Blog
Un blog creato da Less.is.more il 16/02/2012

Concept store

L'eleganza dell'essenziale

 
 

 

A proposito di felini...

 

Caro Bersani, 

"Mai dire gatto se non ce l'hai nel sacco!"

 

 

"È populista chiedersi quali «sacrifici» hanno compiuto l'on. Rosy Bindi, faccio per dire, o chessò il senatore Latorre, in questi ultimi quindici mesi, mentre alcune centinaia di migliaia di italiani perdevano il loro posto di lavoro? È populista chiedersi quali effetti del «rigore» governativo abbiano subito l'on. Bondi o l'on. Cesa, sempre tanto per dire, nello stesso periodo, mentre ottocentomila famiglie italiane chiedevano la rateizzazione delle bollette della luce e del gas che non riuscivano a pagare, o decine di piccole aziende e di negozi erano costretti ogni giorno a chiudere? È populista? Forse sì, chissà. Ma allora, per passare dalle stalle alle stelle, erano populisti anche i sovrani inglesi quando decidevano durante la Seconda guerra mondiale di restare a Buckingham Palace nel cuore della Londra colpita ogni notte dai bombardieri della Luftwaffe; o forse erano populisti - e va da sé della peggior specie - anche i membri dello Stato Maggiore tedesco che nell'autunno del '42 decidevano di consumare alla mensa di Berlino lo stesso misero rancio che a qualche migliaia di chilometri di distanza consumavano i loro commilitoni assediati senza speranza a Stalingrado.

(...)

Questo è il punto: una classe politica chiusa nella supponenza delle sue chiacchiere e nell'impotenza del suo finto potere, la quale non ha voluto prendere atto che c'è un'Italia sempre più numerosa che non ne può più: né di lei né dei suoi partiti. Un'Italia che quindi ha fatto la sola cosa che poteva fare: se n'è inventato un altro, di partito. Praticamente dal nulla e con il nulla: affidandosi a una sorta di fool , di «matto», di buffone shakespeariano, l'unico capace, nella sua follia, di dire ciò che gli altri non potevano. Con l'augurio - che a questo punto, immagino, è di tutti gli italiani - che alla fine, però, possa esserci del metodo in quella sua follia."

 

 tratto dall'editoriale di E. Gallli della Loggia,  Corriere della Sera 26/02/2013

 

 
 
 

C'è chi dice ...

Post n°89 pubblicato il 19 Febbraio 2013 da Less.is.more
 

 

 

Finestra, 1916

 

Henri Matisse, Edera in fiore


 

 

 

"Ci sono sempre fiori per coloro che vogliono vederli"

Henri Matisse

 

 

 
 
 

Festa nazionale del gatto

 

Potevo io, gattofila da sempre e per sempre, esimermi dall'omaggiare nel giorno della loro festa nazionale (17 febbraio)  i miei adorati     a-mici?
ASSOLUTAMENTE NO.

Wikipedia riporta che alcuni motivi percui oggi si festeggia il "felino domestico" sono :
1. febbraio è il mese del segno zodiacale dell'Acquario, ossia degli spiriti liberi ed anticonformisti come quelli dei gatti che non amano sentirsi oppressi da troppe regole;
2. tra i detti popolari febbraio veniva definito "il mese dei gatti e delle streghe" collegando in tal modo gatti e magia...

 

"Io no.
Io non sono d'accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gli imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l'atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare un gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d'oro stanno nei suoi occhi."

 

tratto da "Ode al gatto" di Pablo Neruda

 

***

 

Ferdinando Scianna, Sicilia

 

Henri Cartier Bresson, Lille

 

Richard Kalvar, Cercando il gatto dietro le sbarre

 

Robert Capa, uomo e gatto fuori dal rifugio antiaereo, 1941

 

Stuart Franklin, Polonia 1998

 

***

 

"La grandezza di una nazione e il suo progresso morale

si possono giudicare

dal modo in cui tratta gli animali."


 M. K. "Mahatma" Gandhi (1869-1948)

 

 

Rossini, Duetto buffo tra gatti

 

 
 
 

Gabriele Basilico

 

Un omaggio a Gabriele Basilico (Milano 1944 - 13 febbraio 2013), per tutte le volte che mi ha lasciata incantata spettatrice della sua bravura fotografica nel rendere l'anima pulsante dei "luoghi urbani"  saggiamente valorizzati e nobilitati dall'opera costruttrice della sapienza umana oppure abbandonati o feriti e devastati dalla barbarie della guerra.

 

Roma, Colosseo

 

Roma, Vista dalla collina capitolina e della chiesa dell'Aracoeli, 2010

 

Milano, 1979

 

Dunquerque

 

Berlino, 1991

 

Berlino 

 

«La morte di Gabriele Basilico ci priva di un protagonista assoluto della storia della cultura visiva internazionale. I suoi occhi di fotografo sono divenuti col tempo gli occhi di tutti noi, davanti alla complessità infinita dei fenomeni urbani. Occhi che hanno incorniciato, registrato e documentato centinaia di spazi urbani e città del mondo, riuscendo trasmettere la loro sensualità, a decifrare le contrapposizioni più stridenti e a dare dignità anche ai luoghi più derelitti»

Architetto Stefano Boeri

 

 

In questo video si riesce a cogliere la poetica di Gabriele Basilico.

Per chi avesse 5 minuti per oziare, se interessato alla fotografia, al paesaggio urbano.

 

 
 
 

San Valentino

Post n°86 pubblicato il 13 Febbraio 2013 da Less.is.more
 
Foto di Less.is.more

 

 

.

.

.

.

 

 

 

 

Devi amarmi cosí

 

Tu devi amarmi con tutto il tuo cuore
o non darmi nemmeno un po' d'amore.
Misera cosa è un amore a metà:
non è né prigionia né libertà.

È con l'anima che mi devi amare
oltre che con il corpo, lietamente,
o ad un'altra il tuo amore dedicare -
e me ne importerà meno di niente.

 

 

Sara Teasdale, traduzione di Silvio Raffo

 

Henri Matisse, Magnolia

 

Besame mucho, suona Consuelo Velazquez

 

 
 
 

L'inferno è

Post n°85 pubblicato il 10 Febbraio 2013 da Less.is.more
 

 

 

Giacometti, Donna in piedi, 1959

 

 


« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »

 

Italo Calvino, Le città invisibili, 1972

 

 
 
 

Il Carnevale veneziano di Pietro Longhi

 

 

Clara, il rinoceronte, 1751

 

 

Il ciarlatano, 1757

 

Colloquio tra baute

 

 

« Fortunato sarà ugualmente il nostro comune amico celebratissimo Pietro Longhi, pittore insigne, singolarissimo imitatore della natura che, ritrovata una originale maniera di esprimere in tela i caratteri e le passioni degli uomini, accresce prodigiosamente le glorie dell'arte della Pittura, che fiorì sempre nel nostro Paese. »


Carlo Goldoni, Le commedie, X, 1755


 
 
 

Del lavoro giornaliero e dell'ispirazione

 

Un consiglio valido per gli scrittori e tutti coloro che hanno a che fare con l'inspirazione...

 

William Adolphe-Bouguereau,  L'ispirazione, 1898

 

 

L'orgia non è più sorella dell'ispirazione: abbiamo abolito questa parentela adultera. Lo snervamento rapido e la debolezza di qualche bel carattere testimoniano a sufficienza contro tale odioso pregiudizio.
Un cibo molto sostanzioso, ma regolare, è l'unica cosa necessaria agli scrittori fecondi. L'ispirazione è certamente sorella del lavoro giornaliero. Questi due contrari non si escludono più di tutti i contrari che costituiscono la natura. L'ispirazione obbedisce, contro la fame, come la digestione, come il sonno. Senza dubbio c'è nella mente una specie di meccanica celeste, di cui non bisogna vergognarsi, ma trarre da essa il profitto più vantaggioso, come i medici dalla meccanica del corpo. Se si vuole vivere in un'ostinata contemplazione dell'opera avvenire, il lavoro giornaliero aiuterà l'ispirazione, come una scrittura leggibile aiuta a illuminare il pensiero, e come il pensiero calmo e possente aiuta a scrivere in modo leggibile; perché il tempo delle brutte scritture è passato.

 

Charles Baudelaire, Consigli ai giovani scrittori, 1846

 

 
 
 

Lo sconforto

Post n°82 pubblicato il 03 Febbraio 2013 da Less.is.more
 

Edward Munch, Nudo, 1913

 

Molte persone, di fronte a una sconfitta o a una difficoltà molto grave,vengono prese dallo sconforto. Lo sconforto è un cedimento interiore, una scomparsa dello slancio vitale, la perdita della speranza. Ho visto molti individui colpiti dalla malattia o dalla sfortuna cedere, crollare, e mi sono domandato che cosa sarebbe mai capitato di loro. Li ho rivisti dopo molti anni e, stupito, ho visto che si erano ripresi, erano guariti, avevano iniziato una nuova attività, pieni di vita. Ho capito allora che lo sconforto e il cedimento quasi sempre sono meccanismi di protezione. Ci ritiriamo come il cane ferito si ritira nella sua cuccia per proteggersi dagli stimoli, per non mettersi in gioco finché non ha recuperato le forze.

Ma vi sono anche casi in cui questi meccanismi protettivi diventano patologici. Ho conosciuto persone che, dopo una frustrazione, non hanno più avuto il coraggio di abbandonarsi all'amore. Ragazzi che, per non aver superato un esame, si sono convinti di non riuscire negli studi e hanno rinunciato. Altri che, dopo una dura sconfitta, sono rimasti doloranti, spaventati, e non hanno più avuto il coraggio di creare e di prendere nuove iniziative. All'estremo opposto vi sono persone straordinarie capaci di resistere nelle condizioni più spaventose, di sperare quando tutto sembra perduto. Persone dotate d'una straordinaria volontà di vivere e di sperare che sono sopravvissute per decenni in orribili celle sotterranee senza luce, in mezzo ai propri escrementi e ai topi, o nei gulag del comunismo sovietico e perfino nei campi di sterminio hitleriani. Oppure pensiamo al filosofo Tommaso Campanella, torturato e rimasto in orribili prigioni per ventisette anni e che ha continuato a creare, a scrivere. Questi casi estremi ci mostrano quali straordinarie risorse la fede e la speranza generino nell'animo umano.

Di fronte ai dolori e alle frustrazioni della vita, ricordiamo perciò che lo sconforto e il cedimento sono meccanismi di difesa il cui scopo è proteggerci, indicarci un pericolo, impedirci di agire quando siamo troppo deboli o confusi. Guai, però, a lasciarci trascinare nel loro vortice.

Devono essere come il sonno di notte dopo una giornata sfibrante, servire a recuperare le forze, a cercare nuove strade per tornare all'azione più lucidi e più forti. Dopo la condanna a morte e all'esilio Dante non si abbandonò alla depressione, ma scrisse la Divina Commedia.

Francesco Alberoni

 

 
 
 

Febbraio

Post n°81 pubblicato il 01 Febbraio 2013 da Less.is.more
 

 

Eugène Grasset, Le Calendrier de La Belle Jardinière, 1896

 

 

"Ho menzionato l'ispirazione. Quando viene chiesto loro cosa sia, i poeti contemporanei rispondono evasivi. E non perché non abbiano mai avuto la grazia di questo impulso interiore. Solo, non è facile spiegare a qualcun altro ciò che tu stesso non capisci.
Quando mi viene posta questa domanda, anche io esito. Ma la mia risposta è: l'ispirazione non è privilegio esclusivo di poeti o artisti in generale. C'è, c'è stata e sempre ci sarà una serie di persone che riceve la sua visita. Di questo gruppo di individui fanno parte quanti hanno consapevolmente scelto la propria vocazione e svolgono il proprio lavoro con amore e immaginazione. Può trattarsi di medici, insegnanti, giardinieri - e potrei andare avanti a elencare migliaia di altre professioni. Il lavoro di queste persone diventa un'avventura continua, nella misura in cui riescono a trovarvi sempre nuove sfide. Le difficoltà e le battute d'arresto non soffocano la loro curiosità, e da ogni problema che risolvono scaturisce un nugolo di nuove domande. Qualunque cosa sia l'ispirazione, nasce da un continuo "Non lo so". "


Wislawa Szymborska, dal "Discorso tenuto in occasione della cerimonia di conferimento del premio Nobel", 7 dicembre 1996.

 

 

Vivaldi, Inverno 


 
 
 
 

              Merci Françoise