Creato da lost4mostofitallyeah il 04/03/2009
CON QUEL TRUCCO CHE MI SDOPPIA LA FOCE
 

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Fletcher LXXIV

Post n°264 pubblicato il 27 Marzo 2015 da lost4mostofitallyeah

 






Si arrestarono davanti all'ingresso, dove un signore era intento ad appendere un foglio sulla porta con le date delle future messe. Era un ometto miserevolmente alto, con un cranio lucidissimo e lunghi baffi grigi pendenti agli angoli della bocca. La mano Gli tremava visibilmente mentre  ficcava il chiodo nel legno e lo rimirava tenendosi, poi, a giusta distanza. I tre personaggi in fuga attesero pazientemente che finisse il suo lavoro finché Fletcher Gli posò una mano sulla spalla inducendolo a voltarsi con molta calma e senza fretta. "Buongiorno, cercavamo il Dottor Benjamin Van Huijten." L'Uomo Li fissò ad uno ad uno con indulgenza, poi decise che meritavano una risposta e spalancò gli occhi bovini muovendo dolcemente le labbra :"è impegnato in una seduta. Se volete accomodarvi silenziosamente in fondo alla navata.....non penso ne avrà ancora per molto." I tre annuirono riconoscenti e si fecero largo oltre il portone. appena entrati Li sorprese un odore di cose fresche e pulite, senza quella greve atmosfera incensata delle Chiese maggiori. Pareva di essere entrati in una casetta di campagna linda e ordinata, non fosse stato per le panche, tutte ammassate in un angolo accanto al piccolo altare. Al centro della costruzione stavano seduti a semicerchio su alcune sedie di plastica una decina di persone, intente ad ascoltare uno di Loro che bofonchiava a bassissima voce ed era incomprensibile ai tre visitatori che andavano accomodandosi vicino all'ingresso centrale. La Chiesa si rivelava essere un modesto edificio in legno di frassino con tutte le caratteristiche amene delle costruzioni in quel materiale: il senso di spazio malgrado la ristrettezza, l'assenza di echi e il notevole spirare di un gran senso di pace collettiva. Incapaci di scambiarsi parola di fronte a quello spettacolo intimo e toccante i Tre ristettero in silenzio mentre tentavano di decifrare parte dei discorsi che andavano
svolgendosi fra i partecipanti alla Seduta. Ma tanto ristretto era l'ambiente e così personale apparivano le conversazioni, che ben presto si rassegnarono e rimasero nella semioscurità attendendo, come bravi scolari, il loro turno. Finalmente, mezzora dopo il loro ingresso, le sedie strusciarono sul pavimento e tutte le persone si levarono per disperdersi verso l'Uscita. Erano uomini e donne vestiti modestamente, alcuni parevano contadini di un'altra era, con tanto di cappelli di paglia e tute da lavoro. V'era anche qualche ragazza, ma infinitamente distante dallo stereotipo della giovincella sventata da riuscire sconvolgente al solo sguardo. Fletcher, come sempre, prese l'iniziativa quando notò un Uomo rimasto solo al centro del vestibolo con la schiena rivolta all'altare. Intuì facilmente che doveva trattarsi di Benjamin Van Huijten e Lo avvicinò con una strana, per Lui, discrezione. Questi era un signore intorno alla settantina, lungo e massiccio, con una asprissima barba grigia e occhi incorniciati da occhiali dalla rozza montatura. Sul momento diede a Fletcher una certa quale impressione di rigidità e durezza, costringendolo a cominciare il discorso da lontano e facendolo impappinare a ogni piè sospinto. Ma proprio quando si avvicinava al nocciolo delle presentazioni Christine sbucò fuori dalla penombra e si pose davanti allo zio. Questi, osservandola, ebbe un improvviso mutamento nella fisionomia rugosa e stanca e un larghissimo sorriso accompagnato da un grido soffocato. "Christine!" gridò aprendo le braccia. "Zio Ben!" Rispose Lei rifugiandosi tra la capiente stretta dell'omone. Lacrime sgorgarono e parole smozzicate sortirono in pochi istanti, mentre Peter e Fletcher si ritiravano, dignitosamente, da una parte per lasciare libero sfogo alla scena sentimentale. Ma una cosa l'Uomo aveva notato prima di attendere la fine delle effusioni tra parenti: la minuscola spilla sull'occhiello della giacca di Benjamin Van Huijten. Lo stesso fastidioso marchio della clinica del Dottor Percace, che Lui aveva strappato con rabbia tanto, tanto tempo prima e che invece Christine teneva ancora, seminascosta, vicino alla scollatura. "Allora anche il Vecchio si è ritrovato nella Nostra stessa Situazione: una cura malriuscita e ricadute pesanti, tanto da fargli attribuire la natura di Caso Critico." Finite le parole sommesse Christine aveva accompagnato lo zio dai suoi due amici e Li aveva presentati. Van Huijten aveva ancora il volto striato dalle lacrime, gli occhi rossi e il naso che colava quando strinse vigorosamente la mano a Peter e Fletcher. Quest'ultimo non riusciva a staccare l'occhio dalla spilla gialla e verde sul risvolto della giacca dell'omone e, alla fine, risultò tanto insistente nel suo sguardo che lo zio di Christine parve in dovere di offrire una spiegazione :"Ma con calma, comunque. Venite nella canonica, qui a fianco. Farò il the e ci scambieremo due chiacchiere." Gli ospiti annuirono collettivamente e seguirono Van Huijten attraverso una porticina minuscola che dalla Chiesa principale recava a un altrettanto piccolo edificio adiacente. Attraversarono un passaggio coperto e si ritrovarono in una deliziosa dependance ecclesiastica con tanto di vecchietta a fare gli onori di casa. "Lei si chiama Helena Robinson" Mormorò l'Omone. "Mi ha offerto una direzione quando i miei anni erano ormai consumati, posso dire che mi ha offerto la Salvezza, per certi versi." I tre la salutarono cortesemente e poi si accomodarono intorno a un tavolino di salice grezzo. Benjamin restò in piedi sorridente e senza togliere gli occhi di dosso dalla sua beneamata nipote. Era un Uomo felice, e si notava, pensò Fletcher. Eppure quel ridicolo simbolo appiccicato ai vestiti testimoniava di un'interna lotta con qualcosa di grande e mostruoso. Un intimo, passato disfacimento che ancora faceva sentire i suoi effetti sennò il ridicolo badge sarebbe sparito dalla sua ancor più grottesca posizione. E sempre, mentre rifletteva, non riusciva a togliere l'occhio dal tragico contrasto fra un volto riappacificato e una spilla che stava lì a urlare di un'anormalità non ancora consumata. L'Uomo si fece forza e si costrinse a distrarsi, tossendo contemporaneamente con violenza. Van Huijten lo notò insieme agli altri Due e sorrise. "Questo badge sembra attirarla parecchio, vero Fletcher? Di certo è sorpreso nel vedere un uomo Pio sfoggiarlo ancora con consumata serenità. Ma vede, quello che Le sembrerà ancora più ridicolo è il fatto che Io non avrei più nessun obbligo a indossarla." "Davvero?" Si meravigliò Peter. "Sì, mio giovane amico, proprio così. La conduco con Me come il Cristiano porta la sua Croce. è un simbolo di Morte trasformato in un vessillo di Vita."






 
 
 

Il Tragitto Vol. 73

Post n°263 pubblicato il 20 Marzo 2015 da lost4mostofitallyeah

 





"Te la caverai da solo in questo ginepraio?" Abbozzò Frankie con un po' di disperazione nella gola.
"Certo. Selawille deve essere un po' il centro della Crociata contro gli Ex Nani Briganti. Se ho
superato quella situazione sono pronto a tutto." "Ma non sei armato." "Non importa, Mi procurerò
ciò che devo, a Front Corver so dove dirigermi." Stettero nuovamente in silenzio mentre il convoglio
si rimetteva in moto. Frankie fissò le fattezze sparute ma decise del suo piccolo compagno e lo trovò
meravigliosamente determinato e quasi splendente. Ora che il Peggio era passato riluceva della
particolare luce dei Veterani: una strana mescolanza fra innocenza giovanile e rabbia adulta.
Il segno di una brutta prova superata, la particolare maturità di Chi ha osservato la Morte in
faccia. Il Ragazzo annuì vigorosamente a Sé stesso e comprese in un attimo che Pearson stava
volando con le sue proprie ali ed era tempo di lasciarlo andare. E così si sarebbe fatto. Trascorsero,
poi, altri piacevoli minuti nel silenzio più assoluto, lanciandosi brevi occhiate e pensando ognuno
al proprio Futuro. L'Ex Nano Brigante vedendo le ricchezze delle razzie nascoste finalmente nelle
sue mani, Frankie sognando il Termitaio con tutte le sue infinite diramazioni e gradini verso il Centro.
Verso quel Centro che per Lui era la vita stessa e la ragione di una avventura cominciata per noia
e disperazione. Si abbandonò a strane visioni mentre non toglieva gli occhi da Pearson, e piano
piano lo vide trasformarsi in un folletto con pentole ricolme di monete d'oro, un elfo che Gli strizzava
l'occhio e Gli sussurrava il segreto per essere felice e realizzare i propri sogni. E Lui ascoltava le
chiacchiere sommesse del folletto, lo assecondava facendo sì con la testa, mentre consigli a
profusione sbocciavano dalle labbra di Pearson, suggerimenti su come evitare i Tipacci e
conservare le proprie speranze, dritte per muoversi nella jungla dei grandi agglomerati urbani
e trovare sempre quello che si vuole e non ciò che cercano gli Altri. Frankie si stava abbandonando
al ritmo della musicalità parolaia dell'Ex Nano Brigante quando questi lo scosse tirandolo per
un braccio e sorridendogli. "Avevi gli occhi aperti e mi seguivi, ma la testa era decisamente su
un altro pianeta." Gli disse comprensivo. "Ti ho visto ricoperto di monete d'oro, Pearson," Questi
rise della grossa e sussurrò :"è esattamente quello su cui conto. La prossima volta che Mi
rivedrai, Frankie, sarò su una fuoriserie con anelli d'oro alle dita e due femmine per parte. Ma
per il momento ci stiamo solo avvicinando a Front Corver e mi debbo preparare." "C'è qualcuno
che Ti aspetta in quel posto? Prima hai detto così." L'Ex Nano Brigante fece una smorfia "Non
ne sono certo ma ho la netta sensazione che sia così, e raramente Mi sbaglio." "Amici o Nemici?"
"Entrambi." Frankie non si spinse oltre nel discorso perché Pearson stava dimostrando di non
gradirlo molto. Così lo aiutò semplicemente a comporsi e a bilanciarsi sulle spalle il piccolo
zainetto. Le luci di Front Corver stavano cominciando a diffondersi nell'aria plumbea e striata
dalla solita, distorta nebbia quando il treno accennò a rallentare per approcciare la stazione
centrale della Cittadina. Frankie prese fra le braccia l'Ex Nano Brigante e lo strizzò per bene,
amorevolmente. Pearson lo ricambiò e subito si avvicinò al finestrino per dare un'occhiata
alla banchina. Lì un uomo in attesa stava impalato nella foschia fumando quello che pareva
un sigaro sottilissimo. Anche Frankie si mise di fronte al vetro e scrutò la silhouette dell'uomo
che, lentamente, emergeva dall'indistinto. "Ma, Cristo Santo! è Romario!" "Sì è Lui, e Me lo
aspettavo" rispose Pearson corrucciato "Mi aveva detto di volersi togliere da Selawille per
sempre e di rifarsi una vita a Front Corver. Mi aveva detto che Mi avrebbe atteso proprio
in questo posto." "Dio solo sa cosa avete in mente di fare" Sorrise Frankie. "è un buon tipo.
Mi ha recuperato all'ospedale insieme a Louise e Mi ha difeso ovunque ce ne fosse bisogno.
Penso di dovergli qualcosa." "Ho capito. Di certo è individuo migliore con cui potevi fare
comunella. Una persona seria, misurata, capace e affidabile. Un Uomo di parola, soprattutto."
Il Convoglio si arrestò senza stridere, con un leggero FLUF di conserva. Pearson si avvicinò
alle porte scorrevoli e premette il bottone, mentre con la sinistra stringeva ulteriormente la
mano al Ragazzo. "Stammi bene, e conservati. Non è detto che non ci si riveda, magari
al fondo del Termitaio." "Oh Sì, è proprio lì che sono diretto. Città sconosciute, Centri
Urbani in via di allestimento. Un bacino di acqua e sale in ebollizione. Io sono sicuro
che ci ritroveremo in qualche modo. Oppure verrò a pigliarti a Front Corver, Pearson!"
Quest'ultimo si strinse nelle spalle e strizzò l'occhio, poi si avviò giù dai due gradini,
a fendere la nebbia spessa come un burro malevolo ma commestibile.







 
 
 

Il Tragitto Vol. 72

Post n°262 pubblicato il 13 Marzo 2015 da lost4mostofitallyeah

 






Abbandonarono Selawille e annusarono l'aria che dai finestrini divelti penetrava all'interno delle loro stesse anime. Erano stupiti, corrucciati, entusiasti e ancora scossi. A Nessuno pareva vero di essersi lasciati alle spalle quella atroce cittadina e i suoi rituali bizzarri. E Nessuno credeva che i volti di Herald Watson e Tyco Tyner fossero scomparsi per sempre dalla loro mappa. Ma quella che prevaleva, al momento, era una sensazione di sollievo e di incredulità spinta, un carosello di sensazioni contrastanti che sfociavano, però, in un unico bacino di stupita tranquillità. Frankie, ancora sorpreso per essersela cavata con una pallottola passata a due centimetri fianco alla sua testa, rideva incontrollatamente e andava su e giù con il corpo al leggero dondolare della carrozza sulla monorotaia, Rabail scherzava nervosamente con Pearson mentre Louise scrollava ancora il capo guardando fuori negli spazi aperti e scostando le tendine gonfiate dal vento impetuoso. Restarono così per diversi minuti fino quando Frankie alzò la voce gridando :"La prossima fermata è Mountdoster". I suoi compagni risero di cuore. Nessuno aveva ancora voglia, per un bel pezzo, di scendere da quel convoglio. Così lasciarono scorrere i paesaggi cupi e minerari dalle volte lontane in vetroresina e dalle ondulazioni stolide e monotone. La visuale si era allargata rispetto alla prima parte del Tragitto. Colline moreniche sormontate da qualche rada macchia e cocuzzoli pallidi da antichità immemorabili facevano a gara per attirare il loro sguardo distante e distratto mentre la giornata stava trascorrendo, rapida come un tuono nel cielo sereno. Passarono Mountdoster senza che nessuno si imbarcasse, poi filarono ancora veloci sino a raggiungere Pleasantville con i suoi minareti ricolmi di apparecchiature tecnologiche e le sue donne severe, che si potevano immaginare dal di fuori di ogni ragionevole desiderio. Dopo le tensioni delle giornate precedenti, durante le quali non vi era stato spazio per notti decenti di sonno, tutti i viaggiatori caddero in un profondo stato di torpore e ciondolarono ben presto le teste, presi dalla stessa sonnolenza che avvolge chi abbia sfuggito un pesante rischio e si riesca a trovare in condizioni di relativa quiete. Caddero tutti preda di sogni turbolenti e simili: visioni di sangue e folle, scheletri e vecchie, gogne e piccoli cresimandi. Quando si riebbero, pressoché contemporaneamente, stavano entrando a Gargoyle e Rabail fece un salto dal suo posto a sedere per afferrare Louise e convincerla a scendere a quella stazione. "Perché dovremmo?" Fece Lei stupita. "è la penultima stazione prima del Formicaio, e Noi, ritengo, non abbiamo nessuna voglia o interesse a seguire Frankie nella sua ultima esplorazione, non credi? Poi conosco abbastanza questa cittadina perché ci sono stato in servizio per un periodo. è un buon posto per cominciare a muoversi. Gente tranquilla e simpatica senza strani grilli per la testa. comunque non siamo obbligati a restarci: è giusto per assemblare un po' le cose, poi potremo spostarci altrove, dove ci sia un po' più di esistenza attiva." Louise per la prima volta parve risplendere di una luce sottile ma diffusa e scordò l'acidità e il disprezzo latente che l'aveva accompagnata per tutta Selawille. I suoi corti capelli rossi rilucevano come delle carote metafisiche e gli occhi verdi si spalancarono in una curiosa espressione di benevolenza. Poi mormorò, a bassa voce :"Perché no, in fondo? C'è un tempo per soffrire e un tempo per radunare i cocci. Forse, a questo punto, ho bisogno anch'Io di rimettermi in sesto e di dimenticare la violenza e le sopraffazioni. Va bene, possiamo scendere insieme." A quel punto Frankie sorrise e si percepì molto ecumenico. Tutto ciò che non era riuscito a fare Herald Watson con la sua cresima fallita al piccolo Pearson sentiva di essere Lui in grado di farlo dando la benedizione a quella coppia così bizzarramente assortita. Quindi alzò la mano destra e fece un ampio segno della croce sopra i due che stavano racimolando il loro magro bagaglio e si apprestavano a trasbordare. "Buona Fortuna, Ragazzi" Sussurrò. L'ex nano brigante si asciugò una lacrima sentimentale e Li ringraziò per il loro aiuto e sostegno durante la sconvolgente avventura nella Città di Tyco Tyner. "Sono cose che non si dimenticano" Traspirò. E finì con l'abbracciare entrambi. "Tu non scendi, Pearson?" Fece Frankie. "No" scrollò il capo l'ex nano brigante "Abbandono il Tragitto a Front Corver. Ho alcuni piccoli affari da sbrigare. E poi sono quasi certo che un certo amico mi starà aspettando proprio in quel posto". Sospirò. Il Convoglio si arrestò sui cuscinetti e le porte si spalancarono. Rabail stritolò la spalla di Frankie e Pearson con la stretta della sua mano, poi scese senza voltarsi più. Louise mandò un bacio raccogliendo entrambi, poi sparì anch'ella nella buona aria fresca del primo pomeriggio a Gargoyle.






 
 
 

Fletcher LXXIII

Post n°261 pubblicato il 06 Marzo 2015 da lost4mostofitallyeah

 






"Benjamin. Benjamin Van Huijten." "Sai come trovarlo?" "Sì, ricordo molto bene il posto. Ci sono già stata qualche tempo fa." "E allora andiamo. Non facciamo altro che continuare a cercare degli Sponsor e dei Padrini per avere qualche dritta su come fuggire da questo maledetto Paese. Mai una volta che decidiamo di avere fiducia in Noi stessi." "Non possiamo averne, Fletcher. siamo spaesati come topolini nel mezzo a una tempesta ora che abbiamo visto l'ubiquità di Percace." Interloquì Peter. L'Uomo non rispose e riavviò il trabiccolo portandolo in direzione della Cabrillo Highway, che attraversava tutta una serie di meravigliose conifere fino a Big Loot e La Serra. Entrare in quel microcosmo fece bene a tutti, poiché l'aria che si respirava recava tracce di un'effettiva altra Dimensione e l'impressione di potere decollare da un momento all'altro, e fuggire da quel essere alla macchia senza possibilità era quanto mai seducente. Gli evasi si rilassarono completamente e presero a scherzare come dei bambini in gita, mentre intorno a loro si dipanava un paesaggio mozzafiato. Querce e sequoie ombreggiavano quando, poco più in là della striscia d'asfalto, l'oceano lanciava la sua risacca pigra negli effetti di quel primo sole primaverile, invitando alla quiete, senza essere merce per vacanzieri all'ammasso o indolenti bagnatori di sole.
Fletcher cominciava a sentire l'effetto di quella magnifica situazione e, senza volerlo, riabilitava gli uomini che avevano cercato rifugio dento quell'oasi naturale, sentiva che non era tanto improbabile credere alle cure attraverso la meditazione e il distacco dalle maledizioni del vivere quotidianamente sotto pressione. Pensò che forse era l'effetto del suo essere in fuga, senza possibilità di posare la testa ed essere sicuro che l'indomani non saresti stato risvegliato dal battere ritmico sul cranio di un fucile a pompa. Forse, pensò, ho giusto bisogno di un po' di tregua e di dormire un attimo serenamente. Protetto, sostanzialmente. Passarono Cooper Cabin e Traw Fitzpatrick  fino a East Molera, poi si addentrarono tra le imponenti ville novecentesche adibite, ora, a recupero di ricchi uomini d'affari in crisi di produzione e testa. Gente che poteva permettersi le nove cifre della permanenza, tra corsi biorespiratori e meditazione trascendentale. A ogni piè sospinto vedevano macchine di lusso e fuoristrada fare discretamente capolino dai parcheggi protetti e brillare superbi sotto la luce del sole incipiente. Guardie armate facevano la solita, amabile perlustrazione davanti ai cancelli e fissavano con sorpresa la bagnarola di Fletcher mentre rallentava e lasciava i suoi occupanti bearsi delle magnifiche residenze dei Ricchi Disgraziati. "Insomma, Mi vuoi dire che tuo zio è dentro uno di questi posti?" Domandò Fletcher, attonito. "Sì. Vai sempre diritto e poi svolta a destra e sali la collina. è lì che si trova Benjamin Van Huijten. Il posto si chiama Redonda Gate." "Uh, nome bizzarro. Deve essere un cancello su un'altra dimensione, come pensavo prima, visto il modo in cui se la passano Lor Signori." "Non fare del sarcasmo. forse è solo gente parecchio sensibile che non ce la fa a reggere i ritmi alti della produzione e del Brain Trust . io non riesco a disprezzarli. sono solo fortunati a potersi curare in questo modo". "Nessun Percace da queste parti, mi sembra. Lui si trova più a suo agio con i Poveri Disgraziati. è più facile sperimentare, nessuno Te ne chiede conto, e sei gentilmente foraggiato dallo Stato." Peter annuì gravemente "Il Povero ha diritto a una cosa sola: farsi imbottire di farmaci o perseguitare, come Fletcher." "Così mi lusinghi. non mi sono mai sentito tanto Robin Hood come in questi attimi. Pensa che trovata aprire una Clinica per i Medio Abbienti...Dovremmo farci un pensierino.. Abbiamo Tutti una buona esperienza in materia." Fra amenità di questo genere percorsero il sentiero asfaltato fino alla sommità di Redondo Gate e lì piazzarono l'utilitaria fuori da un'imponente costruzione stranamente ultramoderna e con i vetri solo parzialmente oscurati. Intorno vi correva una massicciata cosparsa di elettricità ad alto voltaggio e un ampio portone in vetroresina dava l'accesso a tutta l'apparente Magia. Fletcher suonò a un campanello sormontato da una graziosa telecamerina. Teneva bene al suo fianco Christine, come garanzia che non Gli frantumassero il cranio senza pensarci troppo. La telecamera si accese insieme alla risposta. "Cerchiamo il Dottor Van Huiten. qui c'è sua nipote Christine DeIanni." Una voce femminile, delicata e gentile Li pregò di voltarsi alle loro spalle e di individuare una vecchia chiesa su un dosso a cento metri da Loro. "Il Dottor Van Hujten si trova là dento" Li informò la voce delicata "è impegnato in un progetto di Riqualificazione Spirituale. Se volete recarvi sul posto ritengo non avrà problemi a staccare per un attimo e accogliervi. Tanto più la signorina DeIanni." "Bene, grazie" Arrivò a dire Fletcher e subito la comunicazione svanì. Allora i tre evasi si misero le gambe in spalla e salirono il dolce declivio fino alla vecchia Chiesa di legno.






 
 
 

Fletcher LXXXII

Post n°258 pubblicato il 20 Febbraio 2015 da lost4mostofitallyeah

 






Fletcher soffocò una bestemmia e agitò il pugno verso Percace mentre si allontanavano. Le ultime parole dello Psichiatra erano riuscite a rovinargli quella leggera patina di buonumore che si era autoimposto per non crollare definitivamente davanti all'improvvisata del Tizio. Comprendeva benissimo di essere l'ago della bilancia umorale dei suoi compagni di fuga e non poteva permettersi di mostrare indecisione o fragilità, pena il disfacimento completo del loro patto di evasi, pena il crollo delle speranze e l'abbandono alla sensazione di lento strozzamento che sembrava avvolgerli dall'inizio della loro avventura da fuggiaschi. "Non stanno, vero, giocando come al gatto col topo?" Esalò affranto Peter mentre si avvicinavano alla loro automobile. "Che senso avrebbe? A meno che non pensino che possiamo aiutarli a fare luce su una qualche rete di transfughi e rifugiati politici all'Estero. Ma perché lasciare Percace fare quello che ha fatto? Non ha senso. Niente pare più possedere un senso." Christine salì in macchina facendosi aria con un opuscolo :"Se volete la mia opinione, Percace ha più informazioni delle Divise in questo momento. Per qualche ragione conosce i nostri spostamenti in anticipo e ci tende delle piccole trappole di pressione psicologica per farci saltare in aria e finire tra sue sottili braccia. A Lui interessa relativamente di pigliarci subito. Sta sperimentando, sta facendo degli Esperimenti su di Noi e intanto trae le sue conclusioni. La Polizia è sullo sfondo e interverrà solo quando sarà Lui a darle il Via libera. Questa, almeno, è la mia modesta opinione." Fletcher salì pensoso alla guida, poi appoggiò le mani sul volante e infine girò la chiavetta di accensione, sempre con la fronte corrugata. Seguì la litoranea sino a Maddox, superò Castro Bellevue e cominciò a rallentare quando le prime foreste di Big Loot  fecero la loro apparizione. Poi accostò lentamente su una piazzola della superstrada :"Ci stiamo infilando nella terra della meditazione. Santoni new-age  e yoga, wellness e super centri per il rilassamento all'interno di una natura incontaminata. Ha davvero senso muoverci in quella direzione?" "Mio zio...." Mugugnò Christine. "Sì...." La incoraggiò Fletcher posando entrambi le mani in grembo. "Mio zio possiede una stress Factory lì dentro da qualche parte." "Stress Factory?" Spalancò gli occhi Peter. " Sì, è un centro per la liberazione dalle tossine da lavoro. Le chiamano così." "Va bene" interloquì l'Uomo "Ma che ci andiamo a fare?" "Potrei parlare a mio zio. Lui è un'ottima persona, da non molto convertito al Buddismo. Una persona molto pia e misericordiosa, anche se prima era il più grosso bastardo tra i ricchi possessori di Aziende della Zona occidentale. Poi la morte del figlio lo ha fatto risvegliare e da quel momento si è dedicato alle opere di carità, anche se non ha dimenticato di essere un grosso imprenditore e ha impostato il suo futuro in modo organizzato e preciso: una holding della Meditazione e della Beneficienza. La regge con metodo e pugno di ferro, da quello che mi ricordo, rimane un individuo molto quadrato e preciso." "Beh...Cosa possiamo attenderci da un tipo del genere? Che ci nasconda in attesa di tempi migliori. Mi sembra che stai sclerando, Amore..." "Sono sicuro che Lui lo farebbe se Gli esponessimo la nostra situazione in modo molto umile.." "Se strisciassimo ai suoi piedi, insomma..." "Oh no. Non è un tipo del genere. Basta che si renda conto che non siamo dei delinquenti. Anche Lui non nutre simpatia per il Dottor Percace e i suoi metodi. Diciamo che nessuno da queste parti inclina per la Psichiatria Applicata. Contrasta con tutto il Misticismo della loro faccenda. Quindi...non è assolutamente escluso che passi dalla nostra parte e Ci difenda." Fletcher scosse la testa e si grattò il naso con fare pensieroso :"Non so che farmene del suo Sacro Patrocinio. In breve tempo diventeremmo le giovani marmotte del posto, le mascotte inacidite di quei mistici danarosi. Non è questo che Mi attendo dal futuro." "Io ho solo parlato di quello che potevamo reperire nella Foresta. Poi sta a Voi due decidere. Siamo e restiamo una piccola democrazia." "Io voto contro". Alzò la mano dal volante Fletcher. "Io sono a favore, bisbigliò timidamente Peter. "Sfido. è quello che cerchi da quando ci siamo messi in viaggio, Peter." "Come sarebbe a dire?". Fletcher si girò verso di Lui con il volto in fiamme e le narici frementi :"Ogni occasione è buona per andare a insaccarci da qualche parte amena, prima Redmond, adesso questo punto indefinito in mezzo ai boschi presso un ex Imprenditore con le fisime del Curatore d'anime. Qualsiasi deviazione dal percorso principale è bene accetta. Ricordi o no che dobbiamo imbarcarci su una nave e uscire da questo dannato Paese? Oh, ma a Te non interessa, basta rallentarci per non perdere la speranza di incrociare nuovamente la tua troietta. A qualsiasi costo." Peter Gli sputò in faccia e poi lo prese per il collo trascinandolo sul sedile posteriore. Scoppiò un pandemonio che durò dieci minuti buoni, questa volta nell'indifferenza infastidita di Christine. Poi quando fu cessato, Fletcher smontò dalla macchina e diede un calcio alla portiera prima di rimettersi al volante con delle brutte contusioni sparse sulla faccia. "Bene, cazzo! Andiamo allora da questo Zio d'America! Come si chiama e dove si nasconde il piccolo Buddha????" Grugnì in faccia alla sua donna.






 
 
 

Il Tragitto Vol. 71

Post n°257 pubblicato il 13 Febbraio 2015 da lost4mostofitallyeah







"Avanti, Virgil. Togli quella roba dalla faccia del ragazzo." sillabò lentamente Tyner mentre avvicinava la pistola alla tempia di Warbanter. "Sindaco, questa è una brutta decisione da prendere. Ti metti dalla parte del torto e contro i tuoi concittadini." "Al momento non mi importa: ho decisioni più importanti da mettere sul piatto. Levati, Virgil." E Warbanter scostò di lato il fucile a canne mozze, restando comunque impettito e in attesa dello svilupparsi degli eventi. Tyner sorrise
a Frankie e gli strizzò l'occhio mentre aiutava Joseph "Grind" Beecher a rimettersi in piedi con la mascella indolenzita. Rabail, che aveva seguito tutto lo svolgersi degli eventi dall'esterno della carrozza, tirò un sospiro di sollievo mentre Louise correva all'interno quasi indiavolata e abbracciava Pearson freneticamente. Eugenia Purdy s'era accasciata sulla banchina con le mani intorno alla testa e borbottava qualcosa d'incomprensibile a labbra contratte. Il Reverendo Watson si guardava intorno con una sensazione a metà fra il sollevato e il preoccupato e si dedicava soprattutto ai membri del commando cercando di farli ragionare. Quasi a un segnale convenuto i due personaggi che s'erano piazzati davanti al convoglio, sulle rotaie, si tolsero di mezzo permettendo così al macchinista elettronico di trovare il segnale di sgombro davanti a sé. Fu a quel punto che comparve sul monitor la scritta che il treno sarebbe partito entro tre minuti. "Fuori dai piedi!" Mormorò il sindaco agli esitanti membri dell'incursione che erano ancora a bordo. E così, a malincuore, Thomas Proctor, Joseph "Grind" Beecher, Virgil Warbanter e Oshea "Dream" Mallory scesero dal convoglio non prima di avere scaricato le loro armi contro i vetri e verso il soffitto in una sarabanda infernale di spari e di rumore diabolico. Volevano andarsene lasciando un ricordino a Pearson, onde evitare che anche per sbaglio rimettesse il suo piccolo piede in Città. Il messaggio arrivò forte e chiaro e l'ex Nano Brigante sbiancò fino alla cima dei capelli pensando che la sua ultima ora fosse definitivamente giunta. Poi, alla fine dell'esibizione di muscoli, si rannicchiò confuso nella sua poltroncina guardando ossessivamente Tyner, che era rimasto impassibile. Louise Gli strinse ancora più stretto la mano, facendo la parte della donna di carattere. Frankie fissò il Sindaco a sua volta e un pensiero impertinente Gli attraversò il cranio mentre avvicinava il suo volto a quello di Tyner :"Non pensare, Sindaco, che Ti ringrazi o Mi inchini ai tuoi piedi. C'è troppa ambiguità in questa storia e Tu hai giocato su più tavoli, facendo pure il doppio gioco. Nessuno mi convincerà che Tu non sia dentro mani e piedi in tutta la Faccenda e che non ci abbia marciato parecchio. Secondo Me ci hai manovrato Tutti come soldatini. So che adesso fai la parte del Salvatore dei Destini ma non credere: Io immagino tante cose sul tuo conto e nella maggior parte delle situazioni ci azzecco." Tyner sorrise fiaccamente ma evitò il contatto con gli occhi di Frankie :"Ti pare questo il momento di scatenare i tuoi spettri, ragazzo? Capisco che sei confuso e dubbioso ma è meglio che non perdi il treno questa volta. E comunque ci rivedremo." "è una minaccia? Riusciremo mai a liberarci di Te e del Tuo prete, Sindaco?". "Tyner non rispose e fece cenno a Rabail di salire rapidamente in carrozza. Lui discese e si avvicinò a Watson, che stava ancora discutendo con lo squadrone di aspiranti linciatori. Romario, nel frattempo, si era affacciato sul finestrino divelto e aveva sussurrato delle parole veloci all'orecchio di Louise, che annuiva vigorosamente. Dorsey, il traditore più clamoroso, fumava nervosamente mentre lanciava improperi contro tutti gli stranieri che avevano massacrato Selawille, e faceva dei gestacci osceni all'indirizzo di Frankie e Rabail, che trovarono il tempo di osservarlo attoniti mentre il treno cominciava a muoversi. Romario si staccò dal finestrino e fece un cenno con la mano a tutti i Viaggiatori urlando "A rivederci!" Silenziosamente come era arrivato il convoglio si mosse e prese a incunearsi nella mattinata livida lasciando quella maledetta città e le sue strade a metà fra il postmoderno e l'antico, e la sua gente, a metà fra il perverso e il conservatore. Il Colonnello Strano era rimasto a terra e affidava i suoi destini e la sua destinazione al Sindaco e a Watson. Loro, I Viaggiatori, cominciavano a respirare ignorando l'aria fredda che irrompeva dai finestrini abbattuti a fucilate. Si apriva forse una nuova destinazione nel Tragitto, e in cuor Loro Ognuno sperava che sarebbe stato in una landa promettente e accogliente. Qualcosa di diverso dagli incubi a cielo aperto di Selawille, un posto tranquillo dove riuscire a posare la testa sul cuscino senza svegliarsi con il dubbio di ritrovarla ancora.  






 
 
 

Il Tragitto Vol. 70

Post n°256 pubblicato il 06 Febbraio 2015 da lost4mostofitallyeah

 










Il treno di superficie entrò nell'area della stazione come se galleggiasse su delle uova. Era un miracolo della tecnologia e produceva solo un rumore di sottofondo tiepido e sottilissimo. Quale contrasto con la decrepita fermata di Selawille e la sua sgangherata pensilina! L'emozione fra i Viaggiatori fu tanta che finirono per stringersi oltre la linea gialla e darsi di gomito nell'attesa che il convoglio si fermasse alla loro altezza. Dimenticati erano Tyco Tyner, Herald Watson, persino Romario e l'antipatico Dorsey mentre, frenando con dolcezza, il treno faceva per schioccare le porte nell'apertura. Fu proprio allora che si produsse qualcosa di sgradevolmente nefasto: Uomini in divisa da pescatore e con fucili a canne mozzate e a pompa si sparsero in un attimo lungo la banchina e persino davanti al convoglio per impedirgli di ripa
rtire. Sotto un cappellino mimetico con visiera Eugenia Purdy si avvicinò agli aspiranti fuggitivi affiancata da altri uomini con le armi spianate. Tutti parvero essere colti di sorpresa tranne Pearson che sospirò amaramente e si lasciò sfuggire un sorriso a mezza bocca. Ci furono alcuni secondi di indecisione ma quello che pareva dominare tra i Viaggiatori era uno scoramento generale. Alla fine, con un fucile a pompa puntato al petto, fu Frankie a rompere il ghiaccio :"Beh, che significa tutto questo?". Eugenia Purdy lo squadrò dall'alto verso il basso e cominciò a parlare lenta e metallica :"Vuol dire che non lascerete questo posto finché non ci sarà consegnato il nano brigante." "Venite a prendervelo". Borbottò Frankie e girò le spalle prendendo Pearson per un braccio e accompagnandolo oltre le porte automatiche. "Fermo!" Urlò Eugenia Purdy. Ma già il ragazzo era salito sul treno insieme al suo amico. "Quanto è vero Dio, Vi ammazzo!" E la donna seguì i due caricando la rivoltella che teneva in mano. Il Reverendo Watson accorse e la strattonò facendola scivolare a terra. "Lasciami stare, prete!" Fece rialzandosi in un balzo grintoso. "Cosa speri di ottenere da questo, Eugenia? Che i tuoi Cari scendano dal Paradiso per tornare a vivere un'esistenza di angustie?" "Questo sarò Io a deciderlo, prete! Non sarai Tu a togliermi la Giustizia." E salì sul vagone lasciando Tutti di stucco sulla pensilina. A bordo avvicinò la canna dell'arma alla fronte di Frankie, che parve strafottente e beffardo :"Vuoi impiccare il nano, Signora? Come si faceva nei bei tempi andati? Prima devi premere quel grilletto e farmi saltare le cervella, perché Io indietro nel vostro buco di cittadina, non ci torno. Non vivo, perlomeno". A quella battuta qualcosa parve incepparsi nel cervello e nei piani di Eugenia Purdy. Forse non aveva previsto di dovere uccidere a sangue freddo un Ragazzo che poteva essere suo figlio. Forse aveva creduto che bastasse sventolare i cannoni per ottenere una umile risposta e una resa. Malgrado le tragedie cui era passata attraverso non era ancora arrivata al punto di ammazzare un indifeso, e la sicurezza negli occhi di Frankie la fece vacillare mentre salivano a bordo altri membri del Commando. Questi si accorsero subito dell'indecisione nelle pupille della donna e si proposero di sbrigare Loro la faccenda :"La leviamo di mezzo Noi questa mezza tacca, Eugenia. Togliti." Fece un certo Joseph "Grind" Beecher, già impiegato nei Collettivi di Autodifesa e Protezione, un gruppo di Vigilantes scalzacani, responsabili unicamente di qualche linciaggio ed esecuzione sommaria. Thomas Proctor la prese sottobraccio e fece per abbassarle il revolver e allontanarla da lì. Fu allora che partì il colpo, quasi per inerzia e sostanziale inettitudine. Uno sparò che rimbombò attraverso le carrozze e fece quasi svenire Louise. Il proiettile aveva sfiorato la nuca di Frankie e aveva bucato il poggiatesta dietro di Lui lasciando un alone fumante e delle tracce evidenti di polvere da sparo tutto intorno. Il Ragazzo, quasi assordato dall'esplosione, non arretrò comunque di un millimetro quando si accorse di essere ancora vivo. "Puoi fare di meglio, Signora!" Grugnì con voce rotta. Pearson parve perdere il suo abituale aplomb e cronica nonchalance e scattò in piedi sulle sue corte gambette, urlando :"Dannati Bastardi tagliagole, che bisogno c'è di ammazzare un innocente! Se volete davvero impiccarmi fatelo senza mettere in mezzo altra gente!". Le labbra Gli erano sbiancate e tremavano; una lacrima prese a solcargli lentamente una guancia squassata dal tic nervoso. Eugenia Purdy scaraventò a terra la pistola e corse fuori dal vagone mentre i suoi sgherri si lanciavano su Pearson tentando di afferrarlo e di impedirgli di nuocere. Frankie reagì senza riflettere oltre e affibbiò un poderoso gancio alla mascella a Joseph "Grind" Beecher facendolo rotolare al suolo. Virgil Warbanter alzò il fucile a canne mozze in faccia al ragazzo ma subito si arrestò quando un poderoso braccio lo scostò senza tante cerimonie. Il Sindaco, Tyco Tyner, aveva raccolto il cannone di Beecher e lo stava agitando sopra Tutti i presenti alla baraonda.





 
 
 

Fletcher LXXI

Post n°255 pubblicato il 31 Gennaio 2015 da lost4mostofitallyeah

 





Fletcher, a quel punto, si chiuse in un ostinato silenzio mentre il Dottore si crogiolava sotto i raggi del sole con un piacere quanto mai evidente. Peter e Christine non si erano mossi dalla loro posizione, in piedi, vestiti e sotto nella canicola di inizio primavera. "Perché non vi fate un tuffo nell'oceano?" Propose Fletcher, lievemente depresso "Chissà quando ne capiterà l'occasione".  "Grazie, ma non ne ho voglia" Rispose Christine con lo sguardo perso nel vuoto innanzi a Lei. Peter sembrava trattenersi dal mordere mentre fissava il suo avversario tranquillamente disteso a curarsi l'inizio di tintarella. "Cosa stiamo a fare qui? A fare da corona per il Dottore, o ad aspettare che gli salti la mosca al naso e chiami qualche Divisa? è una situazione ridicola. " Proruppe.  Fletcher, seduto a fianco di Percace, si rendeva conto di tutta la tragicomicità del momento  ma, al tempo stesso non si decideva a fare nessuna mossa in specifico. Sapeva che, per qualche strana ragione, il Dottore non avrebbe avvertito nessuna Divisa fintanto che stavano Tutti insieme lungo la spiaggia. Era un attimo di tregua. Oppure un frammento di piano nel cervello di Percace, una maniera come un'altra per metterli sotto pressione e comprendere le loro reazioni. Certo, il sangue freddo del signore era esemplare e sconvolgente. Alla fine, infastidito dal caldo e innervosito dalla presenza di Christine e Peter fissi come due pali sopra di Loro, Fletcher decise di sollevarsi, non prima di avere sbadigliato rumorosamente per far capire al Dottore di quanto gliene importasse della sue tattiche di guerra psicologica. Sentiva l'esigenza incoercibile di allontanarsi con uno straccio di Vittoria in tasca e quindi sillabò ad alta voce :"Leviamo le tende, Redmond sta diventando invivibile e troppo affollata per i miei gusti. Ci sposteremo in un'altra località della costa per goderci un po' di brezza oltre a questo caldo impossibile." "Potremmo andare a Big Loot". Suggerì Peter chiassosamente ed evidentemente sollevato. "Non so, decideremo lungo la strada, se non ci troviamo a un posto di blocco. Nel qual caso sapremo Chi ringraziare per le brutte sorprese." Percace pareva immerso in una trance vacanziera e avulso in maniera totale dalle provocazioni e allusioni dei due pellegrini. Restava immobile, ricoperto dalla sua crema solare, e indubbiamente affascinante e a suo agio sotto la sferza dei raggi UVA. Non sentiva nemmeno l'esigenza di aprire bocca per qualche secondo. Solo a un certo punto strizzò gli occhi e li puntò in direzione dei tre, che ora si erano raggruppati in piedi a parlare sottovoce tra  Loro. "Allora vi auguro buona Fortuna, amici. Io rimango ancora un po' di tempo qui a godermi questa splendida giornata. Spero che quando capiterà di incontrarci sarà in una situazione priva degli imbarazzi e dell'evidente timidezza di oggi. Sì, insomma, spero che avrete realizzato le mie Ragioni e non Vi sentirete inutilmente perseguitati. Ma forse è pretendere troppo. Comunque, sono sempre stato e sarò un'ottimista." I Tre restarono in silenzio e tornarono alla spicciolata verso la loro bagnarola. Solo Peter, anche mente si incamminava, non riusciva a evitare di girarsi indietro ogni dieci metri a fissare il suo sguardo su quella strana figura di psichiatra già in parte abbronzato e gaudente, un tizio dalla personalità COOL che faceva assomigliare la loro fuga infinita al girare del criceto nella sua piccola ruota. Fletcher rallentò l'andatura finché arrivò alla sua altezza e lo scosse con vigore prendendolo per un braccio. "Beh, che Ti prende? Volevi strangolarlo e adesso continui a girati a guardarlo come fosse una Divinità assira. Ha già trovato il modo di incantarti di nuovo quel serpente? Se vogliamo avere qualche speranza di cavarcela questa sta nel non pensare che Lui abbia già deciso tutto e stia solo giocando al gatto con il topo. Nulla è definito, Peter. Vuole solo dimostrarci che abbiamo già perso psicologicamente. Del resto è il suo mestiere. Ebbene, quello che Io ho capito è che anche Lui sta brancolando nel buio e che l'unica cosa certa che ha in mano è un pezzo della personalità di Rihanna. Nemmeno tutta. E con quella sta cercando di insinuarsi nel punto debole della nostra catena. Sta tentando di spezzare la nostra continuità. Le sue sono solo provocazioni e lanci di innocui petardi. Fa molto rumore ma poco danno, rammentalo." Peter lo guardò assente, e Fletcher ebbe l'impressione di stare perdendolo per una volta definitiva. Gli cacciò una sberla sulla tempia ma non ebbe effetto. Allora, allargando le braccia, di diresse all'automobile e aprì la portiera. Però non prima che Percace gli passasse voce da una cinquantina di metri di distanza :"A proposito, Mary Dozen è stata arrestata, e tutta la sua associazione a delinquere smantellata. Giusto stamattina. Forse Le farà piacere sapere che anche quell'Edward nonsocosa è sotto chiave. Non mi pare Le stesse molto simpatico. Buon proseguimento, Fletcher o Mister nonsocosa. Purtroppo non ho ancora modo di conoscere il suo nuovo nome. Spero Le calzi a pennello".






 
 
 

Fletcher LXX

Post n°254 pubblicato il 23 Gennaio 2015 da lost4mostofitallyeah

 





"Ah, eccovi di ritorno!" Sorrise Percace nell'attimo in cui notò i due riavvicinarsi lungo la spiaggia. Poi, quando furono a qualche metro da Lui gettò le braccia in avanti e strinse i polsi sia a Fletcher che a Peter. "Vi dispiace se mi metto comodo?" Insinuò poi strizzando l'occhio. Non attese nemmeno la risposta che aveva già aperto il bagagliaio dell'automobile per tirarne fuori un grosso zaino. Lo caricò in spalla e lo portò presso i suoi improvvisati compagni di spiaggia. Lo depose sulla spiaggia e prese a spogliarsi con noncuranza fino a restare con un paio di short verdi e grigi sopra la pelle ancora bianca. Dallo zaino estrasse una crema solare e mise i suoi vestiti nello stesso, cominciando poi a spalmarsi, con cura, il corpo. Christine, Fletcher e Peter lo guardavano attoniti ma quando allestì una bella coperta sul terreno non ebbero più dubbi: il Dottor Percace si preparava, in tutta tranquillità, a una bella giornata di sole sulla spiaggia di Redmond. "Devo mettere questa crema per proteggermi" Fece, quasi giustificandosi sornione "è il primo giorno di vero sole che prendo". Dopo il primo attimo di smarrimento Fletcher fece buon viso a cattivo gioco e si tolse la giacca leggera e la maglietta accomodandosi accanto al Dottore. Christine e Peter restarono discosti, vestiti e alquanto perplessi. "Ho come l'impressione che stando vicino a Lei si stia più sereni che a starle lontani". Azzardò Fletcher, pentendosi subito di quella frase. "Ah, vede che la pensiamo allo stesso modo. Consideri questo un giorno di tregua, come quando a Natale sui campi di guerra della Prima Guerra Mondiale, in Francia, le truppe dei diversi schieramenti si misero a fraternizzare. Lo consideri così, Fletcher. Poi, ovviamente, ripresero i bombardamenti." Chiosò con il solito, incantevole sorriso. "Significa, forse, che non ci darà mai tregua?" "Assolutamente sì. Anche se l'impressione è che abbiate ancora ben poca strada da fare." "Non sia troppo pessimista. Ce la caveremo." "Vi ci vorrebbe un miracolo, se vi ho incrociati così facilmente, altrettanto facilmente lo faranno le Divise." "Insiste con il dire che Ci ha trovati per caso." "Liberissimo di non credermi, ma quando vi ho visti tutti e tre su quella vecchia bagnarola stentavo effettivamente a crederci." "E perché non chiamare un poliziotto esattamente adesso, su questa spiaggia. Ne girano così tanti in borghese o svestiti da bagnini. Glieli potrei indicare uno per uno, Dottore." "Non indichi, per favore. Potrebbero prenderla sul serio. è stanco forse di girare, Fletcher?" "Io, assolutamente no. La vita errabonda mi corrobora quanto la salsedine. Non sente questa leggera brezza? La considero miracolosa." "Dove vuole finire, Fletcher?". "Diciamo lontano." "Vuole imbarcarsi, vero? E come pensa di fare? le vostre facce sono segnalate a ogni attracco. Vuole comperarsi un passaggio clandestino? Morire soffocato in mezzo a un carico di espatriati e delinquenti? Dia retta a Me, si consegni. Le Divise apprezzeranno molto questo gesto." "Ho messo fuori combattimento due di loro e ho svariati carichi pendenti sulle spalle. Che cosa Mi garantirebbe? Forse l'Ingresso definitivo nella sua Clinica." "è strano. Molti farebbero carte false per essere al suo posto." "Gente fallita. Tremebondi mentali e personaggi in cerca di un nuovo papà che gli indichi come fare la cacca nel vasetto. No, grazie, non fa per Me." "Vuole morire, Fletcher? è armato? Vuole andarsene con un'ultima fiammata invece di guarire? Sa benissimo che la esaudiranno con piacere. Quei bisonti non aspettano altro che sforacchiare un mezzo matto. Sono stati cresciuti così." "Grazie anche a Medici come Lei". Percace si incassò nelle spalle, quasi che il colpo di Fletcher fosse giunto a segno. Poi, dopo qualche secondo, tornò a piantare le pupille sorridenti in quelle del suo controverso antagonista. "E cosa succederà a Christine e Peter? Ci ha mai pensato Signor Eroe?" "Peter la odia molto più di Me. Gli ha rubato la donna. Potrebbe strangolarla all'istante, e magari lo farà se non si toglie di torno. Per quanto riguarda Christine, Lei Mi ama. Dovunque finirò Io, andrà anche Lei". "Ottimista. E se Vi catturassimo vivi? E se vi separassimo? Il vostro è un rapporto chiaramente morboso. Malsano. Vi sarete già dati a una serie di follie erotiche, non è così Fletcher?" E al Dottore vibrarono leggermente i peli dei baffetti mentre la riga impeccabile dei capelli si scompaginava un po'. "Le piacerebbe saperlo, vero? Mettermi sotto al microscopio delle sue turbe sessuali e cercare di indovinare tutte le sfumature di ogni bacio, di ogni carezza, la profondità di ogni penetrazione. Lei è un individuo malato, Dottore." Per la prima volta Percace parve risentirsi profondamente. Si lisciò i baffetti e ricompose i capelli mentre si alzava e torreggiava in tutto il suo splendore fisico sopra Fletcher. "Lei, mette in bocca agli altri le sue deviazioni, Le piace sentir parlare delle sue prodezze, adora l'epopea dell'adorabile mascalzone e si muove costantemente per piantare dei paletti dove passino dei cani ad annusare, o delle donne a sfregarsi. Individuo irrimediabilmente narcisista e pieno di Sé, crede di potermi fare paura o di inquietarmi ni qualche modo?". Poi, quasi rendendosi conto di avere mostrato una debolezza, il Dottore si quietò subito e si rimise sotto i raggi del sole, sulla sua coperta. "E comunque ricordi, siete Voi pazienti a fare i Medici. Noi ci limitiamo a raccogliere evidenze. Il nostro compito è quanto di più simile al ricercatore di quanto si immagini. Trovati i pezzi del puzzle li rimettiamo insieme. Ma siete Voi, anzi è Lei, Fletcher, a perdere i pezzi."






 
 
 

Il Tragitto Vol. 69

Post n°253 pubblicato il 16 Gennaio 2015 da lost4mostofitallyeah

 






Passo dopo passo si stavano muovendo disperatamente verso la loro meta. Trascorsero diversi minuti che parvero infiniti quando videro la stazione dispiegarsi davanti a loro come un mostro dalla nebbia. Il cielo era terso e la tensione parve evaporare insieme al consolidarsi della speranza e della chance di una fuga definitiva da quella ragnatela mortale di Città. Entrarono tutti assieme nello spazio antistante le banchine e si disposero poco sopra le rotaie. Dorsey e Romario si levarono e spostarono qualche metro più in là mentre Tyner tentava di affettare la tensione con parole di circostanze e inutili battute. Frankie era concentrato sul tabellone degli arrivi ma vide con orrore che non funzionava o che nulla, comunque, vi era segnalato. allora prese il Sindaco per un gomito mentre anche gli altri suoi compagni facevano salire lo sguardo verso quel monitor orbo. "Che significa tutto questo, Tyner?". "Dovresti saperlo meglio di Me che questa è una linea ancora provvisoria e sperimentale. I convogli arrivano quando decidono di passare." "Sì ma quando transiterà il prossimo? Non c'è assolutamente modo di saperlo?". "Quando passerà, passerà. In ogni caso non avete problemi stando qui dentro. Il vero guaio era in Città oppure nella Chiesa, se avessero deciso di stringerla d'assedio. Ora come ora non avete problemi. è necessaria giusto un po' di pazienza." Rabail si torse le mani e Pearson fece finta di guardare il panorama delle montagne basse, poco distante davanti a Loro. Louise sospirò e cavò di tasca una bibbia mettendosi a sfogliarla. Il Reverendo Watson iniziò un discorso fra sé e sé inframezzandolo con espressioni vagamente profetiche :"La vostra fuga è il segno che Dio vuole la Pace e che il momento è giunto per porre termine alle diatribe e ai confronti illegittimi. Conto molto su questo nuovo avvento della Terra del latte e del miele." Louise ripose la bibbia nella tasca e si rivolse al sacerdote :"Non riesco a concentrarmi. Troppe cose sono andate per il verso sbagliato da quando è iniziato questo Tragitto. Nemmeno la Fede ormai Mi reca più alcun conforto. Una volta era diverso: sono cresciuta nella Religione e il mio lavoro stava nell'assistere i Bisognosi." "Nulla esclude che possa tornare a farlo" Ragionò Watson. "Sono stanca. forse vorrei mettere su famiglia. Magari quello potrebbe tornare a darmi un senso alla Vita." Rabail la strinse forte mentre Frankie osservava la scena di sbieco. Pensava che quella coppia era male assortita e non sarebbe finita da nessuna parte. Non che ritenesse di poter possedere Louise o di garantirle un futuro. Non ne era innamorato ed era ancora troppo pieno di sogni per camminare con i piedi ben piantati al suolo. Doveva viaggiare, muoversi, e portare a compimento il Destino che si prefisso fin dall'inizio: raggiungere il cuore del Formicaio. Tutto il resto era relativo: l'Amore, la Guerra, la Fuga, l'Amicizia e la Religione. O forse vi era profondamente collegato e si sarebbe svelato al momento della realizzazione del suo progetto. Si sparsero uno dopo lungo l'altro lungo la banchina e occhieggiarono nervosamente gli orologi aguzzando le orecchie in attesa del rumore del convoglio di superficie che entrava nella stazione. Passò un'ora quando finalmente il fischio sottile della tecnologia su monorotaia arrivò alla loro percezione. Un brivido di eccitazione e di sollievo corse attraverso Tutti i Viaggiatori. Tyner sorrise soddisfatto e Watson ringraziò il suo cielo che quella amara e strana vicenda stesse finalmente per terminare. Dorsey sputò a terra ostentatamente mentre Romario pareva assorto in una ridda di pensieri indecifrabili che gli rinvigorivano le rughe sulla fronte alta. I Viaggiatori strinsero il poco bagaglio che trattenevano
fra le braccia e si apprestarono a guardare il convoglio porsi alla loro altezza per condurli via, verso un futuro incerto ma migliore, certamente, rispetto all'incertezza e alla violenza che Li aveva segnati in quello strano buco sulla cartina chiamato Selawille.





 
 
 
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