Creato da jo_march1979 il 28/01/2007

Signora mia

Mezze stagioni e altri teoremi

 

 

"C'č una novitą"

Post n°196 pubblicato il 12 Febbraio 2011 da jo_march1979


- "...devo telefonare a tua madre"
" Ma nonna, l'hai sentita dieci minuti fa"
"Sì, ma dieci minuti fa non sapevo che sto per diventare bisnonna"
(Mia nonna al pensiero del primo pronipote)

- "Bellissima...tesoro.... che c'è, stai bene tu?"
(Mia zia, parlando con il suo gatto. A me non ha detto una parola)

- "Ah, ma quindi quando quattro mesi fa mia sorella ha detto che la parrucchiera aveva detto che eri incinta era vero?"
(Mia suocera. Comunque no, non era vero)

- "Quale zio? io?"
(Mio cognato ventitreenne)

-  "Speriamo che sia femmina!"
(mia sorella)

- "Speriamo che sia femmina!"
(l'altra mia sorella)

- "Speriamo che sia maschio!dopo tre figlie non ne posso più di femmine"
(Mia madre)

- "Ma perchè hai fatto un test di gravidanza?"
(Mio padre)
 
- "... - non pervenuto - ..."
(moglie di amico, credo anche loro in attività per avere un bambino)

- "Che bello sei incinta! ma sai che quest'estate ho abortito?"
(amica. Senso della delicatezza non pervenuto)

- "sono incinta anch'io"
(cugina di marito)


- "Che bella notizia! be', quando lavoravo io gestivo tutti i mutuati del paese"
(Mio prozio, evidentemente colpito dalla novità)

 - "Macchebbello! Quando dovrebbe nascere? no, perchè io a luglio vorrei sposarmi. Non abbiamo ancora la casa nè il matrimonio organizzato ma vorrei sposarmi. Te l'ho detto che mi voglio sposare?"
.
.
.
Morale: quando dici a qualcuno che sei incinta non gli dai solo una notizia su di te, ma tocchi anche tasti della sua vita. Alcuni suonano con gioia, altri stonano, altri ancora restano muti. Ma pazienza, tu sei comunque più interessata all'assolo di batteria nella tua pancia

 
 
 

Nuova scala emotiva

Post n°195 pubblicato il 28 Gennaio 2011 da jo_march1979

 

.

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Più improvviso di una ricevuta da firmare quando sei in pigiama

Più dolce di Audrey Hepburn in Sabrina
 
Più gratificante dell'accaparrarsi l'ultimo involtino

Più estatico di un bagno caldo mentre dovresti essere al lavoro

Più eccitante di una borsa Prada all'80% di sconto

Più imprevedibile del trovare l'ultimo posto libero sull'autobus

Più esaltante del provare una gonna di una taglia in meno della tua

Più impagabile del sentirti dare cinque anni in meno

Più avvolgente  del dormire fino a tardi di lunedì mattina

Più destabilizzante del finale di Blade Runner (director's cut)
  
Più struggente di Halleluja di Jeff Buckley

 

 

 

.

.

è sentire il primo calcio nella tua pancia.

 
 
 

Il bene del Paese

Post n°194 pubblicato il 18 Gennaio 2011 da jo_march1979

Perdonate l'assenza, è che sono stata impegnata a fare i casting per trovare la fidanzata immaginaria di Berlusconi, però non m'hanno preso per raggiunti limiti d'età.

Intanto sono stata in parecchie faccende affaccendata, dettagli a breve.

 
 
 

TEST: cosa fa Jo March?

Post n°193 pubblicato il 08 Novembre 2010 da jo_march1979

1. Cosa fa Jo 36 ore prima di partire per un viaggio di lavoro all'estero, organizzato da tempo e decisivo per il suo futuro lavorativo?

a. contempla la valigia, pronta già da una settimana
b. prepara piatti pronti a Marito, che altrimenti mangerebbe tonno in satola a pranzo e cena per i quattro giorni successivi
c. Scopre con orrore di avere il passaporto scaduto.

2. Come reagisce all'orrida scoperta?

a. spiega con calma la situazione al suo capo
b. simula una malattia mortale e subitanea
c. si attacca al telefono per implorare chiunque conosca, senza un minimo di pudore.

3. In quanti uffici Jo va in pellegrinaggio la mattina dopo all'alba?


a. Nessuno, si mette in fila per il rilascio del nuovo passaporto come tutti
b. In uno solo, quello giusto
c. Parte dal piano terra e finisce all'ultimo, implorando aiuto anche dalla signora delle pulizie

4. Durante la giornata, mentre corre da un ufficio all'altro, quante volte Jo si dice "Sono cretina"?

a. 10
b. 1000
c. Mai, perchè dice soltanto #@!!*#@!!*#@!!*#@!!*#@!!*#@!!*#@!!*#@!!*
 

5. Jo deve fare un versamento alla Posta da accludere alla documentazione per il   passaporto nuovo. Quante persone trova in fila prima di lei?

a. Nessuna, è il suo giorno fortunato
b. Una sola deliziosa vecchina che le cede il posto
c. Centottanta anziani in fila per riscuotere la pensione

6. Come si comporta Jo davanti ai 180 pensionati?

a. Fa la fila come tutti
b. In attesa del suo turno va a farsi delle fototessere, torna a casa, mette una lavatrice, stende il bucato e torna alla posta.
c. Finge un mancamento e cinque minuti dopo ha la sua ricevuta in mano, senza il minimo senso di colpa.

7. Cosa succede dopo che Jo ha miracolosamente ottenuto il passaporto in 8 ore?

a. Un cane di passaggio mangia il passaporto
b. Il viaggio di lavoro è annullato
c. Jo scopre che per la sua destinazione andava bene anche la carta d'identità.

Ed era scaduta anche quella.

 
 
 

Socialcosi e sociopatia

Post n°192 pubblicato il 24 Ottobre 2010 da jo_march1979

Ci mancava solo Facebook.
Non sono particolarmente preoccupata che qualcuno colleghi la mia identità con questo blog (anche se alla fine nel villaggio globale ci si conosce tutti), ma mi dà fastidio il principio di associare facebook e libero, soprattutto senza possibilità di scelta. Speriamo che l'emorragia di blogger in fuga verso blogspot e la pioggia di mail al Garante della privacy abbia qualche effetto.

E dire che io sono  un'iscritta a Facebook della prima ora, quando in Italia ancora non era noto. Mi iscrissi credo tre anni fa, su insistenza di una mia amica in Francia, dove la moda già dilagava. Se non ricordo male all'epoca si poteva entrare nel network solo su invito di un iscritto, quindi la cosa aveva anche un vago sapore di esclusività. Avevo giusto un pugno di amici, per lo più stranieri, e trovavo eccezionale poter aver loro notizie senza dover per forza avere un contatto.
In effetti era la soluzione ideale per le mie tendenze sociopatiche: io non ordino la pizza a casa per non dover interagire con il fattorino, mi nascondo nei buchi dei muri se intravedo un  conoscente per strada, stimo fortemente chi manda una mail invece di telefonare.

Poi Facebook è diventato noto anche in Italia e da un giorno all'altro mi sono ritrovata con oltre cento 'amici', novanta dei quali meri conoscenti. Colleghi di lavoro, compagni di scuola, amici di amici, gente incontrata per tre giorni sette anni fa al mare... Poi il social network è finito in mano agli adolescenti e addio. Ho capito che era l'inizio della fine quando sono diventata amichetta con mia cugina tredicenne, scoprendola intasatrice di bacheca propria e altrui a colpi di kuoricini  e link bimbominkia.

Costretta a interagire, se pure virtualmente, con tanta, troppa gente ho smesso di parlare di me e ho cominciato a parlare del tempo e di Luciana Littizzetto. Ogni tanto una frase ad effetto, e quasi niente che mi facesse 'scoprire', nonostante il mio nome e cognome.
Però non ho chiuso il mio profilo, un po' per quelle 10 persone su 150 con cui mi interessa davvero restare in contatto, e un po' perchè avere un posticino nella piazza più autopettegola di internet ha i suoi vantaggi.
 Volete mettere poter sbirciare l'orrido abito da sposa di quell'antipaticona della III C con cui non parlavo allora figuriamoci adesso, ma che ha incautamente lasciato il suo profilo aperto? sapere prima della nonna in paese che il figlio della cugina del cognato del farmacista ha cambiato fidanzata?

Poi ci sono i vantaggi del virtuale: prima per esprimere la tua opinione politica o il tuo dissenso (spesso equivalenti) dovevi preparare gli striscioni, alzarti, vestirti, partire e marciare. Ora in un click puoi urlare che sei contro Berlusconi, contro la Gelmini, contro le meduse, contro Facebook, contro gli anelli alle dita dei piedi. Il tutto con il sedere tiepido ben saldo sulla poltrona.

Certo, c'è un rovescio:

 - inviti a iniziative che nemmeno immagineresti. Che evento è "Vendo biglietto trenitalia a 19 euro"? Per quale motivo prima mi inviti al tuo matrimonio e poi mi iscrivi all'evento chiedendo la conferma che ti ho già dato dal vivo?

 - incursioni devastanti nel tuo privato. "Ciao! allora come va con le emorroidi?" "Ehi come stai, mica piangi ancora per quello che ti ha mollato?" sbattuti sulla tua pagina. Mi cugina tredicenne che ignora la differenza tra pubblico e privato usa con disinvoltura nomignoli familiari che non divulgherei nemmeno sotto tortura.

- Foto che ti fanno implorare alla terra di aprirsi per inghiottirti. Giusto poche settimane fa un mio compagno di liceo ha pubblicato una foto del IV ginnasio (1993 d.C., il millennio scorso) con un bel tag che ho rimosso all'istante. Ma non posso sapere se qualche collega, amico di amico o vago conoscente mi abbia visto in versione Ugly Betty caduta nell'armadio.

Il pezzetto di suolo 'libero' di questo blog oggi si è ridotto, indubbiamente. Ma mi piange il cuore all'idea di rinunciare a questo spazio coltivato con tanta cura. E poi mi viene da pensare che se qualcuno dei miei vaghi conoscenti approdasse su questa pagina al massimo ci resterebbe male. Per la noia, più che altro. Donne, libri, donne, pubblicità, assorbenti, donne, matrimoni (avevo già detto donne?). Ho il sospetto che chi mi conosce non sia per niente curioso di approfondire di più quello che già sente. Per fortuna. 

 
 
 

P come pettegolezzo, P come prevenzione

Post n°191 pubblicato il 18 Ottobre 2010 da jo_march1979

LILT

Quando ero piccola c'era una signora al paese di mia nonna su cui tutti amavano spettegolare: vestiti troppo cari e marito troppo lontano, principalmente.Chissà se i figli sono del marito, facciamo i conti allora lui è tornato ad agosto, il bambino è nato a maggio, mmmh... Ma lei passava leggera e soave in mezzo al mercato e alle maldicenze.
Poi sparì per un po'.
Quando tornò era cambiata: dimessa, triste. Non vestiva più con spalline mirabolanti e fuseaux, ora aveva abiti informi e lo sguardo spento.
A me piaceva di più prima, truccata come Barbie Rockstar e vestita come le conduttrici di Fantastico, ma mi pareva di capire che agli altri piacesse di più adesso, e all'improvviso non se ne parlava più male, ma era diventata poveredda, la poverina.

Un giorno, sfruttando la capacità dei bambini di diventare invisibili durante le conversazioni degli adulti intercettai un paio di frasi sulla soglia della porta: "Poveredda, da quando le hanno tagliato la menna (il seno, ndr) non è più la stessa".
Restai inorridita.
"Per fortuna sua si è salvata, se se ne accorgevano ancora più tardi non c'era niente da fare. Meglio con un seno in meno ma viva, no?"
"Eh, certo però che vivere così, mezza femmina..."
"Zia Sofì ma che dici!!"

La signora aveva un tumore al seno scoperto troppo tardi. Non era andata dal suo medico di base per un controllo perchè si vergognava di farsi toccare dal dottore, con quello che già si diceva di lei in giro e con l'infermiera che sottovoce raccontava i malanni di tutto il paese tra un' Ave Maria e una giaculatoria. Quando si era decisa a farsi controllare era troppo tardi. L'operazione le aveva dato la pietà pelosa del paese, ma con quella non riempiva il profilo monco del suo corpo.
Non è una storia a lieto fine questa, perchè la signora non si è mai ripresa, ed è restata in paese ad avvizzire, con i bei vestiti nell'armadio. Ma nessun'altra signora della chiesa si è più vergognata a farsi toccare dal medico.

 
 
 

Silver Plated

Post n°190 pubblicato il 12 Ottobre 2010 da jo_march1979
 

Non che Acciaio, superpremiato bestseller dell'esordiente Silvia Avallone, sia scritto male, e l'idea cover Acciaionon era nemmeno malvagia: narrare cosa succede nei condomini-alveari di Piombino, città faticosamente industriale in un mondo post-industriale.
Peccato che il punto di vista scelto sia essenzialmente quello del buco della serratura, con un indugiare morboso sulla poco credibile sessualità di di due tredicenni e sui loro sgangherati nuclei familiari.

Famiglie dove non ci si fa mancare niente, ché questi poveri o sono piccoli criminali, o drogati, o violenti signora mia. E quindi o finiscono in galera, o si prostituiscono o fanno un incidente sul lavoro...che tempi, mia cara, che tempi... altro tè?

La venticinquenne Silvia Avallone è troppo giovane e socialmente lontana per sapere di cosa stia davvero parlando (non che io lo sappia meglio di lei, ma almeno non ho provato a raccontare stereotipi da lotta proletaria ). Così la sua intenzione di spietata denuncia sociale diventa uno sguardo da dama di carità in visita nei bassifondi. Personaggi tagliati con l'accetta, incongruenze narrative, cliché (se tuo padre ti picchia diventi lesbica perché odi tutti gli uomini, se sei del Sud sei una moglie sottomessa eccetera), parolacce intese come flusso di coscienza.

E dopo quest'eccitante immersione in mezzo ai proletari, la nostra  autrice  torna nella sua villetta a servire pasticcini agli amici editori su un bel vassoio di silver plated.

 
 
 

Di chiavi e di karma

Post n°189 pubblicato il 24 Settembre 2010 da jo_march1979

Di cosa parla questo blog?
Di donne e cose di donne, essenzialmente. Libri, mestruazioni, pubblicità, matrimoni, casalinghe più o meno disperate eccetera. C'è a chi piace, c'è a chi non piace. Grande cornice di genere, con all'interno diversi dettagli. 
Di conseguenza, chi approda qui dovrebbe cercare cose tipo ceretta libanese, bagno turco, enciclopedia della donna, assorbenti, luciana littizzetto et similia.

E invece, da quando ho Shiny Stat (croce e delizia di ogni buon blogger autoreferenziale), ovvero da due anni, qual è LA  chiave di ricerca che stacca di decine di punti ogni altra? è una e una soltanto:

 

SILVIA TOFFANIN.

Ah no, scusate. C'è anche:

 

TOFFANIN SILVIA.

Ora che vedo meglio, abbiamo anche:

TOFFANIN FOTO

E, ormai fuori dal podio:

FAMIGLIA BERLUSCONI.

 

E solo con un netto distacco, appaiono ricerche più pertinenti al blog tipo 'pubblicità assorbenti', 'bree van der camp', 'conserve di pomodoro e mestruazioni' (cara, ti assicuro che puoi toccare il pomodoro, ma se ti scocci di farlo, hai un'ottima scusa in quei giorni), 'cafone arricchite' (??? comunque no, qui non ce ne sono: sono poverella ma con la puzza sotto al naso).

La domanda è : perché.

La risposta in effetti c'è: nel 2007 (duemilasette, mica ieri) ho pubblicato questo post sulla laurea della da poco compagna di Piersilvio. Con una foto, che risulta essere tra i primi risultati in Google Images cercando la conduttrice di Verissimo.

La domanda vera è un'altra: perché la gente cerca foto di Silvia Toffanin così compulsivamente? che se ne fa? tra l'altro, nel mio post è vestita. Interesse zero, direi.

Io ho una teoria. Che non spiega perchè la gente cerchi ossessivamente la Silvia, questo non lo capirò mai. Ma che spiega perchè la cerchi da me.

Si chiama KARMA. Devo aver sparlato di lei una volta di troppo e lo sto scontando da tre anni. Avessi tentato di rapirla, dopo tre anni sarei già libera, e invece... Poi lo chiamano Libero, questo posto.

 
 
 

Dei mariti e di altri oggetti d'arredamento II - ricerca sul campo

Dopo un'adeguata preparazione teorica e un anno di ricerca sul campo, la webmater propone un saggio antropologico sull'oggetto di studio "Marito".
 Il paper, intitolato "The taming of the husband: an Italian case-study" (Il marito domato: un caso di studio italiano)  è stato presentato nel convegno internazionale Do husbands have instructions like other furniture? (I mariti hanno le istruzioni come gli altri mobili?) tenuto a Wisteria Lane tra il 28 e il 30 agosto scorsi.

Oggetto dello studio: un marito.
Maschio, etnia mista (metà bergamasco, un quarto cilentano, un quarto nolano), 32 anni. Il soggetto si presenta in buono stato di salute, a parte una ipocondria relativa alla caduta dei capelli (cfr. infra).
Habitat naturale: sul divano, davanti al computer.
Alimentazione: qualsiasi, purchè abbondante.
Oggetti-feticcio: Repubblica, scaldatazza con porta USB, calzini.

Ambiente dello studio: per i 3/4 dell'indagine, appartamento di 80 metri quadri ca, quarto piano senza ascensore. Il soggetto è stato introdotto nel nuovo habitat il 29 agosto 2009 e se ne è studiata l'ambientazione, rivelatasi pressoché istantanea. Sporadiche osservazioni sono state svolte in Sicilia, nell'habitat d'origine del soggetto e dell'osservatrice, in Turchia e sulla Costiera Amalfitana. In tutte le circostanze il soggetto ha mostrato straordinaria adattabilità.

Caratteristiche del soggetto:
-  Altissima tolleranza al disordine. Purchè sia il suo. Copie di Repubblica di due settimane prima accatastate su una sedia della cucina non gli creano alcun problema. Il suo computer lasciato tre giorni sul comodino non lo scompone. Tutte le posate di casa ammuffite nel lavello lo lasciano indifferente.
Viceversa, ogni oggetto altrui che si trovi fuori posto lo rende nervoso e incline al borbottìo: il nerosismo sfocia nel mutismo se si tratta di confezioni senza tappo o contenitori con cerniera aperta di proprietà femminile.

- Predilezione per la parte centrale del divano. Da solo o in compagnia, il marito si siede esattamente al centro del divano arancione, che costituisce uno dei suoi posti preferiti assieme al letto e al bagno. Il punto prediletto, centrato ogni volta con precisione, è la sottile linea di separazione tra i due grandi cuscini, ribattezzata Bosforo perchè separa divano e fondoschiena come lo stretto divide Europa e Asia.

- Attaccamento ai calzini. Il concetto di 'abbigliamento' per il soggetto in questione consiste nel tuffarsi nell'armadio e riemergere con quello che è rimasto attaccato addosso. Risale a poco tempo fa la scoperta che il nero non si abbina con il blu. Nonostante il profondo disinteresse per l'atto della vestizione, il marito mostra una passione che si potrebbe definire ossessiva per i calzini, di ogni foggia, taglia e tipo. Non ne ha mai abbastanza, e se ne ha, non sono puliti. [Per approfondimenti si rimanda al saggio The Inner Link between Men and Socks: an historical approach].

- Continua -

 
 
 

Vampiri in paradiso

Post n°187 pubblicato il 07 Settembre 2010 da jo_march1979
 

Avevo in testa da un po' di tempo un post spettacolare su casalinghe e calzini e mariti e balsamo e Star Trek e filmdovesipiange.
Ma mi è passata la voglia di scherzare.

Ieri
hanno ucciso  il sindaco di Pollica, il più bel paesino cilentano, a due passi dal mio. Angelo Vassallo è stato colpito con nove colpi, due pistole. Lo hanno aspettato dietro casa sua nella frazione di Acciaroli, in quel Cilento dove ancora si lascia la chiave davanti alla porta, e lo hanno ammazzato.


E trovare al mattino il tuo Cilento in homepage su Repubblica per un'esecuzione del genere fa già abbastanza male. Fa ancora più male sapere che hanno ucciso un uomo profondamente perbene.
Da noi ci si conosce tutti, e chi non aveva mai avuto a che fare con lui? Uomo testardo, con le sue spigolosità, un torrente di idee e di iniziative, che aveva reso
il paese di Hemingway il posto più bello della nostra costa.
E sei già lì addolorata perchè è un omicidio feroce praticamente a casa tua, e già sospetti ma non osi dire. Poi il procuratore della Repubblica, quello che lavora nella cittadina sonnacchiosa dove sei andata a scuola, dice al tg nazionale che
Angelo Vassallo si opponeva alla camorra.
Camorra
.

Tu che ti sei sempre lamentata del Cilento nel mezzo del nulla, che pensavi di provenire da una Paperopoli un po' scalcagnata, all'improvviso finisci in mezzo a un incubo lucido di Roberto Saviano, e capirete lo choc.

E lì poi ricordi, colleghi: case come funghi nel giro di pochi anni, supermercati dalla dubbia gestione,  macchinoni stellari all'improvvisoin mezzo alla strada.

E allora ti fa ancora più male quell'esecuzione ad Acciaroli. Perchè potrebbe essere solo l'inizio. Perchè non è stato l'inizio, ma la continuazione agghiacciante di un discorso di illegalità e soprusi.

E soprattutto, e questo fa male più di tutto il resto, se si è arrivati a uccidere un uomo che faceva  il suo mestiere in onestà, significa che certa gente - scusate il pudore, non ce la faccio a chiamarli con il loro nome, come quando invece di dire tumore dici brutto male per farti meno paura -, significa che certa gente si sente fin troppo a suo agio nella terra di pescatori.

E che quelli là sono come i vampiri: entrano su invito.
Di chi è noncurante, di chi per vendere una vecchia terra non bada a chi l'acquista, di chi per fare cassa concede al volo uno, due, tre permessi per costruire case vuote.

 Cilentani, BASTA CON L'OSPITALITA', ve ne prego.

 

 
 
 
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