Creato da lost4mostofitallyeah il 04/03/2009
CON QUEL TRUCCO CHE MI SDOPPIA LA FOCE
 

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Fletcher LXXXII

Post n°258 pubblicato il 20 Febbraio 2015 da lost4mostofitallyeah

 






Fletcher soffocò una bestemmia e agitò il pugno verso Percace mentre si allontanavano. Le ultime parole dello Psichiatra erano riuscite a rovinargli quella leggera patina di buonumore che si era autoimposto per non crollare definitivamente davanti all'improvvisata del Tizio. Comprendeva benissimo di essere l'ago della bilancia umorale dei suoi compagni di fuga e non poteva permettersi di mostrare indecisione o fragilità, pena il disfacimento completo del loro patto di evasi, pena il crollo delle speranze e l'abbandono alla sensazione di lento strozzamento che sembrava avvolgerli dall'inizio della loro avventura da fuggiaschi. "Non stanno, vero, giocando come al gatto col topo?" Esalò affranto Peter mentre si avvicinavano alla loro automobile. "Che senso avrebbe? A meno che non pensino che possiamo aiutarli a fare luce su una qualche rete di transfughi e rifugiati politici all'Estero. Ma perché lasciare Percace fare quello che ha fatto? Non ha senso. Niente pare più possedere un senso." Christine salì in macchina facendosi aria con un opuscolo :"Se volete la mia opinione, Percace ha più informazioni delle Divise in questo momento. Per qualche ragione conosce i nostri spostamenti in anticipo e ci tende delle piccole trappole di pressione psicologica per farci saltare in aria e finire tra sue sottili braccia. A Lui interessa relativamente di pigliarci subito. Sta sperimentando, sta facendo degli Esperimenti su di Noi e intanto trae le sue conclusioni. La Polizia è sullo sfondo e interverrà solo quando sarà Lui a darle il Via libera. Questa, almeno, è la mia modesta opinione." Fletcher salì pensoso alla guida, poi appoggiò le mani sul volante e infine girò la chiavetta di accensione, sempre con la fronte corrugata. Seguì la litoranea sino a Maddox, superò Castro Bellevue e cominciò a rallentare quando le prime foreste di Big Loot  fecero la loro apparizione. Poi accostò lentamente su una piazzola della superstrada :"Ci stiamo infilando nella terra della meditazione. Santoni new-age  e yoga, wellness e super centri per il rilassamento all'interno di una natura incontaminata. Ha davvero senso muoverci in quella direzione?" "Mio zio...." Mugugnò Christine. "Sì...." La incoraggiò Fletcher posando entrambi le mani in grembo. "Mio zio possiede una stress Factory lì dentro da qualche parte." "Stress Factory?" Spalancò gli occhi Peter. " Sì, è un centro per la liberazione dalle tossine da lavoro. Le chiamano così." "Va bene" interloquì l'Uomo "Ma che ci andiamo a fare?" "Potrei parlare a mio zio. Lui è un'ottima persona, da non molto convertito al Buddismo. Una persona molto pia e misericordiosa, anche se prima era il più grosso bastardo tra i ricchi possessori di Aziende della Zona occidentale. Poi la morte del figlio lo ha fatto risvegliare e da quel momento si è dedicato alle opere di carità, anche se non ha dimenticato di essere un grosso imprenditore e ha impostato il suo futuro in modo organizzato e preciso: una holding della Meditazione e della Beneficienza. La regge con metodo e pugno di ferro, da quello che mi ricordo, rimane un individuo molto quadrato e preciso." "Beh...Cosa possiamo attenderci da un tipo del genere? Che ci nasconda in attesa di tempi migliori. Mi sembra che stai sclerando, Amore..." "Sono sicuro che Lui lo farebbe se Gli esponessimo la nostra situazione in modo molto umile.." "Se strisciassimo ai suoi piedi, insomma..." "Oh no. Non è un tipo del genere. Basta che si renda conto che non siamo dei delinquenti. Anche Lui non nutre simpatia per il Dottor Percace e i suoi metodi. Diciamo che nessuno da queste parti inclina per la Psichiatria Applicata. Contrasta con tutto il Misticismo della loro faccenda. Quindi...non è assolutamente escluso che passi dalla nostra parte e Ci difenda." Fletcher scosse la testa e si grattò il naso con fare pensieroso :"Non so che farmene del suo Sacro Patrocinio. In breve tempo diventeremmo le giovani marmotte del posto, le mascotte inacidite di quei mistici danarosi. Non è questo che Mi attendo dal futuro." "Io ho solo parlato di quello che potevamo reperire nella Foresta. Poi sta a Voi due decidere. Siamo e restiamo una piccola democrazia." "Io voto contro". Alzò la mano dal volante Fletcher. "Io sono a favore, bisbigliò timidamente Peter. "Sfido. è quello che cerchi da quando ci siamo messi in viaggio, Peter." "Come sarebbe a dire?". Fletcher si girò verso di Lui con il volto in fiamme e le narici frementi :"Ogni occasione è buona per andare a insaccarci da qualche parte amena, prima Redmond, adesso questo punto indefinito in mezzo ai boschi presso un ex Imprenditore con le fisime del Curatore d'anime. Qualsiasi deviazione dal percorso principale è bene accetta. Ricordi o no che dobbiamo imbarcarci su una nave e uscire da questo dannato Paese? Oh, ma a Te non interessa, basta rallentarci per non perdere la speranza di incrociare nuovamente la tua troietta. A qualsiasi costo." Peter Gli sputò in faccia e poi lo prese per il collo trascinandolo sul sedile posteriore. Scoppiò un pandemonio che durò dieci minuti buoni, questa volta nell'indifferenza infastidita di Christine. Poi quando fu cessato, Fletcher smontò dalla macchina e diede un calcio alla portiera prima di rimettersi al volante con delle brutte contusioni sparse sulla faccia. "Bene, cazzo! Andiamo allora da questo Zio d'America! Come si chiama e dove si nasconde il piccolo Buddha????" Grugnì in faccia alla sua donna.






 
 
 

Il Tragitto Vol. 71

Post n°257 pubblicato il 13 Febbraio 2015 da lost4mostofitallyeah







"Avanti, Virgil. Togli quella roba dalla faccia del ragazzo." sillabò lentamente Tyner mentre avvicinava la pistola alla tempia di Warbanter. "Sindaco, questa è una brutta decisione da prendere. Ti metti dalla parte del torto e contro i tuoi concittadini." "Al momento non mi importa: ho decisioni più importanti da mettere sul piatto. Levati, Virgil." E Warbanter scostò di lato il fucile a canne mozze, restando comunque impettito e in attesa dello svilupparsi degli eventi. Tyner sorrise
a Frankie e gli strizzò l'occhio mentre aiutava Joseph "Grind" Beecher a rimettersi in piedi con la mascella indolenzita. Rabail, che aveva seguito tutto lo svolgersi degli eventi dall'esterno della carrozza, tirò un sospiro di sollievo mentre Louise correva all'interno quasi indiavolata e abbracciava Pearson freneticamente. Eugenia Purdy s'era accasciata sulla banchina con le mani intorno alla testa e borbottava qualcosa d'incomprensibile a labbra contratte. Il Reverendo Watson si guardava intorno con una sensazione a metà fra il sollevato e il preoccupato e si dedicava soprattutto ai membri del commando cercando di farli ragionare. Quasi a un segnale convenuto i due personaggi che s'erano piazzati davanti al convoglio, sulle rotaie, si tolsero di mezzo permettendo così al macchinista elettronico di trovare il segnale di sgombro davanti a sé. Fu a quel punto che comparve sul monitor la scritta che il treno sarebbe partito entro tre minuti. "Fuori dai piedi!" Mormorò il sindaco agli esitanti membri dell'incursione che erano ancora a bordo. E così, a malincuore, Thomas Proctor, Joseph "Grind" Beecher, Virgil Warbanter e Oshea "Dream" Mallory scesero dal convoglio non prima di avere scaricato le loro armi contro i vetri e verso il soffitto in una sarabanda infernale di spari e di rumore diabolico. Volevano andarsene lasciando un ricordino a Pearson, onde evitare che anche per sbaglio rimettesse il suo piccolo piede in Città. Il messaggio arrivò forte e chiaro e l'ex Nano Brigante sbiancò fino alla cima dei capelli pensando che la sua ultima ora fosse definitivamente giunta. Poi, alla fine dell'esibizione di muscoli, si rannicchiò confuso nella sua poltroncina guardando ossessivamente Tyner, che era rimasto impassibile. Louise Gli strinse ancora più stretto la mano, facendo la parte della donna di carattere. Frankie fissò il Sindaco a sua volta e un pensiero impertinente Gli attraversò il cranio mentre avvicinava il suo volto a quello di Tyner :"Non pensare, Sindaco, che Ti ringrazi o Mi inchini ai tuoi piedi. C'è troppa ambiguità in questa storia e Tu hai giocato su più tavoli, facendo pure il doppio gioco. Nessuno mi convincerà che Tu non sia dentro mani e piedi in tutta la Faccenda e che non ci abbia marciato parecchio. Secondo Me ci hai manovrato Tutti come soldatini. So che adesso fai la parte del Salvatore dei Destini ma non credere: Io immagino tante cose sul tuo conto e nella maggior parte delle situazioni ci azzecco." Tyner sorrise fiaccamente ma evitò il contatto con gli occhi di Frankie :"Ti pare questo il momento di scatenare i tuoi spettri, ragazzo? Capisco che sei confuso e dubbioso ma è meglio che non perdi il treno questa volta. E comunque ci rivedremo." "è una minaccia? Riusciremo mai a liberarci di Te e del Tuo prete, Sindaco?". "Tyner non rispose e fece cenno a Rabail di salire rapidamente in carrozza. Lui discese e si avvicinò a Watson, che stava ancora discutendo con lo squadrone di aspiranti linciatori. Romario, nel frattempo, si era affacciato sul finestrino divelto e aveva sussurrato delle parole veloci all'orecchio di Louise, che annuiva vigorosamente. Dorsey, il traditore più clamoroso, fumava nervosamente mentre lanciava improperi contro tutti gli stranieri che avevano massacrato Selawille, e faceva dei gestacci osceni all'indirizzo di Frankie e Rabail, che trovarono il tempo di osservarlo attoniti mentre il treno cominciava a muoversi. Romario si staccò dal finestrino e fece un cenno con la mano a tutti i Viaggiatori urlando "A rivederci!" Silenziosamente come era arrivato il convoglio si mosse e prese a incunearsi nella mattinata livida lasciando quella maledetta città e le sue strade a metà fra il postmoderno e l'antico, e la sua gente, a metà fra il perverso e il conservatore. Il Colonnello Strano era rimasto a terra e affidava i suoi destini e la sua destinazione al Sindaco e a Watson. Loro, I Viaggiatori, cominciavano a respirare ignorando l'aria fredda che irrompeva dai finestrini abbattuti a fucilate. Si apriva forse una nuova destinazione nel Tragitto, e in cuor Loro Ognuno sperava che sarebbe stato in una landa promettente e accogliente. Qualcosa di diverso dagli incubi a cielo aperto di Selawille, un posto tranquillo dove riuscire a posare la testa sul cuscino senza svegliarsi con il dubbio di ritrovarla ancora.  






 
 
 

Il Tragitto Vol. 70

Post n°256 pubblicato il 06 Febbraio 2015 da lost4mostofitallyeah

 










Il treno di superficie entrò nell'area della stazione come se galleggiasse su delle uova. Era un miracolo della tecnologia e produceva solo un rumore di sottofondo tiepido e sottilissimo. Quale contrasto con la decrepita fermata di Selawille e la sua sgangherata pensilina! L'emozione fra i Viaggiatori fu tanta che finirono per stringersi oltre la linea gialla e darsi di gomito nell'attesa che il convoglio si fermasse alla loro altezza. Dimenticati erano Tyco Tyner, Herald Watson, persino Romario e l'antipatico Dorsey mentre, frenando con dolcezza, il treno faceva per schioccare le porte nell'apertura. Fu proprio allora che si produsse qualcosa di sgradevolmente nefasto: Uomini in divisa da pescatore e con fucili a canne mozzate e a pompa si sparsero in un attimo lungo la banchina e persino davanti al convoglio per impedirgli di ripa
rtire. Sotto un cappellino mimetico con visiera Eugenia Purdy si avvicinò agli aspiranti fuggitivi affiancata da altri uomini con le armi spianate. Tutti parvero essere colti di sorpresa tranne Pearson che sospirò amaramente e si lasciò sfuggire un sorriso a mezza bocca. Ci furono alcuni secondi di indecisione ma quello che pareva dominare tra i Viaggiatori era uno scoramento generale. Alla fine, con un fucile a pompa puntato al petto, fu Frankie a rompere il ghiaccio :"Beh, che significa tutto questo?". Eugenia Purdy lo squadrò dall'alto verso il basso e cominciò a parlare lenta e metallica :"Vuol dire che non lascerete questo posto finché non ci sarà consegnato il nano brigante." "Venite a prendervelo". Borbottò Frankie e girò le spalle prendendo Pearson per un braccio e accompagnandolo oltre le porte automatiche. "Fermo!" Urlò Eugenia Purdy. Ma già il ragazzo era salito sul treno insieme al suo amico. "Quanto è vero Dio, Vi ammazzo!" E la donna seguì i due caricando la rivoltella che teneva in mano. Il Reverendo Watson accorse e la strattonò facendola scivolare a terra. "Lasciami stare, prete!" Fece rialzandosi in un balzo grintoso. "Cosa speri di ottenere da questo, Eugenia? Che i tuoi Cari scendano dal Paradiso per tornare a vivere un'esistenza di angustie?" "Questo sarò Io a deciderlo, prete! Non sarai Tu a togliermi la Giustizia." E salì sul vagone lasciando Tutti di stucco sulla pensilina. A bordo avvicinò la canna dell'arma alla fronte di Frankie, che parve strafottente e beffardo :"Vuoi impiccare il nano, Signora? Come si faceva nei bei tempi andati? Prima devi premere quel grilletto e farmi saltare le cervella, perché Io indietro nel vostro buco di cittadina, non ci torno. Non vivo, perlomeno". A quella battuta qualcosa parve incepparsi nel cervello e nei piani di Eugenia Purdy. Forse non aveva previsto di dovere uccidere a sangue freddo un Ragazzo che poteva essere suo figlio. Forse aveva creduto che bastasse sventolare i cannoni per ottenere una umile risposta e una resa. Malgrado le tragedie cui era passata attraverso non era ancora arrivata al punto di ammazzare un indifeso, e la sicurezza negli occhi di Frankie la fece vacillare mentre salivano a bordo altri membri del Commando. Questi si accorsero subito dell'indecisione nelle pupille della donna e si proposero di sbrigare Loro la faccenda :"La leviamo di mezzo Noi questa mezza tacca, Eugenia. Togliti." Fece un certo Joseph "Grind" Beecher, già impiegato nei Collettivi di Autodifesa e Protezione, un gruppo di Vigilantes scalzacani, responsabili unicamente di qualche linciaggio ed esecuzione sommaria. Thomas Proctor la prese sottobraccio e fece per abbassarle il revolver e allontanarla da lì. Fu allora che partì il colpo, quasi per inerzia e sostanziale inettitudine. Uno sparò che rimbombò attraverso le carrozze e fece quasi svenire Louise. Il proiettile aveva sfiorato la nuca di Frankie e aveva bucato il poggiatesta dietro di Lui lasciando un alone fumante e delle tracce evidenti di polvere da sparo tutto intorno. Il Ragazzo, quasi assordato dall'esplosione, non arretrò comunque di un millimetro quando si accorse di essere ancora vivo. "Puoi fare di meglio, Signora!" Grugnì con voce rotta. Pearson parve perdere il suo abituale aplomb e cronica nonchalance e scattò in piedi sulle sue corte gambette, urlando :"Dannati Bastardi tagliagole, che bisogno c'è di ammazzare un innocente! Se volete davvero impiccarmi fatelo senza mettere in mezzo altra gente!". Le labbra Gli erano sbiancate e tremavano; una lacrima prese a solcargli lentamente una guancia squassata dal tic nervoso. Eugenia Purdy scaraventò a terra la pistola e corse fuori dal vagone mentre i suoi sgherri si lanciavano su Pearson tentando di afferrarlo e di impedirgli di nuocere. Frankie reagì senza riflettere oltre e affibbiò un poderoso gancio alla mascella a Joseph "Grind" Beecher facendolo rotolare al suolo. Virgil Warbanter alzò il fucile a canne mozze in faccia al ragazzo ma subito si arrestò quando un poderoso braccio lo scostò senza tante cerimonie. Il Sindaco, Tyco Tyner, aveva raccolto il cannone di Beecher e lo stava agitando sopra Tutti i presenti alla baraonda.





 
 
 

Fletcher LXXI

Post n°255 pubblicato il 31 Gennaio 2015 da lost4mostofitallyeah

 





Fletcher, a quel punto, si chiuse in un ostinato silenzio mentre il Dottore si crogiolava sotto i raggi del sole con un piacere quanto mai evidente. Peter e Christine non si erano mossi dalla loro posizione, in piedi, vestiti e sotto nella canicola di inizio primavera. "Perché non vi fate un tuffo nell'oceano?" Propose Fletcher, lievemente depresso "Chissà quando ne capiterà l'occasione".  "Grazie, ma non ne ho voglia" Rispose Christine con lo sguardo perso nel vuoto innanzi a Lei. Peter sembrava trattenersi dal mordere mentre fissava il suo avversario tranquillamente disteso a curarsi l'inizio di tintarella. "Cosa stiamo a fare qui? A fare da corona per il Dottore, o ad aspettare che gli salti la mosca al naso e chiami qualche Divisa? è una situazione ridicola. " Proruppe.  Fletcher, seduto a fianco di Percace, si rendeva conto di tutta la tragicomicità del momento  ma, al tempo stesso non si decideva a fare nessuna mossa in specifico. Sapeva che, per qualche strana ragione, il Dottore non avrebbe avvertito nessuna Divisa fintanto che stavano Tutti insieme lungo la spiaggia. Era un attimo di tregua. Oppure un frammento di piano nel cervello di Percace, una maniera come un'altra per metterli sotto pressione e comprendere le loro reazioni. Certo, il sangue freddo del signore era esemplare e sconvolgente. Alla fine, infastidito dal caldo e innervosito dalla presenza di Christine e Peter fissi come due pali sopra di Loro, Fletcher decise di sollevarsi, non prima di avere sbadigliato rumorosamente per far capire al Dottore di quanto gliene importasse della sue tattiche di guerra psicologica. Sentiva l'esigenza incoercibile di allontanarsi con uno straccio di Vittoria in tasca e quindi sillabò ad alta voce :"Leviamo le tende, Redmond sta diventando invivibile e troppo affollata per i miei gusti. Ci sposteremo in un'altra località della costa per goderci un po' di brezza oltre a questo caldo impossibile." "Potremmo andare a Big Loot". Suggerì Peter chiassosamente ed evidentemente sollevato. "Non so, decideremo lungo la strada, se non ci troviamo a un posto di blocco. Nel qual caso sapremo Chi ringraziare per le brutte sorprese." Percace pareva immerso in una trance vacanziera e avulso in maniera totale dalle provocazioni e allusioni dei due pellegrini. Restava immobile, ricoperto dalla sua crema solare, e indubbiamente affascinante e a suo agio sotto la sferza dei raggi UVA. Non sentiva nemmeno l'esigenza di aprire bocca per qualche secondo. Solo a un certo punto strizzò gli occhi e li puntò in direzione dei tre, che ora si erano raggruppati in piedi a parlare sottovoce tra  Loro. "Allora vi auguro buona Fortuna, amici. Io rimango ancora un po' di tempo qui a godermi questa splendida giornata. Spero che quando capiterà di incontrarci sarà in una situazione priva degli imbarazzi e dell'evidente timidezza di oggi. Sì, insomma, spero che avrete realizzato le mie Ragioni e non Vi sentirete inutilmente perseguitati. Ma forse è pretendere troppo. Comunque, sono sempre stato e sarò un'ottimista." I Tre restarono in silenzio e tornarono alla spicciolata verso la loro bagnarola. Solo Peter, anche mente si incamminava, non riusciva a evitare di girarsi indietro ogni dieci metri a fissare il suo sguardo su quella strana figura di psichiatra già in parte abbronzato e gaudente, un tizio dalla personalità COOL che faceva assomigliare la loro fuga infinita al girare del criceto nella sua piccola ruota. Fletcher rallentò l'andatura finché arrivò alla sua altezza e lo scosse con vigore prendendolo per un braccio. "Beh, che Ti prende? Volevi strangolarlo e adesso continui a girati a guardarlo come fosse una Divinità assira. Ha già trovato il modo di incantarti di nuovo quel serpente? Se vogliamo avere qualche speranza di cavarcela questa sta nel non pensare che Lui abbia già deciso tutto e stia solo giocando al gatto con il topo. Nulla è definito, Peter. Vuole solo dimostrarci che abbiamo già perso psicologicamente. Del resto è il suo mestiere. Ebbene, quello che Io ho capito è che anche Lui sta brancolando nel buio e che l'unica cosa certa che ha in mano è un pezzo della personalità di Rihanna. Nemmeno tutta. E con quella sta cercando di insinuarsi nel punto debole della nostra catena. Sta tentando di spezzare la nostra continuità. Le sue sono solo provocazioni e lanci di innocui petardi. Fa molto rumore ma poco danno, rammentalo." Peter lo guardò assente, e Fletcher ebbe l'impressione di stare perdendolo per una volta definitiva. Gli cacciò una sberla sulla tempia ma non ebbe effetto. Allora, allargando le braccia, di diresse all'automobile e aprì la portiera. Però non prima che Percace gli passasse voce da una cinquantina di metri di distanza :"A proposito, Mary Dozen è stata arrestata, e tutta la sua associazione a delinquere smantellata. Giusto stamattina. Forse Le farà piacere sapere che anche quell'Edward nonsocosa è sotto chiave. Non mi pare Le stesse molto simpatico. Buon proseguimento, Fletcher o Mister nonsocosa. Purtroppo non ho ancora modo di conoscere il suo nuovo nome. Spero Le calzi a pennello".






 
 
 

Fletcher LXX

Post n°254 pubblicato il 23 Gennaio 2015 da lost4mostofitallyeah

 





"Ah, eccovi di ritorno!" Sorrise Percace nell'attimo in cui notò i due riavvicinarsi lungo la spiaggia. Poi, quando furono a qualche metro da Lui gettò le braccia in avanti e strinse i polsi sia a Fletcher che a Peter. "Vi dispiace se mi metto comodo?" Insinuò poi strizzando l'occhio. Non attese nemmeno la risposta che aveva già aperto il bagagliaio dell'automobile per tirarne fuori un grosso zaino. Lo caricò in spalla e lo portò presso i suoi improvvisati compagni di spiaggia. Lo depose sulla spiaggia e prese a spogliarsi con noncuranza fino a restare con un paio di short verdi e grigi sopra la pelle ancora bianca. Dallo zaino estrasse una crema solare e mise i suoi vestiti nello stesso, cominciando poi a spalmarsi, con cura, il corpo. Christine, Fletcher e Peter lo guardavano attoniti ma quando allestì una bella coperta sul terreno non ebbero più dubbi: il Dottor Percace si preparava, in tutta tranquillità, a una bella giornata di sole sulla spiaggia di Redmond. "Devo mettere questa crema per proteggermi" Fece, quasi giustificandosi sornione "è il primo giorno di vero sole che prendo". Dopo il primo attimo di smarrimento Fletcher fece buon viso a cattivo gioco e si tolse la giacca leggera e la maglietta accomodandosi accanto al Dottore. Christine e Peter restarono discosti, vestiti e alquanto perplessi. "Ho come l'impressione che stando vicino a Lei si stia più sereni che a starle lontani". Azzardò Fletcher, pentendosi subito di quella frase. "Ah, vede che la pensiamo allo stesso modo. Consideri questo un giorno di tregua, come quando a Natale sui campi di guerra della Prima Guerra Mondiale, in Francia, le truppe dei diversi schieramenti si misero a fraternizzare. Lo consideri così, Fletcher. Poi, ovviamente, ripresero i bombardamenti." Chiosò con il solito, incantevole sorriso. "Significa, forse, che non ci darà mai tregua?" "Assolutamente sì. Anche se l'impressione è che abbiate ancora ben poca strada da fare." "Non sia troppo pessimista. Ce la caveremo." "Vi ci vorrebbe un miracolo, se vi ho incrociati così facilmente, altrettanto facilmente lo faranno le Divise." "Insiste con il dire che Ci ha trovati per caso." "Liberissimo di non credermi, ma quando vi ho visti tutti e tre su quella vecchia bagnarola stentavo effettivamente a crederci." "E perché non chiamare un poliziotto esattamente adesso, su questa spiaggia. Ne girano così tanti in borghese o svestiti da bagnini. Glieli potrei indicare uno per uno, Dottore." "Non indichi, per favore. Potrebbero prenderla sul serio. è stanco forse di girare, Fletcher?" "Io, assolutamente no. La vita errabonda mi corrobora quanto la salsedine. Non sente questa leggera brezza? La considero miracolosa." "Dove vuole finire, Fletcher?". "Diciamo lontano." "Vuole imbarcarsi, vero? E come pensa di fare? le vostre facce sono segnalate a ogni attracco. Vuole comperarsi un passaggio clandestino? Morire soffocato in mezzo a un carico di espatriati e delinquenti? Dia retta a Me, si consegni. Le Divise apprezzeranno molto questo gesto." "Ho messo fuori combattimento due di loro e ho svariati carichi pendenti sulle spalle. Che cosa Mi garantirebbe? Forse l'Ingresso definitivo nella sua Clinica." "è strano. Molti farebbero carte false per essere al suo posto." "Gente fallita. Tremebondi mentali e personaggi in cerca di un nuovo papà che gli indichi come fare la cacca nel vasetto. No, grazie, non fa per Me." "Vuole morire, Fletcher? è armato? Vuole andarsene con un'ultima fiammata invece di guarire? Sa benissimo che la esaudiranno con piacere. Quei bisonti non aspettano altro che sforacchiare un mezzo matto. Sono stati cresciuti così." "Grazie anche a Medici come Lei". Percace si incassò nelle spalle, quasi che il colpo di Fletcher fosse giunto a segno. Poi, dopo qualche secondo, tornò a piantare le pupille sorridenti in quelle del suo controverso antagonista. "E cosa succederà a Christine e Peter? Ci ha mai pensato Signor Eroe?" "Peter la odia molto più di Me. Gli ha rubato la donna. Potrebbe strangolarla all'istante, e magari lo farà se non si toglie di torno. Per quanto riguarda Christine, Lei Mi ama. Dovunque finirò Io, andrà anche Lei". "Ottimista. E se Vi catturassimo vivi? E se vi separassimo? Il vostro è un rapporto chiaramente morboso. Malsano. Vi sarete già dati a una serie di follie erotiche, non è così Fletcher?" E al Dottore vibrarono leggermente i peli dei baffetti mentre la riga impeccabile dei capelli si scompaginava un po'. "Le piacerebbe saperlo, vero? Mettermi sotto al microscopio delle sue turbe sessuali e cercare di indovinare tutte le sfumature di ogni bacio, di ogni carezza, la profondità di ogni penetrazione. Lei è un individuo malato, Dottore." Per la prima volta Percace parve risentirsi profondamente. Si lisciò i baffetti e ricompose i capelli mentre si alzava e torreggiava in tutto il suo splendore fisico sopra Fletcher. "Lei, mette in bocca agli altri le sue deviazioni, Le piace sentir parlare delle sue prodezze, adora l'epopea dell'adorabile mascalzone e si muove costantemente per piantare dei paletti dove passino dei cani ad annusare, o delle donne a sfregarsi. Individuo irrimediabilmente narcisista e pieno di Sé, crede di potermi fare paura o di inquietarmi ni qualche modo?". Poi, quasi rendendosi conto di avere mostrato una debolezza, il Dottore si quietò subito e si rimise sotto i raggi del sole, sulla sua coperta. "E comunque ricordi, siete Voi pazienti a fare i Medici. Noi ci limitiamo a raccogliere evidenze. Il nostro compito è quanto di più simile al ricercatore di quanto si immagini. Trovati i pezzi del puzzle li rimettiamo insieme. Ma siete Voi, anzi è Lei, Fletcher, a perdere i pezzi."






 
 
 

Il Tragitto Vol. 69

Post n°253 pubblicato il 16 Gennaio 2015 da lost4mostofitallyeah

 






Passo dopo passo si stavano muovendo disperatamente verso la loro meta. Trascorsero diversi minuti che parvero infiniti quando videro la stazione dispiegarsi davanti a loro come un mostro dalla nebbia. Il cielo era terso e la tensione parve evaporare insieme al consolidarsi della speranza e della chance di una fuga definitiva da quella ragnatela mortale di Città. Entrarono tutti assieme nello spazio antistante le banchine e si disposero poco sopra le rotaie. Dorsey e Romario si levarono e spostarono qualche metro più in là mentre Tyner tentava di affettare la tensione con parole di circostanze e inutili battute. Frankie era concentrato sul tabellone degli arrivi ma vide con orrore che non funzionava o che nulla, comunque, vi era segnalato. allora prese il Sindaco per un gomito mentre anche gli altri suoi compagni facevano salire lo sguardo verso quel monitor orbo. "Che significa tutto questo, Tyner?". "Dovresti saperlo meglio di Me che questa è una linea ancora provvisoria e sperimentale. I convogli arrivano quando decidono di passare." "Sì ma quando transiterà il prossimo? Non c'è assolutamente modo di saperlo?". "Quando passerà, passerà. In ogni caso non avete problemi stando qui dentro. Il vero guaio era in Città oppure nella Chiesa, se avessero deciso di stringerla d'assedio. Ora come ora non avete problemi. è necessaria giusto un po' di pazienza." Rabail si torse le mani e Pearson fece finta di guardare il panorama delle montagne basse, poco distante davanti a Loro. Louise sospirò e cavò di tasca una bibbia mettendosi a sfogliarla. Il Reverendo Watson iniziò un discorso fra sé e sé inframezzandolo con espressioni vagamente profetiche :"La vostra fuga è il segno che Dio vuole la Pace e che il momento è giunto per porre termine alle diatribe e ai confronti illegittimi. Conto molto su questo nuovo avvento della Terra del latte e del miele." Louise ripose la bibbia nella tasca e si rivolse al sacerdote :"Non riesco a concentrarmi. Troppe cose sono andate per il verso sbagliato da quando è iniziato questo Tragitto. Nemmeno la Fede ormai Mi reca più alcun conforto. Una volta era diverso: sono cresciuta nella Religione e il mio lavoro stava nell'assistere i Bisognosi." "Nulla esclude che possa tornare a farlo" Ragionò Watson. "Sono stanca. forse vorrei mettere su famiglia. Magari quello potrebbe tornare a darmi un senso alla Vita." Rabail la strinse forte mentre Frankie osservava la scena di sbieco. Pensava che quella coppia era male assortita e non sarebbe finita da nessuna parte. Non che ritenesse di poter possedere Louise o di garantirle un futuro. Non ne era innamorato ed era ancora troppo pieno di sogni per camminare con i piedi ben piantati al suolo. Doveva viaggiare, muoversi, e portare a compimento il Destino che si prefisso fin dall'inizio: raggiungere il cuore del Formicaio. Tutto il resto era relativo: l'Amore, la Guerra, la Fuga, l'Amicizia e la Religione. O forse vi era profondamente collegato e si sarebbe svelato al momento della realizzazione del suo progetto. Si sparsero uno dopo lungo l'altro lungo la banchina e occhieggiarono nervosamente gli orologi aguzzando le orecchie in attesa del rumore del convoglio di superficie che entrava nella stazione. Passò un'ora quando finalmente il fischio sottile della tecnologia su monorotaia arrivò alla loro percezione. Un brivido di eccitazione e di sollievo corse attraverso Tutti i Viaggiatori. Tyner sorrise soddisfatto e Watson ringraziò il suo cielo che quella amara e strana vicenda stesse finalmente per terminare. Dorsey sputò a terra ostentatamente mentre Romario pareva assorto in una ridda di pensieri indecifrabili che gli rinvigorivano le rughe sulla fronte alta. I Viaggiatori strinsero il poco bagaglio che trattenevano
fra le braccia e si apprestarono a guardare il convoglio porsi alla loro altezza per condurli via, verso un futuro incerto ma migliore, certamente, rispetto all'incertezza e alla violenza che Li aveva segnati in quello strano buco sulla cartina chiamato Selawille.





 
 
 

Il Tragitto Vol.68

Post n°252 pubblicato il 19 Dicembre 2014 da lost4mostofitallyeah

 





Con calma, e con una voce serena e profonda, proseguì :"Nessuno credeva nella violenza e v'era una certa solidarietà pure per una Città di medie dimensioni. Gli scontri con i Nani Briganti hanno incattivito tutto e reso evidente la voglia di forca, gogna, pestaggi e giustizia sommaria. Dispiace dirlo, ma quello che rappresentava Zsa Zsa Murena con la sua utopia socialista e le tante speranze, è andato a finire su per la cappa del camino." Frankie lo squadrò con attenzione :"Ma è accaduto un fatto che ha capovolto Tutto, Romario: la Guerra è finita, ora è in vigore la Tregua. Perché la Gente di qui non vuole darsi una speranza?". "Semplicemente non si fidano. Voi magari non lo sapete ma è l'ottava tregua dall'inizio della Guerra, sei anni fa. Il Popolo ha sempre visto ricominciare gli scontri e ora è stanco, non ha più voglia di illudersi e anzi teme che sia solo una manovra dei Nani Briganti per preparare una sanguinosa incursione quando le armi saranno apparentemente abbassate. è così che va, purtroppo. Per questo è consigliabile che mettiate le gambe in spalla e vi portiate alla stazione per levarvi di torno fin tanto che c'è ancora un po' di smarrimento a Selawille e il Sindaco vi protegge." molti avrebbero voluto replicare ma la complessione pacifica ma carismatica di Romario Li dissuase. Capivano in un solo istante che il gigante buono aveva ragione e che non valeva la pena di spendere altro tempo in recriminazioni o filosofia spicciola.  Stavano allestendo le loro carabattole quando dalla Cripta emerse Bishop insieme a Kruderhof , Randall e Gomez trasportando una lettiga dentro cui era adagiata Zsa Zsa Murena dietro una tenda a ossigeno. "La portiamo dentro". mormorò Bishop, dal cui viso era sparita ogni traccia di allegria. Louise si avvicinò, arrestò per un attimo la piccolissima processione e prese la mano che spuntava dall'armamentario ospedaliero. La strinse fortissimo e poi la baciò.
Quindi, con un rapido cenno di saluto, gli Infermieri sparirono oltre il portone della Chiesa. "Siamo Finiti". Biascicò Rabail, e le sue parole caddero come sassi nella neve. Vi fu un attimo di silenzio generale da cui emerse un gesto nervoso di Tyner :"Non cominciamo a dire stronzate: preparatevi e Io e Watson vi faremo strada. Mettete insieme le vostre cose e Tu, Frankie, caricati Pearson sulle spalle. Non può correre e sarebbe solo un impaccio trascinarcelo dietro a piedi. A un mio cenno usciamo con passo veloce. Romario e Dorsey vi faranno da Ali mentre il Colonnello Strano rimane in Chiesa. Ormai ha deciso di stabilirsi qui ed è inutile coinvolgerlo. Tutto chiaro?". I Viaggiatori annuirono gravemente e ultimarono i preparativi salutando senza trasporto il Colonnello Strano. Non era mai stato veramente parte del loro gruppo: Se l'erano strascicato da una parte all'altra senza che da parte sua ci fosse un vero coinvolgimento. Aveva in testa solo il suo acquartieramento e le sue scartoffie, così non ci furono rimpianti né scene madri al momento della separazione. Accadde semplicemente così, come si spegne un fiammifero. Poi tutti si disposero accanto all'enorme portone della Chiesa e attesero il momento opportuno. Quando le strade parvero desolate e deserte il Sindaco schioccò le dita e il corteo uscì alla spicciolata sulla strada. Frankie ne rimase come abbagliato: l'Idea di potere finalmente mollare quella trappola gli sembrava talmente straordinaria per essere vera, e per un istante venne avvolto dal capogiro per riprendersi, comunque, in pochi secondi e unirsi agli altri nel passo veloce. Senza alzare gli occhi
e girarsi indietro percorsero i cento metri fino al Municipio e lo aggirarono lancia in resta. Dorsey e Romario tentavano di tenere il più possibile coperti i Viaggiatori allargando le braccia con finta noncuranza, mentre Tyner e il Reverendo impugnavano saldamente la Sommità come fossero impegnati in una festa civile. Si inoltrarono lungo il Corso Makaroff e poi girarono verso il lungofiume. Era un'idea di Tyner e un tragitto lievemente più dispersivo per portarsi alla stazione. Ma era anche una possibilità in più per evitare le stradine a gomitolo del Centro e la possibilità di fare incontri indesiderati. Mentre costeggiavano il corso d'acqua alcuni pescatori erano impegnati nella Loro attività e Li degnarono appena di uno sguardo concentrandosi nel loro passatempo preferito. "Cazzo, forse ce la facciamo." Imprecò gioioso Rabail, cercando di stringere Louise a sé e iniziando quasi a correre. Dal gruppo di pescatori si levò una testa nascosta da un cappello a larghe tese. Sotto vi balenò un sorriso. Eugenia Purdy stava osservando sardonica i suoi peggiori nemici darsi alla fuga come dei ladri.







 
 
 

Fletcher LXIX

Post n°251 pubblicato il 12 Dicembre 2014 da lost4mostofitallyeah

 







"Scommetto che girava per caso da queste parti e aveva voglia di oceano" disse Fletcher. "Centrato in pieno. A volte mi piace mettermi in stand-by e percorro tutta la litoranea per staccarmi a forza i pensieri dalla testa. Grazie alla salsedine. Girare a zonzo e non farsi troppe domande e nemmeno, ovviamente, pretendere risposte." Affabulò il dottore. Nel frattempo anche Christine e Peter erano scesi dall'utilitaria. "Allora non si sarà fatto domande nemmeno sulla nostra ragione per essere da queste parti." Percace aprì un pacchetto di caramelle dopo averlo estratto dal taschino e offrì in giro. Tutti presero per gentilezza il cadeau. "Vede, Fletcher, quando mi rilasso lo faccio seriamente, e non c'è nulla, sottolineo Nulla, che mi possa far barcollare o tornare agli impegni di lavoro. ci fossero anche ottocento pattuglie di Divise a darvi la caccia per me sarebbe indifferente." "Non è vero, bugiardo!" Berciò Peter, puntandogli contro l'indice. "Toh, il piccolo Peter! Non ce l'avrai mica con me per la storia della tua fidanzata?". "Verrò a riprendermela, bastardo!". "Accomodati. Il mio Centro è aperto a Tutti. Mi può fare solo piacere che tu ti faccia vivo a visitarlo." E Percace  tornò nuovamente a sorridere, questa volta storcendo leggero le labbra quasi avesse gustato qualcosa di un po' spiacevole. "Ma cosa stiamo qui a fare?" riprese, tornando al pieno controllo di sé "andiamo in spiaggia e godiamoci la bellissima giornata. vi sono tanti di quei richiami e divertimenti a Redmond". "Io con lei non ci vengo." S'incupì Peter e cominciò a spostarsi lungo il muretto che delimitava la striscia di sabbia, dando le spalle anche alla sua compagnia. "Cattivo umore, a quanto sembra" Mormorò Percace. "Beh, si metta nei suoi panni." Interloquì Fletcher "La prima cosa che riesce a fare con lui è mostrargli il braccialetto regalato da Rihanna. Non è uno sfoggio di grande sensibilità per uno psichiatra." "Ha bisogno che qualcuno gli dia un cazzotto ideale nello stomaco. Peter è ancora un bambino." "Non è una ragione sufficiente per ferirlo. Lei tratta a ceffoni i bambini riottosi?". "Non ancora. quando ne avrò, penso che potrò permettermelo." "Magari da Rihanna?" Si inserì Christine. Il Dottore illuminò gli occhi "Nulla è impensabile. Ha mai riflettuto, Christine, sul fatto che con il procedere degli anni finiamo con il diventare esattamente l'opposto di quello che eravamo da fanciulli? A me, perlomeno, è capitato così." "A me no, Dottore. Non sono diversa rispetto a quando avevo dodici anni." "Potrebbe essere un peccato." "O la mia salvezza." Fletcher era frastornato e ascoltava il veloce scambio di battute tra i due con profonda costernazione. "Devo riprendere Peter." Mormorò a un certo punto e si avviò sulle tracce del ragazzo lasciando i due a scambiarsi frecciate. "Non ci abbandoni, Fletcher!". Gli urlò dietro il Dottore. Ma Fletcher stava già percorrendo nervosamente il lungo oceano cercando di orientarsi nella folla di turisti, vacanzieri, freaks ed esibizionisti. Schivò diverse persone, ne spostò altre mentre con gli occhi indagava la folla alla ricerca di Peter. Finalmente, quando già stava per rinunciare, lo trovò seduto su una panchina con un palmo della mano appoggiato sotto il mento e le orecchie attente alla risacca delle onde. Fletcher si accomodò al suo fianco e appoggiò la testa al legno della panchina. "Ci vuole solo innervosire." Pronunciò lentamente alla fine. "Sarà. Ma c'è riuscito molto bene. Almeno con me." "Andiamo, Peter, la starà montando a farmaci e quant'altro. Quella ragazza non è più responsabile di sé stessa." Il ragazzo sputò con lentezza nella sabbia "Mi chiedo come faccia ad essere così sicuro che non lo strangoli. O che non lo sequestri per riavere Rihanna e scapparcene in Congo. Quello che mi infastidisce e mi sconvolge è la sua tranquillità e sicumera. A volte ho veramente paura che sia invincibile o disumano. Nessuno può essere in grado nemmeno di sfiorargli la corazza." "Illusioni. è un individuo che conosce le debolezze degli uomini e delle donne, e sa come sfruttarle. Questo glielo riconosco: è un fine e acutissimo psicologo, più che uno psichiatra, e c'ha messo tutti nel mazzo." Peter sospirò amaramente e si alzò in piedi :"Avanti, Fletcher, leviamoci. Non serve a nulla restare qui a recriminare. Torniamo da lui e dalla tua donna. Se li lasciamo soli non te la ritrovi più. Come tutti i serpenti quel medicastro sa quando il momento di far trillare i sonagli e quando è il momento di ingoiare la preda." L'Uomo annuì e si sollevarono nello stesso istante. Li attendeva la spiaggia e un po' di lezioni di vita del Dottor Percace.




 
 
 

Fletcher LXVIII

Post n°250 pubblicato il 05 Dicembre 2014 da lost4mostofitallyeah

 





Salirono in macchina e presero a percorrere le strade a velocità di crociera. Si infilarono nella Città vecchia e scavalcarono senza un motto il mercato del pesce, tutti e tre guardandolo mentre sfilava al loro fianco. Fletcher bofonchiò :"Non dà l'impressione di essere un posto attraente. Direi che l'abbiamo scampata bella." Christine si stava guardando nel piccolo specchio per rifarsi il trucco e presa da un'improvvisa illuminazione urlò all'autista :"Portami verso l'oceano, Fletcher. è tanto di quel tempo che non lo vedo...." "Cosa sarà mai? Vista un'onda si sono viste tutte." "Non è vero, a
more mio. Il Pacifico conserva un'atmosfera tutta particolare. Poi la spiaggia di Redmond, con tutti quei fricchettoni, quei figli dei fiori e i culturisti." Fletcher espirò borbottando :"Andiamo, sono tutte pagliacciate. Se ti porto all'oceano andiamo a San Miguel. Quello sì che è un ambiente.
Rocce a picco, boschetti di faggi. tutto l'armamentario per una buona meditazione. riesci a sentire il volo di una mosca." "Ma è proprio quello che non mi interessa, al momento. Ho voglia di gente e casino, facce e musica." Replicò Lei. Fletcher che non voleva creare le basi per una prima lite dopo la scoperta del loro Amore mise la freccia e fece un'inversione a U finendo sul ghiaino accanto alla strada principale. Una macchina, immediatamente in coda, poco dopo fece la stessa manovra e gli si piazzò al culo. "Toh" Sorrise Fletcher "Un altro che ha cambiato idea e ha optato per la visione del grande Oceano." Peter, che era piazzato sul sedile posteriore, si girò e stette a lungo a rimirare l'auto sportiva. "Guarda che pezzo! Una Porsche Carrera GT grigio metallizzato, e anche il tipo che è alla guida sembra un gran figo. Mi suona persino familiare." Christine ridacchiò e rilassò il cervello sul poggiatesta mentre tutto intorno sfrecciavano palme, motel, saloni di massaggi e venditori di paccottiglia western e tortillas. guidarono per mezzora prima che a Fletcher si accendesse una piccola lampadina :"Cazzo. Sono chilometri che quell'imbecille non ci si schioda da dietro. Non so perché ma inizio a preoccuparmi." Christine si riscosse da un accenno di abbiocco e girò istintivamente la testa come già stava facendo Peter. "Può essere un caso, Fletcher. Sta facendo la nostra stessa strada fino all'oceano." "Già, ma con quel siluro avrebbe potuto superarci quando voleva." Fu in quel momento che serpeggiò una lieve inquietudine  tra gli occupanti dell'utilitaria e la sensazione sgradevole si consolidò quando dentro a Rocal si fermarono a un semaforo che fronteggiava tre corsie. Fletcher scelse quella di destra
mentre la Porsche nuova fiammate si piazzava al centro e una vecchia Lincoln per collezionisti
si inseriva a sinistra. Il tettuccio della Porsche venne calato e un uomo elegante, con una leggera camicia di lino bianca a inserti azzurri apparve alla loro vista. Aveva dei baffi biondi leggeri e curatissimi, la pettinatura con scriminatura da una parte e la pelle bianchissima di chi fa una scelta e non si seppellisce in ufficio causa lavoro. Il polso al braccio sinistra sosteneva un braccialetto in oro bianco e alcuni morbidi ornamenti etnici, gli occhiali da sole a goccia ne celavano gli occhi che però si potevano immaginare in armonia con il resto del corpo. L'Uomo senza dare l'impressione di fare il minimo sforzo si voltò lentamente verso la macchina dei Fuggitivi e prese a sorridere con affetto e condiscendenza. Fletcher, che non l'aveva perso di vista per un secondo, ebbe un sobbalzo e si sentì le vene inondarsi di freddo, come un gelato all'amarena che si squagliasse in due secondi. "Oh, no" riuscì solamente a sillabare. Christine si sentì male e Peter tenne fissi gli occhi spalancati su quella visione deturpatamente angelica.
Poi il semaforo tornò verde e la vecchia Lincoln accelerò con uno stridio di gomma lasciandosi dietro un cattivo odore di pneumatici consumati e i suoi due vicini. Questi continuavano ad osservarsi destando l'impazienza della colonna che s'era andata formando. Ben presto cominciarono le strombazzate e gli insulti, finché Fletcher diede di gas e sentì entrare il cambio automatico. Era pallidissimo in viso, come se avesse ingollato un intera bottiglia di tequila con il verme dentro. Peter e Christine non dicevano motto ma continuavano a fissare la Porsche che ora si era rimesso nella loro scia. Per una buona ora nessuno parlò e quando arrivarono nei pressi di Redmond, Fletcher, con le mani scosse da un leggero tremolio, fece delle manovre di parcheggio particolarmente lunghe e laboriose perché nulla sembrava andargli per il verso giusto in quegli istanti. La Porsche, invece, in pochi secondi era già splendidamente piazzata di fronte all'Oceano. Fletcher rimase per un minuto buono con lo sguardo perso oltre il parabrezza e le mani abbandonate lungo i fianchi, poi, sospirando gravemente, aprì lo sportello e discese con lentezza esasperata. Nel frattempo il passo agile e deciso dell'altro individuo lo aveva portato nei pressi dell'utilitaria e sistemato non distante dalla traiettoria dell'Uomo che si metteva verticale sul asfalto del parcheggio. "Buon giorno, Fletcher, siamo particolarmente mattinieri oggi?". L'Uomo squadrò esangue il Dottor Percace e rispose con flebile cenno di assenso. "Sa com'è, Dottore, il mattino ha l'oro in bocca, oltre che sui polsi". "Ah intende questo? e sollevò il braccio mentre anche Peter lasciava l'automobile. "Non ci crederà, ma è un regalo di Rihanna". E sorrise seducente, come solo Lui poteva fare.





 
 
 

Fletcher LXVII

Post n°249 pubblicato il 28 Novembre 2014 da lost4mostofitallyeah

 





Peter si stropicciò gli occhi e si sollevò sui gomiti cercando di mettere a fuoco la stanza con grande fatica. L'ultima cosa a incrociare il suo sguardo fu il viso arcigno di Fletcher che ancora non riusciva a perdonargli di averci provato con la sua ragazza ma che, immediatamente, sotto l'effetto dell'espressione stupita e infantile del Ragazzo, si sciolse in una risata corroborante e affettuosa. "Penso sia ora di muoversi, Peter." "Oh, dobbiamo già andare al lavoro?". "Così gli faremo credere, ragazzo. Invece, togliamo le tende e ci spostiamo lungo la baia a provare la nostra Fortuna. non ci faremo il culo per quella Mary Dozen." "Uh, okay. Spero che abbiate le idee chiare." "Se rivuoi la Tua Rihanna non puoi permetterti di marcire per anni in un fetido mercato del pesce. Bisogna muoversi". "Mi aiuterete?" "Ci puoi contare. Adesso per Noi sei come un figlio e Rihanna la nuora. Vediamo semplicemente quello che si può fare." Peter non abbozzò oltre e si mise a sedere. Era ancora completamente vestito e chiese soltanto di risciacquarsi la faccia. Ottenuta l'approvazione dei Due si infilò nel corridoio ancora un po' stranito e barcollante mentre Fletcher e Christine lo seguivano sorridenti con lo sguardo.  "Non Ti spingi un po' oltre, Fletcher?". Fece Lei improvvisamente pensierosa "Come pensi di aiutarlo veramente? Vuoi cingere d'assedio il compound del Dottore con balestre e catapulte?".  "Cristo, non lo so" Lui si portò le mani alla faccia quasi stesse tastandola per scoprire se vi fosse ancora. "Qualcosa inventeremo. Penso che in questo momento il ragazzo abbia bisogno soprattutto di una speranza. O no?" Lei non rispose e iniziò a girare in lungo e in largo per la stanza agitando le braccia. "Certo che sì, ma quello che stiamo programmando è una fuga disperata. Abbiamo, certo, nuove identità e Peter non è ricercato ma non possiamo permetterci di dare troppo nell'occhio. Ricordi come vi hanno trovato nell'hotel in montagna? Certo qui è diverso: siamo nel basso ventre della Città, quasi indistinguibili dalle migliaia di gaglioffi che la agitano ogni giorno, ma basterà un solo passo falso, Fletcher, che saremo fregati. Questo lo dico soprattutto a tuo beneficio. A buon intenditor...." "Tranquilla, mi saprò dare una controllata. Adesso siamo una autentica coppia e non debbo solamente preoccuparmi per Me stesso. Non che prima lo facessi, ma....." "Qualcosa è cambiato, vero?". "Altroché". Peter rientrò nel locale e disse di essere pronto mentre si stirava i muscoli indolenziti.
"Quello che voglio, adesso, è uscire da questo posto". Sussurrò Fletcher. Giriamo un po', vediamo l'ambiente, cerchiamo di inserirci, respiriamo, insomma. Penso di soffrire di claustrofobia dopo un determinato periodo in una casa." Si vestirono Tutti senza aggiungere altro e si incamminarono in fila indiana fuori dal posto. Uscirono in corridoio giusto per trovare Edward Sereni piazzato davanti alla porta di ingresso. Aveva un occhio pesto, regalo della baruffa con Fletcher. "Già in partenza?" Fece, incrociando le magre braccia sul petto. " Ah sì. Sono appena le cinque" Replicò svelta Christine " Ma abbiamo pensato che fosse una buona idea non fare tardi al lavoro proprio il primo giorno" Ed parve rilassarsi e rilasciò le braccia sui fianchi mentre Stefano Grassi, suo fratello Henry e Gladys uscivano alla spicciolata da una stanza. "Questo è l'indirizzo, ma tanto Tutti conoscono il mercato del pesce, giù alla Città vecchia" e passò a Peter un biglietto con sopra scarabocchiato qualcosa insieme a una cartina della Città, unta e stracciata. "Sì, ok" Abbozzò Fletcher "Comunque non ci perderemo".  Sereni piantò gli occhi fissi in quelli dell'Uomo :"Volevo scusarmi per il casino capitato. Penso che purtroppo siamo Tutti un po' nervosi, e questa notte è stata, diciamo così, abbastanza agitata." "Sì, un autentico bordello" Gli concesse Fletcher, che non riusciva a togliersi di dosso il nervosismo mentre scrutava nelle pupille azzurre e gelide dell'altro individuo "Ma succede. Gli esordi sono sempre in salita. Poi ci si stabilizza." E fece scricchiolare i denti. Sereni emise uno strano sibilo, poi allungò la mano contro il petto dell'Uomo, che ricambiò la stretta formidabile con altrettanta violenza. La rottura di quel ghiaccio diede il via a una serie di convenevoli e affettuosità in tutto il gruppuscolo. Quando, finalmente, furono all'aria aperta, i tre fuggiaschi si scambiarono un'occhiata significativa. "Pensavo di non uscirne più." Sospirò Peter. "Ci tengono sotto attenzione, si capisce chiaramente". Chiosò Christine "Non dimenticate che Henry Grassi, per sua stessa ammissione, fa il doppio gioco. Nessuna meraviglia che c'abbia già venduto alle Divise. Penso che facciamo davvero bene a non andare da quella Mary Dozen." Fletcher non replicò e per qualche istante si fece catturare dalla mattina roboante della Città: i grossi Palazzi non riuscivano a nascondere l'emergere dell'alba e il cinguettio assordante dei passeri e dei fringuelli. Da qualche parte alcune grosse gazze lanciavano il loro richiamo e dei piccioni tubavano prepotentemente, mentre le tortore e le taccole si apprestavano a nidificare su alberi e cornicioni diroccati. Il Giorno esplodeva in mille colori e rivoli dannati, inondando le strade e colorando i marciapiedi luridi; e Loro si apprestavano a fuggire gli incantesimi di tutto ciò per l'ennesima volta. Fletcher si girò sul sedile e allungò la nuova identità a Peter, non prima di averla osservata. "Lacey Ewing... Bah, che razza di nomi hanno pescato". Proruppe sorridente.






 
 
 
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