Creato da: manu_80.m il 22/02/2007
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LA MIA CITTADINA

Post n°89 pubblicato il 26 Giugno 2007 da manu_80.m
 

                           *

Io voglio tanto bene alla mia cittadina. Sono affezionata a questo eremo montagnoso che nessuno nel mondo conosce. E’ bello andare in vacanza, stringere amicizie e sentirsi rispondere da Italiani come te: “ah Ostia, bello!”.
La mia cittadina odora di buono, c’è talmente tanto ossigeno che non sai che fartene, è per questo che fumo: troppo ossigeno alla lunga danneggia, sai com’è, il troppo stroppia.
La mia cittadina è tutta un rigoglio di alberi, prati, erba e sterco di vacca usato come concime, è un bel odorare. In certi periodi dell’anno esci a far due passi e ti viene il dubbio che tutto il vicinato si sia dimenticato di tirare lo sciacquone.
La mia cittadina conta solo 34.000 abitanti, siamo estremamente felici di conoscerci tutti di vista, gira che ti rigira incontri sempre le stesse facce, tanto che alle volte hai quasi timore di commettere incesto se decidi di lasciarti andare con qualche tuo concittadino.
La mia cittadina vanta inoltre un’invidiabile ricchezza archeologica, una ricchezza davvero ingombrante visto che un cane aostano non è nemmeno libero di scavare nel suo giardino le sue belle fosse nascondi-osso… pena il ritrovamento di qualche mura, fogna o oggetto di epoca romana….e non si scherza… nella mia cittadina quelli dei beni culturali hanno fiuto, in due minuti si precipiterebbero, cartine e transenne alla mano, e arresterebbero il povero cane, reo di voler trafugare siffatti tesori storici.
Nella mia cittadina tanto tempo fa il glorioso condottiero Augusto decise di glorificare la sua potenza e le sue vittorie facendo erigere un arco a lui dedicato chiamato appunto, con infinita fantasia, "Arco d’Augusto”... noi concittadini contemporanei siamo tutti molto lieti di questo dono e si vede... manifestiamo il nostro affetto con code e ingorghi giornalieri, ci riuniamo tutti intorno a quest’arco soprattutto dalle 4 alle 6 del pomeriggio e stiamo lì, tutti vicini vicini, a contemplarlo e pazienza se la pietra di cui è fatto (la puddinga) si sta sgretolando a forza di assorbire i gas di scarico del nostro affetto.
Ma soprattutto nella mia cittadina ogni anno avviene qualcosa di assolutamente imperdibile... altro che notti bianche, altro che Woodstock, altro che Gay Pride, altro che concerto del 1° maggio: da noi il 30 e il 31 gennaio (i due giorni di freddo più impestato dell’anno) si organizza la Fiera di Sant’Orso: un’appassionante manifestazione annuale che riunisce tutti gli scultori di legno e pietra della zona, le vie del centro si riempiono di banchetti carichi di fiori di legno, di zoccoli di legno, di animali di legno, di cucchiai di legno, di piatti di legno… legno, legno, legno e  ancora legno…. Wow!!!!!!! Vengono ad assistere a questa gioia per la vista orde di turisti, soprattutto francesi di mezza età,  tutti eccitati di  prendere parte a questa babilonia scultorea, mentre i concittadini sognano di addormentarsi il 29 sera e risvegliarsi il 1 febbraio senza colpo ferire… un letargo per la conservazione mentale del cittadino locale.
La popolazione della mia cittadina è mista, siamo metà indigeni e metà calabresi (io non faccio parte di nessuna di questa due categorie, sono un parìa), e i miscugli genetici e culturali che ne vengono fuori hanno del miracoloso. Incontri bambini che esibiscono con candore una pronuncia che mai nessun linguista, nemmeno il più ambizioso e scaltro, riuscirà a spiegare e a definire con precisione. Trattasi di un miscuglio fonetico dove la r moscia e l’h aspirata fanno a gara per vincere la coppa di difetto vocale dominante. Mi domando ancora come mai non sia stata messa in produzione la più alta realizzazione di questa ibridazione: la fontina al peperoncino, magari potrei brevettarla io e farmi così palate di soldi, e magari tra qualche anno costruiranno, al posto dell’Arco d’Augusto, crollato per autocombustione, una statua a me dedicata, che mi ritrae in posa plastica intenta a  disincastrare il tacco 12 della mia scarpa da una zolla di prato. Sì sì succederà, sento di aver il successo in tasca.
Io amo la mia cittadina, come farei senza di lei…. Ma soprattutto,  lei ce la farebbe senza di me?
(Lei non so, ma i pochi commercianti di scarpe, abbigliamento ed accessori, no di sicuro. E vai di statua lignea!!!!)


*Rifatevi gli occhi con questo esemplare di mucca valdostana del tipo pezzato rosso.

 
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