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STESS DA VACANZA

Post n°34 pubblicato il 13 Settembre 2005 da majakowskij
Foto di majakowskij

Questa estate purtroppo (o per fortuna!) ho dovuto rinunciare alle mie vacanze. Sono ritornato a lavoro oggi e viaggio ad un ritmo lento e comodo. Mi muovo tra uffici sorridendo e mostrandomi cortese con tutti, come sempre. Ma deve esserci qualcosa di diverso.
Incontro una collega con cui scambio quattro chiacchiere alla fine mi vede talmente disteso che mi dice “si intuisce una serenità interiore intensa… dove sei stato in vacanza, in India?” che sarebbe stata una splendida battuta se non fosse che diceva sul serio. Mi parla di alcuni problemi che deve risolvere e non sa come fare, dice di essere già “esaurita”. Mi viene da chiederle dove è stata in vacanza… “Tra Scilla e Cariddi” immagino…
Recupero la moto, faccio cento metri e mi ferma la polizia per un controllo. Il tempo di accostare sorrido, dico buongiorno, il poliziotto mi guarda negli occhi non mi dà neanche il tempo di prendere i documenti che mi dice “lei può andare…”.
Tappa alla prefettura per risolvere un problema da missione impossibile. Parto con l’idea che tutto quello che ottengo è tutto guadagnato. Parlo con un poliziotto gentilissimo all’ingresso, gli spiego la difficoltà, mi manda da una signora dicendomi di presentarmi a nome suo. Ho accompagnato l’insormontabilità delle mie richieste con mille sorrisi e la cortesissima signora realizza l’irrealizzabile.
Ultima tappa della giornata alla posta. C’è gente con nervi a fior di pelle, gente che litiga senza un motivo. Li guardo e me li immagino in spiaggia ad accapigliarsi per una sdraio o per la fila di ombrellone. Sembra veramente l’ambiente dove gli schizofrenici di ogni dove si danno appuntamento per i loro maxi raduni. Del resto gli uffici postali sono da sempre il luogo ideale per riversare le proprie proiezioni fobiche e educazionalmente imposte su individui impossibilitati a difendersi.
Finalmente a casa. Meno male che i miei genitori non sono andati in vacanza. Avevo proprio bisogno di di gente normale.
Ho l’idea che la vacanza abbia cessato di essere un piacevole intervallo in cui ci si allontanava dalle “routines” lavorative. Che sia diventata un esercizio obbligatorio da cui non ci si può esimere. Altrimenti non si spiegherebbe come sia possibile che nonostante tutti i disagi che comporta (la scelta del luogo, il viaggio, il cambiamento dei ritmi, la fine della vacanza, la ripresa delle attività consuete) la gente continui ad andarci. Credo che sia il risultato della spinta all’omologazione generale. La vacanza ormai è diventata essa stessa routine.
In questo modo si parte stressati e si torna peggio.

 
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