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Messaggi del 31/03/2024

CiviltÓ che muore.

Post n°3105 pubblicato il 31 Marzo 2024 da fedechiara
 

Via dalla città (le colline, i guajiros, le vacche)
Martedì 14/04/2008

Via dalla città. Quattro giorni all’Avana bastano e avanzano per metabolizzarne i suoni, le atmosfere evidenti e segrete, gli eccessi. La città vecchia è preda del turismo di massa e ha i suoi riti avvilenti : ballerini di samba e salsa sui trampoli, vecchie signore in costume e grosso sigaro in bocca sedute in punti strategici, pronte alla foto e relativo obolo.
Il kitsch turistico ha aspetti uguali all over the world, sipario.
La città vera, degli habaneros in perenne ricerca di opportunità e senso da attribuire alle vite di ogni giorno, è città di odori forti e macerie, rumori e musiche ad altissimo volume ad ogni ora del giorno.
Vitale come una Napoli milionaria, depressa come ogni città del ‘subdesarollo’ tropicale.
L’eccesso di ‘colore locale’, il vitalismo esasperato, gli esotismi da tollerare con un sorriso ebete sulle labbra non sono più nelle mie corde; li cedo ai viaggiatori delle generazioni nuove che meglio di me sapranno coniugarli e goderseli.
La valle di Vinales (un intreccio di valli) è a ovest di Avana. Ai piedi della Sierra de los Organos, questi luoghi di idillio campestre godono anch’essi della speciale protezione di ‘patrimonio dell’umanità’. E’ un posto gradevole dove soggiornare, cosparso di basse colline carsiche: un gruviera di grotte scavate da fiumi antichi e segreti e la vegetazione tropicale a vestirle di fuori di un verde più chiaro di quello dei campi coltivati a caffè e tabacco – il migliore dell’isola, si dice.
Nelle pianure ai piedi dei ‘mogotes’ infittiscono le costruzioni nuove dei contadini che qui convergono per partecipare ai ludi nuovi della ricchezza che verrà, che già si odora. Le grotte maggiori, fitte di stalattiti e stalagmiti dai curiosi decori attirano un discreto numero di viaggiatori e il turismo dei torpedoni delle escursioni di giornata.
Il passa-parola tra gli indigeni è che questa nuova ‘industria’ turistica paga facile, è il futuro dell’isola. Nascono come funghi nuove ‘casas particulares’ (pensioni e locande a conduzione familiare) e l’effetto saturazione pare prossimo, in verità. I figli dei contadini più anziani si improvvisano guide per i sentieri nascosti dentro le valli più impervie e meno conosciute a indicare cascatelle e sorgenti e mostrare i panorami al tramonto.
La sera riscalda i colori e lungo il sentiero che mena all’ultima casa del paese ai piedi di un basso ‘mogote’ parliamo con un vecchio guajiro (contadino) fiero del suo ‘secador’ fitto di foglie di tabacco appese.
E’ stato un buon raccolto, dice, e il governo gli comprerà l’intero raccolto lasciandogli una modica quantità per il suo consumo personale. Uguale destino per il caffè che cresce di un bel colore verde intenso e lucido e circonda la casa -semplice e arredata con l’essenziale per vivere e lavorare.
Il governo decide anche le colture, riducendo i rischi economici, ma non mette al riparo dai cattivi raccolti e la pensione sociale è un sogno negato ai vecchi che lavorano fino a che regge il corpo e la salute.
L’intero paese di Vinales è fitto di scritte che inneggiano a Raul e a Fidel, alla verdad rivoluzionaria, perfino al comitato municipale che si riunisce il tal giorno nel tal luogo -come se da noi si inneggiasse con manifesti e scritte murali alla prossima convocazione del consiglio comunale e/o provinciale. I cartelli di questa pedagogia sociale forzatamente entusiasta sono dappertutto, inchiodati sugli alberi del viali, dentro i rari negozi e le cadecas (case di cambio-moneta), dipinti sulle case e i ristoranti.
Difficile dire quanto di questo entusiasmo rivoluzionario sia condiviso dalla gente non attiva nei comitati e filiazioni locali del partito unico.
Voci di aperto dissenso non se ne ascoltano, in verità, e se è vero che ‘taci, il nemico ti ascolta’, è vero anche che capita di ascoltare lodi esplicite e sincere al sistema sociale che garantisce istruzione e salute e l’annona -agenzia governativa incaricata di distribuire al popolo le merci e i prodotti necessari. Una sicura simbiosi tra governanti e governati si dà, agisce, opera fattivamente e capillarmente.
‘Revolucion en cada barrio y pueblo’ è lo slogan più letto, ma anche ‘la mentira (menzogna) es abiecta’ e ‘abbi cura del bosco’ e ‘raccogli la tua immondizia’. Una pedagogia scolastica e civile sposata ai vecchi incitamenti rivoluzionari e ancora la memoria dei martiri e l’onore ai caduti per la patria e l’ideale socialista.
Un nazionalismo vestito di rivoluzione sociale che sempre, ossessivamente, addita la colpa dell’odiato nemico storico, responsabile del ‘bloqueo economico’ e maledetto fomentatore dei moti contro-rivoluzionari dei fuoriusciti – sempre vittoriosamente respinti con perdite in vite umane e prigionieri.
I Bush padre e figlio, Clinton, ma anche il Kennedy della Baia dei Porci che ritirò all’ultimo momento l’appoggio aereo necessario allo sbarco dei rivoltosi, così creando la leggenda di un Fidel Castro combattente invincibile.
Leggenda che egli alimentò mettendo il carro armato da lui guidato nel corso della battaglia a monumento centrale nella ‘piazza della rivoluzione’ della capitale.
Ha un sapore vagamente retrò e di trapassato remoto questo insistente inneggiare ad eventi ormai lontani nel tempo – insieme un sintomo di timore che l’oblio si stenda su quelle gesta leggendarie e sui valori che ne sono scaturiti, ma anche un ostinato ripetere: ‘attenti, il Grande Fratello vi osserva e sorveglia, comportatevi come si deve’.
Uno slogan – invero rubato a Martì, il martire della prima indipendenza cubana- è perfino commovente e quasi metafisico. Dice che ‘l’anima rivoluzionaria è come l’anima visibile’.
In tempi di ‘silenzio di Dio’ e di anime morte e/o silenti e invisibili ai più, una tale affermazione dovrebbe preoccupare non poco gli ostinati pedagogisti al governo di questa nazione.
Ibrahim Ferrer - Marieta
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Ibrahim Ferrer - Marieta
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La vida, si, la vida!

Post n°3104 pubblicato il 31 Marzo 2024 da fedechiara
 

Hasta la vida, siempre! 30 marzo 2014

Non sarà Obama il solo ad avere dei problemi per la decisione che ha preso di avviare un processo di pacificazione e 'normalizzazione' con la storica roccaforte socialista cubana.
E' vero che i repubblicani - maggioritari in entrambi i rami del parlamento a partire dal 2015 - hanno giurato a Obama di fargli vedere i sorci verdi in proposito e tuttavia è Raoul Castro ad avere la patata bollente in mano e non sa bene come e cosa consegnare di 'imperialistico' e 'capitalistico' al suo popolo che bazzica poco Internet e l'economia liberista non sa bene che sia e quanto 'mercato' potrà governare la sua economia sostituendosi allo 'stato'.
Perché il rischio che all'Avana 'vada tutto a puttane' è alto, altissimo e l'esperienza fatta con Batista e i suoi casinò e tutta la mitologia negativa relativa ai maledetti 'gringos' che conosciamo tramite libri e films famosissimi brucia ancora nelle teste dei membri del Comitato Centrale del partito.
E l'iconografia e i paesaggi urbani desolati che 'fanno tanto Cuba' e quelle magnifiche scritte e cartelli che danno conto della lotta mortale contro l'ideologia capitalista che sono piaciuti a centinaia di migliaia di devoti visitatori che fine faranno?
Dovrebbero istituire un museo della 'revolucion' e metterceli dentro, quei magnifici reperti, con tutte le fotografie della resistenza e della vittoria finale nella Baia dei Porci – a futura memoria e per dire che la dignità dell'Uomo Socialista non è vendita e non si svende alle multinazionali del turismo, così come non lo si è fatto con la Coca Cola e con la famigerata United Fruits che ispirava i golpes latino-americani, il Cile dell'eroico Allende incluso.
Hasta a la vida y la victoria, siempre!
Buena Vista Social Club - Chan Chan
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Resurrezioni improbabili.

Post n°3103 pubblicato il 31 Marzo 2024 da fedechiara
 

Tempi e costumi. Rivisitare la Pasqua.

E' (quasi) Pasqua, mito di resurrezioni improbabili (ma auspicate). E sui giornali (quasi tutti) si mette la sordina alle catastrofi che, fino ad ieri, sembravano assurgerci tutti negli empirei delle vaporizzazioni termonucleari – con le minacce del dittator-magno Putin di far terra bruciata dovunque verranno stazionati gli F16 destinati alle guerre per procura.
Al momento solo l'Ucraina, mitizzata quale confine delle democrazie riunite da difendersi con le unghie e con i denti, ma domani chissà: Il Baltico, forse, o la minacciosa Polonia del muscoloso Tusk che ci dice tutti, noi paesi filo Nato, già in guerra, che aspettiamo a far volare i missili e i caccia di ultima generazione e a far terra bruciata di tutta la Russia e ad infilare un missile dove di dovere al maledetto Putin.
Tace la guerra in questa vigilia di resurrezione, salvo qualche Eurofighter italiano che dà spettacolo sui cieli e ammonisce i piloti russi a non varcare la fatidica soglia, ed è quasi scomparsa dalle prime pagine la martire ungherese detenuta in catene ('Le mie catene', prossima uscita editoriale), ma siamo certi che Mattarella la celebrerà domani da par suo sugli altari della retorica democratica e la dirà patrona di tutti gli 'antifa' – incluso quel tale, un maestro di scuola pure lui, che insegna ai suoi pargoli come si impugna il martello fatale per meglio impattare i crani degli odiati oppositori politici nazifasci (daje! Rieduchiamoli, come si conviene a sinistra, tanto poi ci mettono in lista alle europee).
E il solo riferimento pasquale degno di nota è la vignetta di Natangelo su 'Il Fatto quotidiano' che ci mostra un Cristo ancora disteso nel sepolcro che si lamenta con un irrispettoso terrorista di Hamas affiorante da un tunnel giusto nei pressi che gli hanno rovinato la Pasqua.
Non c'è più religione, mannaggia. Capace che la pietra del sepolcro resti incollata, stavolta, e solo una esplosione termonucleare la faccia sobbalzare di un poco, ma il martire crocefisso non si azzarderà ad uscire a causa del fall out radioattivo.
Che tempi! E costumi!
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