GIORNI STRANI

Vita di comunità: mai come ora dobbiamo fare appello a ogni nostra singola cellula. E' giunto il momento di imprimere una violenta accelerazione all'intelligenza della nostra specie, come una frustata di tramontana: l'occhio non sarà occhio e la mano non sarà più mano, negli anni venturi.

Creato da sergioemmeuno il 22/04/2011
 

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Personaggi e fatti

Il nome e cognome dei personaggi appartenenti ai racconti e ai tag "frammenti di scrittori in erba" e "il mio romanzo", come pure i fatti narrati, sono frutto della mia fantasia.

 

 

Vincitori contest "Radici, impulso e rivoluzione".

Post n°929 pubblicato il 24 Ottobre 2015 da sergioemmeuno
 

Salve a tutti. Questa è la poesia vincitrice della sezione B del contest 2015 “Radici, impulso e rivoluzione”. Speriamo di ritornare a quei verdi “stati di grazia”!

 

Il manifesto dell'Iconoclastia

                                                                      

                                             

Caro artefice

del domani,

urlare dovrò ai quattro venti

che, da tempi remoti,

putride ondate

di cicalecci

e di legnose bacchettate

hanno reso marcescenti

alle tenere radici

i nostri virgulti promettenti.

Queste serpi

senza pudore

e senza volto

annidate nel tepore

dei ministeri

e degli altari,

delle cattedre

e dei focolari,

il loro verbo edace

han seminato a piene mani

nel nostro ingegno ferace:

Fede e aldilà,

famiglia e tradizione,

società e subordinazione

nell’al-di-qua…

Lor Signori «cravatte  e croci d’oro» –

i paladini del dovere

e del «posticino sicuro»,

i nemici del nostro piacere

e dell’individuo –,

delle loro verità di cicale

ci han lastricato la via

inculcandoci la menzogna delle menzogne:

la ridicola dottrina della morale.

 

Ed ecco il popolino a lavorare,

Loro la torta a tagliuzzare

con mani lisce e compunte,

e poi i flûte colmi a posare

su violacee labbra unte,

ciancicando alfine

l’umida pastura

con lingue d’inchiostro

e protesi di tecnica ultrafine.

Amici miei,

è tutto a nostre spese

il blablablà saccente

attorno al tavolo gongolante

del Palazzo più alto e più fetente!

 

Orsù dunque

nell’anno sovversivo,

noi proclamiamo

la fondazione

della città-giardino

di Galama:

il nuovo mantice della gioventù.

E qui sanciamo,

.......................................................

https://giuseppecartablog.wordpress.com/2015/10/15/vincitori-contest-letterario-radici-impulso-e-rivoluzione-3/

 
 
 

>>>> Perchè un cristiano scrive? non ha nulla di meglio da fare?

 

 

 

 

Mi piace pensare alla scrittura come a un atto di coraggio, una prova di forza, nervi allo stremo, cuore che rulla come una legione sanguinaria che avanza, cervello a cielo aperto come una cava…

 

O tutto il piatto o nulla. 
Sennò meglio fare altro.

 

La ricompensa?
Nevrosi che va in camerino, si trucca, e si fa più caruccia... ma più caruccia assai. E arriva sul punto di ammaliarci.

 

 

 
 
 

>>> Intervista di Francesco Filipponi a Sergio Messere

 

INTERVISTA A SERGIO MESSERE


1) Lo scrittore ha forse un ruolo? Come ti poni rispetto alle tematiche più desuete come fede/scienza?

 

A mio parere lo scrittore, più di un pittore o musicista, deve essere testimone del proprio Tempo, proprio perché gli strumenti che impiega sono la parola e i concetti.

Sul dibattito Fede-Scienza, non sempre l’una esclude l’altra, per esempio nel caso della Creazione dell’Universo. In altri ambiti invece, come nelle delicate tematiche sulla Vita e procreazione assistita, il conflitto è insanabile e richiede una presa di posizione netta.

 

2) Parlami delle differenze che vedi tra un artista che muove da una intenzione volontaria rispetto a motivazioni indotte.

 

Le motivazioni indotte scaturiscono dall’esterno, e quindi dalle riflessioni di natura politica, antropologica e sociale. Risulta un’ispirazione fortemente “guidata”, come un cavallo tenuto dalle briglia dal padrone.

Invece nelle motivazioni volontarie esce fuori tutta l’unicità, il centro psichico, il senso morale e il vissuto dell’artista. Non è azzardato dire che, per certi versi, si ottengono i risultati più autentici, più potenti, di pregiata fattura.

 

3) La tematica surrealista ci esonera da una visione pragmatica e minimalista oppure dobbiamo prendere atto che tutte le Dimensioni sono concatenate?

 

Beh, non pochi artisti attuali, credo, si sentono affini al surrealismo, che com’è noto vuole inglobare sogno, veglia e immaginazione in modo armonico. Essendo il motore del surrealismo di chiara natura inconscia, francamente di pragmatico e minimalista ci vedo ben poche tracce… o perlomeno non in maniera così determinante.


4) La letteratura è un atto di presunzione Narcisa? E che ruolo assegni all'atto creativo rispetto alle dinamiche di interrelazione umana ed affettiva più elementari?

 

Non si può negare una componente narcisistica, sì.

A questa domanda, ti rispondo che è tutto legato al personaggio che andrò a descrivere.

 

5) Ritieni questa intervista un atto e un tentativo occulto di psicoanalizzarti? E se sì, ti senti reattivo ad ogni momento cognitivo plausibilmente terapeutico? L'Arte e' ancora catarsi oppure in tutto il resto dobbiamo solo immergerci?

Non credo sia un tentativo di psicoanalizzarmi. Fra l’altro sono sempre andato in brodo di giuggiole per poter essere psicoanalizzato, ma sono scappati tutti ehe.

Sì, per me l’Arte raggiunge il livello più alto e nobile quando implica catarsi e purificazione. Ed è per questo che le migliori opere ci raccontano le angosce, i dolori e le sofferenze provate dall’uomo. Come ci dice Picasso, io devo dipingere ciò che “sento”, non ciò che “vedo”. E guarda caso, col processo di mercificazione dell’Arte (in molti casi), la catarsi scompare.


6) La parte animale che ci compete ammette atti creativi all'interno della propria specifica sfera?

 

Nell’atto creativo non si può escludere la parte animale. Sarebbe come escludere la sfera legata ai nostri istinti primordiali, la base della “piramide”. 


7) Non reciti mai l'atto di dolore per via del fatto che ti senti un artista?

 

Mai e poi mai. Ciao e buone letture a tutti!

 

                                                       *      *       *      *

Francesco Filipponi

 

https://www.facebook.com/pages/Libro-del-Balzeccare/1632531023646144?__mref=message_bubble

 

Sergio Messere

 

https://www.facebook.com/sergio.messere1

 

 

 
 
 

>>> Uscita Ebook di Generazione oltre la linea.

Post n°925 pubblicato il 04 Marzo 2015 da sergioemmeuno
 

Catapultatevi nell’anno 2040, in una località vicino al mare dell’Alto Lazio. Al posto di Civitavecchia, ora, c’è una metropoli assurta a punto di riferimento dell’intera gioventù europea: Sìagora.

Sul territorio, una costellazione di comunità giovanili; una gioventù assai avvezza a lasciare il nido familiare prima dei 18.

E poi un casale, dove un uomo navigato, baffuto, ambiguo, tiene una sorta di scuola di vita, con mansioni e regole ben delineati.

Le giornate dei diciotto ragazzi, fra queste mura, si riveleranno non propriamente ortodosse. Amore, alleanze; e odio, e conflitti.

Nulla è lasciato al caso, nella testa del polimorfo Sir Gabriel.

Tutto questo è Generazione oltre la linea: storia della crem crema della generazione emergente. Rabbiosa. Talentuosa. Ruvida.

 

*  *   *   *

La versione 2.0 in Ebook:

http://www.amazon.it/Generazione-oltre-linea-Sergio-Messere-ebook/dp/B00U0R0LOS/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&sr=&qid=

 

 
 
 

È tutta una spaventosa meravigliosa roulette

Post n°924 pubblicato il 03 Febbraio 2015 da sergioemmeuno
 

 

 

Da Amore S.>>>

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Eppoi ci sono situazioni intermedie, contaminate, in cui sei a metà della scala... stai salendo ma ancora non hai raggiunto nulla.  Quel punto in cui a furia di sembrare folle o insopportabile agli altri lo diventi anche ai tuoi stessi occhi. Eppure pensi di essere arrivato a capire abbastanza della vita. Ma non “basta”:  non basterà ahimé: basta farsene una ragione.

 

Comprendere è solo l'inizio di quell'opera che si chiama Vita.

 

Ecco, quello che sai è che dopo c'è e ci sarà dell'altro. È tutta una spaventosa meravigliosa roulette, dopotutto. Caro Giorgio.

 
 
 

Sensualità, eleganza ammiccante, solarità e spirito techno-dark... tutto in una canzone!

Post n°923 pubblicato il 25 Gennaio 2015 da sergioemmeuno
 

 

 Link al brano:

https://plus.google.com/114944717626016780294/posts/5HapKmZ2RuS

Salve a tutti.

Sarà che sono nato nel ’70 e iniziavo a sentire i primi fremiti adolescenziali negli stupendi Ottanta, a mio avviso un periodo con molte (troppe?) condizioni favorevoli… non mi stancherò mai di ripeterlo, e a questo periodo devo esserne grato; sarà che ci sarebbe molto da dire, per cui alla fine non dirò nulla, ma risentendo questo brano del preistorico 1984 mi è venuta letteralmente la pelle d’oca.

 

Si fa presto a dire Musica, a dire Arte… In questo Nel mio cielo puro – con testo guarda caso di Mogol e del fratello – Marcella Bella tocca a mio parere l’apice della sua carriera. Sensualità, eleganza ammiccante sempre lontana dalla volgarità, e soprattutto una gestualità minimalista che diviene un tutt’uno col testo che… contiene una promessa di “un paradiso da scoprire sotto un velo nero”. Quanto ben di Dio solo in una canzone.

 

Un brano eterno che mi ha ispirato l’esibizione canora di Frida Lang nell’Amore S che sto scrivendo da qualche mese. Donna si può essere in mille modi – e su questo terreno, francamente, noi uomini non vi guardiamo nemmeno col binocolo: qui c’è tutta la mistica della donna che si svela a poco a poco, consapevole, connubio di solarità e spirito techno-dark. Incisiva come un pezzo di carta solcato da tre linee di china.  E nella cui mente ogni uomo esigente desidererebbe essere accolto. 

Ricordi bastardi!

 

 
 
 

>>> Convocazione dal PM.

Post n°922 pubblicato il 17 Gennaio 2015 da sergioemmeuno
 

 

>>> Dal romanzo Amore S in corso d'opera...

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«Signor Moroni, faccia uno sforzo ulteriore. Chiaro che ognuno da una tastiera può mostrare ciò che ritiene più opportuno.»

«Mette in dubbio la nostra professionalità?»

«E lei vuole insegnare la vita a me? Suvvia!» seguì una risata reboante.

«Lasciamo sta’ le competizioni, Dottore.»

«Bene. C’è un qualcosa di insignificante che vi siete detti?» Giorgio chiuse gli occhi e su un registrò nero rivide apparire centinaia e centinaia di dialoghi su tastiera.

Quindi, finalmente, da un cassetto ai margini della memoria, ricordò quella volta in cui Walter gli accennò il piccolo conflitto con un’amica fraterna che gli aveva chiesto un consiglio fuori tema: alla donna, in soldoni, occorreva un valido aiuto per corteggiare con successo un uomo; aggiunse che lei ne era fortemente innamorata, ma la questione era assai intricata, anche perché avrebbe dovuto fare i conti, prima o poi, con una rivale non poco agguerrita.

A questo punto, De Feo ebbe un sussulto sulla poltrona, quasi avesse subodorato un elemento determinante.  «Ricorda il nome della donna?»

Giorgio fece spallucce. Walter non aveva fatto alcun nome.

«Non ha mai avuto il dubbio che si trattasse di Frida?»

«Nel modo più assoluto. Vi sta creando grattacapi questa lady, eh?»

L’uomo di legge si oscurò. «È sulla bocca di tutti, ma non abbiamo nulla di concreto. Fonti certe ci hanno riferito che la diva, anni fa, cantasse in un locale di musica blues.»

«Walter conosceva Frida solo per nomea. Lo garantisco.»

«Grazie mille, Giorgio», e gli pose il suo bigliettino da visita nel caso gli fossero tornati a galla dettagli significativi. «Sappia che, volendo, ho contatti alla Mondadori…»

Adesso soli, il PM e il collaboratore erano alquanto pensierosi. Probabilmente, Patrizia Longoni sarebbe stata l’unica indagata, per quanto la sua posizione accusatoria fosse flebile: perché farlo fuori proprio in un appuntamento di cui alcune persone – fra cui lo stesso Giorgio – ne erano a conoscenza? Non si era creata il minimo straccio di alibi.

 

L’uomo si era dileguato e girava come uno spettro: ritornò in se stesso solamente quando si ritrovò davanti la Metro di Repubblica. E mentre era sballottato dal movimento del veicolo e nauseato dagli acri odori dei passeggeri zombie, ripensò alla lettera di amore trovata in tasca a Walter; ripensò a quanto non se ne sapesse mai abbastanza delle esistenze degli altri; e considerò che quell’ennesimo ombrellino lilla trovato nella palazzina dell’uomo era l'ormai noto marchio di superbia – al limite della megalomania – di Frida Lang: la donna che amava gli uomini senza amarli.

 
 
 

>>> Chiacchiere fra colleghe, nella Sala da tè De Balzac

Post n°921 pubblicato il 14 Dicembre 2014 da sergioemmeuno
 

 

Il giovedì pomeriggio, come di consueto, il clan delle “amiche del pomeriggio” si ritrovò nella Sala da tè De Balzac del padiglione, sul lato orientale della possente struttura della Walking not alone e parzialmente occultato da imponenti pini marittimi. Ore sedici, nel cuore accartocciato e marroncino sbiadito di novembre, rintanate nella veranda riscaldata a dovere, la crem crema rosa dei Primi Passi si lasciò andare col sedere pesante sulle sedie di midollino sintetico nero: Carla, Cris, l’adrenalinica Rosella e Xena, con la straordinaria partecipazione della mastodontica Lucrezia delle Rucole, accompagnata da una signora distinta dai capelli bruni a mezza altezza e dagli occhi che la sapevano lunga.

Era una donna di scienza, Laura Phau, e dimostrava molto meno delle sessanta primavere segnate sulla carta anagrafica: oltre tre decenni consumati fra giornate estenuanti di laboratorio, pubblicazioni, conferenze, mediazioni non ufficiali; e poi quella valigia sempre pronta sotto il letto, confidenza con tutti gli aeroporti europei – ormai familiari come il suo salone di casa in stile etnico –, e il tempo da dedicare alla propria famiglia ridotto al lumicino. Fu presentata come una neurologa di caratura internazionale, a capo del dipartimento di neuroscienze presso l’Istituto di ricerche farmacologiche di Santa Teresa d’Avila, nei pressi della Cassia. Era un centro di eccellenza, guidato dal prof Umberto Sanna, che per tradizione era molto attento alla trasparenza dell’operato delle scaltre multinazionali del farmaco.

Sfruttando il tempo consono alle tazze fumanti di tè o di cioccolata o di fondute bianche, nel calderone fu gettato un po’ di tutto: chiacchiere, progetti, bilanci personali conditi da confidenze e finanche gl’immancabili pettegolezzi; con donne del genere – tutt’altro che sprovvedute e banali – il guizzo o la sorpresa era sempre dietro l’angolo.

Il tempo di ordinare e subito la prima chicca del pomeriggio: Jean Pierre trasmutò in cameriere dai bicipiti orgogliosi e, fra lo stupore delle colleghe, servì le bevande al tavolo con un sorriso Durban’s.

«Che galantuomo!»  La Direttrice apprezzò il gesto, e venne seguita nei commentini e nei sorrisi a profusione dalle altre.

«Direttrice, un dovere, solo un dovere», replicò l’ivoriano. «Ero di passaggio e non mi costava nulla.»

Rosella, una la cui lingua batteva spesso in velocità il cervello, colse al volo l’occasione per iniziare a conversare sull’inflazionato argomento degli uomini. All’unanimità Jean Pierre era senza ombra di dubbio un bell’uomo, e anche equipaggiato di un carattere amabile, ma nell’età della maturità era lecito desiderare ben altro.

«Lo vedrei bene con una trentenne, anzi… Nemmeno. Una ventenne», sentenziò Xena, un caso lampante di come il nome partorito dalla fantasia dei genitori possa essere un fardello pesantuccio, al contempo croce e delizia. Era la più appariscente del conciliabolo, e, dopo anni di magre sentimentali, sembrava aver finalmente trovato il miglior compromesso amoroso con Lucio, di dieci anni più grande, un geometra con le mani in pasta nel comune di Roma. A questa frase, Lucrezia, agghindata in un severo abito nero a balze arricciate e collo alto, sormontato da una massiccia collana di perle, sembrava bofonchiare dubbiosa qualcosa a testa bassa.

Quindi fu la volta della Bragioni, che si sfogò più del solito del consorte, “amorevole ma senza spina dorsale…”

«E cos’ha Gianni che non va?» indagò Lucrezia con quell’inconfondibile voce acuta, adesso sopportabile, ma che all’apice dei momenti d’irritabilità ricordava lo stridio dei carri merce sul ferro che s’insinua nell’area del porto.

A vederla dall’esterno incuteva un certo qual timore, troppo pittoresco e troppo marcato il suo ruolo di intransigente Direttrice della struttura; ma se si aveva la buona stella di conoscerla da vicino – come le “amiche di merenda” –, rivelava un inaspettato quanto immenso cuore d’oro: una volta, in un momento di buio pesto in cui la famiglia di Carla era sommersa sino al collo dai buffi, diede loro dei soldi a fondo perduto senza battere ciglio.

«Sono anni che tutte le volte che si deve prendere una decisione importante mi passa la palla», spiegò Carla.

«Embè, cosa ti lamenti? Lo vorrei io  un uomo che mi lascia l’iniziativa!»  gracidò Rosella, alle prese da anni con una dolce metà che voleva decidere quale e quanta carne comprare per le grigliate, insistendo spesso sulle più economiche bistecche di collo di suino e sulle spuntature. Oppure altre volte metteva bocca e protestava tutte le volte che lei usava l’olio di girasoli per friggere, a suo parere “un attentato alla salute”. Sulla sponda opposta, quando si trattava di nuotare nell’ADSL non aveva esitazioni nello scegliere la banda più ampia, e stesso discorso per la teledipendenza verso Sky.

«Ma sono fatti tutti con lo stampino? Riferirò ad Alberto per iniziare un succulento studio ad hoc», ironizzò la Phau, amica di vecchia data di Lucrezia.

«Perdonami Rose’… credo che una donna non possa accollarsi il peso di ogni cosa», riprese il filo Carla. Un sorso di succo d’ananas e poi di nuovo quel fiume in piena. «A chi tocca puntualmente far tornare al loro posto papà mamma e the other? A chi tocca abbassare il capo a cinquant’anni suonati per reperire risorse per il pranzo della cresima?» Le altre cercavano di arginare lo tsunami emotivo. «… A chi tocca, cazzo, suonare al campanello di quelli sopra che ti gettano puntualmente le cicche e i fiori sul balcone?» Ora intervenne anche Lucrezia con una mano sulla spalla. «E no signori, non sono di ferro. E ho pure una laurea in Lettere, anche se poi non mi è servita un granché.»

«Beh, intanto sei stata selezionata da noi. Ti pare poco?» esplose fra lo scherzoso e il risentito la Direttrice, da alcune malelingue etichettata La Zuccheriera, per via della circonferenza esagerata all’altezza della vita e del posteriore, per poi stringersi salendo verso le spalle.  

«Dai Carla, ti trovo in forma smagliante. Poi in privato mi devi dire come hai fatto a buttar via quei chiletti, monella, ehe», la pizzicò Xena, la stanga dai capelli riccioloni e rossi. In effetti, a vederla da dietro, quegli aderenti pantaloni chari di lino le disegnavano un sedere importante ma tutto sommato proporzionato: un lato B che ancora sapeva calamitare curiosità e attenzioni e pensieri taciuti. Scaltramente, lei sopra ci aveva abbinato una camicetta  più voluminosa a righe verticali, in grado di contenere un seno che non passava inosservato nonché prodigiosamente eretto: miracolo – non è difficile capirlo – dei reggiseni della Triumph a bretelle larghe. 

«Ehe, gli ultimi mesi Carla ha messo la freccia. In tutti i sensi», chiosò Rosella.

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Conversazioni di donne senza volto.

Post n°920 pubblicato il 02 Dicembre 2014 da sergioemmeuno
 

 

 

*              *              *

D: – Cosa pensi di fare.

L: – Chiuderò con lui la scheda anzitempo, dicendogli che non abbiamo rinvenuto dati significativi per Neo Umanesimo. A risentirci.

D: – E se si ostinasse nel voler capire di più?

L: – Beh, si valuterà al momento.

D: – Speriamo bene.

D: – Ciao carissima. A presto.

 

Laura pensò bene di fare tabula rasa della conversazione col diabolico Privazer.

L’altra scivolò con le lunga dita dalle unghia blu sull’angolo destro del suo minibook: con un sorriso criptato si scollegò dalla rete Wi-Fi del centro commerciale; aveva una forma d’idiosincrasia per gli smartphone: diffidenza o snobbismo?

 Quindi gettò dietro la borsa con i suoi ultimi acquisti, dove faceva capolino una pochette bianca di coccodrillo targata Louis Vuitton, dopodiché, scattosa, accese la sua fedele Smart. Il ticchettio della pioggia incessante di novembre, a Frida, le era del tutto indifferente.

 
 
 

>>> Riflessioni senza peli sulla lingua, a un anno di uscita di Generazione oltre la linea

È passato poco più di un anno dalla pubblicazione del romanzo Generazione oltre la linea, l'esordio per cui non mi sono risparmiato, andando a prendermi alcuni rischi personali. Ma in certi casi bisogna essere come la cavalleria… quando si parte bisogna proseguire indomiti, ehe. Sono sobriamente soddisfatto dell’esperienza. Tanto potrei e dovrei dire, ma rischierei di essere palloso e di ammorbare persino me medesimo, quindi farò una sintesi.

Quando ci si mette in gioco – è ridicolo che uno si faccia il culo come un secchio e poi si nasconda dietro la tenda come i bimbi timidi, cosa che più volte ho ribadito alla consorte – bisogna anche aspettarsi recensioni negative. Un libro, un quadro, uno stesso brano musicale vanno a toccare le corde di ognuno di noi in modo del tutto personale. Purtroppo ma anche per fortuna, direi.

Mi sia consentito un discernimento: ci sono critiche oggettive che sono da condividere e concorrono alla nostra crescita, poiché sanno mettere in piedi un’idea costruttiva; altre no, in quanto impiegano la carta vetrata sull’opera in toto, accecate da chissà che cosa. Ho scelto i 5 giudizi in un certo senso più rappresentativi nel bene e nel male.

 

Secondo il mio modesto parere, la pecca maggiore è la struttura del romanzo. Un esempio su tutti. I personaggi del libro (una ventina circa) sono presentati al lettore un po’ come il primo giorno di scuola, quando la maestra fa l’appello. Personalmente credo che questo espediente invece di fornire una panoramica esaustiva dei protagonisti, generi confusione in quanto non ci sono punti di riferimento. Tutti i personaggi sono sullo stesso piano, salvo poi (ovviamente) svilupparne solo alcuni in dettaglio.

La recensione di Gialloecucina è stata comunque buona (3.5):

http://gialloecucina.wordpress.com/2014/03/07/generazione-oltre-la-linea-sergio-messere/

 

Un esempio ora di una recensione che non posso “considerare”, in quanto contraddittoria:

Apprezzo l’idea strettamente “ecologica” dell’autore, il tentativo nobile di porre l’attenzione dei lettori su problematiche attuali quali: multinazionali, OGM, e tematiche come la scoperta di se stessi attraverso la convivenza con altri in piccole comunità.

Ripeto che alcuni dialoghi, per quanto lunghi e talvolta noiosi, riportano degli spunti riflessivi di un certo spessore, ma nulla di più.

Ora, è evidente che la storia non è stata molto gradita (2.5 stelle, ossia “leggibile”), ma mi chiedo, potendo avvalermi del diritto di replica, come cribbio possa essere “nulla più” un libro che parla di ogm, multinazionali, evoluzione del Sapiens, filosofia della Libertà, studio di sé… Diverso sarebbe già stato se lei avesse detto che avevo scritto delle boiate scientifiche.

http://sognandoleggendo.net/generazione-oltre-la-linea-di-sergio-messere/

 

Continuiamo nel bagno collettivo, ecco un commento essenziale che mi rende nudo e mi fa ancora sorridere:

Butterfly  14 giorni fa

Sto libro è il festival del sesso nevrotico all'ennesima potenza.

http://www.gliamantideilibri.it/generazione-oltre-la-linea-sergio-messere/

 

Ed ecco ora la recensione di Tamara Mussio (4.25), quella che più mi ha reso felice, poiché si è perfettamente calata nella storia come una speleologa, agganciandosi alla mia cella mentale:

La particolarità e la bellezza di “Generazione oltre la linea” sta nel miscuglio di pensieri, riflessioni, analisi cervellotiche e ricerca della verità, che pervadono tutto il testo. Il lettore entra leggendo il punto di vista del protagonista, Danilo, ma è falso. In realtà il lettore viene portato senza preavviso in mezzo a tutti i protagonisti e entra nella mente di ognuno di loro, cedendo alla confusione e allo smarrimento che loro stessi provano. 

http://glispaccialezzioni.wordpress.com/2014/05/07/recensione-a-generazione-oltre-la-linea-di-sergio-messere/

 

Proprio al mondo cinema sembra avvicinarsi il suo romanzo: Generazione oltre la linea. In primo luogo per la somiglianza con il film Kill your Darlings (Giovani Ribelli), vedi l'ambientazione collegiale ed un'aria rivoluzionaria che aleggia in quei luoghi. In secondo luogo per la coralità del romanzo, fatto di numerosi personaggi. Una scelta questa poco consona per la letteratura, in quanto il rischio del romanzo corale è quello di non metter in luce nessun protagonista, distraendo il lettore. 

Messere si assume questo rischio, in quanto per raccontare la sua storia necessita di una generazione pronta a tutta per sovvertire l'andamento piatto e generale delle loro e delle nostre esistenze.

Questa cosa del cinema mi ha sicuramente smosso qualcosina.

http://www.50e50thriller.com/2014/10/generazione-oltre-la-linea-sergio.html

 

Finiamo con un complimento che, paradossalmente, ha valorizzato la mia follia:

Mah! un romanzo di folli scellerati, col certificato. Non mi ha globalmetne convinto

http://fai.informazione.it/p/4215265A-189C-45A6-98E1-46991AFAA3A6/Generazione-oltre-la-linea-Prospettiva-editrice#insComm

 

Il mio sogno, adesso, è realizzare qualcosa nel cinema. Non è facile, ci proveremo…

Epilogo: premesso che solo Chi va al mulino s’infarina, un suggerimento sincero per esordienti nel campo editoriale e non solo: mettetevi nelle mani di un buon editing!

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Link ai vari portali sparsi per l’orbe webterracqueo:

http://libri-fantascienza.recensioni-prodotti.it/recensione/Generazione-oltre-la-linea-(Sergio-Messere)/#user_rating_extern18

 

 
 
 
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