Creato da jo_march1979 il 28/01/2007

Signora mia

Mezze stagioni e altri teoremi

 

 

Epifanie notturne - ovvero di come la mancanza di sonno faccia fare il punto sulla propria vita

Post n°186 pubblicato il 02 Settembre 2010 da jo_march1979

Fare le tre di notte per finire -in colpevole ritardo - un lavoro odioso, forse indispensabile forse inutile, non ha prezzo.
Per tutto il resto c'è il precariato.

 
 
 

Insight in a housewife's life- o del perchč le fiabe hanno sempre ragione

Post n°185 pubblicato il 01 Settembre 2010 da jo_march1979
 

Casa March, interno. Mattina, ore 11 circa. Soggiorno assolato, tavolo sommerso dalle scartoffie; Jo che mentre lavora si ricorda di non avere pane.

Cambio scena: cucina. Jo ravana per un po’ nel freezer ed estrae trionfante un pezzo di pane congelato.

Cambio scena: Jo poggia il pane, ancora avvolto nella plastica, sul muretto del terrazzo ("Con questo bel sole, per una volta evito di usare il microonde per scongelare, che queste onde signoramia che ne sappiamo qual è l’effetto…”)

Ore 12: Jo si affaccia sul terrazzo e saggia il pane con un ditino. Per puro scrupolo investigativo, ne stacca un pezzo con le mani, tanto le briciole restano nella busta. Ancora congelato all’interno.

Ore 12:40: Sempre per puro scrupolo investigativo, Jo riprova il pane. Deve finire di scongelarsi.

Ore 16: Jo si ricorda all’improvviso del pane lasciato sul muretto del terrazzo. Ormai sarà diventato un pezzo di marmo. Cerchiamo di salvare il salvabile.

Ore 16:01: Jo è sul terrazzo. Da sola. Nel senso che il pane non è più sul muretto. Con un piccolo moto d’orrore Jo si affaccia: il pane nella sua busta giace nello spiazzo condominiale a piano terra, su cui si affaccia l’appartamento di una dolce vecchina che sembra la mamma di Psycho.

(Flashback: molletta caduta. Molletta caduta. Pianta caduta. Molletta caduta. Molletta caduta.  Calzino caduto.  Molletta caduta. Mutanda marito caduta. Molletta caduta. Molletta caduta. E Jo non è MAI scesa a riprendersi qualcosa, eppure ha lachiave dello spazio recintato, anche se Psycho-mommy lo considera di sua proprietà. Forse è per questo che non c’è mai andata; in effetti le cose scompaiono in una specie di buco nero poche ore dopo averne visto il tuffo dal balcone)

Ore 16:02. Jo deve prendere un’importante decisione: lasciare il pane al proprio destino esponendosi a un’ulteriore figura da casalinga sciagurata, o andarselo a prendere, rischiando di essere vista da Psycho-mommy?

Ore 16:03. Jo scende come una ladra nello spazio condominiale.  Maledice le origini contadine per cui è peccato mortale buttare il cibo.  Mentre armeggia con il lucchetto del cancello si guarda intorno: non c’è nessuno. Psycho-mommy starà facendo un riposino sulla sedia a dondolo.
Quatta quatta, Jo agguanta il pane e scappa via. Meno male, non l’ha vista nessuna andarsi a riprendere il pane caduto dal quarto piano. Fugge per scale stringedosi al petto la busta – e un volantino del supermercato che già concupisce con gli occhi pregustando la sontuosa passeggiata tra le offerte limitate, ma questa è un’altra storia.

Jo arriva a casa con il fiatone – vorrei vedere voi, quattro piani senza ascensore e in più anche il peso della vergogna. Non ha incontrato nessuno in questo condominio dove tutti sembrano vivere per le scale. Giunta al sicuro in casa, si gira per chiudere la porta
e
 vede una scia di briciole di pane
che dal suo tappetino va verso la prima rampa di scale, poi il pianerottolo, pou un’altra rampa e un’altra ancora, e ancora per otto lunghe rampe. Poi gira intorno al palazzo, si ferma davanti al cancello e prosegue all’interno.
Meglio di una firma con nome e cognome.
Pollicino, in confronto a me non sei nessuno
.

 
 
 

Del sopravvivere al proprio matrimonio- un anno dopo

Un anno fa di questi tempi non credevo che avrei mai superato la compulsione per vestiti, veli, bouquet, segnaposti e quant’altro.  Mi pareva  di starmi per sposare da una vita, e che né prima né dopo avrei mai fatto altro se non essere a un passo dalle nozze.  

Dopo il grande evento, la prima settimana i piedi mi portavano da soli al negozio di bomboniere. Per i primi tre mesi mi sono fermata davanti a ogni vetrina di abiti da sposa. Ho da poco smesso di guardare il sito www.sesonrosedesign.com.

 Pian piano però la sensazione di dovermi sposare ogni settimana prossima si è affievolita,  aiutata dal sollievo di fronte alle amiche in procinto a loro volta di sposarsi: fuori dal tunnel del tulle, a differenza loro.

 Sabato sarà il primo anniversario (da trascorrere nell’amena località di Boscotrecase al matrimonio-fotocopia del nostro, ma questa è un’altra storia) e, anche se il quadro generale si è attenuato, alcuni ricordi restano vividi:

 - la sposa così devastata dalla tensione da dover essere tirata giù dal letto alle sette, dalle quattro donne che dalle cinque e mezza volteggiano per la casa spandendo fiori e spazzando pavimenti immacolati;

 - la parrucchiera che pettina meravigliosamente la sposa, fa finta di pettinare sorelle e testimone e pensa bene di restare chiusa in bagno cinque minuti prima di uscire per andare in chiesa;

 - la sposa che a cento metri dalla chiesa si rende conto di cosa sta andando a fare e si emoziona come una quindicenne al primo appuntamento;

 - sorelle e testimone che singhiozzano a cappella in un angolino della chiesa, avendo almeno il buongusto di vergognarsene un po’;

 - la sposa che, sotto il velo a 40 gradi all’ombra, scopre nuovi significati della parola ‘sudario’;

 - lo sposo che guarda sopraffatto dalla paura la sposa giunta accanto a lui e, invece di baciarla su una tempia e donarle il bouquet come d’accordo quasi glielo tira appresso;

 - lo sposo che, nonostante i 40 gradi all’ombra,  tiene la mano della sposa per tutta la cerimonia;

 -  gli invitati che si avventano sul buffet (si saprà più avanti che una zia si è tolta la panciera per tuffarsi meglio nella mischia);

 - gli sposi che prima del ricevimento fuggono nella loro stanza per dieci minuti. Di rovente passione? Più o meno.
Mentre la sposa si butta sul divano alla ricerca di forze per le successive otto ore lo sposo si asciuga la camicia con il phon. Si danno anche un bacetto, comunque;

 - sorrisi e baci a profusione, poi i novelli sposi si guardano e si chiedono:
“Ma era un invitato tuo?”
 “Boh, penso di no”;

 - la nonna che punta il ragazzo  di sorella1, palesatosi per la prima volta a tutta la famiglia,  e gli chiede a bruciapelo:
“Ma voi chi siete?”
“Er… sono un collega di sorella1”
“Collega o qualcosadipiù?”;

- il lancio del bouquet più feroce a memoria di donna.

 Si potrebbe andare avanti a lungo, meglio terminare qui con il ricordo più smagliante, che ancora risuona nelle orecchie della webmater, quasi profetico nella sua tentata sovrapposizione di ruoli:

 

- h 12, interno della chiesa ormai vuota. Ci sono solo gli sposi, che hanno salutato e abbracciato amici e parenti,  ora in attesa della coppia felice fuori sul sagrato. Anzi no, non sono soli: con loro c’è la madre dello sposo, che ha aspettato di restare con loro senza tutta la folla. Si avvicina al figlio, lo bacia; si avvicina alla di lui moglie, sua nuora da non più di venti minuti, le sorride e le dice solo e soltanto:

“Jo…

TI PIACE IL MIO VESTITO?”

 Jo sospira. C’è qualcuno che ancora non ha capito chi è la sposa.

 
 
 

In attesa dell'attesa

Post n°183 pubblicato il 24 Agosto 2010 da jo_march1979
 

Quindici minuti di ritardo del tuo ciclo mestruale e già ti chiedi se manderai la bambina al catechismo e a quanti anni vuoi insegnarle l’inglese. Primina sì o no? vestitini rosa o tute? Ci sarà un asilo Montessori in Campania? liceo scientifico o linguistico?

A questo punto interviene la parte di te che si vanta di essere razionale e ti elenca i motivi per cui non puoi essere incinta:
 perché tu e tuo marito avete deciso di lasciar fare alla natura solo poche settimane fa;
perché tuo marito è un informatico e non un cecchino e quante possibilità ci sono che ci si riesca al primo tentativo?
perché su Vanity Fair ogni settimana ci sono lettere terrificanti di donne disperate  che non riescono ad avere un bambino nemmeno ritagliandolo dalle pubblicità, e chi ti dice che tu non sia una di loro?

Venti minuti di ritardo, ti ricordi che tua nonna paterna aveva due fratelli gemelli omozigoti e il cuore ti salta un battito: quanti gemelli ci vogliono per creare una familiarità e la conseguente possibilità di averne anche tu?

Un'ora e ti convinci che è tutto frutto della sindrome premestruale: ormoni rissosi che risalgono le tue arterie fino al cervello e gli sussurrano fantasie. Hai il seno dolorante, è senz’altro PMS.

O forse no? Intanto, tu che hai scordato anche le tabelline riprendi nozioni di genetica apprese in  un’altra vita al liceo: dunque, se il marito ha gli occhi scuri, tu li hai tra il verde e il castano (o, come ti ha detto gentilmente il tuo alterego Fayaway, 'gialli come quelli dei vampiri di Twilight') quindi un mezzo  cromosoma di occhi chiari, visto che tua madre ha gli occhi azzurri come il mare di giugno, ce li hai, e già ti vedi una bimba con due laghi alpini al posto degli occhi.
Aspetta però, tua madre non ci vede da qui a lì,  sarà il caso di attingere ai suoi geni?

Due ore di ritardo:  sarà il caso di iscriverla alle liste di prenotazione dell’asilo nido. Ma con quale nome?  Non basterebbero nove mesi per deciderne uno. Se poi sono gemelle come i prozii addio, le chiameremo Bimba1 e Bimba2, poi quando diventano maggiorenni scelgono loro il nome che preferiscono.

Il giorno dopo ti svegli: ancora niente sangue. Ti disponi a  una lunga giornata di attesa e ti imponi di non pensarci ogni cinque minuti.

Fai finta di riuscirci.
Poi, tra una lavatrice e una mail, ti assale il pensiero più stupefacente, più inaspettato, più scioccante di tutti:

E SE FOSSE MASCHIO?

 
 
 

Di ricette editoriali

Post n°182 pubblicato il 16 Agosto 2010 da jo_march1979
 

Care lettrici, cari -pochi- lettori,

data la virata di questo blog verso la casalinghitudine e la deriva della webmater verso Bree van der Camp, ho deciso di inaugurare la rubrica delle ricette, che non manca mai sulle nostre riviste preferite come DipiùTV. Queste ricette hanno il vantaggio di poter essere impastocchiate anche al computer, e infornate in Mondadori. Oggi cominciamo con un dolce tipicamente siciliano, Il conto delle minne, elaborato da Giuseppina torregrossa in un capace forno Mondadori.

INGREDIENTI
1 voce narrante femminile
2 pizzichi del nome Agata
1 bisnonna con un bel seno
1 nonna paterna molto amata, che prepara le
minne di Sant'Agata
2 zie ossessionate dal matrimonio
1 nonna materna poco apprezzata
1 nonno materno che fa le veci di padre
3 pizzichi di tumore al seno
1 manciata generosa di sesso
Tradizione siciliana da esportazione q.b.
Personaggi maschili minori ossessionati dal sesso q.b.

Per la glassa:
1 spruzzata di amore saffico
1 manciata generosa di sesso (sì, un'altra)
1 pizzico di  tumore al seno 
1 bastardo ossessionato dal sesso

Per guarnire:
Devozione strumentale a Sant'Agata

PROCEDIMENTO
Scaldare la teglia proponendo come prima pagina la ricetta delle minne di Sant'Agata, dolcetti catanesi a forma di seni preparati per la festa della Santa. Amalgamare gli ingredienti cominciando con un pizzico di voce narrante da bambina e aggiungere gli altri in ordine cronologico.  Tra una generazione e l'altra spalmare  in abbondanza sesso e tradizione siciliana. Questa fase costituisce i 2/3 della torta e risulterà leggera e dal sapore gradevole.


Glassare la preparazione con la storia personale della voce narrante femminile.
Per la glassa occorrono il bastardo, l'amore saffico e la spolverata di sesso che avrete tenuto da parte. Togliere eventuali grumi di amor proprio e ambizione professionale. Il risultato sarà pesante e dal sapore amaro, e dovrà guastare il piacere del ripieno lieve della torta.

Guarnire con devozione a Sant'Agata, santa catanese protettrice dei seni delle donne, deve ricoprire l'intera preparazione condensandosi in alcuni punti per ottenere più sapore siciliano. Che sia da esportazione però: non la Sicilia autentica ma quella delle cartoline e delle idee dei continentali. così il prodotto vende fuori dall'isola
.

I pizzichi di tumore al seno servono a dare un sapore finto-impegnato e a creare un sapido contrasto con le minne di Sant'Agata. (Importante: fare in modo che anche la voce narrante, ginecologa, affronti il calvario del tumore e si preoccupi, nel XX secolo, di aver fatto arrabbiare la santa. Non deve passare alcun messaggio di speranza o di fiducia nella medicina o si guasterà la pesantezza della glassa).

Infornare in due fasi, prima in hard cover e  poi in economica. Riporre in libreria e aspettare che una gonza appassionata di romanzi corali femminili capiti tra gli scaffali e si faccia fregare dalla quarta di copertina. Servire in spiaggia.

 

 
 
 

Di pruderie e meravigliosi effetti collaterali

Post n°181 pubblicato il 29 Luglio 2010 da jo_march1979
 

E così, l'ultima frontiera delle pubblicità per donne scritte da uomini sono gli spot per i prodotti di igiene intima. Pensavo che il peggio si fosse toccato con lo sdoganamento del prurito lì-dove-non-batte-il sole, e invece.

Invece non avevo fatto una piccola semplice equazione:

diseducazione sessuale  + improvviso bombardamento di spot legati all'igiene intima = impennata di lavande gastriche.

Vorrei tanto essermi inventata questa notizia, ma, a meno di un pesce d'aprile fuori stagione, pare essere drammaticamente vera.

 


Sta andando più o meno così: per tutta la vita ti occupi tra segreto e vergogna di tutte le faccende relative al tuo apparato sessuale, dalle mestruazioni (pardon, le tue cose, la visita del marchese, 'sono indisposta', oddio mi sono venute le perifrasi) alla riproduzione (la cicogna, il cavolo, la cicogna sotto al cavolo, Gesù-bambino-ti-manda-un-fratellino) alla pura e semplice igiene personale (tipo la vecchia gloriosa scuola del non-ci-si-lava-durante-le-mestruazioni).
I sette anni di catechismo da bambina te l'hanno insegnato implicitamente; te l'ha insegnato esplicitamente tua nonna che ti guarda male se tocchi le piante quando hai le tue cose, te lo ha insegnato la pubblicità, che il modo per segnalare al mondo il tuo stato è il paracadutismo ma mai la comunicazione verbale.
La televisione ti insegna che devi puntare tutto sul tuo corpo e sul miglior offerente, ma senza mai nominare nulla, per carità. Fatti vedere nuda in prima serata, ma nelle interviste dalla foto sempre scollacciate parla solo di gattini e crostate.

Insomma, in questa schizofrenia del mostrare ma senza parlare si inserisce a un certo punto l'Agenzia italiana del Farmaco, che cambia di categoria un prodotto per l'igiene intima femminile. Da farmaco senza ricetta diventa prodotto da banco: una delle conseguenze è che prima non gli si poteva fare pubblicità, adesso sì.

Così i pubblicitari decidono che è ora che sulla lista delle priorità delle italiane ci siano non l'asilo nido e un trattamento lavorativo paritario, ma il prurito intimo. Parte una raffica di spot sul prodotto in questione. Una delle pubblicità mostra con un brevissima animazione il prodotto in bustina che si scioglie in acqua.
Nella riunione - pardon, brain storming, fa più creativo -  i pubblicitari avranno pensato: beh, è un prodotto per l'igiene intima no? chi vuoi che pensi ci si possa fare altro che sciogliere la bustina in acqua e lavarcisi le pudenda?

Peccato che nessuno dei pubblicitari (tutti maschi in quella riunione, ne sono sicura) abbia pensato che quella marca, Tantum, oltre alla linea rosa che stanno pubblicizzando, produca anche una linea verde, molto più nota, che guarda un po' produce COLLUTTORIO. E che quindi era forse il caso di insistere un po' sulle modalità d'uso.
Ma poichè in televisione le donne hanno tutte il seno ma lì sotto son fatte come la Barbie, come si faceva ad accennare vagamente dove e come usare il prodotto per l'igiene intima?

Così, una quantità impressionante di donne (50 in un mese)  si è BEVUTA LA LAVANDA VAGINALE. Conseguenze: stordimento, vertigini, allucinazioni. Una lavanda gastrica e passa tutto, rassicurano i medici. Però si pensa di cambiare gli spot o la confezione del prodotto per renderne più chiaro l'uso. Meglio tardi che mai: potrebbe addirittura succedere che in uno spot per prodotti vaginali si alluda alla vagina come entità biologica e non come sostituta del curriculum vitae.

 Ma c'è di meglio: secondo alcuni 'alcuni addetti ai lavori' c'è il sospetto che il Tantum rosa venga usato in alcuni casi per "sballarsi", magari associato all'alcol. La benzidamina avrebbe infatti anche un effetto euforizzante.

Speriamo che sia vero, sarebbe meraviglioso.
L'ultima moda per le donne dopo il Cosmopolitan di Sex and the City  diventa il Pink Tantum on the Rocks.
Con il quale non solo ti ubriachi e torni gattonando a casa, ma se sei fortunata torni gattonando a casa in compagnia dell'allucinazione di Luciana Littizzetto.


Volevo scrivere ancora un mucchio di altre cose ma scusate, ho fretta: tra poco mi chiude la farmacia, devo scappare.

 
 
 

Momenti dimenticabili di un indimenticabile weekend

Post n°180 pubblicato il 26 Luglio 2010 da jo_march1979
 

Da ricordare: l'Etna di fronte atterrando a Catania

Da dimenticare: Marito fermato al metal dector dell'aeroporto perchè se ne andava allegramente in giro con un coltello da cucina nella tracolla.

Da ricordare: pesce spada grigliato buono da far piangere

Da dimenticare: Marito che conversando amabilmente a tavola ingoia una mosca e la deglutisce con nonchalance.

Da ricordare: il mare biancazzurro e la sabbia così sottile da sembrare cipria.

Da dimenticare: 87 (lottantasette) euro.
Per un costume, comprato in fretta e furia quando Marito ha ricordato di aver dimenticato il suo a casa. Per la cronaca, gli era stato ricordato giusto un centinaio di volte, per non citare la scritta in maiuscolo sulla lavagnetta in cucina.

Da ricordare: il profumo di gelsomino sotto la luna piena

Da dimenticare: la webmater sotto la luna piena che suda da ferma e sfoggia un gran sorriso mentre tenta di staccarsi il vestito incollato addosso

Da ricordare: sole, mare e vento e silenzio.

Da dimenticare: il silenzio squarciato dalle mie maleparole rientrata a casa, scoprendo i danni fatti dal vento sul balcone.

E alla fine della storia, la protagonista si ritrova con una splendida abbronzatura e trecento euro di tenda da sole distrutta. E un marito con un costume nuovo che terrà per il resto della sua vita. Come minimo.

 

 
 
 

Dei segni rivelatori - variazioni sul tema Incendio d'Atlanta-

Post n°179 pubblicato il 23 Luglio 2010 da jo_march1979

Andare al supermercato. Incrociare al banco affettati una signora rubizza in difficoltà tra carrello, bimbo piccolissimo in passeggino e bimba decenne dispersa tra gli scaffali. Sentirsi  politically correct daventi alla scena. Cedere il proprio turno alla signora, dandole del lei. Ascoltare distrattamente la conversazione tra la signora e il salumiere. Sentire all'improvviso che la grossa signora con due figli ha un anno meno di te.

Nonostante la canicola, sentire un brivido freddo lungo la schiena.
Ricordarsi una vignetta di Maitena, letta anni fa e a lungo dimenticata nel fondo del cervello che dice:
" Se dai del lei ai tuoi coetanei significa che stai invecchiando".
Capire che Maitena, che aveva previsto tutto, da oggi sarà il tuo nume tutelare.

 
 
 

Ottanta voglia di dimenticarmeli

Post n°178 pubblicato il 20 Luglio 2010 da jo_march1979
 

Gli anni '80 sono tornati di moda, è ufficiale.
E io che mi rallegravo di essere stata solo lambita dal decennio più chiassoso e narcisista, perchè all'epoca ero troppo piccola per spalline, ciuffi laccati e colori fluo. Devo aver stuzzicato il mio Karma una volta di troppo.
C'è da dire che nessuno sano di mente proporrebbe a chi già una volta è sopravvissuto alle spalline e alla coda di cavallo laterale di tornare a indossare pois e maniche più grandi della tua testa. Diciamoci la verità, piuttosto che riesumare i vestiti da Pizza delle Misfits nascosti nei recessi dell'armadio ci vestiremmo con la carta dell'uovo di Pasqua.
 Insomma,l'operazione di recupero degli anni '80 mi convinceva poco.
Poi, spulciando un po' su Internet e sui giornali, mi sono resa conto che è soprattutto un
modo di proporre donne nude facendo finta di parlar d'altro.
Io vedevo Bim Bum Bam ma non Drive In, e sarà per questo che ci ho messo un po' a capire che ci ripropongono gli anni '80 in una veste - pardon, più in un bikini - molto connotato sessualmente.
Tipo una trasmissione televisiva che si intitola "I favolosi anni '80" ma in realtà era la versione peggiorata di Lucignolo. No, non scuotete la testa: lo so che sembra fantascienza, ma vi assicuro che esiste qualcosa di peggio di
Lucignolo. Il programma tra l'altro ha come inviate due ragazze che negli anni '80 non erano nemmeno in via di concepimento ma hanno il grosso merito di indossare vestiti di due taglie più piccole senza problemi.
Poi circola lo spot di un calendario sugli anni '80. Protagoniste ragazzone ventenni, più che seminude e con i capelli fonatissimi. Come citazione filologia, mi pare un po' poco 
D'altro canto, chiedendo in giro, ai miei coetanei maschi si illuminano gli occhi al ricordo delle prime donne svestite su una rete nazionale come succedeva a Drive In: momenti di grande formazione spirituale, a quanto pare.  

Sono sbigottita. Di più, scandalizzata. Basita.
Possibile che dopo trent'anni di svilimento del corpo femminile ci sia ancora bisogno di una scusa per  smerciare ragazze svestite? pensavo fossimo più avanti in Italia.

 
 
 

Casalinghitudini -modo desperate housewife ON-

Post n°177 pubblicato il 06 Luglio 2010 da jo_march1979
 

Ultimamente passo più tempo con Brandon Walsh che con mio marito. E ogni tanto tradisco la televisione con la lavatrice, più spesso con la lavastoviglie, benedetto il giorno in cui apparve in cucina come Madonna dei Piatti Puliti.
Il computer fa la parte del marito nel weekend: sempre intorno, ci passi un po’ di tempo insieme, poi continui a fare le tue cose tenendolo da qualche parte nel campo visivo, poi gli torni vicino. La macchina per il caffè americano è la migliore amica del liceo: non la senti per mesi, poi quando la rivedi sembra che sia passato un giorno, e ti dà sempre le stesse emozioni.
E su tutti si staglia il tostapane con radio incorporata: è quel ragazzo che da adolescente hai così fortemente voluto, e poi, dopo un paio di rotolate in spiaggia di notte, non hai più nemmeno guardato.

Manca solo la fontana di cioccolato con le orecchie di Topolino: perchè la vita riserva sempre delle inutili meraviglie.

 
 
 

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