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Un blog creato da g1b9 il 10/01/2009

Sentimentalmente

Tutto ció che mi dá emozioni....

 
 

 

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Nel ricordo riflessioni sull'11 Settembre2001.

Post n°5068 pubblicato il 11 Settembre 2021 da g1b9
 

 

Squillò il telefono nel primo pomeriggio,mi stavo preparando per andare, come ogni giorno ,alla clinica dove accudivo  la mia mamma, gravemente malata. Era mio marito, mi disse poche parole con una voce turbata e tra queste :" Accendi la TV". E pochi minuti dopo vidi quello che si può vedere cliccando l'immagine sottostante.

 

 

 Oriana Fallaci e Tiziano Terzani, due voci a confronto sull’11 settembre

Quello tra Terzani e la Fallaci non fu soltanto uno scontro ideologico, bensì la rappresentazione evidente di una spaccatura, di una civiltà scioccata e ferita dai fatti dell'11 settembre Entrambi fiorentini, antifascisti, giornalisti e reporter di guerra, testimoni dei conflitti più cruenti del Novecento. Oriana Fallaci e Tiziano Terzani rappresentano due voci diametralmente opposte nel dibattito nato all’indomani dell’11 settembre 2001.

 

 

 Questa la lettera di Oriana , che entrò poi nel panphlet " La rabbia e l'orgoglio"

A casa propria tutti fanno ciò che gli pare. E se in alcuni paesi le donne son così cretine da accettare il chador anzi il lenzuolo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta all’altezza degli occhi, peggio per loro. Se sono così scimunite da accettare di non andar a scuola, non andar dal dottore, non farsi fotografare eccetera, lo stesso. Se sono così minchione da sposare uno stronzo che vuole quattro mogli più un harem pieno di concubine, idem. Se i loro uomini sono così grulli da non bere la birra e il vino, pure. Non sarò io ad impedirglielo. Ci mancherebbe altro. Sono stata educata nel concetto di libertà, io, e la mia mamma diceva: «Il mondo è bello perché è vario». Ma se pretendono d’imporre le stesse cose a me, a casa mia… Lo pretendono.

Osama Bin Laden afferma che l’intero pianeta Terra deve diventar mussulmano, che dobbiamo in massa convertirci all’Islam, che con le buone o con le cattive lui ci convertirà, che a tal scopo ci massacra e continuerà a massacrarci. E questo non può piacere né a me né a voi, ipocriti difensori dell’Islam. A me personalmente mette addosso una gran voglia di rovesciar le carte e ammazzare lui. Il guaio è che la cosa non si risolve, non si esaurisce, con la morte di Osama Bin Laden. Perché gli Osama Bin Laden sono decine di migliaia, ormai, clonati come le pecore dei nostri laboratori scientifici. E non sono più i pittoreschi Mori che milletrecento anni fa invadevano la Spagna e il Portogallo poi la Francia e la Sicilia e l’Italia del Sud […] Portano la cravatta, dicono di rispettare il cristianesimo ed accettare la democrazia, hanno eccellenti rapporti coi nostri partiti politici. I nostri sindacati, i nostri municipi, le nostre televisioni, i nostri giornali.

Hanno eccellenti rapporti anche col nostro mondo ecclesiastico: coi nostri parroci, i nostri vescovi, i nostri cardinali. In parole diverse, si annidano nei gangli della nostra cultura e della nostra esistenza quotidiana. Vivono nel cuore di una società che li ospita senza discutere le loro differenze, li accetta senza controllare le loro cattive intenzioni e senza penalizzare le loro cattive azioni. Una società che li protegge con la sua apertura mentale, il suo permissivismo, i suoi principi liberali, le sue leggi civili. Leggi che hanno abolito la tortura e la pena di morte. Che non permettono di arrestare se non esistono indizi. Che non permettono di processare se non si è difesi da un avvocato. Che non permettono di condannare se la colpa non è stata dimostrata. Leggi, infine, che autorizzano scappatoie d’ogni tipo. Ad esempio, quella di cancellare una condanna e rimettere in libertà un delinquente. Non è grazie a certe scappatoie che tanti figli di Allah entrano nel nostro paese e vi si stabiliscono e vi si comportano da padroni? 

 

 A queste parole rispose qualche giorno dopo Tiziano Terzani

La lettera di Terzani da “Corriere della Sera”, 7 ottobre 20Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri già grande e tu proponesti di scambiarci delle «Lettere da due mondi diversi»: io dalla Cina dell’immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall’America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma è in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti.

Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l’impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo. Ti scrivo anche – e pubblicamente per questo – per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. Là morivano migliaia di persone e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana – la ragione; il meglio del cuore – la compassione.

Il tuo sfogo mi ha colpito, ferito e mi ha fatto pensare a Karl Kraus. «Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia», scrisse, disperato dal fatto che, dinanzi all’indicibile orrore della Prima Guerra Mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchierio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui usò di quel consapevole silenzio per scrivere Gli ultimi giorni dell’umanità, un’opera che sembra essere ancora di un’inquietante attualità.

Pensare quel che pensi e scriverlo è un tuo diritto. Il problema è però che, grazie alla tua notorietà, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani e questo mi inquieta.

Il nostro di ora è un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. È un momento anche di enorme responsabilità perché certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell’ odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’ uccidere.

«Conquistare le passioni mi pare di gran lunga più difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me», scriveva nel 1925 quella bell’anima di Gandhi. Ed aggiungeva: «Finché l’ uomo non si metterà di sua volontà all’ ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sarà per lui alcuna salvezza».

E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, «Libertà duratura».

 

Chi dei due aveva ragione, chi ha visto più lontano ? A mio avviso l'11 settembre e l'11/12 settembre, giorno in cui i talebani proclameranno il loro stato  Islamico come vincitore sugli Stati Uniti ,sono due date , che dimostrano come  le atomiche sul Giappone abbiano tagliato le ali agli USA. Dopo la seconda guera mondiale, lo stato più potente del mondo esce sconfitto da ogni guerra intrapresa, non è riuscito più a terminarne una definitivamente,fermandosi a due passi dalla vittoria con ritirate inspiegabili,se non con un pensiero, che è solo mio. La diplomazia, le diplomazie, il buonismo all'eccesso della credulità nella buona volontà dell'avversario non  pagano e non pagheranno. Questi vent'anni lo dimostrano colla disastrosa ritirata da Kabul-

 
 
 
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