Creato da Signorina_Golightly il 23/06/2014

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Applico alla vita i puntini di sospensione...

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20,24

Post n°920 pubblicato il 24 Maggio 2019 da Signorina_Golightly

Al lavoro si è chiusa una settimana esemplare per la comprensione del mio comportamento.

E non mi fa piacere, ma se devo analizzare onestamente e senza sconti le mie azioni, sono stata spietata.

Ho disertato consapevolmente un corso di formazione, sapendo che avrei ferito il mio capo ed il collega organizzatore. Ho, questa volta come sempre, insultato dei clienti a telefonata chiusa. Non ho detto una parola al collega a cui sentivo dire che ha il bimbo in ospedale per accertamenti di cui non si viene a capo. Mi sono rifiutata più volte di pranzare in compagnia di alcuni colleghi ben sapendo che il mio no feriva.

Non ho tirato fuori l'oky per la collega antipatica che chiedeva ad altri se ne avessero.

Ora, viste tutte insieme devo ammettere che è abbastanza inquietante.

Eppure ogni volta mi pareva di avere un buon motivo, ed il buon motivo era sempre un sincero e potente moto di repulsione.

Credo che questo sarà argomento di discussione con la psycho domani, ma intanto mi piacerebbe iniziare a capire perché.

È il fatto che mi sento impotente, che non voglio stare più lì e sto finendo per detestare tutti quelli che ci trovo, in fondo incolpevoli, e su cui sfogo la mia rabbia dovuta alla mia incapacità di trovare un'alternativa migliore?

Forse in buona parte, ma non penso che si risolva tutto in questo.

C'è la voglia di ribellarmi: vorrei andare altrove, ma non ci riesco, e allora mi illudo di farlo creando una netta frattura tra me e loro. Come a dire che si mi isolo da loro in fondo mi sto già allontanando da lì.

Ma mi prendo in giro da sola. Non mi sono mossa di un centimetro.

E no, non so dire alla psycho perché talvolta, nel mio muovermi pubblicamente, indosso maschere. Per prendere le distanze? Per preservare le mie emozioni? 

Non lo so.

Devo andare alla riunione di condominio.

Non pensate male di me. Non sono così cattiva. Almeno credo.

 

 
 
 

13,22

Post n°919 pubblicato il 21 Maggio 2019 da Signorina_Golightly
 

Con la dottoressa si parlava del fatto che è importante che impari a concentrarmi sulle mie emozioni anche quando sono apparentemente assenti come in questo periodo, uno dei tanti che, se vissuto senza fare caso a che cosa sento, prende le sembianze di un periodo arido e secco che mi lascia con una gran sete di emotività, preludio di solito a futuri scenari piuttosto turbolenti di recupero di tutte le emozioni non provate prima.
A me risulta parecchio difficile sentirmi viva in un quotidiano fatto di routine, di code nel traffico, giornate da ufficio, spesa, cena, tv, nanna...
Finisce che vado con il pilota automatico, che è, la meditazione insegna, il modo peggiore di vivere, perché in pratica non si vive mai.
Così stamattina ho fatto una cosa che mi è costata davvero fatica: ho percorso il tragitto casa-ufficio senza ascoltare musica nè programmi radiofonici nè telefonate nè sbirciate al web. Niente. Stavo concentrata sulla guida, su di me, su come mi sentivo, sulla gente intorno, la strada, gli edifici. Ero nel qui e ora, pure se come qui e ora non è che mi piacesse molto.
E non so. Sarà stata la soddisfazione di esserci riuscita, ma mi è parso di essere arrivata in ufficio più tranquilla e serena (e pure con un'idea avveniristica delle mie!).
Pappa time.

 
 
 

Metti gli Area a colazione

Post n°918 pubblicato il 19 Maggio 2019 da Signorina_Golightly
 

 

Il bello della domenica mattina è che in genere posso permettermi il lusso di fare colazione lentamente leggendo il quotidiano, di solito mai fresco di giornata, anzi direi che il più delle volte bello datato: a me piace leggerlo tutto, pagine economiche e sport escluse ché proprio mi annoiano e il mio cervello smette di mandare impulsi elettrici. Così prima di arrivare alle ultimissime pagine della sezione locale, comprensive delle mail dei lettori che si lamentano per qualche problema del loro quartiere, be', posso metterci pure settimane. Ma che importa del tempo? Anzi, è spesso proprio non averne che porta a riflettere un secondo su un argomento che viene istantaneamente superato da quello cronologicamente successivo senza che la riflessione possa farsi profonda.

Ma sto divagando.

Stamattina ero al fanalino di coda delLa Repubblica, spettacoli milanesi, una bella intervista, in occasione di un suo concerto a Milano, a Patrizio Fariselli, ex tastierista degli storici Area.

E pensavo che io proprio fatico a digerire il rock prog.

Nel cruscotto della mia macchina conservo ancora gelosamente il cd (con copertina home made inchiostrata di suo pugno) che mi aveva fatto un mio caro ex fidanzato, nella speranza di rendermi edotta sul rock progressive italiano. E chiaramente c'erano gli Area. Chè non sono mai riuscita a fissarmi in testa il titolo del loro album più famoso, quello strano, quel ...Macht Frei...ogni volta mi perdo la prima parola: Arb..? Ma che ne so...

Negli anni ho provato più volte (ok, non poi così spesso e non con così tanta convinzione) ad avvicinarmi al genere, ma senza risultati apprezzabili, e insomma mi sono convinta che il rock prog è per i musicisti, quelli bravi davvero. Non solo, è per i musicisti con una gran cultura musicale e teorica.

Capita che ci siano semplici estimatori di musica che non hanno mai preso in mano uno strumento che amino il prog, ma sono eccezioni, perché senza il retroterra culturale giusto è estremamente difficile da capire e quindi da apprezzare (perché siamo d'accordo che è più semplice apprezzare quel che si capisce, giusto?): è un genere che se ne frega delle regole melodiche che acchiappano l'orecchio; del resto se vuoi sperimentare (e il rock prog era per definizione sperimentale) degli gettare il sasso più in là, provando a battere strade nuove. E pure questo bisogna considerare: spesso si tratta di onorevoli tentativi. Quindi non necessariamente tutti riusciti.

Eppure non mi è mai passato per la testa di pensare che sia brutta musica. Mai! Se i musicisti che io venero si inchinano davanti agli Area, io che musicista non sono mi faccio un bagno di umiltà e capisco che il limite è mio: non è il progressive a fare schifo, ma sono io a non capirlo (ancora, sono ottimista).

In fondo soltanto due mesi fa, quando mi ero messa in testa di iniziare a fare meditazione, mi pareva impossibile stare ferma immobile sul mio respiro per cinque minuti, chiedendomi come avrei mai potuto fare come altri che ci si dedicano per mezz'ora. Ci avevo provato di tanto in tanto negli anni, ma mollando subito per la poca convinzione. Ma evidentemente questa volta ero più convinta, e proprio questa mattina, voilà, ho raggiunto i 20 minuti senza quasi accorgermene. Non mi stupirei se la comprensione del rock progressive fosse qualcosa di simile: a volte perché si verifichi l'incontro giusto serve anche che ci sia la disposizione d'animo giusta, altrimenti l'incontro non riesce anche se tra due soggetti perfettamente compatibili.

Capito o meno dalla massa, intanto da qualche anno Demetrio Stratos ha la sua via intitolata, ed io, almeno questa sì, mi ascolto felice Gioia e Rivoluzione, una delle canzoni di più semplice presa degli Area. E cavolo, se un gruppo produce una cosa del genere c'è solo da pensare che sia grandioso!

 

 

 

 

 
 
 

13,11

Post n°917 pubblicato il 17 Maggio 2019 da Signorina_Golightly
 

Cavoli, non avevo considerato che una pratica apparentemente innocente come lo yoga potesse essere insidiosa se non eseguita nel modo giusto.

E mi sa che io quel modo non l'ho mica tanto trovato, visto che è da due giorni che sono piegata dal dolore per il mal di schiena...
Ma non demordo. Se mai farò più attenzione: ho già eliminato dalla mia playlist a tema quella lezione nefasta.
Sono alle porte di un altro di quei fine settimana milanesi pieni di cose, di quelli da milanese imbruttita quale un po' sono mio malgrado diventata. Avete presente (spero di no) quell'ansia da "oddio, troppe cose: a quale è più importante partecipare?".
Chè spesso finisce che non si fa un bel niente, paralizzati dalle troppe scelte.
Resta il fatto che stasera avrò una cenetta a due con una delle amiche del cuore che come regalo di compleanno mi porterà, passaggio compreso!, in una trattoria romana che ci ispira da tempo. E infatti oggi a pranzo mozzarella e carotine.
E poi sono combattuta tra il fare un salto (con annesso reportage fotografico) ad almeno un concerto di Pianocity (e pure qui: quale?, che ci sono 40 pagine di programma!) e/o dare una sbirciata al festival di street photography al Base (e qui almeno mi concentro su come si allestisce una mostra fotografica, chè non si sa mai).
Ma la parte forse più vera di me avrebbe voglia di trascorrere un giorno intero in pigiama tra lettura e meditazione. E ciao ciao mondo!
PS: oggi i due coniglietti sono rispuntati mentre abbassavo la tapparella. Stavolta impegnati in una giocosa lotta. Ho già detto che li adoro?

 
 
 

11,12

Post n°916 pubblicato il 15 Maggio 2019 da Signorina_Golightly

Eccomi per un'incursione veloce dallo spazio sovraffollato dell'ufficio, prima di scappare giù per un salvifico caffè.

Manco da un po', e di solito quando manco da un po' è perché sono fagocitata dalle cose da fare. Il che è un bene da una parte ma dall'altra è pur sempre un eccesso, un passare dallo stare troppo concentrata sulle mie emozioni intense e ingestibile al non sentirne per nulla. E ho provato sulla mia pelle che anche questo non va bene, perché nel tempo porta ad un'aridità emozionale che apre il varco a future situazioni squilibrate di recupero di un'emotività.

Il libro che sto leggendo dice che devo tentare di trovare un lato positivo in tutti coloro che mi circondano, colleghi compresi, e di provare ad amare tutti.

Ci credete?, è la prova più dura cui mi ritrovo sottoposta da quando leggo di questo filosofie.

Ho tenuto bene botta con la meditazione (non l'avrei creduto mai), con il passare oltre il fiorentino, con lo yoga, con il tentare di pensare in maniera costruttiva, un mare di cose!, e vado a cadere su questo. 

Proprio non so se ci riuscirò, ma ammetto che l'apertura e la buona disposizione è davvero il grande passo che mi manca che per intraprendere la mia rivoluzione personale.

Ho belle foto che sto pubblicando, ma non posso più postarle qui perchè ho terminato lo spazio disponibile sul profilo flickr di sempre. Ne ho dovuti creare altri sempre su flickr e su instagram, ma col mio vero nome, e così non posso linkarle qui o addio anonimato.

Sto pensando di creare un ulteriore album su un social fotografico consigliato da un appassionato della materia. Se riesco posto da lì, ma ora ho talmente tante cose da fare (a cominciare da una disperata proposta di revisione del PGT del mio comune) che chissà quando vedrà la luce questo pagina.

Mirtillo è andato via. Era in affido dalla mia famiglia da otto mesi,  e per una gestione, stavolta stranamente pasticciata, dei miei, non è stato possibile tenerlo.

Così lunedì io e mia madre lo abbiamo lasciato in lacrime (noi) ad una ragazza che ci aspettava in stazione. Destinazione Torino. Sono certa che là stara molto meglio, ma a me mancherà, come mancherà tantissimo ai miei.

Mi consolo in parte col fatto che da una decina di giorni due simpatici leprottini selvatici saltellano mattina e tardo pomeriggio per il prato davanti casa mia. Me li guardo, beata, dalla finestra, e sono felice.

 
 
 
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