Creato da: manu_80.m il 22/02/2007
Come perdere la concentrazione possa causare conseguenze irreparabili

 

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GOFFMAN SECONDO MANU

Post n°75 pubblicato il 28 Maggio 2007 da manu_80.m
 

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Oggi mi sconfinfera di fare l’erudita e inizierò quindi questo post scomodando l’illustrissimo sociologo e antropologo Erving Goffman. L’opera più famosa di Goffman risale al 1959 ed è intitolata  “la vita quotidiana come rappresentazione”.
In quest’ opera l’illustrissimo utilizza il teatro come metafora delle relazioni sociali. In parole povere (le mie ovvio) Goffman afferma che tutti noi quando ci relazioniamo con qualcuno indossiamo delle maschere (in senso lato chiaro, scordatevi Pulcinella, Biancaneve o l’uomo ragno) nel senso che attiviamo, consapevolmente o meno, una serie codificata di atteggiamenti atti a  fornire agli altri delle immagini precise di noi stessi. Insomma noi tutti recitiamo una parte, un ruolo, siamo in fondo in fondo dei simulacri di noi stessi, degli impostori del nostro vero essere. La mattina appena svegli ci infiliamo una maschera, che la sera, quando andiamo a dormire, appoggiano sul comodino, ma non è detto che al risveglio, il giorno seguente, indosseremo sempre la stessa. La vita sociale, afferma inoltre l’illustrissimo, sarebbe un teatro: c’è una ribalta (il luogo dove cerchiamo di rappresentare noi stessi al meglio) e c’è un retroscena (lì dove, quando siamo soli con noi stessi, possiamo essere veramente ciò che siamo, senza paura di venire scoperti e smentiti).
Considerato che tutti, chi più chi meno, siamo costantemente circondati da persone, si può affermare che, a parte quando dormiamo, FINGIAMO tutti dalla mattina alla sera, siamo dei contapalle, strizzati dalla paura di essere orrendamente sbugiardati. Io vi consiglio di non prendere a male le parole di Goffman, non sentitevi colpevoli o offesi, perché il fatto che continuiate a far credere alla gente che siete ciò a cui in realtà non vi avvicinate neanche per un po’ non è una vostro feticcio, né una vostra malattia o perversione è semplicemente nella natura di tutti gli uomini, siamo tutti sulla stessa barca. Io, ad esempio, dopo la lettura di Goffman mi sono sentita molto sollevata, so che adesso posso sentirmi autorizzata dalla scienza a continuare a fingere e spacciarmi per quella che non sono, e non mi sentirò più in colpa quando:

- girando con un reggiseno imbottito a triplo strato gli uomini si gireranno a  guardarmi le tette
- fingerò di essere profondamente interessata ai guai che sta passando il cognato della sorella del cugino del fratello della mia vicina di casa ottuagenaria
- esordisco con un buongiorno entusiasta quando la mia postina si attacca al campanello di sabato mattina alle 8 (ma i postini non suonavano SOLO 2 volte?) mentre in realtà vorrei infilarle la sua immancabile penna bic blu dentro il suo occhietto strabico
- mi atteggio da donna infastidita e assediata dai corteggiatori le volte che lo sfigatello di turno cerca di abbordarmi, mentre in realtà sto gongolando come un riccio sulla sua spugnetta
- sorrido calma e accomodante al mio medico che mi ha appena scucito 100 euro per una visita di 10 minuti, anche se dentro c’ho una marea di insulti che preme per uscire, tutti chissà perché rivolti alla parte femminile della sua famiglia
- rispondo serafica “ce l’ho già” al mio edicolante quando mi chiede, ogni volta che passo da lui, se voglio il nuovo numero di “Cosmopolitan” nonostante sia anni che gli ripeto che odio con tutta me stessa quella rivista e non la leggerei neanche se me lo chiedesse in ginocchio la sua nonnina che vegeta accanto a lui a mò di suppellettile
- assumo un’espressione intelligente e arguta quando qualcuno cerca di spiegarmi il funzionamento di qualche aggeggio elettronico, mentre in realtà sto ancora traducendo le prime tre parole con le quali ha esordito
- dipingo sul mio volto un’espressione felice e riconoscente le volte che mio padre mi porta l’ennesimo regalo riciclato ricevuto dai rappresentanti (tipo oggetti di cartoleria con su scritte a caratteri cubitali le marche di diverse pillole contraccettive… ci faccio i conti sin da prima che realizzassi come si concepissero i bambini) quando in realtà vorrei lanciarglieli dietro uno ad uno
- saluto calorosamente le ex del mio fidanzato che ho avuto l’onore di conoscere, mentre in realtà vorrei legarle e  chiuderle in una stanza per interrogarle con la lampadina puntata in faccia riguardo ai loro attuali sentimenti per il mio uomo.

 
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