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« Etnie in via d'estinzioneOra siamo una repubblica... »

I veri obiettivi del ministro Ferrero

Post n°84 pubblicato il 09 Agosto 2006 da theriddle
 
Foto di theriddle

VOTO AGLI EXTRACOMUNITARI / Il ministro Ferrero insulta la Lega sul Corsera
La furbata elettorale della sinistra

 

Le accuse sono le solite: xenofobia e razzismo. E arrivano sulle colonne del Corriere della Sera di domenica a firma di Paolo Ferrero, neo ministro della Solidarietà sociale. Quella, per intenderci, a senso unico. E cioè verso gli immigrati. Quasi che gli italiani si debbano sentire in colpa di essere nati da queste parti.
Ma cosa scriveva Ferrero? In un confronto di riflessioni con Magdi Allam sul tema dell’immigrazione e della nuova legge sulla cittadinanza, il ministro comunista parte da una considerazione fatta il giorno prima dal giornalista di via Solferino, Gian Antonio Stella. Che, sulle norme appena varate dal governo, avanza dei sospetti sulla proposta e cita lo stesso Ferrero: «Chi nella politica ha avuto premi dalla popolazione sollecitando paure e discriminazioni verso gli immigrati dovrà poi tener conto del loro peso elettorale». Concetto ribadito domenica dallo stesso ministro. «Credo infatti che la politica - tutta la politica - non potrà non «tener conto» del fatto che gli immigrati che fino ad ora potevano sì vivere, mangiare e lavorare in Italia, ma che non potevano votare, ora potranno farlo. Di questa importante novità tutti dovranno tener conto, ed è evidente che l’eco di tutto ciò si farà sentire in modo particolare in alcune zone e su alcune aree politiche». Ferrero pensa in particolare «alla Lega». «Credo che nelle provincie di Treviso, Brescia, Bergamo e in tutta la fascia pedemontana, dove la presenza dei lavoratori migranti, richiamati a migliaia dalle necessità del sistema produttivo, è molto forte, e dove un partito esplicitamente xenofobo come la Lega raccoglie molti consensi, l’acquisizione del diritto di voto da parte degli immigrati modificherà decisamente la dialettica politica e forse renderà sconveniente la propaganda razzista».
Poi spiega: «Il punto non è perciò che il voto agli immigrati sposterà l' asse della politica italiana verso sinistra, valutazione che invece Stella attribuisce del tutto arbitrariamente al sottoscritto, quanto piuttosto che questa novità contribuirà a cambiare complessivamente e positivamente la dialettica del sistema politico del nostro Paese, a destra come a sinistra, ed in particolare al Nord». Una precisazione che fa pensare. Gli immigrati risiedono quasi tutti tra Lombardia e Veneto. Due Regioni dove la sinistra continua a prendere sonore “scoppole” elettorali. Gli osservatori politici sottolineano che la nuova normativa sulla cittadinanza e il diritto di voto agli immigrati vada esclusivamente nella direzione di garantirsi un bel gruzzolo di consensi stranieri per spostare i poteri delle due Regioni più ricche del Paese. Ma Ferrero nega e si appiglia alla volontà «di garantire al Paese una nuova dialettica politica».
Poi il paradosso. Il ministro cita «il fatto che una parte dei consensi elettorali venga ottenuta sulla base di come trattare quella parte di popolazione che non può votare» significa «un corrompimento oggettivo della democrazia». Parole che suonano strano visto che la legge varata dal Cdm unionista punterebbe proprio a garantirsi un nuovo bacino di voti nella popolazione extracomunitaria. Il tutto a scapito di un’altra parte della popolazione: ossia gli italiani.
Voler scardinare province come Treviso, Bergamo (per stare a quelle citate da Ferrero) attraverso il voto agli extracomunitari è la cosa peggiore che si possa fare. Cioè, come dice Stella, soltanto «una furbatina elettorale».
Resta il fatto, come ricordava domenica Magdi Allam sul Corsera, che spetterà al confronto parlamentare «sostanziare in modo adeguato e esauriente il concetto e il processo correlato di integrazione, al pari della definizione dell’insieme dei doveri a cui sarà tenuto l’aspirante cittadino italiano». Scontato - scrive il vicedirettore ci via Solferino - che «questa questione susciti reazioni forti». Di fatto l’integrazione degli immigrati e la cittadinanza sono l’altra faccia della medaglia dell’identità sociale e nazionale. Ed è quest’insieme che andrà a forgiare un nuovo «modello italiano di convivenza». Un traguardo ambizioso «che potrà essere conseguito soltanto dando delle risposte convincenti e condivise sul sistema dei valori in cui crediamo e che ci rappresentano». Di qui l’opportunità - chiosa Allam - che «su questa delicatissima e cruciale questione si realizzi il più ampio consenso dentro e fuori il Parlamento». Sarebbe infatti «un gravissimo errore politico immaginare di poter regolare questa materia con una maggioranza governativa risicata, senza tener conto delle fondate e legittime riserve e critiche dell’opposizione». A tal fine - aggiunge lo studioso - è necessario «che la futura legge sull'immigrazione tenga conto di quattro requisiti».
In primo luogo «deve iscriversi nel contesto di un «modello italiano di convivenza», fondato sulla certezza dei nostri valori e sulla condivisione della nostra identità nazionale». Secondo, la legge deve essere un insieme organico, al cui interno gli enti locali e le Ong collaborano nel perseguire un comune traguardo. Terzo, «dobbiamo far tesoro dell’esperienza e degli errori di chi in Europa ci ha preceduto nell'accoglienza degli immigrati, per prevenire e reprimere in tempo quei fenomeni che sfociano nella creazione di ghetti etnico-confessionali-identitari, fino all’esplosione della conflittualità interna anche con la deriva del terrorismo».
Quarto, «dobbiamo considerare con la massima attenzione la peculiare sensibilità e paura della gente nei confronti della minaccia dell’estremismo e del terrorismo islamico, che trovano fondamento nella realtà di una emergenza internazionale». Vedremo.
S. G.

POLEMICHE DOPO LE PAROLE DEL MINISTRO
«Ferrero vuole solo colpire il Carroccio»
 
 
Le parole del ministro della Solidarietà Sociale hanno destato scalpore e una marea di polemiche. La sua analisi tutta politica del provvedimento che taglia gli anni necessari per la cittadinanza dimostrano il vero obiettivo del Governo. Non c’entrano nulla i diritti degli immigrati o la possibilità di integrarli. Quello che conta, per Paolo Ferrero, esponente di Rifondazione Comunista, è mettere in difficoltà la Cdl nel Nord. Solo una questione di voti, nient’altro. «La destra dovrà tenere conto anche del peso elettorale dei nuovi cittadini -ha spiegato Ferrero, puntando il dito contro la Lega Nord - in particolare nel Nord».
«Sono sbalordito» è l’amaro commento i Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso. «Mi sento offeso, come presidente della Provincia di Treviso e come cittadino trevigiano. Ma il Ministro sa quel che dice? - si è chiesto Muraro - Il nostro territorio ha dovuto confrontarsi con una forte immigrazione, specie negli ultimi tempi, perché lavoratori da molti paesi sono giunti qui pensando di trovare il paradiso, l’eldorado del lavoro. Cosa che da tempo la Marca Trevigiana non è più. Abbiamo comunque accettato questi immigrati nel nostro territorio, pienamente rispettosi di chi veniva a lavorare onestamente da noi. Né sono testimonianza le azioni che abbiamo dovuto mettere in atto proprio per venire incontro a queste persone: il fondo di garanzia e rotazione per l’affitto delle case, la convenzione con l’Ater per l’emergenza abitativa, i servizi per l’impiego, la guida multilingue “Vivere in Italia” e quella sugli infortuni sul lavoro, sono solo alcuni esempi. Per questo, - aggiunge - il ministro Ferrero parla senza cognizione di causa. Parla da leader di partito e non da Ministro, in modo assolutamente irresponsabile. Penso che dovrebbe dimettersi, nel Governo precedente sono stati cacciati Ministri per molto meno. Il Ministro Ferrero farebbe meglio a pensare ai veri problemi che affliggono il territorio: qui da noi - ha proseguito - c’è gente che rimane senza lavoro dopo una vita, che versa in gravi difficoltà economiche, le aziende chiudono, migliaia di lavoratori sono in mobilità e si moltiplicano le cassintegrazioni. Insomma, il Ministro Ferrero sappia che sono davvero deluso. Deluso e offeso. Anche se Prodi non gli ritirerà le deleghe, credo che qui a Treviso non sarà più riconosciuto come Ministro».
«L’obiettivo - gli fa eco Roberto Ciambetti, consigliere regionale Veneto della Lega Nord - è quello di spazzare via la Lega e ciò dovrebbe preoccupare tutti, perché la Lega nasce e si consolida in quanto dà voce non a generiche paure, non alle pulsioni razziste, bensì a problemi reali ai quali la politica non ha dato risposte. Che si dia il voto agli extracomunitari o no, il problema dell’assistenzialismo statale, del centralismo e della burocrazia rimarranno, anche se è facile prevedere che questi temi scivoleranno dall’agenda politica superati da altre, e drammatiche, emergenze. Per capirlo basta rileggere la frase del ministro Ferrero mutando però il soggetto: infatti chi governerà con il voto degli extracomunitari “dovrà tener conto del loro peso elettorale”. Più alto sarà il contributo alla scalata o al mantenimento al potere, più alto, e salato, sarà il conto da pagare anche davanti a partiti fondamentalisti. Non sarebbe infatti sorprendente vedere la comunità straniera di fede islamica ricompattarsi attorno ad un partito confessionale o trovare negli integralisti i propri portavoce. Che prezzi dovrà e potrà pagare il futuro governo? - conclude Ciambetti - E a chi? E queste non sono domande da basso razzismo, da vergognose paure né da xenofobo, ma che un po’ tutti dovremmo porci».


[La Padania: 08/08/2006] 

 
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....
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