Creato da lost4mostofitallyeah il 04/03/2009
CON QUEL TRUCCO CHE MI SDOPPIA LA FOCE
 

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Fletcher LXXIX

Post n°251 pubblicato il 12 Dicembre 2014 da lost4mostofitallyeah

 







"Scommetto che girava per caso da queste parti e aveva voglia di oceano" disse Fletcher. "Centrato in pieno. A volte mi piace mettermi in stand-by e percorro tutta la litoranea per staccarmi a forza i pensieri dalla testa. Grazie alla salsedine. Girare a zonzo e non farsi troppe domande e nemmeno, ovviamente, pretendere risposte." Affabulò il dottore. Nel frattempo anche Christine e Peter erano scesi dall'utilitaria. "Allora non si sarà fatto domande nemmeno sulla nostra ragione per essere da queste parti." Percace aprì un pacchetto di caramelle dopo averlo estratto dal taschino e offrì in giro. Tutti presero per gentilezza il cadeau. "Vede, Fletcher, quando mi rilasso lo faccio seriamente, e non c'è nulla, sottolineo Nulla, che mi possa far barcollare o tornare agli impegni di lavoro. ci fossero anche ottocento pattuglie di Divise a darvi la caccia per me sarebbe indifferente." "Non è vero, bugiardo!" Berciò Peter, puntandogli contro l'indice. "Toh, il piccolo Peter! Non ce l'avrai mica con me per la storia della tua fidanzata?". "Verrò a riprendermela, bastardo!". "Accomodati. Il mio Centro è aperto a Tutti. Mi può fare solo piacere che tu ti faccia vivo a visitarlo." E Percace  tornò nuovamente a sorridere, questa volta storcendo leggero le labbra quasi avesse gustato qualcosa di un po' spiacevole. "Ma cosa stiamo qui a fare?" riprese, tornando al pieno controllo di sé "andiamo in spiaggia e godiamoci la bellissima giornata. vi sono tanti di quei richiami e divertimenti a Redmond". "Io con lei non ci vengo." S'incupì Peter e cominciò a spostarsi lungo il muretto che delimitava la striscia di sabbia, dando le spalle anche alla sua compagnia. "Cattivo umore, a quanto sembra" Mormorò Percace. "Beh, si metta nei suoi panni." Interloquì Fletcher "La prima cosa che riesce a fare con lui è mostrargli il braccialetto regalato da Rihanna. Non è uno sfoggio di grande sensibilità per uno psichiatra." "Ha bisogno che qualcuno gli dia un cazzotto ideale nello stomaco. Peter è ancora un bambino." "Non è una ragione sufficiente per ferirlo. Lei tratta a ceffoni i bambini riottosi?". "Non ancora. quando ne avrò, penso che potrò permettermelo." "Magari da Rihanna?" Si inserì Christine. Il Dottore illuminò gli occhi "Nulla è impensabile. Ha mai riflettuto, Christine, sul fatto che con il procedere degli anni finiamo con il diventare esattamente l'opposto di quello che eravamo da fanciulli? A me, perlomeno, è capitato così." "A me no, Dottore. Non sono diversa rispetto a quando avevo dodici anni." "Potrebbe essere un peccato." "O la mia salvezza." Fletcher era frastornato e ascoltava il veloce scambio di battute tra i due con profonda costernazione. "Devo riprendere Peter." Mormorò a un certo punto e si avviò sulle tracce del ragazzo lasciando i due a scambiarsi frecciate. "Non ci abbandoni, Fletcher!". Gli urlò dietro il Dottore. Ma Fletcher stava già percorrendo nervosamente il lungo oceano cercando di orientarsi nella folla di turisti, vacanzieri, freaks ed esibizionisti. Schivò diverse persone, ne spostò altre mentre con gli occhi indagava la folla alla ricerca di Peter. Finalmente, quando già stava per rinunciare, lo trovò seduto su una panchina con un palmo della mano appoggiato sotto il mento e le orecchie attente alla risacca delle onde. Fletcher si accomodò al suo fianco e appoggiò la testa al legno della panchina. "Ci vuole solo innervosire." Pronunciò lentamente alla fine. "Sarà. Ma c'è riuscito molto bene. Almeno con me." "Andiamo, Peter, la starà montando a farmaci e quant'altro. Quella ragazza non è più responsabile di sé stessa." Il ragazzo sputò con lentezza nella sabbia "Mi chiedo come faccia ad essere così sicuro che non lo strangoli. O che non lo sequestri per riavere Rihanna e scapparcene in Congo. Quello che mi infastidisce e mi sconvolge è la sua tranquillità e sicumera. A volte ho veramente paura che sia invincibile o disumano. Nessuno può essere in grado nemmeno di sfiorargli la corazza." "Illusioni. è un individuo che conosce le debolezze degli uomini e delle donne, e sa come sfruttarle. Questo glielo riconosco: è un fine e acutissimo psicologo, più che uno psichiatra, e c'ha messo tutti nel mazzo." Peter sospirò amaramente e si alzò in piedi :"Avanti, Fletcher, leviamoci. Non serve a nulla restare qui a recriminare. Torniamo da lui e dalla tua donna. Se li lasciamo soli non te la ritrovi più. Come tutti i serpenti quel medicastro sa quando il momento di far trillare i sonagli e quando è il momento di ingoiare la preda." L'Uomo annuì e si sollevarono nello stesso istante. Li attendeva la spiaggia e un po' di lezioni di vita del Dottor Percace.





 
 
 

Fletcher LXXVIII

Post n°250 pubblicato il 05 Dicembre 2014 da lost4mostofitallyeah

 






Salirono in macchina e presero a percorrere le strade a velocità di crociera. Si infilarono nella Città vecchia e scavalcarono senza un motto il mercato del pesce, tutti e tre guardandolo mentre sfilava al loro fianco. Fletcher bofonchiò :"Non dà l'impressione di essere un posto attraente. Direi che l'abbiamo scampata bella." Christine si stava guardando nel piccolo specchio per rifarsi il trucco e presa da un'improvvisa illuminazione urlò all'autista :"Portami verso l'oceano, Fletcher. è tanto di quel tempo che non lo vedo...." "Cosa sarà mai? Vista un'onda si sono viste tutte." "Non è vero, a
more mio. Il Pacifico conserva un'atmosfera tutta particolare. Poi la spiaggia di Redmond, con tutti quei fricchettoni, quei figli dei fiori e i culturisti." Fletcher espirò borbottando :"Andiamo, sono tutte pagliacciate. Se ti porto all'oceano andiamo a San Miguel. Quello sì che è un ambiente.
Rocce a picco, boschetti di faggi. tutto l'armamentario per una buona meditazione. riesci a sentire il volo di una mosca." "Ma è proprio quello che non mi interessa, al momento. Ho voglia di gente e casino, facce e musica." Replicò Lei. Fletcher che non voleva creare le basi per una prima lite dopo la scoperta del loro Amore mise la freccia e fece un'inversione a U finendo sul ghiaino accanto alla strada principale. Una macchina, immediatamente in coda, poco dopo fece la stessa manovra e gli si piazzò al culo. "Toh" Sorrise Fletcher "Un altro che ha cambiato idea e ha optato per la visione del grande Oceano." Peter, che era piazzato sul sedile posteriore, si girò e stette a lungo a rimirare l'auto sportiva. "Guarda che pezzo! Una Porsche Carrera GT grigio metallizzato, e anche il tipo che è alla guida sembra un gran figo. Mi suona persino familiare." Christine ridacchiò e rilassò il cervello sul poggiatesta mentre tutto intorno sfrecciavano palme, motel, saloni di massaggi e venditori di paccottiglia western e tortillas. guidarono per mezzora prima che a Fletcher si accendesse una piccola lampadina :"Cazzo. Sono chilometri che quell'imbecille non ci si schioda da dietro. Non so perché ma inizio a preoccuparmi." Christine si riscosse da un accenno di abbiocco e girò istintivamente la testa come già stava facendo Peter. "Può essere un caso, Fletcher. Sta facendo la nostra stessa strada fino all'oceano." "Già, ma con quel siluro avrebbe potuto superarci quando voleva." Fu in quel momento che serpeggiò una lieve inquietudine  tra gli occupanti dell'utilitaria e la sensazione sgradevole si consolidò quando dentro a Rocal si fermarono a un semaforo che fronteggiava tre corsie. Fletcher scelse quella di destra
mentre la Porsche nuova fiammate si piazzava al centro e una vecchia Lincoln per collezionisti
si inseriva a sinistra. Il tettuccio della Porsche venne calato e un uomo elegante, con una leggera camicia di lino bianca a inserti azzurri apparve alla loro vista. Aveva dei baffi biondi leggeri e curatissimi, la pettinatura con scriminatura da una parte e la pelle bianchissima di chi fa una scelta e non si seppellisce in ufficio causa lavoro. Il polso al braccio sinistra sosteneva un braccialetto in oro bianco e alcuni morbidi ornamenti etnici, gli occhiali da sole a goccia ne celavano gli occhi che però si potevano immaginare in armonia con il resto del corpo. L'Uomo senza dare l'impressione di fare il minimo sforzo si voltò lentamente verso la macchina dei Fuggitivi e prese a sorridere con affetto e condiscendenza. Fletcher, che non l'aveva perso di vista per un secondo, ebbe un sobbalzo e si sentì le vene inondarsi di freddo, come un gelato all'amarena che si squagliasse in due secondi. "Oh, no" riuscì solamente a sillabare. Christine si sentì male e Peter tenne fissi gli occhi spalancati su quella visione deturpatamente angelica.
Poi il semaforo tornò verde e la vecchia Lincoln accelerò con uno stridio di gomma lasciandosi dietro un cattivo odore di pneumatici consumati e i suoi due vicini. Questi continuavano ad osservarsi destando l'impazienza della colonna che s'era andata formando. Ben presto cominciarono le strombazzate e gli insulti, finché Fletcher diede di gas e sentì entrare il cambio automatico. Era pallidissimo in viso, come se avesse ingollato un intera bottiglia di tequila con il verme dentro. Peter e Christine non dicevano motto ma continuavano a fissare la Porsche che ora si era rimesso nella loro scia. Per una buona ora nessuno parlò e quando arrivarono nei pressi di Redmond, Fletcher, con le mani scosse da un leggero tremolio, fece delle manovre di parcheggio particolarmente lunghe e laboriose perché nulla sembrava andargli per il verso giusto in quegli istanti. La Porsche, invece, in pochi secondi era già splendidamente piazzata di fronte all'Oceano. Fletcher rimase per un minuto buono con lo sguardo perso oltre il parabrezza e le mani abbandonate lungo i fianchi, poi, sospirando gravemente, aprì lo sportello e discese con lentezza esasperata. Nel frattempo il passo agile e deciso dell'altro individuo lo aveva portato nei pressi dell'utilitaria e sistemato non distante dalla traiettoria dell'Uomo che si metteva verticale sul asfalto del parcheggio. "Buon giorno, Fletcher, siamo particolarmente mattinieri oggi?". L'Uomo squadrò esangue il Dottor Percace e rispose con flebile cenno di assenso. "Sa com'è, Dottore, il mattino ha l'oro in bocca, oltre che sui polsi". "Ah intende questo? e sollevò il braccio mentre anche Peter lasciava l'automobile. "Non ci crederà, ma è un regalo di Rihanna". E sorrise seducente, come solo Lui poteva fare.





 
 
 

Fletcher LXXVII

Post n°249 pubblicato il 28 Novembre 2014 da lost4mostofitallyeah

 






Peter si stropicciò gli occhi e si sollevò sui gomiti cercando di mettere a fuoco la stanza con grande fatica. L'ultima cosa a incrociare il suo sguardo fu il viso arcigno di Fletcher che ancora non riusciva a perdonargli di averci provato con la sua ragazza ma che, immediatamente, sotto l'effetto dell'espressione stupita e infantile del Ragazzo, si sciolse in una risata corroborante e affettuosa. "Penso sia ora di muoversi, Peter." "Oh, dobbiamo già andare al lavoro?". "Così gli faremo credere, ragazzo. Invece, togliamo le tende e ci spostiamo lungo la baia a provare la nostra Fortuna. non ci faremo il culo per quella Mary Dozen." "Uh, okay. Spero che abbiate le idee chiare." "Se rivuoi la Tua Rihanna non puoi permetterti di marcire per anni in un fetido mercato del pesce. Bisogna muoversi". "Mi aiuterete?" "Ci puoi contare. Adesso per Noi sei come un figlio e Rihanna la nuora. Vediamo semplicemente quello che si può fare." Peter non abbozzò oltre e si mise a sedere. Era ancora completamente vestito e chiese soltanto di risciacquarsi la faccia. Ottenuta l'approvazione dei Due si infilò nel corridoio ancora un po' stranito e barcollante mentre Fletcher e Christine lo seguivano sorridenti con lo sguardo.  "Non Ti spingi un po' oltre, Fletcher?". Fece Lei improvvisamente pensierosa "Come pensi di aiutarlo veramente? Vuoi cingere d'assedio il compound del Dottore con balestre e catapulte?".  "Cristo, non lo so" Lui si portò le mani alla faccia quasi stesse tastandola per scoprire se vi fosse ancora. "Qualcosa inventeremo. Penso che in questo momento il ragazzo abbia bisogno soprattutto di una speranza. O no?" Lei non rispose e iniziò a girare in lungo e in largo per la stanza agitando le braccia. "Certo che sì, ma quello che stiamo programmando è una fuga disperata. Abbiamo, certo, nuove identità e Peter non è ricercato ma non possiamo permetterci di dare troppo nell'occhio. Ricordi come vi hanno trovato nell'hotel in montagna? Certo qui è diverso: siamo nel basso ventre della Città, quasi indistinguibili dalle migliaia di gaglioffi che la agitano ogni giorno, ma basterà un solo passo falso, Fletcher, che saremo fregati. Questo lo dico soprattutto a tuo beneficio. A buon intenditor...." "Tranquilla, mi saprò dare una controllata. Adesso siamo una autentica coppia e non debbo solamente preoccuparmi per Me stesso. Non che prima lo facessi, ma....." "Qualcosa è cambiato, vero?". "Altroché". Peter rientrò nel locale e disse di essere pronto mentre si stirava i muscoli indolenziti.
"Quello che voglio, adesso, è uscire da questo posto". Sussurrò Fletcher. Giriamo un po', vediamo l'ambiente, cerchiamo di inserirci, respiriamo, insomma. Penso di soffrire di claustrofobia dopo un determinato periodo in una casa." Si vestirono Tutti senza aggiungere altro e si incamminarono in fila indiana fuori dal posto. Uscirono in corridoio giusto per trovare Edward Sereni piazzato davanti alla porta di ingresso. Aveva un occhio pesto, regalo della baruffa con Fletcher. "Già in partenza?" Fece, incrociando le magre braccia sul petto. " Ah sì. Sono appena le cinque" Replicò svelta Christine " Ma abbiamo pensato che fosse una buona idea non fare tardi al lavoro proprio il primo giorno" Ed parve rilassarsi e rilasciò le braccia sui fianchi mentre Stefano Grassi, suo fratello Henry e Gladys uscivano alla spicciolata da una stanza. "Questo è l'indirizzo, ma tanto Tutti conoscono il mercato del pesce, giù alla Città vecchia" e passò a Peter un biglietto con sopra scarabocchiato qualcosa insieme a una cartina della Città, unta e stracciata. "Sì, ok" Abbozzò Fletcher "Comunque non ci perderemo".  Sereni piantò gli occhi fissi in quelli dell'Uomo :"Volevo scusarmi per il casino capitato. Penso che purtroppo siamo Tutti un po' nervosi, e questa notte è stata, diciamo così, abbastanza agitata." "Sì, un autentico bordello" Gli concesse Fletcher, che non riusciva a togliersi di dosso il nervosismo mentre scrutava nelle pupille azzurre e gelide dell'altro individuo "Ma succede. Gli esordi sono sempre in salita. Poi ci si stabilizza." E fece scricchiolare i denti. Sereni emise uno strano sibilo, poi allungò la mano contro il petto dell'Uomo, che ricambiò la stretta formidabile con altrettanta violenza. La rottura di quel ghiaccio diede il via a una serie di convenevoli e affettuosità in tutto il gruppuscolo. Quando, finalmente, furono all'aria aperta, i tre fuggiaschi si scambiarono un'occhiata significativa. "Pensavo di non uscirne più." Sospirò Peter. "Ci tengono sotto attenzione, si capisce chiaramente". Chiosò Christine "Non dimenticate che Henry Grassi, per sua stessa ammissione, fa il doppio gioco. Nessuna meraviglia che c'abbia già venduto alle Divise. Penso che facciamo davvero bene a non andare da quella Mary Dozen." Fletcher non replicò e per qualche istante si fece catturare dalla mattina roboante della Città: i grossi Palazzi non riuscivano a nascondere l'emergere dell'alba e il cinguettio assordante dei passeri e dei fringuelli. Da qualche parte alcune grosse gazze lanciavano il loro richiamo e dei piccioni tubavano prepotentemente, mentre le tortore e le taccole si apprestavano a nidificare su alberi e cornicioni diroccati. Il Giorno esplodeva in mille colori e rivoli dannati, inondando le strade e colorando i marciapiedi luridi; e Loro si apprestavano a fuggire gli incantesimi di tutto ciò per l'ennesima volta.






 
 
 

Il Tragitto Vol. 67

Post n°248 pubblicato il 21 Novembre 2014 da lost4mostofitallyeah











Di sopra, nella Chiesa, Rabail stava alzando la voce. Ormai imprecava a più non posso quando Tyner sentì suonare il comunicatore interno. Lo sollevò e annuì più volte con il capo, poi abbassò il ricevitore e passò lo sguardo con noncuranza su Tutti i presenti. "Zsa Zsa Murena ha avuto un mancamento giù nella Cripta, adesso arriveranno i rinforzi medici". Frankie, Rabail e l'ex nano brigante impallidirono di colpo, come se avessero ricevuto uno schiaffo collettivo da un bambino di due metri. Romario si raschiò la gola. Da lì a poco arrivò, dinoccolato e noncurante come sempre, Dorsey con intatto il suo carico di antipatia. "La vecchia sta male" Disse "E mi sembra una cosa peggiore del solito. Possibile che
ci tiri le cuoia. Non l'ho mai vista in quello stato." "Bastardo menagramo" Sibilò Frankie. "Prego?". Replicò asciutto il tirapiedi avvicinandosi. "Corvaccio del malaugurio". Rincarò il Ragazzo la dose. "Mi sa che qualcuno, oltre a Zsa Zsa Murena non esce sulle sue gambe quest'oggi." Rabail si mise in mezzo, com'era costretto a fare sempre più spesso da un po' di tempo a quella parte. "Buono, Fratello. C'è già abbastanza odio in giro." "Il Bastardo fa il tifo perché la Vecchia crepi. Si capisce." "Beh, Tu lascialo nella sua merda. La Vecchia gli farà una bella sorpresa!". Arrivò l'ambulanza a sirene spiegate e si arrestò proprio davanti alle porte della Chiesa. Vi scese un uomo imponente con grandi baffi rossi e i capelli color fuoco tirati indietro e bagnati. Irruppe con decisione nel luogo sacro imprecando a bassa voce. "Beh, che vi succede? Prima il nano brigante...e adesso? sta mica male il Sindaco! Gliene fanno passare di tutti i colori da quando quegli stranieri rompicazzo sono arrivati in Città e...." Tyner appena lo vide arrivare a passo di marcia sollevò l'indice e se lo portò alle labbra. "Rispetto per il luogo in cui stai, Bishop." "Sì, va bene, va bene. Allora ditemi, che sta succedendo?" "Zsa Zsa Murena è giù nella Cripta. Dorsey dice moribonda, ma lo prendo con le pinze." Ah Ah, il vecchio Dorsey! Mai avuto simpatia per la matriarca" Ributtante figlio di puttana! Ah Ah". "Piantala, Bishop e scendi con la tua squadra a fare il tuo dovere. Rimetti in sesto la Donna..." L'Uomo si lisciò i baffi e, chiamati al suo fianco Randall, Kruderhof e Gomez scese deciso le scale che portavano alla Cripta fischiettando una canzoncina. "Sembra di stare in un film comico." sospirò Frankie.
"Bishop sa quello che fa" Replicò il Reverendo Watson "è un po' burbero e passa per un originale ma come medico è il massimo che ci si possa attendere: preciso, preparato ed esperto. Ha già curato spesso Zsa Zsa Murena." Rabail parve riflettere per un attimo, poi sputò fuori deciso :"Ancora non ho capito se quella Donna l'amate veramente o l'odiate. Talvolta può quasi sembrare che vi rompa le uova nel paniere con il suo umanitarismo." Tyner si sedette ai piedi di una colonna. "Lei è l'architrave della Città. La sua Storia, la sua Coscienza critica. Ha fondato Lei questo posto quando ancora non v'erano che lucertole e coyote. Aveva vent'anni e stava insieme al marito Bobby LIndqvist, di cui potete trovare targhe e statue in ogni angolo di questo posto. La
Cittadina gli deve molto (a loro due intendo) ed è rimasto un rispetto profondo e una grande venerazione. Che poi, a volte, sia un po' sfasata sui tempi e più che comprensibile. Non scordatevi che ha novantasei anni (così si mormora, più o meno) e per la sua età è lucida in modo straordinario." Dorsey si levò dai gradini ai piedi dell'altare e sentenziò con abbastanza fiele nella bocca :"è rincoglionita, Sindaco. Ammettiamolo pure. E rappresenta tutto il passato: le menate sulla tolleranza, il socialismo, l'eguaglianza, il rispetto, l'amore per gli esseri viventi. Ormai quel genere di tirata non convince più. I problemi, dopo la guerra, sono diventati altri. La Guerra ha mandato in frantumi l'ideologia di Pace su cui si reggevano quel genere di persone. Adesso c'è una nuova generazione che cresce e ha sul gozzo i fannulloni, i perdigiorno e i viaggiatori assortiti insieme ai Nani Briganti.  Quello che ci vuole adesso è Ordine e rispetto per la Gente che lavora e si fa il culo dalla mattina alla sera. Visionari, Poeti, Ecumenici e Figli dei Girasoli possono andare a Farsi fottere in mezzo al deserto. Lì posto ce n'è." "Finito?". Fece il Sindaco "Sì, finito". "Bene, allora vai giù a controllare cosa sta facendo la squadra di intervento. è di lunga preferibile al fatto che Tu rimanga qui con le mani in tasca a sparare stupidaggini". Dorsey fece una smorfia e si allontanò senza aggiungere motto. Frankie inarcò le sopracciglia :"Simpatico quel vostro Dorsey. Li scegliete con particolari caratteristiche i vostri lavoranti al comune, sindaco?". "è la Gente che è diventata così. La Guerra Li ha cambiati. Prima non erano in quello stato. Troppe tragedie e troppo sangue non lavano i vestiti, ma li inzuppano." Aveva parlato Romario, e Tutti si girarono lentamente a guardarlo.





 
 
 

Il Tragitto Vol.66

Post n°247 pubblicato il 14 Novembre 2014 da lost4mostofitallyeah










In un modo o nell'altro riuscirono ad arrivare alla Chiesa e vi si infilarono rapidamente, avvicinandosi all'altare proprio mentre Frankie perdeva le energie e Tyner torreggiava su tutti con la sua ritrovata verve. Louise notò il suo compagno di viaggio e non si trattenne :"Che gli è preso a Frankie? sembra uno straccio." Rabail  sorrise amaramente e indicò il sindaco :"Non ci vogliono
scortare alla stazione ed è un bel casino." La Ragazza cercò immediatamente con lo sguardo Zsa Zsa Murena ma non riuscì a reperirla. "Dov'è la Donna?". Proruppe con un accento di angoscia nella voce. Sapeva benissimo che era stata Lei a salvare a Tutti loro la pelle e non sarebbero stati in grado di fare a meno della sua presenza rassicurante. "L'ultima volta che l'ho vista stava scendendo nella Cripta insieme a un ragazza, ma non mi sembra che sia ancora risalita." Louise si lanciò lungo le scale della cripta mentre Rabail salutava Pearson  stringendolo forte e facendogli scricchiolare le giunture. "Il ritorno dell'ex nano brigante!". Esclamò con fervore. Pearson spinse a terra le stampelle e lo ricambiò con entusiasmo. Poi si diresse zoppicando verso Frankie e gli strinse la mano ma il Ragazzo era perso nelle sue meditazioni e se ne accorse appena. Però parve contento di rivedere il piccolo compagno di viaggio. Nel frattempo, correndo lungo i corridoi, Louise era infine approdata all'ossario ed, entrata, aveva visto Dorsey in piedi vicino a una donna sdraiata per terra e sostenuta nella testa da una giovanissima. Trattenendo a stento un grido Louise si era avvicinata a quella strana scena e aveva guardato negli occhi Zsa Zsa Murena che stava lunga distesa con i piedi sollevati contro una piccola balaustra. Era pallidissima ma i suoi occhi erano, come al solito, reattivi e vigili e la Viaggiatrice vi sprofondò dentro cercando anche solo una piccola conferma della propria e altrui salvezza. L'ultranovantenne la squadrò con la solita affabile alterigia e, in un soffio di fiato, mormorò :"Non è nulla, mia cara. La solita aritmia cardiaca. Mi succede a volte. Poi, quando vengo qui nella cripta a rivedere le ossa dei miei antenati è sempre la solita storia: finisco con lo stare male e a perdere i sensi. Per fortuna che Lisbeth qui  mi accompagna sempre. è una ragazza tanto dolce e disinteressata". Louise si rialzò e si rivolse a Dorsey che stava tranquillamente ruminando una gomma da masticare osservando tutto con la sicumera del Cafone. "Non ancora pensato che sia il caso di darsi da fare, Dorsey?" Notò pungente, Louise. "La vecchia ha sempre di queste crisi. Ormai ci siamo abituati . Non è mai morta e non morirà tanto facilmente. " "Non è quello che Tu e Quelli come Te stanno aspettando, Dorsey? Non darmi questo dispiacere." L'uomo sollevò il capoccione pesantemente, come se ci fosse qualche sottigliezza nel discorso di Louise che gli sfuggiva. "Mi sta prendendo per il culo, signorina? Guardi che Io sono un dipendente di questo Comune da 15 anni e certe cose le conosco bene." "è una buona ragione per lasciare morire una Signora senza fare null'altro che rigirarsi i pollici?". "Ok, ho capito dove vuole arrivare." Mugugnato questo, Dorsey sputò la cicca nel cestino e si avviò lento verso l'uscita dalla cripta mentre estraeva dalla tasca il comunicatore interno. Louise lo sentì gracchiare per qualche minuto poi i rumori scomparvero, assorbiti dalla straordinaria insonorizzazione del posto. Chinatasi ancora una volta sulla Vecchia,Louise la carezzò dolcemente e iniziò a riflettere. Per quanto bizzarro potesse sembrare, forse i guai erano appena cominciati e la tempesta si stava solo addensando all'orizzonte. Se Zsa Zsa Murena fosse stata trasportata in Clinica per i Viaggiatori si apriva un periodo difficile e pericoloso. Lei era l'Unica a proteggerli dall'alto del suo carisma e se anche l'ambiguo Tyner e il mellifluo Watson si tiravano indietro, avrebbero dovuto percorrere il tratto dalla Chiesa alla Stazione esposti agli attacchi di Eugenia e degli altri Insoddisfatti.






 
 
 

Fletcher LXXVI

Post n°246 pubblicato il 07 Novembre 2014 da lost4mostofitallyeah






Henry Li abbandonò perplesso e si diresse verso le stanze dove campeggiavano Stefano Grassi e sua moglie Gladys. Nel frattempo Fletcher si rigirava fra le dita il nuovo documento e fissava alternativamente Peter e Christine. "Quando si sveglia dobbiamo dargli il suo ID, ricordiamocene...." "Ma certo, come possiamo dimenticarcerne, Tesoro." Tesoro......A quella parola lo stomaco dell'Uomo cominciò a torcersi e curiosi pensieri e flashback gli guizzarono per il cervello. Per un attimo il termine lo aveva lusingato, poi lo aveva messo in imbarazzo, infine fatto sentire in colpa. Egli sentiva che con quella parolina il loro rapporto scartava nettamente. Dopo avere fatto l'amore Niente era più come prima: erano su una strada senza ritorno. Così registrò tutto e si sentì come una locomotiva senza macchinista che si immetteva su sempre nuovi binari senza sapere quando avrebbe deragliato portando con sè tutti i passeggeri. Ma cercare di rallentare sarebbe stato peggio: era più facile imbroccare gli scambi a tutta velocità, istintivamente, che mettersi lì a decifrare. "Tu hai intenzione di prendere questo lavoro al mercato del pesce?". La voce di Christine sembrava più matura e pastosa, con un leggero arrocchimento
che la rendeva ancora più suggestiva. Fletcher non potè fare a meno di restarne incantato e di seguirla, ovunque conducesse la sua riflessione. "Certo" Fece Lui vagamente smarrito "Non è il massimo che la Vita ci può riservare ma abbiamo bisogno che le acque si plachino per un certo periodo, che si dimentichino di Noi." "Non lo faranno mai. Non Percace, certamente. Per Lui siamo una macchia in una carriera immacolata. Una mosca nel piatto." "é un posto sicuro, lì saremmo perfettamente in incognito. E ricordati che d'ora in avanti Io sono il signor Jacques Rosiers. Tu cosa sei diventata?". "Lucy Darward". "Bene. Mi piacciono queste nuove identità ma capisco anche quello che intendi. Cosa dovremmo fare, secondo Te?". "Vivere, semplicemente, ma meglio. Di massacrarmi in mezzo all'acqua e al pesce puzzolente non mi va. Usciamo da questo posto, cerchiamoci un lavoro decente e aspettiamo che si plachino i segugi, anche se so che sarà impossibile." "Un'impresa disperata?". "Sai benissimo che Percace non mollerà la presa su di Noi." E qui lo sguardo di Christine si mutò in una bellissima tristezza, la piega delle labbra si curvò verso il basso e Fletcher si sentì trasportato dall'amore universale verso quell'unico Essere.
"Abbiamo dei doveri verso Mary Dozen e Henry. Ci hanno aiutato, non possiamo dimenticarlo." "Di certo hanno degli interessi. Nessuno a questo Mondo fa nulla per niente". Intonò Christine scetticamente. "Forse Mary Dozen lo ha fatto. Non dimenticarti che è un'ereditiera, e ha conosciuto Percace. Nel suo caso c'era scarso interesse ad aiutare dei Derelitti come Noi." "All'inferno, Fletcher. Non capisci che vogliono solo inquadrarci e farci diventare dei numerini al loro servizio. Non è un caso se Mary Dozen ha conosciuto lo Psichiatra, in fondo la pensano alla stessa maniera, solo che uno lo fa al servizio della sua algida ideologia della Purezza e dell'Asessualità, l'altra è una fottuta rivoluzionaria con in testa gli stemmi, gli stendardi e le bandiere. Vuole farci prendere la tessera del Partito degli Esclusi, diventare massa di
carne in movimento al servizio del cosiddetto Sovvertimento Sociale, che poi non
è altro che un modo per cambiare Padrone e insediarne un Altro
. Mi fanno venire i brividi sia un'opzione che l'altra. Io non voglio regole né Comandanti, Amore." Cessò di parlare e l'Uomo la sogguardò con profonda ammirazione e Stupore: dov'era finita la Christine burrosa e indecisa dei primi tempi, la testimone muta e complessata dei furori di Fletcher? Adesso sembrava iniziare davvero un'altra storia, e quella donna non sarebbe stata pacificamente e passivamente al suo fianco, attendendo che dalla sua bocca maschile colassero parole di saggezza e decisione. Quella Donna avrebbe avuto voce in capitolo. "Cosa consigli?". Sillabò Lui quasi timidamente, ben conoscendo la risposta. "Ciò che ho appena detto. Può sembrare una vigliaccata ma dobbiamo salutare Tutti e riprendere la nostra strada. Riprendiamo la nostra macchina e mettiamo sottosopra la Metropoli, per cercarci un posto, per beccarci un lavoro decente e lasciare passare i mesi, forse gli anni. Percace non ci dimenticherà ma potrebbe essere costretto a mollare la presa per disperazione. Io su questo, nell'angolo del cuoricino, ci conto." "E Peter?". "Viene con Noi, ovviamente, non me la sento proprio di lasciarlo solo. E Lui ha ancora tanta rabbia in corpo e un conto in sospeso con il nostro comune Psichiatra. Deve riprendersi la sua Rihanna. E lo capisco fino in fondo al midollo." Fletcher annuì. Quella nuova virago dal cervello d'oro chiamata Lucy Darward gli piaceva un sacco: aveva cumulato energia e idee per lungo tempo, le aveva covate e ora erano nate come pulcini dalle ali d'acciaio. Si alzò dalla sua sedia e andò diritto a scuotere il dormiente Peter.
 
 
 

Fletcher LXXV

Post n°245 pubblicato il 31 Ottobre 2014 da lost4mostofitallyeah









La trovò in una delle stanze che davano sul retro del palazzo: una zona dalla terra bruciacchiata e con diverse carcasse di automobili e motociclette lasciate alla ruggine e al disfacimento. Sul divano, a 6 metri da Lei stava addormentato Peter, evidentemente ancora scosso dalla pesante nottata in bianco e dalle forti emozioni passate. Fletcher ebbe un moto di indisponenza a vedere il ragazzo. Non poteva dimenticare che poche ore prima aveva cercato di violentare Christine in preda a un forte accesso di libidine. Eppure, a guardarlo così, sembrava tutto fuorché pericoloso: Assomigliava a un bambino addormentato sopra il sancta sanctorum dei suoi giocattoli, con un'espressione pacifica e tranquilla, come chi ha atteso proprio le luci dell'alba per scacciare tutti gli incubi dalla sua testa pesante. Fletcher si avvicinò a Christine e la riscosse dal torpore in cui era immersa, poi, accennando con la fronte a Peter sussurrò :"Voglio che il nostro bambino dorma nella stessa maniera quando sarà in pace con sé stesso." Christine si riscosse in un attimo e spalancò gli occhi. Sapeva benissimo, come Tutti, che la nascita di un figlio in quella loro Società era soggetta a limitazioni e gabbole di ogni tipo. L'intenzione di avere un bambino doveva essere resa noto almeno due anni prima del Fatto alle Autorità competenti, le quali vagliavano l'intero patrimonio genetico dei Candidati, e poi, dopo lunghe interviste e indagini, davano il loro parere più sovente negativo alla questione. In una Terra già sovrappopolata dai Gruppi etnici minori generare era diventata una questione delicatissima e dannatamente complicato. Avere figli al di fuori dei canali ufficiali era un reato gravissimo, punibile con otto anni di carcere duro. Per questo Christine fissò attentamente e a lungo Fletcher, arrivando al punto di domandarsi se fosse totalmente in Sé oppure se il cazzotto ricevuto da Sereni stesse procedendo avanti con i suoi strascichi. Ma l'Uomo era già oltre e la stava carezzando sul collo in modo tortuoso e delicato, le apriva la camicetta e metteva alla luce i suoi seni pesanti e bianchissimi, poi la baciava lungamente sulla bocca e su tutto il viso, poi Lui cominciava a spogliarsi malgrado Peter addormentato sul divano, poi anche Lei si denudò e cominciarono a rotolare insieme sul pavimento........Henry Grassi arrivò qualche ora dopo per controllare come la Situazione stava evolvendo e trovò suo fratello e Gladys incazzati in una stanza mentre Christine e Fletcher raggiavano in un'altra parte davanti a una tazza di the e Peter in coma su un divano. Edward Sereni era uscito per un lavoretto di programmazione computer ma prima aveva fatto in tempo a contattare Grassi, lamentandosi del comportamento di Peter e Fletcher e dell'irruzione inopinata di suo fratello. Henry aveva risposto che avrebbe messo le cose a posto e chiesto conto a tutti, mettendoli di fronte alle loro responsabilità. Inizialmente aveva incrociato sul corridoio suo fratello in mutande e lacrime, ma sapeva che era un sentimentale e non se ne preoccupò più di tanto. Quindi prese a girare i locali della vasta abitazione per far saltare fuori i tre ospiti. E li trovò, assolutamente quieti, nella stanza grande. L'Uomo e Christine intenti a sorbire il the mentre si tenevano la mano, Peter steso sul divano in pieno sonno e con una vecchia giacca a drappeggiargli i fianchi. Henry storse il naso nel vedere i due fidanzatini eterni e promessi impegnati a incrociarsi le dita come due adolescenti in fuga. Non poteva certo immaginare quello che era appena avvenuto alcune ore prima e gli sguardi che si scambiavano Fletcher e Christine erano quanto di più melenso e untuoso la sua mente contrabbandiera poteva immaginare. "Che è successo stanotte?" Cominciò a indagare. L'Uomo era ancora perso nelle sue visioni quando prese a rispondere senza fretta :"Peter ha tentato di violentare Christine e Io sono intervenuto dandogli una lezione. Poi è scoppiato un pandemonio: Io ho preso il crotalo dalla teca e l'ho sbattuto in mezzo a tutti. Così Ed mi ha legnato con un montante perfetto. Ecco il succo di tutta la storia. "E la sbatti giù così? Siete arrivati da appena un giorno e già combinate di questi casini. Mi vedrò costretto a spostarvi da un'altra parte o a rinunciare alla vostra tutela." "Oh, non c'importa" Intervenne Christine "Dacci un'automobile e togliamo il disturbo. In un modo o nell'altro ce la caveremo. Lo abbiamo sempre fatto. Alla fine supereremo il Confine o ci imbarcheremo da clandestini su una nave diretta a Ovest." Henry Grassi strabuzzò gli occhi :"Dovete essere impazziti! Le vostre foto sono in ogni commissariato. Siete accusati di crimini conto la Morale, E Percace in persona vi sta addosso.
Dove contate di arrivare?" "Finora siamo stati, tutto sommato, fortunati nelle disavventure, quindi ci affidiamo alla nostra buona stella e tiriamo avanti. Se ci caccerai da questo posto troveremo qualche baracca dove rifugiarci. Se poi ci beccheranno non avranno comunque ragione di Noi. Possono separarci ma non spezzarci, e alla fine, fosse anche fra due secoli, Noi ci troveremo ancora. Siamo immortali." Grassi diede una nuova occhiata a Christine: pareva come trasfigurata e della vecchia, amabile ragazzona indecisa e romantica, non aveva proprio nulla. Qualcosa, rifletté, doveva essere successo in quelle ore della mattinata per cambiarli così tanto, ma preferì non pensarci. "Va bene" Si arrese di fronte a quel muro compatto "Seppelliamo tutta la faccenda. Se ancora vi va domani prendete a lavorare al mercato del pesce. Questi sono i vostri nuovi documenti". E porse due tessere alla coppia.
Questi le guardarono distrattamente e poi tornarono a fissarsi fin quasi a sfregiarsi le pupille.
Henry Grassi girò la schiena sospirando :"Decisamente, dovete essere impazziti." Sorrise.
 
 
 

Il Tragitto Vol. 65

Post n°244 pubblicato il 24 Ottobre 2014 da lost4mostofitallyeah






"Vi consiglio di preparavi per quando sarà arrivato Pearson" Mormorò asciutto Tyner rivolto ai tre viaggiatori, ora vicini l'uno all' altro. Strano si scostò immediatamente e cadde in ginocchio ai piedi del Sindaco cingendogli le gambe. "Io, Sindaco, non posso continuare a girare a vuoto. Sono diverso dai ragazzi, e anche più vecchio. Adesso ho bisogno di trovare un posto stabile per poi tornare alla mia Divisione per acquartierarmi. Accoglietemi fra le vostre braccia, ve ne prego." Tyner sollevò il Colonnello e lo guardò fisso negli occhi :"Sei perdonato. Anche per tue colpe passate, Colonnello. Ti consideriamo ospite nella nostra Cittadina." "Io non ho mai difeso il Nano brigante" Insisteva Strano "Sono un uomo di legge, Io, e fedele alle istituzioni ufficiali!". "Ho capito benissimo, Colonnello." Lo interrompeva Tyner "Mettiti il cuore in pace e considerati cittadino acquisito di Selawille." A queste parole fu come se Strano avesse finalmente compreso che non sarebbe più stato costretto ad andare ramingo da una cittadina all'altra, che aveva finalmente trovato un posto dove stare, lontano dalle vendette, dalle incursioni e dai guai. Scoppiò a piangere e le calde lacrime bagnavano i faldoni di carte che tratteneva tra le mani ossute. Era uno spettacolo veramente patetico e persino Rabail e e Frankie capirono che il loro provvisorio compagno di Tragitto aveva finalmente trovato casa. "Sono contento per Lei, Colonnello" Concesse, un po' freddamente, Rabail. Ma Strano nemmeno lo stava ad ascoltare, perso com'era nelle fantasticherie della sua nuova posizione di cittadino. Abbandonò tutti e si sedette in un angolo della cripta a vergare alcune pagine dei suoi documenti Dio solo sa di cosa. "Ecco un uomo felice" Sospirò rapito il Sindaco. "Ma questo non cambia la posizione degli altri" Interloquì Frankie indispettito "Appena tornano Pearson e Louise dobbiamo essere pronti ad abbandonare la Chiesa e a dirigerci verso la Stazione. Tu, Sindaco, verrai con Noi, e anche Zsa Zsa Murena se fosse possibile, poi gli sgherri del Comune per difenderci fisicamente, poi..." "Poi nessuno" Interruppe Tyner con uno dei suoi amabili sorrisi "Vi arrangerete da Soli. Nessuno delle forze di Difesa vi accompagnerà." A Frankie prosciugò l'entusiasmo in un attimo :"Questo significa condannarci a morte, Sindaco!". "Non mi interessa. Io personalmente sono stanco di sostenervi. Pensavo che poteste essere un'occasione per la Cittadina, vi siete rivelati una piaga sul culo e degli acchiappaguai. Ne ho abbastanza. Ne ho abbastanza anche delle tue provocazioni e del tuo tono, Frankie." Il ragazzo si arrestò basito e cominciò a riflettere se, per caso, non si fosse spinto troppo oltre nelle sue pretese: aveva dato ordini a tutti quando stava lì, indifeso e precario, assolutamente nelle mani del Sindaco e dei suoi tagliagole. Aveva preteso con insolenza, non rendendosi conto che non era nella posizione per farlo, aveva alzato la voce, non sentendo che era solo un mugolìo fragile e indistinto. In un attimo gli si piegò la Volontà e dovette sedersi. Gli parve che Tutti lo guardassero con curiosità e malcelata soddisfazione. Persino Rabail sembrava dire :"Ecco dove ci ha portato la tua sicumera e la tua arroganza. Dovevamo mendicare la protezione di Tyner e Watson in vece di alzare la cresta come dei galletti." Frankie fece un gesto a mezzaria con la mano come per significare :MI avete ucciso". E ripiegò il capo sul petto.
Nel frattempo il giro per la Città di Louise, Watson, Pearson e Romario proseguiva non senza intoppi: alla vista dell'ex Nano brigante una piccola folla di bambini s'era radunata, seguendoli e lanciandogli piccoli sassi e immondizia, cercando di colpire soprattutto Pearson. La gente, gli Adulti, si limitavano a passare sull'alto del marciapiede e a lanciare occhiate di fuoco per poi scomparire rapidamente. Ben presto Romario era riuscito a disperdere i monelli distribuendo scapaccioni e calci mentre Eugenia non usciva dalla testa di Louise. Non riusciva a negare che quella Donna Le piacesse pur essendo dall'altra parte della barricata. Ne ammirava il coraggio e la fermezza, la determinazione e saldezza, pur rendendosi conto che sarebbe stata la nemica più ostica, da lì alla Stazione. Aveva davanti agli occhi il suo mento sottile ma proteso,
gli occhi talmente azzurri da scomparire nel lapislazzulo, i capelli paglierini corti e raccolti. Diversamente dalla sfuggente minaccia rappresentata da Tyner e dal Reverendo, Eugenia rappresentava un tipo nuovo di nemico, quadrato e potente. Un Capo naturale degli Insoddisfatti che l'avrebbero seguita in capo al mondo e in fondo all'Inferno per ottenere la loro Vendetta. Aveva perso il Marito a causa dei compagni dell'uomo che stavano accompagnando. Era feroce e fredda, aveva smarrito tutte le lacrime per poi ritrovarle e trasformarle in artigli.
 
 
 

IL Tragitto vol. 64

Post n°243 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da lost4mostofitallyeah






"Nulla di più facile. Se è questo che volete, felice di risolvere il vostro problema. Vi accompagneremo con il gonfalone del comune e la banda ufficiale." "Andiamo, Tyner, non è il momento delle buffonate. Hai capito benissimo quello che intendo. Avete il dovere di scortarci alla Stazione dopo tutto quello che abbiamo passato in questo posto!". "Dovere! Parola grossa." E la faccia del Sindaco prese ad assumere tonalità cinerognole e il labbro inferiore iniziò a tremare per l'indignazione :"Avete portato in parata quel Nano ben sapendo che ciò feriva i sentimenti della popolazione. vi siete fatti complici di un massacratore!". Frankie era attonito per il mutamento d'umore del Sindaco. Forse non avrei dovuto farlo arrabbiare. Rifletté. Ma Tyner era un fiume in piena :"Avete portato odio, riaperto vecchie ferite e sconvolto l'equilibrio sociale della mia cittadina. Dovrei cacciarvi a calci in culo per questo e Vi sarebbe andata bene!". Frankie si levò dalla faccia paonazza del Sindaco e si allontanò di qualche passo. Scivolò accanto a Rabail e prese a sussurrargli in un orecchio :"Il Tizio è di pessimo umore. Pare che voglia tirarsi fuori qualche sassolino dalla scarpa e non si ricorda di essere stato Lui a ossessionarci fin dal primo momento. Gli ricorderei volentieri la storia di quell'hotel ma non mi pare il caso. Comunque sia, dobbiamo liberarci di questo posto e Mi sa che dovremmo farlo, ancora una volta, da soli." Rabail fece un gesto indefinito con la mano, poi disse :" Dobbiamo attendere Louise, Pearson il Reverendo e l'altro Tizio. Dio solo sa quanto ci impiegheranno. Inutile inimicarsi Tyner proprio adesso. Ci serve come l'unguento per le emorroidi." "non me lo sono inimicato" Fece Frankie con uno scatto nervoso "è Lui che sta cambiando. L'hai notato: Ogni volta che ci si prospetta una chance di fuga diventa nervoso e indisponente. Parola mia, quell'individuo ha ancora in mente qualcosa su di Noi." Pearson avanzava abbastanza veloce, sostenendosi solo in parte sulle piccole grucce. L'aria aperta e l'addio all'Ospedale gli stavano facendo bene e un colorito più sano gli si spargeva sulle guance pienotte. Avevano percorso già mezzo cammino quando una signora elegante e affusolata Gli si fece decisamente incontro. Offriva l'impressione di una donna dimenata fra buon gusto e dolore, combattuta fra l'apparenza e un intimo rivolgimento che ben si delineava a partire dal suo viso pallido e sbattuto. Si arrestò davanti ai pellegrini e costrinse anche Loro a fermarsi, pur con evidente imbarazzo. "Due anni che Sean è morto e cosa debbo vedere? Un nano brigante in stampelle, probabilmente curato dal nostro Servizio Pubblico che passeggia tranquillamente in compagnia del nostro amabile Reverendo e del nostro tuttofare Romario. Ma, dico, non riuscite a vergognarvi?". "Andiamo, Eugenia." Rispose affabilmente ma con un certo imbarazzo il Reverendo Watson "Non sai nulla della situazione. Il Sindaco è d'accordo e anch'Io ho dato la mia approvazione. Non è forse giunto il momento di lasciare alle spalle odio e rivalsa e cercare, finalmente, di addivenire a una pacifica convivenza o a qualcosa che, almeno, riesca ad assomigliargli?". Eugenia sputò ostentatamente ai loro piedi e prese a bofonchiare :"Me ne frego dei vostri accordi politici. E tutta la gente la pensa come Me. Avete voluto terminare una guerra calandovi le brache davanti a un pugno di nanetti ormai alla canna del gas. Gli avete dato Dignità politica. E pensate di seppellire i nostri morti, le vittime dello LORO incursioni lavandovi le mani con qualche giaculatoria e buona parola di Pace? Io me ne sbatto della pace. Io voglio Giustizia. E se non ce la darete verremo a prendercela. E non ci sarà più Zsa Zsa Murena ad arrestare il tutto." Detto questo la strana donna si forbì la bocca con un gesto istintivo e si scostò riprendendo cogitabonda la sua strada fino a sparire in un vicolo. Watson rimase per un attimo perplesso. Si rassicurò che nessuno dei passanti avesse udito la tirata, poi tornò finalmente al suo tradizionale sorriso ."Non fateci caso. Ha perso il marito in una delle incursioni più feroci dei nostri antichi avversari e non è mai venuta a patti con il dolore e lo sconvolgimento. Vive con il figlioletto su tra le Colline, e lo sta addestrando in modo, diciamo, improprio." "Cosa intende, Watson?". Fece Louise. Il Reverendo sospirò, evidentemente insoddisfatto di affrontare un argomento spinoso :"Ne sta facendo un piccolo guerriero e lo cresce nel culto del padre. non passano più alla Messa anche se quel giorno dello ehm sconvolgimento l'ho vista chiaramente tra la folla di assatanati . Diciamo che intorno a Lei e al figlio si sta radunando un gruppetto di facinorosi ostili alla tregua. Li chiamano Gli Insoddisfatti. Non sono tanti ma hanno un bel gruzzolo. Si addestrano sparando nei boschi e si preparano al momento in cui tutte le speranze di Pace crolleranno. Né Io né il Sindaco abbiamo ascendente su di loro ed è proprio da quelli che dovete aspettarvi qualche sabotaggio prima di riuscire ad arrivare alla Stazione." Pearson sollevò per un attimo la mano dalla gruccia e se la passò fra i capelli "Penso succeda dappertutto. Gente bellicosa che si sente tradita dalla pace e ha ancora molti conti in sospeso, anche con Sé stessi. Qui la differenza la fanno le Istituzioni: se sono abbastanza solide mettono questa gente nell'angolo e la rendono innocua." Romario pareva seguire un suo silenzioso pensiero ma poi alla fine sbottò :"Gli Insoddisfatti saranno sempre Tali: dagli un osso da masticare e te lo massacreranno, offrigli la gamba e te la divoreranno in un amen." "Così non sia" Chiosò il Reverendo, e Tutti insieme tornarono ad avviarsi.

 
 
 

Fletcher LXXIV

Post n°242 pubblicato il 10 Ottobre 2014 da lost4mostofitallyeah






Si svegliò che aveva Gladys sopra di Sé. Il volto non più giovanissimo ma le labbra sempre carnose e gli occhi spalancati come pozze umide sotto un primo, timido sole. Lui l'abbracciò dopo essersi guardato intorno. Erano soli in specie di stanza e l'attirò a Sé ma Lei liberò la testa e si sollevò in piedi. "Si può sapere cosa Ti è saltato nel cervello di liberare quel rettile in casa? Decisamente Ti manca qualche venerdì". "Era per attirare l'attenzione e sublimare certe cose". rispose Fletcher. "Che bisogno hai di sublimare? Sei un bell'uomo." "Ma sfortunato". "Perché Ti piace esserlo. Ti rotoli nel fango." "Ci sono limiti che non voglio scavalcare, per non dare ragione a Percace e passare come un porco di mezz'età che rincorre disperatamente le sue libidini." "Insomma, quello che stavi per fare adesso con Me. Malgrado mio marito, malgrado Christine che dai l'impressione di amare così tanto." Lui si sollevò puntando i gomiti, poi si mise seduto sul letto. Era arrabbiato con Gladys perché offriva l'impressione di starci ma poi tirava fuori mille trappole e lo frustrava. allungò di nuovo le braccia nella sua direzione ma Lei si allontanò ulteriormente di qualche metro scoppiando a ridere. Alla fine Fletcher capì il suo gioco e si rilassò ficcando le mani tra le ginocchia. "Ti piace giocare, eh?". Lei non disse nulla e si riavvicinò a passettini, fino a stare quasi a contatto di fianchi con il suo braccio. Lui le strinse il culo ma ormai la luce si era spenta nelle sue pupille e capiva che Lei non si sarebbe veramente mai concessa. Indugiò un po' tra le natiche, poi La spinse lontano riflettendo su Christine. Gladys a quel punto parve seriamente offesa e si tirò su la maglietta mostrandogli le tette: erano belle, appuntite e abbronzate, poi, lentamente, si spogliò nuda scagliandogli addosso i vestiti. Alla fine era davanti a Lui con le narici frementi e il corpo invitante, magro e nervoso. Fletcher fissò la porta "è chiusa?". Mormorò. "Ovviamente no." Lei rispose. Allora all'Uomo si accese una lampadina e contò mentalmente i secondi che mancavano all'irruzione da parte di Lui, con finto scandalo e offesa profonda. Arrivò a contare fino a 35 mentre indugiava sul fisico, comunque invitante, della Donna. A 35 la porta si spalancò e Stefano Grassi apparve sulla soglia traballante e in mutande, con una maglietta Lacoste verde. sotto al tessuto delle mutande si intuiva un'erezione prepotente mentre sventolava la mano sinistra con l'intenzione di fare capire :"Vi ho beccati, alla fine, Disgraziati!". Fletcher socchiuse gli occhi e tentò di allontanare il disgusto. gli venne da sperare mentalmente che almeno Christine fosse estranea a tutta quella pagliacciata e con sguardo accorato indugiò alle spalle di Grassi sperando di non vederla. Non c'era. Stefano chiuse la porta e avanzò con una certa difficoltà sul pavimento a piedi nudi. Fletcher nemmeno lo degnava di uno sguardo, tanto meno ci teneva a mostrare paura o incertezza. Era una pantomima, e come tale si stava sviluppando con la grossa figura del Tizio che avanzava goffamente verso i presunti fedifraghi.
"Questa non me la dovevi fare, ragazzo! Scopare con mia moglie alle mie spalle!". Aveva un tono piagnucoloso e repellente che sapeva di artefatto lontano mille miglia. Alla fine si era tanto avvicinato che si sedette sul letto fianco a Fletcher. Questi sentì una zaffata potentissima di alcol investirlo e lasciarlo quasi stordito. Grassi era completamente ubriaco e rollava vistosamente avanti e indietro cercando di mantenere un portamento eretto e una certa chiarezza nella voce:
ma come impresa disperata non era male. Aveva passato il braccio intorno alle spalle di Fletcher che se ne stava muto e depresso. "Comunque è una bella donna, vero, malgrado la sua età, intendo? A Chi non piacerebbe farsela? E Tu sei ancora giovane e prestante. Lo sai, Ti potrà sembrare strano ma in fondo Ti capisco. E, in fondo, sono orgoglioso di avere una moglie così...che piace, intendo!". Fletcher tentava di liberarsi dalla stretta invadente di Stefano ma pareva un'impresa impossibile. Gladys, nel frattempo, s'era rivestita in tutta fretta e s'era accesa una sigaretta sedendosi languida su una sedia rococò, quasi attendesse la fine della contrattazione tra suo marito e quel bizzarro ma affascinante individuo. Grassi non la finiva di sussurrare fastidiosamente nell'orecchio dell'Uomo mentre con la mano destra si toccava il membro, stimolandolo a restare eretto. Ormai navigava fra tutti i relitti possibili, finché, alla fine, affrontò la questione principale come solo un ubriaco può fare, con sentimentalismi, cialtroneria e grosse pacche al petto. In fin dei conti gli disse che l'avrebbe perdonato e che, anzi, poteva farsi sua moglie, ma Lui sarebbe rimasto a guardare perché così gli andava, confermò con un ruggito. "Allora Ti piace la situazione? Dimmi qualcosa." La voce di Grassi si era spezzata dall'emozione e dalla libidine ma a Fletcher veniva solo voglia di ridere. E alla fine lo fece: una risata imponente, forte, vibrante che sembrò scuotere persino il lampadario e le abat-jour e prosciugargli il petto fino al punto di farlo tossire incontrollabilmente. Staccò con delicatezza il braccio di  un attonito Grassi e si alzò in piedi. Era completamente vestito e quindi si diresse verso la porta della stanza non girandosi nemmeno per un attimo. Uscì e cominciò a navigare per gli immensi appartamenti. Cercava Christine per avere un po' di sollievo e qualcuno da stringere veramente. Cercava Christine per scrollarsi do dosso il senso di sporcizia che gli aveva pervaso l'anima.












 

 
 
 
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