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ORGOGLIO SAMMARINESE

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Se davvero la storia facesse i conti!!!

Post n°213 pubblicato il 07 Maggio 2014 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

di David Oddone

L’intervista rilasciata a

Tribuna da Paolo Mieli rappresenta uno spartiacque nella storia della

più antica Repubblica del mondo. finisce per davvero un’epoca e se ne

apre un’altra. Oggi il Titano si è finalmente liberato della propria immagine

di paradiso fiscale. Eppure le ferite inferte al sistema sono ancora

ben lontane dall’essere rimarginate. In questi anni la trasparenza forzata

e imposta dall’Italia ha distrutto aziende e drenato risorse e capitali.

Col senno di poi l’Italia, Tremonti, per stessa ammissione dell’allora

Direttore del Corsera Mieli, avrebbero potuto agire diversamente.

A cominciare dalla martellante pressione mediatica

che si è tradotta in un danno enorme sia per il Monte, che per il

Belpaese. Onore a Paolo Mieli che ha “fatto i conti

con la storia” per parafrasare il suo ultimo libro, ed ha proposta una

analisi lucida ed obiettiva di quegli anni. Il giornalista,

saggista, storico italiano, ha dato una lezione a tutti, soprattutto

ai colleghi. Richiamandoli al proprio ruolo. La stampa non può essere solo distruttiva.

La stampa non può mettere

in ginocchio persone ed economie, perché risollevarsi

non è mai semplice. Il Titano con fatica sta rialzando la testa,

ha reinventato la propria economia, si è dotato di leggi contro il crimine

e il malaffare. Eppure non si può non ricordare quel periodo e porsi

delle domande. In molti infatti hanno puntato il dito contro i governi

sammarinesi che si sono succeduti dal 2008 in poi. In tanti si chiedevano

che cosa non andasse e perché nonostante i passi in avanti fatti,

Tremonti continuasse la propria crociata. Ebbene con anni di ritardo si

scopre che non si trattava di crociata, ma di caccia alle streghe. Veniamo

a sapere che al Titano non era stata data una via d’uscita. Non era stato

detto che cosa dovesse fare. Né un termine temporale concreto con delle

prescrizioni. C’era solo la volontà di scardinare un sistema economico,

diventato forse troppo competitivo, dunque ostile. Ieri qualcuno

ha commentato come l’intervista a Mieli rappresentasse

comunque una magra consolazione per quello che ha passato

l’Antica Repubblica. Non sono d’accordo, non è così. San Marino

ha dimostrato al mondo che la propria classe dirigente è forte e capace,

che il sistema è sano e può confrontarsi alla pari con chiunque.

Chi è rimasto in piedi è gente onesta, che vuole rimboccarsi le maniche.

Col senno di poi la stessa classe politica ha dimostrato di saperci fare.

Oggi chi vince è il Titano. Oggi si può davvero ripartire nella consapevolezza

di poter guardare al futuro con fiducia. Una lezione importante

per i tanti giovani in cerca di occupazione e per lo stesso governo che

invitiamo ad avere maggiore coraggio, per portare davvero il sistema a

fare quel salto di qualità che merita e che viene richiesto a gran voce.

La stampa dal canto suo ha il dovere di essere certamente critica, ma

di sostenere l’economia,le imprese sane e quanto di buono si sta provando a fare.

 
 
 

NON DUNQUE DISTRUGGERE !!!....prima parte

Post n°212 pubblicato il 07 Maggio 2014 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

 Paolo Mieli è stato ospite di Asset Banca

e in quella cornice ha presentato il suo ultimo libro “I conti con la storia”.

Di qui l’occasione per una lunga intervista al due volte direttore del Corriere

della Sera. Un giornalista di successo, tra i più conosciuti in Italia e

all’estero ma soprattutto un uomo di valore che ha portato la tecnica giornalistica

ai vertici. Un uomo capace di fare i conti con

la storia anche quando quella storia è la propria. Così gli abbiamo chiesto

di fare i conti con la Storia di San Marino, quella che anche lui da

Di r e t to r e del Corriere della Sera (dal 2004 a l 2 0 0 9 ) c o n t r i b u ì a scrivere. L’intervista

che ha rilasciato il Direttore Paolo Mieli in esclusiva a “Tribuna” rappresenta

anch’essa uno spartiacque ed un evento che verrà ricordato

e scolpito nella storia recente del Monte. Col senno di poi infatti, il primo

quotidiano italiano si rende conto che la guerra fatta contro San Marino, quell’accanimento,

non aveva senso. Forse per qualcuno si tratta di una magra consolazione,

ma il mea culpa dell’allora Direttore Mieli è la migliore eredità per

il popolo sammarinese ed i suoi governanti. Fatti i conti con la storia, ora si

può davvero voltare pagina e guardare al futuro con ottimismo.

Lei è stato Direttore

del Corsera nel momento più difficile per la storia di San Marino.

Quello degli arresti, delle prime pagine, delle inchieste. Un periodo

storico in cui non passava giorno in cui non si tirasse in ballo, i n

negativo, il Titano. Tanto che i n molti hanno avuto l’impressione che

quel gioco al massacro fosse vero e proprio accanimento fine

a stesso. Sono passati alcuni anni: vuole fare anche lei i conti con la storia?

“L’impressione è giustificata.

Non ci fu dolo da parte dell’informazione, ma noi che cosa sapevamo?

Sapevamo che il ministro di allora, Giulio Tremonti, che peraltro

era stato consulente fiscale di San Marino, denunciava cose che ben

conosceva, meccanismi e trucchi che potevano essere usati per evadere le

tasse. Quello su cui mi sento di fare autocritica è che nell’affermare questo

principio di per sé giusto - quello della lotta ai paradisi fiscali - noi come

stampa non abbiamo tenuto conto di alcuni elementi. In primis il fatto di

aver denunciato un problemasenza fornire però alcuna soluzione. La libera stampa nel momento

stesso in cui denuncia deve essere consapevole del proprio ruolo di proporre anche soluzioni.

Non dunque distruggere............(prima parte)

 
 
 

NON DUNQUE DISTRUGGERE!!!!!!!.......seconda parte

Post n°211 pubblicato il 07 Maggio 2014 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

 

Non dunque distruggere

ma restaurare, ricostruire in modo migliore. Se non ricordo male

un quinto o un sesto delle aziende con cittadinanza a San Marino saltarono

per aria. Creammo dunque un danno terribile a San Marino, ma in fondo

anche a noi stessi. Tutto, per non avere impostato allora, dei principi impostabili.

Tant’è che tre mesi fa in modo fluido e senza fare delle rivoluzioni

copernicane quel problema è stato risolto (con l’uscita dalla black list,

ndr). E io oggi penso che potesse essere risolto già allora. Penso che quelle

misure messe in campo dall’Italia dovevano contenere anche una soluzione

e che non era opportuno inserire San Marino nella black list, ma

che si dovesse piuttosto far passare il messaggio che se la Repubblica non

avesse cominciato a rispettare determinate regole, sarebbe stata inserita

in questa lista. Si dovevano dare a San Marino sei mesi di tempo, nove

mesi di tempo, per adeguarsi.San Marino si sarebbe adeguata e non sarebbe

accaduto quello che poi è successo. Ciò che dico oltre a essere una

autocritica, vuol e essere anche un messaggio perché è come vorrei che

fosse intesa la stampa, la sua essenza. La stampa non

può essere solo un elemento di distruzione, utilizzata per fare saltare per aria

le aziende, farle chiudere. Perché la lentezza con cui si costruisce un successo

economico, non è mai pari alla velocità con cui lo si può distruggere

ed alla lentezza con cui si avrà l’opportunità di riedificarlo. Se io costruisco

una casa, ci metto un anno a costruirla, poi do un colpo di ariete,

questa casa si distrugge in un secondo. A costruire nuovamente ci metterò

un anno ed è difficile che la costruzione sia piena come lo era in precedenza.

Dunque prima di distruggere bisognava dare il tempo alle Istituzioni

di mettersi in regola.

Formalmente, allora, a San Marino fu dato questo termine temporale,

ma solo formalmente. Fu dato un tempo ma non era stata individuata

una soluzione fattibile in quel lasso temporale. Bisognava non solo dare

una scadenza, ma dire che cosa si doveva fare e dare il tempo di fare

quella cosa che veniva imposta. Che da parte di San Marino le intenzioni

fossero buone poi, lo dimostra il fatto che sebbene in quattro anni, le cose da fare sono poi state

effettivamente fatte. E quindi se tutto fosse stato impostato dall’Italia sapientemente

e in mani era non punitiva nei confronti di San Marino, io credo che il risultato

si sarebbe potuto tranquillamente raggiungere in sei mesi. Bastava avere avuto

le idee chiare allora.In definitiva Penso dunque che formalmente

sia la stampa che lo Stato italiano si siano comportati in maniera

ineccepibile, ma nei fatti abbiano fatto un grave torto a San Marino, perché

non si doveva creare un danno all’economia, non solo sammarinese

ma anche italiana: non si deve mai distruggere la ricchezza a vanvera.

A distruggere sono capaci tutti, a ricostruire invece poi ci vogliono gli anni”.

Qual è oggi l’immagine che avete di San Marino?

“San Marino è stato un Paese con relativa stabilità

politica negli anni in cui l’Italia ha attraversato un continuo tornado.

Oggi San Marino è entrata

nella white list, un risultato che dimostra che cosa è davvero questo Paese:

un popolo, un gruppo di dirigenti consapevoli,

di gente che sa fare il proprio mestiere. In questo anno 2014 posso dire

che l’immagine di San Marino non è mai stata così luminosa. Oggi ha

un’ ottima immagine per l’economia anche se penso che l’accaduto non sarà

sanato in tempi rapidi. Penso che non si tornerà mai al passato, le centinaia

di aziende chiuse pesano e rimane l’autocritica fatta poc’anzi sul

danno procurato. Col senno di poi sarebbe forse stata meglio un po’

meno luminosità, accompagnata da una migliore situazione produttiva”.

Secondo lei Tremonti non si è fatto pubblicità sulla pelle di San Marino?

“Tremonti era anticamente anche un collaboratore

del Corriere della Sera. Penso che Tremonti proprio perché era stato

consulente di San Marino, forse temeva di essere additato come troppo

buono nei suoi confronti e accusato di usare due pesi e due misure: nella

migliore delle ipotesi si può avanzare questa idea. Io come già detto, avrei

accompagnato un provvedimento che indicava la via di uscita. Faccio un

esempio: se io mi accorgo di qualcuno che non ha pagato delle tasse perché

non sapeva che si dovevano pagare, devo dare innanzitutto la presunzione

di innocenza, e in secondo luogo devo offrire l’opportunità di mettersi

in regola e dimostrare la propria buona fede. Se io rovino invece questa

persona, faccio una cosa che non va bene, seppure nel nome della giustizia.

Detto questo non mi piace criticare gli altri, semmai critico me stesso.

Critico la stampa per essere andata dietro al governo e aver scritto, andando

un po’ troppo per le spicce, che tutto quanto fatto contro San Marino andava fatto punto

e basta. Il rimprovero che faccio a me stesso come Direttore e non a Tremonti,

è di non essermi posto il problema che i sammarinesi posero, ovvero quello

di indicare una via di uscita, perché si stava facendo un danno enorme. E

di non avere prodotto neanche dieci righe per un’ idea su come uscire da quella

situazione che avrebbe evitato il colpo di pistola all’economia sammarinese”.

DA LA TRIBUNA SAMMARINESE  di DAVID ODDONE

 
 
 

IL SILENZIO E L'OPPORTUNISMO.........

Post n°210 pubblicato il 28 Aprile 2014 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

Il silenzio e l’opportunismo. Mi sono sempre chiesto perché tutto è potuto accadere senza che nel Paese si sviluppasse un’opinione pubblica vera di contrasto ? Non è stato difficile trovare delle risposte.

La Commissione di inchiesta, approvata dal Consiglio Grande e Generale, per far luce su alcuni trascorsi della Cassa di Risparmio, riapre, è una mia vecchia opinione più volte espressa, uno spiraglio per far luce sugli ultimi decenni di vita politico- economica del Paese. Certamente la Cassa di Risparmio, ed è cosa innegabile, ha tentato, ed in un primo momento con successo, di “uscire” da un circuito economico – finanziario che stava, come poi si è realizzato, per “strozzare” l’economia dell’intero Paese rendendo il sistema asfittico.Non conosco le così dette carte di natura amministrativa e penale nelle quali è racchiusa la vicenda Cassa., ma certamente posso tranquillamente giudicare e quindi giustificare l’operazione messa in atto; ciò che non giustifico è in primo luogo l’assenza dello Stato in tutta la vicenda, quando si è aperto il contenzioso con varie istituzioni  Italiane, si ricordi la Guardia di Finanza ai nostri confini a metà degli anni novanta: era un segnale ben preciso( la Convenzione del 1939, non a caso definita di Amicizia e Buon Vicinato, avrebbe potuto essere attivata allo scopo di evitare per lo meno i “corvi” che si sono inseriti nella vicenda allo scopo di dividersi le spoglie) e poi, nella fase, così detta calda, la mancanza di notizie nel periodo in cui venivano alla luce varie ipotesi di soluzione: ricordo di aver incontrato il Presidente della Cassa nel periodo successivo alla sua scarcerazione e, forse a titolo di battuta, mi riferì che avrebbe pubblicamente rese note notizie  “ scopioettanti “ che riguardavano la politica ed in particolare alcuni politici o politicanti: silenzio.Lo stesso velo di silenzio è stato steso su tutta la politica economico – sociale che si è sviluppata negli ultimi decenni dove l’interesse, la corruzione, il silenzio, l’opportunismo, hanno svolto un ruolo determinante e che ci ha coinvolti tutti, nel portare il Paese in una situazione di crisi che in prima battuta è morale.L’interesse: non appena il Paese è uscito da un sistema di rigore, anni ottanta, tranne nel periodo in cui era presente politicamente Clara Boscaglia, ci si è gettati a capofitto in operazioni altamente speculative che avrebbero inevitabilmente coinvolto l’Italia.  Società anonime, commissionarie, società immobiliari ecc.. e da ultimo la concessione di Istituti di Credito e Finanziarie, hanno aperto la strada ad ogni specie di attività pseudo industriale , o pseudo commerciale o pseudo bancaria attirando l’attenzione anche di organizzazioni malavitose, il tutto con la compiacenza di politici, di dirigenti pubblici che certamente non operavano a titolo di cooperatori dell’opera di san Vincenzo.La corruzione: non credo sia necessario avere particolari doti investigative o nozioni di carattere economico per capire che era in atto una vera e propria “rivoluzione” , dove corrotti e corruttori si mischiavano e giocavano un partita sulla pelle di un Paese che con lo scoppio del “bubbone” non avrebbe avuto a disposizione i rimedi per superare l’inevitabile crisi anche nei rapporti internazionali, in quanto, in un Paese di dimensioni ridottissime, gli anticorpi erano scomparsi sull’altare di un interesse privo di ogni limite garantito dal politico di turno.

Tempo addietro ho citato alcune informazioni giornalistiche: la prima riportava la dichiarazione dell’ex Presidente della Banca Commerciale che affermava di avere sborsato la somma di euro cinquemilioni per ottenere la concessione – licenza per la sua Banca;

l’altro dell’amministratore della Telecom, società che opera in regime di monopolio sfruttando una concessione statale, che dichiarava di avere liquidato a soci sammarinesi nell’anno 2005 la somma di euro quattromilionicinquecentomila.

La terza l’ho estrapolata da una relazione di un Perito d’Ufficio che dichiarava che il capitale sociale della società “Banca del titano” era immediatamente volatilizzato dopo la sua costituzione ((relazione agli atti nel procedimento penale) .

Su tutto il silenzio.

Il silenzio e l’opportunismo. Mi sono sempre chiesto perché tutto è potuto accadere senza che nel Paese si sviluppasse un’opinione pubblica vera di contrasto?

Non è stato difficile trovare delle risposte.

La politica o per meglio dire i politicanti hanno giocato su più tavoli: il primo è stato il pubblico impiego dove decine di sammarinesi, molti dei quali hanno trovato piena soddisfazione anche se non necessari od inseriti in parti privilegiate senza alcun titolo e senza professionalità, hanno trovato un’occupazione a tempo indeterminato con i privilegi e la sicurezza che può garantire una Pubblica Amministrazione: con questo non voglio demonizzare il Pubblico Impiego anzi ho sempre ritenuto e ritengo che la pubblica amministrazione, in un Paese così dimensionato, sia la vera occasione per dare ai giovani la possibilità di una occupazione qualificata e quindi garantire alla Comunità quei servizi sanità, istruzione ecc. che sono eccellenza del nostro Stato sociale.

Il secondo tavolo è quello relativo alle retribuzioni: la recente pubblicazione delle retribuzioni ha messo in evidenza che, nel tempo, sono lievitate oltre le più rosee aspettative, se confrontate con quelle praticate nelle vicine Regioni che sono ritenute, tra l’altro, economicamente vantaggiate se confrontate con le altre Regioni Europee; un’infinità di nuclei familiari, nel loro insieme, raggiungono cifre che si avvicinano, ed in numerosi casi le superano, di 100.000,00= euro.

Anticamente lo status di dipendente statale, tranne per certi livelli altamente qualificati, serviva per distribuire una ricchezza che, non a torto, doveva servire ad equilibrare un regime occupazionale che altrimenti, ieri come oggi, non illudiamoci, non aveva alcun sbocco o molto limitato.

Il terzo tavolo è stato quello di elargire, a piene mani, società, commissionarie, ambascerie ecc., coinvolgendo gente di ogni specie e condizione morale lasciando “ sfruttare “ a piene mani le nostre peculiarità.

Ora, come più volte è stato affermato, non tutti si sono resi conto che i tempi sono cambiati e che nulla è e sarà più come prima. Spetta al politico ed in particolare al Consiglio Grande e Generale rendersi conto e trarne le dovute conclusioni. (anche noi abbiamo non solo Enti inutili, ma sacche di sezioni in cui l’utilità è dubbia e comunque sono state caricate di personale non necessario o limitatamente sfruttato o altamente retribuito in ragione delle mansioni)Il silenzio è nato anche per avere addormentato la coscienza della pubblica opinione in generale ed in particolare del pubblico impiego, facendo risuonare il ticchettio del soldo facile , del privilegio, nonché l’impunità nella malversazione, la reticenza nello svolgere attività di indagine e di verifica di vari settori: è il classico sistema del non vedo, non sento, non parlo.Recuperare un sistema economico, ancorché di dimensioni ridotte, non sarà facile: certamente il Paese ha alcune potenzialità che possono attirare l’attenzione di imprenditori seri, dotati di professionalità con mezzi economici adeguati, ma è necessario che certi politici che hanno prodotto il malcostume che ha generato lo sfacelo ed anche quelli che hanno assistito passivamente, per i motivi più vari, compreso il mantenimento della poltrona, si facciano da parte, compresi coloro, che a vario titolo, hanno contribuito a mantenere “oliato” un sistema corrotto: certamente auguro ai nostri politici, politicamente corretti, che da diversi anni, con spirito di servizio, hanno cercato e cercano, anche con successo, pur tra mille difficoltà, di recuperare una credibilità che si era smarrita.

Prioritario ed essenziale, per l’intera economia, diventa la normalizzazione delle relazioni con la Banca d’Italia per dare la possibilità ai nostri Istituti di Credito di operare in maniera piena: è la politica che deve muoversi in maniera determinata senza delegare ad altri Enti lo sviluppo di iniziative che sono di carattere e natura politica.                                                             

Avv. Luigi Lonfernini

DA LA TRIBUNA SAMMARINESE


 

 

 

 

 
 
 

IN GINOCCHIO DA TE..........

Post n°209 pubblicato il 18 Aprile 2014 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

PREMI PRONI PRIMA

 

C’è preoccupazione profonda nel paese. Una domanda come un tarlo rosicchia la materia grigia dei sammarinesi: come faranno a tirare avanti quelli di Banca centrale? Tra moti di compassione e raccolte fondi che si sono aperte ai crocicchi dei centri commerciali, sembra che gli amici di Cielle stiano organizzando addirittura una colletta alimentare straordinaria per Via del Voltone dove, come nei conventi di clausura visto il monte ore esagerato che trascorrono in quei lugubri uffici, il governo sempre attento alle esigenze dei martiri del lavoro pare stia deliberando di installare una ruota del pane per passare le vivande all’interno del palazzo di vetro meno trasparente che ci sia.

Oh, ma si arrabattano giorno e notte per sostenersi da soli con le tasse di tutti! Non sono mica scherzi! Cioè, il presidente Clarizia l’ha detto: ma vuoi mettere il lavoro che c’è stato per entrare in Sepa, e poi neanche direttamente! Ci si è dovuti genuflettere a una tramitante italiana. E non era mica una cosa che gli competeva quella di consentire l’operatività del sistema bancario di San Marino, macché scherziamo!

Cioè, sai quanto ci vuole a bloccare i pagamenti alle banche e poi di sguaraguaglio far passare un bonifico da un milione e due verso una società? Senza contare che era la finanziaria Infrastrutture, guarda caso di quel signor ex console Colombelli che ha patteggiato in Italia sull’inchiesta Chalet e oggi è indagato a San Marino.

Di’ ma da sopportare c’è pure la Commissione antimafia che sottolinea l’inopportunità che i vertici di Bcsm siano stati presi dai soggetti vigilati. Quei soggetti vigilati che hanno strappato una liquidazione volontaria nella finanziaria che assistevano, Fingestus, quando, con un’altra aria, sarebbe andata in liquidazione coatta. Dico, ma lì son stati pur bravi! 

E poi vuoi mettere aver dichiarato che il Memorandum di intesa con Bankitalia era superato, per poi dire “anzi no” e giustificarsi di nuovo tirando fuori la genialata che prima si parlava di un altro memorandum? Certe capriole non son mica da tutti, roba da menti sopraffine.

Perché,  il fatto di trovare l’escamotage sui reali beneficiari? Sublime, da veri cultori del diritto. D’altra parte lì si agiva su richiesta del grande Segretario alle Finanze, che cercava il pertugio per non rispettare le leggi approvate dal Consiglio grande e generale, e gli hanno fornito l’artifizio normativo che non sarebbe legittimo interesse dei cittadini conoscere di chi sono i soggetti finanziari rendendo pubblici i reali beneficiari delle quote. Beh, lì hanno superato se stessi.

Quella dell’accordo Fincapital, poi, è al di sopra di tutte. Dopo aver defenestrato un commissario, ne hanno nominati due, così la spesa è stata subito doppia. Quindi hanno avallato un accordo, c’è chi dice che ci abbiano pure lavorato sopra, per salvare le banche invischiate nel “sistema Bacciocchi”, facendo ricadere il costo del pastrocchio su chi? Su tutti i cittadini, in particolare su quelli che avevano acquistato e non hanno ancora visto le loro abitazioni e che oggi devono andare a mendicare, dallo stesso soggetto che ha allegramente erogato alla galassia del notaio crediti a profusione, uno sconto o una dilazione su quello che hanno già pagato e gli viene chiesto di ripagare.  Per non parlare delle fusioni bancarie con gli sgravi annessi, per poi farsi remunerare lautamente per recuperarli. Questo è il chef d’oeuvre. Aspetta, aspetta... e a chi deve esigere e si fa passare sotto il naso milioni di monofase non riscossa, un premio glielo vorrai dare o no? Non è mica facile non vedere 150milioni di euro da riscuotere. A chi ha fatto tutto ciò, prendendo all’amo un governo boccalone e prono, un premio bisognava pur darlo. Loro hanno fatto prima. Se lo sono preso.

Antonio Fabbri

da l'informazione di San Marino


un paese al collasso per una larga parte dei suoi cittadini che si sentono traditi e defraudati della loro identità , una parte consistente che soffre la crisi economica ,che nota a sua volta un cambiamento radicale nella politica la quale non si preoccupa di lavorare per la coesione sociale ma per coprire interessi e clan che imperversano nella politica e nella economia . non c'è un cambio di passo evidente , i poteri che hanno i quattrini in mano comandano e condizionano chi governa , questi sperano che chi si trova e si troverà in stato di bisogno continuino ad inginocchiarsi a lor signori. un piccolo ma energico gruppo di giovani in consiglio grande e generale , tenta l'impossibile , cambiare questo sistema , molti sammarinesi ci sperano .sopratutto per i figli che verranno.


 
 
 

Mazzini come Voldemort...!!!!

Post n°208 pubblicato il 24 Marzo 2014 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

C’è un alone di mistero, di tetro e subdolo divieto di far parola della vicenda. Anche solo nominarlo scatena strali e sfaceli, mandati e insulti, interventi di neri signori con la toga che vogliono aver sempre ragione loro, prolissi comunicati con magiche formulette censoree, incendi di code di paglia e streghe che volteggiano sulle redazioni.

Succede così, che ogni volta che si parla pubblicamente del conto di “voi sapete chi”, ogni volta che vien fuori il nome dell’“oscuro signore” e dei movimenti fatti in innominabili libretti per altrettanto inquantificabili importi, si materializzano spaventose macumbe.

Neppure i babbani di Facebook, ormai, lo nominano più, ed evitano di mettere il “mi piace” quando solo si subodora che si potrebbe arrivare a discettare virtualmente di “voi sapete chi”. Sembra addirittura che anche davanti  al giudice, per evitare di nominare l’innominabile, i diretti interessati abbiano spiegato il meno possibile, lo stretto indispensabile per non risvegliare la bacchetta malvagia dell’“oscuro signore”.

E non ne vogliono sentir parlare neanche fuori. Neanche da altri. Figuriamoci sui giornali o in televisione.

Accade allora che appena si parla del “conto Mazzini”, è come per Harry Potter con lord Voldemort: comincia a far male la testa, fantasmi neri affiorano dai muri con il loro portato inquietante di negatività, il cielo si rabbuia e scattano quattro paroline della magia nera:  “mandato ai miei legali!”. Al sentire queste parole, gli armadi si serrano con dentro gli scheletri che battono le ossute nocche per poter uscire, gli specchi non specchiano più e nessuno degli interessati riflette su se stesso, il vento di una invocata legalità distorta confonde le certezze emerse e ci si dimentica che ci sono milioni dei quali chiarire la provenienza e svelare la destinazione. Un pentolone di ambiguità da sommergere sotto la formula magica del “tanto è tutto prescritto”.

Ma il conto “voi sapete chi” finito in tanti rivoli e passato per tante mani, un problema politico lo pone, anche se ormai pure i partiti, occupati in alleanze trasversali fatte di misteriose convenienze ed oscure trame,  vorrebbero metterci sopra uno dei tre doni della morte: il mantello dell’invisibilità.

Così, quando chiunque fa il suo lavoro per ricordare che quello è un problema che c’è, a prescindere da come andrà in tribunale, e nomina “voi sapete chi”, partono gli strali.

E’ accaduto l’altro giorno a Luca Salvatori, al quale si esprime solidarietà per lo scomposto attacco di cui è stato oggetto da parte del consigliere Giovanni Lonfernini.

Ma molti non sanno - o fingono di non sapere per non incappare nelle ire degli adepti del conto di “voi sapete chi” - che ci sono già tre esposti in tribunale nei confronti di giornalisti che hanno la colpa di aver pubblicato la verità. Esposti che chiedono censura per chi scrive ed esemplare sanzione. Chissà se il segretario Belluzzi, che un po’ a Harry Potter somiglia e osanna una legge ritenuta una magia risolutoria, quando parla di “diritto di cronaca” tutto questo ce l’ha presente.

Antonio Fabbri

 

 
 
 

L’amico a cena e l’argenteria!!!!!

Post n°207 pubblicato il 24 Marzo 2014 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

 

 

 

La questione morale preesiste, è superiore e spesso indipendente rispetto alla applicazione del diritto.

Quello che è giusto è ad un livello più elevato rispetto a quello che è legale. La norma è il mezzo, la giustizia è il fine, non sempre pienamente raggiungibile.

Il principio di nobiltà politica, del rispetto dovuto a tutti i cittadini, vorrebbe che gli eletti sapessero distinguere ciò che è umanamente e socialmente dignitoso da quello che è inopportuno, biasimabile o riprovevole. Ancor prima di sapere se sia anche penalmente rilevante.

La verità processuale non è sempre la verità sostanziale, ma c’è chi le vorrebbe in ogni caso sovrapporre per propria comodità o per tornaconto. La politica sostiene che il Consiglio non è un tribunale, ma allo stesso tempo, pretendendo di constatare, decidere o soppesare la valenza di determinati fatti soltanto quando vi sia stata una sentenza definitiva, non fa altro che asservire la propria capacità di discernimento a quella di un altro potere dello stato. Quindi prende tempo, ma contestualmente si fa dire da altri cosa può fare e cosa no.

Se il palazzo non comprende questo, sia dal lato di chi assolutamente censura sia da quello di chi assolutamente scrimina, è inutile che su tali questioni si confronti. Così, tra chi per mestiere lo fa per davvero e chi si improvvisa, magari conoscendo anche meno i fatti, ciascuno è per opportunità avvocato di qualcosa e di qualcuno.

Il dibattito consiliare nel quale si è parlato di Greco, anticorruzione, trasparenza, riciclaggio, vicende giudiziarie contingenti, si è ridotto alla difesa di posizioni politiche, fatte di ombre persecutorie e dietrologie partitiche, che hanno perso di vista la valutazione dei fatti in sé. Eppure di fatti ce ne sarebbero stati da valutare. Ci sono già situazioni talmente chiare da essere imbarazzanti. Ma ormai non si imbarazza più nessuno, forse perché i discorsi non sono basati sul sostegno dei principi e diventano inutili esercizi di equilibrismo tra commi di norme che molti non conoscono, che altri interpretano a piacere e che altri ancora piegano al proprio servizio. Ma ci sono situazioni per le quali non servirebbero neanche tanti discorsi, né leggi, né sentenze. Insomma, per dirla semplice: se un amico viene a cena da me e, dopo aver provato per tutta la sera a fare il cascamorto con mia moglie, quando se ne va si porta via di soppiatto l’argenteria, non ho bisogno di attendere la sentenza definitiva di condanna di un qualsiasi tribunale per non farlo più entrare in casa mia. Anzi, in casa mia non entrerebbe proprio più. Neppure se per il cavillo scovato da un avvocato scaltro dovesse essere assolto.  Non è giustizialismo. E’ buonsenso.

Antonio Fabbri

 da L'INFORMAZIONE                                 Quotidiano di San Marino

 
 
 

L'IDENTITA' DI UN POPOLO di Marino Cecchetti

Post n°206 pubblicato il 23 Ottobre 2013 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

Intervista pubblicata su  San Marino Oggi

1° settembre 2001

 

 

Anzitutto, quando compare la data 3 settembre 301?

La data di fondazione è stata fissata solo recentemente: nel corso del Novecento. Precisamente fra il 1926 e il 1941, quando l’Italia  andava mitizzando l’antica Roma. In particolare dopo il 1936 quando nel rifondare l’impero – l’impero fascista -  si sprecavano i riferimenti all’impero romano. 

La Repubblica di San Marino, nella necessità di  far sapere che non poteva essere considerata una tessera del nuovo impero,  attirò l’attenzione sulla sua antica  origine  risalente addirittura  ai tempi dell’impero romano. E precisò l’anno:  301. 

 

Anche l’attribuzione della fondazione al Santo è così recente?

 No. Questa nasce  nella notte dei tempi, come si usa dire. È proclamata  a chiare lettere, anzi a lettere cubitali,  sul frontale della  Basilica. Il Santo Marino è invocato come  l’autore e il protettore  della ‘Libertas’. Il vocabolo ‘Libertas’   qui è  inteso nelle due accezioni: ‘Libertas’ verso l’esterno, cioè ‘‘indipendenza’, e ‘Libertas’ all’interno, cioè  ‘democrazia’. Il Santo  fonda  e  protegge l’una e l’altra. 

 

Dunque questa scritta è più di  un atto devozionale magari estemporaneo. 

Figurava  già  sopra la porta dell’antichissima Pieve  che, fino al 1825, stava al posto della chiesa attuale. Quanto alla sostanza, cioè  all’attribuzione del merito della ‘Libertas’ al Santo,  questa  è una costante della storia sammarinese. Fra l’altro ben documentata. 

  Qualche esempio?

Nel 1296 i sammarinesi sono  citati in giudizio a Valle Sant’Anastasio  per una questione di tributi. Il giudice chiede se, alla base del loro rifiuto di pagare, ci sia   un privilegio del papa o dell’imperatore o di qualche  altra autorità. No dicono. Nessun privilegio di chicchessia.  Noi abbiamo diritto  di non pagare perché siamo liberi: ci ha lasciati liberi da vincoli esterni  il nostro Santo quando venne dalla Dalmazia.  E non è una furbizia escogitata al momento. Ne sono realmente convinti. La stessa  tesi vanno a sostenerla  a Roma, nel 1541. Davanti ai papi.  Il primo papa  a riconoscere loro il diritto di non avere superiore - come dire l’indipendenza -   è Paolo III nel 1549. Poi ne verranno altri. Con maggiore o minore convinzione tutti i papi, in sostanza,  finirono per dimostrare una certa benevolenza verso il Titano (in pratica anche durante l’episodio  alberoniano).  Cito per tutti  Clemente VIII il quale  nel 1603 accorda  la sua protezione alla Repubblica, anche a nome dei suoi successori,  per dimostrare che la Santa Sede non è come gli altri Principati che ’piuttosto sanno di tirannia’.

 

La  tesi del Santo, fondatore della indipendenza,  ha successo coi papi. Dopo, quando finisce il  potere temporale dei papi?

Nel 1861  la Repubblica da enclave dello Stato Pontificio diventa  enclave del Regno d’Italia. Uno Stato, per tanti aspetti,  all’opposto di  quello Pontificio.   A Roma non si erigono più monumenti ai santi come al tempo dei papi, ma a personaggi come Giordano Bruno, messi al rogo  come eretici dai papi. Ebbene i sammarinesi  continuano  a rivendicare la piena  indipendenza verso i re d’Italia esattamente  come prima avevano fatto verso i papi. Con  la   stessa motivazione di prima:   il testamento del Santo: vi lascio liberi.

  Una prova di questa continuità?

1894:  una  effigie gigantesca  del  Santo Marino  con in mano il testamento – vi lascio liberi  –  è posta   al centro di un quadro che occupa tutta la parete principale della Sala del Consiglio nel nuovo Palazzo Pubblico. Ed a inaugurare il Palazzo, quella Sala e a diffondere per ogni dove quella rivendicazione di indipendenza basata sul Santo, è chiamato nientemeno che  Giosuè Carducci, il quale  fa  del testamento del Santo  il perno di un discorso che  avrà  una eco vastissima e guadagnerà uno spazio nelle antologie della letteratura italiana. 

 

Il Santo rimane  dunque in primo piano anche dopo l’Unità d’Italia.

Nel  1926 Pio XI eleva la chiesa principale del paese  da Pieve a Basilica. Nel documento, un ’breve’,  si parla anche delle reliquie del Santo conservate nella chiesa stessa. Per i sammarinesi è la prova che queste reliquie, le loro, sono quelle autentiche.  Per i sammarinesi  il papa, con quell’accenno,   ha posto la parola fine alla controversia  sulla autenticità delle reliquie del Santo  apertasi  a fine Cinquecento con Pavia e Milano.    Il giorno in cui   il  ‘breve’ arriva,   tutte le campane della Repubblica  si mettono  a suonare a festa  e continuano  a suonare a  festa per ore ed ore quasi volessero farsi sentire fino Roma.  

I sammarinesi hanno fatto sempre quadrato attorno alle reliquie del loro Santo esattamente come attorno alla  indipendenza:  indipendenza e  Santo sono un tutt’uno per i sammarinesi.

Ma c’era anche una ragione politica  per far sentire lo scampanio fino a Roma: proprio lo stesso Pio XI e proprio quello stesso anno, il  1926, aveva accettato di aprire una legazione diplomatica presso il Vaticano, riconoscendo di fatto la sovranità sammarinese: il primo riconoscimento ottenuto dalla Repubblica di San Marino dopo l’Unità d’Italia.

 

Oltre che di indipendenza, lei all’inizio ha parlato di  democrazia, attribuendo anche di questa il merito al Santo.

Ce lo spiega  Matteo Valli,  il  primo storico sammarinese:  il Santo quand’era ancora in vita tenne i suoi compagni come fratelli e non come sudditi. Si fece uguale fra uguali, per insegnare l’eguaglianza.  Inoltre, in punto di morte, il Santo lasciò sì  in eredità la indipendenza agli abitanti del Titano ma con un vincolo ben preciso:  che  ne godessero  i frutti comunemente, cioè tutti alla pari.  Accettando l’eredità, gli abitanti del Titano si sono pure assunti l’obbligo di dare esecuzione a quella  disposizione testamentaria. E l’hanno fatto organizzandosi, all’interno, come   Repubblica:  Res publica, Cosa di tutti, Bene comune.   

 

Le repubbliche hanno sempre avuto vita difficile, ovunque,  per i continui tentativi  di chi, dall’interno,  voleva per sé tutto il potere.  

Qui no. Qui tentativi di prendersi tutto il potere dall’interno non ci sono proprio stati. Perché c’è il Santo a vigilare, a controllare  tutti attraverso le coscienze: il modo  più efficace che si conosca per far osservare una norma. Nessuno sgarra. Nessun sammarinese in tutta la storia, concepisce – nemmeno concepisce – un progetto di potere a scapito dei suoi concittadini.

 

Mai?

Noi abbiamo al vertice due Capi di Stato, i   Capitani Reggenti. Gli  attuali  sono entrati in carica il primo aprile  2001,  ricevendo i pieni poteri dai due loro predecessori. Questi  a loro volta avevano ricevuto i pieni poteri da due loro predecessori il primo ottobre del 2000 e  questi a loro volta il primo aprile del 2000 e così a ritroso di sei mesi in sei mesi  fin dal 1243 quando abbiamo i primi consules di cui sappiamo il nome.

Oltre 2500 persone diverse si sono succedute sul trono dei Reggenti. Ebbene mai una volta – mai una volta – è  capitato che uno tirasse fuori il coltello e lo  infilzasse nella pancia dell’altro per prendersi tutto il potere.

Lo scambio dei poteri fra i vecchi e i nuovi reggenti  continua ad avvenire -  è avvenuto già  per oltre 1500 volte -  sotto lo sguardo del Santo.    

 

Sì, l’insediamento dei nuovi Reggenti  è suggestivo.

E significativo. Romano Prodi, il Presidente della Commissione Europea,  ha suggerito ai suoi  funzionari  di visitare San Marino proprio in occasione dell’ingresso dei nuovi Capitani Reggenti. Perché non è una rievocazione storica. È  una lezione di democrazia, che ci viene direttamente dal profondo della nostra  stessa civiltà, la civiltà dell’Europa occidentale cristiana, base della stessa Unione  Europea.

 

E’ un appuntamento di grande richiamo.

Anche i sammarinesi vi partecipano.  Sergio Zavoli, il grande giornalista,  si è chiesto perché accorrano anche tanti sammarinesi pur trattandosi di un evento che   si ripete uguale ogni sei mesi.

Il fatto è che l’insediamento dei nuovi Capitani Reggenti col passaggio dei poteri dai vecchi ai nuovi sotto lo sguardo del Santo,   è  una cerimonia. Alle cerimonie   si va per partecipare. Si è parte  attiva.  Ci si va anche se se ne  conosce a memoria lo svolgimento. E questa è una cerimonia in cui il posto d’onore è occupato dal Santo, di cui i Capitani Reggenti paiono essere i ministri. Tanto che, con buona pace di Machiavelli, il quale sosteneva che gli Stati o sono Repubbliche o sono Principati, questa è una Repubblica che ha un Principe, il Santo Marino invocato appunto spesso come Principe: Principe della Repubblica.

http://www.libertas.sm/cont/pagina/articoli-di-storia-sammarinese-pubblicati-su-riviste-o-giornali-marino-cecchetti-per-il-1700-anniversario-della-fondazione-della-repubblica/1432/5.html

 
 
 

I GIOVANI e "la lunga visione"......

Post n°205 pubblicato il 23 Ottobre 2013 da orgogliosammarinese
 
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San Marino ha perso la sua “lunga visione”. Il Santo, che per secoli ha illuminato le menti dei nostri antenati, spingendoli nel corso della propria storia verso scelte indiscutibilmente lungimiranti, ha lasciato questi quattro sassi circa 40 anni fa, quando John Lennon era ancora al mondo e la Superstrada Rimini – San Marino era appena stata inaugurata. E’ stato l’improvviso benessere, giunto come uno Tsunami a cavallo fra gli anni ’70 e ’80, a tappare occhi, bocca, orecchie e cervello dei Sammarinesi, che si sono scordati a suon di Dollari e Lire prima, e di Euro poi, della lungimiranza di Antonio Onofri e degli altri strateghi che hanno permesso al nostro territorio di rimanere indipendente nel corso dei secoli.

Le iniezioni di liquidità continue provenienti dall’esterno, tramite flussi più o meno regolari, hanno fatto chiudere la maggior parte dei nostri concittadini all’interno del proprio orticello dorato, facendo dimenticare loro il proprio recente passato di popolo solidale, spingendoli ad accumulare sempre più ricchezza per sé e per i propri famigliari, amici o colleghi di categoria.

Quello che il benessere ha fatto perdere è stata la lungimiranza, appunto, la visione di prospettiva. Nessuno ha più pensato a progettare un futuro per i propri figli, perché nessuno pensava che la macchina per soldi San Marino si sarebbe mai fermata. I figli della Repubblica vivevano in una gabbia dorata e avevano il lavoro, e quindi il futuro, assicurato, grazie ad un politico compiacente o ad aziende più che floride che spuntavano come funghi e fatturavano apparentemente senza fine.

Un errore di valutazione, questo, gravissimo, che ha portato a scialacquare gran parte della ricchezza che quello status temporaneo di Paese agevolato aveva portato in territorio nella manutenzione di giardinetti elettorali, piuttosto che in investimenti per un futuro in cui il giochino si sarebbe inceppato.

Il risultato di una generazione di Sammarinesi dediti al benessere e allo spreco è diventato quindi una generazione di Sammarinesi senza futuro. Una generazione (anzi, più di una) che vive senza prospettive di emancipazione o creazione di un proprio percorso nella storia. Una generazione cui è stato rubato il lavoro tramite una legislazione che taglia fuori i giovani dal mondo delle imprese; cui è stata rubata, grazie alla speculazione e all’impennata dei prezzi, la possibilità di farsi un’abitazione in maniera autonoma, quindi la possibilità di farsi una famiglia; cui sono stati rubati i luoghi di aggregazione principe, le piazze dei Paesi, per farne dei parcheggi; cui addirittura è stata rubata la prospettiva di arrivare, un giorno, a percepire una pensione adeguata a poter vivere una vecchiaia decorosa dopo una vita di lavoro.

Chi ha governato questo Paese negli ultimi 40 anni, e ancora tiene le redini del sistema, ha fatto tutto il contrario di quello che hanno fatto i Sammarinesi nella storia, che hanno compiuto scelte prudenti per lasciare ai propri figli un Paese migliore. Si è costruito, anzi, un sistema di “diritti acquisiti” atti a tutelare i propri interessi, il proprio benessere, a completo discapito delle generazioni future, che non possono fare altro che godere, ove possibile, dell’ammortizzatore sociale dato dalla famiglia.

Nella speranza che questa crisi economica riesca a far aprire gli occhi a tutti, credo personalmente che l’unica soluzione possibile perché San Marino riesca ad uscire dalle secche non lasciando indietro nessuno e soprattutto non ipotecando il futuro dei Sammarinesi che verranno, sia un tacito patto inter-generazionale e fra le varie categorie di cittadini e lavoratori, richiamato tra l’altro dal significativo intervento di inizio mandato dell’Ecc.ma Reggenza.

Ognuno, nel suo piccolo, all’interno della propria categoria lavorativa o sociale, con onestà, identifichi sprechi o surplus a cui potrebbe rinunciare per aiutare chi è più in difficoltà o per risanare il bilancio dello Stato messo in crisi da almeno 5 anni di non decisioni che hanno accompagnato la crisi. Siamo noi i primi a poter fare della spending review, senza che vengano strapagati consulenti a dircelo.

Cambiamo prospettiva. Facciamo nostro il motto di Kennediana memoria “Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”.
Se questo non succederà, inevitabile sarà l’intensificazione della tensione sociale e, nel medio e lungo termine, la fine della storica indipendenza di questo piccolo Stato che in diversi considerano una semplice anomalia, ma che può invece rappresentare l’esempio del successo di una gestione politica locale nel superare crisi economiche durissime come questa senza lasciare indietro nessuno.

Luca Santolini

 
 
 

Questo è la tele-cinesi

Post n°204 pubblicato il 29 Gennaio 2013 da orgogliosammarinese
 
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Spostare le cose con la sola forza del pensiero. Questo è la tele-cinesi.
Così basta pensare a una delibera del 17 luglio per iniziare a spostare interessi, manager e, soprattutto, soldi. C’è chi attribuisce a questa capacità, non quella di spostare soldi che poi tanto capacità non è visti i danni che sta creando a tutto l’occidente, ma quella di spostare cose… ecco, c’è chi attribuisce alla tele-cinesi  anche il mistero dei metalli che si piegano solo fissandoli intensamente, il potere, cioè,  di modificare le molecole degli oggetti. Poi c’è chi parla di tele-cinesi pure per la capacità di effettuare salti spazio-temporali. Questo di certo è vero. O almeno lo si è sperimentato senza ombra di dubbio anche a San Marino, dato che una delibera assunta nell’estate del 2012 è diventata nota e attuale nell’inverno 2013. Un salto temporale lo ha fatto di sicuro
. Ma questa della tele-cinesi è una facoltà curiosa, perché sposta molte cose.
Dicono sia capace di spostare immense masse di capitali e persino di farli fruttare. Cosa che ormai, tra banche fallite, titoli tossici, investimenti insani, capitali malati, non paiono più capaci di fare quelli che cinesi non sono e stanno qua ad arrabattarsi su come tirare fuori dalle tasche dei cittadini i denari per rifinanziare chi i soldi dei cittadini stessi li gestiva e li ha persi chissà come. E’ storia di questi giorni: i cittadini rifinanziano se stessi perché altri, che dovevano essere grandi investitori e broker provetti, hanno perso i loro denari.
Sul Titano, poco tempo fa, dovevano arrivare anche i brasiliani. Poi nel Credito sammarinese è andata come è andata e non se n’è fatto nulla. C’è stato pure qualche viaggio in India, giusto per coprire tutti i paesi del cosiddetto “Bric”. Quindi anche qui, questa telecinesi, di spostamenti ne ha già indotti parecchi.
E chissà quanti ne susciterà ancora! Con questo fatto che è una facoltà che deriva dalla testa, dalla mente, dal pensiero ed è quindi difficile da contenere, la tele-cinesi sposta pure le persone. Infatti, non aspettiamoci che se dovessero arrivare dall’oriente creeranno dal nulla posti di lavoro per gli autoctoni. Probabilmente qualcosa sì, ma è già successo in altre realtà che gli investitori dalla Cina - facciano essi strade, costruzioni, negozi, artigianato, ristoranti o banche - di lavoratori si portino i propri.
L’importante è che la tele-cinesi non agisca spostando la soglia dei diritti. C’è chi dice che la grande Cina ha saputo mettere insieme il peggio del capitalismo col peggio del comunismo. Probabilmente molte cose stanno cambiando anche là e arriva di quando in quando da noi l’eco di timide ribellioni. Ma la dignità dei lavoratori, la garanzia per i diritti inalienabili delle persone, il rispetto per l’ambiente e per gli animali, la tutela della salute pubblica, sono a livelli che noi qua non esiteremmo a definire critici. Spostare la soglia di questi principi, anche solo concettualmente, sarebbe una perdita di dignità sia per chi qua vive da sempre, sia per chi qua verrà ad operare. Nella conquista economica da parte della più grande sedicente repubblica del mondo della repubblica più piccola, sarebbe auspicabile, invece, una tele-cinesi al contrario. Un po’ come avvenne con Roma che conquistò la Grecia, capace di contaminare e conquistare a sua volta il feroce vincitore con la cultura, le arti, la filosofia. Lasciamo stare la filosofia che probabilmente sul Monte non è troppo di casa, ma l’Antica terra potrebbe contaminare il Gigante con la Libertà. Ammesso che non la perda. Ammesso che non l’abbia già perduta.

Antonio Fabbri

ANTONIO FABBRI E' UN GIORNALISTA CHE SCRIVE PER "L'INFORMAZIONE", QUOTIDIANO SAMMARINESE

 

 
 
 

IL CAMMINO DI UNA IDEA

Post n°203 pubblicato il 10 Gennaio 2013 da orgogliosammarinese
 
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COME SAN MARINO SI E' SALVATO- L'idea sconfigge anche i grandi

Un serio tentativo di sopprimere l'autonomia

Ma veniamo al fatto specifico del tentativo, da parte dello Stato della Chiesa, di sopprimere l'autonomia di San Marino o, come ormai si potrebbe cominciare a dire, visto dall'ottica europea, di annettersi la Repubblica di San Marino: ottobre 1739 - febbraio 1740.

L'occasione venne fornita da un grave dissidio interno a San Marino. Una fazione, esclusa dal Consiglio con motivi più o meno pretestuosi, si era rivolta al cardinale Alberoni, legato di Romagna e, su suggerimento di questi, anche a Roma.

A San Marino la lotta per il potere è dura come in qualsiasi altro posto. Se non di più. Spesso è aspra come nel medioevo, cui risalgono le sue istituzioni. Chi vince vince sul serio e chi perde è emarginato, escluso da ogni forma di potere, fino a sentirsi esiliato in patria, fino a preferire, talvolta, l'esilio. E' ovvio che chi perde non si rassegni facilmente.

Non è certamente la prima volta che a San Marino la lotta per il potere degenera fino al punto che la fazione perdente si rivolge all'esterno (a chi detiene al momento la "protezione", quasi che questa sia vista dall'interno, come garanzia di convivenza civile). Il duca di Urbino ad esempio è intervenuto più volte nel corso del '500 e a volte molto pesantemente: ma non ne approfittò. E ancor prima, almeno una volta, intervenne addirittura il papa Bonifacio IX, nel 1398, che affidò il compito di pacificazione al vescovo pro tempore del Montefeltro. Questi risolse la questione e non ne approfittò.

In questo caso invece il cardinale coglie l'occasione per tentare di assorbire San Marino nello Stato Pontificio. Chi è il cardinale Alberoni? Perchè lo fa? Che cosa lo spinge ad avanzare a Roma la proposta di eliminare San Marino?

C'è da dire subito che l'Alberoni è un politico consumato. Di umilissime origini, in un tempo in cui il sangue aveva un enorme valore, dovette guadagnarsi ad una ad una le tappe del successo: figlio di un giardiniere, parroco di campagna, segretario di un vescovo, segretario del duca di Parma, comandante delle truppe francesi in Italia nella guerra di successione di Spagna, alto dignitario alla corte di Filippo V di Spagna, cardinale e quindi primo ministro di Spagna, di cui guidò la politica di riorganizzazione e di espansione (conquista di Sardegna e Sicilia). Coi papi se la cava così: a volte in dissidio fino a dover andare in carcere, a volte in auge: l'altalena è guidata dagli umori dei diversi pontefici e soprattutto della potente curia romana.

L'eliminazione di San Marino l'ha certamente preparata con cura, cura meticolosa, in quanto si tratta di una operazione molto delicata: per quanto l'Alberoni e Roma la considerino, formalmente, un fatto politico interno allo Stato della Chiesa, si dà già per scontato che un qualche riflesso negativo all'esterno non è possibile evitarlo. Bisogna agire in modo che l'eco dell'operazione sia ridotta al minimo. Si sa già che, se non altri, la corrente razionalistica di cui è ormai imbevuta la cultura europea, soprattutto quella francese, non avrebbe perso l'occasione per aggiungere un altro argomento all'ormai abituale attacco alla religione ed alla Chiesa. Perciò, non far chiasso, non prestare il fianco a critiche, sono condizioni indispensabili per l'effettuazione dell'operazione.

Ma allora, se ci sono tanti rischi, perchè l'Alberoni vuol ugualmente tentare? Che cosa lo spinge a farlo? Se fosse andata bene avrebbe avuto un grosso ritorno di immagine negli ambienti ecclesiastici romagnoli e, soprattutto, nella stessa curia, togliendo quello che sarebbe potuto diventare, a giudizio suo e di altri, un gran stecco al papa. Pontefice dopo pontefice è stata sempre rimandata la soluzione del caso San Marino. Ed il rischio che altri intervengano è reale. Altri chi? C'è a due passi uno stato regionale, il granducato di Toscana, retto da un Lorena, cioè un membro della casa imperiale austriaca, che tenta di espandersi. Si sente forte sia per quella parentela sia per la buona organizzazione interna che di recente si è dato: accanto ha lo Stato Pontificio, in cui la crisi strutturale invece è endemica. Con un pretesto, proprio in quegli anni, il granduca ha minacciato di occupare - ed ha per alcuni mesi effettivamente occupato - la Contea di Carpegna che in pratica confina con la Repubblica di San Marino. Insomma vista da Roma la proposta dell'Alberoni assume tutt'altro aspetto.

Nell'autorizzazione preventiva che al cardinale viene rilasciata da Roma - è papa Clemente XII, quasi novantenne - si parla di sine strepitu, di singulari prudentia e si fissano addirittura le modalità, le modalità cui il cardinale deve attenersi: aspettare sul confine che la popolazione o la maggior parte di essa venga ad accoglierlo e che questa dimostri chiaramente la volontà di passare al diretto dominio della Santa Sede.

Le cose non andranno così. Lui, il 16 ottobre viene a Rimini ed il 17 entra subito in territorio, visto che a Rimini la fazione a lui favorevole, non gli era andata incontro, come invece era nei patti. Qui comincia male, avrà pensato. Riceve lungo la strada, dal confine al centro, l'atto di sottomissione di alcuni gruppi parrocchiali, guidati dai parroci: la gente comune non si rende conto di quel che succede e di che cosa viene chiesto loro di acclamare, per la solita confusione fra autorità politica ed autorità religiosa. Avocando a sé tutti i poteri politici, il cardinale procede subito a costituire una nuova struttura di governo locale con competenza limitata alle sole materie economiche della Comunità: un Gonfaloniere e due Conservatori, al vertice, affiancati da un'assemblea di "Anziani". C'è da notare che nella nuova struttura si ritrovano gran parte dei nomi di quella precedente, quella legale per intenderci. Perché? Perché la logica dei tempi, specie dentro lo Stato Pontificio, ancora vuole che il potere sia comunque appannaggio di nobili, di proprietari terrieri: in pratica di chi al potere c'era già. Il cardinale integra l'elenco dei notabili, piuttosto che stravolgerlo. Modifica invece, questo sì, l'assetto e le competenze di quel potere locale.

A parte qualche resistenza individuale di poco conto, non incontra, fino a questo punto, difficoltà. Le difficoltà, quelle vere, gli insorgono qualche giorno dopo, il 25 ottobre per la precisione, quando chiama a giurare fedeltà alla Santa Sede - e quindi ad esprimere assenso al nuovo ordine di cose - proprio coloro che lui stesso ha inserito in posti di responsabilità nella nuova struttura amministrativa, unitamente ai rappresentanti dei castelli (frazioni in cui è tradizionalmente diviso il territorio sammarinese).

L'atto del giuramento (con molto acume o, se si vuole, con la solita ormai stucchevole furbizia di mantenere confuso il civile col religioso) l'ha inserito, quasi fosse anch'esso una parte - per così dire - ovvia della cerimonia religiosa, all'interno della celebrazione della Santa Messa, nella pieve del Santo. Ha chiamato a celebrare il vescovo del Montefeltro. Ad assistervi come invitati, ci sono molti notabili, fra cui le massime autorità di Rimini e Ravenna. Sono presenti pure un paio di notai per stendere i verbali da inviare a Roma. Tutto a posto dunque, tutto calcolato.

Riemerge la forza dell'idea

La Santa Messa comincia in una chiesa strabocchevole di folla e va avanti regolarmente fino al vangelo. Vangelo incluso. Dopo il vangelo, assiso sul trono - che era il trono dei Capitani Reggenti - in pompa magna, con tutte le insegne cardinalizie ben in vista, aperto sulle ginocchia il libro delle sacre scritture, l'Alberoni comincia, come da programma, a far chiamare ad uno ad uno i convocati per il giuramento. Il primo (nominato Gonfaloniere) giurò. Il secondo (nominato Conservatore) rifiutò: ammise di aver giurato a suo tempo fedeltà alla Repubblica e che a quel giuramento intendeva restare fedele. Dopo di lui è una frana. A fronte di qualche raro sammarinese che accetta, la più parte (93,33 per cento) rifiuta: non solo rifiuta, ma, quel che è più grave, qualcuno lo dice perchè rifiuta e lo fa per giunta a voce alta e riafferma a voce alta fedeltà alla Repubblica ed al Santo, il loro Santo che è tutt'uno con la Repubblica e che è lì che li guarda dall'altare. Tradire la Repubblica è tradire il Santo. Finchè uno la urla addirittura quella fedeltà al Santo, alla Repubblica, proprio così: viva San Marino, viva la Repubblica! Al che il prete che dirige il coro, di rimando: bravi, viva la libertà! E la folla come una eco: viva San Marino, viva la libertà! Fin il diacono che officia la messa accanto al vescovo, non si trattiene: viva San Marino, viva la libertà! E' troppo. Lo smacco si sta facendo grave, bruciante, intollerabile per un ex-ministro di Spagna. E' da cretini lasciare che si sappia a Roma. Il cardinale si alza: minaccia, blandisce, dà fuoco a tutte le sue risorse...Arriva a dire Viva il papa, e periscano i tiranni e i ribelli... Niente da fare. Allora sospende la chiamata e fa proseguire in qualche modo la Santa Messa. Come da programma. Ed il programma prevede che a un certo punto si canti il Te Deum laudamus, il canto di ringraziamento. Ebbene? Ebbene il vescovo, forse frastornato da quanto era successo, forse distratto o perchè non aveva colto gran che della faccenda, non lo intona davvero quel Te Deum? Non lo avesse mai fatto! Un fremito di indignazione percorre le navate della chiesa, la tensione sale, si gonfia, l'atmosfera si fa pesante, preoccupante... Insomma il cardinale dà un'occhiata alla porta, fa un cenno agli sbirri e, prima che sia troppo tardi, guadagna l'uscita. Appena fuori, minaccia. E per far vedere che non scherza, concede subito alla soldataglia di saccheggiare cinque case dei "ribelli".

I sammarinesi rimasero in chiesa. Per tutto il giorno. Per tutta la notte. Alle 5 del mattino del giorno dopo decisero di abbandonare la chiesa, di cedere, di giurare. Il cardinale, convinto di averla comunque in qualche modo risolta la questione, accettò subito, accettò che giurassero a quell'ora strana e nel palazzo dove aveva preso alloggio. Qualche giorno dopo, raccolte le scartoffie, imboccò la strada per Ravenna. Tutt'altro che tranquillo, ovviamente. Quella capitolazione gli è un po' sospetta.

Infatti, a ripensarci: la contestazione è avvenuta in pieno giorno, davanti ad illustri, importanti testimoni, mentre la capitolazione ha luogo di notte, a quell'ora. Si capisce troppo bene che quei sammarinesi hanno fatto di quel giuramento un uso puramente strumentale: guadagnare del tempo senza subire altri danni. Non vuol certo significare che sono rassegnati.

Rassegnati quei sammarinesi? La contromossa è già decisa, anzi già in atto. Gli elementi su cui impostarla non mancano di certo: quei 400 (forse 500) soldati, le minacce, la contestazione in chiesa, le case saccheggiate e incendiate.... Ce n'è abbastanza per Roma, dove già al lavoro ci sono almeno tre persone col compito di far partecipi degli avvenimenti la curia, ma anche i rappresentanti delle grandi potenze, e di diffondere memoriali e - perchè no? - stampe polemiche. Un esempio. Girolamo Gozi, uno di quelli che ha capeggiato la contestazione in chiesa, e ne ha avuto la casa saccheggiata e bruciata, scrive al figlio: Figliol mio caro, io mi ritrovo in grado di chiedervi... perdono, se vi ho ridotto un pover'uomo... Consolomi che non ho fatte infamità, e ciò rende quieto anche voi...; e dice di sperare che gli uomini d'onore apprezzino il suo gesto; comunque non è affatto pentito: dormo tutti i miei sonni, come se avessi avuto una eredità e conclude con un vir magnus valde. La lettera, tradotta in più lingue, fu diffusa negli ambienti che contano, come espressione emblematica di sentimento civico, di forza morale, di etica politica, insomma gli ingredienti giusti per mettere in difficoltà un avversario politico. Anche nel descrivere i fatti i sammarinesi non vanno per il sottile. Sentite come l'hanno raccontata a un diplomatico francese o almeno come questi la racconta al suo governo: a cavallo di una mula accompagnato da un solo frate, e senza divisa alcuna da Cardinale, [Alberoni] salì ed entrò nella Repubblica di San Marino, ove all'arrivare delle sue truppe in numero di 300 soldati e circa 70 sbirri, postosi il berettino et altro cardinalizio, ne prese possesso in nome della Santa Sede, spiegando le bandiere di Sua Santità; e poscia con molto spavento di quelli sorpresi abitatori, fece piantare tre forche. Non è vero! Però le cose per l'Europa sono state raccontate anche così. Certamente in Francia. E in Francia si consolida e si allarga la corrente di simpatia per San Marino.

Ormai l'intervento, in qualche forma, delle grandi potenze è certo. Ecco qualche stralcio di alcuni rapporti ufficiali inviati ai governi da Roma. Francia: Il fut question dans mon audience de l'expedition de San Marino qu'il [Clemente XII] désapprouve extre^mement: elle a été faite contre son intention, qui n'est que de donner protection et non point d'acquerir domaine immédiat sur cette République, qu'il veut e^tre maintenue dans sa liberté. Spagna: la novedad que el Cardenal Alberoni ha intentado con escàndalo contro la Repùblica de San Marino, cuyos pueblos, que en aquel estrecho rincòn de la tierra ha siempre gozado de la antigua, pacìfica livertad que Dìos le concedìo... han dovido sufrir agravios indecivles... Austria: da una parte gli strilli dei miseri San Marinesi, che piangono la libertà perduta, e le voci di tutto il mondo che biasima la violenza usata...

Questa attività dei ministri stranieri basta a indicare il clamore fatto attorno al tentativo alberoniano, in tutta Europa.

Con tante scuse, il 5 febbraio 1740 un altro cardinale viene quassù a ripristinare la situazione quo ante l'attentato alberoniano. La formula è ancora ambigua, si riaccenna ancora al trattato di protezione firmato da Clemente VIII nell'ormai lontano 1603. Ma ormai la storia ha preso una piega favorevole a San Marino. Proprio l'episodio alberoniano concorre a rinsaldare il convincimento ormai generale in Europa, che San Marino ha personalità e diritto di Stato, anche se questi non si sono ancora tradotti in atti concreti come il firmare trattati o scambiare ambasciatori.

La vicenda alberoniana porta il mito o comunque il nome di San Marino, addirittura nel mondo della mondanità letteraria. In un'opera comica il diplomatico e letterato russo Alessandro Beloselkji così descrive l'intervento presso il papa dell'ambasciatore francese a Roma:

Monsieur l'Ambassadeur de France

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ayant appris l'évènement

monta, sans perdre un seul moment

dans son carosse de parade...

Il papa per paura di una guerra, il fit mieux, il capitula.

Un duplice fallimento

Perché l'Alberoni fallisce? I motivi sono molteplici. Intanto il cardinale non si era accorto della corrente di simpatia verso San Marino già presente nelle cancellerie dei potenti, simpatia in qualche modo sotto la cenere ma subito pronta ad accendersi, come in effetti è successo, appena fosse stata attivata da un qualche specifico motivo. Corrente di simpatia che certamente non si fermava a Bologna, come pure lui stesso aveva notato e con una certa meraviglia: sino i cavaglieri bolognesi domandavano d'esser cittadini di San Marino! La pronta segnalazione sammarinese ha acceso il fuoco. Ma forse accanto a quel papa così vecchio, in vista di un imminente conclave, qualcuno della curia ha soffiato su quella che all'inizio non era che una debole, incerta fiammella o comunque non si è mosso per spegnerla. Così che in quell'ambiente romano, in cui anche sotto la spinta della nuova cultura emergente, sono sempre meno tollerati gesti non consoni alla dignità pontificale, divampò in un battibaleno un fuoco tale che dovette aver poi preoccupato anche chi non aveva cooperato per spegnerlo quando si poteva spegnerlo.

Ma fra le ragioni del fallimento ce n'è una particolare: quel cocciuto testardo incomprensibile attaccamento dei sammarinesi alla propria libertà. Lo noterà - dopo - lo stesso Alberoni, da politico intelligente qual è, attento a recepire il nuovo, anche il diverso, pur di capire: ammette - come possiamo non concordare? - di essersi trovato davanti gente acerrima, tenace e, può dirsi, superstiziosa di questa loro libertà, nella quale consisteva il vivere a modo loro. Ma è quello che aveva notato l'Addison, che aveva colpito anche Montesquieu (per il resto quasi sprezzante)! Proprio al Montesquieu era sembrato che i sammarinesi avessero fatto della Guaita - tre muri attorno a un cucuzzolo - quasi un tempio, un recinto sacro: dover scendere da cavallo, dover dare il proprio nome, dover deporre le armi... gli sembrano norme di un rito più che - ormai - precauzioni di sicurezza militare.

E' quell'idea antica profonda che vince. Idea che si riconosce esistere, ma di cui non si riesce a dare una giustificazione razionale. L'Alberoni è costretto a parlare di superstizione, tanto quell'idea risulta estranea alla comune mentalità.

Lo si è visto in chiesa, davanti al cardinale in pompa magna, al vescovo, agli illustri ospiti, ai notai della legge, agli sbirri. Rivolto all'immagine del Santo uno ha detto: non ho cuore di farle cotal sfregio, anzi sempre dirò: viva San Marino, viva la libertà! In pratica riemergono ancora vivi, solidi, dirompenti i convincimenti che in altra forma, ma pari nella sostanza, avevamo sentito dai testimoni del processo di Valle Sant'Anastasio nel lontano '296. Ancora una volta sono quei convincimenti che risolvono la partita.

La tentata conquista di San Marino, così miseramente fallita, segnerà, qualche anno dopo, forse proprio per quel fallimento, la fine del cursus honorum del cardinale Alberoni. E per la Santa Sede, vista dall'ottica sammarinese, è più di una sconfitta: è una disfatta, una débâcle. Roma continua a considerare la Repubblica una autonomia amministrativa nell'antico significato del termine? Così non è più per le cancellerie europee: il mito di San Marino ormai tracima dai circoli culturali più o meno collegati alla politica, permea anche chi fa politica, penetra nelle cancellerie.

Ma c'è di più. Anche a San Marino le cose cambiano. Nel senso che si comincia a prendere coscienza di quella considerazione di cui la Repubblica gode oltre i confini pontifici e si fa strada la consapevolezza che non è impossibile superare quello status di autonomia che suona ormai come un anacronistico retaggio secentesco. Insomma ci si prepara a guadagnare un'altra tappa verso il traguardo finale del "non dipendere da nessuno". In termini operativi cosa vuol dire ora "non dipendere da nessuno"? Conformare il comportamento a quello degli stati sovrani, gli stati che si sono venuti formando negli ultimi secoli, nel resto d'Italia e d'Europa. Di fatto significa svincolarsi dall'autorità politica della Santa Sede.

C'è un episodio a questo proposito, significativo. E' di qualche decennio posteriore alla vicenda alberoniana. Un certo Blasi, funzionario pubblico a San Marino, viene processato a San Marino, per gravi mancamenti nell'esercizio del suo impiego. Non si rassegna. Gli viene in mente di essersi fatto chierico, una volta. Se ne ricorda. Si ricorda soprattutto che come chierico ha il diritto - o meglio, il privilegio - di essere giudicato da un tribunale ecclesiastico. San Marino si oppone. Non riconosce quel privilegio che comporterebbe la consegna del Blasi a un tribunale posto al di fuori della Repubblica. Il Blasi si appella a un cardinale il quale fa intervenire un suo zio, cardinale pure lui, e per giunta cardinale legato di Romagna: Valenti Gonzaga. La controversia è lunga, complessa, difficile da seguire. Il succo: il potente cardinal legato, pur di piegare quei montanari su una questione divenuta ormai di principio, decreta che nessuno ardisca portare nello Stato (lapsus cardinalizio) di San Marino cosa alcuna sotto pene severissime. Quando mai un embargo ha funzionato? Il cardinale, che per altro è tutt'altro che uno sprovveduto, lo sa ed accompagna quelle sanzioni con un ben più efficace cordone di soldati lungo confini della piccola Repubblica. L'accerchiamento si protrae addirittura per 6 mesi. Conclusione? Si chiude con un compromesso: Valenti Gonzaga perde la legazione di Romagna e San Marino infligge al Blasi una condanna mite. Mite sì, ma pronunciata a San Marino.

di MARINO CECCHETTI  da www.libertas.sm

 
 
 

LA GRANDE ABBUFFATA

Post n°201 pubblicato il 07 Gennaio 2013 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

di LUIGI LONFERNINI

Quando si racconterà ai sammarinesi la grande abbuffata messa in piedi per anni dal connubio affari-politica?

 

Ho trascorso la sera dell’antivigilia di Natale a leggere il “Manuscripto”di Marino Cecchetti.Da anni Marino conduce una battaglia giornalistica con l’intenzione di mettere a nudo virtù e vizi di un Paese che tenta di recuperare un’immagine interna ed internazionale perduta per l’insipienza,termine eufemistico,di tanti politici che si sono succeduti dagli anni ottanta in poi.Ho ammirato ed ammiro Marino per il contributo che ha dato e continua a dare nel riportare alla memoria dei sammarinesi fatti storici che hanno permesso a SanMarino di mantenere una sua identità.Detto questo, cerco di avanzare alcune considerazioni-riflessioni sulla vicenda che lo ha portato nelle aule del tribunale.Il risentimento, sfociato in azioni penali, di numerosi Consiglieri in riferimento alle valutazioni politiche espresse da Marino in ordine ad alcuni atteggiamenti assunti dai politici, in  generale, ed in particolare da coloro che avevano maggiori responsabilità di governo negli ultimi anni, nonché a provvedimenti legislativi: anonimato societario, segreto bancario, ed alla scarsa volontà di incidere sia amministrativamente sia penalmente nei confronti di soggetti che si sarebbero macchiati di responsabilità che poi hanno portato ad assumere, da parte della Pubblica Amministrazione,impegni gravosi per l’erario pubblico,ritengo sia dovuto al fatto che non sempre il provvedimento adottato è stato pienamente compreso nella sua portata in generale o nella sua specificità in riferimento alla rimozione delle cause che hanno influenzato negativamente la nostra economia.Cerco di spiegarmi.Da anni, e precisamente dagli anni Ottanta,anch’io ho intrapreso una mia personale “battaglia”,con scritti, relazioni, proposte di legge, sia all’interno del mio partito, sia all’esterno, con scarsi, anzi senza scarsi, risultati.L’euforia dei soldi che arrivavano nelle casse dello Stato, nelle tasche dei cittadini e dei politicanti ha finito per ubriacare l’opinione pubblica in generaleaddormentando le coscienze.Diciamola tutta: Pubblicoimpiego: si è elargitoin stipendi, prebende, assunzioni,nomine in manieracosì ampia da creareuna struttura che difficilmentepotrà essere mantenutanel tempo; si è procedutoa sviluppare struttureda Paese di grandi dimensioni,creando nicchiefavolose senza badarea spesa (un esempio pertutte la Banca Centrale);libere professioni: in breve:sono state le cinghiedi trasmissione tra affarie politica; imprenditoria:oltre 7.000 società testimonianol’incoscienza dicoloro che hanno governato,a vario titolo, il Paese.Per carità di Patria nonvado oltre.Vengo alla prima provocazionedi Marino.Il risentimento dei Consiglierinasce, almeno credo,dal fatto che proprioloro hanno dovuto avviareun ridimensionamentoe risanamento di tuttele attività imprenditorialitentando di non far crollaretutto il sistema.E mi spiego.L’avere non superato immediatamentel’anonimatoed il segreto bancario,ma di avere cercato diconfinarlo in ambiti benprecisi, anche se possonosembrare dei paliativi,è servito in particolare aquegli investitori che avevanocreduto nel nostroPaese non tanto e non soloper portare avanti interessidi dubbio valore maanche per creare nuovaricchezza.Non dimentichiamolo:nella stessa Europa esistonoPaesi, anche importanti,in cui l’anonimatoed il segreto bancario resistono.L’errore è stato fatto daquei politicanti che anniaddietro hanno permesso,attraverso l’anonimato,il segreto bancario el’imposta monofase, chenel nostro Paese si instaurassenon solo la malavitaorganizzata ma anche unsistema di imprenditoriao pseudo imprenditoriache certamente non avevaa cuore la vita morale edeconomica del Paese masolo il loro interesse e, ripeto,con la compiacenzae forse anche con qualchecos’altro dei politicanti diturno incuranti delle reazioniesterne che puntualmentesi sono verificatecon gravi danni all’immagineed all’economia delPaese.In definitiva il Paese è statosvenduto.La tua denuncia Marino,nei limiti che ha cercatodi chiarire, non può cheessere condivisa, comedel resto il risentimentodi coloro che non hannoapprezzato fino in fondole tue argomentazioni suprovvedimenti legislativiche miravano a ripristinareun minimo di trasparenzae legalità e non certamentea salvare “la casta”,senza far crollare tuttal’impalcatura con gravisofferenze economicheper tutto il Paese.Diverso è il discorso dellaBanca dei Titano.Per motivi professionaliho avuto occasione di approfondirela vicenda dellaBanca sia in sede penalesia in quella civile.Posso tranquillamente affermareche se le autoritàproposte avessero vigilatosulla Banca sin dalmomento in cui ha avviatol’attività (anno 2000),la sua operatività dovevae poteva essere fermatae quindi non si sarebberocreate situazioni per cui sisarebbe messo a repentagliola sua solvibilità.Per rendersi conto diquanto affermo è sufficienteandarsi a rileggerela relazione al ConsiglioGrande e Generale dell’alloraSegretario di Stato alleFinanze Macina, dell’interventodel ConsigliereGiovanni Lonfernini, delledichiarazioni di AlleanzaPopolare (anno 2007);cito solo un passaggio dellarelazione del Segretario:“alle perdite su creditiandava poi ad aggiungersiuna rilevante insussistenzasulle immobilizzazioniimmateriali contabilizzatanell’attivo patrimonialedi circa 7 milioni di Euro,costituita da spese di avviamento”.Lo stesso perito giudiziale,nei due procedimentiaperti nei confronti delDirettore Generale, precisache “alcune operazionicompiute dagli organisociali potevano avere giàa suo tempo compromessoo ridotto gravementel’effettiva consistenza patrimonialedella Banca delTitano”; operazioni che riguardavanol’attività svoltanell’anno 2000.Una semplice conclusionese si voleva salvaguardareil sistema bancario eranecessario, come affermail segretario Macina “unapiù accurata selezione deisoggetti che direttamenteod indirettamente chiedonodi entrare a far partedel panorama finanziariosammarinese: investitori,direttori, membri dei consiglidi amministrazione,sindaci revisori ecc.”Ed ancora più preciso èstato il comunicato di AlleanzaPopolare pubblicatosu Tribuna che, dopoavere analizzato il dissestodella Banca del Titano,afferma: “si tratta didistrazione di vari miliardidi lire per fini impropri,camuffata in maniera approssimativa,con evidentiresponsabilità politichee la tolleranza di alcuni organied uffici dello Stato”.Ogni commento è inutile:in effetti l’avere salvatola liquidità della Bancadel Titano con l’operazionefinanziata dallo Statoè stato un ulteriore regaloa coloro che si sono servitidella Banca “per fini impropri”.Quando si racconterà aisammarinesi la grande abbuffata messa in piedi per anni dal connubio affaripolitica?

 AVV LUIGI LONFERNINI

 
 
 

STUDIARE LA NOSTRA STORIA MODERNA

Post n°200 pubblicato il 06 Gennaio 2013 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

Per uscire da questa nostra condizione arretrata e subalterna va analizzata la nostra storia moderna Un governo dovrebbe solamente governare e la cosa sarebbe già abbastanza importante

L’affermazione di molti giovani, che hanno lavorato per la recente consultazione elettorale conintelligenza e impegno, che la maggioranza che governa il paese, costantementevoluta dalla maggioranza dei sammarinesi è di fatto rimasta la stessa, è incontestabile.Non è però completamente vera:il Psd, prima all’opposizione, oggi è al Governo. La coalizione “Bene comune”, composta daPsd- Dc-Ap, che ha sostituito la precedente Dc- Pss- Ap, testardamente costruita dai quattroPartiti lungo l’intero arco di almeno un anno “per opporre una diga alla crisi economica emorale”, perciò enfaticamente chiamata “Bene comune”, che aveva stabilito con sicurezza e inanticipo il programma di marcia e, si dice, il ruolo nelle istituzioni e nei più importanti poteri economicidei suoi fautori, ha rischiato di non raggiungere il 50 % dei voti e si è dovuta accontentaredi un risicato 50,7 %. Solo la bonifica legge elettorale e il comprensivo esonero dei governantidal faticoso peso del Consiglio ha permesso new old entry ad alleviare il risultato. Della coalizione vincente solo la Dc, con i suoi germogli a lato, ha conservato il suo elettorato, Ap hasubito un forte calo e il Psd ha visto i suoi potenziali nuovi elettori defluire verso formazioni alternative.Su ha mantenuto i suoi consiglieri, Upr e Pss sono rimasti com’erano, 3.0 e Per San Marino hanno ottenutouno scarso consenso.L’astensione dal voto e il forte dissenso mostrato con l’astensione, leschede bianche e annullate, non può che essere considerato un ulteriore più radicale rifiuto deicontenuti e delle strutture delle attuali formazioni politiche. Il risultato dei movimenti, “Civico 10” e “Rete”, e soprattutto la prontezza di una parte consistente della popolazione sono statii veri protagonisti della consultazione elettorale. Il calo e la trasformazione della maggioranzanon sono poi gli unici cambiamenti portati dagli elettori: dalle segreterie di Stato principali,Esteri, Interni, Territorio, i responsabili politici della passata legislatura, nonostante il grande numerodelle loro preferenze, sono stati allontanati; gli agenti politici principali che hanno tenutorapporti fra le istituzioni pubbliche e organizzazioni mafiose non sono stati candidati; diversidetentori di potere e di presunto prestigio non sono stati eletti. Non solo dunque si devericonoscere che il rapporto fra maggioranza e opposizione, non quello fra governo e Consiglio,è cambiato ma soprattutto si deve capire, da parte degli indignati del titolo, che fare politicanon significa tanto dare giudizi sulla mediocrissima realtà in atto e porsi con tutta la propriaemotività contro il potere che, in misura maggiore o minore, la determina ma che l’andamento e l’orientamentodei fatti potrebbero far maturare trasformazioni più profonde e, forse, far maturare rapporti fra potere e cittadini sostanzialmente democratici. Anche per le condizioni politiche c’è un prima eun dopo e poiché la loro esistenza si svolge nel tempo, non sono giudicabili mai fuori della suadurata. Carattere dei movimenti L’esito elettorale della nuova maggioranza appena sufficiente e quello sopra le aspettative dei due movimenti richiede a essi non una semplicetestimonianza trasferita nella sala del Consiglio, ma un ruolo nuovo e una costante spintaverso il superamento della attuale situazione economica del nostro paese e della gestione delpotere che ha molto contribuito a produrla. La trasformazione di ruolo non può essere immediatané semplice.Nei tempi molto più lunghi di quelli del periodo elettorale, i giovani dei Movimenti non hannopiù motivazioni comuni e incalzanti per incontrarsi, conoscere, discutere e riflettere assiemesulle situazioni politiche in atto e permanenti; non hanno regole espresse, chiaramentecondivise e definite; non hanno divisioni di competenze e funzioni né una struttura operativae tanto meno politica. Coloro che li hanno realizzati nel periodo elettorale si divideranno fraquelli che, eletti, certamente si opporranno al prevalere degli interessi dei partiti, delle lobby,dei singoli privati e contribuiranno, quando e se si presenteranno, a scelte di interesse comunee quelli che dovranno riprendere le loro magre attività private o la ricerca, sempre più spasmodica,di un lavoro.Gran parte dei giovani che hanno lavorato con spirito di abnegazione e collaborazione, senza interessi e ambizioni personali per qualche mese, stanno vivendo infattisenza alcuna sicurezza o prospettiva di lavoro. Per coloro che parteciperannoinvece ai lavori del parlamento sarà necessario esercitare un controllo permanente, attentoad ogni legge, ad ogni articolo di legge, decreto, voce di bilancio o di spesa che nascostamenteelargiranno, da parte di molti consiglieri, privilegi, incarichi e retribuzioni a quanti,dirigenti pubblici, banchieri e bancari, imprenditori, commercianti, associazioni di ogni tipo lihanno eletti. Per i nuovi consiglieri sarà necessario studiare e preparare ogni comportamentoe intervento, pretendere che ogni scelta del Consiglio o del governo sia giustificatae che quelle più importanti vengano conosciute dalla popolazione. Problemi immediati I movimenti, Civico 10 e Rete, che hanno resistito alla prova elettorale e sono presenti in Consiglio,insieme a Sinistra unita e a una parte, forse non minima, del Psd rappresentano l’esigenza di unagestione politica alternativa a quella che ha portato alla grave crisi di oggi, ma non hanno, io credo,alcuna struttura con la quale organizzare il loro nuovo lavoro. Ne ha una, piuttosto elementare,Sinistra unita, la stessa dei tradizionali Partiti sammarinesi: gerarchia dei consiglieri eapparato minimo, inesistenza o solo esistenza formale di assemblea, consiglio direttivo, direzionee segreteria. Per svolgere il loro nuovo compito è necessario per i movimenti e per Sinistraunita costruire una struttura, minima ma agile ed efficace, affinché i loro gruppi consigliaripossano mantenere un diretto e stabile collegamento con la base che ha lavorato e realizzato lostraordinario risultato elettorale e con lo stesso elettorato che l’ha compresa e sostenuta.In questa nuova struttura dovranno essere inventati e definiti i rapporti fra le varie funzioni,fra i consiglieri e il movimento e soprattutto dovrà essere studiato un ruolo nuovo per i propriconsiglieri nel Consiglio.a) E’ compito fondamentaledell’opposizione rispettare e far rispettare l’autonomia, le competenze e il reciproco controllo delle istituzionidello Stato perché solo esse possono consentire il rispetto della libertà, dell’equità e della solidarietàdel cittadini.Solo queste possono avviare e orientare l’economia del paese per realizzareun benessere non solo privato o di classe. Per il rispetto e la difesa dell’autonomia di tuttele istituzioni non è sufficiente infatti la conoscenza teorica che ogni elettore o eletto dovrebbeavere, e probabilmente ha, ma è necessaria una conoscenza diretta, approfondita, verificatagiorno per giorno. Nella gestione di esse da parte di coloro che, a diverso livello, ne hanno la direttaresponsabilità.La conoscenza e l’esperienza delle istituzioni, possibili attraverso l’esercizio parlamentare,non solo deve essere attenta alla singola pratica e alle sue conseguenze immediate, a volte più omeno chiaramente volute, ma può diventare conoscenza dell’intero impianto delle istituzioni edelle leggi, dei bilanci e degli organi dello Stato, delle funzioni e della differenziazione delle lororesponsabilità. E’ una conoscenza privilegiata che nel Consiglio si può disattendereo perseguire ed è molto più difficile da ottenere con lo studio e con l’esperienza passiva del comunecittadino.Per questi nuovi e personali diritti e doveri, i consiglieri sono tenuti ad informare continuamentee responsabilmente non solo i loro referenti politici ma anche i loro elettorie la stessa popolazione; se gli attuali mezzi d’informazione, televisione, giornali, scuole,associazioni non sono sufficienti o condizionati da poteri politici o economici, da struttureinadeguate o insufficienti, è un compito non secondario di essi studiare e trovare mezzi adeguatie sufficienti per farlo.b) Ugualmente immediato e certamente dinon minore importanza è necessario conoscere la situazione economica e finanziaria dello stato edel paese. Occorrono dati certi, formalizzati in documentiindelebili e sempre consultabili; devono essere autenticati dai responsabili degli organi pubbliciche li hanno reperiti e redatti e dal segretario di Stato competente; questi dati devonodocumentare il deficit di bilancio e il debito dello Stato entro i quali devono essere definitie chiaramente dichiarati i crediti irrecuperabili erogati dallo Stato, in forme diverse, a Banche,Casse di risparmio, singoli privati. L’analisi di questi dati e di quelli relativi alla previsionedei bilanci dello Stato degli anni a venire dell’attuale legislatura deve essere certa, approfondita,garantita formalmente dalla responsabilità tecnica dei funzionari e degli organi dello Stato, politicae formale del segretario di stato competente. Dati e analisi devono essere pubblicati e costituireil fondamento della presa di coscienza e di assunzione di responsabilità anche da partedell’intera società civile.Una possibile inversione di tendenza nella gestione economica e finanziariadello Stato, visti i risultati degli anni appena passati e delle responsabilità di consiglierie governanti nell’infiltrazione a San Marino di operazioni e interessi mafiosi, purtroppo dallanuova maggioranza già archiviati, dovrebbe essere sostenuta da un Team tecnico, professionalmentepreparato, politicamente indipendente emoralmente attendibile,incaricato dall’interoConsiglio.c) Un terzo problema fondamentale, che gran parte dei politici crede astratto e teorico e vuoleda sempre coprire, è l’enorme sproporzione di potere politico fra Governo e cittadini.Il Governo, che semplificando i termini del problema, dovrebbe solamentegovernare, e la cosa sarebbe già abbastanza importante, attraverso le leggi varate dalConsiglio e il sano e responsabile Andamento degli organismi pubblici, stabilisce invece concretamentee controlla leggi, bilanci, regolamenti che devono competere al Consiglio, dirige pubblicaamministrazione, istituti, aziende che, autonomamente e reciprocamente controllate, devonofunzionare da sole e realizzare le leggi varate dal Consiglio; dulcis in fundo, dirige e controllaanche i partiti.A San Marino, a dispetto di una struttura formale sostanzialmente democratica,c’è una struttura di fatto oligarchica, nella quale i ruoli del comando politico, piuttostoche ereditari per un tempo determinato, vengono assunti ogni 5 anni e quelli dell’economia pubblicae privata per cooptazione.La solidità di questa struttura non è solo opera del periodico trasferimentodel potere da una famiglia all’altra, ma anche della minima dimensione dello Stato, dellaconsensuale subordinazione e impreparazione democratica degli abitanti, di una cultura generalearretrata e di una cultura civile che si è formata, dall’arengo ad oggi, sotto la gestione delpotere politico riassunto concentrato nel potere esecutivo. Condizionata in ogni periodostorico dalla realtà italiana che ci avvolge, risente degli stessi problemi culturali, sociali epolitici.Per uscire da questa nostra condizione arretrata e subalterna sarebbeimportante descrivere e analizzare, nei vari periodi della nostra storia moderna, le cause diquesta lentissima trasformazione orientata verso una compiuta democrazia. Di tutto ciò sarebbe importante rendersene conto affinché questa malefica frattura fra potere esecutivo e istituzioni,fra istituzioni e cittadini sia messa finalmente in rilievo e diventi un problema alla luce del sole.

GILBERTO ROSSINI

 
 
 

La Repubblica di San Marino non è stata occupata solo dall’Alberoni

Post n°199 pubblicato il 20 Dicembre 2012 da orgogliosammarinese
 
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Dai regali di Natale alla storiografia

Il Titano nei secoli è stato vessato dal Governo pontificio, dal Regno d’Italia, dal Carabinieri Reali e dalla Repubblica italiana 

 Di  Cristoforo Buscarini


Il 2013 che si approssima con tutto il proprio rigore climatico, regala ai sammarinesi un campionario variegato e pittoresco di simili prodotti culturali. Nel cesto di tali cose alcune spiccano per fantasia creativa. Del resto gli intellettuali organici degli istituti bancari passano per naturale avvicendamento fisico, e nuove stelle della creatività culturale già si affermano all’orizzonte con prove indiscutibili di fantasia e preparazione. Notevole, per esempio, il calendario del maggior istituto creditizio sammarinese (così era chiamato un tempo) che sciorinando un album di famiglia mese dopo mese, omette persino una minima didascalia, trasformando un calendario in una rivista enigmistica, almeno per chi ha meno di sessanta anni di età. E poi vengono i libri omaggio, protesi audacemente sul mondo variegato della cultura. Un tempo in questo settore la tematica privilegiata era quella artistica, soggetto sempre godibile, dal libro al francobollo. Oggi sotto Natale compaiono voluminosi atti di convegni, magari armonizzati da qualche accademico limitrofo (a San Marino chi viene dall’esterno trova sempre un tappeto rosso e lauti compensi, non a caso il Paese è definito “ospite suolo”). Iniziative in sè encomiabili, se non si risolvessero nella ripetizione di ovvietà e luoghi comuni insostenibili. Il nostro Paese è quello , per certa pubblicistica inflazionata, in cui l’unica insidia alla sua indipendenza è stata quella recata dalla occupazione dell’Alberoni nel 1739, sorvolando sul clima di lotta intestina esistente nel Paese che l’ha determinata. Ma si sottace il rastrellamento militare ordinato dal Governo Pontificio nel 1851, quando le soldataglie austropontifice hanno messo a soqquadro ogni casa nel territorio alla ricerca di rifugiati politici. Si dimenticano le affettuosità del Regno d’Italia nel 1874 con un ferreo blocco militare per piegare la Repubblica che aveva accolto ricercati italiani; la imposizione di un contingente permanente di Reali Carabinieri nel 1922 per la durata di circa un quindicennio, militari che per i loro metodi erano invisi alla maggioranza della nostra popolazione; per non dire delle ingerenze tracotanti attuate nel 1951 e nel 1957 per deporre un governo eletto dalla popolazione (non a caso il volume di Visani “Gli intrighi di una Repubblica”, con prefazione di Sergio Zavoli, volume che offre un primo non esaustivo approccio a quegli avvenimenti, non è stato nemmeno presentato a San Marino). In compenso ha visto la luce un ponderoso volume di atti sul tema dell’ingresso di migliaia di sfollati dai luoghi limitrofi a San Marino nel 1943 - 1944. Il tutto in chiave apologetica, sorvolando il tema drammatico della ricostituzione del movimento fascista a San Marino e del conseguente collaborazionismo di un nutrito gruppo di fanatici con i fascisti del circondario e con i tedeschi. Come ignorare il caso del sindacalista cattolico Giuseppe Babbi, rifugiato a Serravalle, catturato dai tedeschi guidati da repubblichini locali, scampato all’esecuzione capitale a Bologna per un imtervento esitante e comunque tardivo? Il tema merita un ampio approfondimento, impossibile in un articolo, come altri episodi meno noti ma storicamente rilevanti per uscire dalla retorica e approdare alla storiografia.

 
 
 

TEMPURI SERVIENDUM EST!!!!

Post n°198 pubblicato il 18 Dicembre 2012 da orgogliosammarinese
 
Foto di orgogliosammarinese

E’ motivo di soddisfazione ma anche di prudenza, constatare che il cammino del nuovo esecutivo è iniziato con alcune aperture e dichiarazioni rassicuranti sulla necessità di operare con ferma decisione ma senza creare panico, drammi o polemiche fuorvianti. Le condizioni del paese non consentono strappi ad un percorso obbligato per riportare quella serenità necessaria e riaprire alcuni passaggi necessari per raggiungere traguardi fondamentali.

Per raggiungere traguardi fondamentali: la messa in sicurezza del bilancio, il rilancio del turismo fonte primaria per l’economia, il recupero di una propria identità, la protezione ed il rilancio del settore industriale, bancario e del terziario come forze trainanti per lo sviluppo dell’economia. L’atteggiamento responsabile mantenuto dall’opposizione in questa prima fase ha confermato la consapevolezza di essere uniti nell’interesse del paese e della collettività. Negli ultimi anni una crisi importata, la mancata difesa della libera circolazione dell’euro garantita da un accordo internazionale, la mancanza da parte della classe dirigente di assumersi delle responsabilità in difesa del sistema produttivo, il populismo e la scarsa saggezza nel contenere la spesa pubblica, sono lo specchio della vera situazione in cui si è venuto a trovare tutto il sistema Stato. La condivisione o meno del programma tracciato dalla coalizione vincente e l’azione di controllo che tutta l’opposizione farà nella sede opportuna contribuiranno ad elevare il dibattito parlamentare, linfa vitale affinchè la vita democratica sia tutelata e difesa. Il percorso è obbligato, sarà la sensibilità delle varie forze politiche a sostenere o meno ciò che il governo dirà in sede di discussione sulla reale situazione del paese e della necessità di mettere in moto tutto tutti i settori per uscire lentamente da un vicolo cieco in cui il paese è finito. Tentennamenti o ritardi potranno soddisfare l’ambizione di qualche protagonista ma il risultato sarebbe deleterio. Questa posizione temporale che vede coinvolte tutte le forze politica dovrà essere foriera di quelle riforme per ridare ossigeno, energie nuove e atteggiamenti consoni alla situazione generale del Paese. Le scommesse sulla durata o meno dell’esecutivo sono un gioco al massacro che non diverte e dimostra l’inconsapevole ignoranza delle sorti di un paese che non può difendersi con la storia ma con l’orgoglio di un popolo amante della sua libertà e della sua terra. Liberalizzare l’economia dalla presenza eccessiva dello stato è il cardine portante per evitare populismo e presenze poco raccomandabili. Spingendo poi lo sguardo verso il futuro prossimo è necessario aprire un dibattito ampio da parte di tutte le forze culturali e politiche nell’affrontare alcuni temi di riforma costituzionale, in special modo la riorganizzazione del Congresso di Stato, acefalo e fuori da ogni realtà politica. Alcuni episodi se letti con attenzione dimostrano la necessità di questi provvedimenti, ammesso che questo clima natalizio di serenità e sincera collaborazione sia mantenuto anche in futuro. Occorre raccogliere l’invito che Cicerone dava ai suoi contemporanei: Tempori serviendum est, cioè essere flessibili, adattandosi di volta in volta a ciò che le diverse circostanze richiedono.

Luigi Console

 
 
 
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