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Fuga all'estero
Post n°386 pubblicato il 01 Settembre 2012 da ziryabb
Cervelli in America, imprenditori in Asia, Chef in Australia, magistrati in Guatemala, giovani laureati in Brasile , evasori ai Caraibi e infine politici, banchieri e broker in ...
Norvegia! Anzitutto non c'è l'ergastolo. Il massimo della pena è di 21 anni ma bisogna fare fuori 77 persone in due attentati diversi. "Nel nuovo carcere di Halden, ogni cella è dotata di televisore, frigorifero e finestre prive di sbarre per permettere un maggiore afflusso di luce. Oltre alle cucine, i detenuti hanno a disposizione spazi comuni (ogni 10 o 12 celle) per attività fisiche, creative ed istruttive. Sono offerti infatti corsi di cucina e di musica ed oltre ad un percorso per il jogging il carcere è anche provvisto d'una parete per l'arrampicata. [Non è un allenamento per preparare la fuga. Chi ha voglia di fuggire? Per andare dove? C'è vita su Terra?] Le guardie carcerarie sono per metà donne e non armate: pare che le pistole creano intimidazione e distanza sociale. Ai detenuti sono poi somministrati questionari su come pensano sia possibile migliorare la propria esperienza detentiva." (Da Wikipedia alla voce Carcere d Halden)
******************************* La cosa strana è che nonostante il carattere alberghiero delle carceri,soltanto il 20% dei detenuti in Norvegia viene arrestato nuovamente nei 2 anni successivi alla scarcerazione (confrontato con il 50%/60% in UK e USA). Pare che una cella in carcere ha un prezzo. In Italia, per ogni detenuto, il conto è di 50 euro al mese. E se non li hai... Celle sovraffollate, condizioni igieniche drammatiche, spazi di detenzione lontani dal minimo dei 7 metri quadrati. E una piccola beffa: tutto questo il detenuto lo deve anche pagare: 1,7 euro al giorno, 50 al mese. Nella lingua della burocrazia, si chiamano «spese di mantenimento»: servono a coprire il costo dei pasti, l’usura e il ricambio delle lenzuola, i prodotti per pulire la cella. Una condanna a quattro anni di reclusione, per esempio, costa a chi la sconta 2.400 euro. Ai 13.990 detenuti che lavorano, sia per l’amministrazione penitenziaria che all’esterno, la somma viene detratta direttamente in busta paga. Gli altri pagano in un’unica soluzione, alla fine della detenzione: chi non paga riceve un’ingiunzione e ne risponde con tutto quello che possiede. Quest’obbligo può essere però trasformato in giorni di libertà vigilata, con precise tabelle di conversione: un giorno di restrizione della libertà ogni 250 euro. E poi c’è chi non può pagare perché non ha nulla. In quel caso può chiedere al magistrato la «remissione del debito». A due condizioni: dimostrare di essere nullatenente. E aver tenuto una buona condotta in carcere. (Fonte: radici-press.net) |
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