentare le prime sentenze della giustizia sportiva ed il “faccione” sorridente diventa riconoscibile: «Continuo con assoluta tranquillità a spiegare che c’è stata una disuguaglianza di trattamento tra la Juve e le altre società, inoltre in serie B una situazione economica pesante comporterebbe una pena nettamente superiore a quella che un’altra qualsiasi squadra potrebbe sopportare». Tifosi smarriti, giocatori che fanno le valigie, non scompongono più di tanto Cobolli, che mostra assoluto distacco da quello che sta accadendo, affievolito soltanto da qualche frase di circostanza. Passano pochi giorni ed il 30 agosto del 2006 il Cda della Juventus, all’unanimità, decide di ritirare il ricorso al Tar. Possiamo dire che da questo momento, per il presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, ha inizio il vero mandato all’interno del club più prestigioso e ricco d’Italia. Una società sportiva fatta di storia e di vittorie, simbolo del calcio italiano e della famiglia Agnelli.
È solo il 6 settembre 2006 e il presidente Cobolli ricorda G. Facchetti. Lo fa con un invito: «Tutti dobbiamo cercare di comportarci molto meglio e di essere uomini veri come lo era lui». Passa qualche giorno e il 16 settembre il presidente juventino loda pubblicamente Guido Rossi: «Ritengo che abbia svolto con efficienza il suo incarico. Sul piano calcistico, la nomina di Rossi alla Telecom non è neanche da commentare». Da ricordare che negli stessi mesi Cobolli applaudiva anche alla consegna agli onesti della coppa, per la "conquista" a tavolino dello scudetto 2005/2006 e ritirava il premio Peppino Prisco “alla lealtà, correttezza e simpatia sportiva”. Giacinto Facchetti, Guido Rossi, Peppino Prisco: icone di quell’Inter arruffona e piagnona, da sempre antagonista della Juventus. Senza tanti giri di parole, tutti i tifosi juventini conoscono quali conseguenze possono avere anche delle semplici dichiarazioni; tutti sanno il “valore” da dare a “queste” azioni all’indomani di calciopoli. Tutti, tranne chi rappresenta la Juventus in quel particolare momento storico. Andiamo con ordine. Inizia il campionato e si concretizzano le prime ed inevitabili schermaglie tra le due squadre, con la Juventus ancora in serie B, tanto da convincere il presidente Cobolli ad una nuova uscita pubblica: «Sono d’accordo che non ha nessun senso andare avanti con battute, io ho smesso di parlare di questo argomento, ho molto stima di Paolillo e del presidente Moratti, ma è inevitabile che tra Juventus ed Inter ci sia una forte competizione». Si prende coscienza di una “forte competizione”, ma non del fatto che “stimare” chi ha maggiormente goduto della penalizzazione della Juventus e della serie B, oltre ad averne ottenuto enormi benefici, non è accettabile e lo è ancora meno se a farlo è il presidente della Juventus. La guerra fredda fra le due squadre, che inevitabilmente prosegue, preoccupa Cobolli e lo spinge a chiedere una tregua: « È il momento di ricomporsi e abbassare i toni perché il prossimo anno, se saremo in serie A come spero, potrebbero crearsi sfide turbolente. Spero che i dirigenti dell’Inter capiscano anche se ultimamente sembra non abbiamo inteso». Chi “non ha inteso” è proprio Cobolli che, con il suo comportamento, le sue dichiarazioni, il suo modo di porsi, permette agli “onesti” di godere del clima adatto per continuare ad attaccare al grido di “ladri” la Juventus e gli juventini in ogni occasione. Sarà forse un tentativo, in realtà alquanto maldestro, di distendere gli animi, ma Cobolli non molla e anche nel 2008 ritorna a parlare dei rapporti con l’Inter: « Non c’è acredine con la società nerazzurra, ma solo grande rivalità. Con Ernesto Paolillo, amministratore delegato nerazzurro, i rapporti sono ottimi. Lui è una persona con cui si può parlare di affari calcistici». Proprio parlando di affari calcistici con Paolillo ha partorito l’idea di cedergli anche Ibra.
Ma quanti scudetti ha conquistato la Juventus?
«Mettiamola così: su tutti i documenti ufficiali della società, dal bilancio alle copertine dei fax, c’è scritto 29 scudetti di cui 2 revocati”. Nella nostra testa gli scudetti vinti sul campo restano 29. Poi c’è stata la giustizia sportiva…». Una semplice domanda a cui dare una semplice risposta, anche se il presidente Cobolli è solito usare diversivi nelle sue repliche, confermando l’ambiguità come una delle sue caratteristiche. 27 o 29 sarà il “tormentone” di Cobolli, la domanda che ogni giornalista alla fine di un qualsiasi incontro riproporrà in varie salse e le risposte saranno più o meno dettate dal momento, come questa : «Il 28° e il 29° scudetto, ad esempio, ci sono stati tolti ma appartengono alla Juve per il semplice motivo che li ha vinti sul campo e non altrove. Tutto qui». Bastava semplicemente dire 29, era così difficile?
Ma è sicuramente la giustizia, il campo in cui il presidente Cobolli riesce a dare il meglio di sé. Si barcamena in dichiarazioni di ogni tipo, conscio che è stato superato un limite alla decenza, ma che c’è anche un “patto” da rispettare. Era il 29 giugno 2006 e Cobolli giudicava una “grande occasione” quella offerta da calciopoli: «Il calcio ha una grande occasione per cercare di migliorare, se non lo facciamo questa volta non ce ne sarà un’altra. Vedo comunque che sopra la nostra testa c’è un sistema che si sta dando delle regole . Nel calcio c’è sicuramente un problema morale. Se ci sono colpe per quanto ci riguarda, ma non ci credo, è giusto che sia la società a pagarle ma i tifosi hanno diritto che la squadra torni ad essere in linea con le sue dimensioni e la sua dignità». L’ambiguità che lo contraddistingue anche qui e in questo contesto ritorna puntuale: «La Juve non ha commesso nessun tipo di illecito e si è trovata con una penalizzazione che riteniamo eccessiva. Ma ora vogliamo solo fare calcio. È un capitolo archiviato e chiuso, rimane la memoria, che serve per ricordare e non per rimpiangere. Attraverso questa esperienza ci siamo dati dei codici di comportamento per evitare di ricadere in errori del genere in futuro». Ancora non abbiamo capito come, pur non avendo commesso illeciti, Cobolli li reputi comunque degli “errori” tali da riproporsi di non commetterli più. L’ondivago Cobolli non molla e non lascia speranza: «Noi abbiamo accettato questo verdetto. L’abbiamo accettato dopo un arbitrato che è una pietra tombale sulla questione. Però, come Galileo Galilei, mi sento di pensare”eppur si muove”». E pietra tombale sia, anche se dalla giustizia ordinaria uscissero sentenze di assoluzione: «Non cambierebbe nulla». Arriva la prima sentenza di un tribunale ordinario in merito al processo Gea e il presidente Cobolli così si esprime: «Sono convinto che in Italia debba esistere un concetto che valga per tutti, che è la presunzione di innocenza. Finché non esiste una sentenza definitiva, io considero innocenti tutte le persone sotto processo. Non so dire se mi aspettavo richieste meno dure». Difficile seguire un percorso logico, Cobolli sconfessa spesso se stesso e in base al momento sfodera un diverso repertorio. La sua massima rimane “guardiamo al futuro” e la ripropone sempre, sia che si parli di futuri trofei, quasi ad esorcizzare quelli lasciati per strada, sia che si parli di giustizia: «La giustizia sportiva è una cosa, quella penale un’altra. Il passato però è passato, deve solo servirci per fare meglio nel futuro». Un passato che per Cobolli conta ben poco: «La Juventus ha definitivamente girato la pagina della espiazione delle proprie colpe ».
Sarà per colpe delle continue smentite, della mancanza di una chiara presa di posizione, ma non possiamo certamente parlare di rapporto idilliaco con i tifosi, tanto che lo stesso Cobolli tiene a precisare che esistono tifosi si serie A, B, C. Dichiarazione che ha fatto molto rumore, tanto da costringere lo stesso Cobolli, in più di un’occasione, a precisare che la battuta era diretta ai “tifosi violenti”. Il presidente che si dice “allevato a sangue bianconero” non ama molto essere messo in discussione. I continui richiami e paragoni con l’era della Triade lo irritano e diventa persino critico: «Lo Juventino non pianga il passato, ma guardi con fierezza al futuro, per rispetto della storia della Juve, perché è lo stile Juve che lo impone». Non si scopone ed anche in occasione della contestazione a suon di fischi allo stadio riesce a dichiarare: «I tifosi hanno sfogato su di me e Blanc la delusione dopo 90 minuti di grande pathos. Ma ne sono onorato, perché se mi fischiano significa che i tifosi mi considerano degno rappresentante della società». Non onora nemmeno il 5 maggio, data storica per ogni buon juventino che si rispetti. Per lui, «il 5 maggio è solo quello di Mazoni». I tifosi, magari solo quelli “rancorosi e di serie C”, hanno sempre precisato che Cobolli sarà ricordato come il “presidente della serie B”. Con disinvoltura, lui ha ogni volta replicato dicendo che preferisce «pensare di essere stato il primo presidente della Juventus a conquistare una promozione dalla B alla serie A». Contento lui…
Negli ultimi tre anni, la dirigenza juventina si è preoccupata di difendere la propria porta dagli attaccanti avversari, evitando di scaricare Buffon, Legrottaglie e Chiellini e favorendo il ritorno di Cannavaro. Molto meno, si è preoccupata di difendere l’onore della Juve e dei suoi tifosi. Prese di posizione in suo favore? Se ce ne sono state, non sono da attribuire a Cobolli. Solo grazie a Pavel Nedved, il presidente fu costretto, già in viaggio di ritorno per Torino, ad ingranare la retromarcia, ritornare a Reggio Calabria e riproporsi davanti alle telecamere per “contestare” i continui errori arbitrali che stavano condizionando pesantemente la classifica. Protesta culminata con una lettera rivolta alle istituzioni sportive, di cui ben presto si persero le tracce. Un “contentino” per i “senatori” e i “tifosi” più irruenti . È difficile, se non impossibile, ricordare qualche altra situazione in cui Cobolli abbia difeso in veste ufficiale la Juventus.
Ma quali sono gli obiettivi della Signora targata Cobolli? Sappiamo bene la loro importanza, ancor di più per una squadra blasonata ed abituata a vincere. Tumultuoso anche qui il modo di porsi. Passiamo da una dichiarazione priva di ambizioni – «non abbiamo l’angoscia di arrivare ai risultati» – ad una fin troppo colorita – «possiamo vincere tutto» –, attraverso una più realistica, la conquista di un obiettivo minimo come la Coppa Italia, che offre, per sua stessa ammissione, «la possibilità di poter andare a giocare all’estero, in Cina, la sfida di Supercoppa». Un’occasione ghiotta per il merchandising bianconero: «Sarebbe una buona vetrina sia per il calcio italiano sia per il marchio Juventus, visti i tanti tifosi che abbiamo in Asia». Peccato che anche i sogni non troppo allettanti del presidente si siano scontrati con una realtà ancora più ingrata: niente Coppa Italia, niente Supercoppa, niente Cina. Lo scorso anno, il presidente Cobolli aveva anche chiarito la priorità del piazzamento in campionato: «per noi il secondo posto ha grande importanza. Lo vogliamo noi più del Milan». Siamo certi che nel tumultuoso finale di campionato i campioni e i tifosi abbiano gradito la conferma delle ambizioni juventine: il secondo posto, appunto! La sua massima? «Nel calcio basta perdere una partita per dimenticarsi tutto il buon lavoro fatto fino ad ora». Alle dichiarazioni di Del Piero, che ribadiva di non accontentarsi del secondo posto, Cobolli rispondeva sommessamente: «Scudetto? Sarebbe un miracolo. Ma se il capitano la pensa così, visto come sta giocando, lasciamolo pensare così…». Il presidente parla quasi quotidianamente e di conseguenza ci sarebbero molte altre sue “perle” da ricordare (o dimenticare?), ma già queste sono sufficienti per capire bene quanto le sue ambizioni e i suoi traguardi siano lontani dai canoni juventini!
Quello a cui Cobolli ha sempre tenuto in modo particolare è il differenziarsi dalla Triade: «Non conosco il Signor Moggi. Lo conosco solo da quello che è stato scritto sui giornali, la nuova Juve trasparente non deve avere nulla a che fare con la vecchia». Il presidente richiama continuamente la “trasparenza”, quasi a rimarcare in ogni occasione chi era stato accusato di mostrarne poca: «Trasparenti e vincenti dobbiamo esserlo ora e sempre». È difficile dire se siano stati più o meno trasparenti, ma vincenti sicuramente no!
Non ho mai chiamato “presidente” Cobolli Gigli, se non in questa lettera. L’ho fatto per rimarcare come ogni sua decisione, ogni sua dichiarazione, sia stata presa in veste di presidente della Juventus. Non ha sicuramente capito l’importanza del ruolo che si è trovato, forse per caso, a rivestire. Chi era Cobolli prima di diventare presidente della Juventus pochi lo sanno. Cosa è diventato dal 2006 a oggi è invece chiaro per tutti i tifosi juventini: il simbolo della retrocessione.
Fino al 2006, chi ha avuto la fortuna e l’onere di essere Presidente della Juventus, oltre a rappresentare la tradizione, ne scriveva anche la storia. Con Cobolli la storia è stata cancellata.
Fino al 2006, il Presidente della Juventus amava riconoscere tutti i tifosi sotto un’unica bandiera. Con Cobolli si è alimentata e coltivata la divisione del tifo.
Cobolli ama ripetere: «Guardiamo avanti». La speranza è che questo gesto ci faccia trovare qualcuno che dimostri vero amore per la Juventus.
È solo il 6 settembre 2006 e il presidente Cobolli ricorda G. Facchetti. Lo fa con un invito: «Tutti dobbiamo cercare di comportarci molto meglio e di essere uomini veri come lo era lui». Passa qualche giorno e il 16 settembre il presidente juventino loda pubblicamente Guido Rossi: «Ritengo che abbia svolto con efficienza il suo incarico. Sul piano calcistico, la nomina di Rossi alla Telecom non è neanche da commentare». Da ricordare che negli stessi mesi Cobolli applaudiva anche alla consegna agli onesti della coppa, per la "conquista" a tavolino dello scudetto 2005/2006 e ritirava il premio Peppino Prisco “alla lealtà, correttezza e simpatia sportiva”. Giacinto Facchetti, Guido Rossi, Peppino Prisco: icone di quell’Inter arruffona e piagnona, da sempre antagonista della Juventus. Senza tanti giri di parole, tutti i tifosi juventini conoscono quali conseguenze possono avere anche delle semplici dichiarazioni; tutti sanno il “valore” da dare a “queste” azioni all’indomani di calciopoli. Tutti, tranne chi rappresenta la Juventus in quel particolare momento storico. Andiamo con ordine. Inizia il campionato e si concretizzano le prime ed inevitabili schermaglie tra le due squadre, con la Juventus ancora in serie B, tanto da convincere il presidente Cobolli ad una nuova uscita pubblica: «Sono d’accordo che non ha nessun senso andare avanti con battute, io ho smesso di parlare di questo argomento, ho molto stima di Paolillo e del presidente Moratti, ma è inevitabile che tra Juventus ed Inter ci sia una forte competizione». Si prende coscienza di una “forte competizione”, ma non del fatto che “stimare” chi ha maggiormente goduto della penalizzazione della Juventus e della serie B, oltre ad averne ottenuto enormi benefici, non è accettabile e lo è ancora meno se a farlo è il presidente della Juventus. La guerra fredda fra le due squadre, che inevitabilmente prosegue, preoccupa Cobolli e lo spinge a chiedere una tregua: « È il momento di ricomporsi e abbassare i toni perché il prossimo anno, se saremo in serie A come spero, potrebbero crearsi sfide turbolente. Spero che i dirigenti dell’Inter capiscano anche se ultimamente sembra non abbiamo inteso». Chi “non ha inteso” è proprio Cobolli che, con il suo comportamento, le sue dichiarazioni, il suo modo di porsi, permette agli “onesti” di godere del clima adatto per continuare ad attaccare al grido di “ladri” la Juventus e gli juventini in ogni occasione. Sarà forse un tentativo, in realtà alquanto maldestro, di distendere gli animi, ma Cobolli non molla e anche nel 2008 ritorna a parlare dei rapporti con l’Inter: « Non c’è acredine con la società nerazzurra, ma solo grande rivalità. Con Ernesto Paolillo, amministratore delegato nerazzurro, i rapporti sono ottimi. Lui è una persona con cui si può parlare di affari calcistici». Proprio parlando di affari calcistici con Paolillo ha partorito l’idea di cedergli anche Ibra.
Ma quanti scudetti ha conquistato la Juventus?
«Mettiamola così: su tutti i documenti ufficiali della società, dal bilancio alle copertine dei fax, c’è scritto 29 scudetti di cui 2 revocati”. Nella nostra testa gli scudetti vinti sul campo restano 29. Poi c’è stata la giustizia sportiva…». Una semplice domanda a cui dare una semplice risposta, anche se il presidente Cobolli è solito usare diversivi nelle sue repliche, confermando l’ambiguità come una delle sue caratteristiche. 27 o 29 sarà il “tormentone” di Cobolli, la domanda che ogni giornalista alla fine di un qualsiasi incontro riproporrà in varie salse e le risposte saranno più o meno dettate dal momento, come questa : «Il 28° e il 29° scudetto, ad esempio, ci sono stati tolti ma appartengono alla Juve per il semplice motivo che li ha vinti sul campo e non altrove. Tutto qui». Bastava semplicemente dire 29, era così difficile?
Ma è sicuramente la giustizia, il campo in cui il presidente Cobolli riesce a dare il meglio di sé. Si barcamena in dichiarazioni di ogni tipo, conscio che è stato superato un limite alla decenza, ma che c’è anche un “patto” da rispettare. Era il 29 giugno 2006 e Cobolli giudicava una “grande occasione” quella offerta da calciopoli: «Il calcio ha una grande occasione per cercare di migliorare, se non lo facciamo questa volta non ce ne sarà un’altra. Vedo comunque che sopra la nostra testa c’è un sistema che si sta dando delle regole . Nel calcio c’è sicuramente un problema morale. Se ci sono colpe per quanto ci riguarda, ma non ci credo, è giusto che sia la società a pagarle ma i tifosi hanno diritto che la squadra torni ad essere in linea con le sue dimensioni e la sua dignità». L’ambiguità che lo contraddistingue anche qui e in questo contesto ritorna puntuale: «La Juve non ha commesso nessun tipo di illecito e si è trovata con una penalizzazione che riteniamo eccessiva. Ma ora vogliamo solo fare calcio. È un capitolo archiviato e chiuso, rimane la memoria, che serve per ricordare e non per rimpiangere. Attraverso questa esperienza ci siamo dati dei codici di comportamento per evitare di ricadere in errori del genere in futuro». Ancora non abbiamo capito come, pur non avendo commesso illeciti, Cobolli li reputi comunque degli “errori” tali da riproporsi di non commetterli più. L’ondivago Cobolli non molla e non lascia speranza: «Noi abbiamo accettato questo verdetto. L’abbiamo accettato dopo un arbitrato che è una pietra tombale sulla questione. Però, come Galileo Galilei, mi sento di pensare”eppur si muove”». E pietra tombale sia, anche se dalla giustizia ordinaria uscissero sentenze di assoluzione: «Non cambierebbe nulla». Arriva la prima sentenza di un tribunale ordinario in merito al processo Gea e il presidente Cobolli così si esprime: «Sono convinto che in Italia debba esistere un concetto che valga per tutti, che è la presunzione di innocenza. Finché non esiste una sentenza definitiva, io considero innocenti tutte le persone sotto processo. Non so dire se mi aspettavo richieste meno dure». Difficile seguire un percorso logico, Cobolli sconfessa spesso se stesso e in base al momento sfodera un diverso repertorio. La sua massima rimane “guardiamo al futuro” e la ripropone sempre, sia che si parli di futuri trofei, quasi ad esorcizzare quelli lasciati per strada, sia che si parli di giustizia: «La giustizia sportiva è una cosa, quella penale un’altra. Il passato però è passato, deve solo servirci per fare meglio nel futuro». Un passato che per Cobolli conta ben poco: «La Juventus ha definitivamente girato la pagina della espiazione delle proprie colpe ».
Sarà per colpe delle continue smentite, della mancanza di una chiara presa di posizione, ma non possiamo certamente parlare di rapporto idilliaco con i tifosi, tanto che lo stesso Cobolli tiene a precisare che esistono tifosi si serie A, B, C. Dichiarazione che ha fatto molto rumore, tanto da costringere lo stesso Cobolli, in più di un’occasione, a precisare che la battuta era diretta ai “tifosi violenti”. Il presidente che si dice “allevato a sangue bianconero” non ama molto essere messo in discussione. I continui richiami e paragoni con l’era della Triade lo irritano e diventa persino critico: «Lo Juventino non pianga il passato, ma guardi con fierezza al futuro, per rispetto della storia della Juve, perché è lo stile Juve che lo impone». Non si scopone ed anche in occasione della contestazione a suon di fischi allo stadio riesce a dichiarare: «I tifosi hanno sfogato su di me e Blanc la delusione dopo 90 minuti di grande pathos. Ma ne sono onorato, perché se mi fischiano significa che i tifosi mi considerano degno rappresentante della società». Non onora nemmeno il 5 maggio, data storica per ogni buon juventino che si rispetti. Per lui, «il 5 maggio è solo quello di Mazoni». I tifosi, magari solo quelli “rancorosi e di serie C”, hanno sempre precisato che Cobolli sarà ricordato come il “presidente della serie B”. Con disinvoltura, lui ha ogni volta replicato dicendo che preferisce «pensare di essere stato il primo presidente della Juventus a conquistare una promozione dalla B alla serie A». Contento lui…
Negli ultimi tre anni, la dirigenza juventina si è preoccupata di difendere la propria porta dagli attaccanti avversari, evitando di scaricare Buffon, Legrottaglie e Chiellini e favorendo il ritorno di Cannavaro. Molto meno, si è preoccupata di difendere l’onore della Juve e dei suoi tifosi. Prese di posizione in suo favore? Se ce ne sono state, non sono da attribuire a Cobolli. Solo grazie a Pavel Nedved, il presidente fu costretto, già in viaggio di ritorno per Torino, ad ingranare la retromarcia, ritornare a Reggio Calabria e riproporsi davanti alle telecamere per “contestare” i continui errori arbitrali che stavano condizionando pesantemente la classifica. Protesta culminata con una lettera rivolta alle istituzioni sportive, di cui ben presto si persero le tracce. Un “contentino” per i “senatori” e i “tifosi” più irruenti . È difficile, se non impossibile, ricordare qualche altra situazione in cui Cobolli abbia difeso in veste ufficiale la Juventus.
Ma quali sono gli obiettivi della Signora targata Cobolli? Sappiamo bene la loro importanza, ancor di più per una squadra blasonata ed abituata a vincere. Tumultuoso anche qui il modo di porsi. Passiamo da una dichiarazione priva di ambizioni – «non abbiamo l’angoscia di arrivare ai risultati» – ad una fin troppo colorita – «possiamo vincere tutto» –, attraverso una più realistica, la conquista di un obiettivo minimo come la Coppa Italia, che offre, per sua stessa ammissione, «la possibilità di poter andare a giocare all’estero, in Cina, la sfida di Supercoppa». Un’occasione ghiotta per il merchandising bianconero: «Sarebbe una buona vetrina sia per il calcio italiano sia per il marchio Juventus, visti i tanti tifosi che abbiamo in Asia». Peccato che anche i sogni non troppo allettanti del presidente si siano scontrati con una realtà ancora più ingrata: niente Coppa Italia, niente Supercoppa, niente Cina. Lo scorso anno, il presidente Cobolli aveva anche chiarito la priorità del piazzamento in campionato: «per noi il secondo posto ha grande importanza. Lo vogliamo noi più del Milan». Siamo certi che nel tumultuoso finale di campionato i campioni e i tifosi abbiano gradito la conferma delle ambizioni juventine: il secondo posto, appunto! La sua massima? «Nel calcio basta perdere una partita per dimenticarsi tutto il buon lavoro fatto fino ad ora». Alle dichiarazioni di Del Piero, che ribadiva di non accontentarsi del secondo posto, Cobolli rispondeva sommessamente: «Scudetto? Sarebbe un miracolo. Ma se il capitano la pensa così, visto come sta giocando, lasciamolo pensare così…». Il presidente parla quasi quotidianamente e di conseguenza ci sarebbero molte altre sue “perle” da ricordare (o dimenticare?), ma già queste sono sufficienti per capire bene quanto le sue ambizioni e i suoi traguardi siano lontani dai canoni juventini!
Quello a cui Cobolli ha sempre tenuto in modo particolare è il differenziarsi dalla Triade: «Non conosco il Signor Moggi. Lo conosco solo da quello che è stato scritto sui giornali, la nuova Juve trasparente non deve avere nulla a che fare con la vecchia». Il presidente richiama continuamente la “trasparenza”, quasi a rimarcare in ogni occasione chi era stato accusato di mostrarne poca: «Trasparenti e vincenti dobbiamo esserlo ora e sempre». È difficile dire se siano stati più o meno trasparenti, ma vincenti sicuramente no!
Non ho mai chiamato “presidente” Cobolli Gigli, se non in questa lettera. L’ho fatto per rimarcare come ogni sua decisione, ogni sua dichiarazione, sia stata presa in veste di presidente della Juventus. Non ha sicuramente capito l’importanza del ruolo che si è trovato, forse per caso, a rivestire. Chi era Cobolli prima di diventare presidente della Juventus pochi lo sanno. Cosa è diventato dal 2006 a oggi è invece chiaro per tutti i tifosi juventini: il simbolo della retrocessione.
Fino al 2006, chi ha avuto la fortuna e l’onere di essere Presidente della Juventus, oltre a rappresentare la tradizione, ne scriveva anche la storia. Con Cobolli la storia è stata cancellata.
Fino al 2006, il Presidente della Juventus amava riconoscere tutti i tifosi sotto un’unica bandiera. Con Cobolli si è alimentata e coltivata la divisione del tifo.
Cobolli ama ripetere: «Guardiamo avanti». La speranza è che questo gesto ci faccia trovare qualcuno che dimostri vero amore per la Juventus.
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