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Post N° 192

Post n°192 pubblicato il 04 Novembre 2007 da languageisavirus001

dal diario di un ego in disordine

 

estratto n. 28

 

Ho riempito il dispenser di sapone del bagno di sperma

E’ di un bianco così puro e intenso da risultare abbagliante

Chi viene a casa mia e lo utilizza ne rimane entusiasta

Fatto da me dico io sorridendo di fronte alle loro richieste

E in quegli occhi da martire riflessi nello specchio del bagno

Scorgo un momentaneo barlume di coscienza

Poi solo speranze disilluse e la lenta decadenza della civiltà occidentale

 

estratto n. 29

 

Mi aveva dato il suo account di msn dopo qualche insistenza

I primi contatti e lo scambio di racconti

Le ore passate di notte davanti al pc in infinite camere di hotel

A guardare gli stessi filmati porno on line e discuterne i particolari

Lei a parlarmi di politica io di religione

A masturbarsi davanti alla web cam cercando di venire insieme

Non capiva la mia ossessione per la redenzione dai peccati e la morte

Le mie incessanti domande

Su cosa ci spingeva a fare ciò che facevamo

E come avrebbe voluto morire

Le macchie del suo sangue sui vestiti le lavo con la cenere

Nella vasca da bagno

 

Immagine: Gerrit Van Honthorst “Saint Sebastian” about 1623

 
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Post N° 191

Post n°191 pubblicato il 04 Ottobre 2007 da languageisavirus001

Portava una corona di spine di rovo

E piangeva lacrime bianche di cera

Era venerata come una Madonna

La Madonna della Rivoltana

Che impartiva la propria benedizione

Tutti i giorni

Là dove il Km 34 incrociava la Molgora

La mattina che la ritrovarono

Buttata in una roggia con la gola tagliata

Un vento malato alzava la nebbia d’ottobre

Con il suo odore di marcio

La voce della sua morte si sparse in fretta

Schiere di camionisti e automobilisti

Arrivarono da tutto il nord

Formando una processione

Lenta e interminabile

Dodici di loro

Dodici come gli apostoli

Si fermarono a vigilare

Che nessuno le prendesse

Un dente un’unghia una ciocca di capelli

Quasi che fosse una reliquia

Della Croce del Cristo

Si fermarono tre giorni e tre notti

Ombre elettriche su una terra piatta e sterposa

Sperando che la Madonna potesse resuscitare

Levarsi dal suo sudario

Nel tempio profano

Che mani rozze ma abili

Le avevano creato dal nulla

E al terzo giorno iniziò a piovere

Pioggia bianca come cera e le sue lacrime

Che lavò via il sangue rappreso dalla Madonna

E mondò dai peccati tutti gli altri

Poi tutti insieme la portarono via

In una bara di cristallo

E c’era chi piangeva e chi pregava

Chi si disperava e chi se ne stava in silenzio

Estremo omaggio di chi

Tra i suoi peli pubici

Aveva trovato la salvezza



O ci era andato vicino

 

Immagine: Petrus Christus  “Our Lady of the Barren Tree” ca.1444 – 1462

 
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Post N° 190

Post n°190 pubblicato il 24 Settembre 2007 da languageisavirus001

L’odore dei morti te lo porti appresso ovunque

Ti s’appiccica addosso come colla sui vestiti nei capelli

Che quando qualcuno ti passa vicino

Subito lo senti dire

Quello fa il becchino

Ma ai morti bisogna portarci rispetto dico io

Non si può tirarli fuori dalle bare

E buttarli assieme come bestie

Senza pensare che non succede niente

Io che ci lavoro

So che un giorno saliranno tutti da sottoterra

Con le ossa e quello che c’è rimasto addosso

E dovremo rendergli conto di come li abbiamo trattati

Lo chiamano giorno dell’apocalisse lo chiamano

Mentre invece dal cielo

Verranno giù quattro cavalieri e chissà quant’altro

E non è che non ci si può credere a cose del genere

Perché lo vanno dicendo in chiesa

E so pure che di notte

Quando il cielo si fà nero come l’inchiostro

L’unico rumore che sento

Camminando tutto solo per il camposanto

È lo squittire dei topi là sotto che s’azzuffano

Per un pezzo di carne umana

A me hanno sempre detto

Che per permetterti di rompere le regole

Prima le devi conoscere per bene

E poi andarci d’accordo

E allora per non sbagliare non sgarro

E faccio quello che mi dicono

Per questo non ho paura di nessuno io

Manco dei morti

 

Immagine: Albrecht Durer “Apocalypsis cum figure”

 
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Post N° 189

Post n°189 pubblicato il 12 Settembre 2007 da languageisavirus001

C’è sto tale

Un tale che vive da queste parti

Mia sorella lo chiama Pelle di lucertola

E dice che viene daggiù

Insomma lui c’ha un aspetto tutto tignoso e bizzuto

E se lo guardi bene ti vengono dei brividi

Su per la schiena

L’altro giorno soffiava vento

Alzava un polverone così fitto

Che sembra farina da far ostie

E noi siam fuori

Abbraccetto sennò voliamo via

E proprio in fondo alla strada

Ti vediamo lui

Cammina di fianco ai muri

Con la sua faccia scura e gli occhi quasi chiusi

E già ci viene una paura da morire

Perché in giro non c’è più nessuno

E lo sentiamo cantare

Con sto vocione grosso grosso

Che pare il Malvagio in persona

E canta di uomini demoni e Dio

Che la parola Dio in bocca a lui

Non ci dovrebbe stare per niente

Quando siamo lì vicini

Pelle di lucertola ci guarda e ride

Con sti denti tutti gialli e ammucchiati

E poi ci chiede se ci piace la canzone

Allora io e mia sorella gridiamo di no

Con tutta quanta la voce che c’abbiamo dentro

E corriamo via

Corriamo come dei fulmini verso casa

E meno male che lui non c’è venuto dietro

A casa ci siamo chiusi dentro per bene

Non entrava nemmeno un filo di luce

E ci siamo messi a pregare forte

Mentre fuori il vento urlava come un matto

Siamo andati avanti tutta notte tanta era la paura


Che a furia di sgranarlo


Il rosario s'è mezzo consumato

Ma il Signore c’ha ascoltato

Perché la mattina era finito

Il vento non c’era più

Per le strade c’era pieno come prima

E Pelle di lucertola se n’era tornato da dove veniva

Immagine: Camposanto monumentale di Pisa: Il Trionfo della Morte, Buonamico Buffalmacco

 

 
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Post N° 188

Post n°188 pubblicato il 07 Settembre 2007 da languageisavirus001

La tua eresia tutta zen

Fatta di instant noodles e nessuna regola

E le tue spine nel fianco

Che ti fanno invecchiare in fretta

Quello che hai lo fai vedere

Senza timori senza vergogne

E aggiungi i giorni ad uno ad uno

Granelli di sabbia che si accumulano

In una costruzione senza fine

Il destino lo senti arrivare alle spalle

Un’esplosione incontrollata di violenza    

Che tutt’intorno lascia solo terra bruciata

Con passi leggeri e nervosi

Tenti di allontanarti

Sai bene che l’essenziale è invisibile agli occhi

Image of Tsukioka Yoshitoshi (1839 - 1892)

 
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Post N° 187

Post n°187 pubblicato il 01 Settembre 2007 da languageisavirus001

Ti piaceva camminare per quelle strade sporche

Rubare fiori e carità

Che pure anime cristiane avevano lasciato nelle chiese

E mostrare la collezione di peli pubici delle tue conquiste

Ti chiudevi in una cabina telefonica e parlavi

Le ubriacavi di parole e di storie

Questo è quanto mi dicevi ridendo

E poi te le facevi nella nostra stanza

Io aspettavo giu’ alla caffetteria

Un caffè bollente e quel vecchio frocio del proprietario

Che non sognava altro che farmi un pompino

E tu arrivavi tutto trafelato dopo un po’

Le mani nelle tasche del giubbotto

Ti sedevi su uno degli sgabelli e mi guardavi

Mentre uscivo per tornare su in camera

A buttarmi sul letto sfatto

Puzzo di sigarette e di aria viziata

Venticinque gocce di Valium per prendere sonno

 

Foto: cityscapewallpapers.com/foggy_night_amsterdam

 
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Post N° 186

Post n°186 pubblicato il 25 Agosto 2007 da languageisavirus001

Sono come quel re rimasto in un regno senza sudditi

Tutto intento a descrivere una traiettoria non convenzionale

Fatta di impudenze e malasorte

Affezionato solamente al suo vecchio babbuino bianco

Ormai cieco

O almeno presunto tale

Ma che sulle note dell'antica canzone

 “Buonafede e il trono smarrito”

Riusciva ancora a ballare in maniera grottesca

E a strappare un sorriso storto al suo padrone

Come il re non distinguo piu’ i giovani dai vecchi

Ciò che sarà o è già stato

E nelle lunghe ore di veglia alla luce di un sole analogico

Aspetto insieme alle mie concubine

Quella nemesi che forse ci spazzerà  con la sua furia

Mentre sogno ad occhi aperti

Di essere per una volta ancora

Padrone del mio destino

 

 

Foto: Casa Imperial de Mexico

 
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Post N° 185

Post n°185 pubblicato il 10 Agosto 2007 da languageisavirus001

Ho salvato la mia memoria

I ricordi e tutta una vita

In una unità pen drive da 1 GB

Ora la tengo al collo

A mo’ di collana

Al posto del crocefisso

Talvolta la inserisco nella porta USB del mio pc

Dove viene identificata come “Removable Disk G”

Ecco come mi chiamavo allora

Scorro i files e le immagini presenti

Per cercare di ricordarmi meglio

Chi ero e cosa facevo

Ma ciò che ne ricavo

È solo un vago senso di leggerezza

Una scossa

Quasi che fosse l’ebbrezza della fuga

Del perdersi e non ritrovarsi

Sorvolo a bassa quota ciò che mi circonda

Evocando esperienze che verranno

Prendo nota delle cose da fare

La mia vista s’è fatta così acuta che

Vedo i pixel ad uno ad uno

 
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Post N° 184

Post n°184 pubblicato il 15 Luglio 2007 da languageisavirus001

I AM CURRENTLY LOST

SORRY FOR THE INCONVENIENCE

 
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Post N° 183

Post n°183 pubblicato il 07 Giugno 2007 da languageisavirus001

The Hidden Files of Language Is A Virus

 

Il corpo del Cristo è adagiato in una teca di vetro isolata e climatizzata e riposa nella Sala Rossa dei sotterranei vaticani, una sala riservata poco distante dalla tomba di San Pietro, dove l’accesso è consentito solamente al Papa ed a pochissimo personale scelto e altamente qualificato per la manutenzione della teca.

Solo di recente la Clinica Pontificia ed i suoi medici sono intervenuti per una complicata operazione sul corpo della Sacra Reliquia con le tecniche più moderne a loro disposizione. A dimostrazione della bontà del lavoro effettuato dalla Clinica sembra che il Papa stesso si sia detto “entusiasta”.

La storia del ritrovamento del corpo del Cristo è avvolta dal mistero: pare che la Sacra Reliquia sia stata recuperata dalla spedizione del Cardinale Liebmann, in circostanze a dir poco rocambolesche e con l'aiuto della Divina Provvidenza, in una non meglio precisata località siberiana nello stesso giorno in cui i bolscevichi occupavano il Palazzo d'Inverno a Pietrogrado, Anno Domini 1917.

Constatata la buona conservazione dovuta alla rigidità del clima, la Sacra Reliquia venne acquistata quindi con l’avvallo vaticano dal Cardinale e segretamente portata in tutta fretta a Roma dove un’equipe scientifica formata da emeriti studiosi si mise subito al lavoro per accertarne l’effettiva autenticità.

Visti i risultati l’allora Pontefice, Benedetto XV, decise di considerare i resti come Segreto Papale e di scrivere un Bolla ad hoc, da far leggere ai suoi successori una volta varcato il soglio pontificio.

Sul perché la notizia del ritrovamento della Sacra Reliquia sia sempre rimasta top secret circolano diverse voci: la più accreditata dice che, sebbene si tratti dei soli resti umani del Cristo e che ciò non vada ad inficiare la dottrina cristiana della Resurrezione, il Vaticano sia comunque riluttante a portare a conoscenza dei fedeli e non il fatto che questi resti esistano. Risulta infatti praticamente impossibile ricostruire esattamente la cronologia degli spostamenti nel corso dei secoli della Sacra Reliquia e di come un contadino siberiano ne fosse venuto in possesso nei primi anni del secolo scorso. Il contadino peraltro, nel giro di poco tempo, divenne un punto di riferimento per migliaia di fedeli che accorrevano in pellegrinaggio presso la sua casa, fu così che il Vaticano venne a sapere dell’esistenza della Sacra Reliquia e il Cardinale Liebmann riuscì a battere sul tempo la Chiesa Ortodossa, in seguito spazzata via dalla Rivoluzione d’Ottobre.

La nostra fonte, che ha avuto modo di vedere il corpo del Cristo anche se per pochi istanti, descrive questa esperienza come assolutamente straordinaria, sembra infatti che la bellezza della luce che  emana dal corpo e che risplende nella Sala Rossa sia unica, tanto che il Papa passa diverse ore a settimana in meditazione nella sala. Grazie a queste indiscrezioni si è scoperto uno dei segreti più sconvolgenti nascosto nei sotterranei vaticani; il peso di queste rivelazioni speriamo possa abbattere il muro di gomma che avvolge il top secret e portare a conoscenza del mondo l’intera verità sulla questione.

 
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Post N° 182

Post n°182 pubblicato il 03 Giugno 2007 da languageisavirus001

estratti dal diario di un ego in disuso

 

Questa notte odora di cuoio e sigarette

Hai appena finito di parlare con un tale

Vestito di lattex nero

Spiegandogli in un linguaggio pomposo

La distinzione tra pornografia e arte erotica

Accompagnandolo nei meandri

Della perversione e devianza sessuale

Ubriacandolo di termini medici precisi e puntuali

Ora lui ti guarda fisso con quegli occhi di luna

Vacui come se avesse perso la memoria

O che dimostrano forse disinteresse

Nei confronti delle tue pur valide argomentazioni

 

Così ti volti e lo lasci solo

Ad annaspare nella sua vasca da pesce rosso

Tutt’intento a farsi vedere in giro per il locale

Ti prende sottobraccio la sosia giapponese di Marilyn

Biascica sgraziatamente un chewing gum alla cannella

Ed è appena rientrata da Tokio

Dove sostiene di averti incrociato in un Love Hotel a Shibuya

Il tuo sesto senso ti suggerisce di darle ragione

Intorno a voi persone iniziano a muoversi concitate

Quando una babbuino bianco entra in scena

Tenuto al guinzaglio da tre nani inguainati

Capisci che è venuto il momento di andartene

 

Marilyn di mandorla ti vuole seguire a tutti i costi

La porti a casa tua

Appartamento mezzo vuoto in un palazzo nuovo

Sul letto un flacone di pastiglie

Ne prendi una te e una lei

Iniziate a parlare di nuovo

La Teoria della Ri-evoluzione non sortisce gli effetti desiderati

Si addormenta poco dopo l’introduzione

Te la scopi lo stesso piano piano

Quasi a non volerle disturbare il sonno

Sullo schermo della tv

Scorrono le immagini di un video porno

Che avresti voluto farle vedere

(Image of Misty Keasler)

 
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Post N° 181

Post n°181 pubblicato il 24 Maggio 2007 da languageisavirus001

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Armati di un fucile a pompa Remington rubato in un negozio di pegni, di un punteruolo rimediato chissà dove e della loro furia, entrarono nel piccolo supermarket 7eleven indossando delle maschere di gomma dei Tre Porcellini. Una luna gonfia, pallida e deforme li guardava dall’alto.

Il commesso del turno di notte dietro la cassa, non ebbe nemmeno il tempo di posare il giornale sportivo che stava leggendo che fu raggiunto da un pallettone calibro 12 Magnum. L’effetto fu devastante: il colpo sparato da meno di due metri gli sventrò la cassa toracica. Gli occhi del ragazzo, sbalzato dallo sgabello contro il muro, rimasero spalancati e increduli come quelli di una bambola di pezza.

L’altra commessa in servizio nel supermarket fu raggiunta mentre, semiparalizzata a terra dalla paura, tentava di strisciare verso il retro del negozio, in due la immobilizzarono minacciandola col punteruolo, il terzo invece, senza pensarci troppo, le infilò la canna del fucile in bocca e premette il grilletto proprio quando la ragazza stava iniziando a pisciarsi addosso. Sul pavimento di linoleum giallastro sembrò formarsi un arcobaleno con i colori della morte.

Il più vecchio dei Tre Porcellini aprì la cassa e ne prelevò il contenuto: duecentocinquantaquattro dollari; subito dopo non riuscì a nascondere il proprio disappunto per il magro bottino buttando giù la cassa dal bancone  e prendendola a calci. Poi tutti insieme riempirono di sigarette e quant’altro delle buste di plastica ed uscirono precipitosamente come erano entrati, dirigendosi verso la macchina lì di fronte, dimenticandosi tanta era la foga, di togliersi le maschere di gomma. 

Randy Jackson, di ritorno dallo Sweetie-O, vide una macchina svoltare a velocità folle, con i pneumatici che stridevano sull’asfasto bagnato dall’umidità notturna e rimase a bocca aperta quando si accorse che chi guidava l’auto e i suoi passeggeri erano i Tre Porcellini, nonostante ciò neanche per un solo istante prese in considerazione l’idea di smettere di bere.

 
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Post N° 180

Post n°180 pubblicato il 17 Maggio 2007 da languageisavirus001

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3diversi stati di coscienza 2.0

 

Sogni sottili come carta si sono inseguiti

Volteggiando tutta notte

Atmosfere svagate

E piccoli drammi familiari

Proiettati con tremolanti immagini

In bianco e nero

Su un telo di mussolina

 

Al risveglio attraverso le gelosie

Si vede un chiarore liquido e lattiginoso

Giallo come la candeggina

Seguito da un blando tentativo

Di resistere alla forza di gravità

Finito nel nulla

Il tempo che scivola indisturbato

 

Un’ombra nuda sul muro

Movimenti ripetuti ostinatamente

E il sangue caldo e vischioso

Che scorre al ritmo di parole non udibili

Se si chiudono di nuovo gli occhi

Rimane un sottile strato

Fatto di ceralacca e caolino

 
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Post N° 179

Post n°179 pubblicato il 15 Maggio 2007 da languageisavirus001

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W LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE

 
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Post N° 178

 

Post N° 177

Post n°177 pubblicato il 13 Maggio 2007 da languageisavirus001

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3 diversi stati di coscienza

 

Sogni sottili come carta si sono inseguiti

Volteggiando tutta notte

Atmosfere svagate

E piccoli drammi familiari

Proiettati con tremolanti immagini

In bianco e nero

Su un telo di mussolina

 

Al risveglio attraverso le gelosie

Si vede un chiarore liquido e lattiginoso

Giallo come la candeggina

Seguito da un blando tentativo

Di resistere alla forza di gravità

Finito nel nulla

Il tempo che scivola indisturbato

 

Un’ombra nuda sul muro

Ripete ostinatamente una serie di movimenti

Sangue caldo e grasso

Suoni di parole non udibili

Se si chiudono di nuovo gli occhi

Rimane un sottile strato

Fatto di ceralacca e caolino

 
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Post N° 176

Post n°176 pubblicato il 27 Aprile 2007 da languageisavirus001

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I suoi denti d’oro

Se qualcuno me lo chiedesse

E’ questa la prima cosa che mi verrebbe in mente di lui

Il sorriso grottesco

Che illuminava chi gli stava di fronte di una luce oscena

E poi l’odore di terra esplorata con unghie ipertrofiche

Mi raccontava di come appena sveglio

Il fiato già corto per via di quel cuore di maiale

Che sosteneva battergli forte nel petto

Appuntava in versi tutto ciò che aveva sognato

Su un libricino che portava sempre con sé

E che lui andava dicendo

Avrebbe fatto resuscitare i morti

Ricordo il giorno che me ne andai  

Sotto il piccolo ombrello nero dal manico d’osso

In una pioggia battente

Iniziò a leggermi con voce poderosa quei versi

Nella stazione quasi deserta le sue parole

Rimbombavano come nelle volte di una cattedrale

E lui continuava a leggere imperterrito

Anche quando mentre il treno partiva

Agitavo la mano per salutarlo

Mezzo busto fuori dal finestrino

E lo vedevo ormai distante

Gli occhi grandi spalancati sul mondo

 
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Post N° 175

Post n°175 pubblicato il 11 Aprile 2007 da languageisavirus001

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Tua moglie si rinchiude nella stanza di fianco

Nuda e con il filo del Tampax che le penzola tra le gambe

La guardi trascinarsi dietro le sue imprecazioni

Il sottile collo bianco deformato dall’ira

Mentre una musica per aeroporti in sottofondo

Cerca di attutire l’impatto delle parole

E il rumore del traffico ronzante come uno sciame d’api

Per un momento appari riflesso nel vetro

Due buchi neri al posto degli occhi

Apri la porta e la raggiungi

Tanfo di brutti ricordi e sangue marcio

I pensieri che si accavallano in maniera disordinata

Il tuo braccio destro descrive un ampio movimento circolare

Prima di colpirla violentemente sulla parete occipitale

L’effetto immediato è quello di metterla a tacere

Svenuta per terra con le gambe spalancate in maniera oscena

Ti viene voglia di spingere dentro con forza quel Tampax

Fino a farle soffocare la vagina

Ti inginocchi per guardarla bene da vicino

Intorno alla bocca rossa la pelle è scavata

Da piccole rughe di espressione

I capelli biondo cenere arruffati

Coprono la fronte spaziosa

Vai in bagno e prendi il rasoio

Prima di immergerti riempi la vasca con acqua calda

Le ultime parole le scrivi su un foglio di carta bagnata

 
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Post N° 174

Post n°174 pubblicato il 29 Marzo 2007 da languageisavirus001

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Quell’estate l’avevo passata più che altro leggendo e facendo il cameriere in una caffetteria, concedendomi un unico lusso: andare a vedere qualche concerto. Solo roba anni ottanta e non molto impegnata, tipo The Cars o Stray Cats.

Alla domenica invece ero entrato in questo giro di pakistani, indiani e cingalesi che si trovavano per giocare a cricket al parco. Il fatto è che un giorno stavo prendendo il sole ai bordi di quello che consideravano il campo da gioco quando mi arrivò tra i piedi questa pallina di pelle, che educatamente gli tirai indietro e subito mi invitarono a gran voce ad unirmi a giocare visto che, a parer loro, ero un lanciatore nato.

Nelle settimane passate in loro compagnia più che delle regole del cricket, che mi appassionavano relativamente, mi ero lasciato sedurre dal cibo. Sì perché se è vero che quelle partite erano senza fine, duravano giorni interi e ci si dava appuntamento alla settimana seguente per poterle finire, c’erano delle vere e proprie pause, regolamentate, per il pranzo ed il tè in cui i giocatori, me compreso, si rifocillavano con tutto quel ben di Dio che portavano e offrivano dimostrando una grande ospitalità. Tra riso briany con carne di montone, curry, kebab, zuppe, pollo e agnello, contorni di verdure mai viste prima e spezie multicolore, c’era da perdersi in un mare di sapori ed odori. Si mangiava a gambe incrociate su delle coperte stese per terra, quasi sempre senza posate o con la sola mano destra, visto che la sinistra era considerata impura e se qualcuno ti chiedeva se ne volevi ancora, ti conveniva solo dire di sì.

Gli unici inconvenienti erano due: quando scoppiavano le liti tra le diverse etnie (più che altro pakistani e indiani) dove io, unico bianco, mi vedevo costretto a fare da paciere, tra insulti che volavano in chissà quali lingue e quando si toccava l’argomento religione. Erano rappresentate le più diverse confessioni e così capitava che mi venisse chiesto di andare ad assistere ad una cerimonia presso il tempio hindu piuttosto che in una moschea. In quel caso io sorridevo e basta senza dire nulla, con questa sensazione di pudore e timidezza, ma anche con la certezza che, se avessi iniziato a parlare, sarei andato avanti per sempre con tutti i miei dubbi ed il mio risentimento.

Con settembre e le prime pioggie le partite di cricket furono sospese sino alla primavera successiva e le mie frequentazioni con i miei nuovi amici si diradarono sempre più. L’unico che vedevo con una certa regolarità era Kumar, indiano titolare di un ristorantino dove mi faceva mangiare a metà prezzo.

A metà settembre invece abbandonai la caffetteria per andare a lavorare in un’agenzia pubblicitaria. Il mio stile ridondante e il mio linguaggio apocalittico non erano però particolarmente ben visti, soprattutto quando scrivevo annunci che invece di essere concentrati in due righe si prolungavano per tre pagine intere. La sintesi non è sempre qualità, dicevo io, ma i titolari la pensavano diversamente ed è così che dopo nove settimane mi ritrovai senza un lavoro.

 
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Post N° 173

Post n°173 pubblicato il 15 Marzo 2007 da languageisavirus001

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Gli occhi rossi per il sonno

Ho guidato tutta notte sotto una luna cattiva

Canzoni gospel e talk show radiofonici a farmi compagnia

Seguo le orme di passi sconosciuti

Sino al bar della stazione di servizio

E una volta dentro

Accarezzo l’idea di saltare la fila mettendomi a sparare

A bruciapelo

Giro un super8 nella mia testa

E vedo tutta la scena fotogramma per fotogramma

Quasi che fosse un film americano

La cameriera mi sorride

Il bianco perla dei suoi denti finti

Mal si combina con la divisa da lavoro

Non abbiamo nemmeno più il coraggio di dirci queste piccole verità

Butto giù il caffè

Acqua calda polvere e terra di piantagione mi si mischiano in bocca

Poi con voce ciancicante

Dico qualcosa sulla prossima volta che capito da queste parti

Esco

Un sole giallo piscio mi guarda da un cielo di marmo

Difficile dire se la libertà abbia delle regole

E quale sia il prezzo da pagare

 
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