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Elena

Post n°172 pubblicato il 20 Luglio 2006 da crisse
 
Tag: Ragazze

Elena era una ragazza più giovane di me di un paio di anni. Io frequentavo la classe 4F, lei la 2F. Anche lei era una ragazza silenziosa e riservata. Si muoveva nei corridoi della scuola come un fantasma, quasi senza toccare terra. Sempre in coppia con una compagna di classe bionda. Elena era castana. Parlava sottovoce, quasi si vergognasse di ciò che diceva, o solo per non disturbare. Gli occhi erano grandi. Un giorno che la sua aula era vuota vi entrai e le lasciai un messaggio scritto col pennarello sul banco. Le facevo sapere che mi piaceva, ma non lo firmai. Chissà cosa pensò nel leggerlo, se mai lo lesse.

Quella primavera compivo 18 anni, e per festeggiare avevamo organizzato con altri compagni di classe (anch’essi, ovviamente, neomaggiorenni) una vacanza nella peccaminosa riviera romagnola. Peccato che non avevo i soldi per pagarmela. Chiesi ad un mio zio artigiano se avesse bisogno di un paio di braccia, e concordammo qualche settimana di lavoro ripagato esattamente con la cifra che mi sarebbe servita per il viaggio.

Lavoravo in coppia con mio cugino. Aveva un curioso approccio con le ragazze. Si faceva prestare da amici una macchina grossa (più era grossa meglio era), poi si recava in discoteca e ci provava con più femmine possibili, mostrando le chiavi della macchina e invitandole a fare un giro. Sembra incredibile, ma tante abboccavano. Diceva che le donne scadevano dopo al massimo 8 giorni: occorreva scoparsele il più possibile in quel periodo, per poi ricominciare la caccia la settimana dopo. E teneva un diario di queste conquiste. A fine anno lo confrontava con analoghi diari dei suoi amici. E vinceva chi aveva fatto più prede.

Dopo qualche giorno di lavoro assieme, 14 ore al giorno, entrati più in confidenza gli parlai della mia cotta per quella ragazza. La sua risposta fu: “Ah sì, Elena… me la sono scopata qualche settimana fa… Non ricordo se fosse vergine… Comunque era scatenata! Ho fatto fatica a durare un tempo decente.”

Come un vetro rotto si infranse la mia ragazza sensibile e delicata. Chissà chi era in realtà. Non ricordo di averla più vista dopo, se non ad un banchetto dove distribuiva volantini in favore della realizzazione di un centro sociale in città.

Spesso ci facciamo delle idee strane sulle persone che non conosciamo…

 
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