De Andrè Un Posto Che Si Chiama Arrivederci

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De Andrè

La grande nazione indiana dei pellerossa d’America annovera tra le sue file la tribù dei “senza popolo” e dei “senza nome“, uno sciame di lupi solitari che viaggiano soli per i quattro angoli del continente nordamericano per professare il proprio stile di vita, anarchico e solitario, in piena comunione con il cielo, la terra, e per alcuni di loro, con il proprio cavallo, unico vero amico e compagno fedele di un cammino, di un’intera esistenza. Gente che giunta ad una certa età abbandona il suo campo per non farvi più ritorno, per sciogliere non i propri legami di sangue, ma i legami sociali, tribali, di casta, ereditari, come ereditario è quel mondo, quel modo di vivere in cui non riescono a specchiarsi.

Nella società moderna occidentalizzata del duemila, globalizzata e ideologicamente collegata nelle sue varie componenti, esiste al pari una grande tribù trasversale alle divisioni economico-classiste di cui questa è composta, che va dalla prostituta al drogato, passando per l’impiegato modello. Una moltitudine di persone sparse nei più svariati angoli del globo, uniti da un’uguale speranza, illusione, utopia, visione. Gente destinata a condurre una vita comunque randagia al di là del proprio benestare, a rovistare tra gli angoli bui del proprio essere, a vivere ai margini di questa società in cui non trova motivi di comunione e identificazione. Fabrizio De Andrè ha dato voce a questa marea di anime che dal balcone del primo piano o sopra una quercia, davanti al cerchio di un pozzo o in un campo di papaveri rossi, alza gli occhi al cielo manifestando la stessa ansia di ricerca: “Quella di vivere in un mondo che non deve essere necessariamente più giusto o migliore, sicuramente più ricco di significati e aderente al proprio modo di sentire e percepire, una vita scelta, costruita, voluta, non predestinata e immutabile nei suoi elementi“. Perché la vita, prima di poter essere o divenire un meraviglioso dono è un’eredità, e a certe condizioni di origine, alquanto pesante e gravosa, cui sovente fatichiamo a raddrizzare e a modellare con le nostre azioni secondo le nostre sembianze. Una scelta che qualcuno ha posto in essere per noi.

Da questo passaggio fondamentale, troppo spesso ignorato, si snoda la dimensione del Faber uomo, artista, poeta, anarchico, sognatore. Le sue creature, estrapolate dalla vita che ci scorre davanti ogni giorno, acquistano un’intensità e un vigore nuovo, ripulite della miseria e della mestizia quotidiana, un’umanità che sfugge sotto la luce malata del sole, come quella “lettera vera di notte e falsa di giorno“. Non più canto di un momento, delirio episodico, ma ragione e sostentamento di un’arte e di una speranza di cui, oggi, siamo a piangerne il mancato rinnovarsi.

De Andrè Un Posto Che Si Chiama Arrivederciultima modifica: 2022-11-11T15:52:21+01:00da CrossPurposes

7 Comments

  1. simona scrive:

    Il più grande cantautore italiano di sempre.
    “Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento”*_*

    1. · · con un senso di soave immortalità · · · benché le sue parole siano ormai disperse chissà · Resta profondo e struggente ︾ grazie Mille

  2. CrossPurposes scrive:

    Scrivere qualcosa di originale su Faber è oggi oggettivamente difficile, per questo ho preferito dare un taglio diverso all’articolo, un ricordo personale che profuma di viaggio tra alcune sue canzoni e visioni. Ricordando di sottolineare quanto manchi oggi una persona come lui nello scenario musicale attuale, con il suo impegno civile militante, che va ben oltre l’arte e la poesia musicale.

    1. sai che secondo me anche l’impegno di CSI ha un valore più che mai attuale? C’è molto cantautorato che si è fatto un gran bel mazzo e gruppi altrettanto per illuminare coscienze ….

      1. CrossPurposes scrive:

        I C.S.I. rappresentano hanno rappresentato l’avanguardia del cantautorato militante impegnato prestato al rock. Nati dalle ceneri dei CCCP con il loro punk filosovietico in salsa emiliana (Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni), grazie anche all’apporto dei transfughi dei Litfiba dei tempi d’oro (Maroccolo, Magnelli, Canali a cui si aggiunse Ginevra Di Marco alla voce, moglie di Magnelli) hanno arricchito le loro sonorità, ma anche testi e tematiche si sono allargate con testi molto ricchi di riferimenti e poeticamente molto suggestivi. Album come Linea Gotica sono patrimonio dell’Umanità, con quei riferimenti a Fenoglio, il parallelismo dalla Resistenza della Linea Gotica per arrivare alla Guerra dei Balcani con la distruzione alla Biblioteca di Sarajevo cantata in Cupe Vampe. Per non dire del magnetismo solenne e recitativo di Giovanni Lindo Ferretti nel canto di alcune canzoni.

        1. mi facevi anche notare una certa delusione politica di uno del gruppo, post “muro” diciamo ..

          1. CrossPurposes scrive:

            Hai mixato due argomenti diversi di un discorso che facemmo diversi mesi fa *_* Il primo era quello relativo alla caduta del muro di Berlino e alla conseguente dissoluzione dell’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) e trasformazione in CSI (Confederazione degli Stati Indipendenti) che ha avuto un suo riflesso nel gruppo, con conseguente trasformazione di nome da CCCP – Fedeli alla linea a CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) che ha visto anche una virata musicale (per cambio dei componenti del gruppo), musicale (dal punk ad una musica più stratificata e ricca di influenze di vario genere) e anche una maturazione artistica e contenutistica. Poi c’è il discorso della “conversione” del cantante Giovanni Lindo Ferretti che ad un certo punto del suo cammino ha abbracciato posizioni cattoliche e conservative, in aperta discontinuità con il suo passato di estrema sinistra, andando a fondare un nuovo gruppo chiamato P.G.R. (Per Grazia Ricevuta). Più che di sua delusione, parlerei di una delusione diffusa di chi lo seguiva, non solo per la sua cifra artistica, ma anche per le sue idee e posizioni politiche. Al punto da portare al divorzio con il compagno collega chitarrista Massimo Zamboni con cui fino ad allora aveva condiviso l’intero percorso musicale dei CCCP e dei CSI, ma con cui di fatto condivideva anche le posizioni politiche. Tuttavia, sono sincero, io non ho mai seguito i P.G.R. (e non perché Ferretti abbia abbracciato altre convinzioni, sono questioni sue personali, ad un certo punto preso da altro nella mia onnivora curiosità musicale li ho accantonati), non ho ascoltato i loro brani e di conseguenza non mi sono nemmeno messo dietro alle esternazioni di Ferretti nel corso degli ultimi anni, quindi non ho elementi per pronunciarmi sulla questione. Sono rimasto a T.R.E. (Tabula Rasa Elettrificata) dei CSI.

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