Creato da lost4mostofitallyeah il 04/03/2009
CON QUEL TRUCCO CHE MI SDOPPIA LA FOCE
 

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IL Tragitto vol. 64

Post n°243 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da lost4mostofitallyeah






"Nulla di più facile. Se è questo che volete, felice di risolvere il vostro problema. Vi accompagneremo con il gonfalone del comune e la banda ufficiale." "Andiamo, Tyner, non è il momento delle buffonate. Hai capito benissimo quello che intendo. Avete il dovere di scortarci alla Stazione dopo tutto quello che abbiamo passato in questo posto!". "Dovere! Parola grossa." E la faccia del Sindaco prese ad assumere tonalità cinerognole e il labbro inferiore iniziò a tremare per l'indignazione :"Avete portato in parata quel Nano ben sapendo che ciò feriva i sentimenti della popolazione. vi siete fatti complici di un massacratore!". Frankie era attonito per il mutamento d'umore del Sindaco. Forse non avrei dovuto farlo arrabbiare. Rifletté. Ma Tyner era un fiume in piena :"Avete portato odio, riaperto vecchie ferite e sconvolto l'equilibrio sociale della mia cittadina. Dovrei cacciarvi a calci in culo per questo e Vi sarebbe andata bene!". Frankie si levò dalla faccia paonazza del Sindaco e si allontanò di qualche passo. Scivolò accanto a Rabail e prese a sussurrargli in un orecchio :"Il Tizio è di pessimo umore. Pare che voglia tirarsi fuori qualche sassolino dalla scarpa e non si ricorda di essere stato Lui a ossessionarci fin dal primo momento. Gli ricorderei volentieri la storia di quell'hotel ma non mi pare il caso. Comunque sia, dobbiamo liberarci di questo posto e Mi sa che dovremmo farlo, ancora una volta, da soli." Rabail fece un gesto indefinito con la mano, poi disse :" Dobbiamo attendere Louise, Pearson il Reverendo e l'altro Tizio. Dio solo sa quanto ci impiegheranno. Inutile inimicarsi Tyner proprio adesso. Ci serve come l'unguento per le emorroidi." "non me lo sono inimicato" Fece Frankie con uno scatto nervoso "è Lui che sta cambiando. L'hai notato: Ogni volta che ci si prospetta una chance di fuga diventa nervoso e indisponente. Parola mia, quell'individuo ha ancora in mente qualcosa su di Noi." Pearson avanzava abbastanza veloce, sostenendosi solo in parte sulle piccole grucce. L'aria aperta e l'addio all'Ospedale gli stavano facendo bene e un colorito più sano gli si spargeva sulle guance pienotte. Avevano percorso già mezzo cammino quando una signora elegante e affusolata Gli si fece decisamente incontro. Offriva l'impressione di una donna dimenata fra buon gusto e dolore, combattuta fra l'apparenza e un intimo rivolgimento che ben si delineava a partire dal suo viso pallido e sbattuto. Si arrestò davanti ai pellegrini e costrinse anche Loro a fermarsi, pur con evidente imbarazzo. "Due anni che Sean è morto e cosa debbo vedere? Un nano brigante in stampelle, probabilmente curato dal nostro Servizio Pubblico che passeggia tranquillamente in compagnia del nostro amabile Reverendo e del nostro tuttofare Romario. Ma, dico, non riuscite a vergognarvi?". "Andiamo, Eugenia." Rispose affabilmente ma con un certo imbarazzo il Reverendo Watson "Non sai nulla della situazione. Il Sindaco è d'accordo e anch'Io ho dato la mia approvazione. Non è forse giunto il momento di lasciare alle spalle odio e rivalsa e cercare, finalmente, di addivenire a una pacifica convivenza o a qualcosa che, almeno, riesca ad assomigliargli?". Eugenia sputò ostentatamente ai loro piedi e prese a bofonchiare :"Me ne frego dei vostri accordi politici. E tutta la gente la pensa come Me. Avete voluto terminare una guerra calandovi le brache davanti a un pugno di nanetti ormai alla canna del gas. Gli avete dato Dignità politica. E pensate di seppellire i nostri morti, le vittime dello LORO incursioni lavandovi le mani con qualche giaculatoria e buona parola di Pace? Io me ne sbatto della pace. Io voglio Giustizia. E se non ce la darete verremo a prendercela. E non ci sarà più Zsa Zsa Murena ad arrestare il tutto." Detto questo la strana donna si forbì la bocca con un gesto istintivo e si scostò riprendendo cogitabonda la sua strada fino a sparire in un vicolo. Watson rimase per un attimo perplesso. Si rassicurò che nessuno dei passanti avesse udito la tirata, poi tornò finalmente al suo tradizionale sorriso ."Non fateci caso. Ha perso il marito in una delle incursioni più feroci dei nostri antichi avversari e non è mai venuta a patti con il dolore e lo sconvolgimento. Vive con il figlioletto su tra le Colline, e lo sta addestrando in modo, diciamo, improprio." "Cosa intende, Watson?". Fece Louise. Il Reverendo sospirò, evidentemente insoddisfatto di affrontare un argomento spinoso :"Ne sta facendo un piccolo guerriero e lo cresce nel culto del padre. non passano più alla Messa anche se quel giorno dello ehm sconvolgimento l'ho vista chiaramente tra la folla di assatanati . Diciamo che intorno a Lei e al figlio si sta radunando un gruppetto di facinorosi ostili alla tregua. Li chiamano Gli Insoddisfatti. Non sono tanti ma hanno un bel gruzzolo. Si addestrano sparando nei boschi e si preparano al momento in cui tutte le speranze di Pace crolleranno. Né Io né il Sindaco abbiamo ascendente su di loro ed è proprio da quelli che dovete aspettarvi qualche sabotaggio prima di riuscire ad arrivare alla Stazione." Pearson sollevò per un attimo la mano dalla gruccia e se la passò fra i capelli "Penso succeda dappertutto. Gente bellicosa che si sente tradita dalla pace e ha ancora molti conti in sospeso, anche con Sé stessi. Qui la differenza la fanno le Istituzioni: se sono abbastanza solide mettono questa gente nell'angolo e la rendono innocua." Romario pareva seguire un suo silenzioso pensiero ma poi alla fine sbottò :"Gli Insoddisfatti saranno sempre Tali: dagli un osso da masticare e te lo massacreranno, offrigli la gamba e te la divoreranno in un amen." "Così non sia" Chiosò il Reverendo, e Tutti insieme tornarono ad avviarsi.

 
 
 

Fletcher LXXIV

Post n°242 pubblicato il 10 Ottobre 2014 da lost4mostofitallyeah






Si svegliò che aveva Gladys sopra di Sé. Il volto non più giovanissimo ma le labbra sempre carnose e gli occhi spalancati come pozze umide sotto un primo, timido sole. Lui l'abbracciò dopo essersi guardato intorno. Erano soli in specie di stanza e l'attirò a Sé ma Lei liberò la testa e si sollevò in piedi. "Si può sapere cosa Ti è saltato nel cervello di liberare quel rettile in casa? Decisamente Ti manca qualche venerdì". "Era per attirare l'attenzione e sublimare certe cose". rispose Fletcher. "Che bisogno hai di sublimare? Sei un bell'uomo." "Ma sfortunato". "Perché Ti piace esserlo. Ti rotoli nel fango." "Ci sono limiti che non voglio scavalcare, per non dare ragione a Percace e passare come un porco di mezz'età che rincorre disperatamente le sue libidini." "Insomma, quello che stavi per fare adesso con Me. Malgrado mio marito, malgrado Christine che dai l'impressione di amare così tanto." Lui si sollevò puntando i gomiti, poi si mise seduto sul letto. Era arrabbiato con Gladys perché offriva l'impressione di starci ma poi tirava fuori mille trappole e lo frustrava. allungò di nuovo le braccia nella sua direzione ma Lei si allontanò ulteriormente di qualche metro scoppiando a ridere. Alla fine Fletcher capì il suo gioco e si rilassò ficcando le mani tra le ginocchia. "Ti piace giocare, eh?". Lei non disse nulla e si riavvicinò a passettini, fino a stare quasi a contatto di fianchi con il suo braccio. Lui le strinse il culo ma ormai la luce si era spenta nelle sue pupille e capiva che Lei non si sarebbe veramente mai concessa. Indugiò un po' tra le natiche, poi La spinse lontano riflettendo su Christine. Gladys a quel punto parve seriamente offesa e si tirò su la maglietta mostrandogli le tette: erano belle, appuntite e abbronzate, poi, lentamente, si spogliò nuda scagliandogli addosso i vestiti. Alla fine era davanti a Lui con le narici frementi e il corpo invitante, magro e nervoso. Fletcher fissò la porta "è chiusa?". Mormorò. "Ovviamente no." Lei rispose. Allora all'Uomo si accese una lampadina e contò mentalmente i secondi che mancavano all'irruzione da parte di Lui, con finto scandalo e offesa profonda. Arrivò a contare fino a 35 mentre indugiava sul fisico, comunque invitante, della Donna. A 35 la porta si spalancò e Stefano Grassi apparve sulla soglia traballante e in mutande, con una maglietta Lacoste verde. sotto al tessuto delle mutande si intuiva un'erezione prepotente mentre sventolava la mano sinistra con l'intenzione di fare capire :"Vi ho beccati, alla fine, Disgraziati!". Fletcher socchiuse gli occhi e tentò di allontanare il disgusto. gli venne da sperare mentalmente che almeno Christine fosse estranea a tutta quella pagliacciata e con sguardo accorato indugiò alle spalle di Grassi sperando di non vederla. Non c'era. Stefano chiuse la porta e avanzò con una certa difficoltà sul pavimento a piedi nudi. Fletcher nemmeno lo degnava di uno sguardo, tanto meno ci teneva a mostrare paura o incertezza. Era una pantomima, e come tale si stava sviluppando con la grossa figura del Tizio che avanzava goffamente verso i presunti fedifraghi.
"Questa non me la dovevi fare, ragazzo! Scopare con mia moglie alle mie spalle!". Aveva un tono piagnucoloso e repellente che sapeva di artefatto lontano mille miglia. Alla fine si era tanto avvicinato che si sedette sul letto fianco a Fletcher. Questi sentì una zaffata potentissima di alcol investirlo e lasciarlo quasi stordito. Grassi era completamente ubriaco e rollava vistosamente avanti e indietro cercando di mantenere un portamento eretto e una certa chiarezza nella voce:
ma come impresa disperata non era male. Aveva passato il braccio intorno alle spalle di Fletcher che se ne stava muto e depresso. "Comunque è una bella donna, vero, malgrado la sua età, intendo? A Chi non piacerebbe farsela? E Tu sei ancora giovane e prestante. Lo sai, Ti potrà sembrare strano ma in fondo Ti capisco. E, in fondo, sono orgoglioso di avere una moglie così...che piace, intendo!". Fletcher tentava di liberarsi dalla stretta invadente di Stefano ma pareva un'impresa impossibile. Gladys, nel frattempo, s'era rivestita in tutta fretta e s'era accesa una sigaretta sedendosi languida su una sedia rococò, quasi attendesse la fine della contrattazione tra suo marito e quel bizzarro ma affascinante individuo. Grassi non la finiva di sussurrare fastidiosamente nell'orecchio dell'Uomo mentre con la mano destra si toccava il membro, stimolandolo a restare eretto. Ormai navigava fra tutti i relitti possibili, finché, alla fine, affrontò la questione principale come solo un ubriaco può fare, con sentimentalismi, cialtroneria e grosse pacche al petto. In fin dei conti gli disse che l'avrebbe perdonato e che, anzi, poteva farsi sua moglie, ma Lui sarebbe rimasto a guardare perché così gli andava, confermò con un ruggito. "Allora Ti piace la situazione? Dimmi qualcosa." La voce di Grassi si era spezzata dall'emozione e dalla libidine ma a Fletcher veniva solo voglia di ridere. E alla fine lo fece: una risata imponente, forte, vibrante che sembrò scuotere persino il lampadario e le abat-jour e prosciugargli il petto fino al punto di farlo tossire incontrollabilmente. Staccò con delicatezza il braccio di  un attonito Grassi e si alzò in piedi. Era completamente vestito e quindi si diresse verso la porta della stanza non girandosi nemmeno per un attimo. Uscì e cominciò a navigare per gli immensi appartamenti. Cercava Christine per avere un po' di sollievo e qualcuno da stringere veramente. Cercava Christine per scrollarsi do dosso il senso di sporcizia che gli aveva pervaso l'anima.












 

 
 
 

Fletcher LXXIII

Post n°241 pubblicato il 03 Ottobre 2014 da lost4mostofitallyeah








Stefano Grassi prese la bottiglia e la scagliò contro il muro facendo un rumore d'inferno. Gladys nel frattempo non la smetteva di fissare Fletcher e sembrava che assieme ai frammenti di vetro piombassero a terra anche i suoi sguardi, invitanti e suggestivi e si spargessero al suolo. Ed Sereni strabuzzò gli occhi :"E questo cosa sarebbe? In questo luogo non si viene a sfogare le proprie pulsioni!". Grassi continuava, imperturbabile, a ridere della grossa ma delle strane lacrime affioravano sotto le sue ciglia inumidendogli ben presto le guance giallastre da fumatore incallito. Fletcher afferrava benissimo il pensiero subitaneo e sconvolgente del Tipo ma se ne vergognava e girò la testa con fare colpevole. In quel momento voleva evitare tutto: la sua improvvisa eruzione di violenza, l'ubriacatura malsana e orgiastica e le profferte silenziose di Stefano su sua moglie. Tutta la sua eruzione vulcanico-sessuale nei confronti di Gladys era scomparsa in un attimo quando si era accorto che il suo Uomo non riusciva a tenere a bada la voglia incoercibile di vedere la moglie a letto con un altro. Al senso del proibito e del suggestivo era subentrato un disgusto improvviso e totale che lo portava sulla soglia dello stordimento e del sonno malsano. Voleva uscire da quella trappola e non farsi trascinare in giochini strani che potessero implicare anche Christine. E in quel momento squallido si rese conto che stavano dando pienamente ragione a Percace, abbruttendosi, ubriacandosi e facendosi pensieri impuri sulle rispettive compagne. Tutto ciò che aveva diagnosticato il dottore si stava rivelando implacabilmente vero
e quasi spingeva Fletcher ad alzare le braccia e arrendersi per farsi ricoverare e cominciare la trafila dei Casi gravi. Mai era arrivato fino a quel punto: sempre lo aveva sorretto un sano desiderio di Libertà e la Coscienza di essere dalla parte del Giusto. La sua corsa era stata pura e disinteressata, con la ferma convinzione che il Delirante Sporcaccione fosse proprio Percace, il medico deviato e grufoloso, il guardone implacabile e lo scienziato paranazista. Ora, invece, davanti all'osceno spettacolo fornito da Tutti loro le sue saldezze iniziavano a vacillare e veniva meno la ragione della fuga. Da chi o da cosa stava scappando? Veramente fuggiva dalla punizione oppure dalla cura. Che fosse seriamente e incontrovertibilmente deviato? Non in grado di sostenersi da solo e dedito alle più basse perversioni? gli sembrò di sprofondare e il locale prese una tinta oscura e i contorni a sfuocarsi. Mosso da una spinta inarrestabile abbandonò lo squallido siparietto in corso e corse verso il salotto, lasciando tutti a bocca aperta. Giuntovi, accese la luce e osservò con cura il crotalo nella gigantesca teca: era immobile, con un colore bianco-giallo dalla politezza accecante. Fletcher restò senza fiato ad osservarlo mentre la bestia lanciava dei timidi segnali di attenzione. Ogni tanto muoveva la testa e faceva guizzare la lingua biforcuta ma pareva ancora stordita e come risvegliata da un riposo profondo. L'Uomo aprì il contenitore dall'alto e vi infilò la mano senza pensare più a nulla. Afferrò per la coda il rettile e lo trascinò all'aperto facendogli fare dei grossi giri e tenendo istintivamente la mano lontana dalla sua bocca letale. Continuò a fargli descrivere dei grossi cerchi nell'aria per alcuni secondi e poi, avvolto da una trance ossessiva e pericolosa, corse nella stanza dove stavano Tutti. Appena lo vide entrare Gladys urlò e Christine si aggrappò alle tende mentre Peter, Grassi e Sereni spalancavano i fanali attoniti. Fletcher, con un sorriso inebetito a fior di labbra, scagliò il serpente in mezzo alla stanza e cominciò a battere le mani furiosamente. Da lì scoppiò il pandemonio mentre il rettile guizzava selvaggio e incontrollabile sul pavimento non sapendo, evidentemente, nemmeno Lui come comportarsi in una situazione così bizzarra. Dopo il primo attimo di smarrimento, e mentre alcuni fuggivano a rotta di collo dal posto, Ed Sereni si avvicinò al rettile furioso che si era nascosto dietro una poltrona e cominciò ad emettere dei versi strani e a muovere la mano destra disegnando strani geroglifici nell'aria. Nel mentre che lo faceva si appropinquava sempre più velocemente al crotalo finché gli arrivò a pochi centimetri dalla testa, poi, con un repentino cambio di programma, lo afferrò per la coda e si scagliò in piedi lasciandolo dondolare con il corpo verso il basso. Il crotalo si agitò per alcuni minuti, poi parve trasformarsi in un bastone privo di vita. Ed, sussurrandogli parole dolci, si spostò gradualmente verso l'uscita dal locale finché scomparve momentaneamente con il suo compagno. Nella stanza erano rimasti solo Fletcher e Stefano Grassi che si fissavano senza scintille di esistenza negli occhi. Passò ancora un po' di tempo nel silenzio fino a quando Sereni rifece la sua apparizione sulla soglia. Aveva minuscole goccioline di sudore sulla fronte bianchissima e il labbro inferiore gli tremava quasi impercettibilmente. "Non è così che si rispetta l'ospitalità" Disse, rivolgendosi a Fletcher. Fu l'ultima cosa che l'Uomo sentì per parecchio tempo insieme alla frustata del pugno del ragazzo sul suo mento.
 
 
 

Il Tragitto vol. 63

Post n°240 pubblicato il 27 Settembre 2014 da lost4mostofitallyeah







Pearson lanciò un sorriso obliquo ma fu interrotto dal rientro nella stanza di Louise e Watson. Così lasciò la sua ambiguità fluttuare nell'aria, a pochi centimetri dagli occhi di Romario. "Ok, è tutto a posto" Fece Louise "Gleeson ci vuole immediatamente fuori dalle palle e ha lasciato detto di buttarci fuori se non ci saremmo mossi entro pochi minuti. su con la vita, combattente! Lasciamo l'ospedale! Qui ho un paio di stampelle per Te e la buona scorta di Romario e del Reverendo. Nessuno Ti farà niente." L'ex nano brigante abbozzò ma si indicò il pigiama. Non sarebbe certo potuto uscire in quello stato e fece capire che non se ne parlava di indossare i vecchi stracci della cresima abortita. Louise approvò il consiglio con un cenno della testa e uscì immediatamente a cercare qualche abito smesso del settore pediatrico. Ritornò dopo dieci minuti, trionfante, con sul braccio una serie di capi :"Un ragazzino è morto due giorni fa e i Genitori hanno voluto lasciare qui tutti i suoi vestiti. Non se la sentivano di riaverli in Casa. é tutta roba di qualità e, a occhio e croce, ho pensato che Ti andassero bene. Provali." Pearson scosse la testa ma si alzò lo stesso a sedere: la testa gli rimbalzò come un pallone da football e un frenetico senso di vertigine lo scosse tutto, correndo il rischio di farlo finire steso al suolo. Ma non poteva permettersi di restare ingabbiato ancora in quella Clinica. Così si morse a sangue il labbro inferiore, si diede idealmente un paio di sberle e in pochi minuti fu in grado di mettere a fuoco con precisione tutti gli oggetti e le persone nella stanza. Poi fece un cenno a Louise di portargli i vestiti e, toltosi il pigiama, cominciò a indossare gli abiti del ragazzino morto. Scoprì subito che gli stavano a pennello e prese a ridere fra sé, pensando che, veramente, i morti vestivano i vivi. Quando ebbe completato la vestizione prese una delle stampelle che la Ragazza gli aveva posizionato accanto al comodino e si issò senza più particolari difficoltà. Poi prese la seconda e cominciò a camminare agilmente per il locale. Romario lo guardava di sottecchi, Watson era entusiasta :"Ottimo, davvero perfetto. Chi l'avrebbe mai detto per come era entrato in Ospedale!". "Ha mangiato?". Fece la Ragazza a Watson. "Lo hanno nutrito a flebo. Magari un bel panino gli ci vorrebbe. C'è un bel pub proprio qui all'interno della Clinica e..." "Scusi, Reverendo, ma non se ne parla. Io voglio portarlo fuori da questo posto al più presto possibile, se non s'era capito." "Beh, allora avviamoci, nulla ormai ci impedisce di andare." Così, tutti e quattro presero ad avviarsi al ritmo rallentato di Pearson e superarono le porte del gigantesco edificio. "A quanto pare non esistono taxi da queste parti...." Notò Louise con amarezza. "Sarà duro accompagnarlo fino alla Chiesa". Romario si strinse nelle spalle :"La Guerra è finita da poco e i taxi non sono rientrati in Città da molto. Poi penso sia meglio evitare di salire su un taxi collettivo con un ex nano brigante. Sa com'è...è inutile che rifaccia tutta la pappardella." Mettiamoci le gambe in spalla e non impiegheremo molto."
Nel frattempo all'interno della Chiesa Frankie stava colloquiando a bassa voce con il Sindaco. L'argomento era il modo di prendere il primo treno possibile e abbandonare Selawille, che ormai era diventata invivibile e improponibile per i Viaggiatori. Tyner aveva fatto cenno al Ragazzo di seguirlo lungo i gradini principali della Cripta e lì si era acceso una sigaretta. "Sono così poche le situazioni in cui posso farlo. Da quando in Città è diventato illegale, anche su mia proposta, tocca fare i Clandestini. Un po' come Voi." "Frankie non rise alla battuta ma mise subito le carte in tavola :"So che può sembrare ridicolo ma abbiamo bisogno di una scorta fino alla Stazione, qualcuno che ci faccia salire su un dannato treno senza essere linciati nel tragitto." "Ah per questo non c'è problema. dopo l'intervento di Zsa Zsa Murena la situazione sociale s'è calmata. Il rischio l'avete corso quando tutta la folla e la teppaglia vi attendeva tra le navate." "Qualcosa che Lei ha attizzato, Sindaco." Tyner fece un gesto con la mano aperta, come a dire: tutte fregnacce. "Errori. Succedono. Pensavo che la cresima dell'ex nano brigante potesse diventare una solenne Funzione di Pace e Riconciliazione. Così non è stato, purtroppo. Troppe ferite sanguinano ancora." "Stupidaggini, Sindaco. Prima ha tentato di appendere Pearson a quella specie di gogna e poi lo volevi sistemare in Chiesa, in una specie di folle Rito collettivo. Non me la conti giusta." "Accomodati, allora. è sempre uno sport molto praticato quello di prendersela con il Sindaco in carica, o con il Prete. In ogni caso sono le figure più rappresentative della Comunità e, comunque, una ragione ci deve essere perché quelli stanno sopra e la Gente sotto. E dirmi questo mi conforta parecchio." "Vi sono mille modi per acquistare una carica, e Tu lo sai meglio di Me, Tyco." "Mi stai accusando di intrallazzi e di giocare sporco?". "Non voglio discutere su questo cazzo di Città e sulle sue Regole politiche, stiamo perdendo il discorso. L'unica cosa che desidero è sapere che ci sposteremo Tutti insieme fino ai binari, e lì Noi cinque potremo prendere un bel convoglio per la destinazione successiva."

 

 
 
 

Il Tragitto Vol.62

Post n°239 pubblicato il 18 Settembre 2014 da lost4mostofitallyeah







Il Dottor Gleeson uscì rapidamente dalla stanzetta bestemmiando ad alta voce. Si teneva la mano insanguinata davanti al viso quasi non credesse a quello che stava vedendo, mentre un gruppetto di infermiere adoranti e preoccupate lo accompagnava. Watson, indeciso sul da farsi, pensò alla fine che fosse meglio restare nella stanza per evitare altri colpi di testa dell'ex nano brigante. Louise, incredula e preoccupata, continuava a sogguardare Pearson mentre Romario, imperscrutabile come una sfinge, lasciava errare lo sguardo per tutto l'ambiente. Pearson si asciugò un po' di sangue che gli era rimasto sulle labbra e parve chiudere gli occhi per addentrarsi in un sonno ristoratore e tranquillo quando Louise gli appoggiò una mano sul braccio e lo scosse vigorosamente. "Non addormentarti, dobbiamo uscire da questo merdaio." "Un momento" Fece il Reverendo "Mi sembra che il dottore sia stato chiaro: il nostro piccolo amico non può assolutamente muoversi. Ora lo attende una lunga terapia riabilitativa e...." Louise aveva estratto da una tasca dei pantaloni un revolver di piccolo calibro e lo stava puntando conto Watson. "Per me la farsa è finita, Reverendo. Siamo stati anche troppo dentro questo buco di culo di Città. Adesso prendiamo il nostro piccolo amico e ce lo portiamo via. Poi saliamo sul primo treno e salutiamo Selawille. Cosa ne pensa come programma?". "Secondo me è una stupidaggine e comunque non occorre mostrare l'artiglieria, signorina. Basterà una carta firmata della Clinica che Lei, in quanto tutrice di Pearson, autorizza il personale ospedaliero a non trattenerlo oltre. Una sua firma e saremo a posto. Se poi il piccolo amico morirà lungo il Tragitto sarà solo colpa sua." "Me ne assumo volentieri tutti i rischi". "Allora va bene. Andiamo in segreteria, e riponga il cannone." Louise si infilò l'arma nella tasca dei pantaloni e seguì Watson fuori dalla porta non prima di avere lanciato un bacio silenzioso all'ex nano brigante che la fissava speranzoso. Romario durante tutta la scena madre non s'era mosso di un centimetro, curioso di vedere chi l'avrebbe spuntata fra il Reverendo e quella coraggiosa ragazzina. Ora, osservando i due uscire insieme, s'era avvicinato al letto. Non appena la porta era stata chiusa aveva fissato le sue pupille verdi in quelle grigie di Pearson. "Altro che muto, eh combattente? Non volevi che Ti facessero un'iniezione di siero della verità e spifferassi tutto il tuo passato. Certe cose le capisco al volo. Non a caso vi ho visti in guerra per tre anni, ma di Me adesso Ti puoi fidare." Pearson schiuse le labbra e mostrò i dentini con un ghigno famelico poi cominciò a sillabare :"Vaffanculo, nemico. Non pareva vero, a quelli, di avere sottomano un autentico esemplare di ex nano brigante. Avrebbero fatto di tutto per farmi parlare e poi speculare sulle informazioni. Li conosco questi medici del cazzo." "Beh, adesso finché non tornano sei in buone mani. E non hai mica voglia di dirmi quello che nascondi nella piccola coscienza? Io posso essere qua per ascoltarti" "E chi saresti? Una specie di confessore? Vaffanculo, combattente. Se sei stato davvero nelle campagne contro di Noi dovresti sapere che non siamo malleabili." "Tra qualche minuto sarai fuori. I tuoi amichetti sono anime belle ma non Ti possono affiancare in quello che cerchi. Tu hai bisogno di qualcuno che conosca tutta la storia. E che Ti faccia da guardia del corpo per quando sarete a Benton Town e potrai muoverti nei dintorni a cercare quello che, fin dall'inizio, hai nel capoccino di recuperare." "Stai delirando, combattente. E non so neppure il tuo nome. Tutto quello che voglio è uscirmene da questo ospedale del cazzo e rimettermi in viaggio. Ma i motivi sono solo miei. Non vedo come Tu ti immagini le mie destinazioni. Probabilmente la Guerra Ti ha fatto male." "Io sono Romario ed ero nel diciassettesimo incursori a combattere Leduc proprio nelle colline sopra Benton Town. Leduc aveva messo le mani su un carico di valori della Banca Centrale. Il lascito Berger, ricordi? Tutti quelli che si sono fatti il culo in quel teatro di operazioni sa che il Lascito Berger è ancora lassù, da qualche parte. E quando ho saputo che un nano brigante della colonna di Leduc era diretto verso Benton Town, beh, ho fatto due più due. Non è così Mister Pearson, o dovrei dire Everard Frost?." Sul viso dell'ex nano brigante apparve e immediatamente scomparve una nuvola di perplessità e dispetto. Subito però si riprese e, zufolando, investì in questa maniera Romario :"Senti, amico, il Lascito Berger è una fantasia troppo bella per essere vera. L'unica cosa che Io ricordo della militanza sotto Leduc è la merda che mangiavamo e i Regolari che ammazzavamo. Vita stronza. Tutto ciò che voglio è tornare a Benton Town per omaggiare i miei commilitoni, nulla di più, nulla di meno. Sono un reduce, ora." "Soffri di masochismo esasperato, vero Pearson? Per quello ti imbottisci di antipsicotici e, a volte, corri il rischio di farne overdose. Ed è per questo che fingi di tagliarti la lingua quando sei in presenza di ex regolari o di medici del cazzo? Lo fai perché sennò finiresti con lo sbottonarti e rivelare tutto. So come si chiama questo brutto problema: Sindrome di Arkwright oppure, se preferisci, Complesso di Leduc. Lo stesso che ha fatto lanciare il tuo capo dalla finestra mentre era sotto interrogatorio."

 
 
 

Fletcher LXXII

Post n°238 pubblicato il 11 Settembre 2014 da lost4mostofitallyeah










Fletcher adesso era di ottimo umore. Fissava alternativamente Grassi e sua moglie ingollando modeste sorsate di whisky e assaggiando qualche fetta di salame mentre Ed Sereni pareva un indemoniato: si era scolato mezza bottiglia e aveva spolverato il tagliere di buona parte dei salumi che v'erano appoggiati sopra, pestando i piedi e alzando la voce. Christine e Gladys, dal canto loro, sorbivano due aranciate con fare distaccato e un po' annoiato. Stefano era anche Lui in ottima disposizione d'animo ma pareva visibilmente disturbato dalle lacrime di Peter nel corridoio.
A tal punto la scena divenne così patetica e insopportabile che Fletcher si alzò dal suo posto e si portò verso il ragazzo in lacrime. Si chinò e gli mise una mano sulle spalle sussurrandogli mielosamente nelle orecchie :"Non devi sconvolgerti per quello che è successo. PIù va avanti il nostro affrancamento da Percace, più gli istinti si liberano e le reazioni diventano incontrollate. Prendi Me. ho appena preso una brutta scuffiata per la moglie di Stefano e prima che sorga l'alba intendo portarmela a letto." E sorrise, di uno spirito malevolo. Peter interruppe il suo flusso di dolore per squadrare attonito l'Uomo. quello che stava dicendo di voler fare cozzava contro tutti i principi di buon senso e pudore che erano stati inculcati Loro. Al confronto il suo sfogo animalesco pareva un gioco da bambini o un'iniziativa da amatori. "Stai scherzando o Ti ha dato di volta il cervello?". sussurrò in un respiro. Fletcher, il cui viso aveva assunto delle tonalità rosso cupo, storse la bocca. "No, nessuno scherzo. Speravo che questa casa potesse darci un po' di tregua ma, al contrario, sta tirando fuori tutti i nostri dispiaceri. E adesso è il mio turno." "Te lo impedirò, Fletcher." L'uomo sorrise di nuovo, mostrando la chiostra di denti bianchissimi :"Chi vuoi fermare ragazzo? Sei ancora tutto squassato dalle pene d'Amore e quando Ti alzerai sarai in grado di reggerti appena. Chi pensi di potere fermare?". E detto questo cinse con le braccia le spalle di Peter e lo sollevò di forza, trascinandolo zoppicante verso il convivio che stava decollando fra urletti e rumore di bicchieri. "Beh, come sta?". Fece Grassi non appena vide Peter zoppicante e appoggiato a Fletcher. "Beh, abbiamo fatto due chiacchiere e adesso è sulla buona via per riprendersi." L'Uomo disse questo e posò il Ragazzo su una sedia davanti al tavolo ingombro di cibaria e alcol. "Fatti un sorso". Pigolò Ed che era evidentemente in orbita. Peter, senza entusiasmo, scrollò la bottiglia e si accorse che era vuota. "Non hai altro?" Fece a Grassi "Sono astemio ma un goccetto l'avrei gradito se voi ubriaconi non aveste spazzolato tutto." "é whisky scozzese, puro whisky scozzese" Se me lo beccavano in macchina erano due anni di riabilitazione". "Da Percace?". Interloquì Peter impertinente "No. Centro Recupero Alcolisti. Qualcosa di sottilmente, e perversamente, diverso." Le due donne osservavano con preoccupazione lo svolgimento della scena e Gladys prese per mano il Ragazzo implorandolo di lasciare correre e di smorzare gli animi, Lui che era sobrio. Ed sentì quello che diceva e subito fece la spia a Stefano :"Guarda che tua moglie ci prova con Peter..." Grassi si alzò come un Ercole dal tavolino mandando tutto gambe all'aria: salame e bottiglia, che si frantumò in mille pezzi contro il muro. Poi scoppiò a ridere: una risata pantagruelica, forte e ben timbrata, dalla bocca spalancata. "Vorrei vederla, Gladys, provarci con un altro. Ora che sono ben pieno non sarei capace di tollerare un'altra cura alla Percace. Lui mi diceva: Lascia che tua moglie vada con altri e guarda. Se Tu sei indifferente e Lei non ci casca vuol dire che siete sulla buona via della guarigione completa. Fu una sofferenza atroce. Una volta vidi che Lei non era indifferente alle attenzioni di una delle cavie del Dottore e frantumai a questi la testa con un vaso d'acciaio. Poi il Dottore mise tutto a tacere. Lo sapevate che il Dottore tiene delle cavie per gli esperimenti più raffinati? Gente in regola, ben pagata e avvisata. Debbono provocare e titillare per capire fino a che punto Uno sia uscito dalla dipendenza. Certo, evidentemente un mestiere rischioso come si è dimostrato." "Hai ammazzato un uomo?". Fece Fletcher lasciando cadere un fiorellino di plastica che aveva tra le mani giunte. "Oh, bella! certo. Non puoi reggere tranquillamente che tua moglie vada a letto con un altro tizio mentre Tu osservi e Ti fai magari una sega. Non è così, Fletcher? Che Uomini saremmo? Tu stesso lo hai dimostrato mandando Peter e Sereni quasi all'altro Mondo per una questione del genere." "Ah Beh, certo" Replicò l'Uomo mellifluo "Poi c'è da dire che ho la nettissima impressione che in questo posto, non ne so esattamente la ragione, ma stiamo tutti regredendo in modo Molto Molto positivo."
 
 
 

Fletcher LXXI

Post n°237 pubblicato il 04 Settembre 2014 da lost4mostofitallyeah







"Cosa vedo? Il mio Edward Sereni sballottato come un fuscello da una parte all'altra della stanza e trattato a pesci in faccia da un uomo pieno di orgoglio ferito....Buona sera, Signori!" Fletcher smise di menare il suo antagonista e si voltò perplesso cercando di ricavare dal suo passato le fattezze di quell'uomo conosciuto. "Stefano! Stefano Grassi! Il fratello di Henry!" Gridò, mentre un vago sorriso gli galleggiava sulle labbra. "Vedo, Fletcher, che la memoria non Ti si è inflazionata, e le braccia pure a quanto sembra! Che ne diresti di mollare quel magrolino e venire ad abbracciarmi? Gladys è di sotto che sta salendo le scale e tra poco sarà qui. Ti farà piacere rivederla!" L'Uomo mollò Sereni che cadde a terra come un sacco di patate, poi finì tra le braccia di Grassi Senior tra battute e grosse pacche sulle spalle. Christine, dal letto, s'era distesa nel vedere il nuovo arrivato. Conscia che avrebbe portato un po' di risate e un'atmosfera più rilassata si concesse di allungare le gambe e di scendere dal letto andandogli, pure Lei, incontro. Fu un momento come non se ne vedevano dai vecchi tempi: sincero, gioioso e piacevole. Grassi confidò Loro di avere saputo della presenza al porto dal fratello. Così Stefano non aveva messo in mezzo nessuna indecisione ed era salito in auto con Gladys per recarsi a trovare dei vecchi amici e compagni di sventura. Avevano fatto i 150 costanti per arrivare sulla costa in meno di mezzora e adesso sua moglie stava cercando parcheggio mentre Lui era salito di corsa le scale per non perdere tempo. Aveva con sé un paio di chiavi dategli da Henry, così era entrato senza problemi e si era trovato di fronte a quel pandemonio: un ragazzo in lacrime disteso nel corridoio e Fletcher che le stava suonando a Sereni in camera da letto della Donna. Adesso voleva sapere cosa stava succedendo. Fletcher spiegò succintamente i fatti e Grassi scoppiò in una nuova franca, contagiosa e dirompente risata. "Sì, le conosco queste fasi. Nessuna meraviglia per il ragazzo. è semplicemente strippato. Adesso gli ci vorrebbero un po' di ansiolitici ma immagino che nessuno in questa topaia ne abbia. Per fortuna vostra Io viaggio sempre con un po' di materiale in tasca. ho tutti i permessi, Io." "Non Ti preoccupa di avere a che fare con dei Latitanti?". Lo interruppe Christine. Grassi scrollò il capoccione :"Nella mia vita, come mio fratello, ho sdoganato diversi tipi che scottavano. Chiamala una caratteristica di famiglia, qualcosa nei geni, ma entrambi proviamo simpatia per gli Scomodi e i Piantagrane. Al contrario, mi meraviglia che sia scoppiato questo casino proprio qui dentro. Marshall Street è una sorta di Repubblica indipendente degli Spostati. Le Divise non mettono naso se non in casi straordinari, ma mi sembra che stiate sulla strada buona per farvi mettere i bastoni fra le ruote." "Troppe tensioni" Interloquì Fletcher "E sono esplose in un attimo. Quel pazzoide con un crotalo in salotto e Peter che non ha più retto lo stress. Non è una congiunzione astrale favorevole, apparentemente." In quel momento Gladys fece la sua apparizione sulla soglia della camera, apprentemente gioviale anche se lievemente
stravolta. "C'è uno nel corridoio che sta piangendo a dirotto raggomitolato su Sé stesso, e Che ci fa Ed ko qui dentro?". "Ti spiego tutto con calma" la liquidò Grassi strizzandogli l'occhio "Per il momento mettiti comoda. O meglio, se Ti va, dai una mano a Sereni a riprendersi". "Non sono pagata abbastanza per fare la crocerossina. Come va, Ragazzi?". E si lanciò a scambiare effusioni con Fletcher e Christine. Nel frattempo, nell'indifferenza più completa, Edward Sereni era riuscito a rimettersi in piedi. Sanguinava da una ferita all'arcata sopraccigliare ma, tutto sommato, appariva di umore decisamente positivo. Finalmente Stefano Grassi lo notò e, abbandonata la compagnia, Gli andò vicino "L'Uomo Te le ha suonate, eh?". "Ogni tanto fa bene un po' di ginnastica. E poi sono stato Io a provocarlo, non ho problemi ad ammatterlo. è una serata fuori di testa." Che si fa con il Tipo che piange nel corridoio?". "Peter? Magari Te l'hanno già detto ma ha cercato di saltare addosso alla donna di Fletcher e si è preso quello che gli era dovuto. Adesso ha bisogno di sfogarsi, ma si riprenderà." E così quella che era iniziata come una notte da tagliare con il coltello andava trasformandosi in un pacifico ritrovo di vecchie conoscenze, e Tutti si trasferirono in cucina per mangiare salame e bere dalla bottiglia di whisky che Grassi aveva portato, a suo rischio e pericolo, per farla girare in compagnia.
 
 
 

Il Tragitto Vol. 61

Post n°236 pubblicato il 28 Agosto 2014 da lost4mostofitallyeah







Uscirono in fila indiana da quell'ufficio gradevole e lindo. Poi s'allargarono sul corridoio ma non si scambiarono una parola. Gleeson era un passo davanti a Tutti e Louise era troppo pensierosa per avere voglia di scambiare opinioni. Davanti ai suoi occhi danzavano immagini di un Pearson ancora incosciente e in coma farmacologico, pallido e ritratto come un vecchio davanti a uno shock troppo grande per i suoi ultimi anni. Oppure lo vedeva in piedi, un po' malridotto ma raggiante ed incolume, pronto a riunirsi al suo gruppo e a ripartire, lontani da quella cittadina-incubo. Era ancora immersa nelle sue riflessioni che Gleeson s'arrestò davanti a una porta dipinta d'azzurro con un incongruo quadretto biedermeier attaccato all'esterno. Il dottore si portò un dito alle labbra rivolgendosi al suo codazzo, poi girò con discrezione la maniglia e rimase sulla soglia, facendo entrare tutti. Poi la richiuse con dolcezza. Un'infermiera, che stava svolgendo alcune misurazioni all'infermo, girò la testa con il termometro in mano e subito si avvicinò al Medico per parlargli a bassa voce. Questi annuì più volte, vigorosamente, con il capo, poi fece cenno alla signorina che poteva andarsene. Così rimasero soli nella stanzetta, minuscola ma curatissima. A essere sinceri, pensò Louise "Non sembra nemmeno una camera d'ospedale. Ricorda più la casetta di Hansel & Gretel". Quasi afferrasse il corso delle elucubrazioni della giovane, Gleeson sospirò sottovoce :"Questo è il settore pediatrico. Ci è sembrato fosse più adatto per la degenza del nostro piccolo ospite. Sono certo che mi capite benissimo, l'altezza, l'assenza di spigoli, le misure del letto....abbiamo pensato che si sarebbe trovato meglio una volta avviato alla riabilitazione. Louise osservò finalmente Pearson ed ebbe un sobbalzo. Lui la stava fissando a sua volta. Era apparentemente sveglio e cosciente e indugiava con dei meravigliosi occhi grigi nelle pupille di Louise, quasi implorandola di ascoltare un messaggio silenzioso. Qualcosa che solo Loro due potessero capire. La ragazza si avvicinò al lettino e si chinò con l'orecchio destro teso sulle labbra dell'ex nano brigante. Questi però non articolò parola e restò immobile con gli occhi spalancati. "Non parla" Si sentì in dovere di precisare il Reverendo Watson. "L'equipe medica ritiene che sia un effetto collaterale dell'effettiva ingestione di così tanti antipsicotici. Un piccolo contrattempo sulla via di una completa ripresa." Concluse affettato. Louise non l'ascoltava nemmeno: era china su Pearson e gli stringeva una manina calda con vigore e sentimento, quasi piegandogliela. Lo guardò con attenzione: la complessione generale sembrava positiva, la pelle era rosata e la fronte non imperlata di sudore, solo un lieve pallore intorno alle guance e gli occhi incavati raccontavano di una guerra all'ultimo sangue con la Morte. "Si sta riprendendo, lo posso vedere." Alla fine proruppe decisa, drizzando la schiena. "Lei è ottimista" Interloquì perfido Gleeson "Anche Noi vorremmo esserlo, ma Lei non c'era quando lo abbiamo strappato con i denti alla Fine. Più volte abbiamo rischiato di perderlo mentre era sotto terapia intensiva. E di questo risultato, di averlo salvato intendo, Io e la mia equipe siamo molto orgogliosi." Gonfiò istintivamente l'ampio torace, e di certo si aspettava che la Ragazza rotolasse ai suoi piedi ringraziandolo fervidamente per il suo impegno, ma Louise rimaneva come cristallizzata, con lo sguardo posato sul piccolo ex nano brigante. Fino a quando una lacrima gli scorse oltre le ciglia e piombò isolata e sincera sul mento di Pearson. Questi se ne accorse e anche i suoi occhi si empirono di lacrime, iniziando a scivolare mute ai lati del viso. Il reverendo Watson registrò in un attimo quei momenti e prese morbidamente la giovane per le spalle cercando di calmarla e di raddolcire l'appassionata reazione emotiva. Sotto il tocco di quelle mani Louise rabbrividì in un secondo, subito si ricompose tornando alla maschera di dignità e distacco che era la sua stigmata. Abbandonò il lettino del suo Amico e si ritirò vicino alla porta, insieme a Romario. Ma non trattenne una domanda :"Insomma quando potrà camminare sulle sue gambe? Noi dobbiamo andarcene da questo cazzo di Città!". Quasi urlò. Gleeson, pressoché indifferente alla nota accorata nel grido della Ragazza, biascicò metodico :"Ci vorranno settimane. Deve recuperare l'uso completo degli arti e tornare a parlare. Poi vi è la controindicazione di un eccessivo nervosismo da parte sua e di momenti in cui la sua testa pare completamente assente, quasi partita per un viaggio intergalattico. Dobbiamo recuperargli un equilibrio". Nel formulare questa diagnosi il Dottore si era avvicinato al lettino e aveva preso ad accarezzare l'ex nano brigante tra le ciocche di capelli asciutte alla sommità del capo. Poi tutto avvenne così velocemente da impedire ai Presenti una reazione immediata. Si sentì unicamente l'urlo disperato e acutissimo di Gleeson e si videro i denti aguzzi di Pearson che l'avevano morsicato proprio sul palmo di quella mano, discesa con condiscendenza a fare una coccola al cagnolino. Il resto della scena fu piuttosto caotico e surreale: il Reverendo Watson e Romario si erano precipitati verso il Dottore per aiutarlo a sganciarsi dalla presa zannuta e tiravano ora in una direzione ora nell'altra, mentre le urla del Medico facevano accorrere in fretta il personale infermieristico. Alla fine con un secco frontino Romario riuscì a disorientare Pearson facendogli perdere la presa. Immediatamente il Dottore staccò la mano e l'agitò urlando nell'aria. Era ricoperta di sangue.


















 
 
 

Il Tragitto Vol. 60

Post n°235 pubblicato il 21 Agosto 2014 da lost4mostofitallyeah

 







Giunsero all'ospedale, sopra una modesta gobba che dominava la piatta distesa di Selawille e le sue strade parallele e ben ordinate, come un reticolo di vene che mantenevano in vita il respiro contraddittorio e un po' spastico di tutta la Ville. Romario non aveva smesso un attimo di incedere con il suo passo lungo e maestoso, senza offrire cenni di stanchezza o essersi arrestato un attimo per concedere a Louise di abbinarsi alla sua camminata. Pareva assorto in un suo unico, rovelloso pensiero e la ragazza lo odiava per questo mentre, con il fiatone, lo raggiungeva sulla porta di un gigantesco padiglione a tre quarti dello sviluppo ospedaliero. "Questo è il settore delle Urgenze" Fece finalmente Romario, quasi continuando a seguire una propria esclusiva riflessione "Se Pearson è da qualche parte  di certo si trova qui dentro". Restarono qualche minuto sulla soglia mentre borghesi e personale ospedaliero gli transitavano a fianco o parlottavano senza fretta, e persino con qualche sorriso, nei loro pressi. I due, al contrario, non si scambiavano una parola e gli unici cenni di una qualche vicinanza venivano solo dalla loro contiguità fisica e dalle occhiate in tralice che, di tanto in tanto, Louise scoccava a quella Figura maschile, così imponente da essere incommensurabilmente distante. Restarono così, a prendere fiato per alcuni minuti mentre i loro occhi divagavano sulla pianura sottostante senza che le loro bocche articolassero opinioni o curiosità. Poi Romario si strinse nelle spalle e si incamminò attraverso la porta elettronica del pronto soccorso, seguito a ruota dalla ragazza. Scivolarono lungo i corridoi silenziosi anche se affollati e dopo alcuni minuti si ritrovarono davanti a una porta bianca con sopra una targhetta azzurra che recitava "Dottor Gleeson". L'Uomo bussò discretamente due volte finché una voce suadente e melliflua scandì "Avanti" dal dentro. Il pomolo fu girato ed entrambi si trovarono in un bello studio con ampie finestre sul tetto e un suggestivo odore di pino stagionato che distanziava tutto l'ambiente dall'oppressivo lezzo di medicinali e sterilizzazione pervasivo lungo le corsie. Il Reverendo Herald Watson Li venne incontro abbracciandoli con calore. S'era alzato da una minuscola seggiola davanti a una scrivania dietro cui si stagliava una figura massiccia e barbuta in camice bianco. "Contentissimo di vedervi...per certi versi non me l'aspettavo....con tutta l'agitazione che c'è stata in Chiesa nella giornata. Ma quando ho visto Romario ho capito tutto....Lui era proprio la persona giusta per accompagnare la signorina da queste parti...incolume, intendo......Di certo vorrà sapere come sta il Suo Piccolo Amico?". Louise di fronte al profluvio di chiacchiere del Reverendo stava già storcendo la bocca quando riuscì a trattenersi, e nel modo più elegante e compìto possibile articolò le sue parole succintamente :"Proprio così. Siamo venuti per questo. Vogliamo vedere Pearson, se possibile. O almeno sapere come sta...?". Watson si esibì in un sorriso mellifluo e fece un gesto con l'indice verso il Dottore che stava alle sue spalle :"Il Dottor Gleeson ha seguito personalmente, su mia sollecitazione, l'evolversi dello stato del Nostro Piccolo Amico. Lui è un grande esperto di dipendenze da alcol o farmaci, di overdose degli stessi e del pronto recupero attraverso la fitoterapia e la medicina alternativa." "Forse non ce n'era bisogno" Replicò piccata Louise "Il Nostro Piccolo Amico ha solo momentaneamente dato fuori di testa e si è buttato giù qualche pasticca di troppo, Tutto lì. Penso non si possa proprio definirlo un drogato e non credo abbia bisogno di Specialisti che lo seguano passo a passo nella disintossicazione. Quello che gli ci voleva, l'unica cosa, forse, era una robusta lavanda gastrica." "Mi permetta di interromperla" Fece l'Omone dietro la scrivania "Ma ogni effetto ha una causa, e se il suo Piccolo Amico girava con le tasche piene di antipsicotici una ragione per preoccuparsi ci possa essere." Louise strinse la mano al Dottor Gleeson, che aveva fatto cinque passi oltre il muro della sua scrivania "Vede, Dottore. Pearson è un veterano di una Guerra pesante e brutale appena conclusasi. Gente come Lui era abituata a girare con manciate di eccitanti in una tasca e di calmanti nell'altra. Dicevano che gli dava il giusto Focus per stabilizzare la Violenza su un punto critico senza diventare autolesionisti. Ne ho avuto esperienza diretta. Ho seguito molti veterani durante i pellegrinaggi verso Luoghi Sacri. Non sono un'infermiera, comunque, tutt'al più una consulente-accompagnatrice. Comunque una idea me la sono fatta, se permette." Gleeson la squadrò dall'alto del suo metro e novanta, si accarezzò la folta barba brizzolata e sorrise. Poi riprese a parlare con un monotono e fastidioso falsetto che mal si aqquadrava all'imponenza della sua mole. Querulo e petulante mormorò :"Lei dà lezioni a Tutti, vedo. Ma sospendiamo per un attimo la discussione.....Avete intenzione di vedere il Nostro Piccolo Amico? Allora, se non vi dispiace, seguitemi."











 
 
 

Fletcher LXX

Post n°234 pubblicato il 07 Agosto 2014 da lost4mostofitallyeah

 







Christine diede in un grido e cercò istintivamente la candela con i fiammiferi mentre sul pavimento, a pochissimi metri da Lei, due forme lottavano accanitamente, rovesciandosi e catapultandosi da un estremo all'altro della stanza. Christine continuava a strillare quando sentì dei passi concitati nel corridoio e la porta spalancarsi rumorosamente. Proprio in quell'istante, quasi sotto la direzione di una regia attentissima e perfida, tornò la luce nei locali con uno scatto metallico. Sotto la stordente ed improvvisa illuminazione artificiale la Donna ebbe il tempo di vedere Edward Sereni, con indosso un paio di mutande multicolori e in testa una specie di papalina, che si piegava dietro il suo letto come per raccogliere qualcosa. Il frastuono, nel frattempo, non si era estinto ma si era semplicemente spostato quasi sotto il baldacchino di Christine, con grida smozzicate, tonfi sordi e imprecazioni. Fu solo dopo cinque minuti di aspra colluttazione  che Sereni si rialzò nella piena visibilità sostenendo due figure più morte che vive, e pallide come fantasmi a cui siano stati lasciati degli improbabili ma molto concreti lividi. Christine ebbe un sobbalzo: Fletcher e Peter ansimavano pesantemente davanti a Lei, stravolti e arruffati mentre Ed Li teneva lontani, uno alla sua destra e uno a sinistra, ringhiando a sua volta. Quasi ebbe un mancamento nel vedere due persone a Lei carissime trasformate in qualcosa di molto simile al crotalo sibilante che probabilmente dormiva nel soggiorno vicino. Era come se le bestie avessero invaso la sua stanza. Persino l'odore del luogo sembrava essersi fatto più greve e pesante. Come se effluvi di serotonina scorressero liberi e ammorbassero la sua tranquilla ritirata.
"Ma cosa...." ebbe il tempo di sussurrare appena la donna. Fletcher si liberò sgarbatamente dalla mano di Ed e fece il gesto di dirigersi verso la porta con gravità e senso dell'onore offeso, ma non riuscì a insistere troppo: a metà strada girò la testa e si arrestò poi pronunciò, a voce così bassa da sembrare una vaga minaccia :"Quel pervertito voleva violentarti. Ma l'avevo intuito, conosco i miei polli, era tutta la sera che sudava a tutto vapore e faceva facce strane strapazzandosi le poche parole. Ho intuito subito con Chi avevamo a che fare." Peter, di fronte a questa nuda requisitoria, restò per un attimo interdetto e ancora con il fiato grosso. Poi il suo viso subì una trasformazione: grosse gocce gli spuntarono dagli occhi e un lamento da fare accapponare la pelle gli proruppe dalla bocca. Quindi scivolò a terra e prese a dare pugni sull'impiantito mentre batteva sul suolo anche con i piedi, ritmicamente. Era in piena crisi isterica. Tutti e tre gli spettatori
non dissero motto ma si squadrarono evidentemente preoccupati e colti di sorpresa. Alla fine, con una strana saggezza, Ed mormorò a bassa voce :"Lasciamo che si sfoghi. A occhio e croce ne ha un gran bisogno. Quando avrà finito lo risolleviamo, lo portiamo in camera sua e chiudiamo a chiave. Se siete d'accordo." Christine annuì solennemente mentre Fletcher, ancora sotto shock, respirava veloce a piccoli fiati. "Va bene" Alla fine replicò "Se lo si mette sotto chiave mi va bene, altrimenti mi piazzo davanti alla porta di Christine e lo aspetto, quello psicopatico." Sereni ebbe un moto di compassione verso il suo quasi coetaneo stramazzato al suolo :"Ha ceduto, questo è evidente. Crollo nervoso. Il pensiero di quella sua ragazza, come si chiama.....Poi certe suggestioni sessuali ancora presenti...è evidente che la terapia non ha dato risultati convincenti e solidi." "Con un attrezzo del genere" Replicò asciutto Fletcher "Cosa puoi aspettarti? penso abbia trascorso due anni in quel cazzo di Clinica per regolare la foia, insieme alla sua bella. Ed eccoli qua i tuoi risultati, Sereni." "Non tutti siamo uguali, poi Lui è giovane." "Intendi che i miei quarant'anni mi garantiscono dalla foia?" Reagì Fletcher furibondo "Non sai quanto mi piacerebbe darti ragione, ma purtroppo la Realtà è ben diversa: mi sveglio ancora nella Notte con i crampi alla Libido." "Una ragione in più per non essere così spietato."  "Qua si trattava di una cosa molto semplice: voleva farsi la MIA donna." "Una donna non è di nessuno". "Stronzate new age. quella donna è MIA e non la mollerò a Nessuno!". "Allora cosa aspetti a fartela, visto che è TUA!". Questo fu un momento in cui la crisi parve precipitare di nuovo: in un balzo felino Fletcher fu addosso a Sereni e lo scaraventò contro il muro con l'intonaco fradicio che piombava su di loro dandogli le sembianze di spettri d'antichi mohicani impegnati in una feroce pantomima di Morte. Il corpo esile di Sereni venne ben presto sbatacchiato a destra e a sinistra e di certo avrebbe subito tutti gli effetti della ferocia accecante del suo avversario se quella Notte non avesse avuto da riservare ancora una sorpresa. Questa prese la forma di una voce squillante e divertita che venne a interrompere il pericoloso duello.












 
 
 
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