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CON QUEL TRUCCO CHE MI SDOPPIA LA FOCE
 

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Fletcher LXXII

Post n°238 pubblicato il 11 Settembre 2014 da lost4mostofitallyeah










Fletcher adesso era di ottimo umore. Fissava alternativamente Grassi e sua moglie ingollando modeste sorsate di whisky e assaggiando qualche fetta di salame mentre Ed Sereni pareva un indemoniato: si era scolato mezza bottiglia e aveva spolverato il tagliere di buona parte dei salumi che v'erano appoggiati sopra, pestando i piedi e alzando la voce. Christine e Gladys, dal canto loro, sorbivano due aranciate con fare distaccato e un po' annoiato. Stefano era anche Lui in ottima disposizione d'animo ma pareva visibilmente disturbato dalle lacrime di Peter nel corridoio.
A tal punto la scena divenne così patetica e insopportabile che Fletcher si alzò dal suo posto e si portò verso il ragazzo in lacrime. Si chinò e gli mise una mano sulle spalle sussurrandogli mielosamente nelle orecchie :"Non devi sconvolgerti per quello che è successo. PIù va avanti il nostro affrancamento da Percace, più gli istinti si liberano e le reazioni diventano incontrollate. Prendi Me. ho appena preso una brutta scuffiata per la moglie di Stefano e prima che sorga l'alba intendo portarmela a letto." E sorrise, di uno spirito malevolo. Peter interruppe il suo flusso di dolore per squadrare attonito l'Uomo. quello che stava dicendo di voler fare cozzava contro tutti i principi di buon senso e pudore che erano stati inculcati Loro. Al confronto il suo sfogo animalesco pareva un gioco da bambini o un'iniziativa da amatori. "Stai scherzando o Ti ha dato di volta il cervello?". sussurrò in un respiro. Fletcher, il cui viso aveva assunto delle tonalità rosso cupo, storse la bocca. "No, nessuno scherzo. Speravo che questa casa potesse darci un po' di tregua ma, al contrario, sta tirando fuori tutti i nostri dispiaceri. E adesso è il mio turno." "Te lo impedirò, Fletcher." L'uomo sorrise di nuovo, mostrando la chiostra di denti bianchissimi :"Chi vuoi fermare ragazzo? Sei ancora tutto squassato dalle pene d'Amore e quando Ti alzerai sarai in grado di reggerti appena. Chi pensi di potere fermare?". E detto questo cinse con le braccia le spalle di Peter e lo sollevò di forza, trascinandolo zoppicante verso il convivio che stava decollando fra urletti e rumore di bicchieri. "Beh, come sta?". Fece Grassi non appena vide Peter zoppicante e appoggiato a Fletcher. "Beh, abbiamo fatto due chiacchiere e adesso è sulla buona via per riprendersi." L'Uomo disse questo e posò il Ragazzo su una sedia davanti al tavolo ingombro di cibaria e alcol. "Fatti un sorso". Pigolò Ed che era evidentemente in orbita. Peter, senza entusiasmo, scrollò la bottiglia e si accorse che era vuota. "Non hai altro?" Fece a Grassi "Sono astemio ma un goccetto l'avrei gradito se voi ubriaconi non aveste spazzolato tutto." "é whisky scozzese, puro whisky scozzese" Se me lo beccavano in macchina erano due anni di riabilitazione". "Da Percace?". Interloquì Peter impertinente "No. Centro Recupero Alcolisti. Qualcosa di sottilmente, e perversamente, diverso." Le due donne osservavano con preoccupazione lo svolgimento della scena e Gladys prese per mano il Ragazzo implorandolo di lasciare correre e di smorzare gli animi, Lui che era sobrio. Ed sentì quello che diceva e subito fece la spia a Stefano :"Guarda che tua moglie ci prova con Peter..." Grassi si alzò come un Ercole dal tavolino mandando tutto gambe all'aria: salame e bottiglia, che si frantumò in mille pezzi contro il muro. Poi scoppiò a ridere: una risata pantagruelica, forte e ben timbrata, dalla bocca spalancata. "Vorrei vederla, Gladys, provarci con un altro. Ora che sono ben pieno non sarei capace di tollerare un'altra cura alla Percace. Lui mi diceva: Lascia che tua moglie vada con altri e guarda. Se Tu sei indifferente e Lei non ci casca vuol dire che siete sulla buona via della guarigione completa. Fu una sofferenza atroce. Una volta vidi che Lei non era indifferente alle attenzioni di una delle cavie del Dottore e frantumai a questi la testa con un vaso d'acciaio. Poi il Dottore mise tutto a tacere. Lo sapevate che il Dottore tiene delle cavie per gli esperimenti più raffinati? Gente in regola, ben pagata e avvisata. Debbono provocare e titillare per capire fino a che punto Uno sia uscito dalla dipendenza. Certo, evidentemente un mestiere rischioso come si è dimostrato." "Hai ammazzato un uomo?". Fece Fletcher lasciando cadere un fiorellino di plastica che aveva tra le mani giunte. "Oh, bella! certo. Non puoi reggere tranquillamente che tua moglie vada a letto con un altro tizio mentre Tu osservi e Ti fai magari una sega. Non è così, Fletcher? Che Uomini saremmo? Tu stesso lo hai dimostrato mandando Peter e Sereni quasi all'altro Mondo per una questione del genere." "Ah Beh, certo" Replicò l'Uomo mellifluo "Poi c'è da dire che ho la nettissima impressione che in questo posto, non ne so esattamente la ragione, ma stiamo tutti regredendo in modo Molto Molto positivo."
 
 
 

Fletcher LXXI

Post n°237 pubblicato il 04 Settembre 2014 da lost4mostofitallyeah







"Cosa vedo? Il mio Edward Sereni sballottato come un fuscello da una parte all'altra della stanza e trattato a pesci in faccia da un uomo pieno di orgoglio ferito....Buona sera, Signori!" Fletcher smise di menare il suo antagonista e si voltò perplesso cercando di ricavare dal suo passato le fattezze di quell'uomo conosciuto. "Stefano! Stefano Grassi! Il fratello di Henry!" Gridò, mentre un vago sorriso gli galleggiava sulle labbra. "Vedo, Fletcher, che la memoria non Ti si è inflazionata, e le braccia pure a quanto sembra! Che ne diresti di mollare quel magrolino e venire ad abbracciarmi? Gladys è di sotto che sta salendo le scale e tra poco sarà qui. Ti farà piacere rivederla!" L'Uomo mollò Sereni che cadde a terra come un sacco di patate, poi finì tra le braccia di Grassi Senior tra battute e grosse pacche sulle spalle. Christine, dal letto, s'era distesa nel vedere il nuovo arrivato. Conscia che avrebbe portato un po' di risate e un'atmosfera più rilassata si concesse di allungare le gambe e di scendere dal letto andandogli, pure Lei, incontro. Fu un momento come non se ne vedevano dai vecchi tempi: sincero, gioioso e piacevole. Grassi confidò Loro di avere saputo della presenza al porto dal fratello. Così Stefano non aveva messo in mezzo nessuna indecisione ed era salito in auto con Gladys per recarsi a trovare dei vecchi amici e compagni di sventura. Avevano fatto i 150 costanti per arrivare sulla costa in meno di mezzora e adesso sua moglie stava cercando parcheggio mentre Lui era salito di corsa le scale per non perdere tempo. Aveva con sé un paio di chiavi dategli da Henry, così era entrato senza problemi e si era trovato di fronte a quel pandemonio: un ragazzo in lacrime disteso nel corridoio e Fletcher che le stava suonando a Sereni in camera da letto della Donna. Adesso voleva sapere cosa stava succedendo. Fletcher spiegò succintamente i fatti e Grassi scoppiò in una nuova franca, contagiosa e dirompente risata. "Sì, le conosco queste fasi. Nessuna meraviglia per il ragazzo. è semplicemente strippato. Adesso gli ci vorrebbero un po' di ansiolitici ma immagino che nessuno in questa topaia ne abbia. Per fortuna vostra Io viaggio sempre con un po' di materiale in tasca. ho tutti i permessi, Io." "Non Ti preoccupa di avere a che fare con dei Latitanti?". Lo interruppe Christine. Grassi scrollò il capoccione :"Nella mia vita, come mio fratello, ho sdoganato diversi tipi che scottavano. Chiamala una caratteristica di famiglia, qualcosa nei geni, ma entrambi proviamo simpatia per gli Scomodi e i Piantagrane. Al contrario, mi meraviglia che sia scoppiato questo casino proprio qui dentro. Marshall Street è una sorta di Repubblica indipendente degli Spostati. Le Divise non mettono naso se non in casi straordinari, ma mi sembra che stiate sulla strada buona per farvi mettere i bastoni fra le ruote." "Troppe tensioni" Interloquì Fletcher "E sono esplose in un attimo. Quel pazzoide con un crotalo in salotto e Peter che non ha più retto lo stress. Non è una congiunzione astrale favorevole, apparentemente." In quel momento Gladys fece la sua apparizione sulla soglia della camera, apprentemente gioviale anche se lievemente
stravolta. "C'è uno nel corridoio che sta piangendo a dirotto raggomitolato su Sé stesso, e Che ci fa Ed ko qui dentro?". "Ti spiego tutto con calma" la liquidò Grassi strizzandogli l'occhio "Per il momento mettiti comoda. O meglio, se Ti va, dai una mano a Sereni a riprendersi". "Non sono pagata abbastanza per fare la crocerossina. Come va, Ragazzi?". E si lanciò a scambiare effusioni con Fletcher e Christine. Nel frattempo, nell'indifferenza più completa, Edward Sereni era riuscito a rimettersi in piedi. Sanguinava da una ferita all'arcata sopraccigliare ma, tutto sommato, appariva di umore decisamente positivo. Finalmente Stefano Grassi lo notò e, abbandonata la compagnia, Gli andò vicino "L'Uomo Te le ha suonate, eh?". "Ogni tanto fa bene un po' di ginnastica. E poi sono stato Io a provocarlo, non ho problemi ad ammatterlo. è una serata fuori di testa." Che si fa con il Tipo che piange nel corridoio?". "Peter? Magari Te l'hanno già detto ma ha cercato di saltare addosso alla donna di Fletcher e si è preso quello che gli era dovuto. Adesso ha bisogno di sfogarsi, ma si riprenderà." E così quella che era iniziata come una notte da tagliare con il coltello andava trasformandosi in un pacifico ritrovo di vecchie conoscenze, e Tutti si trasferirono in cucina per mangiare salame e bere dalla bottiglia di whisky che Grassi aveva portato, a suo rischio e pericolo, per farla girare in compagnia.
 
 
 

Il Tragitto Vol. 61

Post n°236 pubblicato il 28 Agosto 2014 da lost4mostofitallyeah







Uscirono in fila indiana da quell'ufficio gradevole e lindo. Poi s'allargarono sul corridoio ma non si scambiarono una parola. Gleeson era un passo davanti a Tutti e Louise era troppo pensierosa per avere voglia di scambiare opinioni. Davanti ai suoi occhi danzavano immagini di un Pearson ancora incosciente e in coma farmacologico, pallido e ritratto come un vecchio davanti a uno shock troppo grande per i suoi ultimi anni. Oppure lo vedeva in piedi, un po' malridotto ma raggiante ed incolume, pronto a riunirsi al suo gruppo e a ripartire, lontani da quella cittadina-incubo. Era ancora immersa nelle sue riflessioni che Gleeson s'arrestò davanti a una porta dipinta d'azzurro con un incongruo quadretto biedermeier attaccato all'esterno. Il dottore si portò un dito alle labbra rivolgendosi al suo codazzo, poi girò con discrezione la maniglia e rimase sulla soglia, facendo entrare tutti. Poi la richiuse con dolcezza. Un'infermiera, che stava svolgendo alcune misurazioni all'infermo, girò la testa con il termometro in mano e subito si avvicinò al Medico per parlargli a bassa voce. Questi annuì più volte, vigorosamente, con il capo, poi fece cenno alla signorina che poteva andarsene. Così rimasero soli nella stanzetta, minuscola ma curatissima. A essere sinceri, pensò Louise "Non sembra nemmeno una camera d'ospedale. Ricorda più la casetta di Hansel & Gretel". Quasi afferrasse il corso delle elucubrazioni della giovane, Gleeson sospirò sottovoce :"Questo è il settore pediatrico. Ci è sembrato fosse più adatto per la degenza del nostro piccolo ospite. Sono certo che mi capite benissimo, l'altezza, l'assenza di spigoli, le misure del letto....abbiamo pensato che si sarebbe trovato meglio una volta avviato alla riabilitazione. Louise osservò finalmente Pearson ed ebbe un sobbalzo. Lui la stava fissando a sua volta. Era apparentemente sveglio e cosciente e indugiava con dei meravigliosi occhi grigi nelle pupille di Louise, quasi implorandola di ascoltare un messaggio silenzioso. Qualcosa che solo Loro due potessero capire. La ragazza si avvicinò al lettino e si chinò con l'orecchio destro teso sulle labbra dell'ex nano brigante. Questi però non articolò parola e restò immobile con gli occhi spalancati. "Non parla" Si sentì in dovere di precisare il Reverendo Watson. "L'equipe medica ritiene che sia un effetto collaterale dell'effettiva ingestione di così tanti antipsicotici. Un piccolo contrattempo sulla via di una completa ripresa." Concluse affettato. Louise non l'ascoltava nemmeno: era china su Pearson e gli stringeva una manina calda con vigore e sentimento, quasi piegandogliela. Lo guardò con attenzione: la complessione generale sembrava positiva, la pelle era rosata e la fronte non imperlata di sudore, solo un lieve pallore intorno alle guance e gli occhi incavati raccontavano di una guerra all'ultimo sangue con la Morte. "Si sta riprendendo, lo posso vedere." Alla fine proruppe decisa, drizzando la schiena. "Lei è ottimista" Interloquì perfido Gleeson "Anche Noi vorremmo esserlo, ma Lei non c'era quando lo abbiamo strappato con i denti alla Fine. Più volte abbiamo rischiato di perderlo mentre era sotto terapia intensiva. E di questo risultato, di averlo salvato intendo, Io e la mia equipe siamo molto orgogliosi." Gonfiò istintivamente l'ampio torace, e di certo si aspettava che la Ragazza rotolasse ai suoi piedi ringraziandolo fervidamente per il suo impegno, ma Louise rimaneva come cristallizzata, con lo sguardo posato sul piccolo ex nano brigante. Fino a quando una lacrima gli scorse oltre le ciglia e piombò isolata e sincera sul mento di Pearson. Questi se ne accorse e anche i suoi occhi si empirono di lacrime, iniziando a scivolare mute ai lati del viso. Il reverendo Watson registrò in un attimo quei momenti e prese morbidamente la giovane per le spalle cercando di calmarla e di raddolcire l'appassionata reazione emotiva. Sotto il tocco di quelle mani Louise rabbrividì in un secondo, subito si ricompose tornando alla maschera di dignità e distacco che era la sua stigmata. Abbandonò il lettino del suo Amico e si ritirò vicino alla porta, insieme a Romario. Ma non trattenne una domanda :"Insomma quando potrà camminare sulle sue gambe? Noi dobbiamo andarcene da questo cazzo di Città!". Quasi urlò. Gleeson, pressoché indifferente alla nota accorata nel grido della Ragazza, biascicò metodico :"Ci vorranno settimane. Deve recuperare l'uso completo degli arti e tornare a parlare. Poi vi è la controindicazione di un eccessivo nervosismo da parte sua e di momenti in cui la sua testa pare completamente assente, quasi partita per un viaggio intergalattico. Dobbiamo recuperargli un equilibrio". Nel formulare questa diagnosi il Dottore si era avvicinato al lettino e aveva preso ad accarezzare l'ex nano brigante tra le ciocche di capelli asciutte alla sommità del capo. Poi tutto avvenne così velocemente da impedire ai Presenti una reazione immediata. Si sentì unicamente l'urlo disperato e acutissimo di Gleeson e si videro i denti aguzzi di Pearson che l'avevano morsicato proprio sul palmo di quella mano, discesa con condiscendenza a fare una coccola al cagnolino. Il resto della scena fu piuttosto caotico e surreale: il Reverendo Watson e Romario si erano precipitati verso il Dottore per aiutarlo a sganciarsi dalla presa zannuta e tiravano ora in una direzione ora nell'altra, mentre le urla del Medico facevano accorrere in fretta il personale infermieristico. Alla fine con un secco frontino Romario riuscì a disorientare Pearson facendogli perdere la presa. Immediatamente il Dottore staccò la mano e l'agitò urlando nell'aria. Era ricoperta di sangue.


















 
 
 

Il Tragitto Vol. 60

Post n°235 pubblicato il 21 Agosto 2014 da lost4mostofitallyeah

 







Giunsero all'ospedale, sopra una modesta gobba che dominava la piatta distesa di Selawille e le sue strade parallele e ben ordinate, come un reticolo di vene che mantenevano in vita il respiro contraddittorio e un po' spastico di tutta la Ville. Romario non aveva smesso un attimo di incedere con il suo passo lungo e maestoso, senza offrire cenni di stanchezza o essersi arrestato un attimo per concedere a Louise di abbinarsi alla sua camminata. Pareva assorto in un suo unico, rovelloso pensiero e la ragazza lo odiava per questo mentre, con il fiatone, lo raggiungeva sulla porta di un gigantesco padiglione a tre quarti dello sviluppo ospedaliero. "Questo è il settore delle Urgenze" Fece finalmente Romario, quasi continuando a seguire una propria esclusiva riflessione "Se Pearson è da qualche parte  di certo si trova qui dentro". Restarono qualche minuto sulla soglia mentre borghesi e personale ospedaliero gli transitavano a fianco o parlottavano senza fretta, e persino con qualche sorriso, nei loro pressi. I due, al contrario, non si scambiavano una parola e gli unici cenni di una qualche vicinanza venivano solo dalla loro contiguità fisica e dalle occhiate in tralice che, di tanto in tanto, Louise scoccava a quella Figura maschile, così imponente da essere incommensurabilmente distante. Restarono così, a prendere fiato per alcuni minuti mentre i loro occhi divagavano sulla pianura sottostante senza che le loro bocche articolassero opinioni o curiosità. Poi Romario si strinse nelle spalle e si incamminò attraverso la porta elettronica del pronto soccorso, seguito a ruota dalla ragazza. Scivolarono lungo i corridoi silenziosi anche se affollati e dopo alcuni minuti si ritrovarono davanti a una porta bianca con sopra una targhetta azzurra che recitava "Dottor Gleeson". L'Uomo bussò discretamente due volte finché una voce suadente e melliflua scandì "Avanti" dal dentro. Il pomolo fu girato ed entrambi si trovarono in un bello studio con ampie finestre sul tetto e un suggestivo odore di pino stagionato che distanziava tutto l'ambiente dall'oppressivo lezzo di medicinali e sterilizzazione pervasivo lungo le corsie. Il Reverendo Herald Watson Li venne incontro abbracciandoli con calore. S'era alzato da una minuscola seggiola davanti a una scrivania dietro cui si stagliava una figura massiccia e barbuta in camice bianco. "Contentissimo di vedervi...per certi versi non me l'aspettavo....con tutta l'agitazione che c'è stata in Chiesa nella giornata. Ma quando ho visto Romario ho capito tutto....Lui era proprio la persona giusta per accompagnare la signorina da queste parti...incolume, intendo......Di certo vorrà sapere come sta il Suo Piccolo Amico?". Louise di fronte al profluvio di chiacchiere del Reverendo stava già storcendo la bocca quando riuscì a trattenersi, e nel modo più elegante e compìto possibile articolò le sue parole succintamente :"Proprio così. Siamo venuti per questo. Vogliamo vedere Pearson, se possibile. O almeno sapere come sta...?". Watson si esibì in un sorriso mellifluo e fece un gesto con l'indice verso il Dottore che stava alle sue spalle :"Il Dottor Gleeson ha seguito personalmente, su mia sollecitazione, l'evolversi dello stato del Nostro Piccolo Amico. Lui è un grande esperto di dipendenze da alcol o farmaci, di overdose degli stessi e del pronto recupero attraverso la fitoterapia e la medicina alternativa." "Forse non ce n'era bisogno" Replicò piccata Louise "Il Nostro Piccolo Amico ha solo momentaneamente dato fuori di testa e si è buttato giù qualche pasticca di troppo, Tutto lì. Penso non si possa proprio definirlo un drogato e non credo abbia bisogno di Specialisti che lo seguano passo a passo nella disintossicazione. Quello che gli ci voleva, l'unica cosa, forse, era una robusta lavanda gastrica." "Mi permetta di interromperla" Fece l'Omone dietro la scrivania "Ma ogni effetto ha una causa, e se il suo Piccolo Amico girava con le tasche piene di antipsicotici una ragione per preoccuparsi ci possa essere." Louise strinse la mano al Dottor Gleeson, che aveva fatto cinque passi oltre il muro della sua scrivania "Vede, Dottore. Pearson è un veterano di una Guerra pesante e brutale appena conclusasi. Gente come Lui era abituata a girare con manciate di eccitanti in una tasca e di calmanti nell'altra. Dicevano che gli dava il giusto Focus per stabilizzare la Violenza su un punto critico senza diventare autolesionisti. Ne ho avuto esperienza diretta. Ho seguito molti veterani durante i pellegrinaggi verso Luoghi Sacri. Non sono un'infermiera, comunque, tutt'al più una consulente-accompagnatrice. Comunque una idea me la sono fatta, se permette." Gleeson la squadrò dall'alto del suo metro e novanta, si accarezzò la folta barba brizzolata e sorrise. Poi riprese a parlare con un monotono e fastidioso falsetto che mal si aqquadrava all'imponenza della sua mole. Querulo e petulante mormorò :"Lei dà lezioni a Tutti, vedo. Ma sospendiamo per un attimo la discussione.....Avete intenzione di vedere il Nostro Piccolo Amico? Allora, se non vi dispiace, seguitemi."











 
 
 

Fletcher LXX

Post n°234 pubblicato il 07 Agosto 2014 da lost4mostofitallyeah

 







Christine diede in un grido e cercò istintivamente la candela con i fiammiferi mentre sul pavimento, a pochissimi metri da Lei, due forme lottavano accanitamente, rovesciandosi e catapultandosi da un estremo all'altro della stanza. Christine continuava a strillare quando sentì dei passi concitati nel corridoio e la porta spalancarsi rumorosamente. Proprio in quell'istante, quasi sotto la direzione di una regia attentissima e perfida, tornò la luce nei locali con uno scatto metallico. Sotto la stordente ed improvvisa illuminazione artificiale la Donna ebbe il tempo di vedere Edward Sereni, con indosso un paio di mutande multicolori e in testa una specie di papalina, che si piegava dietro il suo letto come per raccogliere qualcosa. Il frastuono, nel frattempo, non si era estinto ma si era semplicemente spostato quasi sotto il baldacchino di Christine, con grida smozzicate, tonfi sordi e imprecazioni. Fu solo dopo cinque minuti di aspra colluttazione  che Sereni si rialzò nella piena visibilità sostenendo due figure più morte che vive, e pallide come fantasmi a cui siano stati lasciati degli improbabili ma molto concreti lividi. Christine ebbe un sobbalzo: Fletcher e Peter ansimavano pesantemente davanti a Lei, stravolti e arruffati mentre Ed Li teneva lontani, uno alla sua destra e uno a sinistra, ringhiando a sua volta. Quasi ebbe un mancamento nel vedere due persone a Lei carissime trasformate in qualcosa di molto simile al crotalo sibilante che probabilmente dormiva nel soggiorno vicino. Era come se le bestie avessero invaso la sua stanza. Persino l'odore del luogo sembrava essersi fatto più greve e pesante. Come se effluvi di serotonina scorressero liberi e ammorbassero la sua tranquilla ritirata.
"Ma cosa...." ebbe il tempo di sussurrare appena la donna. Fletcher si liberò sgarbatamente dalla mano di Ed e fece il gesto di dirigersi verso la porta con gravità e senso dell'onore offeso, ma non riuscì a insistere troppo: a metà strada girò la testa e si arrestò poi pronunciò, a voce così bassa da sembrare una vaga minaccia :"Quel pervertito voleva violentarti. Ma l'avevo intuito, conosco i miei polli, era tutta la sera che sudava a tutto vapore e faceva facce strane strapazzandosi le poche parole. Ho intuito subito con Chi avevamo a che fare." Peter, di fronte a questa nuda requisitoria, restò per un attimo interdetto e ancora con il fiato grosso. Poi il suo viso subì una trasformazione: grosse gocce gli spuntarono dagli occhi e un lamento da fare accapponare la pelle gli proruppe dalla bocca. Quindi scivolò a terra e prese a dare pugni sull'impiantito mentre batteva sul suolo anche con i piedi, ritmicamente. Era in piena crisi isterica. Tutti e tre gli spettatori
non dissero motto ma si squadrarono evidentemente preoccupati e colti di sorpresa. Alla fine, con una strana saggezza, Ed mormorò a bassa voce :"Lasciamo che si sfoghi. A occhio e croce ne ha un gran bisogno. Quando avrà finito lo risolleviamo, lo portiamo in camera sua e chiudiamo a chiave. Se siete d'accordo." Christine annuì solennemente mentre Fletcher, ancora sotto shock, respirava veloce a piccoli fiati. "Va bene" Alla fine replicò "Se lo si mette sotto chiave mi va bene, altrimenti mi piazzo davanti alla porta di Christine e lo aspetto, quello psicopatico." Sereni ebbe un moto di compassione verso il suo quasi coetaneo stramazzato al suolo :"Ha ceduto, questo è evidente. Crollo nervoso. Il pensiero di quella sua ragazza, come si chiama.....Poi certe suggestioni sessuali ancora presenti...è evidente che la terapia non ha dato risultati convincenti e solidi." "Con un attrezzo del genere" Replicò asciutto Fletcher "Cosa puoi aspettarti? penso abbia trascorso due anni in quel cazzo di Clinica per regolare la foia, insieme alla sua bella. Ed eccoli qua i tuoi risultati, Sereni." "Non tutti siamo uguali, poi Lui è giovane." "Intendi che i miei quarant'anni mi garantiscono dalla foia?" Reagì Fletcher furibondo "Non sai quanto mi piacerebbe darti ragione, ma purtroppo la Realtà è ben diversa: mi sveglio ancora nella Notte con i crampi alla Libido." "Una ragione in più per non essere così spietato."  "Qua si trattava di una cosa molto semplice: voleva farsi la MIA donna." "Una donna non è di nessuno". "Stronzate new age. quella donna è MIA e non la mollerò a Nessuno!". "Allora cosa aspetti a fartela, visto che è TUA!". Questo fu un momento in cui la crisi parve precipitare di nuovo: in un balzo felino Fletcher fu addosso a Sereni e lo scaraventò contro il muro con l'intonaco fradicio che piombava su di loro dandogli le sembianze di spettri d'antichi mohicani impegnati in una feroce pantomima di Morte. Il corpo esile di Sereni venne ben presto sbatacchiato a destra e a sinistra e di certo avrebbe subito tutti gli effetti della ferocia accecante del suo avversario se quella Notte non avesse avuto da riservare ancora una sorpresa. Questa prese la forma di una voce squillante e divertita che venne a interrompere il pericoloso duello.












 
 
 

Fletcher LXIX

Post n°233 pubblicato il 01 Agosto 2014 da lost4mostofitallyeah






Arrivò la notte e ognuno si ritirò nella propria stanza. Fletcher non aveva nemmeno provato a dormire con Christine perché era ancora sotto la cattiva influenza degli sguardi continui di Peter alla sua compagna. La sua lingua si era intorpidita e il suo desiderio era evaporato in stretta connessione con la consapevolezza che il Sesso era diventato qualcosa di simile all'accoppiamento fra animali: sia Lui che Peter in quel momento miravano a scoparsi la donna e questo era spaventoso...dava ragione alle peggiori teorie di Percace sulla libidine come malattia da curare clinicamente. Al contrario Fletcher voleva essere in grado di dimostrare che la sua fuga con Lei sottintendeva un Amore lontanissimo dalle rilevazioni di piacere fisico, uno scambio di anime innanzitutto, una comunione di intenti in secondo luogo. Certo.....ma appena entrato nella sua grande stanza con in mano la sua candela una pesante sensazione di oscurità e un'opprimente fitta di lancinante desiderio presero a squassarlo da cima a fondo. La stanza era enorme, con le imposte sbarrate con chiodi e un sontuoso letto a baldacchino proprio al centro del locale, mai si sarebbe detto di essere al centro di un quartiere multiforme e formicaio, una zona di Artisti, con locali, showroom, esposizioni, bar. Al momento, in quel semi buio opprimente l'unica decisione che sembrava approdargli al cervello era quella di scacciare i fantasmi da sotto il letto con la scopa e di spalancare quegli scuri per fare irrompere un minimo di aria fresca lungo quella notte viscosa. Ma rinunciò ben presto a ogni sua idea rivoluzionaria per coricarsi. Prima aveva salutato Tutti. Anche Christine con un lungo bacio sulla guancia, poi aveva rivolto uno sguardo non privo di lame a Peter battendogli con la mano sulla spalla e augurandogli un buon riposo. Il Ragazzo gli aveva appena risposto annuendo con il capo, ma si intuiva che era a migliaia di miglia da quel posto, preda di pensieri selvatici e ruvidi, dominato dalla foia, e dalla violenza che deriva dalla impossibilità di soddisfarla appieno. Fletcher l'aveva scrutato con attenzione, poi s'era avviato. La stanza di Christine era esattamente al centro fra quelle dei due maschi e ognuno di Essi aveva una buona ragione per pensarla. Peter, dopo essersi spogliato, s'era abbandonato sul suo letto, poco più di una branda appoggiata al muro che forniva l'impressione di non essere stata rassettata per anni. Lì, seminudo, si era messo le braccia dietro alla testa e si era abbandonato a una serie sorprendente di fantasticherie. Tentava di concentrarsi sul pensiero di Rihanna ma il cervello vagava in piena libertà e tornava sempre da Christine. Chissà cosa stava facendo in quel momento? si era già addormentata o lo ricordava anche Lei? Magari si era spogliata e Peter non poteva fare a meno di pensare alle sue forme piene e mature, le sue cosce pienotte e il seno prominente, la curva invitante delle natiche......Prese a girarsi e rigirarsi nella branda fino a quando gli spuntò un'erezione fra le dita della mano sinistra. E fu allora che decise di levarsi. Era in un bagno di sudore malgrado la temperatura frizzantina della notte, si mise la maglietta sopra le mutande e riaccese la candela, poiché la luce elettrica non era ancora tornata. Si guardò in uno specchio minuscolo sopra il comodino e non riusciva a credere a quello che stava vedendo: profonde rughe gli incidevano la pelle, gli zigomi erano mollicci e  la faccia gonfia, un velo di barba incolta gli ricopriva le guance e gli occhi erano talmente rossi da risultare iniettati di sangue. Fu in piedi in un secondo con una determinazione feroce nei movimenti, s'avvicinò alla porta, poi spense nuovamente la candela e la appoggiò a terra. Aprì nel più grande silenzio possibile e iniziò ad avanzare nel corridoio sotto la luce misteriosa di una grande vetrata a mosaico che dominava quella parte dell'edificio. Gli sembrava che ogni scricchiolio lo potesse perdere, quindi si muoveva, letteralmente, in punta di dita. Con le mani procedeva a tastoni lungo il muro e riuscì a muoversi in quella maniera per diversi metri fin quando toccò la superficie liscia di una porta: era la stanza di Christine. Si toccò istintivamente la fronte e la trovò madida d'acqua. Sotto le mutande l'erezione non accennava a diminuirgli, al contrario. Restò immobile a respirare pesante per alcuni minuti. I muscoli gli si erano contratti come in uno spasmo irrevocabile. Alla fine, facendo violenza anche su sé stesso, abbassò la mano contro la maniglia e prese a girare pianissimo. Il rumore quasi impercettibile della maniglia che cedeva lo faceva quasi impazzire. Fu l'ultima cosa che sentì in quella sera perché una forma imponente gli balzò addosso da un angolo e lo atterrò nel corridoio con un tonfo sordo. Poi, subito si levò un grande strepito.






 
 
 

IL Tragitto Vol. 59

Post n°232 pubblicato il 25 Luglio 2014 da lost4mostofitallyeah





Partirono che era pomeriggio inoltrato e camminavano svelti attraverso la Cittadina che cominciava a riempirsi di dopolavoristi in cerca di uno svago e di qualche divertimento all'ombra
delle montagne brulle. Louise cercava di darsi una felicità che non era la sua e una spigliatezza nella comunicazione che non le apparteneva. Ad essere sincera Romario con la sua ieraticità e complessione la metteva un po' in uggia e la preoccupava. Non sapeva bene come iniziare un discorso con quell'uomo evidentemente segnato da qualche disavventura, maestoso e distante. Lui aveva un passo ampio e regolare, deciso e massiccio, mentre Lei per starle a ruota doveva quasi mettersi a correre, o comunque agitarsi ridicolmente con dei passettini da papera fastidiosi e imbarazzanti. Mentre trascorrevano per le vie ampie della Periferia le persone che Li incrociavano salutavano cerimoniosamente Romario oppure gli sorridevano con complicità ed evidente affetto. Louise invidiava quella popolarità e sognava di potere avere un giorno la stessa facilità nel rapportarsi agli altri. Lei che si sentiva così scontrosa e difficile, ostile e poco affabile. Era cresciuta in una famiglia spigolosa con un padre tutto d'un pezzo che l'aveva allevata praticamente da solo dopo la morte della madre quando Louise aveva otto anni. E Lei aveva tanto da essere riconoscente al papà ma sentiva che non aveva potuto sostituirsi a mamma un tutto e per tutto, e a Lei mancava quel tocco di femminilità e di calore umano che Le avrebbero reso la vita più facile. Per questo, crescendo, aveva avuto l'esigenza di fare qualcosa per gli altri e dedicarsi a tempo pieno al volontariato e al supporto dei più deboli. Per questo quando si erano scoperte delle macchie sul suo passaporto genetico e si era dato alla fuga insieme ai due ragazzi, Rabail e Frankie, non era stata soddisfatta e s'era incupita ancora di più. Per questo quando aveva incrociato la sua strada con Pearson, l'ex nano brigante, aveva sentito risvegliarsi la sua vocazione da crocerossina e si era affezionata in modo particolare a quell'uomo provato dalla minorità fisica e dalla Guerra. Rabail, a sua volta, Le si era attaccato alla gonna morbosamente e Le faceva una chiarissima e spietata corte. Anzi, per certi versi, La considerava già un suo possedimento, con quell'ostinazione e fanatismo tipici dei giovanotti un po' ottusi. Lei, ancora in stato confusionale, aveva abbozzato e non aveva reagito, lasciandolo fare. Magari Le piaceva anche avere qualcuno che si preoccupasse così tanto per il suo destino e, sul momento, non aveva nessuna voglia di mettersi a litigare o fare la difficile. Però, mano a mano che la loro avventura comune si faceva più complessa e stratificata, anche le sue esigenze diventavano più raffinate e l'umore usciva dal nero cupo per addentrarsi nelle variazioni stupefacenti che la fantasia Le offriva. La sua anima fondamentalmente ribelle si divaricava dalla piatta esigenza di comando e sopraffazione promosse da Rabail. Con Frankie andava già meglio: era un ragazzo estemporaneo e frizzante, anticonformista ed eccentrico, spiritoso e divertente. Con Lui si poteva scherzare e appoggiargli una mano sulla spalla senza temere che pensasse subito a scoparla o a incasellarla nella coppia. Non si sarebbe mai messa insieme a Lui, questo No, ma era bello avere qualcuno con cui confidarsi senza che la propria fiducia venisse scambiata per arrendevolezza o condiscendenza. Un buffo complice, insomma. E questo faceva imbestialire Rabail, che era fondamentalmente geloso e possessivo, e non conosceva il significato della parola autoironia. A bilanciare quella sorprendente combriccola stava il Colonnello Strano, con le sue carte e le sue fissazioni. Louise non l'aveva ancora inquadrato bene ma si era comunque resa conto che viveva su un pianeta tutto suo, distante e conformista, ossessionato e pedante. Un militare che si era unito al gruppo per distrazione o eccessiva confusione, un uomo che non aggiungeva né toglieva nulla alla guerra tra i due poli opposti che sembravano contendersi la sua anima.....Buon ultimo veniva l'ex nano brigante, Pearson. Un essere malinconico e triste, divorato dalle fisime del reduce, dalle paturnie dell'ex combattente che ne aveva viste così tante con gli occhi da non riuscire a sostenerle con il cuore. Una persona per certi versi ammirevole e discreta, dignitosa e coerente. Forse l'uomo che più di tutti gli ricordava suo padre. Per questo Lei lo amava e compassionava così tanto, ed egli era la ragione per cui si stava sobbarcando centinaia di metri a piedi dietro Romario, cupo sui suoi passi e silenzioso nella sua missione per conto della giustizia e, perché no, dell'umana pietà.  

 
 
 

Il Tragitto Vol.58

Post n°231 pubblicato il 18 Luglio 2014 da lost4mostofitallyeah

 




Per pochi lunghissimi istanti parve che la situazione degenerasse e che i Ragazzi si sarebbero trovati a fare da testimoni a un pesante conflitto interno agli equilibri politici di Selawille. Poi, esattamente com'era apparsa la tensione venne a disinnescarsi grazie a un tiepido sorriso e a una mano tesa da parte di Zsa Zsa Murena. "Capisco la tua posizione Tyco, e in fin dei conti non me la sento di gettarti la croce addosso. Lasciami però dire che rimango contraria a questa tua scelta e che i tuoi ospiti meriterebbero più attenzione e tolleranza." Il Sindaco abbozzò una risata e, evidentemente sollevato, sciolse i muscoli e distese il viso platealmente. "Sono vecchi amici e non ho nulla contro di loro. Abbiamo avuto qualche piccolo screzio ma ora siamo improntati alla pace e al sostegno reciproco. Dobbiamo fare di tutto per consolidare gli accordi sul campo." "Perfetto discorso da politico". Chiosò Zsa Zsa Murena. "A dire la verità" Non riuscì a trattenersi Frankie "La nostra guerra con Selawille non è mai cominciata. Siete stati Voi a perseguitare in ogni modo l'ex nano brigante, Pearson. Noi siamo stati semplicemente trascinati dalla corrente, spesso controvoglia e comunque per evitarvi di compiere passi irreparabili come un linciaggio."
Prima ancora che Tyner rispondesse intervenne bruscamente Rabail sventolando le mani in aria :"Va bene, va bene. Mi pare che ci stiamo perdendo in un bicchiere d'acqua e nelle solite scaramuccie e rappresaglie. La verità, Sindaco, è che Noi vogliamo abbandonare questa città ma non lo faremo senza Pearson. Si può sapere dov'è adesso?". "All'ospedale della Contea, credo. Deve averlo portato lì il Reverendo Watson." "Beh, allora andremo a recuperarlo e ce ne andremo definitivamente da questa ridente località." "Non è così semplice" Rispose il Sindaco "Per Voi è ancora pericoloso muovervi senza la presenza di qualcuno che possa difendervi, o senza un lasciapassare. Ormai siete facce note nella Comunità". Frankie sbuffò e si passò una mano sul viso :"E allora procuracelo questo lasciapassare o accompagnaci all'ospedale. Insomma, decidiamoci a fare qualcosa. Quasi ci scornavamo per un mucchio di ossa e ora non sappiamo nemmeno dove si trovi Pearson..." "Personalmente ho un'idea. qualcuno di Voi ragazzi potrebbe prendere questo.." E Tyner si sfilò un pesante anello dall'indice "E recarsi alla Clinica. Lì si informerebbe sulle condizioni del vostro nano brigante, e potrebbe eventualmente ritirarlo. Di sicuro sul posto c'è anche Watson sennò sarebbe già ritornato...E, accompagnati dal Pastore, il vostro ritorno in Cattedrale sarebbe decisamente più sicuro!". Tutti si guardarono con curiosità e annuirono. Louise sollevò una mano e disse, asciutta, che sarebbe andata Lei a recuperare Pearson. "La accompagno" Fece Edgar Malloy, appoggiandole una mano sulla spalla. "Io e il mio partito siamo molto conosciuti a Selawille. Siamo il gruppo politico di maggioranza relativa e Io, modestamente, sono stato il secondo più votato alle Elezioni che abbiamo tenuto in autunno. Posso farle da scudo in qualsiasi momento. Con Me sarà al sicuro." Rabail grugnì in modo evidente e non riuscì a trattenersi oltre :"Abbiamo dietro questo spaventapasseri da tutta la giornata e non c'è modo di liberarsene. Puoi dirgli, Sindaco, che si levi dai piedi e vada a farsi fottere? Qualcuno deve avercelo scagliato contro come una maledizione!". "Edgar è in gamba. Un'ottima persona." Osservò Zsa Zsa Murena "E il suo discorso non è poi così campato in aria. Lei piuttosto, giovanotto, perché si arrabbia tanto?". "Non è il momento delle spiegazioni. So solo che se si muoverà dietro Louise questo tizio Io non starò a guardare. Dovrete fare i conti anche con Me." Ci fu un momento di silenzio interlocutorio e Tutti tossicchiavano e si guardavano di sbieco. Finché una voce secca e carismatica ruppe l'imbarazzo :"Con la signorina ci posso andare Io. In quanto a essere conosciuto dalla popolazione lo sono...forse non sarò un politico ma la gente mi vuole bene e non torcerà un capello alla donna e al suo amico ex nano brigante fin tanto che Io sarò nei dintorni." Tutti si voltarono a quel suono dal timbro metallico e preciso e osservarono Chi aveva parlato. Il viso di Romario risplendeva di una luce efficace e tranquilla. Era evidente che non aveva mosso le labbra a caso. Edgar Malloy si ritirò rosso in viso e Tyco Tyner osservò il suo sottoposto con uno sguardo a metà fra la stima e la circospezione :"Mi sembra un'ottima scelta. Romario è amatissimo da queste parti. Nessuno oserebbe dirgli nulla nemmeno se trasportasse un carico di cento candelotti di dinamite accesi sopra un carretto zeppo di nitroglicerina. é quanto di più affidabile esista." Zsa Zsa Murena annuì energicamente e Tutto il gruppo, in pochi attimi, si trovò d'accordo.
 
 
 

Fletcher LXVIII

Post n°230 pubblicato il 11 Luglio 2014 da lost4mostofitallyeah

 




Nella tavola calda smozzicarono ancora dei discorsi ma era evidente che l'entusiasmo di poco prima era evaporato. Teneva banco Henry Grassi con i suoi consigli utili ma tutti i suoi uditori erano scazzati e stanchi e abbozzavano giusto per cortesia un po' di attenzione. Alla fine anche Lui si arrese e lasciò che la notte facesse il suo corso con il suo strascico di visi ottusi e sbadigli clamorosi. Finalmente si decisero a lasciare quel posto, che si era rivelato nulla più di un parcheggio per le anime inquiete, ma senza riuscire a offrire delle risposte. Sulla via del ritorno Fletcher stava incollato a Christine mentre Peter camminava un metro più avanti, immerso in un
ruminare pensieroso. Grassi ed Edward chiudevano la fila confabulando fitti. Arrivarono alla maestosa catapecchia di Sereni e salirono le scale nel buio più assoluto finché, a un cenno di Ed, capirono di essere arrivati al pianerottolo giusto. "é saltata l'elettricità, come capita spesso. Succede altrettanto che ce la sospendano perché qui più o meno Tutti sono morosi o agganciati illegalmente." "Ottimo" notò Fletcher "Come ci si muove adesso?". "Ho delle candele sempre sottomano per i casi di emergenza" Grugnì Ed "E comunque lo sapevate che qui non siamo in un superattico di Uptown." "Nessuno ha mai preteso questo. La mia voleva essere solo una domanda e una curiosità. Non mi dà nessun problema restare al buio fintantoché sono lontano da Percace e vicino alla persona che amo." Peter sorrise e lanciò un'occhiata obliqua e strana a Christine, cercando di ricavarne le fattezze alla luce delle candele che si accendevano. Per un attimo, malgrado la differenza di età, gli parve di riconoscere i tratti di Rihanna e si morse le labbra, poi deviò il pensiero su terreni meno dolorosi e riuscì ad abbandonarsi a quella notte punteggiata da lucine. "Erano secoli che non vedevo una candela...dove lavoravo Io e poi in Clinica le luci erano o bestiali o soffuse, ma nulla eguaglia la bellezza di alcune candele accese..."
Fletcher notò immediatamente lo sguardo offuscato di Peter e le sue sopracciglia corrugate, così decise in un istante che quella notte avrebbe vegliato, fanculo la stanchezza. Henry Grassi, nel frattempo, stava lanciando gli ultimi saluti prima di avviarsi per la sua strada e giungere al meritato riposo. Diede due baci a tutti malgrado le proteste di Sereni che voleva trattenerlo in Casa visto il black-out. "Non sono zone pericolose ma comunque avviarsi al buio per farti un chilometro e mezzo a piedi non è salutare per la propria conservazione." "E Tu dammmi una candela "Rise Grassi "Me ne andrò in processione nella mia personale Via Crucis. Vuoi mettere l'effetto scenico?". Ed annuì e gli rifilò una candela accesa "Buona fortuna, allora. E non indugiare troppo agli incroci." Fu così che Grassi infilò la porta e prese a discendere le scale interne. Nel frattempo Peter cercava la stanza con il Crotalo. Sereni lo afferrò per un braccio :"Chris probabilmente dorme. Gli ho dato da mangiare abbondante prima che arrivaste Voi." "Volevo solo vederlo alla luce della candela". Piagnucolò Peter. "Così non faresti che innervosirmelo e disturbarmelo, perciò Ti chiedo un favore: lasciamelo in pace." Il giovane taxista fissò il piccolo mago della rete e alla fine annuì pur scrollando interiormente la testa. Non era convinto ed era sovreccitato. Se ne rendeva perfettamente conto: il cervello gli mandava scariche elettriche dall' ipotalamo giù, fino all'ultima vertebra e la vista (non ci si fosse messo anche il black-out) era torbida. Le mani gli tremavano lievemente e non osava voltarsi verso Fletcher e Christine per non indugiare troppo sulle forme di quest'ultima. Fletcher, dal conto suo, realizzava in pieno lo stato d'animo del giovane. Ne aveva visto anche troppo durante le sue peregrinazioni in clinica e Lui stesso aveva provato quel brivido libidinoso percorrergli le cellule nervose e annebbiargli gli occhi. Solo adesso, che si era reso pienamente conto dell'amore per Christine, aveva superato quella fase e tratteneva la sessualità sulla punta delle dita. Ma lo stesso non poteva dirsi di Peter. L'eccitazione lo imbrogliava e confondeva. la passione improvvisa erompeva da tutti i pori fornendogli l'oblivio di tutti i sensi di colpa e gli autocontrolli, sfrenandolo a crimini che non avrebbe mai creduto possibili e trasformandolo in una delle più basse forme di vita che la Natura conosceva: l'Uomo lussurioso.
 
 
 

Fletcher LXVII

Post n°229 pubblicato il 03 Luglio 2014 da lost4mostofitallyeah





"Che accidenti è quella roba???". Urlò Fletcher schermandosi istintivamente il corpo. Ed sorrise mentre Christine era fuggita nell'altro locale. Peter ed Henry Grassi guardavano con indifferenza. "é un Crotalo" Precisò Sereni. "PIuttosto velenoso, forse il più velenoso serpente al mondo. Si chiama Chris e l'ho in casa con Me da più di un anno". Fletcher, dopo il primo attimo di smarrimento si era avvicinato alla gigantesca teca e aveva cominciato a posare gli occhi su quel essere brutale e ipnotico che ora stava perfettamente immobile lasciando saettare solo la lingua biforcuta ogni tanto. "é in riposo, gli ho dato da mangiare poco prima che arrivaste. Adesso sta digerendo." "Robe da matti" Biascicò Fletcher "Qualcuno mi aveva detto che eravate tutti vegetariani in questo quartiere degli artisti". "Io certamente sì, ma Chris non lo è ancora diventato" Annuì amaro il ragazzo. "Non capisco il senso nel tenere un divoratore di topolini e cavie in questa zona. Che gusto si prova a privare un animale della sua libertà e nel vederlo trascinarsi nello spazio di qualche metro, indeciso se papparsi il rancio o mettersi a dormire? Io la chiamo Crudeltà." Henry intervenne con fervore al fianco del suo giovane amico e prese a mormorare come in una litania :"Ed vuole molto bene a tutti gli animali. Chris era risalito dalle fogne dove qualcuno l'aveva scaricato, e volevano ovviamente farlo fuori, ma Lui si è opposto con tutte le forze sino a che glielo hanno affidato. Adesso, come Lui ha detto, è un anno che lo tiene in custodia e subito si è posto il problema del modo in cui farlo sopravvivere. Ed è un cuore d'oro ma ha dovuto fare delle scelte, e la scelta principale era sacrificare qualche topolino per rimettere in sesto il suo nuovo amico....ed è quello che ha fatto, pur ripugnandogli profondamente questa
opzione." Christine era rientrata nella stanza e aveva squadrato Sereni :"Io tanto sicura che la situazione gli facesse schifo non sono. C'è sempre una componente sadica in ogni uomo e la vista di un serpente risveglia tematiche del nostro passato che credevamo sopite, ma non sto qui a fare la psicologa adesso." "Vai pure avanti" Le rispose il ragazzo "Tanto ti sei spinta già ben oltre. Mi stai forse dando dello psicotico?". Peter pensò bene di intromettersi per disinnescare la conversazione che si stava inerpicando su sentieri esposti e pericolosi :"Io penso che il serpente sia, come tutti voi sapete, il simbolo fallico per eccellenza. Quindi ritengo sia inevitabile per un uomo rimanerne attratto e repulso al tempo stesso. Un po' come la visione del proprio pene da bambino: Ti intriga e Ti disgusta al tempo stesso." "Psicologia da strapazzo" Sputò con rabbia Sereni sul pavimento "Ho l'impressione che Tutti siamo passati da Percace e stiamo parlando come Lui ci ha indotto a fare. Nozionismo terra-terra del cazzo. Piccole basi confuse da strizzacervelli della peggior risma." "Dammi un'altra spiegazione, allora." Replicò piccato Peter.
Il Ragazzo sbuffò e alzò le spalle :"Per me era una bestia che sarebbe morta se non avesse avuto cibo. E non potevo lasciarlo agonizzare senza far nulla. Mi è piaciuta, lo ammetto. Dovrei sentirmene in colpa? é forse giusto coccolare rapaci e tigri siberiane e condannare allo sterminio coccodrilli e rettili per una una semplice questione estetica? Cosa c'è di tanto diverso fra lo sbranare una gazzella o lasciare che un crotalo inghiotta viva una ranocchia o un topo? é questo che dovete spiegarmi." "Va bene, va bene" intervenne conciliante Grassi, Io direi di sospendere l'interessante conversazione e di andare a mettere qualcosa sotto i denti...allora, che ne dici Ed? Hai voglia di uscire con Noi?". Il ragazzo abortì uno sbadiglio e replicò tranquillo :"Non sono più abituati ai rituali dell'andare fuori o della socializzazione ma vengo volentieri. é così tanto tempo che non mangio in una pizzeria o quello che volete." Così Tutti riposero le armi dialettiche e si avviarono lungo le scale interne del lugubre edificio sino a sboccare in strada, un'arteria che nel frattempo si era vivacizzata. Occupando il marciapiede avevano ciondolato in silenzio raggiungendo una tavola calda fianco a un vicoletto stretto e puzzolente, e lì vi erano entrati facendo ben attenzione a mescolarsi con la fauna locale. Avevano fatto i loro ordini a una cameriera piccola ma ben distribuita, con una bustina rossa sulla testa e una gran coda che le sfiorava il culo. Poi s'erano messi a sfogliare il menù con aria indifferente senza che nessuno fosse in grado di avviare un discorso che lasciasse da parte rettili, cavie, vegetarianesimo e coerenze alimentari. Fletcher e Christine si sfioravano in una suadente atmosfera complice senza tuttavia avviarsi verso un bacio o uno sfiorarsi delle ginocchia. Erano compressi ma comunque felici: uno spiraglio fra le nubi si spalancava macchinosamente e loro cominciavano ad esserne illuminati anche se con vicini un po' ingombranti e sfuggenti, in primis quel Sereni che giocava tra follia e rigore come un puro cannoniere d'area piccola.
 
 
 
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