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Creato da lost4mostofitallyeah il 04/03/2009
CON QUEL TRUCCO CHE MI SDOPPIA LA FOCE
 

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Post n°129 pubblicato il 25 Maggio 2012 da lost4mostofitallyeah

Il Tragitto Vol. 10

Lo prese per un braccio e sussurrò :"muoviamoci." Lui aveva ancora lo sguardo fisso sul passaggio della gente davanti al vicoletto. Non si arrestavano mai e le file si intersecavano in maniera fantasiosa e imprevedibile ma, alla fine, assolutamente rigorosa. Si infilarono in uno stretto pertugio e svoltarono a destra. I tetti, verso l'alto, erano nudi, quindi stavano percorrendo una vecchia casa scoperchiata tracciandone i contorni interni. Arrivarono in uno spazio erboso che un tempo poteva essere stato un salotto e nel mezzo resisteva una botola nella quale si infilò il ragazzo subito seguito da Frankie, scesero alcuni gradini di una scaletta d'acciaio e sbucarono in una sorta di bottiglia caduta, una capsula spezzata e ingoiata rapidamente. Sparsi sul terreno c'erano diverse persone di tutte le età che ansimavano o, semplicemente, dormivano.
"Cos'è questa situazione?". Boccheggiò Frankie.
"Sono i transfughi. Gente che è uscita dalle file." Gli rispose il ragazzo.
"E cosa fanno?".
"Sopravvivono. Bevono, prendono droghe."
"Ho visto dei relitti anche sopra, in mezzo alla strada. La gente li evita, ci passa attraverso."
"Sono quelli a cui hanno ceduto le gambe e la testa". Rabail si aggiustò il cappellino sollevandolo e lisciandosi i capelli unti. "è già un miracolo che Tu li abbia visti. Di solito arrivano le divise in pochi secondi e se li portano via."
Frankie si guardò intorno. L'aria malgrado tutto era respirabile e vecchi pezzi di poster pendevano dalle pareti. "E dove li portano?".
Rabail uscì un ghigno "A nessuno preme saperlo".
"Ma su cosa è basata la Società che ho occhieggiato di sopra? Mi sembra costantemente in sincrono."
"Non so. So solo che, cazzo, se si muovono. Fin da bambini ci insegnano a occupare una strada e una sedia. Impossibile pensare. Io sono cresciuto con questi spostamenti, poi ho iniziato ad avere dei capogiri e la strada non mi sembrava più tanto sicura. Alla fine, prima che crollassi, Itzi mi ha portato qui dentro. "
"Commovente" e Frankie lanciò un'occhiata a Itzi riverso sul pavimento (Età avanzata, capelli bianchi e folti, occhiali con montatura di corno e bocca piegata in una smorfia indecifrabile) Ma Ti sembra giusto scappare e nasconderti? Io mi sono immesso in un viaggio per scoprire delle cose. Qui dentro siete in un rifugio, anche un pò malsano."
Rabail assommò i poteri e tirò fuori la lingua come un rettile. Si grattò il braccio come avesse un'escrescenza e gli ributtò la palla :"Ormai ero inutile per quelli di sopra. Facevo praticantato ed ero a un punto morto, non producevo, non cooperavo. Giravo ipnotizzato, fin quando mi hanno tirato dentro, Itzi è stato. E mi ha salvato la pelle."
Frankie aveva avuto il tempo di guardarsi bene attorno. La prima impressione era quella di un sommergibile, come un equipaggio fottuto ma desto. Stavano appoggiati alle pareti oppure stesi in mezzo al pavimento, con le palpebre semiaperte e le membra agitate.
Rabail riprese a concionare:"Hanno scoperto una sostanza che si chiama totmacher, un pò di vecchia simpamina, melatonina chimicamente trattata e nandrolone. Qui ci si ne inietta parecchio e si hanno scosse di vitalità miste a un delirio abbastanza lungo. è come sognare da vivi, praticamente. è stata sintetizzata dodici anni fa e resa subito illegale, ma gli psichiatri avevano bisogno e pressioni di scoprire cosa spingeva un individuo a tirarsi fuori dalle file e allora la usavano inizialmente con i primi pazienti analizzati. Poi, quando la giurisdizione sui falliti passò direttamente alle divise il totmacher diventò oggetto di contrabbando. Medici senza scrupoli lo passano a noi tramite contatti con l'underworld che nemmeno la polizia riesce a decifrare. E forse nemmeno noi." Frankie si buttò in un angolo rubando la coperta a una ragazza collassata. "Vi capita mai il morto?". Rabail fece un gesto indecifrabile con le sopracciglia "Per morire bisogna volerlo, questa gente sta solo cercando di sognare." Frankie girò un pò per il bunker e lo scenario era sempre lo stesso: teste che ciondolavano, corpi raggomitolati e altri frantumi umani esanimi. "Mi dispiace ma non sono sicuro che questo sia esattamente ciò che voglio." Rabail intuì senza difficoltà:"Vuoi tornare al tuo vagone, vero? Ma avrai bisogno di qualcuno che ti riporti alla metro senza dare nell'occhio. Posso darti una mano ma bisognerà aspettare la notte quando le file si sciolgono." "Allora succede anche questo!". "Certo, ma allora scendono avanti i vigilantes. Se qualcuno non si ferma alle loro intimazioni hanno libertà di sparare". "Sono contento di non essere stato rintracciato dalle divise e ti devo essere grato per avermi tirato in questo posto...solo mi chiedo: che futuro avrete?". Rabail ghignò e si appoggiò a una mensola scrostata "Aspettiamo che sopra ci sia un grande sconvolgimento e che le file si scompaginino." Frankie aveva preso una piega triste del labbro :"Sarà mai possibile?". "E cos'altro dovremmo sperare?". Per la prima volta quello strano bunker prese dei colori spenti e pareva di udire il rumore di un generatore di sogni fasulli sullo sfondo di russate innaturali. Frankie abbozzò per gentilezza :"Hai ragione. Non si può davvero mai sapere."

 
 
 

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Post n°128 pubblicato il 22 Maggio 2012 da lost4mostofitallyeah

Al mio caro Giorgio nel giorno del suo compleanno

Passeggiavo tranquillamente sopra i Prati Acidi, nella zona che dalla Grande Ferita porta al Dirupo Nome. Avevo il mio bastone da ascesa e, a un certo punto, il terreno mi era mancato sotto i piedi. Una imponente deflagrazione aveva agitato il suolo come un'onda anomala deforma il normale profilo del mare, e mi ero ritrovato con il culo per terra. "Il terremoto" pensai senza sottilizzare. La scossa era durata pochi attimi ma mi aveva lasciato un profondo risucchio nel petto e la sensazione di non essere nemmeno vivo. Appena rialzatomi ero corso a perdifiato verso le grotte della "Vile Rivolta" come attratto da un pensiero ossessivo. Avevo coperto due chilometri in poco tempo. Appena  sbarcato da quelle parti un'immensa fumaia mi aveva investito uscendo a cocuzzolo dalle grate che proteggevano l'ingresso ai tunnel e mi ero messo affannato a guardare tentando di distinguere ciò che vedevo attraverso la fitta cortina di nebbia artificiale. Un altro boato aveva squarciato l'aria e mi aveva respinto facendomi fischiare le orecchie. Ero frastornato. Però ero tornato a guardare verso l'interno delle gallerie e avevo visto un andirivieni fantastico: truppe in pieno assetto di guerra si affrontavano all'arma bianca mentre esplodevano nei fianchi sguarniti di ciascun contendente delle granate ad alto potenziale. Ogni volta si riverberavano e illuminavano lo scenario insieme a potenti riflettori di immensa luce bianca. Ero inebriato: allora tutte le scosse che si erano succedute negli ultimi due mesi non erano altro che i prodromi della ripresa su vasta scala della Guerra fra Lavoratori e Atipici! Stavo assistendo all'inizio della ribellione dalle viscere della Terra fino alla punta del globo. Dopo essere stati per decenni costretti a mangiare il sottosuolo gli Atipici rivoltavano le zolle insanguinate della loro schiavitù e risorgevano in un delirio di fuoco e fiamme per erompere in superficie e giocarsi quella che forse era l'ultima battaglia!
Dopo il primo entusiasmo rimasi attonito a guardare tra il fumo quelle scene di morte. Era uno scontro all'ultimo sangue e chissà come si stava propagando per tutto il globo. In un attimo mi fece sentire tutto il peso del mio tradimento e mi allontanai da quello scenario di rivolta aggrappandomi al bastone per non ruzzolare ancora a terra. Già, ricordavo anche se non volevo. Ero stato comperato da un pugno di denari per regolarizzare la mia posizione diversi anni prima. Avevo abbandonato le lotte e la resistenza, la vita nel sottosuolo per un posto come bidello nelle scuole vicarie della Città di Reuwan. Così mi ero costretto a dimenticare tutti i particolari evidenti dei miei primi 38 anni di vita e fingevo di interessarmi unicamente al mio lavoro. Non mi aveva regolarizzato e non mi aveva donato chissà quale autonomia e felicità: era solo un modo per tornare a vedere il sole che non fosse attraverso una feritoia o un buco attraverso la roccia. Nel tempo gli Atipici si erano moltiplicati e avevano costituito autentiche tribù underground. A stuoli avevano esplorato le cavità della pancia del pianeta e avevano trasportato tutti i loro gruppi elettrogeni ed erogeni in comode, enormi doline circondati da stalattiti e stalagmiti. Lì si erano dati delle leggi e avevano costituito una vera e propria Civiltà mentre in Superficie i Lavoratori cazzeggiavano con impegno, cercando di giustificare il loro ruolo fortunato. Ogni tanto commandos di Atipici eseguivano delle incursioni sanguinose al di sopra dei loro confini lasciando dei graffiti come firma. Era stato in una di quelle occasioni che avevo conosciuto la Casa di Foster Doy. Era su una collinetta liscia, circondata a corona da alcuni lecci e con una linea assolutamente spartana: un balconcino che separava il colore della parte superiore da quella inferiore e un orticello abbandonato alle erbacce.
Lì avevo conosciuto la vedova Ranner che avevo iniziato a frequentare in clandestinità. Uscivo quando la notte riposava tranquilla al limitare della boscaglia e mi infilavo nella casa bianca e gialla. Lei mi accoglieva sempre spalancando gli occhi e spogliandomi rapidamente. Era un susseguirsi di rapidi orgasmi e di sospiri accorati. Poi, quando Lei restava con le braccia conserte sul petto, guardando il soffitto, Io le chiedevo come mai non andasse mai al piano superiore e lo tenesse sbarrato con un doppio chiavistello. "Tanti ricordi di mio marito" sospirava piano, ma non riusciva a darmela a bere. V'era qualcosa in quella piccola abitazione sul cocuzzolo che non mi andava giù. Era lugubre e isolata e a entrarvi dentro mi pareva di infilarmi in un'altra dimensione e di fluttuare a termini scomposti con un fantasma dalla pelle friabile. Rischiavo sempre di più a gironzolare per la Superficie anche se quella era Zona desolata e umanamente spopolata, nulla sembrava minacciarmi direttamente, e le pattuglie dei Lavoratori bazzicavano lontano. Fu allora che mi propose di entrare nelle graduatorie per un posto di bidello presso le scuole vicarie di Ruawden. Non ero mai stato pizzicato anche se avevo partecipato a innumerevoli raids e la mia residenza era ancora, ufficialmente, presso mia madre. Nulla mi impediva di potere imbarcarmi in un lavoro che mi avrebbe fatto tornare a galla, almeno visivamente. Seguì il suo consiglio e il giorno dell'esame mi presentai con una camicia di gabardine. Eravamo un centinaio e i responsabili scleravano. Dopo un'ora di quiz a risposta multipla ero già fuori all'aria aperta seguendo le mie inclinazioni. Non ero riuscito a togliermi la vaga sensazione di clandestinità e il fare cospirativo caratteristico degli Atipici, così avevo fatto ritorno alla casetta in mezzo al nulla con Lei che attendeva sulla soglia. Mi ero fatto un goccetto di whisky e l'avevo carezzata. Le avevo detto :"Ho fatto una gran fatica ad adattarmi, lo sai, se ho fatto questa cosa l'ho fatta per Te." Lei aveva sorriso a mezza bocca e mi aveva mostrato una foto di suo marito. Era la prima volta che lo faceva e il tipo era un omaccione con due baffi neri a manubrio e i capelli stopposi. "Perché?". Le chiesi . "Prima o poi sapevo che ti avrebbe incuriosito, e per quanto riguarda il piano superiore della casa....." Teneva ciondolante nella mano destra due chiavi dalla foggia oscura. "Allora, ti va di salire?". Subito avevo preso a sudare freddo. Non volevo più salire, la pressione mi batteva forte sul polso e e le gambe si erano trasformate in pastafrolla. "Che coraggioso." Fece Lei con un sorriso sbilenco "non ci tenevi tanto a salire quelle scale?". Aveva ragione e allora, tenendomi forte sulla ringhiera l'avevo seguita fino alle stanze superiori. Lei aveva girato una delle chiavi e teneva in mano una torcia elettrica. La seguì dentro una delle stanze: su una delle pareti vedi decine (forse centinaia) di impronte scure di mani di bimbi, la luce li illuminava di un fioco vapore, intorno tutto sapeva di muffa. Urlai con quanto fiato mi restava nella gola e corsi fuori, mi precipitai a rompicollo per le scale e calpestai il piccolo ingresso, sino a essere fuori, brillato della esile ombra della luce notturna della Luna.  Allora era quello il segreto di quella coppia scombinata. Mi sentivo perduto: percorsi di fretta il cammino verso una delle grotte dove si organizzavano gli Atipici ma ero, ormai, un pesce fuor d'acqua e me la facevano pesare. La sera stessa sgattaiolai di nuovo all'aperto e mi trovai un buco in Città. Da allora ho terminato il mio lavoro ufficiale e vivo passeggiando tra i boschi alla ricerca di funghi e di tramonti particolarmente beffardi. ho ancora un pò di nostalgia per i miei anni trascorsi con gli Atipici e quando ho visto riesplodere l'attività bellica aperta un tuffo al cuore mi ha ricaricato le pile quasi estinte. W la Riscossa, maledizione! la mia fuga mi aveva solamente portato a incrociare un'assassina seriale di bambini e una vita di merda in una scuola, sentivo la nostalgia, inutile, di rituffarmi dove bollivano le trame.

 
 
 

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Post n°127 pubblicato il 16 Maggio 2012 da lost4mostofitallyeah

Il Tragitto Vol. 9

La Città era ariosa, con tutti i palazzi staccati e perbene. Aleggiava una quiete immorale appena uno si decideva ad alzare gli occhi sullo spazio aereo condiviso. In basso era un casino: uomini e donne, ragazzi e ragazze di continua razza bianca e mulatta non la smettevano un attimo di muoversi in file apparentemente dislessiche ma in realtà molto ordinate e regolari. Si introiettava una giornata di mezza primavera con il suo sole un pò timido e i giacigli dei barboni sparsi nel parchetto davanti alla stazione.  Frankie era abbacinato. Dopo un ritmo di diverse ore attraverso la notte e le luci artificiali, gli sembrava di essere piombato dentro un uovo sbattuto con l'albume che gli colava dagli occhi. S'aggiustò la linguetta delle sue adidas e si mise seduto a gambe incrociate. Poi si ricordò quello che aveva detto la ragazza sulla polizia e pensò che era meglio decidersi a entrare in una delle file al più presto. Si chiese se era meglio quella che tagliava perpendicolarmente la piazza centrale ed era formata soprattutto da maschi dall'aria tirata e, tutto sommato, normale o un altra che procedeva longitudinalmente ed era composta da ragazzi intorno ai 19 anni con un taglio supramoderno e la borsa a tracolla. Decise per quest'ultima per confondersi meglio e, fatti alcuni passi lungo la scalinata bianca che collegava l'uscita della metropolitana alle strade, si inserì in una delle file. Non era facile, il ritmo era implacabile e camminavano in linee. Ogni tanto un qualsiasi ostacolo scompaginava la fila ma questa subito si ricomponeva sbandando solo leggermente a destra e sinistra e richiudendosi sul oggetto che aveva causato la scriminatura, fosse un clochard o uno squilbrato allungati per terra. Frankie si chiedeva dove potesse parare tutta quella direzione ma si lasciava trasportare, stanco e voluttuoso. I ragazzi che lo accompagnavano erano pressochè uguali con futili variazioni nella divisa d'ordinanza: felpe, pantaloni a vita bassa e cappellini. Dopo mezzora che era stato preso nell'andamento cominciava a mostrare i primi segni di insofferenza, stavano superando un cavalcavia ferroviario e le gambe diventavano molli; talvolta si incrociavano con un'altra fila e ci si arrestava solo per qualche minuto per riprendere, immediatamente, il giro vizioso. Stavano entrando nella Città Vecchia quando un braccio spuntò da un vicolo e lo tirò bruscamente fuori dalla Fila e lo trascinò in un andito buio. "Ti ho visto, sai, che non reggevi più il ritmo, non mi prendi in giro." Frankie aguzzò la vista nel buio e riuscì a decifrare un ragazzo brufoloso con il berretto girato di sbieco e le gambe storte sotto un paio di shorts troppo corti. Lui si accasciò frastornato mentre il ragazzo aveva preso ad accendere una sigaretta e buttava fuori rapidamente gli sbuffi di fumo. Nell'altra mano reggeva una bottiglia di birra mezza vuota. "Girano tutto il giorno, non si fermano mai. Cambiano i partecipanti ma le File non si arrestano e non si scompigliano. Ogni tanto qualcuno cede e cade al suolo, lo portano via chissà dove. Anche a Te sarebbe capitato lo stesso destino se non ti avessi tirato fuori. Ma, del resto, è il mio compito." Frankie fissava quel ometto tozzo e tracagnotto e non poteva che provarne istintiva simpatia: era così diverso dai tipi con cui si era immesso appena entrato in Città. Sembrava avere conservato un'umanità reattiva che lo preservava dal ciondolìo ipnotico degli altri colleghi su e giù per le strade perfettamente lisce. "Come hai fatto a uscirne?". "Non lo so, anch'Io stavo per cedere quando qualcuno mi ha tirato in questo vicolo, posso dire che mi ha salvato la vita." E diede un altro sorso alla birra. Tu che ci fai a BRANDER? Non sembri con il piede giusto. Sei già stato pigliato dalle Divise?". Frankie sospirò e tirò su con il naso :"Oh, Io sono appena arrivato. Mi hanno consigliato di avere a che fare il più tardi possibile con le guardie sennò ti trovi un tutor che ti si incolla attraverso tutti i quartieri. Io stavo solo saggiando la linea del metro da Firelock sino qui." Il ragazzo spense la cicca "Io sono Rabail. Davvero ti sei spostato lungo la linea? è ancora in costruzione o così c'è stato detto. è usato solo per transiti speciali. Poco fa è arrivato un carico di handicappati che aveva una coincidenza per chissà dove!". "Sì lo so. Io ero con loro." "Rabail parve stupefatto e vuotò il resto della bottiglia di birra :"Sei fuggito da un carico di handicappati?".  "No, mi sono solo trovato in mezzo." "Vabbè, sei stato fortunato che ti abbia inquadrato. Adesso ti porto a conoscere delle persone." Frankie fece mentalmente due calcoli :"O.K. ma non mi posso fermare a lungo, conto di rimettermi presto in giro". "La metro da quello che ne sappiamo finisce qui. " "Lo vedremo" Rispose Frankie, e finse di sorridere.

 
 
 

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Post n°126 pubblicato il 15 Maggio 2012 da lost4mostofitallyeah

Intermezzo

A questo punto le nevrosi appaiono in una luce sostanzialmente diversa da quella in cui appaiono nella psicoanalisi. Esse nono sono affatto soltanto il risultato di conflitti psichici irrisolti e di fissazioni infantili. Piuttosto, queste fissazioni e questi conflitti psichici causano disturbi fondamentali nell'economia dell'energia bio-elettrica, con una conseguente fissazione somatica. Per questo motivo una separazione dei processi psichici da quelli somatici è impossibile, oltre che inammissibile. Le malattie psichiche sono disturbi biologici che si manifestano sia nel campo somatico sia in quello psichico. alla base di questi disturbi si trova la deviazione del decorso naturale dell'energia biologica.
La psiche e il soma costituiscono una unità funzionale con un rapporto che è nello stesso tempo antitetico. Entrambi funzionano in base a leggi biologiche. La modificazione di queste leggi biologiche è una conseguenza di influssi sociali del mondo esterno. La struttura psicosomatica è il risultato dell'urto delle funzioni sociali con quelle biologiche.
La funzione dell'orgasmo diviene l'indice del funzionamento psicofisico, poichè in essa si esprime la funzione dell'energia biologica.
 
(Wilhelm Reich, La Funzione dell'Orgasmo, pag.380)

 
 
 

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Post n°125 pubblicato il 11 Maggio 2012 da lost4mostofitallyeah

Fletcher VIII

Arrivarono verso il centro e a un cenno di Lei si diresse verso le porte automatiche. Anche Christine s'era alzata dal suo posto. Avevano tutti gli occhi fissi su di loro. Con grande naturalezza fu premuto il bottone della prenotazione fermata e scesero dopo che Fletcher aveva lanciato uno sguardo colmo di disprezzo al conducente. Erano lì quando ripartì l'autobus. "Perchè ci siamo fermati proprio qui?". "Non ti ricordi che ho un marito? Io abito da queste parti." "Che ci torni a fare da tuo marito? Mi hai detto che vuole separarsi." "Non ho altra casa." "Puoi avere la mia, mia moglie e mia figlia sono fuggite." La mattina tendeva al pomeriggio e un sapore metallico scendeva dal cielo con i miasmi dello smog e i residui di una notte violenta. "Che possiamo farci insieme?" Gettò lì Lei, malinconica. "Curarci la scimmia, discutere. Siamo abbastanza cresciuti per capire la natura del nostro problema." Lei rimase un pò incerta, con la massa dei dubbi all'altezza della gola che gli provocava una tosse nervosa. "Almeno vieni a bere qualcosa." Allora Lei lo accompagnò e camminarono per un bel pezzo prima di giungere alla villetta di Fletcher. Salirono le scale esterne e Lui armeggiò con le chiavi finchè comparve il suo nido, arredato con gusto dalla moglie: i divani, le stampe alle pareti, la televisione e la gabbia con due uccellini. "Poveretti" pensò, e subito corse a prendergli dell'acqua. Fatto questo ricominciarono a zompettare felici e a cinguettare mentre Lui apriva, per un attimo, le finestre e rinfrescava. Christine si sedette su una poltrona allungando le gambe e resistendo con difficoltà alla tentazione di truccarsi il viso. Fletcher si sedette sul pavimento, incrociando le gambe :"Questi cazzo di badge...si possono togliere?". "Non credo...o perlomeno, se li togli e poi risulti a un controllo biometrico penso che sei nei guai grossi." "Siamo tagliati fuori. Appestati". Lei sorrise e cercò automaticamente un pacchetto di sigarette che, ormai, le era proibito. "Tu esageri. Dobbiamo solo guarire e poi la cittadinanza piena ci sarà restituita. Basta solo un pò di buona volontà." Lui si grattò il sopracciglio e si alzò di scatto :"Non senti? qualcuno sta salendo le scale!". Era così. Passi concitati avanzavano e in un attimo fu bussato alla porta, energicamente :"Sezione controllo, aprite!". Fletcher non fece nemmeno in tempo a socchiudere l'entrata che venne sbattuto lontano di diversi metri, nello stesso istante che tre individui facevano irruzione agitando dei distintivi." "Va bene, mister Fletcher, lei si è comportato parecchio male su un mezzo pubblico della nostra comunità." Chi parlava era un pezzo d'uomo intagliato di fresco, sbarbato e rigido. "Che non succeda più. La sua terapia consiste anche nell'essere gradevole verso le persone che le stanno intorno e non abbandonarsi a comportamenti antisociali." Fletcher si rialzò a fatica mentre la donna rimaneva impassibile nella sua poltrona. "Sono all'inizio della cura, ne so ancora poco." E si alzò toccandosi la mascella. Il marcantonio sorrise :"Ecco: noi siamo qua per darle qualche indicazione d'insieme." "Questo badge, fino a quando dovrò tenerlo?". "Fino a quando il decorso clinico sarà completato. Non se lo tolga mai, mi raccomando, per nessuna ragione." Nell'appartamento penetrava la nebbia serale, la notte era lì lì per bussare. Fletcher non sapeva se chiedere gentilmente ai poliziotti di accostare la porta. "Potrò muovermi? Andare in giro?". "Potrà fare qualsiasi cosa, la sua vita non è cambiata, la sua testa forse lo è, leggermente. Ma sta a Lei riprogrammarla. E con questo ci salutiamo, ma, mi raccomando, sia gentile con chi la circonda. Lo è sempre stato. Perchè le cose dovrebbero cambiare? Si ricordi quello che era prima della crisi: una persona invidiata e rispettabile.La cortesia è un valore imprescindibile Mr. Fletcher". Detto questo le divise girarono sui tacchi e levarono le tende provvisorie. Christine si alzò, come di scatto, dalla poltrona e avvicinò l'uomo :"Visto? L'avevo detto, impensabile girare senza badge, appena ti controllano il documento devi rendere conto anche di quello." "Beh, Tu fra un pò ne sarai fuori, è a Me che spetta tutta la merda." Lei lo sogguardò malinconica dal sotto in su, poi gli diede un bacio sulla guancia. "Dimentica per stanotte le castrazioni, ti porto in un posto." E frullò la mano come se li attendesse Dio in persona con il cazzo in mano.

 
 
 

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Post n°124 pubblicato il 07 Maggio 2012 da lost4mostofitallyeah

Fletcher VII

Appena imbarcati si sistemarono l'uno fianco all'altro e un odore di gondtasser invase le loro narici. Fletcher capì in fretta: l'autobus faceva il giro di tutta la zona ospedaliera e caricava gente i cui vestiti venivano passati al setaccio di varie sostanze urticanti filtrate per ammazzare i parassiti. Era un carico demenziale. Tutti i passeggeri si erano voltati a guardarli: forse pensavano a una madre venuta ad accompagnare il figlio colto da spasmi incoercibili. Fletcher sorrise dentro e pensò che per qualcuno che sta male c'è sempre qualcuno che sta peggio: la clinica per la riabilitazione dai crimini sessuali doveva essere guardata con particolare timore dai buoni passeggeri vittime dei normali disturbi virali dell'epoca. Nulla poteva essere paragonato all'ambascia che donava la visione di due soggetti evidentemente vittime di di disturbi eroto-motori. La gente lanciava rapide occhiate e tornava a fissare con lo sguardo perso in avanti sul tragitto del bus. Fletcher si allontanò appena dalla sua collega e le chiese :"Sei sposata? Hai figli?". Lei sospirò e annuì con la testa :"Ho un marito ma è stufo dei miei colpi di testa, vuole separarsi, e un figlio di ventisei anni che vive con la sua ragazza e vuole, apparentemente, non saperne più di Me. Questa malattia mi ha ridotto a uno straccio, eppure è spuntata all'improvviso." Lui percepiva forte il desiderio di sentirla raccontare alcune porcate ma si trattenne anche per controllare il bastone che gli si stava sviluppando in mezzo alle gambe. Era un'impresa difficile e subito un ronzìo gli attraversò il cranio diventando sempre più forte sino a stordirlo. Incominciava a sudare e le mani diventavano scivolose mentre le ossa scricchiolavano e gli fornivano l'impressione di essere una palazzo di trentacinque piani sul punto di accartocciarsi su sè stesso. La fronte trasudava testosterone a manetta. Corse al riparo prosciugandosi con un enorme fazzoletto dalle iniziali L.F.  "Sì" continuava intanto Lei a sproloquiare " Il dottor Percace mi ha parlato di infermità, con Me è stato tenero. So, per certo, che ad altri ha sbattuto in faccia delle responsabilità." Lui si grattò il cranio "Con me è stato abbastanza implacabile. Mi ha fatto capire che ho un'evidente tendenza al crimine antisociale." Lei atteggiò le labbra a una smorfia e scrollò il capo :"Mi dispiace. Penso che nelle donne con maternità veda il tarlo della nevrosi, almeno così mi ha detto. è più spietato con i giovani." "Insomma, le donne mature sarebbero più curabili." Annotò Fletcher non senza un pizzico di acidità. "Sì, penso che ci riveda molto di sua madre in tutte quelle situazioni."
L'autobus aveva improvvisamente accostato al guard-rail e l'autista s'era sollevato dal suo posto e aveva cominciato a discendere le file. S'era arrestato giusto davanti alla coppia. "Mi spiace ma temo ci sia un problema. Due degenti del Centro per i disturbi eroto-motori non possono sedere fianco a fianco sui mezzi pubblici." Fletcher aspettava giusto un coglione come quello per dare libero sfogo (nella rabbia) a tutta la sua sessualità repressa. "Esiste anche una sanzione per gli autisti maleducati?". " il driver si grattò l'ispida barbetta e sospirò profondamente :"Non sto cercando grane, sono le regole." "Ma scusi, Lei come fa a sapere che siamo degenti del Centro a parte il fatto che abbiamo preso il bus davanti alla clinica? Potremmo essere benissimo due parenti passati in visita." "Il badge che avete sul bavero. Non mi dica che non se n'era accorto". Fletcher alzò istintivamente la mano a toccarsi il bavero e vi trovò il badge attaccato con cura. "Perchè non me l'hai detto?" Fece piagnucoloso alla sua nuova collega. Lei si schermì :"Ti ho visto così deciso a cercare il posto per entrambi che non me la sono sentita di deluderti." Lentamente, sotto lo sguardo di tutti i passeggeri, Fletcher si alzò dal suo sedile e rimase in piedi. Un altro tizio prese il suo posto. La vaga coscienza del suo stato gli annebbiò la vista.

 
 
 

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Post n°123 pubblicato il 02 Maggio 2012 da lost4mostofitallyeah

Il Tragitto Vol. 8

Finalmente le prime luci di BRANDER cominciarono a intravvedersi nella distanza. Frankie misurò rapido le tenebre che stavano abbandonando con l'energia cui andavano incontro e si sentì svuotato. Il sonno, di cui tanto aveva bisogno, lo aveva colpito improvvisamente e ora gli faceva socchiudere gli occhi di fronte a una delle mete del suo cammino. La ragazza lo fissava incuriosita. "Penserà, certo, che sono drogato." Riflettè fra sè e sè. "Non ho chiuso occhio in tutta la notte". Biascicò verso di Lei per giustificarsi. Lei annuì, senza aggiungere parola ma aggiustandosi i corti capelli biondi. Forse c'era una condanna in quel atteggiamento, Frankie non capiva. Si lisciò la maglietta stropicciata e appoggiò la testa sulla spalla della ragazza. Lei, troppo sorpresa per urlare lo trascinò strascicando i piedi verso un sedile che si era liberato perchè tutti i malati stavano affollandosi verso le uscite. Lo appoggiò senza delicatezza e la sua testa prese a ciondolare a destra e a sinistra. "Aspetta! Io sono Frankie...come ti chiami?".  Lei lasciò passare un minuto buono nell'attesa che perdesse definitivamente conoscenza poi lo abbandonò lasciandosi defluire con tutta la folla verso gli ingressi della metropolitana. Fece in tempo a dargli un ultimo sguardo per fissarsi ben in testa le sue fattezze, poi sparì tra gli strepiti e gli strappi della sua gente. Frankie si era lasciato definitivamente andare mentre il Convoglio restava sulla monorotaia con le porte tutte spalancate: un'aria benevola spirava da fuori e Lui appoggiò la gamba su un altro sedile prima di sparire in mezzo alle nebbie del sogno. Si svegliò perchè il rail tractor si era rimesso in moto e aveva preso un binario secondario per permettere alle pulizie di fare il loro lavoro. Frankie riflettè che non era il caso di farsi prendere subito dalle divise e si avvicinò alle porte ancora spalancate. L'andatura era ridicola e il carattteristico caracollare dei vagoni non gli impediva di saltare nel vuoto. Così fece tenendo i polpacci rilassati. Aveva dormito per qualche oretta e si sentiva bene; non era ancora all'apice della condizione ma gli occhi erano svegli e le orecchie ben tese. Atterrò su una montagnola di ghiaia e si rialzò immediatamente prendendo a correre. Intorno a sè v'era un buio solo parzialmente rischiarato dalle lampade a weiss. Schivò alcuni capannoni in disarmo e luride catapecchie per il deposito attrezzi e ritornò facilmente sulla pensilina. A quel punto doveva solo uscire verso la Città. Di fronte allo squallore delle precedenti fermate la stazione di BRANDER risplendeva per la sua particolare cura e pulizia e per l'illuminazione uniformemente distribuita. C'erano persino dei distributori automatici di amenità e Frankie inserì la moneta per ricavarne un panino al prosciutto. Gli arrivò fuori leggermente corroso sulle basi, malgrado la confezione, ma la fame era tanta e Lui trangugiò tutto senza indugio. Rinfrancato si avviò per le scalette che portavano alla Città chiedendosi se fosse la cosa giusta da fare, ma di serie alternative non ne aveva: il suo convoglio era stato mandato su un binario cieco e ci sarebbe voluto un pò prima di riappropriarsene. Non gli restava che immergersi nel primo margine di quel posto per scoprirne le velleità e qualche segreto che per Lui restava ancora celato. Uscì fuori. Fu come se il giorno si fosse mutato in notte. Era partito per il suo percorso con il favore delle tenebre e ora si ritrovava con il tempo capovolto. Davanti a sè Aveva la Città, colorata ed espansa sotto un cielo grigio cenere. Bruciava di divertimenti e attrezzatture elettroniche, la gente girava a mazzi e gruppi ridendo a squarciagola, mendicanti si trascinavano tra le gambe delle persone agitando la ciotola, tutti parevano soffrire di qualche delirium tremens che ne faceva agitare il corpo con spasmi apparentemente involontari. Era forse giunto all'Inferno?

 
 
 

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Post n°122 pubblicato il 28 Aprile 2012 da lost4mostofitallyeah

Il Tragitto Vol. 7

"Mi scusi, ma dove va questo pieno di gente?". Nel frattempo si erano sciolti e Lei s'era accorta dello scherzo becero che avevano fatto alle sue stringhe. Si era abbassata per slacciarle. Poi, riaffiorata, l'aveva affrontato a muso duro :"Questo carico, come dice Lei, va a BRANDER, in attesa di essere imbarcato per Jennings Aleph Sono persone molto malate che cercheranno un conforto nelle acque benedette che sgorgano a 50 chilometri da Owntown". Frankie la fissava diritto negli occhi ed era un pò smontato dalla piega che il discorso aveva preso :"Guardi che Io non ho mai parlato di Carico. è Lei che se lo è immaginato, forse perchè da me non si aspettava altro." Lei aprì la borsetta ed estrasse un paio di occhiali che subito inforcò per marcare la distanza da quello che aveva eletto a suo avversario :"Comunque stiamo per arrivare." "Lei viaggia spesso su questa linea? Avevo sentito che si tratta di un percorso ancora in via di stabilizzazione e Io stesso l'ho vagamente realizzato facendomi tutte le fermate da Firelock sino qui." "Lei lo fissò per una brevissima frazione di secondo "Lei viene da Firelock? Davvero?" solo il tronco che parte da AJ Port è veramente sicuro, lo sanno tutti." "Io non sapevo nulla, sono uno sprovveduto". "E dove sarebbe diretto?". "Non ho una meta. Scenderò a BRANDER perchè penso sia l'ultima fermata provvisoria prima del buio definitivo." Prego?". Frankie sorrise mentalmente alla storia che stava per raccontare :"Davvero non ne sa nulla ? Pare che BRANDER stia sulla soglia di una enorme forra e che il prossimo obbiettivo della metropolitana sia esattamente quello di discendere i fianchi di questo burrone." "Lei mi prende in giro, sono tutte buffonate. Ma tanto, a noi cosa importa? Dobbiamo solo transitare da quella Città." "Ho l'impressione che non le piaccia?". Lei fece una smorfia, arricciando il naso "C'è troppa luce, qualcuno finisce per uscirne pazzo". Frankie scosse le spalle, come preso da una curiosità indicibile "Allora c'è già stata? Cosa può raccontarmi?". Lei si ritirò istintivamente, quasi fosse stata sfiorata da quel ragazzo. "Non so, c'ho passato alcuni anni di studio, ma non l'ho visitata. Avevo il mio blocco."  Frankie s'era avvicinato ancora di più, scompigliandoli con il fiato greve i capelli. "Intendo dire che potevo muovermi solo da un quartiere all'altro, in caso diverso sarebbe scattato l'allarme che portavo al collo." "Un collare? ma deve indossarlo chiunque arrivi a BRANDER?". Lei lo stava allontanando con una mano "Oh no solo i residenti, chiunque rimanga sul posto per più di sei mesi." "E gli altri? possono tranquillamente gironzolare per la Città a loro piacimento?". Lei rise, soffocata, ma rise :"Oh no, a loro pensa la polizia locale: dopo alcuni giorni sei immediatamente identificato e chiuso in uno dei centri per il transito. Lì ti danno un pass per sette settimane, rinnovabile e ti affidano a un tutor. quando vuoi passare da un quartiere all'altro devi sempre avere un tutor con Te." "Ma non è uno spreco folle affidare ogni transitante a un tutor, devono essere ben pochi quelli che passano da BRANDER." La ragazza per la prima volta si lasciò sfuggire uno sguardo malizioso :"Sono pochissimi quelli che rimangono." "Ma finchè non sono identificato dalle divise posso estendermi come mi pare?" "Sulla carta sì ma ogni visitatore non catalogato deve presentarsi a un centro di identificazione biometrico. Se non lo si fa e dopo si viene trovati le guardie si arrabbiano di brutto." Frankie espirò rumorosamente :"Non ho intenzione di fermarmi in quel posto. Io sto solo cercando un passaggio per l'interno. Non posso credere che la metro si arresti in quella Città. Troverò la via." E si passò una mano sul viso.

 
 
 

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Post n°121 pubblicato il 24 Aprile 2012 da lost4mostofitallyeah

Fletcher VI

Fletcher si piazzò di fianco alla pensilina, avendo ben cura di tenersi alla larga dalla signora sessantenne che aspettava con Lui l'arrivo del bus. Con suo orrore il pene gli si era di nuovo indurito e nasconderlo diventava un'impresa difficile essendo, comunque, il clima mite e gli abiti leggeri. Si guardò nello specchietto di una macchina parcheggiata e si trovò presentabile. A parte la barba un pò lunga e gli abiti stazzonati faceva la sua bella figura, anzi quell'aria vissuta e viziata gli donava parecchio e riusciva persino a esserne orgoglioso. "Dopo quello che ho passato..." Pensava. Spostò il portafogli nella tasca anteriore per sovrapporlo al membro e nascondere il più possibile la flagranza ma non capiva se questo avrebbe peggiorato la sua situazione dando l'immagine di un enorme bozzo celato dietro la stoffa. Del resto cos'altro poteva fare? Non aveva nè soprabito nè giacca. si era fatto un punto d'onore di abbandonare gli abiti pesanti una volta che marzo fosse scivolato dentro aprile. Si ritrovò, contro la sua volontà, a sogguardare la signora ben curata qualche metro più in là e a immaginarla piegata mentre Lui la penetrava. Subito una pesante fitta gli aveva attraversato la scissura parietoccipitale facendolo barcollare e costringendolo ad appoggiarsi al sostegno in metallo della pensilina. "Si sente bene?". La donna lo aveva avvicinato mettendogli una mano sulla spalla. Poteva sentirne il profumo, pesante, abbastanza volgare e adatto a una diciottenne in via di sperimentazioni. Fletcher si grattò l'epidermide con le unghie per resistere poi alzò scalfito lo sguardo verso la signora :"Sì, va tutto bene. è da un pò di tempo che ho dei mal di testa micidiali e improvvisi."
Si chiedeva come la polizia morale potesse permettere a una persona di andare in giro con un tale carico di lascivia. Poi realizzò: quella era la fermata della clinica dove era stato ricoverato, nessuna meraviglia che una simile femmina potesse aspettare con Lui il nuovo passaggio del mezzo pubblico. "Anche Lei è stata dimessa?". Le parole gli fluirono senza che facesse in tempo a metterci in mezzo il lobo limbico. Era bella e splendente anche alla sua età. Un girocollo di perle la ingentiliva e la gonna fino al ginocchio la impreziosiva, ovale e occhi di un grigio opalescente parevano tratti da qualche dipinto molto sincero di fine settecento. Giusto quel profumo, che assomigliava a un lezzo, dava l'impressione di qualcosa di vizioso e perverso che mal s'accordava con l'eleganza della complessione. "Sì, anch'Io vengo dalla clinica. è la settima volta che ci passo, ma i risultati cominciano a vedersi." "é il profumo..." Fletcher si morse la lingua: la sua testa andava a ruota libera. Lei storse la bocca in un minuscolo movimento involontario :"Ci sono cose di cui non riesco ancora a fare a meno, ma il mio caso è in via di soluzione." Dopo qualche istante di silenzio Lui accennò con il mento :"Io mi chiamo Fletcher". "Io sono Christine, piacere". Si strinsero le mani sudate. "Ha qualche problema?". Lui non osò accennare ai suoi genitali ma biascicò, con voce rotta :" Difficoltà nel controllarmi". Lei rise con uno squillo argentino "Si nota. E gli appoggiò la mano dalle unghie curatissime sulla patta. "Ma cosa c'è qui?". "Ah, è il portafoglio". E lo cavò fuori. Lo stupiva la naturalezza del gesto con cui gli aveva strizzato i coglioni, forse era davvero sulla via della guarigione. "Ti capisco, Io stavo anche peggio. A che ricovero sei?". "Al primo, al momento." In quel momento arrivò l'autobus ed entrambi, come due vicini tossici salirono fianco a fianco le corte scalette.

 
 
 

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Post n°120 pubblicato il 19 Aprile 2012 da lost4mostofitallyeah

Fletcher V

Fletcher, con sua sorpresa, venne lasciato uscire dalla clinica dopo alcuni giorni dopo una cura del sonno. Aveva il volto pallido e una risipola sotto al labbro inferiore. Anche le mani tremavano leggermente. Percace lo aveva convocato un'ultima volta parlandogli di amenità, il suo sguardo vagava tutt'intorno e non sembrava particolarmente interessato a fargli predicozzi. Meglio così, pensava Fletcher. "Non si dimentichi di questo soggiorno!". Lo salutò alla fine con entusiasmo, stringendogli il braccio. Nessun rimprovero, nessun avvertimento? cosa poteva significare? Dopo ciò che aveva fatto era libero di camminare le strade? Raccolse le sue poche cose e uscì fuori. Era una giornata neutra, così come il giardino della clinica era senza particolari spunti: solo la fontana al centro e i suoi finti tritoni lasciavano ricadere un pò di goccioline d'imprevisto oltre la soglia di pietra, spinte dalla brezza leggera. Fletcher si sentiva avvolto da da una pellicola di sporco, era madido di sudore, malgrado la temperatura bassa, e sentiva che nessuna doccia lo avrebbe rinfrescato e nessun rifugio lo avrebbe veramente protetto da quelle giornate balorde. Camminò qualche metro un pò oscillando e sentì che nuove immagini libidinose gli si affacciavano alla mente senza che Lui potesse fare nulla per arrestarle. girò lo sguardo verso la clinica, quasi a cercare una protezione, ma l'ampio edificio bianco era sparito in una nebbiolina argentea e ogni voce si era assopita. Si strinse il cazzo, turgido come una caparra, fino a farsi male e si arrestò stupito. Doveva essere arrivato lì a bordo di un ambulanza e in stato di incoscienza, magari con una camicia di forza. Dov'era la sua macchina? Dove esisteva una fermata del bus o della metro? Con un gesto di rabbia scagliò lontano ogni pudore e si aprì i pantaloni riparandosi in un boschetto che era apparso alla sua destra. Non poteva certo presentarsi in mezzo alla gente in quelle condizioni. Estrasse la coda e cominciò a menarla: gli ci vollero pochi minuti per venire con una ampio getto di schiuma bianca, non aveva avuto nemmeno bisogno di raffinare il suo godimento con l'evocazione di immagini particolari. Era stato una sequela di gesti brutale e meccanica. Poi si era ripulito con dei fazzolettini che aveva trovato, chissàcome, nella sua tasca posteriore. Non ricordava di averne avuti al momento del suo collasso e si chiese, immediatamente chi glieli avesse ficcati addosso. Forse qualche infermiera, anima buona, ben conscia che il suo problema non si sarebbe risolto nel giro di alcune settimane?
Si toccò la parte inferiore del labbro. La risipola era in fiamme e gli procurava un dolore fortissimo. Scrollò il pene dalle ultime gocce di sperma e si mise a pisciare per liberare il condotto uretrale. Poi dopo essersi ripulito ancora, ficcò l'uccello nei pantaloni e si avviò fingendo di fischiettare. Ma si rendeva conto che era solo un modo per ingannare sè stesso. Le mani gli tremavano ancora e l'infezione sulla bocca accentuava la sua incapacità di direzione, squilibrandolo verso un lato della strada. Peggio ancora la sega non sembrava averlo placato e fitte familiari gli attraversavano i corpi cavernosi, presagio di una nuova futura reazione. Si chiedeva se propria questa non era l'intenzione dei medici: farlo attraversare da spasmi incontrollati ogni volta che qualche pensiero scabroso gli si affacciava alla mente.

 
 
 
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