Amore

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La schiena appoggiata alla palma, un braccio sollevato e piegato dietro il capo, portavi un grande cappello bianco da cui spuntavano i tuoi riccioli rossi, a proteggere la pelle delicata e grandi occhiali scuri che riflettevano il mare. Ti sorrisi e guardai il costume bianco, legato su una spalla, il laccio sulla schiena altrimenti nuda, il tessuto teso sul tuo seno. Lo fissai alzarsi ed abbassarsi, ipnotico, seguendo il segno che lasciava premendo sul tessuto.

Abbassai lo sguardo per riprendere fiato e guardai gli stretti shorts che ti fasciavano i fianchi. Seguii la dolce curva dalla vita scivolare verso le gambe, invitanti, il luccichio della sabbia.

Seguii con lo sguardo le gambe snelle, i piedi nei sandaletti bianchi mentre ti alzavi sulle punte, inarcando la schiena, invitante. Il mio sorriso si allargò e mi avvicinai sfiorando il tuo corpo con il mio. Sollevai una mano e mi fermai a mezz’aria, chiedendomi se fossi reale, se saresti svanita al mio tocco bruciandomi le dita. Chiusi gli occhi e tesi il braccio, timoroso. Ti sfilai gli occhiali e sentii il tuo sguardo su di me, caldissimo.

Ti sfiorai la pelle del viso e mi stupii. Era fresca, liscia e morbida. Ne seguii la dolce curva con i polpastrelli fino alle tue palpebre. Chiudesti gli occhi anche tu, per lasciarti toccare. Spostai la mano verso la linea delle labbra perfette e sentii che le socchiudevi. Sentii il tuo respiro sfiorare la mia mano, bollente.

Sentii le dita bruciare.

© Il passo

Sotto il cielo

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Sotto il cielo che tace e sospira, nel cuore il fuoco che brucia e consuma. Mani furtive, parole spezzate, un amore rubato tra sguardi tremanti e notti incantate.

Ti sfioro con lo sguardo, nel cuore il battito di amanti lontani. Sussurro parole d’amore, tra ombre e segreti che il giorno nasconde, il cielo confonde.

E forse domani il vento mi porterà verso un orizzonte di speranze, o forse rimarrà soltanto il ricordo di baci sospesi.

Brucia il tocco, tremante e impaziente, di carezze ardenti e segrete. O forse rimarrà solo il fuoco che spezza il respiro, la fiamma che sfida il mondo.

© Il passo

Il sole per te

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A cosa serve che il sole sorga ogni giorno, se poi non illumina il tuo sorriso? Sono pronto a rinunciarci, che si spenga piuttosto. A che serve se il vento freddo spazza il tuo cielo buio? Voglio il tuo sorriso e guarda amore, ho rubato il sole per te.

Ora è una colata di luce sulle tue montagne e rimbalza in cerca dei riflessi dei tuoi capelli e dei loro bagliori per carpirne il segreto. A cosa serviva se non poteva giocare con i tuoi occhi trasparenti e meravigliosi? Ho rubato il sole per te.

Alzo gli occhi al cielo e lo vedi anche tu, vero? Finalmente libero e splendente. Guarda, amore, lo ho appeso nel tuo cielo perché è quello il suo posto. Ora potrò guardare il tuo sorriso. Nulla, nulla può sostituirlo lo sai? Per questo lo ho rubato.

Tiepide lacrime disegnano il mio viso. Poso lo sguardo sulle mie mani, sento le ustioni sulla pelle, sento la carne viva pulsare. A mani nude lo ho rubato per te.

Guardo le mie mani, le ombre che il nuovo sole proietta sul suolo.
Sono ombre a forma di cuore.

© Il passo

Mute parole

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Immerso nel parco ferito, circondato dal rombo dell’acqua, ascolto la tua voce di mute parole. 

Dalla forza di un tuo lieve sospiro, guarda nel cielo grigio, il graffio di luce.

E del mio pianto di gioia il parco si veste e di verde brillante, avvolto da gorgoglii d’acqua gentili e dal dono del tuo respiro. 

Lui afferra tra i rami la tua voce silenziosa e la stringe a sé.

 

© Il passo

Profumi

OIPAveva un profumo particolare quella mattina di sole e vita, un profumo che le si posava sulle labbra sulle quali passava lentamente la punta della lingua per sentirne il sapore di fiori spontanei, dei frutti di gelso, piccoli e acerbi, di fragoline timide e birichine che si nascondevano sotto le verdi foglie, giocando con il soffio delicato di un venticello svogliato, che godeva il riposo della domenica. Giorno di festa a ridosso della fine della scuola, era quasi estate, vestiti leggeri, occhiali da sole, gelato alla liquirizia, granite al limone.
Aveva un profumo l’aria di quella mattina e un sapore agrumato che provocava sete, una arsura delicata ed il bisogno di dissetarsi bevendo da altre labbra… un bacio ed un altro ancora… acqua d’amore. E c’era gioia in ogni cosa, tra le fronde ombrose, tra i fili d’erba, nei suoi occhi, nel suo cuore.

Aveva un buon sapore la vita quella mattina ed un profumo mai sentito a disegnarle prospettive, sogni, desideri, speranze su quelle labbra che, lasciavano intravedere appena i denti bianchi.
L’acqua del fiume scorreva senza forza, dondolando i rami più bassi del salice ed il sole filtrava tra lo smeraldo delle verdi foglie, creando trasparenze che, posandosi sul terreno arso e biancastro, creavano giochi di luci e ombre che si accendevano e spegnevano come lucciole, mentre il cuore batteva il ritmo di un canto tornato alla mente arrivando da lontano … da un tempo in cui cantava a quella vita che credeva accoglierla con amore ed una cornucopia di gioia.
Aveva… aveva un profumo speciale, quella mattina, anche la foschia! che si sollevava dall’ acqua del canale come un respiro e le accarezzava il volto lasciandolo umido, mentre il sole le si posava sul sorriso, sulle labbra rosse, sulle gote dipingendo piccole lentiggini. Lo sguardo verde topazio, si muoveva a raccogliere ogni dettaglio, partendo dagli occhi per arrivare all’anima, dolce custode che li avrebbe trasformati in ricordi. Passi accanto ad altri passi, senza rumore ma attenti a non calpestare chi scodinzolando felice, correva inseguendo una libellula, saltellando per afferrare un grillo… rincorrendo un pettirosso.
Non esisteva nient’altro in quella mattina per lei, né passato né futuro, solo il profumo di quel momento di vita dal sapore che stordiva il palato, che appagava e non saziava e chiedeva:  – ancora, ancora, ancora – bacio dopo bacio.

© L’incanto

 

Il Sentiero

Il sentiero era sinuoso, ombreggiato, costeggiava un canale. Il vento leggero gli accarezzava la pelle, creava fruscii e lievi melodie di foglie ed acqua. Camminava spedito mentre la sua mente volava verso il suo amore. Le avrebbe stretto la mano con forza, pensò, come per accertarsi che non potesse lasciarlo. La avrebbe attirata a sé e l’avrebbe baciata. Sentì forte il brivido percorrergli la mano, arrivare al petto.

Il sentiero svoltò bruscamente verso destra e vide i grandi alberi che disegnavano i confini del terreno.

Arrivato alla radura le avrebbe mostrato il prato che degradava verso il fiume. La avrebbe baciata, stretta a sé ancora, posato le mani sul suo splendido viso e baciata ancora. Si sarebbe dissetato del suo sorriso.

Ripensò al sentiero laterale, seminascosto, al desiderio di altri baci e di aria pura. Ripensò a quel respiro che diventava suo, a quelle labbra morbide e calde come una promessa d’amore. Ne voleva ancora, ancora e sempre.

Arrivò davanti ai due alberi sentinella e sospirò. Abbassò lo sguardo in cerca di un’anima leggera e giocosa, mai ferma. Avrebbe saltellato tra loro, felice, cercando di intrufolarsi scodinzolando, nel loro abbraccio. Sorrise.

Guardò il campo ricoperto di fiori selvatici ne respirò l’intenso profumo. Lo assalì Il desiderio del profumo della sua pelle. Chiuse gli occhi.

Lasciò che il sole gli accarezzasse il viso.

© Il passo