Creato da Amithiel il 25/04/2013

Amithiel

Cerco di non vivere il passato...ma a volte è il passato a vivere in me.

 

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__Piccole Donne__

Post n°205 pubblicato il 24 Maggio 2016 da Amithiel



Io non ho mai avuto molti amici.
Anche a scuola erano pochi coloro coi quali instauravo un rapporto amichevole...di solito cercavo di farmeli piacere tenendo conto che avrei dovuto conviverci nella medesima classe e per un lungo periodo.
Non tutti però rientravano "nel mio cerchio" e di conseguenza neanche io nel loro.
Non so perchè ci fosse questa ostilità di base,ma a pelle sentivo insofferenza verso i loro modi da "bimbi snob" cresciuti nella bambagia senza mai un problema o un qualche casino in casa.
Io invece a differenza loro,sentivo di conoscere già ogni cosa della vita...

Mi rendo conto adesso di quanto i miei sentimenti fossero generati da una parzialità assoluta...

Tutto cambiò quando iniziai a conoscere l'altra parte della luna con l'arrivo dei bimbi che venivano "ospitati" nel collegio cattolico del paese  gestito dalle suore.
Con loro arrivò la mia ondata di novità,per gli altri bambini ed in special modo per gli adulti invece,arrivarono i primi problemi.

"Quelli del collegio,i pidocchiosi,gli sporchi,i luridi,quelli senza genitori,gli abbandonati,i poveri...ecc...ecc...
questi sono solo alcuni dei tanti nomignoli con cui erano soliti indentificarli.
Per alcuni non era nemmeno necessario conoscere il loro nome di battesimo,quelli erano i bambini cattivi e disubbiedienti da cui stare alla larga.
Per me invece erano un perenne stimolo visivo,esseri che meritavano attenzione.Tutto in loro era fuori posto:dai vestiti che nulla avevano di moderno,al taglio corto e poco curato dei capelli indifferente sia per i maschi che per le femmine...i loro zaini ricavati da borse di donna,le scarpe da ginnastica consunte per i maschietti,décolleté da signora per le bambine che qualche volta per non farli ballare troppo,le monache aggiungevano pezzi di stoffa o altre suole all'interno.

Vecchi con sembianze di bambini questa era l'idea che davano...ma i loro occhi,il loro sguardo si amalgamava perfettamente in quella loro struttura esterna...i loro occhi erano tutto quello che prima di allora non avevo mai visto.
Per la prima volta trovavo qualcuno uguale a me,qualcuno che conosceva la sofferenza data dalla tristezza di vivere una vita colma di attimi di paura.
Dovevo sapere di più,conoscere di più...volevo entrare nel loro mondo,volevo dire loro "Ecco mi vedete,sono uguale a voi...sono perfettamente uguale a voi e non vi temo".

Così cominciò una sorta di "piano dell'amicizia" fatto di semplici gesti come il condividere la merenda,o le matite per colorare...fino ad arrivare agli abbracci e ai baci come saluto.
Fu semplice con Elisabetta che io presa dall'entusiasmo di aver appena letto Piccole Donne chiamai Beth con enorme gioia da parte di quest'ultima per averle dedicato un così bel pensiero.
E mentre il mio rapporto con lei cresceva e si andava consolidando,attorno a noi il clima di ostilità da parte degli altri componenti della classe si faceva sempre più minaccioso fino a sfociare in vere e proprie risse durante gli intervalli.
Comprendo adesso,che per quanto possano essere crudeli i bambini,non tutto era generato dalla loro personale natura. Il loro disprezzo non nasceva per caso,ma veniva coltivato dagli adulti,all'interno delle loro belle case davanti a tavole imbandite con ogni sorta di ben di Dio...incuranti che i loro figli ascoltassero ed imparassero il disprezzo verso il diverso o il meno abbiente.
Se a scuola sparivano gessetti o quaderni,se scoppiavano focolai epidemici come quelle dei pidocchi,la colpa era sempre di quei miserabili bambini.
Ricordo le riunioni in cui genitori ed insegnanti discutevano animatamente del problema,ricordo i controlli che venivano effettuati nei loro zaini poco prima che suonasse la campanella...e ricordo anche le lacrime della mia povera Beth mentre tra i singhiozzi cercava di spiegarmi la dura vita che era costretta a fare a casa con i suoi numerosi fratelli e sorelle e delle privazioni a cui dovevano sottostare in collegio.
Niente TV quando volevano,niente divertimento,nessuna scelta sul cibo che dovevano mangiare,nessuna vanità data dai vestiti,profumi,lozioni...Non era permesso avere un animale domestico...avere vestiti nuovi,scarpe nuove,un taglio di capelli che non assomigliasse a quello dei ricoverati negli ospedali psichiatrici...

 "Non vedo l'ora di compiere 18 anni e andarmene",mi diceva sempre "preferisco morire di fame per strada che vivere in questo inferno",aggiungeva strofinandosi gli occhi.
Non mi parlava mai però di un suo probabile ritorno a casa

Conoscevo poco della sua situazione famigliare.
Sapevo solo che erano dodici fratelli e che abitavano in periferia,nella parte più malfamata e povera della città. La madre sfornava figli uno dietro l'altro,l'ultimo nato aveva pochi mesi,il padre alcolizzato e senza troppe pretese faceva entra ed esci dalla galera sempre per colpa di piccoli furti.
Alcuni dei suoi fratelli anche se maggiorenni sceglievano di restare in collegio per rimanere vicino agli altri più piccoli con la scusa di aiutare le suore nelle faccende inerenti l'istituto.
In realtà credo lo facessero per tenerle sotto controllo.
Altri invece restavano a casa campando col sussidio economico che a malapena riusciva a sfamarli tutti...
Chi viveva in collegio rientrava a casa solo per il fine settimana o nelle feste comandate...per il resto la loro esistenza si svolgeva tutta tra scuola,collegio e Chiesa,un girotondo continuo e monotono sempre con la medesima filastrocca triste ad accompagnarlo.

Non so dire di preciso quando le cose cambiarono,tra me e Beth intendo,però ci fu una sorprendente svolta nel nostro bel rapporto di amicizia...ella stessa cambiò ed io quasi stentai a riconoscerla all'inizio di un nuovo anno scolastico.
Al rientro dalle mie vacanze estive la trovai cambiata prima di tutto nel fisico.
Il suo corpo si era fatto più morbido segno evidente del suo essere diventata donna e dell'essere maggiore di due anni,ma non fu questo che mi impressionò piuttosto fu  il suo atteggiamento a lasciarmi basita.
La trovai piena di un'ostilità che non riuscì a spiegare...arrabbiata con tutto e tutti incapace di trattenere improvvisi scatti d'ira non solo verso i suoi compagni,ma anche con le insegnanti.
Con me il suo umore proseguiva a sbalzi,a volte ritornava ad essere l'amabile dolce ragazzina a cui volevo bene e l'attimo dopo brandiva come lingua una lama pronta a ferirti con frasi offensive che non riuscivo a metabolizzare.
Iniziò perfino a comportarsi male a scuola,compiendo proprio quelle azioni di cui tutti l'avevano accusata in passato.

Rubò negli armadietti nella saletta delle maestre,negli zaini altrui...durante la ricreazione si chiuse in bagno e ne uscì fuori con il viso ricoperto da un trucco vistoso ottenuto tramite l'uso di matite colorate.
Ricordo come la maestra di matematica urlò furibonda non appena la vide,di come le ripulì il viso strofinando con forza un tovagliolo di carta appena imbevuto di acqua e di come la trascinò per un solo braccio a forza nel bagno...e la cosa che più mi è rimasta impressa nella memoria sono i suoi occhi,gli occhi di Beth non più solo un pò troppo maturi per la sua giovane età,non più solo occhi bisognosi di vita...ma occhi che in quel momento desideravano solo spegnersi del tutto.
Fu messa sotto osservazione,le sue matite sequestrate e il divieto assoluto su disposizione delle suore di andare in bagno in solitaria.

A me sembrò che l'avessero privata del tutto della vita.

Poche conversazioni tra di noi in quell'anno scolastico,i momenti insieme si fecero sempre più radi fino a quando non decisi di dare vita al mio carattere spavaldo e incapace a mollare la presa...e così le parlai.
Immaginai di andare incontro all'ostilità...ad un "Pensa ai fatti tuoi",invece trovai una piccola anima fragile incapace di tener testa alla brutilità del mondo.Si rannicchiò tutta contro il muro della scuola mentre con la testa china fissava quelle sue scarpe troppo grandi,troppo da donna,troppo logore per andarci in giro fiera...e parlò,e mentre raccontava sembrò che persino i suoi occhi diventassero troppo grandi anche per quel viso...strabuzzanti,rossi di pianto e collera...occhi che mai riuscirò a dimenticare.

"Io sai,non ci voglio andare a casa,non ci voglio andare ma le monache mi dicono che debbo andarci,che faccio un torto ai miei genitori.Ma loro ...disgraziati loro lo sanno...sanno tutto,perchè io tutto gli ho sempre detto alle monache...di quello che mi fanno quando vado a casa...".

A dieci anni sentì per la prima volta parlare di abusi sessuali...e allora fui incapace anche solo immaginare cosa volesse dire per quella bambina così minuta l'essere trattata da oggetto da colui che era sangue del suo sangue...fratello di giorno e mostro di notte.
Mi fece promettere di non parlarne con nessuno,me lo fece giurare guardandomi fisso fin dentro l'anima...ed io lo feci...come fanno tutti i bambini...croce sul cuore...

Non mantenni la promessa...
La persona a cui lo raccontai fu la signora Rosa,la maestra di sostegno che si occupava dei bambini con difficoltà di apprendimento...ricordo che mi abbracciò forte,che mi tenne così a lungo dondolandomi di tanto in tanto...io ero un fiume pieno di lacrime e singhiozzi,il mio corpicino che tremava mentre abbandonata contro quel petto materno continuavo a ripetere "mi dispiace perdonami...mi dispiace perdonami..."

Non rividi mai più Beth.
Seppi però che tramite l'aiuto di alcune persone (assistenti sociali e carabinieri) era stata trasferita in una casa famiglia e che una delle sue sorelle maggiori l'aveva seguita.
Non seppi però in quale città...nessun recapito...nulla che potesse ricondurmi a lei. Fu un periodo molto brutto quello. Se da una parte ero contenta che l'avessero portata via da quell'orrore,dall'altra mi sentivo colpevole per averla tradita ed umiliata.

Sono riuscita a perdonarmi solo molti anni dopo...Ho scovato il suo profilo Facebook e non avete idea di cosa abbia rappresentato per me vederla ritratta in alcune foto sorridente mentre stringe fra le braccia una diecina di cuccioli...o mentre bacia il suo ragazzo.

Sembra sia felice...ed io lo sono per lei!


Amithiel




 
 
 
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