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Post N° 233

Post n°233 pubblicato il 21 Novembre 2007 da mediareport

AVVISO

QUESTO BLOG SOSPENDE

LE PUBBLICAZIONI

 

Tutte le notizie ed i commenti che sarebbero apparsi qui

(e l’archivio)

saranno da ora in poi ospitati dai seguenti blog:

 

http://massimocoppa.ilcannocchiale.it

 

e

 

http://blog.libero.it/massimocoppa

 

 

Grazie a tutti coloro che hanno dato fiducia a questo (fallito) progetto

 
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Post N° 231

Post n°231 pubblicato il 14 Novembre 2007 da mediareport

Rivoluzione grafica pianificata o soluzione improvvisata
per scazzo con l’hosting?
RESTYLING A DAGOSPIA, MA C’E’ ARIA DI MISTERO

Pochi minuti fa, forse preso da improvvisa invidia per l’orgia di restyling che si vedono in giro nell’informazione italiana (dai quotidiani cartacei ai siti Internet d’informazione), il leggendario DAGOSPIA ha messo on line una nuova versione grafica del suo sito Internet.

L’impatto è ovviamente scioccante, abituati oramai alla tradizionale versione.

Tra l’altro si annusa aria di mistero. La piattaforma che ospita il nuovo Dagospia è Excite e, a dire il vero, l’aria del blog c’è, a partire dall’indirizzo: digitando infatti il tradizionale www.dagospia.com si viene ”rediretti” su “http://dagospia.excite.it”.

Vuoi vedere che è successo qualche scazzo tra Roberto D’Agostino e l’hosting del suo sito, ed ha dovuto ripiegare in fretta e furia su una soluzione di emergenza?

Comunque sia, lunga vita al re del gossip e dell’informazione alternativa, non paludata ed ipocrita.

 
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Post N° 230

Post n°230 pubblicato il 14 Novembre 2007 da mediareport

Perché questa corsa all’omogeneità anche estetica dell’informazione?
IN EDICOLA IL NUOVO “CORRIERE”: BELLO, MA TERRIBILMENTE SIMILE A TANTI ALTRI GIORNALI


Dopo tanti annunci rivolti a creare sapientemente un’aspettativa, oggi il “Corriere della Sera” è arrivato in edicola con una nuova veste grafica e di formato.

Indubbiamente la rivoluzione c’è stata ed il risultato, in sé, non sarebbe neanche negativo.

Vorrei però che qualcuno mi spiegasse perché c’è questa corsa al restyling a tutti i costi, anche pagando il pedaggio di perdere l’originalità estetica e tradizionalmente caratteristica di un giornale.

Insomma, il nuovo “Corriere” sarà bello, potrà piacere, ma adesso nell’aspetto assomiglia a tanti altri giornali che già si assomigliano fra loro.

Una corsa all’omologazione ed alla “moda” che non si capisce a cosa dovrebbe portare, se non al trionfo dell’omogeneità persino nei prodotti dell’informazione.

Forse è solo la caduta dell’ultima barriera: la salvaguardia delle apparenze. Nella sostanza è da tempo che la gran parte dell’informazione italiana ha perso ogni originalità.

Nell’immagine: la prima pagina del numero odierno del “Corriere” con la nuova veste grafica

 
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Post N° 229

Post n°229 pubblicato il 08 Novembre 2007 da mediareport

La lezione di Mao applicata ai (rari) giornalisti scomodi.
La grande finanza mobilita gli avvocati
“COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO”:
GERONZI QUERELA “REPORT” E LA RAI

La stampa italiana, è notorio, non vanta grandi scatti di reni verso il potere. Anzi, le reni sono normalmente abbastanza piegate. Ma la situazione non potrà che peggiorare ulteriormente se si ricorre all’intimidazione giudiziaria (specie con l’arma della richiesta di risarcimento) contro qualche giornalista che fa veramente il suo mestiere.

Lo so, non ci siamo abituati, ma qualcuno pure c’è. Diciamo meglio: “qualcuna”, al femminile.

Milena Gabanelli, instancabile mente e conduttrice del programma “Report” (domenica sera, Rai Tre), che spesso ci ha dato un esempio di cosa sia veramente il giornalismo di denuncia, domenica scorsa ha osato puntare l’attenzione, tra gli altri, verso il banchiere Cesare Geronzi.

La Gabanelli ha giustamente osservato che, come dire, non è proprio il massimo dell’eleganza e dell’etica consentire che uno con i precedenti e le pendenze di Geronzi figuri ormai tra i personaggi più potenti d’Italia e vada a presiedere Mediobanca, un tempo considerato il “salotto buono” della finanza italiana, senza che nemmeno la Banca d’Italia, massima autorità di sorveglianza, eccepisca niente.

Geronzi ha fatto sapere di aver dato mandato al suo pool di legali di presentare querela penale e richiesta di risarcimento danni alla Gabanelli e, ovviamente, alla Rai.

Così la Gabanelli impara… La lezione dell’immortale presidente Mao è sempre attuale: “Colpirne uno per educarne cento”…

Tra i banchieri più importanti d’Italia (è stato la mente geniale della fusione Unicredit-Capitalia), Geronzi è stato condannato in primo grado a un anno e nove mesi di reclusione per concorso in bancarotta nell’Italcase-Bagaglino, e rinviato a giudizio per i disastri Parmalat e Cirio.

Insomma, un grande finanziere, ma con qualche problema: una condannuccia lì, un rinvietto a giudizio qui, un’inchiestina là. Eppure gode di stime incondizionate e trasversali e nessuno ha da ridire nulla sul suo presenzialismo, finanche in Mediobanca. Sarebbe accaduto ai tempi del mitico Cuccia, severissimo censore e moralista?

Intanto, all’estero, di queste smagliature se ne accorgono eccome. Il “Financial Times”, la Bibbia del giornalismo finanziario internazionale, il 25 luglio di quest’anno, per esempio, ci ha fatto sopra un servizio…

 
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Post N° 228

Post n°228 pubblicato il 06 Novembre 2007 da mediareport

Le reazioni al post su Enzo Biagi: insulti a raffica
SIAMO UN PAESE DI CONFORMISTI

A riprova di quanto sia seguito il benemerito sito DAGOSPIA, uno dei pochi posti in Italia dove si possono scrivere e leggere cose al di fuori del pauroso conformismo di questo Paese, il mio commentino controcorrente su Enzo Biagi (vedi post precedente a questo), passato inosservato nei miei blog, dopo essere stato valorizzato da D’Agostino ha improvvisamente totalizzato insulti via mail e on line.

Si spazia dall’ingiuria semplice all’augurio di morte. Qualcuno che la pensa come me o, quantomeno, argomenta civilmente, per fortuna c’è: in ogni caso, faccio qualche scongiuro.

Nella maggior parte dei casi chi mi insulta, anche in privato, non porta argomentazioni valide e, di fatto, non ha capito quello che ho scritto.

C’è persino chi, come un certo “Buster Brown ed il fido Medoro”, come al solito trincerandosi, ovviamente, dietro l’anonimato, si risente pure che Dagospia mi abbia dato spazio.

Io non ho scritto “di aver capito tutto di Biagi mentre gli altri non hanno capito niente”: semmai vorrei denunciare l’incredibile ipocrisia di chi oggi ne piange la scomparsa. Quanti pensano veramente ciò che dicono?

Poi non si capisce perché Biagi debba essere lodato in quanto (come ha detto il TG 1 pochi minuti fa) non nascondeva le sue opinioni scomode (qualcuna ne avrà avuta, evidentemente) mentre io debba essere invece crocifisso per non essermi unito al coro di peana in favore dell’illustre penna scomparsa.

 
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Post N° 227

Post n°227 pubblicato il 06 Novembre 2007 da mediareport

Sono subito cominciate le commemorazioni totalmente acritiche
SI E’ SPENTO ENZO BIAGI, E GIA’ NE FANNO
UN SANTINO

Stamattina, intorno alle ore 8.00, presso la clinica “Capitanio” di Milano, dove era ricoverato da alcuni giorni per seri problemi cardiaci, si è spento Enzo Biagi, figura storica del giornalismo italiano.

***

Pietà per la dimensione umana del personaggio e rispetto verso il doloroso mistero della morte, a cui tutti siamo destinati.

Tuttavia, e a dispetto del profluvio di commemorazioni acritiche e di santificazioni mediatiche a cui stiamo già assistendo (peraltro preparate per tempo, come si fa in questi casi), è lecito nutrire molte riserve sull’opera del giornalista, quantomeno negli ultimi vent’anni.

Innanzitutto, e si capisce già dalla risposta dei mezzi d’informazione, assistiamo ad un culto della personalità a cui un giornalista non dovrebbe mai essere destinato: ma capisco che questa è una battaglia persa, perché i giornalisti-star sono in congruo numero (anche se poi c’è la massa anonima di colleghi che tirano la carretta quotidianamente e per quattro soldi).

Quantomeno negli ultimi anni Biagi ha firmato articoli ed interventi televisivi di una banalità sconcertante, in stile temino di scuola elementare scritto sul quaderno a quadretti; poi c’è quell’antiberlusconismo feroce che lo caratterizzò specialmente dopo il cosiddetto “editto bulgaro” che lo allontanò dalla Rai, e quindi non scevro dal sospetto di un odio dettato da lesa maestà personale; e che dire delle cifre spropositate guadagnate anche in Rai, e quindi frutto del canone pagato dai soliti fessi, circostanza che sminuisce il suo grido di dolore per i diritti traditi? Quando si viene comunque ricoperti d’oro il dolore si attenua… Eccome!

Insomma, tante cadute di stile che ne offuscano la lunghissima carriera e che conferiscono l’aria della commemorazione di regime alle esternazioni ufficiali del momento.

 
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Post N° 226

Post n°226 pubblicato il 04 Novembre 2007 da mediareport

Coraggioso “mea culpa” del curatore dell’inserto culturale
del “Sole 24 Ore”
CHIABERGE RICORDA: “QUEI GIORNALISTI CONTRO CASALEGNO”, POI UCCISO DALLE BR


Oggi la prima pagina dell’inserto culturale domenicale del “Sole 24 Ore” contiene un editoriale del curatore, Riccardo Chiaberge, che è un pugno nello stomaco di ogni giornalista italiano, specie se non più giovanissimo.

Prendendo spunto da una mostra sui cosiddetti “anni di piombo”, Chiaberge ricorda l’assassinio di Carlo Casalegno, freddato dalle Brigate Rosse nel novembre 1977, or son giusto trent’anni.

Allora Casalegno lavorava alla “Stampa” di Torino, come del resto l’attuale curatore della “Domenica” del “Sole 24 Ore”.

Pochi giorni prima il direttore del quotidiano, Arrigo Levi, aveva risposto ad un volantino di minaccia dei terroristi annunciando la sua fiera resistenza intellettuale, ed accusando il movimento politico “Lotta Continua” di Adriano Sofri di fiancheggiare la violenza brigatista.

Allora (come oggi) molti giornalisti avevano il cuore a sinistra, oltre ad essere ciechi verso l’insorgente violenza rossa: era l’epoca dei “compagni che sbagliano” e delle Brigate Rosse sospettate di essere in realtà fascisti provocatori travestiti.

Ci fu una levata di scudi all’interno della redazione. Venne redatto e firmato da molti un documento di censura alla direzione, e tra i firmatari c’era lo stesso Chiaberge il quale, molto onestamente e coraggiosamente, oggi rivela di aver firmato e di pentirsene da trent’anni, almeno da quando è stato ucciso Casalegno.

Chiaberge ha durissime parole di critica verso sé stesso, ed è da ammirare per questo. Velenosa, però, la conclusione della sua riflessione: “Non ho mai smesso di pentirmi di aver firmato quel documento. E gli altri della lista? Coraggio, colleghi, se ci siete battete un colpo”.

Qualcuno farà autocritica? Sia consentito dubitarne.

 
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Post N° 225

Post n°225 pubblicato il 30 Ottobre 2007 da mediareport

Falso comunicato dell’Authority, rilanciato acriticamente
dalle agenzie di stampa
L’ANTITRUST INDAGA MEDIASET, MA ERA UNA BURLA

Molte agenzie di stampa italiane hanno oggi lanciato la notizia di un’istruttoria dell’Autorità antitrust su Mediaset, sospettata di “abuso di posizione dominante” nella televisione digitale.

Ma la notizia era totalmente falsa, benché confezionata ad arte e spedita alle agenzie di stampa da un indirizzo Internet che simulava quello dell’Authority.

E’ stata la stessa Authority a smentire la circostanza, presentando denuncia contro ignoti alla magistratura.

Detto per inciso: questa burla, abbastanza riuscita, la dice lunga sul pressappochismo che caratterizza il lavoro dei giornalisti italiani e del primo terminale della notizia, l’agenzia di stampa…

 
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Post N° 224

Post n°224 pubblicato il 25 Ottobre 2007 da mediareport

Chiesto l’elenco dei fornitori
INCHIESTA “WHY NOT”, LA POLIZIA VISITA
IL QUOTIDIANO DELL’UDEUR

La sede del “Campanile Nuovo”, il quotidiano ufficiale dell’Udeur di Clemente Mastella, è stata oggi visitata dalla polizia giudiziaria, su mandato della Procura di Catanzaro, nell’ambito dell’inchiesta “Why Not” che vede, tra le ipotesi di reato, il dirottamento illecito di finanziamenti pubblici europei e che annovererebbe tra gli indagati anche il capo del governo Romano Prodi ed il ministro della Giustizia Mastella.

Un comunicato del consiglio di amministrazione del “Campanile Nuovo” afferma quanto segue.

Il Consiglio di Amministrazione de «Il Campanile Nuovo» informa che ufficiali della polizia giudiziaria si sono presentati nella sede del quotidiano, a Roma in Largo Arenula 34, su mandato della Procura di Catanzaro. La polizia giudiziaria, molto correttamente, ha evidenziato che la ragione della loro presenza era legata ad una richiesta di acquisizione di copie di documenti. Quindi né una perquisizione né alcuna richiesta imperativa. Sostanzialmente, la polizia giudiziaria ci ha informato che potevamo o meno, discrezionalmente, mostrare quanto oggetto di richiesta di esibizione. Siamo contenti che le indagini proseguano e facciano il loro corso perché  non abbiamo nulla da nascondere né tanto meno da temere per quanto concerne la nostra gestione. Abbiamo invitato la polizia giudiziaria ad estrarre copia di tutto quanto ritenuto utile, in immediato riguardo, alla richiesta avanzata”.

 
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Post N° 223

Post n°223 pubblicato il 25 Ottobre 2007 da mediareport

Lo scandalo di Rainews24
CENTO GIORNALISTI E 35 MILIONI DI EURO
PER TREMILA SPETTATORI!


Una benemerita inchiesta del “Giornale” di oggi ha contribuito alla
consueta incazzatura che contraddistingue tutti i coglioni che, come me, pagano regolarmente il canone Rai.

L’articolo svela che Rainews24, un canale satellitare della Rai, ha in organico la bellezza di cento giornalisti, costando 35 milioni di Euro all’anno!

E tutto questo spiegamento di uomini e mezzi viene allestito per una platea che si compone di ben… tremila spettatori quotidiani in media!

 
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Post N° 222

Post n°222 pubblicato il 25 Ottobre 2007 da mediareport

Gli industriali della sanità privata possiedono già “Libero”
ed il “Riformista”
L’”UNITA’” PASSA ALLA FAMIGLIA ANGELUCCI


Come famiglia di imprenditori è veramente bipartisan. Gli Angelucci non fanno caso se un giornale tifa a destra, a sinistra o al centro. Tant’è vero che hanno la proprietà sia del “Riformista”, quotidiano della sinistra chic, che di “Libero”, il giornale tifosissimo del centrodestra diretto da quel marpione di Vittorio Feltri.

E, come se non bastasse, la famiglia di industriali della sanità privata sta per acquistare addirittura l’”Unità”, ex quotidiano comunista ed in procinto di un colossale restyling data la nascita del Partito Democratico. Pare che la somma pattuita si aggiri intorno ai 20 milioni di Euro.

In tutto questo Walter Veltroni, primo leader del Pd, non sarebbe molto soddisfatto della situazione.

 
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Post N° 221

Post n°221 pubblicato il 20 Ottobre 2007 da mediareport

Si guadagnerà di più con le pubblicità che facendo pagare
gli accessi. Pochi gli esempi simili in Italia
IL “NEW YORK TIMES” RIVOLUZIONA IL WEB: GRATIS GIORNALE ED ARCHIVI ON LINE

Da qualche giorno il “New York Times”, ancora oggi il quotidiano più famoso ed influente del mondo (nonostante alcuni scivoloni capitati negli ultimi anni), ha preso una decisione che, indubbiamente, è epocale e lascerà il segno nel concetto stesso di disponibilità dei contenuti su Internet: ha reso gratuito l’accesso non solo all’edizione quotidiana, ma anche all’archivio di tutti i suoi articoli a partire dal 1986 e fino ad oggi. Continuano ad essere disponibili gratuitamente on line addirittura tutti gli articoli dal 1851 al 1923. Stranamente, invece, gli articoli dal 1924 al 1985 restano a pagamento.

Diverse considerazioni si impongono.

Innanzitutto bisogna rendere onore al “New York Times” per aver realizzato un’opera di digitalizzazione e trasferimento elettronico di un archivio cartaceo sterminato. Molte biblioteche, emeroteche ed istituzioni italiane (oltre, ovviamente, ai giornali) dovrebbero prendere esempio da uno sforzo simile: non credo sia solo l’indisponibilità finanziaria ad impedire casi analoghi da noi…

Ma, soprattutto, il prestigioso quotidiano americano reintroduce nel mondo del web una circostanza che apparteneva alle sue origini, ma che da molto tempo ormai era andata persa: la gratuità dei contenuti.

Nell’infanzia di Internet il concetto di libertà e di gratuità (“free”, come si dice) era un cavallo di battaglia. Era l’epoca d’oro nella quale era possibile leggere ancora “Repubblica” o il “Corriere della Sera” senza andare in edicola e senza spendere una Lira (a quei tempi ancora la moneta nazionale).

Poi, ad uno ad uno, quasi tutti i giornali sono diventati a pagamento anche on line. Oggi solo pochi quotidiani sono disponibili gratis in rete, anche se a partire da una certa ora del giorno (ad esempio il “Giornale”, il “Mattino”, il “Messaggero”). Qualcuno addirittura non prevede proprio la consultazione del quotidiano cartaceo su Internet, neanche a pagamento (è il caso, inspiegabile ed anacronistico, del “Sole 24 Ore”).

Che è successo a New York? Sono impazziti? No, ed è per questo che parlo di una nuova era per l’informazione in rete. Gli amministratori del “New York Times” si sono resi conto che, fatti i dovuti calcoli, analisi e proiezioni, probabilmente si guadagnerà di più a rendere visibile giornale ed archivio gratis con qualche banner pubblicitario (che non dà fastidio a nessuno, diciamoci la verità) piuttosto che facendoli pagare ed ottenendo, di fatto, la rinuncia di molti.

Ora c’è da sperare che altri giornali e riviste seguano l’esempio. E, soprattutto, che l’esempio sia seguito in Italia…

 
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Post N° 220

Post n°220 pubblicato il 19 Ottobre 2007 da mediareport

Il piano voluto dal direttore Thompson
BBC, 1.800 LICENZIAMENTI IN ARRIVO


Nei prossimi sei anni dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere licenziate 1.800 persone, tra le quali 600 giornalisti.

E’ questo il piano di ristrutturazione voluto dal direttore Mark Thompson per la BBC, radiotelevisione di Stato britannica con un bilancio in sofferenza e con una struttura elefantiaca tale da sembrare quasi… una piccola Rai.

Naturalmente i sindacati si oppongono ed annunciano lotta dura (e senza paura).

 
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Post N° 219

Post n°219 pubblicato il 13 Ottobre 2007 da mediareport

L’attacco viene da destra e da sinistra: sia il “Giornale”
che “Liberazione” allegano feroci pamphlet di critica
NASCE IL PARTITO DEMOCRATICO ED IN EDICOLA TRIONFANO I LIBRI CONTRARI

Domani, domenica 14 ottobre, è il grande giorno (si fa per dire): si vota per le cosiddette “primarie” rivolte alla nascita del Partito Democratico e del suo management.

Evento indubbiamente epocale, che riunisce due partiti (Ds e Margherita) invece che fondarne un terzo; dovrebbe semplificare lo schieramento istituzionale e dare vita ad una grande forza di sinistra socialdemocratica, in linea con quanto viene fatto in Europa e nell’Occidente in generale da decenni. Ci si ispira addirittura (è stato affermato esplicitamente) al Partito Democratico americano.

Nell’immediato questa nuova formazione porterà, paradossalmente, a fibrillazioni all’interno dello stesso governo.

Di certo l’avversione per questa operazione non manca, a destra come a sinistra.

Due iniziative editoriali lo testimoniano in maniera emblematica.

Oggi il “Giornale”, quotidiano vicino a Silvio Berlusconi, per un modico sovrapprezzo consente l’acquisto di un libricino che è, in pratica, un feroce pamphlet contro il Pd, il cui acronimo viene ironicamente reinterpretato come “Partito della Discordia”. E fin qui siamo quasi nella fisiologia: è evidente che il centrodestra abbia in antipatia il Pd.

Meno evidente, ma altrettanto logico, è che anche a sinistra il Pd venga visto male. Sono molti i settori ad avversarlo, e per diverse motivazioni. Uno di questi è quello che fa capo a Rifondazione comunista. La sinistra estrema (un tempo si sarebbe detto “massimalista”) ha giustamente in uggia una forza politica che rafforzi la sinistra moderata e riformista. Si è arrivati al punto che, oggi, il quotidiano di Rifondazione, “Liberazione”, alleghi, a prezzo politico, un libretto duramente ostile a Walter Veltroni, in predicato di diventare leader del nascente Pd. Veltroni è accusato di pensare solo ai propri interessi, di essere tutto immagine e niente concretezza, di non avere una idea che sia una e, soprattutto, di avere un ego ipertrofico. Non per niente il pamphlet si intitola “Walter Ego”…

 
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Post N° 218

Post n°218 pubblicato il 13 Ottobre 2007 da mediareport

Giovanni Bazoli chiede una riunione della proprietà per discutere la nuova linea editoriale contraria al governo Prodi
IL DIRETTORE DEL “CORRIERE DELLA SERA” RISCHIA IL POSTO

E’ un brutto momento per il direttore del “Corriere della Sera”, Paolo Mieli. Forse addirittura un momento esiziale.

Il governo Prodi sarà pure alla frutta, ma nelle stanze dei poteri italiani che contano ha ancora degli amici.

Uno è sicuramente Giovanni Bazoli, presidente del colosso bancario Intesa-Sanpaolo e quindi tra i componenti del famoso patto di sindacato che ha la proprietà del “Corriere della Sera”.

Questo “patto” rappresenta, da sempre, il cosiddetto “salotto buono” della finanza e dell’industria italiane che contano, che hanno cioè le migliori entrature istituzionali e riescono ad avere molta voce in capitolo nell’amministrazione dello Stato.

Ebbene, questo pezzo grosso di Bazoli ha deciso improvvisamente che proprio non gli va giù l’attuale linea editoriale del “Corriere”. Ieri ha quindi chiesto formalmente una riunione urgente e straordinaria del patto di sindacato con un solo punto all’ordine del giorno: la discussione della linea editoriale del giornale e la rimozione del direttore.

Come spiega oggi l’”Unità” c’è un casus belli riguardante la mancata pubblicazione di una notizia, ma ovviamente si tratta solo della classica goccia che fa traboccare il vaso. In realtà Bazoli contesta a Mieli un eccesso di personalismo, l’aver fatto del “Corriere” il proprio personale set per l’esercizio del potere e, soprattutto, l’improvvisa giravolta che ha portato il giornale dall’appoggio esplicito a Prodi nella campagna elettorale del 2006 (il famoso “endorsement”) alle critiche costanti e quotidiane delle ultime settimane.

Insomma, la nuova linea di Mieli non piace all’editore. E non piace nemmeno il calo delle vendite del giornale.

Ce n’è abbastanza per mettere in discussione la direzione.

Ma a Mieli non resta neanche un amico? Non proprio. Gli amici ci sono, e potenti: Montezemolo, Della Valle, Geronzi, Tronchetti Provera. Ma potrebbero non bastare, questa volta.

 
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Post N° 217

Post n°217 pubblicato il 11 Ottobre 2007 da mediareport

E’ finita anche la luna di miele tra centrosinistra
ed informazione faziosa
BAVAGLIO ALL’INFORMAZIONE, PRODI E’ COME BERLUSCONI: PAROLA DI SANTORO E TRAVAGLIO


Niente da fare. Non è finita solo la luna di miele tra centrosinistra e magistratura faziosa, ma anche tra centrosinistra ed informazione faziosa…

Michele Santoro si è trovato a doversi giustificare, per la trasmissione che tanto fastidio ha dato a Mastella, addirittura davanti alla Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai.

Riferendosi alle critiche di Romano Prodi (“Ho letto i resoconti della trasmissione e mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà, della professionalità e dell’appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la giustizia”), Santoro ha detto: “Non spetta al presidente del consiglio né a un normale deputato esprimere giudizi sulla mia professionalità in senso delegittimante. Ritengo una grave forma di maleducazione polemizzare con trasmissioni che non si sono viste”.

Come se non bastasse, il conduttore di “AnnoZero” ha aggiunto: “Prodi non ha compiuto atti censori, però ha manifestato una sintonia culturale con Berlusconi nell’atteggiamento di intolleranza verso l’informazione”.

Come dire: sono la stessa cosa. Concetto peraltro suffragato anche da Marco Travaglio, a sua volta nel mirino del governo (e di Mastella). Riferendosi al famoso “editto” che Berlusconi, quando era al governo, emanò dalla Bulgaria e che vide rotolare le teste di Santoro, Biagi e Luttazzi, Travaglio ha detto: “Il giudizio di Prodi su AnnoZero è un diktat di sapore bulgaro emanato da Torino anziché da Sofia”.

 
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Post N° 216

Post n°216 pubblicato il 08 Ottobre 2007 da mediareport

Durissimo attacco al direttore della corazzata di via Solferino
GAD LERNER CONTRO PAOLO MIELI: “IL ‘CORRIERE’ GLI SERVE A FARE POLITICA”


Durissimo attacco di Gad Lerner a Paolo Mieli.

Il direttore del “Corriere della Sera” ormai si barcamena tra un governo per il quale fece la famosa scelta (l’”endorsement”) e la devastante sensazione della prossima fine di questa maggioranza. Ormai sulle pagine della corazzata di via Solferino le critiche a Prodi sono quotidiane, insistite, variegate.

E Lerner lo ha attaccato oggi a Milano, ad un incontro della lista di Rosy Bindi per il Partito Democratico (dove peraltro Lerner è candidato).

In Italia  - ha detto - i direttori di giornale sembrano rispondere più di responsabilità politiche che dei loro risultati di vendita. Io trovo che di fronte ai propri azionisti un direttore risponde del suo prodotto, della sua qualità e delle sue vendite. Mi risulta che, da quando è direttore Paolo Mieli, le vendite del ‘Corriere della Sera’  hanno sempre il segno meno. Poi dopo si ragiona anche di politica. Invece in Italia abbiamo proprietari di giornali ai quali interessa molto poco quanto vende il giornale, se fa utili o non fa utili, perché i soldi li fanno altrove. Il giornale gli serve a condizionare la politica”.

 
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Post N° 215

Post n°215 pubblicato il 06 Ottobre 2007 da mediareport

Svolta epocale dopo l’operato dei giudici Forleo
e De Magistris e le bordate di Santoro?
SINISTRA-MAGISTRATI-INFORMAZIONE:
E’ FINITA LA LUNA DI MIELE?

E’ proprio vero che bisogna sedersi sulla riva del fiume. Il cadavere altrui, prima o poi, passerà.

La sinistra ha ottenuto la fine della cosiddetta “Prima Repubblica” e la distruzione di un’intera (pessima) classe politica giovandosi dell’operazione “Mani Pulite”, vale a dire di un’offensiva mediatico-giudiziaria di cui risuonano ancora echi sinistri.

Pensava di andare al potere, se non altro per assenza di avversari, ma Berlusconi, nel 1994, bloccò la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto.

E’ stata luna di miele, tra la sinistra e la magistratura inquirente, per quasi quindici anni. Qualche volta, in tempi più recenti, c’è stato qualche screzio, ma in linea di massima la corrispondenza di amorosi sensi è rimasta.

Oggi, però, qualcosa è cambiato. Forse più di qualcosa. Diciamo pure che pare sia cambiato tutto.

Prima il Gip Clementina Forleo, poi De Magistris… Chi sono questi giudici che si permettono di indagare sui mammasantissima del centro-sinistra? Chi ieri ha goduto o, comunque, è sopravvissuto alla grande alla tempesta giudiziaria degli anni ruggenti, con il vitale corollario della grancassa mediatica, oggi si sente raggelare o avvampa di collera. Ma come?! Ci sono magistrati che osano macchiarsi di lesa maestà? Addirittura la Forleo lo proclama proprio: “Ho gridato che il re è nudo”.

Ebbene sì, questi giudici ci sono. E gli amici dell’informazione? Incredibile: andati pure quelli. E’ stato chiaro nell’ultima puntata di “Anno Zero”. Non avrei mai creduto che mi sarei trovato a difendere Santoro, il faziosissimo Santoro. Eppure, per una trasmissione giornalistica sta venendo giù il Paese. In un colpo solo, il ministro Mastella vuole sfiduciare il consiglio di amministrazione della Rai (ci voleva così poco!) ed il capo del governo, Romano Prodi, ha addirittura dichiarato: “Ho letto i resoconti della trasmissione e mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà, della professionalità e dell’appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la giustizia”.

Salute! Ma non era Berlusconi quello che ce l’aveva con Santoro, quello dell’”editto bulgaro” che lo congelò alla Rai?

Un’epoca sembra finita. Il circo mediatico-giudiziario sta per essere archiviato? Anche la sinistra, ora, proverà sulla sua pelle quanto faccia male un’inchiesta giudiziaria, vieppiù amplificata dagli organi d’informazione? E’ presto per dirlo, ma vivaddio siamo riusciti a vedere anche questo.

 
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Post N° 214

Post n°214 pubblicato il 05 Ottobre 2007 da mediareport

Ma a che gioco stanno giocando?
BEPPE GRILLO ATTACCA DURAMENTE IL TG1,
CHE RISPONDE CON UN’INTERVISTA CELEBRATIVA ALLA FIGLIA…

Misterioso scazzo tra Beppe Grillo ed il direttore del TG1, l’ineffabile Gianni Riotta.

Sul suo blog, ieri, l’ex comico, oggi arrevotapopolo, ha attaccato duramente Riotta, accusandolo di aver trasmesso, domenica sera, un servizio su di lui ampiamente tendenzioso e negativo.

Queste le parole di Grillo: “Il nostro dipendente Gianni Riotta, pagato con il nostro canone, ha dedicato la scorsa domenica sera sul Tg1 un servizio di un minuto e 23 secondi al blog. Nel servizio, (…) si associa il blog al nazismo e al negazionismo. Riotta si ispira al giornalismo anglosassone, parla inglese correttamente ed è stato pure a New York. E’ un giornalista vero, uno che dà le notizie con il tipico understatement britannico. Infatti la sera dell'otto settembre ha dedicato 29 secondi netti al V-day. Nessuna segreteria politica lo aveva avvertito. E’ il giornalista del ‘panino’, quello che fa commentare ogni sera i politici su qualunque fatto, in rigorosa sequenza senza che si capisca mai un c...o”.

Insomma, un attacco durissimo da parte di Grillo, motivato dalla convinzione di aver subito un’offesa ed un’ingiustizia.

Eppure, incredibilmente, ieri sera il TG1 diretto da Riotta, sorvolando totalmente sulle parole di disprezzo e sull’atteggiamento di Beppe Grillo, come se niente fosse ha trasmesso un servizio filmato avente ad oggetto… La figlia di Beppe Grillo!

Definita dal TG senza mezzi termini “strepitosa”, è indubbiamente una bella ragazza, ed anche piuttosto personaggio: piercing alle labbra, cantante in una band, barista sexy, grafica computerizzata e, in generale, grande spigliatezza di fronte alla telecamera. Tutto il servizio era un panegirico a lei, ma soprattutto al di lei padre, appena reduce da sanguinosa offensiva contro il direttore del telegiornale.

Qui qualcosa non quadra!

 
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Post N° 213

Post n°213 pubblicato il 02 Ottobre 2007 da mediareport

Ne valeva la pena?
NASCE IL NUOVO SITO DEL “CORRIERE”, MA SEMBRA QUELLO DELLA “STAMPA”


Stamattina il sito Internet del
“Corriere della Sera”, inspiegabilmente, sembrava non volersi aprire. Poi, finalmente, una volta visualizzato, la spiegazione è saltata subito all’occhio: c’era stata una rivoluzione.

Il sito è totalmente cambiato, e vi è anche una nota di spiegazione autocelebrativa.

Per ora, però, le cose non vanno molto bene. La navigazione è lentissima e molte immagini e strutture grafiche non vengono visualizzate. Vabbè, i soliti problemi tecnici dei parti, uniti forse ad un massiccio afflusso di Internauti curiosi.

Comunque sia, il vecchio sito già mi manca. Ormai era un classico dell’informazione on line italiana, ed era abbastanza caratteristico.

Questo nuovo promette mirabilie ma, in definitiva, organizzato in tre grosse bande verticali, con tutte le notizie in titoli allineati a sinistra, sembra inspiegabilmente ed inquietantemente troppo simile a quello della “Stampa”, persino nella grafica dei caratteri: provare per credere.

 
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