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nagel_a
   
 
Creato da nagel_a il 27/12/2008

la finestra

gli scenari dell'anima

 

l'ultima battaglia

Post n°515 pubblicato il 09 Aprile 2013 da nagel_a


"Gli uomini sono nati per giocare. Nient'altro. Tutti i bambini sanno che il gioco è più nobile del lavoro. Sanno anche che il valore o merito di un gioco non sta nel gioco stesso, ma piuttosto nel valore di ciò che è messo in gioco. I giochi d'azzardo richiedono una posta per avere senso. I giochi sportivi coinvolgono l'abilità e la forza dei contendenti, e l'umiliazione della sconfitta e l'orgoglio della vittoria sono di per sè una posta sufficiente poiché pertengono al valore degli antagonisti e li definiscono. Ma, sia questione d'azzardo o di valore, tutti i giochi aspirano alla condizione di guerra, poichè in essa la posta inghiotte gioco, giocatore, tutto quanto."
(C. McCarthy, Meridiano di sangue)

Il gioco. Quello stesso che affama ogni ora dei giorni bambini. Quello che si crede di dimenticare crescendo, relegando il desiderio di confronto ai pomeriggi infantili, alle assolate sfide tra cowboy e indiani.
Forse è la rivalsa dei bambini mancati o forse è la nostalgia per il mare aperto dei mancati marinai o le troppe storie sul filo di inseguimenti e capriole nel deserto... e ricompare quella fame. Quel fremito per le avventure e le spedizioni, quella ricerca di salsedine aspra sulla pelle e di vento contro. Ed ecco che il giorno deve essere una sortita oltre le linee nemiche, l'auto sarà il legno gemente tra i marosi di Capo Horn, le persone incontrate saranno nemici o alleati nelle nostre battaglie.

Il gioco finisce quando "la posta inghiotte gioco, giocatore, tutto quanto."

 

(qui si chiude la finestra di Nagel, stanca di giudizi... che ha indossato le sue maschere e le sue armature, giocando, e che ha perso gusto al gioco perchè quando la libertà viene meno, viene meno anche il senso di quello stesso gioco e del tutto)

Buon viaggio a tutti
nagel_a,
(ma anche nerine e gelida_liu)

Nota del 12/05/2013.

Ci ho pensato un po' (non troppo perchè poi in fondo queste cose io le faccio sempre impulsivamente)... mi spiaceva aver chiuso il blog senza aver salutato tutti quelli che mi sono stati amici, uno per uno, chiudendo la porta a ogni possibile comunicazione. Alcuni molto cari hanno canali ulteriori per sapere se io sia viva o morta, ma altri, comunque cari, rimanevano relegati allo spazio di Nagel.
Perciò ho deciso di riaprire il profilo per ripristinare questo "ponte" con loro.
Per tutti gli altri rimango solo ciò che ho scritto (una tra le mille e mille voci che raccontano nulla). 

 

 
 
 

Flucht in die ...

Post n°514 pubblicato il 03 Aprile 2013 da nagel_a


" ... precipitò sempre avanti, sempre più lontano, non avendo altro in animo che la ferma volontà di non ritornare in sè - in una notte azzurra, risonante, che mai doveva avere fine per lui. E sapeva di avere già fatto migliaia di volte quella stessa strada e di essere destinato a fuggire migliaia di volte ancora, per l'eternità, nelle notti azzurre, risonanti."
( A. Schnitzler, Fuga nelle tenebre) 

... e se quella lama fosse stata inefficace, quel braccio indeciso a separare giorno e tenebre? Cosa stringeresti tra le dita? Un'immagine, un sogno, la parvenza di qualcosa che fu e non è ... ma se il confine fosse spostato oltre la misura di cui sappiamo render conto, attraverso la cortina di pioggia e fosse possibile incanalare una brezza sottile a trattenere quel battito d'ali?
Infinite volte, infinite ricadute, in baratri di fango... infinite frasi a ripetersi quel che non potrà esser mai cambiato, infinite notti a immaginare quel che avrebbe dovuto essere...
Ma all'infinito si ripete solo ciò che il nostro scegliere ha tramutato in condanna.

 

 
 
 

Lino e temporale

Post n°513 pubblicato il 31 Marzo 2013 da nagel_a


"Ci sono uomini che amano molte cose e dividono il loro amore - essi sono dolcemente attratti da tutte le cose; altri ne hanno una sola e devono rivolgerle tutta la forza del loro sentimento per poter fare a meno degli altri mille soavi fili di seta della felicità, da cui il cuore degli altri ogni giorno è dolcemente irretito e distratto."
(A. Stifter, Abdia)

Rotolano lontani i rombi dei tuoni e si scuote l'aria serale avvolgendo le foglie frementi. L'azzurro del lino incupisce sotto il grigio delle nuvole basse.
Si attende quel segno che la natura trattiene, nel canto dell'allodola poco lontano. Quella felicità quieta e insperata che come una coperta leggera riscalda appena, tiepida. Quello scorrere regolare senza picchi nè scosse... e quel senso di sgomento e di incredulità che avvolge ogni equilibrio raggiunto, come un'ansia sottile che aspetta un sovvertimento, il precipitare di un giorno a spezzare la catena dei mesi e degli anni.

Il bacio di un temporale ad annientare ogni scopo. Senza quello scopo ogni azione perde senso, l'attesa perde ogni sofferenza, ogni gioia, il tempo perde misura.

 

 
 
 

erbarme dich

Post n°512 pubblicato il 26 Marzo 2013 da nagel_a


 

Sono il boia di questo carcere, nel deserto assolato.
Ogni giorno scruto i turbinii di sabbia che lacera la pelle e secca le labbra, il cielo fondo da far male senza mai una lacrima a lavare rimorsi.
Affilo le mie lame e lucido i miei fucili. Le sentinelle ferme sulle mura a volte mi chiedono come io dorma le mie notti. Ma io non credo nei giudici, non mi fido della pietà, non riconosco più giustizia. Sono la tempesta che affonda la nave, la carestia che affama dentro la città, la maschera della morte ai balli dei nobili.
Non sono più un uomo, sono la natura che allevia la terra dai pesi che arbitrariamente la sorte mi conduce.

Sono il boia di questo carcere, nel deserto assolato.
Di notte ho perso l'abitudine a sognare, per non far parlare voci nel buio. La notte è solo il susseguirsi del giorno, non più abitata da fantasmi. Il giorno è solo la conta dei granelli di sabbia, dopo lo spegnersi della notte.

Ieri ricontavo i passi nel cortile arido e ho scoperto il germoglio di un fiore, uno strano fiore dal colore intenso, purpureo e delicato tra le spine.
Vi ho costruito attorno un recinto di sassi chè nessuno per sbaglio lo calpestasse.

Non conto più la sabbia, ogni giorno osservo il progressivo aprirsi del fiore. Nessuno se ne cura e mi commuove la sua tenace fragilità.
Non sono più un uomo, sono un giardiniere spodestato, che ruba l'acqua per un sogno appena sbocciato, per una preghiera al cielo distante.

 

 
 
 

confine

Post n°511 pubblicato il 25 Marzo 2013 da nagel_a

 

Vorrei essere un viaggiatore di confine, la sagoma risoluta che si staglia all'orizzonte tra cielo e terra, pietra miliare allo sguardo e sfuggente obolo tra le dita del vento.
Vorrei la forza di seguire le tracce delle mie illusioni, la cieca fede nei mulini a vento e risalire la storia nelle vibranti lingue di fuochi notturni, ritrovando ancestrali abitudini (sono forse stata un lupo?).
Vorrei dar voce alla fatica dell'urgenza, quella che chiede di dare nutrimento al sangue e di scavare nei meandri del giorno trovando il senso dei miei movimenti.
Vorrei la caparbietà sognante di Don Chisciotte, senza le zavorre chimeriche di passatempi annoiati.

 

 
 
 
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IL REGNO DEL SENSO PROFONDO

"Oltre alla realtà empirica e banale c'era l'ambito dell'immaginazione, costituito da quello stesso mondo percepibile grazie alla vista, al tatto e all'odorato, ma con in più le schiere infinite degli spiriti e delle ombre. [...] Allora non mi capacitavo del fatto che la maggioranza assoluta dell'umanità appartiene al regno del senso profondo non in virtù del proprio sapere - dono assai raro -  bensì della vita, della raggiante, viva sostanza, e che, dunque, accusarli di ignoranza era sciocco e assurdo. Invece di interrogatori, inquisizioni e tormenti, avrei dovuto osservarli e comprenderli. Osservarli con tenerezza e comprenderli con intelligenza"
A. Zagajewski - Due città

 

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